Un dittongo è una sequenza di due vocoidi consecutivi, il primo dei
quali può avere un accento.
Vediamo tutti i casi possibili
se /i, u/ seguono la vocale il dittongo è certo:
/ai/ avrai [a-'vrai]
/ei/ pei ['pei]
/Ei/ direi [di-'rEi]
/ii/ pii ['pii]
/oi/ voi ['voi]
/Oi/ poi ['pOi]
/ui/ lui ['lui]
/au/ cauto ['kau-to]
/eu/ Europa [eu-'rO:-pa]
/Eu/ Euro ['Eu-ro]
/iu/ friulano [friu-'la:-no]
/ou/ dourese [dou-'re:-se]
/Ou/ Douro ['dOu-ro]
/uu/ muu ['muu]
Quando l'accento cade sull secondo elemento si ha ovviamente iato.
Tradizionalmente le altre sequenze di vocoidi il cui primo elemento può
avere un accento sono state considerate iati, i cui elementi si
distribuiscono su sillabe diverse e quindi dovrebbero risultare così:
/aa/ Maa ['ma:-a]
/ae/ Danae ['da:-na-e]
/ao/ Paolo ['pa:-o-lo]
/ea/ teanesi [te-a-'ne:-si]
/ee/ rosacee [ro-'za:-tS)e-e]
/eo/ leonessa [le-o-'nes:-sa]
/Ea/ Gea ['dZ)E:-a]
/Ee/ ree ['rE:-e]
/Eo/ Teo ['tE:-o]
/ia/ mia ['mi:-a]
/ie/ mie ['mi:-e)]
/io/ io ['i:-o)]
/oa/ loanesi [lo-a-'ne:-si]
/oe/ poesia [po-e-'zi:-a]
/oo/ Antinoo [an-'ti:-no-o)]
/Oa/ boa ['bO:-a]
/Oe/ eroe [e-'rO:-e]
/Oo/ zoo ['dz)O:-o]
/ua/ tua ['tu:-a]
/ue/ bue ['bu:-e)]
/uo/ tuo ['tu:-o)]
Ma, a quanto sembra, vengono pronunciati anche questi come dittonghi. In
particolare entrambi i gruppi di sequenze avrebbero una particolarità:
si distribuirebbero sulla stessa sillaba allungando parzialmente il
primo elemento, se accentato.
Esempi:
/oi/ voi ['vo;i]
/au/ cauto ['ka;u-to]
/eu/ Europa [eu-'rO:-pa]
/ao/ Paolo ['pa;o-lo]
/io/ io ['i;o)]
/Oa/ boa ['bO:-a]
/Oe/ eroe [e-'rO;e]
/Oi/ eroi [e-'rO;i]
che avrebbero così lo stesso numero di sillabe.
Non sono affatto dittonghi le sequenze /jV/ e /wV/. /j, w/ sono
consonanti!
/ja/ piano ['pja:-no]
/je/ piedoni [pje-'do:-ni]
/jE/ piede ['pjE:-de]
/jo/ fiore ['fjo:-re]
/jO/ piove ['pjO:-ve]
/ju/ Juve ['ju:-ve)]
/wa/ guado ['gwa:-do]
/we/ quello ['kwel:-lo]
/wE/ guelfo ['gwEl:-fo]
/wi/ qui ['kwi]
/wO/ nuotare [nwo-'ta:-re]
In questo caso, per motivi metrici, si può rendere vocaliche le /j, w/,
creando uno stacco sillabico: fïore [fi-'o:-re]. Qualche volta c'è
distinzione di significato: /pi'ano/ (di Pio) vs piano /'pjano/.
Il "dittongo mobile" è in realtà la "sequenza mobile" /jE, wO/ che in
sillaba non accentata diventano [e, o]. Comunque si preferisce evitare
in certi casi la sequenza mobile per distinguere "nuotare" da "notare" e
"piedoni" da "pedoni" (e casi analoghi).
Non sono né dittonghi, né sequenze ma solo "residui ortografici" le i di
"cielo" ['tS)E:-lo] e "cieco" ['tS)E:-ko] sebbene le forme "celeste" e
"cecità" vengano considerate spesso casi significativi di sequenza
mobile. Non so se sia possibile in poesia mettere la dieresi in questo
caso producendo "cïelo" e "cïeco". A me paiono forme orrende.
In italiano non esistono trittonghi, cioè sequenze di tre vocoidi, il
primo dei quali può essere accentato. Esistono in inglese: "Brian"
/'brae@n/. "Quiete" e "aiuola" sono [kwjE:-te] e [a-'jwO:-la]: niente
trittongo perché ci sono due contoidi e un vocoide.
