Ho sempre sentito 'mmò' solo nella parlata napoletana e nel significato
generico di "adesso".
'mmò ci vuole: hai voglia...figùrati...ci mancherebbe altro...
(Ommamma! E se avessi sempre inteso male? Che dubbi mi fai venire?)
Ciao
Enzo Franchini
Se sconti l'accento, non è limitato al napoletano. Interessante: ammò
e mò, nel significato di "adesso", sono anche lombardi (ma
naturalmente senza un "mmò ci vuole")
Per quanto ne so in questa accezione è diffuso in tutta l'area dei dialetti
mediani e meridionali (esclusi quelli estremi) e viene dall'avverbio lat.
MO(DO)>mo'.
È italiano, italianissimo e non proviene dal napoletano.
Significa 'ora', 'adesso'.
Dante, nella Divina Commedia, usò questa parola ben 24 volte.
Eccone un esempio:
De la profonda condizion divina
ch'io tocco mo, la mente mi sigilla
piu` volte l'evangelica dottrina.
(Paradiso, XXIV, 142-144)
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/linguaitaliana.html
"In certi paesi i cacciatori di teste non avrebbero un compito facile."
(Stanislaw J. Lec)
Credevo che venisse da "mox"...
Saluti.
--
Xelloss
> Ho sempre sentito 'mmò'
con una m, e non solo a Napoli: da Roma a Reggio significa adesso (in
Sicilia si dice "ora").
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
01/04/2006 16.54.41
> Se sconti l'accento, non è limitato al napoletano.
In realtà non c'è nessun accento, nemmeno in napoletano, e c'è una m.
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
01/04/2006 16.55.54
> Per quanto ne so in questa accezione è diffuso in tutta l'area dei
dialetti
> mediani e meridionali (esclusi quelli estremi) e viene dall'avverbio lat.
> MO(DO)>mo'.
oppure dall'avverbio mox (subito)
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
01/04/2006 16.56.28
> Dante, nella Divina Commedia, usò questa parola ben 24 volte.
Vuoi vedere che il padre del padre Dante era nato a San Giorgio a Cremano?
--
Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
01/04/2006 16.57.19
"Mo" per ora, adesso, in passato era abbastanza diffuso nelle regioni
centro-meridionali, in parte della Toscana, dell'Emilia-Romagna e della
Lombardia. Oggi è molto meno usato.
Viene dal latino mǒdo.
k
A Brescia "amò" significa "ancora".
ciao
--
Danilo Giacomelli
--------------------------
Coloro che ultimamente rivendicano il loro retaggio celtico dimenticano di
specificare che si tratta del morbo.
--------------------------
> Roger:
>> Dante, nella Divina Commedia, usò questa parola ben 24 volte.
>
> Vuoi vedere che il padre del padre Dante era nato a San Giorgio a Cremano?
Dicono che vi gestisse una pizzeria.
Roger
Volevo solo far presente che fa parte di tutte le lingue del paese,
siano italiche o galloromane. La frequenza d'uso varia, e puo' essere
antiquato o dimenticato in certe parlate. Sarebbe interessante sapere
se si usa in sardo.
>> Roger:
>>> Dante, nella Divina Commedia, usň questa parola ben 24 volte.
>> Vuoi vedere che il padre del padre Dante era nato a San Giorgio a
>> Cremano?
> Dicono che vi gestisse una pizzeria.
Sě, la conosco: si tratta della pizzeria "O 'nfierno 'e Pusilleco".
Epimeteo
--
"...ma tu vulive 'a pizza,
'a pizza, 'a pizza
cu 'a pummarola 'ncoppa,
cu 'a pummarola 'ncoppa,
ma tu vulive 'a pizza,
'a pizza, 'a pizza,
cu 'a pummarola 'ncoppa
'a pizza e niente cchiů!"
(cit. di una margherita al 12)
Pizza alla diavola?
GraZia
>> Sì, la conosco: si tratta della pizzeria "O 'nfierno 'e Pusilleco".
> Pizza alla diavola?
No, Zia, pizza ai quattro gironi: con le ostriche (terzo cerchio:
lussuriosi), il culatello (primo girone dell'ottavo cerchio: ruffiani e
seduttori), la mozzarella di bufala campana DOP (ottavo girone dell'ottavo
cerchio: consiglieri di frode) e cotta pochi minuti in forno rovente (terzo
girone del settimo cerchio: landa infocata di bestemmiatori, sodomiti,
usurai).
