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[PDI] La Catacomba di Commodilla (2)

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Riccardo Venturi

unread,
Oct 1, 2005, 6:08:33 PM10/1/05
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I Primi Documenti dell'Italiano
L'iscrizione della Catacomba di Commodilla
(2a parte)
__________________________________________________

5. Scrisse in un appunto il Marucchi d'essere stato come percorso da
un brivido di scoprire, in una catacomba dove più nessuno aveva messo
piede per più di mill'anni, un avviso dove si leggeva chiaramente di
non dire dei segreti; ma il senso gli rimase del tutto oscuro, anche
perché sbagliò a leggere l'ultima riga. Privo di lampada alla luce
polarizzata, e nella semioscurità del luogo, aveva infatti letto
[ A R e s O C E ]. Fu solo l'anno successivo che, munito d'una lampada
appropriata, riuscì a leggere quasi correttamente [ A B O C E ],
rendendosi finalmente conto che l'avviso invitava "a non dire le cose
segrete ad alta voce" (aggiungendo però di non sapere il motivo di
tale raccomandazione). Sempre secondo il Marucchi, poiché riteneva il
graffito in volgare e dell'uso del volgare si avevano allora
testimonianze solo a partire dal X secolo, era da escludere una
datazione anteriore a a quel secolo; ma ciò contrastava palesemente
con la realtà storica del completo abbandono della catacomba a partire
della metà del IX secolo. Era dunque servita, nella sua rovina, a
qualche segreta riunione in cui s'invitava i partecipanti a parlare
sottovoce per non far intendere ciò che era detto?

6. La cosa fu definitivamente chiarita due anni dopo, nel 1906, quando
il dotto archeologo e paleografo gesuita Gervasio Celi ne perfezionò
dapprima la lettura (con l'introduzione della seconda "b" in
[ A B B O C E ], e soprattutto ne interpretò chiaramente il
significato, chiarendo in particolare che con SECRITA si volevano
indicare non delle generiche "cose segrete", bensì le "orazioni
segrete" della Messa, chiamate ancora oggi "secrete". La frase sarebbe
stata dunque indirizzata ai sacerdoti che celebravano la Messa nella
"Basilichetta" ed esprimerebbe un richiamo a non dire ad alta voce le
"secrete" della Messa, e in ispecial modo quella che è la "secreta"
per eccellenza, ovvero il Canone. Il Celi riuscì anche a datare con
sicurezza il graffito, collocandolo tra l'VIII e il IX secolo. La
curiosa convinzione che non fosse possibile attendersi documenti in
volgare prima del X secolo venne quindi clamorosamente a cadere.

7. Uno studio filologico serio ed esauriente sull'iscrizione della
Catacomba di Commodilla si ebbe però soltanto nel 1966, per merito di
Francesco Sabatini, con il suo saggio "Un'iscrizione volgare romana
della prima metà del secolo IX" pubblicato negli "Studi linguistici
italiani". Il saggio reca anche le prime fotografie alla luce
polarizzata dell'iscrizione, la prima con orientamento destrorso del
fascio, e la seconda con orientamento sinistrorso. Riassumiamo in
estrema sintesi le conclusioni.

Secondo il Sabatini, dal punto di vista paleografico, il graffito "si
qualifica cone iscrizione di tipo lapidario con caratteri misti,
unciali e capitali, databile tra la fine del secolo VIII e la prima
metà del IX, ma con indizi che la trattengono nel pieno secolo IX".
Dal punto di vista storico-liturgico, è possibile indicare la prima
età carolingia quella in cui s'è diffusa a Roma la lettura silenziosa
o a bassa voce delle "secrete", un uso documentato in primo luogo
negli ambienti di tradizione gallicana.
L'esame linguistico mette in luce almeno un importantissimo tratto
oggettivo utile per la cronologia: la resa della [ e ] chiusa con
[ i ] in SECRITA, dove la [ e ] chiusa romanza deriva da una [ e ]
lunga latina. La stessa cosa è forse ipotizzabile anche in ILLE, ove
però il punto di partenza è una [ i ] breve latina; si potrebbe quindi
trattare di un latinismo. Il Sabatini, che aveva condotto per il suo
studio capitale amplissimi spogli d'iscrizioni e carte originali di
Roma e del Lazio dall'VIII al X secolo, era giunto a stabilire che, in
un documento romano, la grafia SECRITA non sarebbe mai potuta apparire
normale dopo la metà del IX secolo.

8. Conclude così il Sabatini:

"Dalle varie analisi condotte risulta una congruenza eccezionale, e
direi cogente, d'indicazioni. Se la paleografia ci presenta dapprima
un lasso di tempo più ampio (VIII-X sec.), indica poi nel pieno, ma
non avanzato, secolo IX l'età da preferire; in tutto l'ambiente della
catacomba non emergono testimonianze più tarde rispetto al nostro
graffito e alla moneta di Gregorio IV (827-844) e Ludovico il Pio
(814-840) rinvenuta proprio nella "Basilichetta"; un evento
straordinario come il saccheggio dei Saraceni nelle vicinanze della
Catacomba (846) giustifica la traslazione delle importanti reliquie
dei martiri entro l'anno 852 e induce a credere che il luogo sacro
dopo quella data non fosse più frequentato e officiato; all'inizio del
secolo IX si colloca già perfettamente la diffusione a Roma d'un
elemento tipico, se non esclusivo, della liturgia gallicana, come la
lettura silenziosa delle 'secrete'; un dato linguistico viene infine a
combaciare ottimamente con tutti gli altri elementi raccolti. Credo
perciò che vi sia il massimo consentito di prove formali e storiche
per poter attribuire il graffito alla prima metà del secolo IX. Con
assoluta certezza, poi, l'iscrizione va intesa come il richiamo che un
religioso, fautore di un tipo di liturgia più recente e accreditato,
rivolgeva a qualche confratello che seguiva ancora il vecchio uso di
recitare le 'secrete' ad alta voce.

Ma l'iscrizione è davvero in volgare?

(2. continua)


--
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