Anette Stegmann wrote:
>
> Scusatemi, non so bene scrivere italiano. Ma, vorrei sapere: É
> vero, che si puo dire "vo" per "vado"? É essatamente lo stesso?
Si`, e` vero, ed e` esattamente lo stesso. La forma "vo" e` usata
praticamente solo in toscana. Se dici "vo" in altre regioni, e` strano,
ma perfettamente comprensibile.
Tschüss!
--
Franco
Wovon man nicht sprechen kann, darüber muß man schweigen.
(L. Wittgenstein)
>Scusatemi, non so bene scrivere italiano. Ma, vorrei sapere: É
>vero, che si puo dire "vo" per "vado"? É essatamente lo stesso?
È una forma tipicamente toscana e antiquata. Non viene più usata
nell'italiano standard contemporaneo.
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mauriziopistone.it
mailto:pis...@mclink.it
strenua nos exercet inertia Hor.
> È una forma tipicamente toscana e antiquata. Non viene più usata
> nell'italiano standard contemporaneo.
O meglio, non viene piu' usata nell'italiano standard contemporaneo parlato
da Maurizio Pistone.
Leggo sul Devoto Oli:
andare v. intr. (difettivo e associato a vado;
pres. vado o vo`, vai, va, andiamo, andate, vanno; ...
cfr. anche 'fo' e 'faccio'.
Sempre la stessa fonte:
fare v. tr., intr. e rifl. Coniugazione: pres. ind. fo`
(radd. sint.) o faccio, fai, fa (radd. sint.; arc. e
poet. face), facciamo, fate, fanno....
Salvo che per 'face' al posto di 'fa' non leggo da nessuna ne' "tipicamente
toscano" ne' "antiquato".
ciao, marco
--
Marco Cacchiani e-mail:ma...@sirius.pisa.it
Public pgp key: http://www.sirius.pisa.it/marco/pgp_public_key.asc
Sirius Servizi Informatici e-mail: in...@sirius.pisa.it
Parco Teatro Pasolini, 1 Phone: +39 (50) 865120
I-56019 - Vecchiano Fax: +39 (50) 860260
(Pisa - ITALIA) http://www.sirius.pisa.it/
"Anette Stegmann" <anette_s...@gmx.de> ha scritto nel messaggio
news:Xns9088BC17E72FV...@news.t-online.de...
> Scusatemi, non so bene scrivere italiano. Ma, vorrei sapere: É
> vero, che si puo dire "vo" per "vado"? É essatamente lo stesso?
Un po' antiquato, ma lo puoi usare.
Vedi:
... Me ne vo... - E si mise a sedere lui pure, col cappello in testa.
Tacquero tutti, ciascuno sbirciando sottecchi il compagno, don Ninì ...
G.Verga, Mastro Don Gesualdo
padre Giuseppe Maria, o me ne vo in paradiso, o prometto di cambiar vita e
fo voto di darmi a Dio. - Va bene, va bene.
G.Verga, Papa Sisto
Verso Milano non vo di certo; dunque vo verso l'Adda. Cammina, cammina, o
presto o tardi ci arriverò.
A. Manzoni, I Promessi Sposi
per la quale vo in fil di morte; ma la Pisana mi risuscita e mi mena secolei
in Friuli. Divento marito, organista e castaldo.
I.Nievo, Le confessioni di un italiano
Ora vo di là.» Il signor Tognino prese uno dei lumi, e girata la chiavetta
nella toppa, ..
E.De Marchi, Arabella
Ciao.
--
lu.
*From Dreamland - A stranger hither;
Dal Paese del Sogno - Straniera qui.*
G. D'Annunzio, Il Piacere
http://web.tiscalinet.it/LucianaGrazioli
Marco Cacchiani wrote:
>
> Leggo sul Devoto Oli:
>
> andare v. intr. (difettivo e associato a vado;
> pres. vado o vo`, vai, va, andiamo, andate, vanno; ...
vo con l'accento?
Ciao
> O meglio, non viene piu' usata nell'italiano standard contemporaneo
parlato
> da Maurizio Pistone.
E da Nicola Nobili, tranne nell'espressione "men vo", che uso ancora
sovente perché mi piace come suona.