Come vino, è ovvio, Inferno della Valtellina Superiore e, con il dessert
(Gelato Caldo), Lacrima Christi del Vesuvio.
Zia, si contenga e si penta!
Epimeteo
--
"...dduje viecchie prufessure 'e cuncertino,
nu juorno nun avevano che fa':
pigliaino 'a chitarra e 'o mandulino
e 'mparaviso jetteno a sunà.
-Tuppe ttù, San Piè, arapite,
ve vulimmo divertì...
-Site 'e Napule? Trasite,
e facitece sentì..."
(cit. paradisiaca)
> ĄTonto el que no entienda!... Cuenta una leyenda que Enzo Franchini gitano
> conjuró a la luna hasta el amanecer. Llorando pedía, al llegar el día:
>
> > Ho sempre sentito 'mmň'
>
> con una m, e non solo a Napoli: da Roma a Reggio significa adesso (in
> Sicilia si dice "ora").
La parola "mo" sta nella divina commedia e nel vocabulario discreto. Se
mi ricordo bene, dicono che fu pure usatissima anche in Toscana.
> ¡Tonto el que no entienda!... Cuenta una leyenda que mb gitano conjuró
> a la luna hasta el amanecer. Llorando pedía, al llegar el día:
>
> > Se sconti l'accento, non è limitato al napoletano.
>
> In realtà non c'è nessun accento, nemmeno in napoletano, e c'è una m.
Mi sembra una buona parola per vedere la qualità di un vocabulario.
E' modenese, lo adoperano per le targhe delle auto.
f
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
E se invece si vuole vedere la qualità di un "vocabolario", quale parola
suggerisci? :-))
Ciao,
Epimeteo
--
"...le mie parole son capriole,
palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare,
sabbia da ammucchiare..."
(cit. preverbale)
Anc'amò?
E.
--
http://www.corriere.it/Media/Foto/2006/03_Marzo/21/fdg/CANE.jpg
> "Mo" per ora, adesso, in passato era abbastanza diffuso nelle regioni
> centro-meridionali, in parte della Toscana, dell'Emilia-Romagna e della
> Lombardia. Oggi è molto meno usato.
Ma sei sicura?
In Romagna il "mo" non è un troncamento di "modo" e non significa "ora", ma
è una diffusa variante di "ma". Tipico e usatissimo è l'intercalare "a-mo",
che sta per "ah, ma...".
Quanto alla Lombardia e all'Emilia non so, ma sarei piuttosto sorpreso se
scoprissi che il "mo'" centro-meridionale si trova anche nei dialetti
settentrionali. Hai sotto mano qualche esempio?
--
Saluti.
D.
> "Broumpf" <HALTE-AU-SP...@yahoo.fr> ha scritto nel messaggio
>
> > Mi sembra una buona parola per vedere la qualità di un vocabulario.
>
> E se invece si vuole vedere la qualità di un "vocabolario", quale parola
> suggerisci? :-))
>
Il dizionario naturalmente!
Come ho detto "mo", ora (da modo), era diffuso in passato, in alcune
zone delle regioni che ho elencato, poi è caduto quasi in disuso. Non mi
risulta, per esempio, che fosse presente nel piemontese, nel ligure o
nell'occitano.
Negli antichi dialetti in cui era presente sviluppò talvolta un
significato leggermente avversativo; il Tobler (nell'Uguccione) osserva
che spesso è difficile distinguere con certezza se mo abbia valore di
"ma" o di avverbio temporale: nel verso "mo çamai non aurà conforto" la
traduzione odscilla tra ma e ora. Nelle poesie di Giacomino da Verona
"elle no dormo mai, mo tutto 'l tempo veja" il significato sembra più
chiaro.
Nel Catone veneziano, mo si alterna indifferentemente a mai.
Nel bolognese, come pure nei Grigioni (ladino), mo è diventato sempre
più avversativo: mo adèss, ma ora; mo che? ma che? l'era tre mis che lui
fava l'amor, mo an discurreva d' spusarla, erano tre mesi che faceva
l'amore ma non parlave di sposarla (Testoni 16).
> Quanto alla Lombardia e all'Emilia non so, ma sarei piuttosto sorpreso
> se scoprissi che il "mo'" centro-meridionale si trova anche nei dialetti
> settentrionali. Hai sotto mano qualche esempio?
Nell'antico lombardo era sicuramente presente, e ancor oggi lo
troviamo a Milano (mò) e nella zona di Busto Arsizio, nel Canton Ticino
(mó), anche in Lunigiana (mó), e in friulano un composto con mo è cumò.
