Ho notato un incongruenza nel secondo verso. Sembra sia tutto apposto, e
invece, se si sostituisce l'impersonale con "io":
"sopra uno scoglio che posso tuffarmi".
In "ci si" il soggetto č "si" e "ci" č pronome riflessivo, pertanto "ci"
non puň significare "lě", "ivi"---il verso dovrebbe significare "sopra uno
scoglio dove (se si vuole, "dal quale") ci si puň tuffare". Credo si
sarebbe dovuto dire "sopra uno scoglio che ci si puň tuffarsi"---o
qualcosa del genere---volendo mantenere l'anacoluto (che esige, anch'esso,
delle regole). Mi rendo conto che la frase risulti cosě troppo affollata
di particelle. Che fare?
Siete d'accordo? Non dite che non ho poesia ecc. ecc. perché vi sputo
virtualmente in un occhio.
Ciao, FB
--
"Qualcuno, meglio se un parente, dovrebbe comunicare a Xxxxxxx Xxxxxx che
scrivere libri non fa per lui. Per il suo bene (e il nostro,
soprattutto)."
(Recensione di Antonio D'Orrico sul Corriere della Sera Magazine)
> ci si puo' tuffare
la forma del "si impersonale", quando viene usata con i verbi
pronominali come tuffarsi, darebbe *si si tuffa. Per evitare questa
ripetizione, si sostituisce il primo "si" con il pronome riflessivo di I
persona plurale "ci", contando sul fatto che il "si impersonale" ha
spesso, a senso il valore di "noi".
--
Maurizio Pistone
strenua nos exercet inertia Hor.
www.mauriziopistone.it
www.lacabalesta.it
> FB <fam.baldu...@tin.it> wrote:
>
>> ci si puo' tuffare
>
> la forma del "si impersonale", quando viene usata con i verbi
> pronominali come tuffarsi, darebbe *si si tuffa. Per evitare questa
> ripetizione, si sostituisce il primo "si" con il pronome riflessivo di I
> persona plurale "ci", contando sul fatto che il "si impersonale" ha
> spesso, a senso il valore di "noi".
Beh, lo sapevo. La mia osservazione partiva da questo. Sentendo "sopra uno
scoglio che ci si puň tuffare", sembra che "ci" significhi "lě, su quello
scoglio", mentre non puň che significare "noi stessi", sicché manca il
"ci" che significhi "lě"; mi pare indispensabile anche in un anacoluto.
"Sopra uno scoglio che ti ci puoi tuffare" mi pare il senso, ma la frase
ottenuta significa "sopra uno scoglio che ti puoi tuffare". Funziona
logicamente?
Ciao, FB
--
L'importante č che risplenda tu, sola primadonna e immarcescibile leggenda
del tuo pianerottolo.
(Lucangel su it.cultura.libri)
A quale regola hai pensato, qui? Forse hai pensato che, per fare un buon
anacoluto, dovevi mettere il clitico di ripresa, cioč "ci" che sta ad indicare
proprio "lě"?
Non penso che per fare un buon anacoluto il clitico di ripresa sia necessario.
La frase di Concato č piů bella senza clitico, perché sennň, come hai detto tu,
ci sono troppe particelle.
En passant: sarebbe stato sbagliato scrivere "sopra uno scoglio che si puň
tuffarsi?" Ovvero, č giusto chiedere ad esempio: "Scusi, da qui si puň
tuffarsi?". Nel mio dialetto si dice cosě, ma non credo che in italiano sia
consentito.
>Mi rendo conto che la frase risulti cosě troppo affollata
> di particelle. Che fare?
> Siete d'accordo? Non dite che non ho poesia ecc. ecc. perché vi sputo
> virtualmente in un occhio.
(faccina sorridente), vero?
> "FB" <fam.baldu...@tin.it> ha scritto nel messaggio
> news:1efpzgpfbmzp1.14b61e4j0kz15$.dlg@40tude.net...
>> "Tu che sei nata dove c'e' sempre il sole
>> sopra uno scoglio che ci si puo' tuffare."
[...]
> A quale regola hai pensato, qui? Forse hai pensato che, per fare un buon
> anacoluto, dovevi mettere il clitico di ripresa, cioè "ci" che sta ad indicare
> proprio "lì"?
