Volevo chiedervi quale fosse il plurale della parola computer, inserita in
un contesto italiano.
La parola compare sul vocabolario Garzanti... ne deduco che è entrata a far
parte della lingua italiana (sbaglio?)
Allora segue la regola sassone e bisogna metterci la s finale---> i
computers ?
Oppure non varia tra singolare e plurale?--> i computer ?
Già che ci sono vi chedo cosa vuol dire l'abbreviazione "invar." che ho
trovato accanto alla parola computer nel vocabolario Garzanti (vuol dire
proprio che non varia tra singolare e plurale?).
Vi sarei grato di qualasiasi risposta, in quanto la cosa mi serve per la mia
tesi di laurea.
Ciao a tutti
--
Francesco Loppini
www.flopweb.com
loppini[AT]libero.it
ICQ: 13019849
I plurali delle parole straniere in italiano non si declinano.
> Già che ci sono vi chedo cosa vuol dire l'abbreviazione "invar." che ho
> trovato accanto alla parola computer nel vocabolario Garzanti (vuol dire
> proprio che non varia tra singolare e plurale?).
Esatto.
Ciao
Ale
--
Namárië Valinor
Prima che intervenga l'amico Nobili lancia in resta... :-))) (si', e'
una mia pet peeve)
[...]
>Volevo chiedervi quale fosse il plurale della parola computer, inserita in
>un contesto italiano.
Invariato. Il computer, i computer.
>Allora segue la regola sassone e bisogna metterci la s finale---> i
>computers ?
>Oppure non varia tra singolare e plurale?--> i computer ?
Non varia per la ragione che nessun nome straniero varia il plurale
quando usato in italiano. I leader, le Weltanschauung, gli haiku. E'
una regola semplice, efficace, sensata, e chi la disattende (molti,
purtroppo) sbaglia.
--
Isa
Work like you don't need money,
Love like you've never been hurt,
And dance like no one's watching
Gia', qualunque sia la lingua d'origine... eppure si trova sempre
"curricula" come plurale di "curriculum"... cosa che mi manda in bestia ogni
volta.
Chissa' poi perche' me la prendo tanto.
Sarai strano... :-)
Dobbiamo considerare il latino come una qualsiasi lingua straniera?
Ho visto un professore riprendere duramente uno studente perchč aveva
scritto specimen, credendolo plur. di speciman, invece di specimina.
Io mi troverei a disagio dovendo scrivere *i curriculum*, e mi
piacerebbe sapere quanti di questo NG lo farebbero a cuor leggero.
Ciao
Karla
> Prima che intervenga l'amico Nobili lancia in resta... :-))) (si', e'
> una mia pet peeve)
Cara Isabella,
mi duole doverti deludere, ma per il plurale dei
nomi stranieri vale il discorso che ho appena scritto relativamente ai
filoni sugli accenti circonflessi. Ormai non ne posso piú! Tanto lo sapete
già che cosa vi risponderei...
Ossequî,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
ciao
vitto
Stellario.
"Vittorino Pata" <vp...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:3BFD5AA6...@libero.it...
> Il Maestro suggerisce computeri (plurale di computero).
Il Maestro non deve scrivere una tesi...
[...]
> Dobbiamo considerare il latino come una qualsiasi lingua straniera?
Direi che una lingua straniera e' ogni lingua che non e' la lingua
madre. Quindi, si'.
[...]
>Io mi troverei a disagio dovendo scrivere *i curriculum*, e mi
>piacerebbe sapere quanti di questo NG lo farebbero a cuor leggero.
Io me la cavo con "i CV", ma non credo mi strozzerebbe il petto
scrivere i curriculum. Una regola e' una regola e' una regola :-)
[...]
>> Prima che intervenga l'amico Nobili lancia in resta... :-))) (si', e'
>> una mia pet peeve)
>
> Cara Isabella,
> mi duole doverti deludere, ma per il plurale dei
>nomi stranieri vale il discorso che ho appena scritto relativamente ai
>filoni sugli accenti circonflessi.
Scusami se prendo a prestito Manganelli... "Non l'ho letto e non mi
piace".
Un iglů, due iglě.
> Io me la cavo con "i CV", ma non credo mi strozzerebbe il petto
> scrivere i curriculum. Una regola e' una regola e' una regola :-)
Si potrebbe fare come per i pastori belgi:
"Si allega un curriculum, anzi due" !!!...
--
Er Roscio.
"Isabella Z" <isa...@non.libero.it> ha scritto nel messaggio
news:c7asvt0q1hu2js8rp...@4ax.com...
> On Thu, 22 Nov 2001 19:56:39 +0100, Gi udt <gi...@inwind.it> wrote:
>
> [...]
> > Dobbiamo considerare il latino come una qualsiasi lingua straniera?
>
> Direi che una lingua straniera e' ogni lingua che non e' la lingua
> madre. Quindi, si'.