Il "mo" usato spesso da Dante, e già citato da Roger, è considerato da
Rohlfs "toscano non pretto", e dal Trissino come termine non fiorentino
ma lombardo.
Oltre che in Dante lo troviamo es. in Algarotti (veneziano) "Guardate
mo, voi madama, con quale disordine..."; in Bacchelli (bolognese)
"Malabergo, gli fu risposto; e mo era di malaugurio anche il nome." ecc.
k
>Come ho detto "mo", ora (da modo),
Perché date per scontata la derivazione da modo? C'è almeno una
possibilità che derivi da mox.
--
la povertà è violenza
l'indifferenza è terrorismo
> "Broumpf" <HALTE-AU-SP...@yahoo.fr> ha scritto nel messaggio
> news:1hd6eao.bzz1wy18c99vkN%HALTE-AU-SP...@yahoo.fr...
> > father mckenzie <gatch...@nondisturbare.xx> wrote:
> >
> >> ¡Tonto el que no entienda!... Cuenta una leyenda que mb gitano
> >> conjuró
> >> a la luna hasta el amanecer. Llorando pedía, al llegar el día:
> >> > Se sconti l'accento, non è limitato al napoletano.
> >> In realtà non c'è nessun accento, nemmeno in napoletano, e c'è una m.
> > Mi sembra una buona parola per vedere la qualità di un vocabulario.
> E se invece si vuole vedere la qualità di un "vocabolario", quale parola
> suggerisci? :-))
> Ciao,
> Epimeteo
"vocabulario" of course...:-))
f
> --
> "...le mie parole son capriole,
> palle di neve al sole,
> razzi incandescenti prima di scoppiare,
> sono giocattoli e zanzare,
> sabbia da ammucchiare..."
> (cit. preverbale)
> "vocabulario" of course...:-))
Quelli online (De Mauro e Garzanti) non lo riportano e, onestamente, neanche
il mio Zingarelli cartaceo lo fa, però si spinge a citare "vocabulo" e
"vocabulista". Inoltre, alla voce "incunabolo", non dimentica di citare
anche "incunabulo"... Mi sembra un segno di buona volontà: se sei
d'accordo, io gli assegnerei un 6+ e, per festeggiare, suonerei il mio
"tintinnabulo".
Ciao,
Epimeteo
--
"...sono questo le parole
dolci o rancorose,
piene di rispetto oppure indecorose.
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno,
un altro prima di partire,
le parole che ho detto
e chissà quante ancora devono venire..."
(cit. verbatim)
> "franco antonelli" <anto...@gmx.net> ha scritto nel messaggio
> news:e0prmh$8dn$1...@news.newsland.it...
> > Epimeteo ha scritto:
> >> E se invece si vuole vedere la qualità di un "vocabolario", quale parola
> >> suggerisci? :-))
>
> > "vocabulario" of course...:-))
>
> Quelli online (De Mauro e Garzanti) non lo riportano e, onestamente, neanche
> il mio Zingarelli cartaceo lo fa
Questo c'è l'ho, e lo trovo un orrore.
Sono dacc'ordo.
> "Mo ci vuole" č italiano? Se non č italiano (credo venga dal napoletano)
a me pare piu' bolognese, come intercalare, o forse genericamente
emiliano. Alcuni anni fa era famoso un astrofisico bolognese che si
rivolse a un ospite, in "inglese" con accento bolognese :
"mo sit ben down !"
--
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Non so, ma tutti i dizionari e testi dei più noti linguisti ed
etimologisti, che ho consultato, dicono che deriva da modo.
k
> Non mi
> risulta, per esempio, che fosse presente nel piemontese, nel ligure o
> nell'occitano.
Devo correggermi: mo è stato usato dai trovatori.
k
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>>Come ho detto "mo", ora (da modo),
>
> Perché date per scontata la derivazione da modo? C'è almeno una
> possibilità che derivi da mox.
Anch'io, a pelle, lo avrei fatto derivare da mox.
Ma voi lo scrivereste tutti senz'apostrofo? A me fa un certo leggerlo non
apostrofato.
E' lo stesso "mo" della frase "è da mo' che aspetto", vero?
--
Ciao,
Francesco
Risposte solamente sul newsgroup
> Non so, ma tutti i dizionari e testi dei più noti linguisti ed
>etimologisti, che ho consultato
Tutti non direi: ricordo benissimo la grammatica che usavo al liceo
(Sandron?).
>A me fa un certo leggerlo non
>apostrofato.
