Non so se è off topic, ma finché non sarà creato un
it.cultura.linguistica.milanese spero mi si concederanno le attenuanti.
Comunque sia: se c'è qualcuno dalle parti di Milano, mi piacerebbe
sapere qual è la differenza tra "minga" e "no". Ad esempio, credo si
possa dire "Mi su minga stupid" ("Io non sono stupido"), ma non "Mi su
no stupid". O forse è il contrario, ma non credo che i due avverbi siano
intercambiabili a piacere. Ci sono regole a tal proposito?
Karamel
Non sono né un milanese né un esperto quindi non posso fornire una risposta
precisa (probabilmente neanche imprecisa). Mi limito a segnalare un passo di
C. Marchi :"È abbastanza diffusa l'abitudine di rafforzare o esprimere una
negazione mediante un nome che indica un oggetto di dimensione minuscola, di
valore infimo: mica (briciola, granellino) che in Lombardia diventa minga e
in Emilia brisa. I toscani usano punto". Seguono tre esempi. Se vi è, come
mi pare di capire, una reale corrispondenza fra minga e il mica italiano, la
questione forse è in effetti una sola. Saluti
Arturo
OK, io ero piů che altro interessato al rapporto tra "minga" e "no" (intesi
entrambi come sostituto o rafforzamento di "non").
A volte comunque non č necessario utilizzare una parola che indichi qualcosa di
minuscolo, prendi ad esempio: "Non č poi cosě stupido". Anche in questo caso
"poi" ha valore rafforzativo, e non significa certo "dopo".
Karamel
>> se c'è qualcuno dalle parti di Milano, mi piacerebbe sapere qual
>> è la differenza tra "minga" e "no". Ad esempio, credo si possa
>> dire "Mi su minga stupid" ("Io non sono stupido"), ma non "Mi su
>> no stupid".
[...]
> un passo di C. Marchi :"È abbastanza diffusa l'abitudine di
> rafforzare o esprimere una negazione mediante un nome che indica
> un oggetto di dimensione minuscola, di valore infimo: mica (briciola,
> granellino) che in Lombardia diventa minga e in Emilia brisa. I
> toscani usano punto". [...] Se vi è, come mi pare di capire, una
> reale corrispondenza fra minga e il mica italiano, la questione
> forse è in effetti una sola.
Aggiungo il "mia" bassobergamasco.
Tuttavia il "mia" del mio dialetto, e direi anche il "minga" (qualche
milanese mi corregga se sbaglio), non rafforzano una negazione: sono la
negazione.
Anzi nel mio dialetto il "mia" è l'unico modo per rendere negativa una
frase che non contenga pronomi o aggettivi di senso negativo: "non sono
stupido", per rifarmi all'esempio di karamel, si può dire solo "so mia
stöpet" (la "o" con la dieresi indica il suono "eu" francese).
In milanese invece mi sembra che le due forme con "minga" e con "no"
siano alternative ed equivalenti.
Gian Carlo
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Tutte cose che ho evitato di dire in quanto le conoscevo... non per nulla sono
di origine bergamasca anch'io! Tempo fa scrissi un messaggio in cui mi chiedevo
come dovrebbe essere riguardo il passaggio da "mia" a "minga". Andando da
Bergamo verso Milano, credi che ci sia un paese in cui dicono "mia" e poi nel
paese subito dopo cominciano a dire "minga", o forse che c'è un paese in cui
vengono usati indistintamente i due termini?
Karamel
>>>>se c'è qualcuno dalle parti di Milano, mi piacerebbe sapere qual
>>>>è la differenza tra "minga" e "no". Ad esempio, credo si possa
>>>>dire "Mi su minga stupid" ("Io non sono stupido"), ma non "Mi su
>>>>no stupid".
[...zippone...]
>>In milanese invece mi sembra che le due forme con "minga" e
>>con "no" siano alternative ed equivalenti.
>Tutte cose che ho evitato di dire in quanto le conoscevo... non
>per nulla sono di origine bergamasca anch'io!
Karamel, veramente io ti ho risposto che, secondo me, non c'è
differenza, in milanese , fra "minga" e "no".
>Andando da Bergamo verso Milano, credi che ci sia un paese in cui
>dicono "mia" e poi nel paese subito dopo cominciano a dire "minga",
>o forse che c'è un paese in cui vengono usati indistintamente i due
>termini?
Non credo.
Ciao.
Gian Carlo
P.S. Di dove sei esattamente, se non sono indiscreto?
> Karamel, veramente io ti ho risposto che, secondo me, non c'è
> differenza, in milanese , fra "minga" e "no".
OK, ma il punto è che mi pare che un milanese mi abbia detto che c'è differenza, nel
senso che nella maggior parte dei casi si possono usare indistintamente, ma in certi
casi si può usare solo "minga" e in altri solo "no". Ma non ricordo bene quali siano
questi casi.
> >Andando da Bergamo verso Milano, credi che ci sia un paese in cui
> >dicono "mia" e poi nel paese subito dopo cominciano a dire "minga",
> >o forse che c'è un paese in cui vengono usati indistintamente i due
> >termini?
>
> Non credo.
Non credi che ci sia un paese in cui vengono usati indistintamente i due termini o
non credi che il modo di dire cambi da un paese all'altro?
> Ciao.
>
> Gian Carlo
>
> P.S. Di dove sei esattamente, se non sono indiscreto?
Vivo a Copenaghen, in Danimarca, da quasi 20 anni, ma sono nato e cresciuto a Bergamo
città (Valtesse/Valverde).
Saluti
Karamel
Mi dispiace: come ho detto non voleva essere una risposta ma un
(modestissimo) contributo.
