Maurizio Pistone wrote:
> ADPUF <
flyh...@mosq.it> wrote:
>
> > Difficile da definire, l'ideologia fascista.
> >
> > Secondo Montanelli il fascismo era più propriamente
> > il "mussolinismo", nel senso che l'ideologia era un fattore
> > secondario totalmente sottomessa alle necessità momentanee del
> > dittatore.
>
> per una volta sono d'accordo con Cilindro: il fascismo è
> essenzialmente una tecnica per la conquista e la gestione del potere,
> il contenuto ideologico (al di là del populismo gridato ed
> esasperato, del nazionalismo "chiagni e fotti" ecc.) è altamente
> volubile e facilmente itercambiabile.
>
> Questo almeno fino al 1938; poi al signor Cerutti gli ha dato di volta
> il cervello, e si è legato a filo doppio all'ideologia razzista. L'ha
> capito parecchio tempo dopo, ma è stata una scelta suicida.
Cioè, in definitiva sarebbe stato "buono" se...
Cosa sulla quale non sono affatto d'accordo.
L'interdipendenza l'aveva nel dna, nella concezione dello stato.
Basta rileggere i discorsi del Duce sullo Stato Fascista.
Se vogliamo fare un paragone, potrebbe essere anche peggiorativo
nei confronti del Nazismo, se si tiene conto di
questo aforisma di Piero Gobetti:
Il mussolinismo è [...]
un risultato assai più grave del fascismo stesso
perché ha confermato nel popolo l'abito cortigiano,
lo scarso senso della propria responsabilità,
il vezzo di attendere dal duce, dal domatore,
dal deus ex machina la propria salvezza
http://urlin.it/3547c
"Allontanare dal fascismo italiano il peso delle responsabilità
dei gravi crimini di cui si è macchiato il nazismo,
a costo di rischiare una sorta di caricatura del fascismo buono
al confronto di quello cattivo"
Enzo Collotti - Fascismo, Fascismi - Sansoni 2004
Ricordo che diversi anni fa fece scalpore un bel libro,
"Germania senza lutto" dei coniugi Mitscherlich (Sansoni 1970)
http://urlin.it/3547d
"La tesi centrale del libro è che la rapidità del processo
di ricostruzione, avvertibile anche nella frettolosità
della riedificazione delle città e delle infrastrutture
distrutte dalla guerra, indica un diniego maniacale del
lutto. Il passato viene in tal modo “de-realizzato” cioè
reso irreale come un sogno, e svanisce ogni
partecipazione emotiva alla realtà del massacro di
milioni di esseri umani. La maniacalità cancella ogni
sentimento di colpa, angoscia, dolore, lutto. A questo
tipo di reazione i Mitscherlich oppongono quella del
ristretto gruppo di intellettuali “che non si
abbandonarono all'illusione che la colpa fosse
cancellabile con l’atto di diniego” e forgiarono il
concetto di “espiazione tedesca” proprio per indicare
che non erano i dirigenti della Germania ricostruita a
poter decidere quando doveva finire il processo di
espiazione della Germania."
Ecco... a me pare che artificiose distinzioni
siano servite proprio a forgiare una Italia
senza lutto. Buttando tutto il peso sul nazismo.
Così come, al risveglio dal fascismo,
"eravamo" diventati tutti della resistenza.
Il fatto è che in Italia questo argomento
è stato un tabu nelle famiglie,
fuori che nelle famiglie "nostalgiche".