Noi meridionali siamo di razza greca, e quindi mobili,
incontentabili, amanti della novità e del chiasso, e in nessuna
città d'Italia la caduta d'un Ministero genera tanta ilarità, quanta
in Napoli; e per lo stesso motivo vogliamo un re ogni settimana, per
godere la soddisfazione di accompagnare a _vernacchi_ il vecchio re
che parte, e ricevere con _allucchi_ i1 nuovo re che viene.
("Antonello capobrigante calabrese" di Vincenzo Padula, a cura di
Fausto Gullo, Universale economica, Milano, 1952, p. 122)
Non conosco il significato di "vernacchi" e "allucchi", peraltro in
corsivo nel testo di Padula. "Vernacchi" potrebbe essere la versione
latineggiante di "pernacchie"; "allucchi" somiglia un po' a
"salamelecchi". Sono vocaboli dialettali? Sono registrati in qualche
dizionario della lingua italiana?
Ciao,
Ferdinando
--
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> Da una nota di Vincenzo Padula al suo dramma "Antonello":
>
> Noi meridionali siamo di razza greca,
non tutti, come sai. per esempio in calabria lo siamo solo da catanzaro in
giu'.
> godere la soddisfazione di accompagnare a _vernacchi_
Vernacchi? Dev'essere un incrocio tra pernacchi e vernacolo, pernacchi
dialettali. O tra pernacchi e vermut.
> Non conosco il significato di "vernacchi" e "allucchi", peraltro in
> corsivo nel testo di Padula. "Vernacchi" potrebbe essere la versione
> latineggiante di "pernacchie"; "allucchi" somiglia un po' a
> "salamelecchi".
In napoletano non mi risulta vernacchi, ma pernacchi per accompagnare un
ministro uscente mi sembrano adeguati. Allucchi vuol dire, più o meno,
"forti grida", così il verbo alluccà equivale all'italiano gridare.
>> corsivo nel testo di Padula. "Vernacchi" potrebbe essere la versione
>> latineggiante di "pernacchie"
Come chi è stato a Napoli già sa, "pernacchi" nel senso di sberleffi è
maschile. "Pernacchia" è epiteto che si rivolge a ragazza di facili
costumi, più lieve di "zoccola" o simili. Esiste anche il verbo
"impernacchiarsi", di ragazza che s'acconcia per piacere aun uomo. O
(transitivo) che lo vuol confondere con arti femminili.
> Esiste anche il verbo "impernacchiarsi", di ragazza che s'acconcia
> per piacere a un uomo.
In pratica una gatta morta. Ma perché si dice gatta morta?
P.
--
Il laminatoio meccanico geometrico inesorabile del fuoco di mitragliatrice.
> In pratica una gatta morta. Ma perché si dice gatta morta?
Viva graffia.
Ciao
Ale
--
Namárië Valinor
> > In pratica una gatta morta. Ma perché si dice gatta morta?
>
> Viva graffia.
Laconico!
> Laconico!
Stimoti.
Mi duole contraddirla padre, ma il pernacchio e la pernacchia sono entrambi
sberleffi, per quanto profondamente diversi.
"C'è sberleffo e sberleffo: il pernacchio non è la pernacchia. Il primo può
essere forte o debole, lungo o corto, massiccio o sdutto, aquilino o camuso:
ma è sempre maschio, ma è costruttivo e solerte, ma insomma lavora. La
seconda è molle e pigra; tumida, bianca, sdraiata, è come un'odalisca sui
tappeti: femmina, basti dire, uno sberleffo che don Pasquale usava solo nei
casi irrilevanti"
(G. Marotta, L'oro di Napoli, portato sullo schermo da De Sica nel 54, con
Eduardo De Filippo nel ruolo del professore virtuoso di sberleffi).
Per quanto riguarda le ragazze di facili costumi, a Napoli si ricorre anche
alle onomatopee di altre emissioni più o meno sonore: "loffa", "péreta" ed
il mirabolante "zompapereta", con decenza parlando ;-)
Buon anno.
PaoloF
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A proposito di linguistica..:
"[Don Pasquale] aveva lo sberleffo affermativo e quello negativo; lo
sberleffo tragico e quello comico; avevo lo sberleffo eseguito con le sole
labbra, più interiore e più lirico, remoto e denso, che liberava come un
fluido la sua carica di emotività e di inespresso; aveva lo sberleffo che
dichiara e lo sberleffo che allude; aveva lo sberleffo che enunzia per sommi
capi e quello che minuziosamente racconta; aveva sberleffi sostantivanti e
sberleffi aggettivanti, aveva lo sberleffo come si ha il genio, senza limiti
di volontà e di rappresentazione." (G. Marotta, ibid.)
Era troppo gustoso e troppo in tema, non sono riuscito a trattenermi!
Non ho pezze giustificatire da esibire, se non un vago ricordo.
Mi sembra tuttavia che si tratti di una finta morta, in attesa della
preda....
ciao
--
Danilo Giacomelli
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Sono affetto da demenza senile: quando vedo un paio di tette non capisco più
niente.
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> Allucchi vuol dire, più o meno,
> "forti grida", così il verbo alluccà equivale all'italiano gridare.
(dimenticavo) cfr alloquor
>> Da una nota di Vincenzo Padula al suo dramma "Antonello":
>> Noi meridionali siamo di razza greca,
>
>non tutti, come sai. per esempio in calabria lo siamo solo da catanzaro in
>giu'.
