--
lu.
Ultima Badessa Di Passaggio
_Voi siete L'Eccelsa.
Voi che passate, voi siete l' Eccelsa.
E passate cosě, per vie terrene!
Chi osa? Chi vi prende? Chi vi tiene?_
Gabriele d'Annunzio
> Sono stata ripresa per aver usato il plurale * fondamenta * parlando di un
> palazzo antico, anziché fondamenti.
Forse anziché "fondazioni"?
Fondazioni è termine tecnico per:
"2 pl. strutture in muratura, calcestruzzo o cemento armato, affondate
nel terreno per sostenere il peso dell'edificio sovrastante".
Il lemma "fondamenta", sul Garzanti, non viene neppure riportato.
P.
--
Il laminatoio meccanico geometrico inesorabile del fuoco di mitragliatrice.
"Paolo Bonardi dalla Dinamica Modernita' e Futurista"
<p140N...@newsfeeds.com> ha scritto nel messaggio
news:bqphdm$243c8l$1...@ID-27084.news.uni-berlin.de...
> "luciana" <luci...@tiscali.it> wrote:
>
> > Sono stata ripresa per aver usato il plurale * fondamenta * parlando di
un
> > palazzo antico, anziché fondamenti.
>
> Forse anziché "fondazioni"?
> Fondazioni è termine tecnico per:
> "2 pl. strutture in muratura, calcestruzzo o cemento armato, affondate
> nel terreno per sostenere il peso dell'edificio sovrastante".
>
> Il lemma "fondamenta", sul Garzanti, non viene neppure riportato.
Il De Mauro dice:
Fondamento:
1a spec. al pl., struttura muraria su cui poggia un edificio e che ne
trasmette al suolo il carico totale assicurandone la stabilità; fondazione:
gettare, porre le fondamenta di un palazzo, di una casa.
--
lu.
Ultima Badessa Di Passaggio
_Voi siete L'Eccelsa.
Voi che passate, voi siete l' Eccelsa.
E passate così, per vie terrene!
Io ho sempre detto "fondamenta" per una casa (oltre che per certe strade
di Venezia), "fondamenti" per la geometria e altre materie (i
"Grundlagen der Geometrie" di Hilbert erano il mio pallino quando avevo
16 anni), e "fondazioni" per le banche e altri enti di varia natura
(come in "Fondazione ed Impero" :-) )
--
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nos...@ifctr.mi.cnr.it is a newsreading account used by more persons to
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Users can disclose their e-mail address in the article if they wish so.
"Giovanni Drogo Seldon" <dr...@rn.bastiani.tt> ha scritto nel messaggio
news:Pine.OSF.4.30.03120...@poseidon.mi.iasf.cnr.it...
> On Fri, 5 Dec 2003, Paolo Bonardi dalla Dinamica Modernita' e Futurista
wrote:
> > "luciana" <luci...@tiscali.it> wrote:
> >
> > > Sono stata ripresa per aver usato il plurale * fondamenta * parlando
di un
> > > palazzo antico, anziché fondamenti.
> >
> > Forse anziché "fondazioni"?
>
> Io ho sempre detto "fondamenta" per una casa (oltre che per certe strade
> di Venezia), "fondamenti" per la geometria e altre materie (i
> "Grundlagen der Geometrie" di Hilbert erano il mio pallino quando avevo
> 16 anni), e "fondazioni" per le banche e altri enti di varia natura
> (come in "Fondazione ed Impero" :-) )
Anch'io.
Ma sono stata ripresa perché pare si dica * ho esaminato le FONDAZIONI di un
edificio* anziché * ho esaminato le FONDAMENTA di un edificio*.
Quando si è tosti...si è tosti!
--
lu.
Ultima Badessa Di Passaggio
_Voi siete L'Eccelsa.
Voi che passate, voi siete l' Eccelsa.
E passate così, per vie terrene!
Se non eri ad un simposio d'architetti, d'ingegneri o di geometri,
facevi bene a mandare a remengo.