Ahimé cosa leggo...!
--
lu.
*Non ho più nome né sorte
tra gli uomini; ma il mio nome
è Meriggio. In tutto io vivo
tacito come la Morte.
E la mia vita è divina.*
G.D'Annunzio, Meriggio da Alcyone, 1902
http://web.tiscali.it/LucianaGrazioli
Correggo con matia blu:
un iglone, due igloni.
ciao
--
Danilo Giacomelli
----------------------------------
Signůr arda 'n zó, se no arde 'n sö mé e Te čde le gambe
----------------------------------
>vale il discorso che ho appena scritto relativamente ai
>filoni sugli accenti circonflessi
Approposito!
Sentivo oggi alla radio che, per risparmiare sulla sanitŕ, verranno
resi a pagamento gli interventi di carattere religioso/rituale quali
la circonflessione.
Stare in campana...
--
Bye
Vitt
> Sentivo oggi alla radio che, per risparmiare sulla sanità, verranno
> resi a pagamento gli interventi di carattere religioso/rituale quali
> la circonflessione.
O mio Dio! Finirò in bolletta...
Ciao,
> Il Maestro non deve scrivere una tesi...
aahh!?! ecco risolto il mistero...........
e io ke mi sono quasi commosso leggendo
il tuo post di congedo da i.c.a. ;-)))
........ comunque, buon lavoro; per
l' "in bocca al lupo" c'è tempo più avanti.
ciao, darik
> aahh!?! ecco risolto il mistero...........
> e io ke mi sono quasi commosso leggendo
> il tuo post di congedo da i.c.a. ;-)))
> ........ comunque, buon lavoro; per
> l' "in bocca al lupo" c'è tempo più avanti.
> ciao, darik
Come direbbe Mazzone (facendo inorridire tutto questo NG): magara!
La tesi in questo momento è l'ultimo dei miei problemi.... :-(((
Non si puň trattare il latino alla stessa stregua delle lingue straniere, se
non altro per il fatto che l'uso di declinare le parole latine č molto piů
antico di quello di non declinare le parole straniere.
Un uso antico e non ancora in disuso (mi si conceda il gioco di parole):
perché dovremmo mandarlo in pensione?
Tra l'altro fa comodo anche in inglese, se si vuole fare bella figura almeno
;).
Saluti.
--
\\// Wilmer Ricciotti (da Ancona)
//\\ e l l o s s wirix...@libero.it
(elimina il DEMONE per rispondermi)
/---------------------------+----------------------------------------\
| ICQ: 3233084 | No one was born to be servant or slave |
| IRC: Xelloss @ AzzurraNet | Can you tell me the color of the rain? |
\---------------------------+----------------------------------------/
Da buon toscano suggerisco computai (plurale di computaio). :-))
Ciao,
Paolo
Idea: e se si usasse l'accento circonflesso per distinguere i plurali dei
nomi stranieri? Un computer, due computêr. :-))
Ciao,
Paolo
>> "curricula" come plurale di "curriculum"...
>
>Non si può trattare il latino alla stessa stregua delle lingue straniere, [snip]
>Tra l'altro fa comodo anche in inglese, se si vuole fare bella figura almeno
Sembra che il vocabolo "curriculum", nel piu' comune attuale
significato, fosse ignorato dai latini. Per i latini "curriculum" era
un carrettino. Il vocabolo con l'attuale significato e' stato creato
in ambito accademico anglosassone in questo secolo. Forse non e' del
tutto esatto percio' considerarlo un vocabolo latino.
Ciao,
Alex (5630)
> Dobbiamo considerare il latino come una qualsiasi lingua straniera?
> Ho visto un professore riprendere duramente uno studente perchč aveva
> scritto specimen, credendolo plur. di speciman, invece di specimina.
>
> Io mi troverei a disagio dovendo scrivere *i curriculum*, e mi
> piacerebbe sapere quanti di questo NG lo farebbero a cuor leggero.
Come per "computer" sono andato a vedere sul Garzanti (č l'unico vocabolario
che ho in casa).
E come per "computer" anche per "curriculum" il dizionario mette la
notazione: "invar." che voi stessi mi avete spiegato vuol dire che non varia
al plurale.
Ciao
[curriculum]
> Il vocabolo con l'attuale significato e' stato creato
> in ambito accademico anglosassone in questo secolo.
In questo secolo? Proprio no, perdonami! Io lo uso da piú di un paio
d'anni. :-)
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
[it, en, ru, es, (fr, pt, la, zh, ar)]
> Idea: e se si usasse l'accento circonflesso per distinguere i plurali dei
> nomi stranieri? Un computer, due computêr. :-))
Paolo, sta' buono! Potrei prenderti in parola...
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
Ma tu intendi il Novecento o il XX secolo? Perché sembra proprio che non
siano sinonimi, pur essendo entrambi indiscutibilmente *secoli*, ossia
periodi di 100 anni esatti.
