In effetti si puo' essere tratti in inganno dal latino :)
non so ditemi voi
grazie in anticipo
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Night_Haw
GnuPG key id:1024D/4FE33FC4
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>: Salve,
>: una piccola e semplice domanda.
>: come da subject: so gia' che il termine esatto e' "conseguenza" che deriva
>: dal latino "consequentia", ma a vostro parere sarebbe accettabile
>: "consequenza"?
Forse, se lo si usasse, sí. Qualche dizionario lo riporta, rimanda a
"conseguenza" e accanto aggiunge: "consequenza, ant."
>: In effetti si puo' essere tratti in inganno dal latino :)
Perché "tratti in inganno"? Io sarei portata a pensare che non ci sia
differenza, fra le due forme, e che l'attuale si debba forse
all'intreccio con "seguire": "(con)seguire/(con)seguente/conseguenza".
In spagnolo si dice "(con)seguir / (con)siguiente" ma "consecuencia".
>: non so ditemi voi
Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia :)
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Ciao,
Mariuccia®
"Night_Haw" <anto...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:pan.2002.03.04.23....@inwind.it...
> Salve,
> una piccola e semplice domanda.
> come da subject: so gia' che il termine esatto e' "conseguenza" che deriva
> dal latino "consequentia", ma a vostro parere sarebbe accettabile
> "consequenza"? il garzanti online mi rimanda a "conseguenza", il
> vocabolario che ho qui a casa non me lo riporta.
Conseguenza deriva, come hai ben detto dal latino.
In Dante troviamo ancora *consequente* e *consequenza*.
Nel 1685, D. Bartoli scrive * conseguente*.
--
lu.
*Azzurre son l'ombre sul mare
come sparti fiori d'acònito.
Il lor tremolío fa tremare
l'Infinito al mio sguardo attonito*
_Undulna_da Alcyone,4 novembre 1903
Gabriele D'Annunzio
http://web.tiscali.it/LucianaGrazioli
http://www.vittoriale.it/intro.html
>so gia' che il termine esatto e' "conseguenza" che deriva
>dal latino "consequentia", ma a vostro parere sarebbe accettabile
>"consequenza"? il garzanti online mi rimanda a "conseguenza", il
>vocabolario che ho qui a casa non me lo riporta.
In realtà non c'è una regola.
Le parole latine che sono passate all'italiano attraverso un
processo di evoluzione continua, verificatosi nella lingua
parlata, hanno subito quasi tutte un processo di trasformazione
fonetica secondo certe regole ricorrenti (se non proprio fisse).
Una di queste regole (semplificando) è l'attenuazione delle
consonanti intervocaliche: sequor ha dato seguire per lo stesso
motivo per cui lacus ha dato lago e locus ha dato luogo; infatti i
suoni qu- e c-, che sono sordi, cioè prodotti attraverso una
brevissima interruzione della vibrazione delle corde vocali,
comportano un maggior sforzo di articolazione della g-, che è
sonora, cioè prodotta attraverso una vibrazione continua.
Invece le parole passate in italiano in ambito colto, a partire
dal latino scritto, sono rimaste più aderenti alla forma
originaria. Quindi abbiamo alcune coppie di termini che partendo
dalla stessa origine hanno costruito forme diverse: per esempio
sequor > seguire e sequentia > sequenza, così come in altri casi
abbiamo causa e cosa, area e aia, fiore e flora ecc.
Spesso vi è stata, e vi è tuttora, una certa oscillazione fra le
due forme. In molti casi la forma della lingua dotta ha preferito
la ricostruzione più vicina all'etimologia latina (o greca, che
qui è lo stesso): così obiettivo ha sostituito obbiettivo con due
b (ma è rimasto oggettivo, con una diversa sfumatura di
significato), anatomia ha sostituito notomia ecc. In altri casi ci
si è maggiormente avvicinati alla forma parlata: il su(b)bietto è
stato cancellato dal soggetto, la conseguenza ha scelto il modello
di seguire invece di quello di sequenza.
Ogni parola ha la sua storia.
--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
mailto:scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
>: Night_Haw wrote:
>: [...]