--
Bye, Ghost of Lem Novantotto
E' in corso la votazione per creare it.comp.software.divx
Chi volesse partecipare, risponda al relativo articolo comparso su
it.news.votazioni, seguendone le istruzioni.
> Il lemma "fondamenta", sul Garzanti, non viene neppure riportato.
Tu scherzi.
s. m. [pl. m. fondamenti, in senso fig.; pl. f. fondamenta, in senso
proprio]
Ciao
Ale
"Fondamenta" è corretto.
Ciao
Ale
--
Namárië Valinor
> > Il lemma "fondamenta", sul Garzanti, non viene neppure riportato.
>
> Tu scherzi.
Ah, giŕ. Cercai "fondamenta" e invece dovevo cercare "fondamento".
Singolare, perň. Le fondamenta sono cristallizzate nella forma plurale
(un po' come le mura); perché non inserire direttamente il lemma
plurale, dato che il singolare "fondamento" non č il singolare delle
fondamenta? Strana cosa.
E infatti vado su "mura" e trovo "mura". Ma che viende definito come
"singolare femminile". UhmŽ
http://www.garzantilinguistica.it/digita/parola.html?cerca=1&sinonimi=0&p
arola=mura
"Alessandro "Tagt The Spellcaster" Valli" <m...@privacy.net> ha scritto nel
messaggio news:bqpn3j$247e9f$2...@ID-100443.news.uni-berlin.de...
> "luciana" <luci...@tiscali.it> ha scritto nel messaggio
> news:bqph4c$8ad$1...@lacerta.tiscalinet.it...
> > Sono stata ripresa per aver usato il plurale * fondamenta * parlando di
> un
> > palazzo antico, anziché fondamenti.
> > A me sembra di non aver sbagliato.
> > Che ne dite?
>
> "Fondamenta" č corretto.
> Ciao
> Ale
Ale.
Lo sapevo.
Un bacio.
>pare si dica * ho esaminato le FONDAZIONI di un
>edificio* anziché * ho esaminato le FONDAMENTA di un edificio*.
Un ingegnere civile lo direbbe,
Ciao.
Gian Carlo
Non so di preciso se nel gergo *tecnico* della costruzione, a livello di
ingegneri e capomastri, si dica "fondazioni" esclusivamente, ma essendo
appassionato d'arte, posso confermare che in testi di architettura si trova
spessissimo "fondamenta", lo usano tutti i maggiori critici e storici
d'arte.
Saluti,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
[it, en, ru, es, (fr, pt, la, zh, ar)]
> On Fri, 5 Dec 2003, Paolo Bonardi dalla Dinamica Modernita' e Futurista wrote:
> > "luciana" <luci...@tiscali.it> wrote:
> >
> > > Sono stata ripresa per aver usato il plurale * fondamenta * parlando di
> > > un
> > > palazzo antico, anziché fondamenti.
> >
> > Forse anziché "fondazioni"?
>
> Io ho sempre detto "fondamenta" per una casa (oltre che per certe strade
> di Venezia), "fondamenti" per la geometria e altre materie (i
> "Grundlagen der Geometrie" di Hilbert erano il mio pallino quando avevo
> 16 anni), e "fondazioni" per le banche e altri enti di varia natura
> (come in "Fondazione ed Impero" :-) )
Attento alcune strade di Venezia si chiamano "Fondamenta", ma è
singolare; il plurale è "Fondamente", come risulta dai cartelli
dipinti sulle case.
Fondamenta della Misericordia
Fondamente Nove
Che poi molti usino "fondamenta" al plurale è, credo, dovuto
all'influsso della parola "fondamento-fondamenti-fondamenta"
di cui si discute nel thread.
Ciao
Enrico
> Ah, già. Cercai "fondamenta" e invece dovevo cercare "fondamento".
> Singolare, però. Le fondamenta sono cristallizzate nella forma plurale
> (un po' come le mura); perché non inserire direttamente il lemma
> plurale, dato che il singolare "fondamento" non è il singolare delle
> fondamenta? Strana cosa.
