In qualsiasi libro di grammatica, alla voce analisi logica.
GraZia
l'elenco l'ho trovato anche su wikipedia, ma io cercavo un modello di
raggruppamento per classi e categorie, se esiste
> > esiste una classificazione di qualche tipo dei complementi?
> > ad esempio i complementi che riguardano lo svolgimento di un azione,
> > complementi che riguardano informazioni specifiche come la colpa, la
> > pena, l'abbondanza...ecc?
>
>
> In qualsiasi libro di grammatica, alla voce analisi logica.
immagino che Piero chiedesse una spiegazione "logica" dell'analisi
logica, non spiegazioni tautologiche del tipo "il complemento di prezzo
esprime il prezzo di una merce" ecc.
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
"piero nessuno" <pier...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:350ea6c7-d718-40a7...@l2g2000yqd.googlegroups.com...
Un certo " raggruppamento" lo potresti trovare pi� in latino che in
italiano, almeno per quanto riguarda i complementi di luogo o di causa, ad
esempio.
Ma neppure in latino i complementi sono divisi in categorie.
E cos� accade in italiano,dove, sul modello del latino, abbiamo varii
complementi di luogo, ma niente altro.
--
lu.
Ultima Badessa Di Passaggio
"Ci sono certi sguardi di donna
che l'uomo amante non scambierebbe
con l'intero possesso del corpo di lei.
Chi non ha veduto accendersi
in un occhio limpido il fulgore
della prima tenerezza,
non sa la pi� alte delle felicit� umane."
(G. D'Annunzio, "Il piacere")
> > In qualsiasi libro di grammatica, alla voce analisi logica.
>
> l'elenco l'ho trovato anche su wikipedia, ma io cercavo un modello di
> raggruppamento per classi e categorie, se esiste
un raggruppamento logico potrebbe essere:
complementi che indicano personaggi richiesti dall'azione del verbo
(oltre al soggetto, ovviamente, compl. oggetto, termine, agente ecc.).
Dovrebbero entrare in questa categoria tutti i complementi con una
preposizione richiesta dal verbo: es. mi fido *di* te ecc., che
l'analisi logica tradizionale non sa bene come trattare;
complementi che indicano le circostanze in cui avviene l'azione:
l'ambito, diciamo cos�, dell'azione (luogo, tempo), le relazioni logiche
(causa, fine, compl. concessivo ecc.), la modalit� (modo)
complementi che determinano un nome (specificazione, denominazione,
qualit�, materia ecc. nonch� gli altri complementi, solitamente connessi
al verbo, tipo luogo "un viaggio a Roma" ecc.) o un aggettivo (paragone
ecc.)
Queste tre categorie dovrebbero comprendere almeno il 90% delle funioni
pi� comuni dell'analisi logica.
=====
Parlando di complementi, come classifichereste l'espessione "in caso di
pioggia?"
> Parlando di complementi, come classifichereste l'espessione
> "in caso di pioggia?"
Sai che io ho ben poca simpatia per la cosiddetta "analisi logica", ma se
proprio fossi costretto a rispondere a una domanda come questa credo
che lo classificherei come complemento di limitazione.
Ad esempio se uno dice che bisogna usare gli stivali in caso di pioggia sta
dicendo che gli stivali vanno usati, ma non vanno usati sempre: solo nei
caso in cui stia piovendo.
Detto questo, se prendiamo una frase come questa:
si prega di usare gli stivali in caso di pioggia
abbiamo la seguente "struttura annidata":
si prega [di usare gli stivali in caso di pioggia]
si prega [di usare [gli stivali] [in caso di pioggia]]
si prega [di usare [gli stivali] [in caso [di pioggia]]]
Se vogliamo possiamo anche usare in diagramma ad albero:
si prega
di usare
gli stivali
in caso
di pioggia
Ora, la proposizione principale che regge tutta la baracca ᅵ ovviamente ᅵsi
pregaᅵ. Essa regge appunto la proposizione subordinata ᅵdi usare gli stivali
in caso di pioggiaᅵ. Dal momento che in questa proposizione subordinata il
verbo non compare in una forma coniugata, se vogliamo possiamo precisare
che si tratta di una subordinata in forma implicita, e presi da smania
classificatoria possiamo azzardarci a classificarla come una una subordinata
finale, dal momento che chi prega lo fa per conseguire un certo scopo.