Paolo
A me queste tre parole sanno un po' di forzatura, quasi si fossero
solo inventate per esemplificare ad ogni costo questi dittonghi in
fondo inesistenti, almeno in italiano.
Ma in quali lingue esistono siffatti dittonghi? Per quanto riguarda
/ou/ e /uu/ non ne ho nessun'idea, mentre /Ou/ mi sembra esistere in
ceco, ma non ne sono sicuro. Da aggiungere che in portoghese Douro
si dice /'doru/.
Ciao, Wolfgang
> > /ou/ dourese [dou-'re:-se]
> > /Ou/ Douro ['dOu-ro]
> > /uu/ muu ['muu]
>
> A me queste tre parole sanno un po' di forzatura, quasi si fossero
> solo inventate per esemplificare ad ogni costo questi dittonghi in
> fondo inesistenti, almeno in italiano.
È stato il Gabrielli a porgermele su un piatto d'argento: "il dittongo
"òu" (non usava l'IPA...) come in Dòuro". Da lì il resto...
Effettivamente /uu/ non esiste in italiano, ma la tentazione di
completare la lista è stata troppo forte...
> Ma in quali lingue esistono siffatti dittonghi? Per quanto riguarda
> /ou/ e /uu/ non ne ho nessun'idea, mentre /Ou/ mi sembra esistere in
> ceco, ma non ne sono sicuro. Da aggiungere che in portoghese Douro
> si dice /'doru/.
Intendi dire realizzati esattamente [ou] e [uu]? Se ci si sposta un
pochino nel quadrilatero vocalico, in inglese troviamo che /u:/ è
realizzato correntemente [Uu] e /@u/ può avere in America una
realizzazione [o)U]. Quella [o)] è una vocale intermedia tra [o] e [O]
così come [e)] è intermedia tra [e] ed [E] come in "yes" ['je)s].
Ciao,
Paolo
Ma dal fatto che nell'ultimo paragrafo del tuo messaggio originale tu
avessi scritto
> > > In italiano non esistono trittonghi, ...
avevo inferito che tu avessi voluto elencare soltanto i dittonghi
italiani. Sai, noi tedeschi teniamo molto alla coerenza, atteggiamento
che ogni tanto puň risultare anche alquanto pedantedsco...
> > Ma in quali lingue esistono siffatti dittonghi? Per quanto riguarda
> > /ou/ e /uu/ non ne ho nessun'idea, mentre /Ou/ mi sembra esistere in
> > ceco, ma non ne sono sicuro. Da aggiungere che in portoghese Douro
> > si dice /'doru/.
>
> Intendi dire realizzati esattamente [ou] e [uu]? Se ci si sposta un
> pochino nel quadrilatero vocalico, in inglese troviamo che /u:/ č
> realizzato correntemente [Uu] e /@u/ puň avere in America una
> realizzazione [o)U]. Quella [o)] č una vocale intermedia tra [o] e [O]
> cosě come [e)] č intermedia tra [e] ed [E] come in "yes" ['je)s].
Acc..., come mi potevo dimenticare dell'inglese! Ma guarda l'ora in
cui ho scritto il mio commento: 3 o'clock a.m., quando tutti i buoni
cristiani dormono. Comunque ti chiedo scusa della mia stupiditŕ.
Per quanto riguarda la grafia <ou> in portoghese, normalmente sonante
/o/, mi sono nel frattempo ricordato che essa viene al nord (Minho,
Trás-os-Montes e Alto Douro) anche realizzata come /ou/, ma sempre con
la /o/ chiusa, beninteso!. Sarebbe interessante sapere come alla gente
del Gabrielli sia venuta l'idea di sostituirla con una /O/ aperta.
Ed anche di un'altra cosa mi sono ricordato: <ou> esiste pure in
catalano, ma finora non sono riuscito ad appurare quale si il timbro di
quella <o>.
Ciao, Wolfgang
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
E infatti cosě era! Per completare la lista ho inserito un termine
"particolare", il "muu" ossia il verso della mucca!
> Acc..., come mi potevo dimenticare dell'inglese! Ma guarda l'ora in
> cui ho scritto il mio commento: 3 o'clock a.m.,
Infatti, l'avevo notato...
> quando tutti i buoni
> cristiani dormono. Comunque ti chiedo scusa della mia stupiditŕ.