Il Novecento è iniziato il I gennaio 1900 alle ore 00:00:00.00... ed è
terminato il 31 dicembre 1999 alle ore 23:59.59.59...
Il XX secolo è iniziato il I gennaio 1901 alle ore 00:00:00.00... ed è
terminato il 31 dicembre 2000 alle ore 23:59.59.59...
Dalla dispouta su secoli & millenni che è durata più di un anno ho smesso di
scrivere Novecento, Ottocento, Settecento &c e ho cominciato a usare
esclusivamente XX secolo, XIX secolo, XVIII secolo... Così non c'è
ambiguità.
Ciao,
Paolo
> Il XX secolo č iniziato il I gennaio 1901 alle ore 00:00:00.00... ed č
> terminato il 31 dicembre 2000 alle ore 23:59.59.59...
Purtroppo hai scatenato la disputa sulla data dell'inizio del secolo.
Speriamo che ICLI sia riuscito a sviluppare gli anticorpi necessari
per evitare i thread infiniti che si son visti altrove.
Eppero' ti segnalo che mentre un minuto fa sessanta secondi, le porzioni di
secondo non si misurano in sessantesimi, ma generalmente si usano i decimali.
Inoltre, per amor di precisione, tra il momento della fine del vecchio
secolo e il momento dell'inizio del nuovo non sta nulla in mezzo
(se consideri, come pare dai puntini di sospensione, il tempo
un'entita' continua). Dunque
se il nuovo comincia alle 00:00 del giorno X dell'anno X significa che
il vecchio termina esattamente alle 00:00 del giorno X dell'anno X.
Se poi tiriamo in ballo Zenone il nuovo secolo non comicia mai.
ciao
vitto
>Idea: e se si usasse l'accento circonflesso per distinguere i plurali dei
>nomi stranieri? Un computer, due computêr. :-))
E se usassimo le desinenze italiane? Un computero, due computeri?
Visto che diciamo una bistecca due bistecche, un ristorante due
ristoranti.
--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
mailto:scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
>Il Novecento è iniziato il I gennaio 1900 alle ore 00:00:00.00... ed è
>terminato il 31 dicembre 1999 alle ore 23:59.59.59...
Basta! Pietà!
>Idea: e se si usasse l'accento circonflesso per distinguere i plurali dei
>nomi stranieri? Un computer, due computêr. :-))
Com'e' la pronuncia delle vocali circonflesse?
Ciao
Alex (5630)
>> Il vocabolo con l'attuale significato e' stato creato
>> in ambito accademico anglosassone in questo secolo.
>
> In questo secolo? Proprio no, perdonami! Io lo uso da piú di un paio
>d'anni. :-)
Ecco un problema. Quando scrivo "il talcoso e' stato messo inventato
nell'ultimo lustro" vorrei comunicare che il tal e' un coso
relativamente nuovo, non esistendo *all'incirca* cinque anni fa,
contando il tempo a partire dai nostri giorni. Perche' mai quanto vale
per "lustro" o "decennio" non deve valere per "secolo"? Oppure esiste
qualche espressione di uso corrente che permetta di prevenire le
possibili ambiguita'?
Ciao
Alex (5630)
>Sembra che il vocabolo "curriculum", nel piu' comune attuale
>significato, fosse ignorato dai latini. Per i latini "curriculum" era
>un carrettino. Il vocabolo con l'attuale significato e' stato creato
>in ambito accademico anglosassone in questo secolo. Forse non e' del
>tutto esatto percio' considerarlo un vocabolo latino.
E' vero che "curriculum" nel senso che intendiamo noi e' una delle
accezioni del termine latino, ma e' perfettamente corretto.
Deriva da "currere" e significa quindi "corsa" sia in senso stretto
che in senso lato. Veniva adoperato anche per indicarre il carro e la
carreggiata. "Curriculum vitae" veniva usato per indicare il
"(per)corso" della vita o la "carriera"
--
Ciao.
SergioŽ
>Il Novecento č iniziato il I gennaio 1900 alle ore 00:00:00.00... ed č
>terminato il 31 dicembre 1999 alle ore 23:59.59.59...
Se metti il punto quello che segue sono decimi, centesimi ...
quindi 23:59.9999 ...
>Dalla dispouta su secoli & millenni che č durata piů di un anno ho smesso di
>scrivere Novecento, Ottocento, Settecento &c e ho cominciato a usare
>esclusivamente XX secolo, XIX secolo, XVIII secolo... Cosě non c'č
>ambiguitŕ.
Beh, di una conta sicuramente errata perche' non conosciamo l'esatta
collocazione temporale dell'anno 1, un anno piu' o un anno meno non
che faccia poi questa gran differenza.
--
Ciao.
Sergio®
> > Il Maestro suggerisce computeri (plurale di computero).
