Nella recente discussione circa la trascrizione di "Milosevic", "Eltsin"
etc. si sono fatte, a mio modesto avviso, alcune confusioni, la principale
delle quali e` appunto quella tra traslitterazione e trascrizione
fonetica.
La prima e` una convenzione che permette di trascrivere parole di una
lingua che usa un alfabeto, in un altro alfabeto. L'unico requisito e`
che la trascrizione sia biunivoca, cioe` che la convenzione sia fissata in
modo che vedendo una parola scritta in uno dei due alfabeti sia possibile
trascriverla nell'altro in un modo solo. In soldoni: se vedo la scritta
"hoi polloi" [scusate l'assenza di accenti per semplificarmi la vita] devo
poterlo ritrascrivere come "omicron con lo spirito aspro - iota - pi -
omicron -etc." Cioe`, la traslitterazione "vede" solo la grafia di una
parola.
Al contrario, una trascrizione fonetica ne "vede" solo la pronuncia e
trascrive quella parola, indipendentemente dalla grafia, in modo da
rendere tale pronuncia. Questo puo` avvenire in modo piu` o meno
"scientifico", da una trascrizione approssimativa che usa solo i suoni (e
le lettere) di un'altra lingua, all'uso dell'Alfabeto Fonetico
Internazionale nella sua versione estesa che permette di indicare anche
gli allofoni dei singoli fonemi, i tratti prosodici etc.
Quindi, anche se e` chiaro che nel fissare la convenzione per una
traslitterazione si cercheranno, almeno a fini mnemonici, lettere che
abbiano a che fare come suono con quelle originarie, non e` certo
questo il fine principale. E viceversa, l'alfabeto fonetico internazionale
usa caratteri alfabetici o derivati da quellio alfabetici, sempre a fini
mnemonici.
Colgo l'occasione per ricordare l'eccellente descrizione dell'IPA e di
un modo per renderlo in ASCII:
http://www.hpl.hp.com/personal/Evan_Kirshenbaum/IPA/
Salutoni,
Daniele