>A volte comunque non è necessario utilizzare una parola che indichi
qualcosa di
>minuscolo, prendi ad esempio: "Non è poi così stupido". Anche in questo
caso
>"poi" ha valore rafforzativo, e non significa certo "dopo".
Tanto meno voleva essere una regola. Era la semplice citazione di un rilievo
geo-linguistico altrui.
>Karamel
Saluti
Arturo
Arturo ha spiegato:
> Non sono né un milanese né un esperto quindi non posso fornire una risposta
> precisa (probabilmente neanche imprecisa). Mi limito a segnalare un passo di
> C. Marchi :"È abbastanza diffusa l'abitudine di rafforzare o esprimere una
> negazione mediante un nome che indica un oggetto di dimensione minuscola, di
> valore infimo: mica (briciola, granellino) che in Lombardia diventa minga e
> in Emilia brisa. I toscani usano punto". Seguono tre esempi. Se vi è, come
> mi pare di capire, una reale corrispondenza fra minga e il mica italiano, la
> questione forse è in effetti una sola. Saluti
> Arturo
Sono milanese-svizzero-ticinese (!) e concordo con Arturo:
"Minga" è "mica", rafforzativo di negazione.
Alcune frasi con le due forme: "son minga stupid"; "l'è minga giust";
"la
giacchetta l'è minga on vestìi de visita";
"mi son no de Milan" etc.
Per la grafia del milanese, controversa come tutte le grafie dei
dialetti,
faccio riferimento alle poesie di Carlo Porta ("La Ninetta del Verzée",
per
esempio) e a un interessante dizionario "Milanese-italiano" di cui,
però, non
ricordo né editore né titolo esatto.
Ciao
Paolo
Sono l'unico vegliardo che ricorda quel "carosello" dove Calindri e Volpi
(mi pare) cantavano: "dura minga, dura nooo..."?
:)
[...]
>Sono l'unico vegliardo che ricorda quel "carosello" dove Calindri e
Volpi
>(mi pare) cantavano: "dura minga, dura nooo..."?
>
>:)
Era il carosello della China Martini
Ciao, Antonio
Frankvegliardo ;o))))
> Non credi che ci sia un paese in cui vengono usati indistintamente
> i due termini o non credi che il modo di dire cambi da un paese
> all'altro?
Il modo di dire cambia certamente da un paese all'altro. Non credo che,
in uno stesso paese, gli indigeni usino "mia" e "minga"
indifferentemente.
> Sono l'unico vegliardo che ricorda quel "carosello" dove Calindri
> e Volpi (mi pare)
Erano loro.
> cantavano: "dura minga, dura nooo..."?
Oggigiorno tutto è una lusinga / düra minga, düra no. / Vive solo chi
non se la prende / e cantare sempre può: / "Fino dai tempi dei
garibaldini / China Martini, China Martini. / Niente bevande, ma nei
bicchierini / China Martini / come ai tempi d'oggidì.
> :)
Sob!
non sono milanese ma mi ricordo di una serie di scenette
prototelevisive in cui due distinti signori milanesi di inizio secolo
parlavano con scetticismo di innovazioni quali il telefono o simili,
uno terminando il suo discorso con "...dura minga..." e l'altro
rispondendo "dura no!".
>In <87vgaa$m5i$1...@news.mclink.it> "Antonio G." scrive...
>
>> Sono l'unico vegliardo che ricorda quel "carosello" dove Calindri
>> e Volpi (mi pare)
>
>Erano loro.
>
>> cantavano: "dura minga, dura nooo..."?
>
>Oggigiorno tutto è una lusinga / düra minga, düra no. / Vive solo chi
>non se la prende / e cantare sempre può: / "Fino dai tempi dei
>garibaldini / China Martini, China Martini. / Niente bevande, ma nei
>bicchierini / China Martini / come ai tempi d'oggidì.
A sua volta parodia del famoso duello del Visconte di Castelmondrone e,
ancora, del piu` vecchio...
davano il braccio, facevano inchini, ma eran...cretini! Come quelli
d'oggidì.
--
Bye
Vitt
ICQ 56664938
>
>Sono l'unico vegliardo che ricorda quel "carosello" dove Calindri e Volpi
>(mi pare) cantavano: "dura minga, dura nooo..."?
>
No, tant'è vero che aggiungo:
Non dura, non puo' durare, ecc.
>A sua volta parodia del famoso duello del Visconte di Castelmondrone e,
>ancora, del piu` vecchio...
>
>davano il braccio, facevano inchini, ma eran...cretini! Come quelli
>d'oggidì.
Ascolto spesso il CD con le canzoni del Quartetto Cetra, ma il
giudizio sulle facolta' cognitive non c'è. Merita comunque di essere
qui ricordato il virtuosismo del paroliere dei Cetra:
Il visconte di Castelfombrone
Cui Buglione fu antenàt
Ha sfidato il conte di Lomante
Ed il guanto gli ha gettàt
Ciao
Alex (5630)
>Vitt <v.m...@iol.it> wrote:
>
>>A sua volta parodia del famoso duello del Visconte di Castelmondrone e,
>>ancora, del piu` vecchio...
>>
>>davano il braccio, facevano inchini, ma eran...cretini! Come quelli
>>d'oggidě.
>
>Ascolto spesso il CD con le canzoni del Quartetto Cetra, ma il
>giudizio sulle facolta' cognitive non c'č.
[snip]
Infatti, non mi sono spiegato decentemente, č piů vecchio: veniva cantato ,
se non sbaglio, in duetto da Melnati e De Sica (proprio lui, una volta
cabarettista!)