*GB* <
gb...@ymail.com> wrote:
> Già, ma nella poesia preclassica è spesso riconoscibile l'allitterazione
> germanica (su cui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Metro_allitterativo ).
> Potremmo ritrovarla persino in Virgilio, se supponessimo che la prima
> stesura (poi ritoccata alla greca) del suo verso VI 376 dell'Eneide:
>
> Desine fata deum flecti sperare precando
>
> fosse (trascrivo su più righe per far notare l'allitterazione iniziale;
> accento acuto = vocale lunga):
>
> Désine
> dèorum
> fáta
> flècti s-
> pérare
> prècando
non so se si conosce a sufficienza il processo creativo di Virgilio,
credo che in età classica i metri greci fossero ormai un automatismo
Sponte sua carmen numeros veniebat ad aptos,
et quod temptabam dicere versus erat
dice Ovidio, e penso che questo possa valere per ogni poeta
professionista
in ogni caso, il verso di Virgilio mi sembra che vada bene così
l'allitterazione (come la rima, o per meglio dire l'omeoteleuto) credo
che siano forme istintive, appartengono alla naturale propensione
dell'uomo per la regolaritè e la ripetizione, e come tali possono
facilmente diventare mezzi di espressione artistica
ma ogni epoca storica seleziona tra tutti gli strumenti disponibili
alcuni che divengono privilegiati, nella cultura classica poesia
significa fondamentalmente ritmo con alternanza di sillabe lunghe e
brevi; altri strumenti diventano secondari, altri infine sono
decisamente respinti
in greco e in latino far terminare due versi vicini con gli stessi
suoni, quello che noi chiamiamo "rima", è un vero errore, come uno
schizzo di ketchup sul brasato; l'allitterazione era nota, ma veniva
considerata uno strumento un po' tropo grezzo per orecchie raffinate; i
famosi versi di Ennio
at tuba terribili sonitu taratantara dixit
O Tite tute Tati, tibi tanta, tyranne tulisti
venivano citati come bizzarrie antiquate che se usate da poeta moderno
sarebbero risultate ridicole
questo non significa che l'allitterazione sia bandita del tutto,
semplicemente viene usata con grande discrezione
nel verso di Virgilio le allitterazioni vengono nascoste
Desine fata
deum flecti
le due coppie sono intrecciate, ottenendo per così dire
un'allitterazione composta: d- f- // d- f-
in
sperare precando
la corrispondenza tra le due p- è nascosta non solo dalla s- iniziale,
ma dalla forza delle due -r-, che fra tutte le consonanti forse quella
più frequentemente usata per le onomatopee, e quindi ha un forte valore
espressivo