Roger, non ne sono certo (l'unica cosa certa, d'altro canto, è che io esisto
come essere pensante); ma l'origine dell'adagio dovrebbe essere medievale:
durante le giostre, per segnalare i punti dei contendenti, si usava infatti
spezzare lance. Donde il detto.
r.
Io esisto come essere pesante (sigh). Per fortuna i bit non hanno peso,
grazie alla rete posso continuare ad ammazzarmi di bigne' :-)
--
E' un miracolo che la curiosità sopravviva all'educazione scolastica
(Albert Einstein)
Infatti. :) La locuzione fu usata già da Annibal Caro.
>durante le giostre, per segnalare i punti dei contendenti, si usava infatti
>spezzare lance. Donde il detto.
Io trovo sull'Etimologico Zanichelli:
'Le loc. con la lancia in resta e rompere una lancia a favore di qc.
alludono ai combattimenti medievali, dove l'arma aveva una parte
importante, sia che fosse appoggiata, pronta per l'attacco, sulla
resta (V.), sia che il cavaliere spezzasse quella avversaria nei
tornei in onore della propria dama' ovvero - aggiungo io - per
dimostrare il proprio favore nei confronti di colei, e per entrare
nei suoi favori (nelle sue grazie).
Se così fosse, il significato originale della locuzione sarebbe
quello di 'dimostrare il proprio apprezzamento per qualcuno', non
quello attuale di 'aiutare qualcuno con parole od atti' (che lo
stesso Zanichelli riporta)... curioso.
--
Bye.
Lem
CLOCK is what you make of it: non sprecare i cicli idle della tua CPU
Per aiutare a comprendere il genoma: http://genomeathome.stanford.edu
Lem Novantotto ha scritto:
>
> Io trovo sull'Etimologico Zanichelli:
> 'Le loc. con la lancia in resta e rompere una lancia a favore di qc.
> alludono ai combattimenti medievali, dove l'arma aveva una parte
> importante, sia che fosse appoggiata, pronta per l'attacco, sulla
> resta (V.), sia che il cavaliere spezzasse quella avversaria nei
> tornei in onore della propria dama' ovvero - aggiungo io - per
> dimostrare il proprio favore nei confronti di colei, e per entrare
> nei suoi favori (nelle sue grazie).
> CLOCK is what you make of it: non sprecare i cicli idle della tua CPU
> Per aiutare a comprendere il genoma: http://genomeathome.stanford.edu
"Lancia spezzata" non č anche la denominazione dei soldati scelti che prestavano
servizio come guardia personale del sovrano?
la mia ignoranza č in subbuglio per quel sito sul genoma
>durante le giostre, per segnalare i punti dei contendenti, si usava infatti
>spezzare lance. Donde il detto.
Giuseppe Pittàno dice:
Il modo di dire affonda le sue radici nel lontano medioevo, quando i
cavalieri vestiti di ferro ed armati di lance scendevano in campo per
difendere l'onore dei sovrani, delle donne e degli offesi. Le lance
allora erano di legno e spesso al primo assalto si spezzavano.
Giammai udia clarazione più insulsa!
--
Bye
Vitt
Eh, via... i tecnicismi possiamo anche lasciarli a chi di dovere, non
c'è nulla di male. :)
Se ti interessano altri progetti diffusi, magari più 'comprensibili',
ne trovi un elenco completo all'indirizzo:
http://www.nyx.net/~kpearson/distrib-projects.html
--
Bye.
Lem
--------------- 'CLOCK is what you make of it' ---------------
Nuovi numeri primi, con Prime95: www.mersenne.org/freesoft.htm
> (l'unica cosa certa, d'altro canto, è che io esisto
> come essere pensante)
Caspita, che profondità! Era dai tempi del liceo che non udivo niente di
simile...
> ma l'origine dell'adagio dovrebbe essere medievale:
> durante le giostre, per segnalare i punti dei contendenti, si usava
infatti
> spezzare lance
Ma allora, "vorrei spezzare un'arancia a favore di XXX", come disse un
mio compagno di classe, come si deve interpretare?