>: >: In effetti si puo' essere tratti in inganno dal latino :)
>:
>: Perché "tratti in inganno"? Io sarei portata a pensare che non ci sia
>: differenza, fra le due forme, e che l'attuale si debba forse
Mi scuso per questa puntualizzazione, ma credo sia il caso di
precisare che scrivendo quanto o riportato quessú non ho affatto
inteso negare l'origine latina accennata da Night_Haw: la davo
semplicemente per scontata, tanto piú che tutti i dizionari la
riportano, compresi quelli spagnoli. La mia domanda ("perché tratti in
inganno"?) esprimeva stupore precisamente per l'affermazione alla
quale mi agganciavo; affermazione che non mi riesce ancora di capire.
--
Ciao,
Mariuccia®
L'opposto avviene in toscano almeno per /s/ intervocalica, dove per le
parole di registro più elevato (religioso, ambiente cortese) si ha [z] e
invece nelle parole più popolari e nei suffissi si mantiene [s] (almeno fino
a qualche tempo fa).
Perciò: chie[z]a, marche[z]e ma Pi[s]a, sene[s]e
Questo perché nelle parole religiose e cortesi si può pensare a un'influenza
padana (i dialetti del nord hanno la lenizione).
Ciao,
Paolo
[snip]
> Mi scuso per questa puntualizzazione, ma credo sia il caso di precisare
> che scrivendo quanto o riportato quessú non ho affatto inteso negare
> l'origine latina accennata da Night_Haw: la davo semplicemente per
> scontata, tanto piú che tutti i dizionari la riportano, compresi quelli
> spagnoli. La mia domanda ("perché tratti in inganno"?) esprimeva stupore
> precisamente per l'affermazione alla quale mi agganciavo; affermazione
> che non mi riesce ancora di capire.
Mi riferivo al fatto che se dovessi pensare al latino scriverei
"consequenza"
Nell'espressione "essere tratti in inganno" non c'era nessun intento
polemico :)
ciao
--
>: Mariuccia Ruta:
>: [...] La mia domanda ("perché tratti in inganno"?) esprimeva stupore
>: > precisamente per l'affermazione alla quale mi agganciavo; affermazione
>: > che non mi riesce ancora di capire.
>:
>: Mi riferivo al fatto che se dovessi pensare al latino scriverei
>: "consequenza"
Adesso che me lo dici, penso che avrei potuto capirlo anche prima.
Devo avere le batterie scariche, ultimamente :))
>: Nell'espressione "essere tratti in inganno" non c'era nessun intento
>: polemico :)
Non ce l'ho visto, infatti. Ero davvero perplessa perché non capivo
che cosa tu avessi inteso dire. E neppure la mia precisazione aveva
intenti polemici :))
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Ciao,
Mariuccia®
Io (toscano) dico Pi[z]a sicuramente, e su "senese" non saprei bene
distinguere, ma mi sembra piů simile a una [z] ancora una volta.
Giovanni Bajo
Toscano di dove?
> dico Pi[z]a sicuramente, e su "senese" non saprei bene
> distinguere, ma mi sembra più simile a una [z] ancora una volta.
Uhm... questa è una pronncia che ho sentito spesso dalle parti di Firenze e
solo in bocca ai giovani.
Nelle campagne si usa ancora la [s] tradizionale.
Ciao,
Paolo (Empoli)
Firenze.
> > dico Pi[z]a sicuramente, e su "senese" non saprei bene
> > distinguere, ma mi sembra più simile a una [z] ancora una volta.
>
> Uhm... questa è una pronncia che ho sentito spesso dalle parti di Firenze
e
> solo in bocca ai giovani.
Bravo, azzeccato (con ovviamente due zeta sonore) :)
> Nelle campagne si usa ancora la [s] tradizionale.
Sì ti credo sulla parola, francamente è l'ultima cosa a cui farei caso. Ieri
per curiosità ho fatto un censimento tra alcuni miei amici e alcuni usavano
sempre la esse sonora come me, mentre altri invece usavano la pronuncia da
te suggerita.
Giovanni Bajo