Perdonatissimo :-)
>
>
> Per quanto riguarda la grafia <ou> in portoghese, normalmente sonante
> /o/, mi sono nel frattempo ricordato che essa viene al nord (Minho,
> Trás-os-Montes e Alto Douro) anche realizzata come /ou/, ma sempre con
> la /o/ chiusa, beninteso!. Sarebbe interessante sapere come alla gente
> del Gabrielli sia venuta l'idea di sostituirla con una /O/ aperta.
Oh, oh, mi sono reso appena conto che sul Gabrielli non era segnato
l'accento: diceva semplicemente "ou come in Douro"! Sono stato io quindi a
scegliere inconsapevolmente per la pronuncia aperta...
Questa volta sono io a dover chiedere scusa a te!
Ciao,
Paolo
La tua scelta mi interessa in quanto l'avrei fatta istintivamente
anch'io se non sapessi un po' di portoghese.
Ho infatti l'impressione che ci voglia una certa distanza fra le
vocali componenti un dittongo, la quale ci risulta troppo scarsa fra
/o/ (chiusa) ed /u/. Quindi la nostra istintiva preferenza della /O/
(aperta) nel dittongo <ou>. (Questo spiega anche la ragione perché
nel portoghese standard la "u" del "dittongo" <ou> sia ormai muta.
Dato che in <ou> la /o/ è sempre chiusa, la /u/ non poteva
sopravvivere.)
Un fenomeno analogo, l'osserviamo per il dittongo <ei> nel quale
mi sembra prevalere sempre di piú la /E/. Basta pensare alle voci
verbali del tipo "teméi" che si sentono sempre piú spesso
pronunciate con la desinenza /Ei/, ovviamente per aumentare
la distanza fra le vocali componenti.
Per i "dittonghi ascendenti" <ie> ed <uo> invece, queste tendenze
non persistono, sebbene l'italiano standard prescriva severamente
le /E/ ed /O/ aperte. Ma ciononostante i settentrionali li chiudono
serenamente, senza badare alle regole, fornendo cosí una prova molto
convincente dell'inesistenza di "dittonghi ascendenti": se <i> ed
<u> sono consonanti (/j/ e /w/), il problema della distanza fra le
vocali non si pone. Ne danno un ulteriore conferma gli inglesi, che
hanno perfino /ji/ e /wu/ (year, woman).
> Questa volta sono io a dover chiedere scusa a te!
Smettiamo di scambiare scuse, per carità!
Ciao, Wolfgang
P.S.: Le considerazioni sovraesposte si riferiscono naturalmente
solo alle vocali toniche.
[...]
> Tradizionalmente le altre sequenze di vocoidi il cui primo elemento
> può avere un accento sono state considerate iati, i cui elementi si
> distribuiscono su sillabe diverse e quindi dovrebbero risultare così:
[...]
> Ma, a quanto sembra, vengono pronunciati anche questi come dittonghi.
Ah, ecco. Allora un paio di mesi fa non avevo tutti i torti quando,
icuriosito dai fonogrammi di cui avevi parlato in un messaggio, mi sono
sentito confuso nel guardare il fonogramma di "maestro" pronunciato da
me.
> In particolare entrambi i gruppi di sequenze avrebbero una
> particolarità: si distribuirebbero sulla stessa sillaba allungando
> parzialmente il primo elemento, se accentato.
Ma in realtà, Paolo, qual è la caratteristica "fonica" (intendo dire
tale da poter essere, ad esempio, rivelata da un fonogramma) che rende
uno iato tale, e quindi fa considerare le vocali che lo compongono
appartenenti a due sillabe diverse?
Ciao.
Gian Carlo
Però la <u> si pronuncia [w] quindi mi sa che è un caso diverso.
--
Gianni
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raised FR-31
living in FR-95
Please use 'gianni at opentv dot com' to write me.
Se ti ho capito bene, <ou> č pronunziato /ow/ in catalano, o forse
/Ow/. Ma come si fa a rendere questi stranissimi "dittonghi"?
Wolfgang
> > Però la <u> si pronuncia [w] quindi mi sa che è un caso diverso.
>
> Se ti ho capito bene, <ou> è pronunziato /ow/ in catalano, o forse
> /Ow/. Ma come si fa a rendere questi stranissimi "dittonghi"?
In francese c'è la sequenza [Vj]: "soleil". A proposito, la "e" è chiusa
o aperta?