Confronta "sopra uno scoglio che ti puoi tuffare" e "sopra uno scoglio che
ti ci puoi tuffare". Effettivamente la prima non mi suona poi così male:
alla fine di anacoluto si tratta, facciamo un po' come cazzo ce pare.
[...]
> En passant: sarebbe stato sbagliato scrivere "sopra uno scoglio che si può
> tuffarsi?" Ovvero, è giusto chiedere ad esempio: "Scusi, da qui si può
> tuffarsi?". Nel mio dialetto si dice così
Anche nel mio.
> ma non credo che in italiano sia consentito.
Probabilmente non più.
>>Mi rendo conto che la frase risulti così troppo affollata
>> di particelle. Che fare?
>> Siete d'accordo? Non dite che non ho poesia ecc. ecc. perché vi sputo
>> virtualmente in un occhio.
>
> (faccina sorridente), vero?
Puh!
Ciao, FB
--
"The doctors found out that Bunbury could not live, that is what I mean—so
Bunbury died."
"He seems to have had great confidence in the opinion of his physicians."
("The Importance of Being Earnest", Oscar Wilde)
> Confronta "sopra uno scoglio che ti puoi tuffare" e "sopra uno scoglio che
> ti ci puoi tuffare". Effettivamente la prima non mi suona poi cosě male:
> alla fine di anacoluto si tratta, facciamo un po' come cazzo ce pare.
Sě, la filosofia č quella.
>>> Siete d'accordo? Non dite che non ho poesia ecc. ecc. perché vi sputo
>>> virtualmente in un occhio.
>>
>> (faccina sorridente), vero?
>
> Puh!
Interiezione, vero?
> Confronta "sopra uno scoglio che ti puoi tuffare" e "sopra uno scoglio che
> ti ci puoi tuffare".
ti puoi tuffare in ("ci"=compl. di luogo) uno scoglio?
Non fa un po' male?
> Beh, lo sapevo. La mia osservazione partiva da questo. Sentendo "sopra uno
> scoglio che ci si puň tuffare", sembra che "ci" significhi "lě, su quello
> scoglio", mentre non puň che significare "noi stessi", sicché manca il
> "ci" che significhi "lě"; mi pare indispensabile anche in un anacoluto.
> "Sopra uno scoglio che ti ci puoi tuffare" mi pare il senso, ma la frase
> ottenuta significa "sopra uno scoglio che ti puoi tuffare". Funziona
> logicamente?
sembra un caso del "che" tuttofare: uno scoglio che (=dal quale) ci si
puň tuffare
Ne ho trovato una volta un esempio citato da Satta. Ma si
trattava di un costrutto piú semplice, che non c'entrava niente
con l'anacoluto (che per me è solo un semplice «che» tuttofare,
ma tant'è), qualcosa come «le voleva darlo». Ma il Satta si è
espresso in un modo alquanto sibillino, limitandosi a osservare
che lo trovava vistoso, inconsueto, problematico o qualcosa del
genere, senza dire esplicitamente che l'avrebbe ritenuto errato.
Potrei figurarmene (ma questa non è Satta, bensí W.M.) una
giustificazione. Se l'autore vuol impedire che si perda la
differenza dei generi in un «glie», senza però ricorrere a
un esplicito «a lei» alquanto pesante, allora la spartizione
dei due pronomi può essere una soluzione elegante. Ma ciò non
significa che sia grammaticalmente corretta...
Ciao, Wolfgang
A rigore, conservando l'anacoluto, avrebbe dovuto essere:
sopra uno scoglio che *vi ci si* può tuffare.
Ma così il verso non ha metro, e poi fa tanto signorina Carlo
(che siccome che sono cecata...)
> FB <fam.baldu...@tin.it> wrote:
>
>> Confronta "sopra uno scoglio che ti puoi tuffare" e "sopra uno scoglio che
>> ti ci puoi tuffare".
>
> ti puoi tuffare in ("ci"=compl. di luogo) uno scoglio?
>
> Non fa un po' male?
Nel senso che lě č possibile tuffarsi. No, mi sa che avete ragione.
Ciao, FB
--
Domanda: "Era il figlio di Iside e Osiride".
Risposta: "Thor".
(quiz televisivo)