> SECONDO VOI E' CORRETTO UTILIZZARE L'ESPRESSIONE "SOLO PIU'".
> AD ESEMPIO: MI SONO RIMASTE SOLO PIU' 3000 LIRE
Secondo Mike Bongiorno sģ. (-:
> IO CREDO CHE SIA UNA DERIVAZIONE DAL DIALETTO PIEMONTESE
Ah ecco: Mike ha studiato a Torino. Ha studiato anche gli errori, perņ.
Ciao.
Gian Carlo
P.S. La prossima volta non scrivere tutto in maiuscolo: negli NG
equivale a parlare a voce alta.
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
E' una forma dialettale sicuramente e oltretutto brutta e inutile in
italiano. Dire "mi sono rimaste solo 3000 lire" va bene. Che cosa aggiunge
il "piů?" che fra l'altro č in contraddizione con l'assunto?
Se tu potessi scrivere in minuscolo, e conservare le maiuscole quando ci
vogliono, sarebbe meglio: rende piů agevole la lettura.
Pericles/ES
> "SOLO PIU'"
È una bella forma dialettale. Uno dei pochi residui del piemontese,
dal momento che per le strade di Torino si sente solo (più) dire
"minchia" e "vaffanculo".
In un'accademia militare di non mi ricordo mai dove, esiste la festa
del "mach pì sent" ("solo più cento") che si celebra quando mancano
solo (più) cento giorni al congedo. Credo che come "bogia nen" (non
muoverti) sia un ricordo di quando l'esercito piemontese assorbì gli
eserciti degli altri stati italiani.
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mclink.it/personal/MG5960
mailto:pis...@mclink.it
strenua nos exercet inertia Hor.
: > SECONDO VOI E' CORRETTO UTILIZZARE L'ESPRESSIONE "SOLO PIU'".
: > AD ESEMPIO: MI SONO RIMASTE SOLO PIU' 3000 LIRE
:
: Secondo Mike Bongiorno sě. (-:
:
: > IO CREDO CHE SIA UNA DERIVAZIONE DAL DIALETTO PIEMONTESE
:
: Ah ecco: Mike ha studiato a Torino. Ha studiato anche gli errori, perň.
"Solo piu`" e` un piemontesismo, si` (penso sia la traduzione letterale di
"mac pi", ma anch'io sono torinese solo anagraficamente)
Allegria, .mau.
Pericles wrote:
> "ele" ha scritto:
>
> > CIAO A TUTTI SECONDO VOI E' CORRETTO UTILIZZARE L'ESPRESSIONE "SOLO PIU'".
>
> E' una forma dialettale sicuramente e oltretutto brutta e inutile in
> italiano. Dire "mi sono rimaste solo 3000 lire" va bene.
Se non ricordo male anche in alcune parti della Liguria si utilizza spesso
questa forma.
P.
>In un'accademia militare di non mi ricordo mai dove,
41100, Modena :-)
--
Isa
Work like you don't need money,
Love like you've never been hurt,
And dance like no one's watching
Maurizio Pistone wrote:
> In un'accademia militare di non mi ricordo mai dove, esiste la festa
> del "mach pě sent" ("solo piů cento") che si celebra quando mancano
> solo (piů) cento giorni al congedo.
Ah! Bello. Ne han tratto una qualche serie televisiva, tempo fa. Ma se
non ricordo male il titolo della stessa era "Mach "pi-greco" 100",
ovvero una qualche forma che agli autori dovette sembrare piů americana
e dinamica della piemontese che, in quanto tale, non dovette risultare
degna di gloria...
Ma come si legge "mach" in piemontese?
P.
: Ma come si legge "mach" in piemontese?
Io l'ho sempre sentito pronunciare mak.
.mau.
confermo, non mi risulta altra pronuncia
--
_______ _______
(-_-<_ \ / _>-_-)
-_-<_ \ / _>-_-
GioVanni- Caluri
Giovann...@CSELT.SFILAMI.IT
http://www.pegacity.it/parco/abita/280/index.htm
SFILARE .SFILAMI che e` li per gli spammers
tristezze...
ieri sera su una tibbù privata nella quale sono capitato
mentre riprogrammavo un telecomando, ho sentito massacrare
la lingua piemontese in una pseudo commedia dialettale
...peccato che per quanto calcasser l'accento,
il testo era un massacro di parole italiane cui venivano segate
le lettere finali.. il colmo è stato un "simil" al posto
del classico "paréi" o tempora, o mores...