Paolo
Dipende quale tipo di dittongo. Se s'intende un dittongo fonemico come in
inglese /eI, @U, ecc... in tedesco /ae, ao, OY/, in latino classico /ae,
oe, au, ui, yi/ hai perfettamente ragione. Se è un dittongo dovuto
all'unione di due vocali qualsiasi (come in italiano e spagnolo) o che
realizza una vocale lunga (come in inglese /I:/ [iI/) allora non posso
più seguirti. In italiano diciamo benissimo "pii", "zii" ecc.
A Como e Varese le vocali toniche sono tutte realizzate [ii, ee, EE, aa,
OO, uu] per [i:, e:, E:, a: O:, o:, u:]
In toscano c'è poi la tendenza a non sopportare un'estensione eccessiva
del dittongo: per questo /fa'rai 'tutto/ diventa /,fara'tutto/ (abolendo
il dittongo) e /,lofa'rai/ diventa spesso /,lofa'rae/ (non potendo
abolirlo).
> (Questo spiega anche la ragione perché
> nel portoghese standard la "u" del "dittongo" <ou> sia ormai muta.
> Dato che in <ou> la /o/ è sempre chiusa, la /u/ non poteva
> sopravvivere.)
Può accadere, ma non sempre è così. Altrimenti dovremmo dire che siccome
dal latino all'italiano /au/ -> /O/ deve accadere per forza in tutte le
lingue!
> Un fenomeno analogo, l'osserviamo per il dittongo <ei> nel quale
> mi sembra prevalere sempre di piú la /E/. Basta pensare alle voci
> verbali del tipo "teméi" che si sentono sempre piú spesso
> pronunciate con la desinenza /Ei/,
Non in Toscana, almeno!
> Per i "dittonghi ascendenti" <ie> ed <uo> invece, queste tendenze
> non persistono, sebbene l'italiano standard prescriva severamente
> le /E/ ed /O/ aperte. Ma ciononostante i settentrionali li chiudono
> serenamente, senza badare alle regole, fornendo cosí una prova molto
> convincente dell'inesistenza di "dittonghi ascendenti": se <i> ed
> <u> sono consonanti (/j/ e /w/), il problema della distanza fra le
> vocali non si pone. Ne danno un ulteriore conferma gli inglesi, che
> hanno perfino /ji/ e /wu/ (year, woman).
Sì, ma sono pronunciate di solito ['jI@, 'wUm@n]. Niente sequenze [ji,
wu] oggettivamente un po' difficili.
Ciao,
Paolo
Scusate per gli errori.
Paolo
Amesso che tu intendessi scrivere [Ej] anziché [Vj], la [E] è aperta.
Wolfgang
No, anche la "o", sebbene atona (*), è aperta: [sO'lEj].
Wolfgang
(*) P.S.: Ma forse i nostri concetti di "tonico" ed "atono" sono
poco adatti alla fonetica francese.
> > In francese c'è la sequenza [Vj]: "soleil".
> > A proposito, la "e" è chiusa o aperta?
>
> Amesso che tu intendessi scrivere [Ej] anziché [Vj], la [E] è aperta.
Beh, quella V significava "vocale qualsiasi"... non volevo tirare a caso!
Quindi è [so'lEj] giusto?
Ciao,
Paolo
OK.
> (*) P.S.: Ma forse i nostri concetti di "tonico" ed "atono" sono
> poco adatti alla fonetica francese.
Hai perfettamente ragione, se ti riferisci al fatto che [E, O] in italiano
ricorrono solo in sillaba accentata.
L'accento in francese comunque esiste (anche se è debole): è sempre sull'ultima
sillaba e non ha valore fonemico.
Paolo
con un leggero ritardo... Non ho letto la mole di messaggi che sono nel
frattempo pervenuti oltre a quello cui sto rispondendo senza peraltro
chissa' quali pretese. Era unicamente per ricordare all'amico teutonico, che
il dittongo "ou" esiste anche in francese e si pronuncia "u" come in
italiano. Un simile dittongo in questa lingua, consente, data l'impostazione
che chissa' quando e' stata data alla fonetica francese, di fare un netto
distinguo tra la "u" stile italiano di cui sopra e una "u" che e' una via di
mezzo tra quest'ultima ed una "i"; vocale questa (non so se l'amico tedesco
lo sappia), caratterizza molte parole nel dialetto lombardo oltre ad essere
una "u" se non forse l'unica esistente in tedesco. Saluti.
cruschino
> il dittongo "ou" esiste anche in francese e si pronuncia "u" come in
> italiano. Un simile dittongo in questa lingua, consente, data l'impostazione
> che chissa' quando e' stata data alla fonetica francese, di fare un netto
> distinguo tra la "u" stile italiano di cui sopra e una "u" che e' una via di
che immagino sia la stessa cosa della u con Umlaut tedesca, o della
"u lombarda", o della upsilon greca (se non sbaglio in IPA indicata
con /y/)
Ma a questo punto, se i due caratteri "ou" si pronunciano con un solo
suono /u/, e' corretto chiamarlo "dittongo" ?
