Maurizio Pistone così disse:
> orpheus <harrymai...@TOGLILOemail.it> wrote:
>
> > E la Divina Commedia?
> > Mi pare che nella tripartizione degli stili, classica del medioevo,
> > la commedia si distinguesse per il fatto di finire bene, cosa
> > che non succedeva nella tragedia.
> > Ma durante il tragitto venissero toccate tutte le "corde" emozionali
> > e non solo il "ridere".
> > Da qui la pluralità stilistica, non riducibile solo al comico.
>
> il termine Commedia in Dante ha valore prevalentemente stilistico,
> come scelta di uno stile "medio"
>
> nel linguaggio di Dante, lo stile "tragico" è quello della canzone,
> non perché questa finisca male, ma perché è il genere letterario
> "alto" che viene accompagnato da scelte linguistiche particolarmente
> elaborate e raffinate
Non solo stilistico, ma anche per la materia.
"Ed è la comedìa un genere di narrazione poetica diverso da tutti gli
altri. Si diversifica dalla tragedìa per la materia in questo che la
tragedìa all'inizio è meravigliosa e placida e alla fine, cioè nella
conclusione, fetida e paurosa; ed è detta tragedìa per questo da
"tragos" che significa "capro" e "oda", come se fosse "canto del
capro", cioè fetido come il capro; come risulta dalle tragedìe di
Seneca. La comedìa invece inizia dalla narrazione di situazioni
difficili, ma la sua materia finisce bene, come risulta dalle comedìe
di Terenzio. È questa la ragione per cui alcuni dettatori presero
l'abitudine di adoperare, nelle formule di saluto, la frase: "Ti auguro
tragico principio e comica fine".
Dante a Cangrande della Scala
dalle Epistole" XIII