>
> Un iglų, due iglė.
Lupo ululā, castello ululė !... :-)))
Grande Marty. (and Mel too, of course...)
--
Er Roscio.
Plurale ?... Curricula vitas ?... :-)))
--
Er Roscio.
E che dire degli "alba delle figurine"? :-)
> --
> Er Roscio.
Roger
--
rugf...@tin.it
Togliere 99 per rispondere direttamente
>Il Novecento č iniziato il I gennaio 1900 alle ore 00:00:00.00... ed č
>terminato il 31 dicembre 1999 alle ore 23:59.59.59...
Paolo, Paolo, mi č caduto sui sessantesimi!
23:59 59 .999999999999999
--
Bye
Vitt
Giusto! Le ore zero in punto coincidono con le ore 24 del giorno
precedente, come un angolo di 360 gradi e' equivalente ad uno di 0
gradi.
Ciao.
Non mi firmo e non mi presento perche' non ne sono degno.
> > [curriculum]
> > > Il vocabolo con l'attuale significato e' stato creato
> > > in ambito accademico anglosassone in questo secolo.
> >
> > In questo secolo? Proprio no, perdonami! Io lo uso da piú di un paio
> > d'anni. :-)
>
> Ma tu intendi il Novecento o il XX secolo?
Oh, beh... Comunque sia non è "questo secolo", me ne darai atto.
>Plurale ?... Curricula vitas ?... :-)))
Io lo lascerei al singolare: curricula vitae.
Ma se proprio volessi pluralizzare, userei il genitivo plurare:
curricula vitarum. :-PPP
--
Ciao.
SergioŽ
> >Plurale ?... Curricula vitas ?... :-)))
Ella di certo intendeva "il curriculum di Vitas Gerulaitis", famoso
tennista americano di origini lituane, scomparso anni fa, acerrimo
rivale di John McEnroe, Björn Borg, Ivan Lendl, Adriano Panatta.
> Ma se proprio volessi pluralizzare, userei il genitivo plurare:
Plurare? Io pluro tu pluri egli plura... .-)
--
«Il contrario della violenza NON è la debolezza, è il pensiero»
(Étienne Beaulieu, scrittore)
Chiaramente era uno scherzo. Tuttavia, fermo restando che IMHO i plurali
stranieri dovrebbero esser lasciati invariati, si potrebbe escogitare un
sistema SOLO grafico che permetta di distinguerli dai rispettivi singolari.
E quale miglior simbolo del tanto bistrattato circonflesso sull'ultima
vocale del nome, tantopiù che sarebbe solo opzionale e se ne accorgerebbero
solo i raffinatoni...
Con questo stratagemma si potrebbe legittimamente scrivere "i judokâ", pur
sapendo che in giapponese non esiste forma plurale. Si tratterebbe solo di
un espediente grafico per la scrittura in italiano di nomi stranieri. E
magari estenderlo anche alle parole italiane tronche o invariabili: una
città, due cittâ, una spezie, le speziê, il gas, i gâs...
Basta così. Sono andato troppo avanti.
Ciao,
Paolo
Semmai 23:59:59.9999... I secondi sono in notazione sessagesimale. Dopo
vengono i decimi, centesimi &c in notazione decimale.
Si può scrivere anche 23.59.59,9999... che forse è più "europeo", ma mai
23,59,59,9999... confondendo separatori decimali e non decimali.
> >Dalla dispouta su secoli & millenni che è durata più di un anno ho smesso
di
> >scrivere Novecento, Ottocento, Settecento &c e ho cominciato a usare
> >esclusivamente XX secolo, XIX secolo, XVIII secolo... Così non c'è
> >ambiguità.
>
> Beh, di una conta sicuramente errata perche' non conosciamo l'esatta
> collocazione temporale dell'anno 1, un anno piu' o un anno meno non
> che faccia poi questa gran differenza.
Sì, però ormai l'AD I è fissato come 754 AUC.
Ciao,
Paolo
Giusto, giustissimo. 23.59.59,9999...
> Inoltre, per amor di precisione, tra il momento della fine del vecchio
> secolo e il momento dell'inizio del nuovo non sta nulla in mezzo
> (se consideri, come pare dai puntini di sospensione, il tempo
> un'entita' continua). Dunque
> se il nuovo comincia alle 00:00 del giorno X dell'anno X significa che
> il vecchio termina esattamente alle 00:00 del giorno X dell'anno X.
No, un infinitesimo prima delle 00.00.00. Questo è il siginificato del
59,9999...
L'infinitesimo in matematica è un'entità ben definita, non un "nulla
qualsiasi".
Ciao,
Paolo
Azzo, non ci sei caduto, sul dativo...
E io che ci speravo. :-(((
--
Er Roscio.
> No, un infinitesimo prima delle 00.00.00. Questo è il siginificato del
> 59,9999...