> Salvo che per 'face' al posto di 'fa' non leggo da nessuna ne'
"tipicamente
> toscano" ne' "antiquato".
Bah, aprire un dizionario e trarre conclusioni soltanto sulla base di
alcune abbreviazioni tra parentesi o della loro mancanza mi sembra alquanto
superficiale, a maggior ragione considerando che i dizionarî, per
definizione, non descrivono la lingua di oggi, ma quella di qualche tempo
fa. Di certo "fo" e "vo" SONO forme toscane, che ci piaccia o meno, che sia
riportato sul dizionario o meno. Prova a usarle da qualche altra parte... Un
mio collega fiorentino, in ufficio, usa "fo" soltanto quando vuole scherzare
sulle sue origini toscane, altrimenti se ne guarda bene, perché sa che
susciterebbe l'ilarità generale.
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
> > pres. vado o vo`, vai, va, andiamo, andate, vanno; ...
> vo con l'accento?
vo`, con l'accento grave, per segnalare che la "o" e` aperta e non chiusa.
Ovviamente nella grafia ordinaria l'accento non viene usato.
Vorrei rispondere anche a Nicola Nobili a proposito di:
> Bah, aprire un dizionario e trarre conclusioni soltanto sulla base di
> alcune abbreviazioni tra parentesi o della loro mancanza mi sembra
alquanto
> superficiale,
Sara` ma se un dizionario deve servire a qualcosa spero che in primo luogo
serva a distinguere che cosa e` italiano e che cosa no.
E per come la vedo io un dizionario e` un testo scientifico e come tale
andrebbe utilizzato. Tanto per intenderci, sempre sul Devoto Oli (per
continuare a fare i confronti in modo omogeneo) leggo p. es.:
spengere v. tr. Var. tosc. o lett. di spegnere.
Qui la matrice regionale del termine viene specificata e da questo deduco
che "spengere" e` toscano e *non* italiano (e percio`, quando nel mio
parlato quotidiano dico 'spengere', so di farlo a mio rischio e pericolo).
> Di certo "fo" e "vo" SONO forme toscane, che ci piaccia o meno, che sia
> riportato sul dizionario o meno. Prova a usarle da qualche altra parte
[...]susciterebbe l'ilarità generale.
Certo, "fo" e "vo" sono forme toscane, come del resto la maggior parte degli
elementi lessicali e sintattici della lingua italiana (basta andare
abbastanza indietro nel tempo). Da questo a bollarle come desuete, inutili e
ridicole, pero`, direi che ne corre un bel po'.
In base allo stesso principio si puo` fare tranquillamente a meno dei
congiuntivi: a chi servono se tanto l'indicativo puo` essere (e di fatto da
molti parlanti _viene_) utilizzato con piena efficacia in sostituzione di
queste stravaganti forme verbali? E perche' rischiare di suscitare
l'ilarita` di chi ormai li ha abbandonati da tempo?
Personalmente dico "faccio" e non "fo", "vado" e non "vo", ma uso i
congiuntivi e dico "costi`". E mi preoccupo parecchio quando qualcuno cerca
di convincermi che appiattire la lingua, impoverendola di elementi
espressivi importanti, per quanto di uso infrequente, sia un bene.
ciao, marco.
Per quanto tu sí pisese, e io nato 'n sur pontino,
e c'ha ragione!, te l'appoggio!
Ma devi capilli, io che le lingue del profondo nord
l'ho dovute imparalle, ci riesco anche, su su, fa' no sforzo
anche se ti verrebbe di spedirgli una copia del
Borzacchini Universale...
--
_______ _______
(-_-<_ \ / _>-_-)
-_-<_ \ / _>-_-
GioVanni- Caluri
Warning:
CSELT.it will be replaced by TILAB.com
Giovann...@TILAB.SFILAMI.COM
http://www.pegacity.it/parco/abita/280/index.htm
SFILARE .SFILAMI che e` li per gli spammers
Interessante. A Empoli dire "faccio" e "vado" significa attirarsi sguardi
incuriositi. Un po' come se uno dice "adesso" o "papà" (anche se mi dicono
che quest'ultima forma sta imponendosi presso i bambini... potere della TV!)
