>che etimologia ha? ha un qualche rapporto con i buchi?
Sul Cortelazzo-Zolli leggo:
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s. m. ‘lavatura e imbiancatura dei panni con acqua bollente e lisciva
di cenere o altro detersivo’ (bocato: 1305-06, Giordano Quar.; bucato:
av. 1406, Buti; 1543, A. Acarisio: "bucato, è la bugada per fare belli
i panni", in SFI VI [1942] 126; dunque, anche al f.: buada nella
Dichiarazione di Paxia del sec. XII: Cast. Ant. t. 173), ‘quantità di
panni lavati in una volta’ (av. 1484, L. Pulci).
Franc. *bukon ‘fare il bucato’, attrav. il part. pass. del corrisp. v.
gallo-romanzo *bucare. Il tramite sett. dovrebbe, però, portarci
almeno a bugato: per questo è preferibile (Wartburg) partire da un
coll. *bucata, già in uso in epoca imperiale presso i reparti militari
ai confini con i Germani. Il cfr. col sin. ted. bauchen è sempre stato
un elemento di conforto per la tesi germ. (G. Flechia in AGI II [1876]
328) contro altre ipotesi diverse (da bucare: C. Nigra in AGI [1901]
102-104).
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Quello ceh elggo mi fa venire in mente che tuttora, nel mio dialetto
bassobergamasco, il bucato si chiama bügàda (femminile), mentre il
participio passato "bucato" si dice "sbüsàt" (al femminile "sbüsàda").
CIao.
Gian Carlo