Claudia
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Before you buy.
In bocca al lupo!
>(che non è la mia prima lingua)
Se hai bisogno di ulteriori chiarimenti (anche su altri argomenti)
scrivimi pure in privato se vuoi.
> e mi sono chiesta che tempo si usa quando si parla di
> un argomento storico come la seconda guerra mondiale.
Io userei il passato remoto, ma direi che molto dipende anche da che
cosa si espone e
quali situazioni si descrivono.
> È più adeguato
> usare il passato remoto o si può anche usare il passato prossimo?
Se hai acquisito la padronanza necessaria ad usare il passato remoto,
usalo tranquillamente, alternandolo al passato prossimo (e ad altri
tempi, ovviamente) ma se hai dei dubbi ripiega pure sul passato
prossimo: è meno ... "rischioso" ;))
> Claudia
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Ciao,
Mariuccia®
--
Ciao,
Mariuccia®
Dipende. Si può usare il passato prossimo parlando di cose
remotissime e il passato remoto parlando di avvenimenti accaduti
stamattina.
Se si tratta di avvenimenti che sono del tutto conclusi e non hanno
più effetto sul presente bisognerebbe usare il passato remoto: "dieci
minuti fa venne l'idraulico e aggiustò la caldaia" piuttosto che
"dieci minuti fa è venuto l'idraulico e ha aggiustato la caldaia",
anche se in una conversazione colloquiale la prima forma risulterebbe
forse un po' formale.
Magari si dovrebbe dire: "è venuto l'idraulico e sta aggiustando la
caldaia", piuttosto che "venne l'idraulico e sta aggiustando la
caldaia" (anche se suona più crepuscolare... :-) ).
Considera anche che c'è una preferenza geografica nell'uso del passato
remoto. Ad esempio, nel meridione in generale e in Sicilia in
particolare si usa spessissimo il passato remoto, tanto che la prima
cosa che uno fa quando vuole imitare il modo di parlare siciliano è
usare tutti passati remoti.
Nel settentrione invece si usa quasi solo ed esclusivamente il passato
prossimo. In tutti e due i casi mi riferisco ovviamente alla parlata
colloquiale e non formale.
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riparametrizzare il modello log-lineare
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togliere NOSPAM. per mandare email
In Sicilia (e Calabria ultra) si'. Nella Calabria cosentina si usa
esclusivamente il passato prossimo.
Vorrei spezzare inoltre un'arancia in favore del presente storico, che
rende piu' vivace la narrazione.
E adesso fatemi gustare l'aranciata.
--
La miglior vendetta e' il Pernod.
E' teoricamente piů adeguato il passato remoto, che tuttavia sta
scomparendo nell'uso orale, per lo meno al centro-nord. Di solito faccio
esporre i miei allievi al presente storico, in modo da evitare
imbarazzanti vicende di consecutio temporum.
--
"Nemmeno il caso di ironizzare su quel gruppetto di maestre di Castel
Volturno che fatica a passare dal dialetto all'italiano. O forse č
meglio, visto che una di loro si lascia scappare un 'ho imparato ai miei
allievi' ". Maria Corbi -LA STAMPA, articolo sullo sciopero degli
insegnanti.
com'è il presente storico?
> com'è il presente storico?
Stiamo parlando della seconda guerra mondiale. "Le sorti della battaglia
volgevano a favore dei giapponesi. A un tratto, John afferra il bazooka e
si lancia verso le postazioni nemiche. Esce allo scoperto senza alcuna
precauzione. Povero John. Ma il suo sacrificio cambio' le sorti della
battaglia...." Inserti cosi' si trovano facilmente in letteratura (il mio
e' un esempio fittizio), ma nulla vieta di usare il ps dall'inizio alla
fine.
> riparametrizzare il modello log-lineare
Piuttosto questo, che cavolo significa?
Salve!
Personalmente preferisco una scelta decisa, infatti, o almeno che si
eviti un rimbalzare continuo. Anche le macchine del tempo hanno
bisogno di manutenzione, perbacco. ;)
Ma č solo il mio gusto.
--
Bye.
Lem
--------------- 'CLOCK is what you make of it' ---------------
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ah, che ne so... :-)
era una frase "strappolata" da una dispensa di un prof che noi
studenti della facoltą di Scienze Statistiche usavamo come parola
d'ordine.
comunque fai conto di avere un modello matematico che descrive un
certo fenomeno. ad esempio un grafico composto da una coppia di assi
cartesiani. su un asse hai valori lineari (1, 2, 3...) sull'altro hai
valori logaritmici (10, 100, 1000...). si tratta di cambiare i
parametri di questo modello, magari per adattarlo meglio alla realtą
sperimentale, per cui puoi fare variazioni, ad esempio come valori
lineari usare 7, 8, 9... una cosa del genere.
> certo fenomeno. ad esempio un grafico composto da una coppia di assi
Non basta. Ho una doppia al jack.
Lascia stare il poker e rispondi!
In Sicilia, oltre ad usarsi prevalentamente il passato remoto, nei
tempi composti si utilizza, alla spagnola, solo l'ausiliario avere. E
cosě credo anche nel napoletano. In calabria, terra d'unione, cosa si
utilizza?
Ciao.
Sergio.
In Calabria, come ho gia' avuto occasione di dire, esistono almeno tre aree
molto differenziate (anche escludendo le numerose varianti locali e le aree
albanesi nelle pr. di CS e CZ e grecanica nel reggino). Un panorama
composito. Il cosentino, che si avvicina ai dialetti campani e lucani, usa
quasi esclusivamente il passato prossimo, da CZ in giu' prevale in modo
netto il p. remoto, con eccezioni che riguardano il crotonese e aree della
provincia. "Sei andato a scuola", per esempio, suonerebbe "si' jutu a ra
scola" a CS e dintorni, "jisti a la scola" a CZ e similmente a Reggio. Per
quel che riguarda la mia esperienza (il dialetto l'ho imparato verso i
dodici anni come lingua da usare con gli amici, ma i miei, entrambi
insegnanti, mi hanno allevato in un ambiente asettico dove l'unica lingua
permessa era l'italiano), a CZ tendono a scomparire, nel parlare corrente
praticamente non esistono, i tempi composti (rilevo cmq un "avi'a jutu" =
era andato, con ausiliare avere).
A Napoli ho ritrovato molto diffuso l'uso del p. remoto, quasi alla
toscana, accompagnato pero' dal p.p. nelle occasioni canoniche (azione i
cui effetti persistono nel presente).
lo so, ma io riparametrizzo il modello, cioč cambio le regole in
gioco, e vinco lo stesso...
Ehi, John, non si bara nel mio saloon. Sceriffo!
Già, credo sia qualcosa che si faccia fittare per meglio i dati. : )
saluti,
Peltio
che vorrebbe che i membri dell'Accademia della Crusca girassero per le
università con fucili a liquame.
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"Scusi, dov'è il bagno?"
- Albert Einstein