Per quanto io stesso mi sia più volte trovato a perorare la causa
di "affatto" come avverbio con significato rafforzativo affermativo,
nel suo uso semplice, (e questo ad arginare certo gratuito sussiego in
chi ostentava l'altra faccia della medaglia), riconosco che, nella
realtà dei fatti, la maggior parte delle persone interpreta "affatto"
come avverbio significante negazione.
Che si fa? S'organizza una santa crociata e si fa strage di...
infedeli?
In fondo, se mi trovassi a chiedere ad un viandante: "Lei ha freddo,
oggi?
e questi mi rispondesse con un semplice "Affatto", la prima cosa
che mi passerebbe per la testa sarebbe di credere che il mio
interlocutore non abbia assolutamente freddo.
Ho l'impressione sia inutile la guerra dei "copincolla" a sostegno
di tesi che, pur nella loro sacrosanta legittimità, si scontrano, poi,
con una realtà di diverso avviso.
E a meno che Eco non decida in futuro di scrivere un libro intitolato
"Lo pneumatico", nessuno rinuncerà a dire "il pneumatico".
E chissà se, di qui a trenta-quaranta anni, i nostri figli si
ricorderanno di coloro che non "convenirono" su queste parole! :-)
La lingua è, innanzitutto, strumento di comunicazione; il suo
tendere a semplificarsi (qualcuno dirà "involversi") è inarrestabile.
I francesi si infischiano, da secoli, dell'imperfetto del
congiuntivo, nelle proposizioni ipotetiche quasi ingozzandosi con
l'imperfetto dell'indicativo ("se avevo", "se ero",...).
Provate a chieder loro ragione di tutto ciò, magari con malcelato
sussiego, e vi rideranno in faccia accusandovi di essere dei
patetici conservatori.
E allora, che si fa?
Non dovremmo forse propendere per la chiarezza? E se la gente pensa che
"affatto" significhi "niente affatto", che si usi questo avverbio in tal
senso, ponendo fine a queste fiacche scaramucce!
Magari passiamo ad altro.
Che dire, ad esempio, dell'ambiguissima congiunzione "ovvero"?
Vince
> Non dovremmo forse propendere per la chiarezza? E se la gente pensa
> che "affatto" significhi "niente affatto", che si usi questo avverbio
> in tal senso, ponendo fine a queste fiacche scaramucce!
Mah, io mi comporto diversamente.
Se non sono io che parlo, cerco di capire dal contesto il significato di
affatto usato in modo assoluto; in caso di dubbio chiedo (ovviamente se
chi parla mi può rispondere).
Personalmente, invece, nelle rispote uso affatto solo come rafforzativo
di una negazione. Mai nella forma assoluta con significato positivo o
nella forma, diciamo così, ellittica, con significato negativo. Così non
sono ambiguo per chi mi ascolta e in più non commetto errori.
Anche all'interno di una frase tendo a non suare affatto in modo
assoluto, perché mi suona fuori moda.
> Magari passiamo ad altro.
> Che dire, ad esempio, dell'ambiguissima congiunzione "ovvero"?
Beh, io comincio con un'autocitazione:
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Re: Ovvero, ossia ?
Date: 07/21/2000
Author: magica <mag...@myworldmail.com>
In <HiGd5.8453$sE5....@news.infostrada.it> "Dark" scrive...
> "Ovvero" non e' sinonimo di "ossia" bensi' significa l'opposto,
> cioe' "oppure".
Secondo il Devoto-Oli "ovvero" è anche sinonimo di "ossia", oltre che di
"oppure", e quindi non ha solo senso disgiuntivo.
E' però vero che il Manzoni, nei Promessi Sposi, lo usa solo (e lo usa
solo quattro volte), come congiunzione disgiuntiva.
>> chi porterà i capelli di tal lunghezza [...], ovvero porterà la
>> trezza
>>
>> O mi vorranno forzare [...]. Ovvero mi prenderanno con le buone
>>
>> donde uscivano ciuffetti di fiori bianchi o porporini, ovvero si
>> staccavano, portati via dal vento, pennacchioli argentei e leggieri.
>>
>> Ora da una, ora da un'altra finestra, veniva una voce
>> lugubre: - qua, monatti! - [...]. Ovvero eran pigionali che
>> brontolavano
> Perche' mai tuttti, e dico tutti, usano "ovvero" come sinonimo di
> "ossia" ?
Chi lo sa? Effettivamente non ricordo di avere mai sentito usare
"ovvero" come sinonimo di "oppure". Anzi, a pensarci bene, non mi pare
poi che venga normalmente usato.
> E perche' invece il sinonimo di "ossia" e' "ovverosia"?
Appunto perché "ovvero" non significa solo "oppure", suppongo.
--------
Ciao.
Gian Carlo
Sent via Deja.com
http://www.deja.com/
Salve!
Ambiguità che, invero, non è solo di /ovvero. Anche /ossia, un tempo,
aveva doppio significato, come ebbi l'occasione di ricordare nel mio
messaggio <8vsgmc.3...@HerenotThere.h45a4ce95.invalid>. Anche
con /oppure, in fondo, il problema si ripresenta:
-non so se sarà assolto oppure (o al contrario) condannato;
-/denuncia oppure (o ugualmente) /denunzia, come dir si voglia...
Dura, la vita! ;)
--
Bye.
Lem
----------------- 'CLOCK is what you make of it' -----------------
Distributed computing projects: www.nyx.net/~kpearson/distrib.html
>E a meno che Eco non decida in futuro di scrivere un libro intitolato
>"Lo pneumatico", nessuno rinuncerà a dire "il pneumatico".
Beh, per quello che mi riguarda io lo faccio. Detto fra noi, mi "suona
meglio" LO pneumatico, per lo stesso motivo per cui si dice LO
psicologo.
>Non dovremmo forse propendere per la chiarezza? E se la gente pensa che
>"affatto" significhi "niente affatto", che si usi questo avverbio in tal
>senso, ponendo fine a queste fiacche scaramucce!
Non so che dire. Preferisco personalmente che per questo avverbio
tutto rimanga così com'è... credo che quando lo vediamo scritto ci
ricordiamo di cosa significa.
>Che dire, ad esempio, dell'ambiguissima congiunzione "ovvero"?
Secondo il Devoto-Oli significa anche "cioè:" si dovrebbe capire dal
contesto se il significato è al contrario disgiuntivo!
Art