Per quel prete (bruzio) del dissenso l'accenno ai greci non era poi
tanto lusinghiero. La citazione continuava infatti: "Ciň ci fa
vergogna, lo so; ma io non son l'uomo da tacere il vero..." :-)
>> godere la soddisfazione di accompagnare a _vernacchi_
>
>Vernacchi? Dev'essere un incrocio tra pernacchi e vernacolo, pernacchi
>dialettali.
Ma anche per i glottologi i pernacchi sono la versione dialettale del
dissenso: sarebbero legati etimologicamente a "verna", un vocabolo
(forse) di origine etrusca che indicava il domestico, lo schiavo nato
nella casa del padrone.
> ma pernacchi per accompagnare un
>ministro uscente mi sembrano adeguati.
Il nostro austero giansenista non era contrario ai vernacchi/pernacchi
("Quando il governo č tristo, l'uomo onesto se ne tiene lontano, ed
allora, s'ei l'osteggia, chi puň fargliene colpa?"). Considerava una
caduta di stile quelli tardivi, lanciati al momento della caduta; ma
cosa c'entrano i Greci in tutto ciň?
> Per quel prete (bruzio) del dissenso l'accenno ai greci non era poi
> tanto lusinghiero.
Credimi, è molto peggio essere Bruttii. :-)
> Ma anche per i glottologi i pernacchi sono la versione dialettale del
> dissenso: sarebbero legati etimologicamente a "verna", un vocabolo
> (forse) di origine etrusca
E La Verna in provincia di (credo) Arezzo?
> Considerava una
> caduta di stile quelli tardivi, lanciati al momento della caduta; ma
> cosa c'entrano i Greci in tutto ciò?
E' Esopo che parla del calcio dell'asino dato al leone malato?
In versione di Fedro te lo trascrivo (la stessa favola è anche in La
Fontaine)
IL CALCIO DELL'ASINO
LEO SENEX, APER, TAURUS ET ASINUS
di Fedro
Quicumque amisit dignitatem pristinam,
ignavis etiam iocus est in casu gravi.
(Chi perde il potere che aveva è oggetto di scherno anche del più vile)
Defectus annis et desertus viribus
leo cum iaceret spiritum extremum trahens,
aper fulmineis spumans venit dentibus,
et vindicavit ictu veterem iniuriam.
infestis taurus mox confodit cornibus
hostile corpus. asinus, ut vidit ferum
inpune laedi, calcibus frontem extudit.
at ille exspirans «Fortis indigne tuli
mihi insultare: te. Naturae dedecus,
quod ferre certe cogor bis videor mori».
Tradito dalle forze e dall'età
il leone covava la sua fine.
A vendicarsi d'un'antica offesa
venne il cinghiale dal fulmineo dente;
poi venne il toro, e le sue corna ostili
scavarono in quel corpo di nemico;
l'asino vide i colpi non puniti
e gli sferrò il suo calcio nella fronte.
Il leone spirò. Ma prima disse:
«Amaro fu l'assalto di quei forti.
Ma dopo il tuo, viltà della natura,
mi sembra di morire anche due volte».
Quicumque amisit dignitatem pristinam,
ignavis etiam iocus est in casu gravi.
Defectus annis et desertus viribus
leo cum iaceret spiritum extremum trahens,
aper fulmineis spumans venit dentibus,
et vindicavit ictu veterem iniuriam.
infestis taurus mox confodit cornibus
hostile corpus. asinus, ut vidit ferum
inpune laedi, calcibus frontem extudit.
at ille exspirans «Fortis indigne tuli
mihi insultare: te. Naturae dedecus,
quod ferre certe cogor bis videor mori».
> Per quel prete (bruzio) del dissenso l'accenno ai greci non era poi
> tanto lusinghiero.
Credimi, è molto peggio essere Bruttii. :-)
> Ma anche per i glottologi i pernacchi sono la versione dialettale del
> dissenso: sarebbero legati etimologicamente a "verna", un vocabolo
> (forse) di origine etrusca
E La Verna in provincia di (credo) Arezzo?
> Considerava una
> caduta di stile quelli tardivi, lanciati al momento della caduta; ma
>In napoletano non mi risulta vernacchi, ma pernacchi per accompagnare un
>ministro uscente mi sembrano adeguati. Allucchi vuol dire, più o meno,
>"forti grida", così il verbo alluccà equivale all'italiano gridare.
In siciliano lo stesso verbo (alluccàri) significa scroccare. Dal greco
logeùo (*allogeùo) fare una raccolta per i poveri.
--
Ciao.
Sergio®
>> (in napoletano) il verbo alluccà equivale all'italiano gridare.
> In siciliano lo stesso verbo (alluccàri) significa scroccare. Dal greco
> logeùo (*allogeùo) fare una raccolta per i poveri.
Quindi se un napoletano non comprende cio' che dice un siciliano e lo
invita ad "alluccare", il siciliano la ritiene un'istigazione a delinquere?
>Quindi se un napoletano non comprende cio' che dice un siciliano e lo
>invita ad "alluccare", il siciliano la ritiene un'istigazione a delinquere?
Padre, non esagerare! ;-)
Certo non e' un'azione lodevole, ma addirittura istigazione a
delinquere...
--
Ciao.
SergioŽ