> L'infinitesimo in matematica è un'entità ben definita, non un "nulla
> qualsiasi".
Sebbene non sia di pertinenza di ICLI, ti segnalo che sei in errore.
Se non ti fidi poni pure la questione su ISM.
Il significato di 0.99999... (cioe' 0.9 periodico) e' esattamente 1
(non 1 meno un infinitesimo, che non significa assolutamente nulla).
Sorry.
vitto
>> Ma se proprio volessi pluralizzare, userei il genitivo plurare:
>Plurare? Io pluro tu pluri egli plura... .-)
p.p. plurito, quello che ti fa glattare! :-P
--
Ciao.
SergioŽ
Purtroppo non sono un matematico e si vede.
Mi rimangono tuttavia alcuni dubbî.
Se 0.9 periodico equivale *esattamente*a 1 perché te lo segnano come errore
sui compiti?
Se fosse proprio come dici tu, le 00:00:00 sarebbero sia la fine del secolo
precedente sia l'inizio di quello successivo. Dico bene?
E gli infinitesimi? Come mai mi sono saltati alla mente gli infinitesimi?
Sono tentato di postincrociare con ISM, ma non so come considererebbero
queste discussioni "spicciole" per la loro esoterica disciplina...
Ciao,
Paolo
Questo sposta di poco, credo, i termini della questione. Il
plurale del carrettino romano era curricula. Sergio ha rilevato
che "...Curriculum vitae veniva usato per indicare il
(per)corso della vita o la carriera". Credo sia fuori discussione,
in questo caso, che i latini, al plurale, dicessero curricula vitae.
Ammettiamo ora invece, come dice Alex 5630, che il vocabolo
con l'attuale significato sia stato creato in ambito accademico
anglosassone un centinaio d'anni fa. Interessante potrebbe
essere, sapere se gli accademici anglosassoni avessero in
qualche modo menzionato (difficilmente avrebbero potuto non farlo),
anche il plurale del vocabolo esprimente il nuovo significato.
E' verosimile che si siano riferiti ad esso, sempre, al singolare?
Se č cosě, č possibile che abbiano voluto, intenzionalmente,
creare un vocabolo con un solo significato sia per il singolare che
per il plurale? Se č vera quest'ultima possibilitŕ, in realtŕ,
l'argomento potrebbe essere considerato chiuso. Ma solo se č
vera. Se non lo č, credo che rimanga ancora in piedi la vecchia
questione: il latino č una lingua straniera per l'italiano o no?
Cordialmente.
Sicut
Piu' che postincrociare posta. Le discussioni su ISM non sempre
(quasi mai) vertono sui massimi sistemi.
Riguardo al resto:
> Se 0.9 periodico equivale *esattamente*a 1 perché te lo segnano come errore
> sui compiti?
Forse perche' li corregge il professore di latino.
Sarei pero' curioso di sapere qual'e il numero che *equivale* a 1 ma
non *equivale esattamente* a 1. O piu' in generale di cue cose
che si equivalgono ma non si equivalgono esattamente.
Comunque, al di la' dello scherzo, 0.9 per. *e' uguale* a 1
(1 e 0.9 per. sono due diverse rappresentazioni dello stesso numero).
> Se fosse proprio come dici tu, le 00:00:00 sarebbero sia la fine del secolo
> precedente sia l'inizio di quello successivo. Dico bene?
Si, se il tempo e' un fluire continuo. Idea peraltro in palese contrasto
con la meccanica quantistica...
Infatti "Natura facit saltus" (anche se il povero Lucrezio
era convinto del contrario).
> E gli infinitesimi? Come mai mi sono saltati alla mente gli infinitesimi?
Perche' gli infinitesimi seducono e affascinano (come il Vate secondo alcuni),
ed evocano ricordi lontani di mondi mai visti ma spesso sognati.
ciao
vitto
>> Beh, di una conta sicuramente errata perche' non conosciamo l'esatta
>> collocazione temporale dell'anno 1, un anno piu' o un anno meno non
>> che faccia poi questa gran differenza.
>
>Sě, perň ormai l'AD I č fissato come 754 AUC.
Convenzionalmente sě. Tanto piu' che la differenza non e' che sia
certa, si sa solo che non e' inferiore ai 4 anni.
E poi non e' che la convenzione abbia risolto i problemi, se vogliamo
calcolare periodi che includono l'AD 1 dobbiamo sommare 1 (che poi e'
l'anno 0 perso); cio' e' prassi comune nei calcoli astronomici.
--
Ciao.
SergioŽ
Questa è una questione dibattuta (come ebbi a dibattere
su un NG più consono).
Può essere così nella scuola elementare, forse alle medie,
ma non certo alle superiori:
0,(9) non è uguale ad uno. C'è sempre quello che si chiama un "aleph zero"
di differenza, altrimenti non avrebbe ragione di esistere.
