"anche oggi", "ancora oggi"?
Non dovrebbe stupire che in molti dialetti il latino "hodie" sia stato
rafforzato da un'altra parola. Pensa al francese "aujourd'hui", che ha
definitivamente sostituito il più semplice "hui".
-- bb
> "anche oggi", "ancora oggi"?
e "anche", secondo il Devoto, sarebbe una riduzione di ancora, "hanc
horam".
"Ancoi "compare in Purg. XIII 52; la forma è qualificata
"settentrionale", ma il contesto non è particolarmente caratterizzato
dal punto di vista regionale. Era quindi una forma considerata possibile
anche in Toscana - soprattutto se c'era bisogno di una rima con "noi" e
"poi".
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
>Non dovrebbe stupire che in molti dialetti il latino "hodie" sia stato
>rafforzato da un'altra parola.
In Liguria "ancheu".
Anche nel dialetto parmigiano "oggi" č "incoču"
anche in milanese è "incoeu". Come etimologia conoscevo "hinc hodie".
Confermo, viene dato HINC HODIE come origine.
Bepe
Era diffusissima in area settentrionale, nel provenzale e nel francese
antico. Dante potrebbe averla presa dal provenzale.
k
La locuzione latina "in hoc die" (in questo giorno) pare si sia stranamente spezzata in due, dando origine con "hoc die" alla parola tosco-italiana "oggi" e con la prima parte "in hoc" al "misterioso" incù del bolognese e dei vari "incò" e simili di altri dialetti settentrionali!
Ecco perché occorre stare molto attenti in fatto di etimologia: chi avrebbe potuto dire che due parolette così diverse (oggi e incù), tanto da sembrare una latina e l'altra…ostrogota, sono invece due sorelline figlie della stessa mamma?
On Thu, 26 May 2011 17:05:09 -0700 (PDT)
Massimo <mas...@gmail.com> wrote:
... altre lingue cisalpine.
L'origine IN HOC DIE mi sembra decisamente convincente, da chi era
stata proposta?
Bepe
In friulano "oggi" si dice "vué", oppure "ué" (non ůe, uva), in
Carnia si dice "uéi".
Leggo sul NP che "a Cividale 1400 ancoy".
"Ancora" č "ancjimň".
--
"Certains croient que le génie est héréditaire; les autres n'ont
pas d'enfants."
-- Marcel Achard
Arabo per me :-)
> Leggo sul NP che "a Cividale 1400 ancoy".
>
> "Ancora" è "ancjimò".
Questo è facile: "hanc horam mox". Cioè "in questo momento adesso":
fantastico :-)
Ciao.
-- bb
>> "Ancora" č "ancjimň".
>
> Questo č facile: "hanc horam mox". Cioč "in questo momento adesso":
> fantastico :-)
Ancjimň a vué.
>
> In friulano "oggi" si dice "vué", oppure "ué" (non ùe, uva), in
> Carnia si dice "uéi".
In genovese "vëi significa ieri.
k
Come "illum" che ha dato "il" e "lo".
> ... altre lingue cisalpine.
> L'origine IN HOC DIE mi sembra decisamente convincente, da chi era
> stata proposta?
Il Battisti- Alessio dice che l'origine della prima parte (an- -in)
non č chiara, ma anche a me convince molto "in hoc die", perché "-an"
(piem. ancheuj), an/en del provenzale o "-in" degli altri dialetti, che
significano "in", starebbero, appunto, per "in", come in italiano e in
latino.
Mi convinco sempre piů che Dante del fatto che Dante abbia scritto
"ancoi", e non "incoi", perché l'ha preso dal provenzale.
k
> Il Battisti- Alessio dice che l'origine della prima parte (an- -in) non
> è chiara, ma anche a me convince molto "in hoc die", perché "-an" (piem.
> ancheuj), an/en del provenzale o "-in" degli altri dialetti, che
> significano "in", starebbero, appunto, per "in", come in italiano e in
> latino.
>
> Mi convinco sempre più che Dante del fatto che Dante abbia scritto
> "ancoi", e non "incoi", perché l'ha preso dal provenzale.
