"Roger" <
rugfa...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:kgir2e$btt$1...@tdi.cu.mi.it...
> edevils ha scritto:
>
>> "Roger" ha scritto
>> ...
>>> M5S 25,5%
>>> PD 25,4%
>>> PDL 21,6%
>
>> Quelli sono i voti degli elettori.
>
> Esattamente, e questi fanno del M5S il partito di maggioranza
> relativa tra quelli presenti alla Camera.
Detto cos�, nella tua riformulazione, il significato diventa ambiguo.
La frase di W. per� era un'altra
"... partito che ormai rappresenta la maggioranza relativa nella Camera dei
deputati".
> Perch� al Senato il M5S � al secondo posto.
Anche questo � ambiguo, se non si precisa. "Al Senato" come voti � una cosa,
"al Senato" come seggi � un'altra.
>> Ma " la maggioranza relativa nella Camera dei deputati si ottiene con i
>> seggi,
>
> Vedo che siamo d'accordo.
I dati sono quelli che sono. Si discute sulla forma pi� corretta della
frase.
> Io prescindevo dai meccanismi della legge elettorale, che assegna
> artificiosamente seggi a partiti che hanno ricevuto un minor numero di
> voti.
"Artificiosamente"? Molte leggi elettorali prevedono alcuni meccanismi di
trasformazione dei voti in seggi non semplicemente lineari, con premi di
collegio, premi di coalizione, soglie di sbarramento e altre correzioni
volte a garantire la governabilit� oltre alla rappresentanza.
Anche negli Stati uniti, per esempio, diventa Presidente non chi ha pi� voti
complessivi, ma chi conquista pi� delegati. I grandi elettori vengono
assegnati secondo regole diverse in ogni Stato: quasi nessuno Stato elegge i
suoi grandi elettori col sistema proporzionale, AFAIK, e i delegati a
disposizione di ogni Stato non sono sempre proporzionali al numero degli
abitanti.
Per esempio, Al Gore ottenne mezzo milione di voti in pi� di George W. Bush,
ma per via della distribuzione dei voti negli Stati a vincere fu W., ahinoi!