"Aleph zero", come si può intuire, significa "la quantità più vicina allo
zero".
--
Er Roscio.
>Se 0.9 periodico equivale *esattamente*a 1 perché te lo segnano come errore
>sui compiti?
Beh, bisognerbbe vedere chi lo segnala.
>Se fosse proprio come dici tu, le 00:00:00 sarebbero sia la fine del secolo
>precedente sia l'inizio di quello successivo. Dico bene?
Non vedo nessi fra questo e lo 0,9 periodico. In ogni caso, che c'è di strano se
una fine coincide con un inzio?
>Sono tentato di postincrociare con ISM, ma non so come considererebbero
>queste discussioni "spicciole" per la loro esoterica disciplina...
L'argomento è stato dibattuto a lungo, anni fa, su "sci.math", ad esempio nei
filoni...
0.99=1
1.999999...=2.0???????
Are repeating decimals rational numbers ?
..che puoi leggere collegandoti a "groups.google.com".
Nelle FAQ di "sci.math", all'indirizzo
"www.cs.unb.ca/~alopez-o/math-faq/math-faq.html" puoi trovare un capitolo
intitolato "Why is 0.9999... = 1?", a cui aggiungerei quanto segue.
Scritture del tipo 3,3333... (3,3 periodico) sono solo un modo per scrivere in
forma "parte intera più parte decimale" un numero razionale, cioè che può essere
espresso (lo so che mi sto espriemndo in modo approssimativo) come rapporto
(ratio) di due interi. Dieci diviso tre dà appunto 3,3333...
Ora se la base di numerazione è 10, puoi notare che 0,9999... (così come
qualsiasi numero del tipo X,9999... dove X è un intero) non può mai essere
ottenuto come risultato di una divisioen fra due inetri: 0,9999... è un modo (un
po' strano) di scrivere 1, ma non esiste come numero razionale da esso distinto.
Ciao.
Gian Carlo
> Può essere così nella scuola elementare, forse alle medie,
Alle scuole medie italiane 0,999... = 1?
> ma non certo alle superiori:
>
> 0,(9) non è uguale ad uno. C'è sempre quello che si chiama un "aleph zero"
> di differenza, altrimenti non avrebbe ragione di esistere.
>
> "Aleph zero", come si può intuire, significa "la quantità più vicina allo
> zero".
Ecco come mai mi era venuto a mente l'"infinitesimo".
"Aleph zero" è un numero reale che tende a zero, immagino. Sospetto anche
che si tratti di analisi non-standard, ma su questo sono meno sicuro.
Confesso che il tema mi sta appassionando. Se agli amici di ICLI sembra
troppo OT potremmo spostarci su ISM o continuare la discussione in privato.
Ciao,
Paolo
>>Se fosse proprio come dici tu, le 00:00:00 sarebbero sia la fine del
>>secolo precedente sia l'inizio di quello successivo. Dico bene?
>Non vedo nessi fra questo e lo 0,9 periodico. In ogni caso, che c'è
>di strano se una fine coincide con un inzio?
Niente. Un esempio chiarificatore viene pensando ad una gara su un
circuito: la fine di un giro coincide con l'inizio del seguente.
--
Ciao
Frank
>0,(9) non è uguale ad uno. C'è sempre quello che si chiama un "aleph zero"
>di differenza, altrimenti non avrebbe ragione di esistere.
>
>"Aleph zero", come si può intuire, significa "la quantità più vicina allo
>zero".
Che poi, credo, sia esattamente l'opposto!
L'alef indica la potenza dell'insieme (sempre che intenda la funzione
standard alef con pedice 0).
L'alef zero si riferisce ai numeri, l'uno alle rette, il due alle
superfici e il tre allo spazio.
--
Ciao.
Sergio®
Yesse... ho detto una sonora boiata... :-)))
Aleph zero è il "numero" di tutti i numeri naturali, cioè la "potenza"
dell'insieme dei numeri naturali.
--
Er Roscio.
> Alle scuole medie italiane 0,999... = 1?
0,999... = 1 e' un fatto vero. E come tale e' vero sempre,
alle medie, al liceo, al bar o su Betelgeuse aka Alfa Orionis.
>
> "Aleph zero" è un numero reale che tende a zero, immagino.
Aleph_0 non e' un numero reale, e
se anche lo fosse se ne starebbe dov'e' e non tenderebbe a un bel niente.
Hai concentrato in una sola linea un'affermazione falsa ed un'affermazione
assurda.
> Sospetto anche
> che si tratti di analisi non-standard, ma su questo sono meno sicuro.
Infatti e' falso.
Sergio wrote:
> L'alef indica la potenza dell'insieme (sempre che intenda la funzione
> standard alef con pedice 0).
Falso.
> L'alef zero si riferisce ai numeri,
Falso.
> l'uno alle rette, il due alle
Falso.