Come no? Lo e', invece, cosi' come "braccia" e' il plurale di "braccio"
(che pero' fa anche "bracci", a seconda del significato), "ossa" lo e'
di "osso" (ma anche "ossi"), "mura" di "muro" (ma anche "muri"), ecc.
> E infatti vado su "mura" e trovo "mura". Ma che viende definito come
> "singolare femminile". Uhm®
Beh, anzitutto se cerchi "muro" trovi sia il plurale "muri" che quello
"mura", cosi' come deve essere.
Quanto a "mura" come forma autonoma l'indicazione "s.f." non significa
"singolare femminile", ma "sostantivo femminile", e leggendo bene la
pagina di cui tu hai riportato il link si trovano le definizioni:
1) s. f. (mar.) cavo che serve a tirare e fissare verso prora l'angolo
inferiore della vela dal lato di sopravvento.
2) s. f. (pop.) muro.
Non conoscevo questi due usi. Il primo riguarda il lessico marinaro, il
secondo e' invece un termine popolare, di non so quale zona dell'Italia.
Ciao!
--
Vince
> luciana
>> Sono stata ripresa per aver usato il plurale * fondamenta
>> * parlando di
> un
>> palazzo antico, anziché fondamenti.
>
> Non so di preciso se nel gergo *tecnico* della
> costruzione, a livello di
> ingegneri e capomastri, si dica "fondazioni"
> esclusivamente, ma essendo appassionato d'arte, posso
> confermare che in testi di architettura si trova
> spessissimo "fondamenta", lo usano tutti i maggiori
> critici e storici d'arte.
> Saluti,
> Nicola
Sarebbe meglio evitare di accostare architetti ed
ingegneri, non siamo più nell'epoca di Vitruvio.
--
oggi no, domani sì
Ecco, questa riflessione mi intristisce.
Correva l'autunno del 2001 quando assistetti ad una interessantissima
mostra su "ingegneri ed architetti a Bologna nell'Ottocento" che, tra le
altre cose, mi ha convinto di come i due concetti non dovrebbero
*necessariamente* essere separati. Tant'è che la Galleria Vittorio Emanuele
a Milano, pregevole opera architettonica, è stata progettata da un
*ingegnere*, un certo Giuseppe Mengoni, nato sulle colline imolesi. E fino a
non troppo tempo fa, era abbastanza comune che una figura del genere
esistesse e fosse libera di unire rigore tecnico a estro creativo.
Purtroppo, al giorno d'oggi, si tende all'estrema specializzazione, al
punto che, in America, so che in una ditta gli ingegneri elettronici sono
pagati per fare certi lavori esclusivamente, e se si fulmina una lampadina
devono chiamare l'elettricista perché da soli non sono in grado di
cambiarla. O tempora, o mores!
Ma stiamo andando fuori tema, e quindi mi fermo qui.
> 1) s. f. (mar.) cavo che serve a tirare e fissare verso prora l'angolo
> inferiore della vela dal lato di sopravvento.
> Non conoscevo questi due usi. Il primo riguarda il lessico marinaro,
E' importantissimo, fra l'altro, perché in mare la barca (a vela) con mura a
dritta (o, se si preferisce, vele a sinistra) ha la precedenza.
Intanto che siamo in mare, vorrei sottolineare che la malsana abitudine di
chiamare "babordo" e "tribordo" il lato sinistro e quello destro di
un'imbarcazione è un'assurdità. In marineria, il lato di destra è la dritta;
quello di sinistra è la sinistra; non ho mai sentito nessuno (e ho praticato
vela per decenni) chiamarli "babordo" e "tribordo".
Se potete, quindi, evitateli.
(E non chiamate "corda" una cima, grazie. ;-)
> non ho mai sentito nessuno (e ho praticato
> vela per decenni) chiamarli "babordo" e "tribordo".
E' vero. Sono termini importati dal francese, che in italiano appartengono
solo gergo marinaresco dei... doppiatori.