Ho notato che in Toscana occidentale (PI, LI, LU) "faccio" e "vado" sono
molto più comuni nel parlare che nel resto della Toscana. Quale forma usate
nel vernacolo?
Non sarebbe del resto l'unica differenza lessicale tra Toscana occidentale e
orientale... vedi "bimbo" vs "bambino".
ma uso i
> congiuntivi e dico "costi`". E mi preoccupo parecchio quando qualcuno
cerca
> di convincermi che appiattire la lingua, impoverendola di elementi
> espressivi importanti, per quanto di uso infrequente, sia un bene.
D'accordo. Io uso "faccio" e "vado" solo in occasioni formali o quando
scrivo (in italiano, non in vernacolo!).
Ciao,
Paolo
Un plauso per chi scrive l'indirizzo secondo le norme ISO:
I-xxxxx
All'estero è praticamente la norma.
Ma non è una ripetizione usare ITALIA dopo?
Io avrei scritto:
Sirius Servizi Informatici
Parco Teatro Pasolini 1
I-56019 - Vecchiano - PI
...eliminando anche la virgola tra la strada/piazza e il numero civico.
Voi che ne pensate?
Ciao,
Paolo
> Sara` ma se un dizionario deve servire a qualcosa spero che in primo luogo
> serva a distinguere che cosa e` italiano e che cosa no.
No, questa è un'idea approssimativa. A parte che "l'italiano", in quanto
tale, non esiste, non è mai esistito e mai esisterà, si tratta di una serie
di astrazioni statistiche. A parte che il dizionario dovrebbe distinguere
accuratamente l'italiano delle varie epoche e regioni, evitando di mescolare
i significati e le accezioni, ma questo, di fatto, non succede quasi mai,
anche per l'indubbia difficoltà dell'operazione.
A parte questo, vorrei fare presente che un grandissimo numero di parole
italiane non sono "italiane", in origine, ma noi le usiamo regolarmente
senza accorgercene.
> E per come la vedo io un dizionario e` un testo scientifico e come tale
> andrebbe utilizzato.
Il dizionario è un testo di una scienza inesatta, oltre al fatto che tu
dice "IL" dizionario, ma a tutti gli effetti hai usato "UN" dizionario.
Prendi tre o quattro dizionarî tra i piú quotati, se ti vuoi divertire, e
cerca le definizioni di uno stesso lemma di uso comune, quotidiano. Forse
comincerai a rivedere la tua posizione "scientifica". Al proposito scrissi
un messaggione su ICL qualche mese fa, se vuoi te lo recapito.
> spengere v. tr. Var. tosc. o lett. di spegnere.
>
> Qui la matrice regionale del termine viene specificata e da questo deduco
> che "spengere" e` toscano e *non* italiano
Se il dizionario lo segnala, c'è ragione di crederlo. Se non lo segnala,
l'unica cosa che possiamo dire con certezza è che non lo segnala, l'assenza
di prova, in questi àmbiti, non è prova assoluta.
> Certo, "fo" e "vo" sono forme toscane, come del resto la maggior parte
degli
> elementi lessicali e sintattici della lingua italiana (basta andare
> abbastanza indietro nel tempo). Da questo a bollarle come desuete, inutili
e
> ridicole, pero`, direi che ne corre un bel po'.
Non ho usato nessuno di questi tre aggettivi. Anzi, se leggi i miei
messaggi, vedrai che io per primo faccio abbondante uso di forme "desuete",
talvolta "inutili" e, se sono di buon umore, anche alcune "ridicole".
Ora, se l'uso di un termine è ridotto ad una sola regione, è evidente
che, a prescindere da tutto quanto, non lo puoi usare senza sembrare
"strano" in ogni altro contesto. Questo è un dato di fatto. Se una forma
verbale ("vo") non si trova mai nella carta stampata e nella letteratura
dell'ultimo mezzo secolo, non è un termine corrente, almeno a livello
nazionale.
Un metodo MOLTO migliore di imparare L'USO (che non è IL SIGNIFICATO) di
una parola è usare i concordancers, o, per dirla in soldoni, ricercare
quella parola in un corpus sufficientemente esteso e studiarne i contesti.