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
Caro Lem,
rispondo in ritardo perché turgidi impegni proto-scolastici impedironmi,
ieri e l'altrieri, d'avvinghiare il computer impugnareque la penna.
Dunque; lo Zingarelli conferma la tesi sostenuta da Zanichelli e Gabrielli:
"uno dei doveri dei cavalieri [...] era di proteggere i deboli e gli
oppressi, in favore dei quali scendevano in campo dove il primo scontro era
quello delle lance". Ho sbagliato, insomma, e c'č poco da dire.
Io perň non m'arrendo - e, come posso, m'apologizzo: l'illazione
paretimologica che ho riportato sul niusgruppo non č frutto di personale e
aberrante astrazione filologica; semmai, di laconica e tuttavia estiva
conferenza con uno studioso di combattimenti medievali. In ogni caso chiedo
venia (avrň senz'altro malinteso le sue parole).
r.
P.S.: mi si perdoni la prosa incerta: ma č sera, fa caldo, e non avevo piů
di cinque minuti...
> Caspita, che profondità!
stento ad interpretare il senso della tua satira. Faccio fatica, proprio.
Vuoi essere così gentile da illuminarmi?
P.
in ogni caso. Certo che la massima cartesiana non era profonda, scritta
colì! Ma Nicola: come hai potuto interpretarla quale ostentazione di
profondità intellettuale?! E quale iter mentale ti ha condotto a travisarne
a tal punto il significato da sentirti in dovere d'ironizzare sulla bolsa
banalità del pensier mio di liceale? e perché, poi? Davvero: sono allibito.
>in ogni caso. Certo che la massima cartesiana non era profonda,
>scritta colì!
Esimio signor Perotti, se un appunto devo farle, non e' sulla
banalita' del pensiero (che' il signor Delle Carte a cagione di quella
massima ha buon diritto di considerarsi il fondatore del pensiero che
noi chiamiamo moderno, per distinguerlo dal pensiero antico, che
nonostante la profondita' rimane un pensiero ingenuo, non ancora
pienamente consapevole di se' medesimo).
La sua colpa, Signor Perotti, e' di essersi addormentato a meta' della
lezione sul signor Delle Carte: se fosse rimasto vigile e attento,
avrebbe colto il seguito della spiegazione, comprendendo che
da quell'unica certezza il signor Delle Carte avrebbe poi ricavato la
propria certezza a riguardo dell'esistenza di Dio, del mondo esterno
etc. etc.
La attendo benevolmente per un eventuale ripasso della materia.
Arrivera' a gustare l'empirismo scettico di Hume (altro che dubbio
iperbolico!), il fragrante criticismo kantiano, l'inquietante
oltreomismo nietzscheano, per poi arrivare al pensiero ruscalliano,
vera risposta a tutti gli enigmi dell'umanita'.
Cordialmente
Frank
Ciò, comunque, ribadisce che il senso è proprio 'segnare un punto
(conquistare una piccola vittoria) in difesa di qualcuno', più che in
onore di qualcuno o per ingraziarselo, quindi ritiro quanto avevo
supposto, sulla base del solo Zanichelli, nel mio precedente messaggio.
>Ho sbagliato, [...]
Interdum etiam bonus dormitat Homerus. ;)))))
BTW: nella mente mi frullavano diverse possibilità, per questo detto
latino, ed ho voluto controllare.
La versione originale, dall'Ars Poetica oraziana, è infatti
'(Indignor) quandoque bonus dormitat Homerus'
con senso affatto diverso, ma ormai l'/indignor iniziale è caduto, e si
fa confusione sul /quandoque: o gli si attribuisce un significato
che non ha, oppure lo si sostituisce. Sono note, infatti, anche la
banalizzazione medievale
'Interdum etiam bonus dormitat Homerus' [come riporta H. Walther],
che ho scelto io, e la forma
'Aliquando dormitat Homerus',
che proprio non so donde venga.
--
Bye.
Lem
CLOCK is what you make of it: non sprecare i cicli idle della tua CPU
Conoscere meglio le proteine: www.stanford.edu/group/pandegroup/Cosm/