Max
Mi chiedo chi ha inventato i termini italiani e da dove li
ha presi, tenuto conto che nei secoli passati i marinai
parlavano ciascuno nella sua lingua locale.
Ossia, si diceva "cima", "drizza", "scotta", in genovese,
pisano, amalfitano, veneziano?
Anche Pierluigi Nervi era ingegnere, di quelli d'allora.
Da quel che ho visto pare che anche Ingegneria stia
diventando un corso "facile".
Mah.
> Mi chiedo chi ha inventato i termini italiani e da dove li
> ha presi, tenuto conto che nei secoli passati i marinai
> parlavano ciascuno nella sua lingua locale.
> Ossia, si diceva "cima", "drizza", "scotta", in genovese,
> pisano, amalfitano, veneziano?
Non ne ho idea... so solo che alcuni termini della vela moderna (winch,
cunningham, spinnaker) vengono paro paro dall'inglese (e in inglese restano
;-).
Per altri si puň provare sul Garzanti online.
Vediamo:
terzarolo
Deriv. di terzo
scuffiare
Comp. di s- e cuffia
(personalmente, non ci credo)
battagliola
Deriv. di battaglia, perché nelle antiche navi era il punto dove si lottava
corpo a corpo in caso di abbordaggio
randa
Dal gotico randa 'orlo'
Niente, ci sono un po' di etimologie (delle parole presenti nel dizionario),
ma nessun suggerimento sulla lingua (dialetto?) da cui sono passati in
italiano. Propendo per il genovese, ma non so perché.
Ciao
Ale
> > Sarebbe meglio evitare di accostare architetti ed
> > ingegneri, non siamo piů nell'epoca di Vitruvio.
>
> altre cose, mi ha convinto di come i due concetti non dovrebbero
> *necessariamente* essere separati.
Pero' un mio amico piu' anziano di me, ingegnere chimico (ora
insegnante), laureato al Politecnico nei tardi '60, raccontava di come
quando abitasse alla Casa dello Studente "architetto" fosse una specie
di insulto per gli studenti di ingegneria.
D'altra parte risalendo agli inizi del secolo, e' celebre la frase che
il matematico David Hilbert disse quando fu mandato a sostituire Felix
Klein ammalato a una riunione di una qualche Ingenieurverein : "mi e'
stato detto di parlare contro l'opinione che tra scienziati e ingegneri
ci sia della ruggine : cio' e' assolutamente falso, infatti non hanno
nulla a che fare gli uni con gli altri".
> Non ne ho idea... so solo che alcuni termini della vela moderna (winch,
> cunningham, spinnaker) vengono paro paro dall'inglese (e in inglese restano
alcuni glie li abbiamo prestati noi, come il genoa...
>> Mi chiedo chi ha inventato i termini italiani e da dove
>> li ha presi, tenuto conto che nei secoli passati i
>> marinai parlavano ciascuno nella sua lingua locale.
>> Ossia, si diceva "cima", "drizza", "scotta", in genovese,
>> pisano, amalfitano, veneziano?
>
> Non ne ho idea... so solo che alcuni termini della vela
> moderna (winch, cunningham, spinnaker) vengono paro paro
> dall'inglese (e in inglese restano
> ;-).
[...]
> Niente, ci sono un po' di etimologie (delle parole
> presenti nel dizionario), ma nessun suggerimento sulla
> lingua (dialetto?) da cui sono passati in italiano.
> Propendo per il genovese, ma non so perché.
> Ciao
> Ale
Mi dispiace che non ci sia risposta alla mia domanda, ci
sono questioni interessanti.
Per esempio quando la marina sabauda (che parlava
"genovese", credo) e quella ex borbonica ("napoletana") si
fusero in seguito all'unificazione, che problemi
terminologici sorsero?
Ho letto anche che nella marina absburgica in sostanza si
parlava veneto, almeno fra i bassi gradi, visto che erano
quasi tutti dalmati.
Forse si dovrebbe cercare in vecchi vocabolari locali,
piccoli musei marinari, mah...