Passando all'analisi di questa subordinata, vediamo che essa - essendo in
forma implicita - non ha un soggetto, tuttavia poichᅵ il verbo "usare" ᅵ
transitivo essa ha un complemento oggetto, che ᅵ ᅵgli stivaliᅵ, e anche un
altro complemento, che ᅵ appunto ᅵin caso di pioggiaᅵ e che io ho proposto
di considerare un complemento di limitazione.
Anche questo complemento, perᅵ, possiede una sua struttura interna, poichᅵ
la preposizione ᅵinᅵ regge un nome che a sua volta ᅵ determinato dal
complemento di specificazione ᅵdi pioggiaᅵ. Dunque ᅵin caso di pioggiaᅵ ᅵ il
complemento di limitazione che determina il verbo della subordinata, ma a
sua volta tale complemento di limitazione ᅵ costituito da una preposizione
che introduce un nome che ᅵ determinato da un complemento di specificazione.
Diremo allora che ᅵdi pioggiaᅵ ᅵ il complemento di specificazione che
determina il complemento di limitazione che determina il verbo della
proposizione subordinata alla proposizione principale.
Giᅵ qui vediamo che l'"analisi logica" tradizionale annaspa un poco,
perchᅵ essa di solito non contempla il caso di "complementi annidati".
Tradizionalmente infatti la frase viene spezzata in tante parti, e per
ognuna di queste parti bisogna travare una classificazione. Facendo questo
spezzettamento noi dovremmo decidere se tenere ᅵin caso di pioggiaᅵ tutto
assieme oppure se dividerlo in due parti: ᅵin casoᅵ e ᅵdi pioggiaᅵ. Ora, se
lo teniamo tutto assieme dopo aver detto che ᅵin caso di pioggiaᅵ ᅵ il
complemento di limitazione non possiamo aggiungere altro, perchᅵ non abbiamo
ulteriormente suddiviso la frase. Se invece abbiamo separato ᅵdi pioggiaᅵ
come complemento di specificazione allora siamo rimasti con ᅵin casoᅵ,
e dovremmo dire che ᅵin casoᅵ ᅵ un complemento di limitazione che ha
ᅵdi pioggiaᅵ come complemento di specificazione. Io invece sto cercando
di ragionare in modo "annidato", per cui la mia "analisi logica" di questa
frase - come dicevo poco fa - procederebbe in questo modo:
1) ᅵdi usare gli stivali in caso di pioggiaᅵ ᅵ la proposizione subordinata;
2) ᅵgli stivaliᅵ ᅵ il complemento oggetto della subordinata;
3) ᅵin caso di pioggiaᅵ ᅵ il complemento di limitazione della subordinata;
4) ᅵdi pioggiaᅵ ᅵ il complemento di specificazione del complemento
di limitazione.