> superfici e il tre allo spazio.
Falso.
E mi chiedo dubbioso. Qual'e' la strana pulsione che vi spinge a trattare
con tanta sicurezza un argomento di cui non sapete palesemente nulla?
Non avreste forse usato un po' piu' di rispettosa cautela parlando, ad esempio,
di un autore latino a voi poco noto, o di una costruzione sintattica
particolarmente ardita?
Le pugnalate che avete inferto alla cultura feriscono al pari di un
"de gustis non disputandibus" (sentita! giurin giurella).
ciao
vitto
Non nei compiti scolastici. Al massimo potevi scrivere 0,999... ~= 1.
Ma è pur vero che di buoni insegnanti di matematica in giro ce ne sono
pochi. Il perché resta un mistero.
> > "Aleph zero" è un numero reale che tende a zero, immagino.
> Aleph_0 non e' un numero reale, e
> se anche lo fosse se ne starebbe dov'e' e non tenderebbe a un bel niente.
> Hai concentrato in una sola linea un'affermazione falsa ed un'affermazione
> assurda.
Uhm. Mi dev'essere confuso con "epsilon".
In effetti il "numero reale che tende a 0" è una castroneria bella e buona.
Ripensandoci mi fa quasi ridere.
> > Sospetto anche
> > che si tratti di analisi non-standard, ma su questo sono meno sicuro.
> Infatti e' falso.
Ma non era Robinson quello degli Aleph? O era Weierstrass?
[...]
> E mi chiedo dubbioso. Qual'e' la strana pulsione che vi spinge a trattare
> con tanta sicurezza
Sicurezza? Dove hai visto tutta questa "sicurezza" in quello che ho scritto?
> un argomento di cui non sapete palesemente nulla?
Si chiama "curiosità".
> Le pugnalate che avete inferto alla cultura feriscono al pari di un
> "de gustis non disputandibus" (sentita! giurin giurella).
Piuttosto, potresti inviarmi, magari in privato (l'indirizzo è valido, a
scanso di equivoci), una rapida e semplice spiegazione di questa faccenda
degli infinitesimi, aleph &c? O è richiesta una conoscenza matematica
*molto* superiore a quella di quinta liceo?
Paolo
>Sergio wrote:
>
>> L'alef indica la potenza dell'insieme (sempre che intenda la funzione
>> standard alef con pedice 0).
>Falso.
>> L'alef zero si riferisce ai numeri,
>Falso.
>> l'uno alle rette, il due alle
>Falso.
>> superfici e il tre allo spazio.
>Falso.
>
>E mi chiedo dubbioso. Qual'e' la strana pulsione che vi spinge a trattare
>con tanta sicurezza un argomento di cui non sapete palesemente nulla?
La stessa pulsione che, probabilmente, ti ha spinto a togliere dal mio
intervento il primo rigo:
>Che poi, credo, sia esattamente l'opposto!
che esclude a priori che stia trattando con "sicurezza" l'argomento.
La tua sicurezza invece traspare dai varî "falso" buttati qua e la'.
Io mi sarei limitato ad un piu' clemente "impreciso"; cio' che ho
detto e' comunque una diretta conseguenza delle considerazioni di
Cantor. Anche se espresso con concetti elementari e comprensibili ai
piu'.
>Non avreste forse usato un po' piu' di rispettosa cautela parlando, ad esempio,
>di un autore latino a voi poco noto, o di una costruzione sintattica
>particolarmente ardita?
Queste sarebbero opinioni, nessuno sara' mai certo su cio' che voleva
dire Dante.
>Le pugnalate che avete inferto alla cultura feriscono al pari di un
>"de gustis non disputandibus" (sentita! giurin giurella).
Beh, anche gli errori sono cultura.
--
Ciao.
Sergio®
> che esclude a priori che stia trattando con "sicurezza" l'argomento.
> La tua sicurezza invece traspare dai varî "falso" buttati qua e la'.
> Io mi sarei limitato ad un piu' clemente "impreciso"; cio' che ho
> detto e' comunque una diretta conseguenza delle considerazioni di
> Cantor. Anche se espresso con concetti elementari e comprensibili ai
> piu'.
Caro Sergio,
mi spiace che ti arrocchi. Quello che hai detto non e' impreciso. E'
terribilmente sbagliato (e di conseguenza non discende dalle considerazioni
di Cantor ma da una tua errata interpretazione).
La mia sicurezza deriva dal fatto che sono sicuro di essere sicuro.
ciao
vitto
>Caro Sergio,
>mi spiace che ti arrocchi. Quello che hai detto non e' impreciso. E'
>terribilmente sbagliato (e di conseguenza non discende dalle considerazioni
>di Cantor ma da una tua errata interpretazione).