Povero Macario, si rivolta nella tomba.
>
> In un'accademia militare di non mi ricordo mai dove, esiste la festa
> del "mach pì sent" ("solo più cento") che si celebra quando mancano
> solo (più) cento giorni al congedo.
Modena,
accademia dell'esercito, ma adesso anche a Pozzuoli (aereonautica)
viene celebrato il MAK P 100
da parte degli allievi dell'ultimo anno, che consegnano la
stecca ai ragazzi del primo il centesimo giorno prima di terminare
l'anno, poi ci saranno le assegnazioni ai reparti.
Per la cronaca la stecca è (era) una stecca di legno lucido
con una fenditura per il senso della lunghezza, in cui venivano
fatti passare i bottoni (di ottone) per poterli lucidare
senza rovinare i risvolti della giacca.
Credo che come "bogia nen" (non
> muoverti) sia un ricordo di quando l'esercito piemontese assorbì gli
> eserciti degli altri stati italiani.
Le marine si fusero, non ci furono assorbimenti.
Non per caso, Benedetto Brin volle l'Accademia Navale a Livorno.
Per costruire un'entità nuova in campo neutrale.
Mi è stato insegnato che non è corretto.
Tuttavia io uso tale espressione con significato diverso da "solo" ed ho
la cosapevolezza che tale differenza venga percepita. Il "più" è un
rafforzativo della quantità limitata ed indica anche il fatto che la
quantità è diminuita.
Vediamo di esemplificare...
- Ho solo pezzi da diecimila.
(Anche chi usa "solo più" qui il "più" non lo mette)
- Sono solo dieci chilometri in tutto, ne rimangono solo più due.
(Qui è evidente la differenza di significato)
- Ho solo mille lire = ho mille lire e sono poche
- Ho solo più mille lire = ho speso tutto il resto
- Vengono solo due amici.
- Ho solo più voi come amici = Siete rimasti solo voi
- Ci siete solo voi = Siete arrivati solo voi.
- Ci siete solo più voi = Gli altri se ne sono andati.
Pertanto, nonostante alcuni insegnino che "non si dice solo più"
quel piccolo "più" è carico di significato, sempre se non viene
usato a sproposito, sempre se l'ascoltatore lo recepisce.
--
____________________________________
Giancarlo Pillan - Ivrea - Italy
____________________________________
Questa è da raccontare, visto che ogni tanto ci scappa di essere
irrispettosi verso gli insegnanti. Una stazione radio a caso... cerco
musica in auto e trovo che chiamano una professoressa di matematica
dell'istituto nonsocosa di Roma. I due della radio le chiedono:
"Professoressa, ci aiuti! L'area del cerchio?"
- Ragazzi... suvvia! Pi greco raggio al quadrato!
+ Ma il pigreco cos'è?
- Beh, mio cugino ad esempio, si chiama P.Greco...
+ Divertente! Ma cos'è? Tre e quattordici?
- Eh... il pi greco ha una storia lunga...
praticamente è il rapporto tra diametro e raggio!
+ Ah sarebbe... il rapporto tra diametro e raggio...
- No, ragazzi! Cosa mi fate dire!
Pi greco è il rapporto tra circonferenza e raggio!
La discussione prosegue e la professoressa ribadisce per altre DUE
volte, nella speranza di correggere il primo errore, il suo secondo
errore: che pi greco è il rapporto tra circonferenza e raggio...
+ Professoressa... ma invece pi greco mezzi cos'è?
- Questo è un discorso lungo... il pigreco è un numero con infinite
cifre decimali DOPO la virgola...
Notate che le profie specificano sempre quante cifre decimali ci sono
DOPO la virgola e non dicono mai quante cifre decimali stanno "davanti"
alla virgola?
+ Ma pi greco mezzi non è novanta gradi? Io ho un vago ricordo...
- No, questo è un altro discorso: tu stai pensando al cerchio
trigonometrico nonsocosa...
Fortunatamente questa penosa conversazione ha termine e procedono a
ringraziare la gentilissima professoressa...
La professoressa si chiama Beatrice Greco.
Poveri alunni.