A questo punto perᅵ potremmo non essere ancora soddisfatti, perchᅵ un
complemento indiretto di solito ᅵ costituito da una preposizione piᅵ un
nome. Ad esempio io posso dire ᅵdel cognatoᅵ, ma posso anche dire ᅵdel
marito della sorellaᅵ. Ora ᅵ chiaro che ᅵmarito della sorellaᅵ puᅵ stare al
posto di ᅵcognatoᅵ, per cui potremmo "impacchettare" come nome tutta
l'espressione ᅵmarito della sorellaᅵ e scrivere non cosᅵ:
del marito [della sorella]
ma prima cosᅵ:
del [marito della sorella]
e poi cosᅵ:
del [marito [della sorella]]
Ecco allora una analisi piᅵ raffinata della nostra frase:
si prega [di usare [gli stivali] [in [caso [di pioggia]]]]
che corrisponde al seguente diagramma ad albero:
si prega
di usare
gli stivali
in
caso
di pioggia
Leggendo questa struttura si vede bene:
1) che ᅵin caso di pioggiaᅵ dipende tutto intero dal verbo ᅵusareᅵ,
essendone un complemento;
2) che questo complemento ᅵ costituito dalla preposizone ᅵinᅵ
che regge un nome;
3) che questo nome ᅵ il nome composto ᅵcaso di pioggiaᅵ;
4) che questo nome composto ᅵ costituito dal nome elementare ᅵcasoᅵ
che regge a sua volta un complemento;
5) che questo complemento ᅵ costituito dalla preposizione ᅵdiᅵ
che regge il nome elementare ᅵpioggiaᅵ.
Giunti a questo punto direi che l'"analisi logica" tradizionale annaspa piᅵ
che mai, e anche se uno fosse in grado di ripetere con sicurezza tutti e
cinque questi punti senza tracciare alcun diagramma sarebbe come voler fare
della matematica scrivendo ᅵla terza parte del quadrato dell'incognitaᅵ
anzichᅵ 1/3*x^2.
A mio avviso la cosa piᅵ utile da fare ᅵ mettere da parte le classificazioni
e insegnare a determinare gli annidamenti o i diagrammi ad albero di una
frase. Se uno studente ᅵ in grado di tracciare un diagramma ad albero
come questo:
si prega
di usare
gli stivali
in caso
di pioggia
allora vuol dire che in qualche modo ha capito la struttura della frase,
anche se non sa dire "subordinata implicita" o "complemento di limitazione".
Ma se invece lo studente traccia un diagramma come questo:
si prega
di usare
gli stivali
in caso di pioggia
perchᅵ ᅵ convinto che ᅵin caso di pioggaᅵ sia retto direttamente da ᅵsi
pregaᅵ, come ᅵdi usareᅵ, allora puᅵ anche avere imparato (magari a memoria)
che ᅵin caso di pioggiaᅵ ᅵ un "complemento di limitazione", ma egli
continuerᅵ a non comprendere la struttura grammaticale (e anche "logica")
di quella frase.
Ora tu potresti dire che lo studente medio giᅵ fa fatica a distinguere il
soggetto dal complemento oggetto, per cui figuriamoci se ᅵ in grado di
discutere certe sottigliezze. Giᅵ, ma se ᅵ cosᅵ allora che senso ha
insegnargli a dire "complemento di limitazione"? Che cosa ne puᅵ sapere del
"complemento di limitazione" uno che fa fatica a distinguere il soggetto dal
complemento oggetto? Anzi, a questo punto - perso per perso - sarebbe
quasi meglio non insegnargli nessuno dei termini usati dai grammatici, e
insegnargli a riconoscere "quella certa cosa" che svolge una certa funzione.
Solo quando avrᅵ imparato a riconoscere al volo "quella certa cosa", e a
riconoscerla appunto dalla sua funzione, gli si potrᅵ dire "come si chiama".
--
Saluti.
D.
> un
> complemento indiretto di solito � costituito da una preposizione pi� un
> nome
l'analisi logica � stupida, ma non *cos�* stupida.
L'analisi logica classifica le funzioni, non le parole. Quindi tutto ci�
che semanticamente pu� essere preso come un componente logico della
frase, pu� essere trattato come un complemento, indipendentemente dal
numero delle parole che lo compongono. "Mi sono raffreddato per la
pioggia" equivale a "mi sono raffreddato a causa della pioggia", e
quindi "a causa della pioggia" � un complemento di causa.
Non vedo nessuna difficolt� a considerare "in caso di pioggia" come un
unico complemento.