Fa' qualcosa del genere, poi vieni a dire che "vo" è un termine "italiano e
contemporaneo"!
> In base allo stesso principio si puo` fare tranquillamente a meno dei
> congiuntivi:
Non generalizzare: non ho mai invitato nessuno a parlar male. Ma prendi
un qualunque testo scritto in italiano negli ultimi cinquanta anni. Conta
quante volte si usa il congiuntivo al posto dell'indicativo, e poi quante
volte si usa "vo" al posto di "vado". Poi ne riparliamo.
> E perche' rischiare di suscitare
> l'ilarita` di chi ormai li ha abbandonati da tempo?
Prova pratica: io uso il congiuntivo, e mai nessuno ha riso per questa
ragione. Però se dico "vo" o "fo", tantissima gente da queste parti ne
sarebbe divertita. Ennesima prova. Che vale molto di piú di una
superficialissima analisi (o meglio, "sbirciatina") di un dizionario.
> Non sarebbe del resto l'unica differenza lessicale tra Toscana occidentale
e
> orientale... vedi "bimbo" vs "bambino".
Interessante. Io uso entrambi, e mi sembra che sia non solo "meglio", ma
anche maggiormente espressivo poter alternare le due forme: "bambino" piú
tacnica, "bimbo" piú affettuosa. Allo stesso modo alterno "adesso" e "ora"
(con una prevalenza del primo, a dire il vero), etc. Non uso "babbo", questo
è vero. Strano, invece, che si usi molto in Romagna, che non solo è quanto
di piú distante dalla Toscana si possa immaginare, ma è persino tanto vicina
a me... boh!
> Voi che ne pensate?
Penso che queste norme siano utili nella corrispondenza internazionale,
onde decifrare gli indirizzi con uniformità e con maggiore facilità. Tant'è
che negli uffici che hanno rapporti frequenti coll'estero è la norma (anche
nel mio si fa cosí, e pensare che sono l'unico che non parli soltanto
l'italiano).
Scrivendo all'interno dell'Italia, non occorre, anzi, è piú "facile"
seguire le norme consuete. Comunque, vorrei dire che è sempre meglio
abbondare piuttosto che scarseggiare, come insegnava il mio manuale di
corrispondenza commerciale in lingua inglese. Nel dubbio, meglio mettere una
ripetizione in fondo, che tanto non danneggia niente e nessuno. Peraltro, se
l'indirizzo è scritto a mano, una singola iniziale, se scritta con grafia
non impeccabile, si può confondere.
> Sirius Servizi Informatici
> Parco Teatro Pasolini 1
> I-56019 - Vecchiano - PI
>
> ...eliminando anche la virgola tra la strada/piazza e il numero civico.
Beh, mi sembra del tutto irrilevante, ma dovendo scegliere, preferisco,
almeno in certi casi, la virgola. Penso ai nomi di strade tipo "Via 21
aprile 1945, 7", dove la virgola è utilissima perché separa visivamente ed
inequivocabilmente la fine del nome della strada dal numero civico. Non a
caso i moduli da compilare "a caselline" prevedono spazî diversi per via e
numero. È sempre meglio scrivere qualcosa di superfluo piuttosto che
risultare ambigui o costringere il postino a fare uno sforzo (anche perché,
almeno qui da noi, il postino non ha affatto voglia di sforzarsi, se non
capisce cestina tutto...).
Potresti spiegarti meglio?
Grazie
Frank
> Ho notato che in Toscana occidentale (PI, LI, LU) "faccio" e "vado" sono
> molto più comuni nel parlare che nel resto della Toscana. Quale forma
usate
> nel vernacolo?
Abito a pisa, ma sono aretino. Ad Arezzo si dice faccio e vado (in compenso
'andato' si dice 'vito'), a Pisa .... onestamente non ci ho mai fatto caso.
Te lo sapro` dire.
ciao, marco
Perché, mi sono spiegato male?
Scherzi a parte, rispondere dettagliatamente alla tua richiesta
significherebbe aprire una lunghissima disquisizione di natura anche
talvolta filosofica sulle accezioni dei termini tecnici adoperati in
linguistica.