Beatrice, se lei mi legge... posso capire un lapsus, posso capire un
secondo lapsus. Dopotutto era al telefono alla radio! Faccio fatica a
sopportarne un terzo, su cose così basilari che dovrebbero uscire
automaticamente da un qualunque studente in qualunque situazione. Pi
greco mezzi è l'ampiezza (in radianti, ovvero nell'unica misura ammessa
in matematica) dell'angolo retto. Quello di novanta gradi. Non lo sa?
Cosa sia questo misterioso pi greco suppongo che lei, in fondo in fondo,
pensandoci su con molta calma, lo ricordi benissimo. Si prenda un
periodo di riposo e faccia un bel ripasso. Non mi ha dato fastidio che
lei sbagliasse a rispondere a tre domandine idiote su quattro. Mi ha
schifato il tono altezzoso da insegnante che predica con compassione
agli alunni presunti ignoranti.
>Ma come si legge "mach" in piemontese?
/mak/
GCPillan wrote:
>
> Mi è stato insegnato che non è corretto.
> Tuttavia io uso tale espressione con significato diverso da "solo" ed ho
> la cosapevolezza che tale differenza venga percepita. Il "più" è un
> rafforzativo della quantità limitata ed indica anche il fatto che la
> quantità è diminuita.
>
> Vediamo di esemplificare...
> - Ho solo pezzi da diecimila.
> (Anche chi usa "solo più" qui il "più" non lo mette)
>
> - Sono solo dieci chilometri in tutto, ne rimangono solo più due.
Sono solo dieci chilometri in tutto, NON ne rimangono CHE due.
> (Qui è evidente la differenza di significato)
>
> - Ho solo mille lire = ho mille lire e sono poche
> - Ho solo più mille lire = ho speso tutto il resto
- Mi restano mille lire = ho speso tutto il resto
>
> - Vengono solo due amici.
> - Ho solo più voi come amici = Siete rimasti solo voi
- Non ho che voi come amici = Siete rimasti solo voi
> - Ci siete solo voi = Siete arrivati solo voi.
> - Ci siete solo più voi = Gli altri se ne sono andati.
- Non restate che voi = Gli altri se ne sono andati.
>
> Pertanto, nonostante alcuni insegnino che "non si dice solo più"
> quel piccolo "più" è carico di significato, sempre se non viene
> usato a sproposito, sempre se l'ascoltatore lo recepisce.
Ma l'Italiano prevede un'altra forma...
La risposta è nel mio post a fianco al tuo.
l'abitudine- tradizione del mak P 100
è in auge a Pozzuoli da quando si trasferì appunto in quella sede,
prima l'Accademia Aereonautica era a Nisida.
credo col corso Vulcano II o il precedente...
da allora ne è passata abbastanza di acqua sotto i ponti,
(erano il 1960 61 62.. o giù di li),
da creare una tradizione..
Dio come passa il tempo, i cadetti del Vulcano II
sono quasi tutti in pensione...
come gli AT6 i T33, i G91 e gli F104, del resto
> > - Ho solo mille lire = ho mille lire e sono poche
> > - Ho solo più mille lire = ho speso tutto il resto
>
> - Mi restano mille lire = ho speso tutto il resto
Non metto in dubbio che si possa rendere il significato di "solo più" in
altri modi... Però osservo innanzitutto che il significato di quel "più"
in più viene notato e riconosciuto. Secondariamente, le forme che hai
trovato sono abbastanza equivalenti, ma non esattamente equivalenti.
L'espressione "non ne rimangono che due" mi pare più contorta di "ne
rimangono solo più due". Una sensazione personale.
> > - Ci siete solo voi = Siete arrivati solo voi.
> > - Ci siete solo più voi = Gli altri se ne sono andati.
>
> - Non restate che voi = Gli altri se ne sono andati.
La specificazione è solo per spiegarmi, in realtà non si tratta di una
equivalenza...
- Ci siete solo più voi =
= gli altri hanno rinunciato
= gli altri sono in ferie
= gli altri sono già d'accordo
= gli altri hanno già votato
> Ma l'Italiano prevede un'altra forma...
Lo so, ma osservavo che la forma c'è perché ha la sua ragione d'essere.
>La risposta è nel mio post a fianco al tuo.
>l'abitudine- tradizione del mak P 100
>è in auge a Pozzuoli da quando si trasferì appunto in quella sede,
>prima l'Accademia Aereonautica era a Nisida.