> A mio avviso la cosa pi� utile da fare � mettere da parte le classificazioni
> e insegnare a determinare gli annidamenti o i diagrammi ad albero di una
> frase
su questo sono perfettamente d'accordo, anche se in pratica non sempre
seguirei gli esempi che hai mostrato.
Quello che � importante della struttura ad albero, � che l'albero pu�
crescere. La costruzione della frase non � fatta attraverso l'aggiunta
di pezzetti eterogenei, ma attraverso lo sviluppo delle strutture
fondamentali.
Lo sviluppo pu� avvenire attraverso un'aggiunta di elementi, che si
collegano ad elementi gi� presenti
Mangio la torta
-> mangio la torta al cioccolato
-> mangio la torta al cioccolato che ha fatto mia nonna
-> mangio ecc. che ha fatto mia nonna per il mio compleanno...
La cosa pi� importante per� � lo sviluppo attraverso la crescita di
elementi gi� presenti
mi sono raffreddato a causa della pioggia (compl. di causa)
-> mi sono raffreddato perch� pioveva (subordinata causale)
La trasformazione di elementi della frase in frasi subordinate � il
procedimento fondamentale per comprendere la sintassi del periodo:
soggetto -> frase soggettiva
comp. oggetto -> frase oggettiva
attributo -> frase relativa
compl. di causa -> frase causale
ecc.
La domanda che avevo fatto all'inizio, che complemento � "in caso di
pioggia", nasce proprio da questo. Una delle subordinate pi� importanti,
la subordinata ipotetica o condizionale, non ha un corrispondente nella
tabella tradizionale dei complementi. Non riesco a capire perch� non sia
possibile definire "in caso di pioggia" come un complemento ipotetico o
condizionale.
> Non riesco a capire perch� non sia
> possibile definire "in caso di pioggia" come un complemento ipotetico o
> condizionale.
in realt� so benissimo la risposta. In latino quest'espressione non
esiste. Formule come "in caso di..." "nell'eventualit� di..." sono rese
con frasi subordinate. Il mio vecchio vocabolario del liceo d� come
traduzione di "in caso di bisogno" due frasi prese da Cesare: si usus
venit, cum usus adest. Anche qui si fa sentire il peccato originale
dell'analisi logica.
avrei detto la stessa cosa: "in caso di pioggia" può essere visto come
un complemento di eventualità, quindi di condizione eventuale o di
semplice condizione; se vogliamo potremmo cercare di ricondurlo a un
complemento di tempo eventuale (quando piove) o ipotetico. Ricordare,
poi, la subordinata condizionale ci conforta nel pensare che debba
esistere anche tale funzione.
Forse l'elenco dei complementi è incompleto. Quindi, sarebbe utile
capire se questa figura ipotetica del "complemento condizionale" è
riconducibile a qualche caso più generale.
Quindi la domanda potrebbe essere: il complemento condizionale è, in
questo caso, una sotto categoria del complemento di limitazione?
(come scriveva Davide Pioggia:
> Ad esempio se uno dice che bisogna usare gli stivali in caso di pioggia sta
> dicendo che gli stivali vanno usati, ma non vanno usati sempre: solo nei
> caso in cui stia piovendo. )
> Quindi la domanda potrebbe essere: il complemento condizionale �, in
> questo caso, una sotto categoria del complemento di limitazione?
se mai il contrario
effettivamente, anche nell'italiano, l'uso delle frasi subordinate
sembra più adatto per esprimere le diverse eventualità che
condizionano un evento.
frasi come: "in caso di guasto contattare il centro assistenza" o "in
caso di pioggia prendere l'impermeabile" pur avendo una loro logica
non sono molto scorrevoli.
per rendere le condizioni occorre ricorrere al periodo ipotetico.
Altrimenti si fa qualcosa di simile a un elenco puntato di condizioni
a cui corrispondono determinate azioni. Più simile a una procedura
logica che non al linguaggio che esprime un pensiero.
voi che ne pensate?