Cercherò di "cavarmela a buon mercato". Diciamo che un dizionario
riporta, normalmente, il "significato" di un termine. Ovvero, fornisce una
definizione, auspicabilmente breve ma esauriente e priva di ambiguità, che
identifica il referente di una data parola ("referente" è un altro termine
tecnico, devo spiegarlo?).
Il dizionario, salvo alcuni esemplari moderni che lo fanno comunque
soltanto fino ad un certo punto, non ti spiega però come va usata la parola
in questione. Sotto un verbo puoi trovare le forme irregolari, la pronuncia,
l'accento, ma non ti dice se tale verbo è buono per una cocktail
coll'ambasciatore o per uno scopone scientifico in una bettola. Né ti dice
se era piú diffuso una volta ma rigettato dai giovani, o se alcune categorie
di persone lo trovano offensivo, etc. Queste cose le impari col "buon
senso".
Per questa ragione, un dizionario ideale (uno che non esiste, e che
forse non esisterà mai), oltre alle informazioni di rito, dovrebbe contenere
un'ampia sezione contenente esempî, frasi, capoversi o anche brevi paragrafi
che contengono detta parola, tratti dal maggior numero di testi diversi,
delle tipologie piú disparate possibile. A quel punto avremmo una buona idea
di come adoperare tale termine.
Certe ricerche si fanno coi corpora e coi programmi appositi che li
studiano, i concordancers. Alcuni dizionarî riportano un paio di frasi REALI
per ogni lemma, come il Collins Cobuild (non a caso il dizionario si basa su
un corpus costantemente aggiornato dell'inglese contemporaneo); meglio di
niente. Il migliore di tutti, a quel che so io, è l'Oxford English
Dictionary, che per ogni lemma riporta una lunga serie di esempî per ogni
epoca in cui una data accezione del termine è attestata nei documenti in
lingua inglese. Per certe parole trovi estratti medievali e di quotidiani
degli ultimi anni, tanto per dare un'idea.
>Certo, "fo" e "vo" sono forme toscane,
Manco per idea, almeno per la prima e per Roma.
Tutti gli immigranti che vendono per strada la usano!
--
Bye
Vitt
A meno che tu non voglia intendere che nessuna lingua, in realtà, esiste, ma
ogni persona usa una lingua diversa da quella di un altro, non sono troppo
d'accordo. Oddio, ora come ora non è che l'italiano sia vivo e vegeto (è
cominciata, per il nostro amico italiano, una lunga e forse inesorabile
agonia), ma penso che, tutto sommato, tra gli anni '70 e i '90 dello scorso
secolo, l'italiano sia stato una realtà estesa su quasi tutto il territorio
nazionale - non in ogni casa, chiaramente...
Saluti.
--
Wilmer Ricciotti
wi...@bigfoot.com
Alekseij Nil' ic Kirillov
Cinquant'anni fa, prima che inventassero la televisione. Ora ha ragione
Xelloss, con poche eccezioni. Nella regione in cui abito una persona su
cinquanta sa il dialetto (e spessissimo male, e quasi nessuno lo sa
scrivere), tutti sanno l'italiano. Solo per fare un esempio.
> A meno che tu non voglia intendere che nessuna lingua, in realtà, esiste,
ma
> ogni persona usa una lingua diversa da quella di un altro,
Infatti. Si tratta di un assioma che non si può confutare, a meno che
non si voglia cancellare in toto la conoscenza linguistica degli ultimi
secoli. Le lingue, in quanto tali, NON ESISTONO. Non esistono sui libri, sui
dizionarî, nelle grammatiche. Non esistono negli evanescenti discorsi della
gente. Tutt'al piú si possono studiare delle astrazioni statistiche, la
ricorrenza di suoni, termini, strutture, etc.
A questo punto potrei aprire una lunghissima digressione sul tema:
"Allora come facciamo a capire?", cosa che aprirebbe immediatamente il
dubbio: "Ma siamo sicuri di capire? E fino a che punto?". Il discorso, per
quanto astratto, è affascinante, ma non credo sia opportuno disquisire in
questa sede di filosofia linguistica.
> Oddio, ora come ora non è che l'italiano sia vivo e vegeto
Non mi riferivo a quello, sta' tranquillo.
Alekseij Nil' ic Kirillov