Scusate gli errori e l'eccesso di virgole, ma mentre scrivevo queste
poche righe sono stata interrotta più volte e non ho riletto.
k
Controordine. Facendo un minimo di ricerche, è saltata fuori questa pagina:
dove si legge:
<<In prima fila, per il valore di "Oggi", i derivati di lat. hinc-hodie
contro i derivati del semplice hodie (AIS 364), ...>>
da cui sembra che l'AIS propenda per "HINC HODIE".
Bepe
Come si dice "oggi" in arabo?
:-)
Pare che sia al-yawma.
Non ho idea nemmeno io dell'origine, non penso che venga dal
tedesco (heute), a meno che nel lontano passato (longobardi?)...
In sloveno è "dànes" (dan=giorno), quindi neanche da lì.
Come si dice in gaelico?
Il mio vocabolarietto dice "an-diugh".
>> Leggo sul NP che "a Cividale 1400 ancoy".
>>
>> "Ancora" è "ancjimò".
>
> Questo è facile: "hanc horam mox". Cioè "in questo momento
> adesso": fantastico :-)
"Adesso" è "cumò".
--
"Man was made in God's image. Do you really think God has red
hair and glasses?"
-- Woody Allen
Ancjimň vué a vore, e doman a balâ sul breâr.
(ancora oggi a lavorare, e domani a ballare sul tavolato)
Da bambino una volta mi costrinsero a fare il ballerino folk per
uno spettacolo durante la sagra, esperienza insopportabile, a
parte la mia compagna di ballo che mi piaceva, ma non io a
lei :-(
--
"Ogni biel bal al stufe."
Altre ricerche portano a trovare che il msg che appare dopo: "comunque
aggiungo" è copiato interamente da qui:
http://ilbolognese.blogspot.com/2007/06/verbi-parole-cognomi-e-curiosit.html
dove però è un msg del 2007 a firma Paolo Canè (o Riccardo G.).
E sì, "ecco perché bisogna stare molto attenti in fatto di etimologia" ...
Bepe
Ho fatto anch'io una piccola ricerca e, in effetti, la maggior parte
degli etimologisti propende per "hinc hodie", e Rohlfs presuppone
l'esistenza di una forma ridotta antica *oe (*oi) invece di oje (hodie).
Però, come ho già detto, non tutti (es. Battisti-Alessio, Treccani) sono
certissimi della derivazione di an-/in-/-en da hinc.
k
Da cui potrebbe derivare l'"ué" furlano.
--
"I attribute my success to intelligence, guts, determination,
honesty, ambition, and having enough money to buy people with
those qualities."
-- ???
Ahhh! Vedi che i "dialetti" sono l'imbuto linguistico del mondo! :-))
k
per non dire ombelico del mondo.
w
---------
L'imbuto si dice "plére".
C'è anche un monte Plauris, forse perché ha una forma a mezzo
imbuto.
--
"Any fool can tell the truth, but it requires a man of sense to
know how to lie well."
-- Samuel Butler
> L'imbuto si dice "plére".
"Plere" come "plaire" (piacere) o come "pleure" (piangere)?
Be', le due cose possono anche convivere...
> C'č anche un monte Plauris, forse perché ha una forma a mezzo
> imbuto.
Volendo, potrebbe essere collegato a "plorare", che vuol dire "scorrere" e
"piovere".
Epi
---
"... hai visto che piove, guarda come viene gių,
tu che dicevi che non pioveva pių,
che ormai non ti saresti mai pių innamorata
e adesso guārdati, sei tutta bagnata...
E piove, madonna, come piove,
sulla tua testa e l'aria si rinfresca..."
http://www.youtube.com/watch?v=qxzMUFwfj8w
(cit. pluviale)
> [...]
> Volendo, potrebbe essere collegato a "plorare", che vuol dire
> "scorrere" e "piovere".
Da qui "implorare" che significa supplicare facendo scorrere una
pioggia di lacrime (che qualcuno potrebbe raccogliere con un imbuto :-))
> Epi
Ciao,
Roger
Sono reliquie molto apprezzate, credo.
A proposito, ci facciamo un bicchierino di "lacryima Christi",
alla salute della Repubblica e della Costituzione?
(Se è scritto "lachrima" è sbagliato?)
http://it.wikipedia.org/wiki/Lacryma_Christi
Ora Epi replichi citando la famosa canzone di Bobbi Solou.
--
"L'ozio è uno dei maggiori consumamenti che possa avere uno
spirito attivo."
-- Annibal Caro (1507-1566), "Lettera a Bernardo Spina".