Secondo me no, come non lo sarebbe in tedesco per le grafie "ue" ed "oe"
(forme alternative per u-Umlaut ed o-Umlaut se uno non ha la tastiera
"giusta") o per la grafia "ie" (pronunciata "i"), o in inglese per la
grafia "ea" (vuoi in "bean" vuoi in "head", in entrambi i casi
pronunciata come una singola, anche se diversa, consonante). Tutti
questi casi mi sembrano piu' **convenzioni grafiche** (analoghe a quella
italiana di scrivere ch per k, di scrivere c+i in ciao per la c dolce,
di scrivere gn, gl o sc, a quelle inglesi di scrivere ch per c dolce o
sh, a quelle tedesche di scrivere tsch o sch per gli stessi casi, a
quella russa di scrivere d+zh [dove zh e' una singola lettera cirillica]
per ottenere il suono della g dolce .... ossia a tutti i casi in cui si
usano due o piu' lettere per esprimere convenzionalmente un singolo
suono a cui non e' associata una singola lettera (in alternativa alla
forma di usare un diacritico).
I dittonghi per me sono quei *suoni* con due vocali consecutive. Che
possono essere SCRITTE come tali (come in italiano), scritte come due
lettere secondo una altra convenzione (come la "ei" di "eins" in tedesco
che si legge "ai"), scritte magari come una singola lettera (come la y
in inglese, "my", "why" che pur si legge /ai/)
PS
levato crosspost, followup to icl.
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"ou" in francese NON Č un dittongo. I dittonghi non sono grafici, sono
fonetici.
--
Gianni
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> "ou" in francese NON Č un dittongo. I dittonghi non sono grafici, sono
> fonetici.
E aggiungerei che non č affatto impensabile pronunciare come dittongo
(dittongare?) un unico simbolo (vocalico): fenomeno direi comune fra gli
anglofoni e credo non sconosciuto nemmeno ai francofoni (magari non
francesi).
> I dittonghi per me sono quei *suoni* con due vocali consecutive. Che
> possono essere SCRITTE come tali (come in italiano), scritte come due
> lettere secondo una altra convenzione (come la "ei" di "eins" in tedesco
> che si legge "ai"), scritte magari come una singola lettera (come la y
> in inglese, "my", "why" che pur si legge /ai/)
Sono perfettamente d'accordo. Vanno distinti i suoni dalla loro
realizzazione grafica. Un solo suono puň essere rappresentato da piů
simboli, in questo caso si chiama grafema (ch in italiano, th in inglese...)
. Spesso li si confonde e si fa confusione. Inoltre si aggiunge il fatto che
ciň che oggi č un monottongo (parola orribile ma utile :-)) un tempo era in
effetti un dittongo, e lo si chiama ancora cosě: "ou" in francese.
Non c'č nulla di male, infine, a voler pronunciare come dittongo un solo
simbolo grafico: dopotutto la scrittura č una convenzione, basta mettersi
d'accordo.
Ciao
Lorenzo
In occitano la vocale scritta <ò> e pronunciata solitamente [O] viene
pronunciata [we], [wO] in Provenza e nel Nizzardo.
"ou" non č MAI stato un dittongo in francese. La parola <fourmi>
(=forměca) non č mai stata pronunciata *[fourmi]!!!!
Anticamente in francese si scriveva <formi>. Perň ad un certo punto
(nel Cinquecento?) per distinguere la pronuncia [o] dalla pronuncia
[u] per la stessa vocale scritta <o> si decise di usare <ou> per il
suono [u].
E in francese nessuno chiama <ou> un dittongo.
Infatti: <ou> č un *digramma*, non un dittongo!
Paolo
> E in francese nessuno chiama <ou> un dittongo.
A scuola la mia insegnante lo chiamava cosě. Che sia sbagliato č un altro
discorso. E poi un altro messaggio aveva espresso proprio questo dubbio,
perciň qualcuno che lo chiama (erroneamente) dittongo c'č.
Ciao
--
Lorenzo
Ognuno ha il Dio che si merita.
Magari in Italia. In Francia, no.