Ti ringrazio per la considerazione che hai nei miei confronti. Io,
purtroppo, non ho interpretato alcunche'; mi sono limitato a leggere e
riportare altrui interpretazioni (se non ricordo male di Franz
Alexander (Uno, due, tre, infinito), ma sono passati molti anni).
Allora l'esemplificazione mi parve buona (e continuo a pensarlo) per
comprendere i gradi di potenza degli insiemi. Onestamente non credo
che dire che il grado di cardinalita' dell'insieme dei quadrati sia
doppio di quello dei segmenti possa essere considerato falso.
>La mia sicurezza deriva dal fatto che sono sicuro di essere sicuro.
E cio' ti fa onore. Pero' non dimenticare che lo erano anche i
propugnatori della teoria corpuscolare e quelli che propugnavano
quella ondulatoria. In effetti nessuno dei due, pur dicendo cose
diverse, aveva torto.
--
Ciao.
SergioŽ
ciao.
per quel che mi ricordo, il simbolo aleph_0 (o alef_0) indica la cardinalita'
(forse potenza, non so) dell'insieme dei numeri naturali (o dei relativi o dei
razionali).
la cardinalita' di un insieme e' il numero di elementi di questo
insieme (esempio: {a,b,c} ha cardinalita' 3).
chiaramente il numero di numeri interi e' infinito.
aleph_1 e' invece la cardinalita' dell'insieme dei numeri reali (che sono
infiniti e
molti di piu' dei numeri naturali).
sfruttando l'ipotesi del continuo, aleph_1 e' anche la cardinalita'
dell'insieme dei punti su una retta (o su un segmento).
la cardinalita' dell'insieme dei punti che stanno su una superficie
bi-dimensionale
o in un volume tri-dimensionale, pero', e' la stessa dell'insieme dei punti su
una retta.
non so dare un semplice esempio di un insieme che abbia cardinalita' aleph_2.
saluti.
--
fabrizio cametti
> Paolo wrote:
>
[...]
>
>
> > Se fosse proprio come dici tu, le 00:00:00 sarebbero sia la fine del secolo
> > precedente sia l'inizio di quello successivo. Dico bene?
> Si, se il tempo e' un fluire continuo. Idea peraltro in palese contrasto
> con la meccanica quantistica...
> Infatti "Natura facit saltus" (anche se il povero Lucrezio
> era convinto del contrario).
non e' mia intenzione risultare pedante, ma non mi sembra che
il tempo in meccanica quantistica sia quantizzato.
ciao.
--
fabrizio cametti
*E'* falso.
(cfr. -ad esempio- Theorem 4.1 in
E. Ewitt- K.Stromberg: Real and Abstract Analysis, Springer-Verlag)
>
> >La mia sicurezza deriva dal fatto che sono sicuro di essere sicuro.
>
> E cio' ti fa onore. Pero' non dimenticare che lo erano anche i
> propugnatori della teoria corpuscolare e quelli che propugnavano
> quella ondulatoria. In effetti nessuno dei due, pur dicendo cose
> diverse, aveva torto.
Non ti ho propugnando delle mie idee personali. Quello che ho scritto lo trovi
su tutti i testi di matematica.
Vittorino Pata wrote:
>
> Non ti ho propugnando ...
Non ti ho propugnato...
(sorry)
fabrizio cametti wrote:
>
> non e' mia intenzione risultare pedante, ma non mi sembra che
> il tempo in meccanica quantistica sia quantizzato.
>
Esiste il "tempo di Planck" (circa 5.10^-44 sec), e in corrispondenza
la lunghezza d'onda di Planck.
Su dimensioni microscopiche lo spazio-tempo fluttua, e non esiste
piu' ne' il concetto di spazio ne' quello di tempo.
E' come avere un elastico in leggera vibrazione. Se lo guardi da lontano
pare fermo (di queste cose pero' ho solo ricordi un po' vaghi).
ciao
vitto
> fabrizio cametti wrote:
> >
> > non e' mia intenzione risultare pedante, ma non mi sembra che
> > il tempo in meccanica quantistica sia quantizzato.
> >
> Esiste il "tempo di Planck" (circa 5.10^-44 sec), e in corrispondenza
> la lunghezza d'onda di Planck.
la scala di planck e' il limite ultimo di validita' della meccanica
quantistica.
alla lunghezza di planck gli effetti gravitazionali descritti dalla
relativita'
generale non possono essere trascurati.
per quel poco che ne so, la formulazione di una teoria quantistica che
includa la relativita' generale e' tuttora oggetto di ricerca.
ciao.
--
fabrizio cametti
Eh... non fare il furbetto! Ti ho Google-izzato (e ho notato il tuo
indirizzo email. Se lo avessi notato prima sarebbe stato meglio).
> la formulazione di una teoria quantistica che
> includa la relativita' generale e' tuttora oggetto di ricerca.
E lo era gia' quando ho iniziato a disimparare la fisica
(che peraltro forse non ho mai imparato).
ciao
vitto