Franco Fochi, autore di "L'italiano facile" Feltrinelli, 1964, scriveva:
"Consideriamo i verbi servili anche in unione con un pronome personale di
forma atona o con una delle particelle ci, vi ne. Quando il verbo servile
ha dopo di sé la preposizione (di oppure a), mettere il pronome o la
particella in principio sta male. "L'ho finito di leggere", "Li ho
cominciati a travasare", "Ne ho continuato a trovare", ecc. dispiacciono
già nel parlato familiare, che pure va, in questo, ben oltre il verbo
servile, dicendo ad esempio: "Mi vado a vestire", "Vienci a chiamare
presto", "Starle a guardare", "N'ero andato a prendere quattro", ecc. Sarà
quindi molto meglio dire: "Ho finito di leggerlo", "Ho cominciato a
travasarli", "Ho continuato a trovarne", e così naturalmente "Vado a
vestirmi", "Vieni a chiamarci presto", "Stare a guardarle", ecc. Senza
preposizione, invece, va bene l'uno e l'altro modo: "Poter sopportarlo" o
"Poterlo sopportare", "Vorrei vederne gli effetti" o "Ne vorrei vedere gli
effetti" "Non ha saputo ingraziarselo" o " Non se l'è saputo ingraziare: >
Ciao. Lalla
Sergio <sergio....@tin.it> wrote in message
blh7rsodbop54dgk0...@4ax.com...
> On Mon, 04 Sep 2000 15:17:23 GMT, ruta...@telcel.net.ve (Mariuccia Ruta)
> wrote:
>
> >On Mon, 04 Sep 2000 13:28:36 +0200, Sergio <sergio....@tin.it>
> >wrote:
> >
> >>[...]
> >>Secondo me la prima forma e' sempre imperativa. La seconda puo' anche
> >>esserla, ma esortativa.
> > ^^^^^^^
> >Io avrei scritto "esserlo", neutro, quindi maschile. Sbaglio?
>
> Mariuccia, quando ho scritto questa frase, stavo per scrivere "esserlo".
> Poi mi sono detto: se voglio ripetermi dovrei scrivere "La seconda puo'
> anche essere imperativa, ma esortativa" ed ho scritto "esserla". Pero'
> continuava e continua a suonarmi "falsa". E non riesco a capire il
perche',
> la concordanza mi sembra corretta, il suono no.
>
> Ciao.
> Sergio.
Cito sempre Franco Fochi, e sempre da "L'italiano facile":
QUOTE
Le particelle pronominali sono "piccole parti" del discorso, o parolette,
che spesso compiono l'ufficio di pronomi personali, ma che non son tali
propriamente.
"Che non son tali": avrei potuto dire "che non lo sono". Ed ecco così un
primo esempio di queste particelle: lo, che (si faccia ben attenzione) è
invariabile, e non variabile come in un certo uso dialettale. Dovremo dire:
"Giuliana si crede un'aquila, ma non lo è", "Sicuri di sé non potevano
esserlo". Sarebbe sbagliato dire: "Giuliana si crede un'aquila, ma non la è"
e "Sicuri di sé non potevano esserli" (e quasi, proprio, per evitare la
confusione con quest'uso dialettale, la lingua, qui, rifiuta l'apostrofo,
dicendo appunto, per esempio, lo è e non l'è). Questo lo, insomma, è
propriamente un neutro, espresso dal maschile invariabile solo perché il
neutro grammaticale, in italiano, non c'è. Quanto alla sua legittimità, oggi
è fuori di dubbio; un tempo, invece, era considerato scorretto, e si
raccomandava di sostituirlo con tale (v. appunto l'esempio da cui siamo
partiti) o di tacerlo affatto. S'è poi capito che lo, nella sua brevità,
spesso esprime il pensiero con più chiarezza ed efficacia. Tuttavia ci sono
casi in cui non suona molto bene e riesce piuttosto d'ingombro; per esempio,
alla domanda "Saranno 5 giorni?", io posso rispondere: "Lo saranno"; ma il
semplice "Saranno" sta meglio.
UNQUOTE
Trovo il Fochi da sempre tra i migliori. Ciao. Lalla