>credo col corso Vulcano II o il precedente...
>da allora ne è passata abbastanza di acqua sotto i ponti,
>(erano il 1960 61 62.. o giù di li),
>da creare una tradizione..
Ricordo di aver visto una edizione stampata a colori di un Mac Pi 100 nella
biblioteca di mio papà, ed era senz'altro precedente al 1940
A Nisida o a Modena?
Insomma, sciaboletta o CR 42?
>A Nisida o a Modena?
>Insomma, sciaboletta o CR 42?
Probabilmente sciaboletta: fosse stato CR42 me lo sarei ricordato, dato che
era il mio Rosatelli preferito.
Giovanni Caluri wrote:
> Dio come passa il tempo, i cadetti del Vulcano II
> sono quasi tutti in pensione...
> come gli AT6 i T33, i G91 e gli F104, del resto
Be', qualche F104 è rimasto ancora... e l'impronta dell' Ing. Gabrielli è ancora
visibile nelle tantissime Vespa che tuttora circolano...
A proposito di Vespa e Gabrielli, sarà vera la notizia che le ruote delle prime
Vespa erano i ruotini dei vari aerei da guerra rimasti ancora sani? E che il
motore della Vespa era il motorino d'avviamento degli sfortunati P108?
Per l' F104 un curioso episodio: un mio fraterno amico greco, pilota militare, ha
contribuito, in un sol botto, a farne fuori tre contemporaneamente in uno
spaventoso quanto non sanguinoso incivolo. Spesso, per schernirlo, lo accuso di
aver distrutto la flotta ellenica. Ora, poveretto, guida gli ignobili Corsair...
P.
Crucimposto attivo!!!
in particolare per il motore credo di aver letto che e' una leggenda.
Probabilmente Gabrielli avra' sfruttato la sua esperienza di
progettista di sistemi aeronautici per progettare qualcosa che
assomigliasse ad un carrello, almeno nelle sospensioni, e credo che lo
stesso si possa dire per il motore: avra' riciclato l'esperienza, piu'
che i materiali.
>aver distrutto la flotta ellenica. Ora, poveretto, guida gli ignobili Corsair...
be', che hanno di male i Corsair?
--
Se litighi con un maiale, il maiale si diverte,
tu ti sporchi solo di letame.
Infatti mi sto imbrattando di letame dalla testa ai piedi.
Quanti siete,ma che volete,ma dove andate,e sopratutto
vi ci posso mandare tutti in una volta sola.
Carlo Berselli
>Be', qualche F104 è rimasto ancora... e l'impronta dell' Ing. Gabrielli è ancora
>visibile nelle tantissime Vespa che tuttora circolano...
Gabrielli? progettista alla Piaggio?
Tra il F104 ASA e quelli di allora c'è la stessa somiglianza
che ci può essere tra un siluro ed un ASROC:
la forma esterna.
Tolte fusoliera ed ali, il resto è come l'aranciata S. Pellegrino:
un'altra cosa.
Stiamo finendo largamente Fuori tema, ma, Notoriamente, ormai,
per gli aeromobili militari, quello che conta è
"quello che c'è dentro", motore, sistemi d'arma ecc.
il resto è solo un guscio che porta a spasso il contenuto,
che ovviamente non può essere spropositato per il contenitore,
e tuttavia aver ben poco in comune con il contenuto d'origine
> e l'impronta dell' Ing. Gabrielli è ancora
> visibile nelle tantissime Vespa che tuttora circolano...
NOOOOOOOO!!!!!!!!!
il progettista della Vespa è l'Ing. D'Ascanio!!!!!
Bestemmia, Bestemmia e Blafemìa!!!!!!!
RIIIIP (rumore di vesti stracciate)
Gabrielli è il padre di quel gioiello che fu il G55
(uno dei tre della "serie 5" Macchi 205, G55 3, Reggiane 2005
tutti e tre aerei dalle prestazioni impressionanti)
e poi del G46, 49, 59 e dei trasporti G12 e 212
il G91 fu un esercizio di copiatura in scala del F86K
nelle strutture e nella filosofia, adattato al ruolo di
caccia leggero
> A proposito di Vespa e Gabrielli, sarà vera la notizia
> che le ruote delle prime Vespa erano i ruotini
> dei vari aerei da guerra rimasti ancora sani?