>E' lo stesso "mo" della frase "è da mo' che aspetto", vero?
L'apostrofo potrebbe andare, visto che in ogni caso c'è stata la
caduta di qualcosa, sia una x o una do :). Ma i italiano lo scriverei
senza.
Sì, è lo stesso mo' di "è da mo' che aspetto",
Altra frase tipica: "se fai così, mo' magni..." (idiom per intendere:
avrai una delusione).
Qui lo usiamo spesso raddoppiato: "devo venire mo' mo'?", per dire
proprio ora.
>>>Come ho detto "mo", ora (da modo),
>> Perché date per scontata la derivazione da modo? C'è almeno una
>> possibilità che derivi da mox.
> Non so, ma tutti i dizionari e testi dei più noti linguisti ed
> etimologisti, che ho consultato, dicono che deriva da modo.
E' vero, Karla, ma mi sembra una spiegazione sbrigativa e credo che il
Reverendo abbia qualche ragione.
In latino "modo" e "mox" non sono del tutto equivalenti. Infatti "modo",
prima che "ora, subito, poco fa, testé, nel recente passato", vuol dire
"soltanto, almeno, purché (cong.)" e non mi pare (non vedo esempi sul
vocabolario latino) che come avverbio possa significare anche "tra poco,
presto, ben presto, in seguito, più tardi", assumendo cioè l'indicazione di
un futuro prossimo come fa l'avverbio (solo avverbio e non congiunzione)
"mox", con dovizia di esempi tratti da Cicerone, Plauto, Tito Livio, Tacito
e Plinio.
Insomma, almeno per alcuni dei suoi significati, il nostro "mo' " sembra più
affine al "mox" che al "modo" latino. Sarebbe anche utile chiarire i
rapporti che ci sono, sul piano linguistico, tra i latini "modo" e "mox".
Ciao,
Epimeteo
--
"T'aggio voluto bene a te,
tu m'è voluto bene a me!
Mo' nun ce amammo cchiù,
ma a 'e vvote tu
distrattamente pienze a me..."
(cit. triste)
>>A me fa un certo leggerlo non
>>apostrofato.
>>E' lo stesso "mo" della frase "è da mo' che aspetto", vero?
>
>
> L'apostrofo potrebbe andare, visto che in ogni caso c'è stata la
> caduta di qualcosa, sia una x o una do :). Ma i italiano lo scriverei
> senza.
Esatto, perchè in italiano non è caduto niente. :-))
L'apostrofo si mette solo nella locuzione "a mo' di", a modo di, dove
è caduto "do".
k
CuChulainn wrote:
> "mb" <azyt...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
> news:1143868369....@z34g2000cwc.googlegroups.com...
> >
> >Se sconti l'accento, non è limitato al napoletano. Interessante: ammò
> >e mò, nel significato di "adesso", sono anche lombardi (ma
> >naturalmente senza un "mmò ci vuole")
>
> Per quanto ne so in questa accezione è diffuso in tutta l'area dei
> dialetti
> mediani e meridionali (esclusi quelli estremi) e viene dall'avverbio lat.
> MO(DO)>mo'.
>>Volevo solo far presente che fa parte di tutte le lingue del paese,
>>siano italiche o galloromane. La frequenza d'uso varia, e puo' essere
>>antiquato o dimenticato in certe parlate. Sarebbe interessante sapere
>>se si usa in sardo.
Il logudorese utilizza "còmo" (derivato forse da un "cum+modo"), mentre il
campidanese ha qualcosa di più simile al "mo'", e cioè "immòi" ("in+modo"?).
Non posso però confermare con certezza le etimologie perché non ho sottomano
il Wagner.
Ciao,
Drengot
> > Per quanto ne so in questa accezione è diffuso in tutta l'area dei
> > dialetti
> > mediani e meridionali (esclusi quelli estremi) e viene dall'avverbio lat.
> > MO(DO)>mo'.
>
> >>Volevo solo far presente che fa parte di tutte le lingue del paese,
> >>siano italiche o galloromane. La frequenza d'uso varia, e puo' essere
> >>antiquato o dimenticato in certe parlate. Sarebbe interessante sapere
> >>se si usa in sardo.
>
> Il logudorese utilizza "còmo" (derivato forse da un "cum+modo"), mentre il
> campidanese ha qualcosa di più simile al "mo'", e cioè "immòi" ("in+modo"?).
> Non posso però confermare con certezza le etimologie perché non ho sottomano
> il Wagner.
Grazie. Interessante.