NO, le dimensioni sono solo approssimativamente quelle
del ruotino di coda di un caccia pesante,
- ma tieni conto che già il P148 (e il Macchi 416) aveva
un ruotino di coda più grosso della ruota della Vespa-
o di un bombardiere leggero, ma i carichi piuttosto diversi.
Quello che pervade l'intero progetto originale della Vespa
è il concetto di progettazione, che è di tipo aereonautico.
La gamba della ruota anteriore, le carenature, la struttura
in lamiera che diventa portante, l'uso di un cambio inusuale
nel mondo della trazione, come il cambio Norton, che invece
è (era) comune nelle macchine utensili, il disallineamento
tra le due ruote, per ottenere un miglior equilibrio dinamico.
> E che il motore della Vespa era il motorino d'avviamento
> degli sfortunati P108?
Questo girava in quel di Pontedera, (ed io ero là durante e subito
dopo la guerra).
ma tieni conto che il primissimo motore Vespa era un 50cc,
il che fa supporre, che "il progetto" del motore, fosse quello
del motore d'avviamento del P108.
Occorre pensare che al massimo di quei motori d'avviamento
avrebbero potuto costruirne un par di centinaia,
mentre anche il primo esemplare della Vespa è stato costruito
in qualche 'migliaio' di esemplari
Chissà se Gianni Gelato, che se ricordo bene era a Pontedera
ed era un po' più grande di me, potrebbe dire di più ?
> Per l' F104 un curioso episodio: un mio fraterno amico greco,
> pilota militare, ha contribuito,
> in un sol botto, a farne fuori tre contemporaneamente in uno
> spaventoso quanto non sanguinoso incivolo.
> Spesso, per schernirlo, lo accuso di aver distrutto
> la flotta ellenica. Ora, poveretto, guida gli ignobili Corsair...
Un aereo si "pilota", non "si guida"
Magari Maurizio Pistone può essere più esteso
sul perchè o il percome, io sono ignorante,
vado ad orecchio....
In ogni caso il "Corsair" che ha ereditato il nome di
un bellissimo aereo ad elica della seconda guerra mondiale,
(e di corea) non è malaccio,
>
> Crucimposto attivo!!!
> Stiamo finendo largamente Fuori tema, ma, Notoriamente, ormai,
> per gli aeromobili militari, quello che conta è
> "quello che c'è dentro"
E poi c'è chi sostiene che il ma è solo avversativo. (-:
> Gabrielli è il padre di quel gioiello che fu il G55
> (uno dei tre della "serie 5" Macchi 205, G55 3, Reggiane 2005
> tutti e tre aerei dalle prestazioni impressionanti)
Il primo per forza, visto il nome. (-:
Ciao.
Gian Carlo
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
magica wrote:
> Il primo per forza, visto il nome. (-:
Ah! un "personalismo esasperato"!
Allora dai un occhio qui:
http://www.museoscienza.org/AEREO/mc205.html
P.
Non soltanto... io ho fatto il corso AUC a Foligno
ed ho partecipato alla stesura del giornalino di fine
corso, il cui titolo era, per l'appunto "Mac Pi",
senza neanche il 100...
(mi chiedevo cosa significasse... :-)))))))
--
Er Roscio.
>> Gabrielli è il padre di quel gioiello che fu il G55
Gioiello?
Ma se per farlo svolazzare hanno dovuto montarci un Daimler-Benz Db 603 A.
>> (uno dei tre della "serie 5" Macchi 205, G55 3, Reggiane 2005
>> tutti e tre aerei dalle prestazioni impressionanti)
>In particolare il Re.2005!
Si, con i Fiat da 1475 hp., certo pensando che si era nel 43' facevano
proprio impressione. Il Fw 190 già di hp ne faceva 2100. E non parliamo dei
motori americani, per carità di patria.
Ciao
Echo
>
>> Ma se per farlo svolazzare hanno dovuto montarci un Daimler-Benz Db 603 A.
>A dire il vero era dotato di un DB 605.
Ai tempi di mio padre si diceva, quindi, che fosse un ferro da stiro.
Aveva un elevato carico alare?
--
Sidewinder
---------------------------------------------------------------------
When you are about to die, a wombat is better than no company at all.
-- Roger Zelazny, "Doorways in the Sand"
---------------------------------------------------------------------
>Aveva un elevato carico alare?
Eh Eh Eh!
Paparoth ha scritto nel messaggio ...
>Non so fino a che punto ci capisci di aerei...se valuti un aereo solo dalla
>potenza del motore,allora il migliore era l'Me.163 a razzo
>
>
Una volta conosciuti i principi fisici della portanza fu solo un problema di
motore, di cavalli e poi di Kg. di spinta.
Piů potenza hai, maggiore carico puoi permetterti, e ovviamente aumentano le
prestazioni.
O no?
Per adesso uno dei migliori č il Pratt & Whitney F100-PW-229, spinge a 13.180
Kg.
Cosa pensi faccia volare un aereo?
La fede?
Ciao
Echo
>sulla "serie 5",l'ho presa un po' male.
Chiedo scusa per la maleducazione sono nel caso in cui tu sia direttamente
responsabile per la loro costruzione. :-)
>Cmq spero di tenere acceso il dibattito sugli aerei italiani della II GM.
Si parla di aerei allora non di razzi.
Un qualsiasi umano con un fuoco d' artifcio nel sedere assomiglirebbe ad un
razzo, non ad un aereo.
Sono due apparecchi ben distinti.
Tralasciandi la fondamentale avionica, un aereo militare è essenzialmente un
vettore di armamento offensivo. Le sue qualità sono espresse principalmente
dal profilo alate (che crea portanza, manovravilità, che lo tiene "su"), e
dalla potenza del motore. Se il motore è potente hai bisogno di una cellula
a semigusci metallica, a tralicci, si sfascerebbe, si devono sviluppare nuone
forme e sostanza, non basta disegnarlo e costruirlo, adottando tecnologia
obsoleta perchè voli bene, in concorrenza con gli avversari, Sono qualità
direttamente proporzionali, all' aumentare dell' una devi necessariamente
accrescere l' altra. E scordarti i chiodi.
Per fare un buon apparecchio devi avere due buone ali ed un motore potente,
pistoni o a reazione non ha importanza, ma se usi i Kg. di spinta ti accorgi
che le ali (se vuoi dirigere il volo) devi piegarle a freccia, insomma
produrre un buon aereo non è così facile, al di la della tifoseria non mi
sembra che le prestazioni (lasciamo in disparte i materiali scadenti , e la
strumentazione spesso mancante) degli apparecchi italiani non siano mai stati
all' altezza dei coevi stranieri.
Pensi che si possa raggiungere un B-29 stando su di un caccia con la cabina
aperta?
Ciao
Echo che tiene acceso il dibattito in questa calda domenica.
>
>
> > Credo che le sigle abbiano poca importanza, la sostanza evedenzia
che in
> > Italia non si sapevano produrre propulsori adeguati alla bisogna.
> Vuol dire poco...La maggioranza dei Mustang montava motori inglesi,con
> prestazioni superiori a quelli con motore americano.I caccia italiani
> avevano uno dei migliori propulsori in linea della II GM,sebbene non
di
> produzione nazionale.
Ecco, hai toccato un punto dolente... in realta' il motore installato
sui caccia della serie 5 era di produzione nazionale (Fiat RA 1050),
sebbene prodotto su licenza Daimler Benz... orbene, a parità di
progetto, i motori "nostrani" avevano parecchi cavalli in meno di
quelli tedeschi, a dimostrazione, ancora di piu', della pochezza
della nostra industria motoristica.
Comunque, anche se con questa limitazione, i caccia della serie 5,
si rivelarono buoni velivoli, in grado di combattere alla pari con
Spitfire, Mustang, Thunderbolt e Lightning. Il problema era che,
a quello stadio della guerra, gli Alleati avevano ormai una
superiorita' numerica schiacciante.
Per introdurmi nel dibattito, penso che un buon motore (e con "buono"
non intendo solo potente, ma anche affidabile) non sia tutto in un
aereo, ma sia un punto di partenza fondamentale. Senza un buon
motore (se in linea o radiale non importa, americani e giapponesi
costruirono splendidi caccia con motore radiale) costruire un caccia
o comunque un aeroplano da combattimento di buone prestazioni e'
un'impresa impervia.
Ciao
Antonio
--
"Manco' la fortuna, non il valore"
El Alamein, 1-7-1942