È corretto dire "punti cardine", "funzioni obiettivo", "(le) città
campione (di un sondaggio)"? Se sì, perché? In virtù di quale regola?
Perché non "punti cardini", "funzioni obiettivi", "le città campioni"?
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Saluti,
Mardy
http://interlingua.altervista.org
Non mi sono documentata, ma forse perché "cardine", "obiettivo" e
"campione" non sono aggettivi?
> È corretto dire "punti cardine", "funzioni obiettivo", "(le) città
> campione (di un sondaggio)"?
Sì.
> Se sì, perché? In virtù di quale regola?
> Perché non "punti cardini", "funzioni obiettivi", "le città campioni"?
Perchè si tratta di nomi che rappresentano un'intera frase abbreviata.
Es.: città-campione sta per "città presa a campione" al plurale "città
prese a campione".
k
Stai pigliando il toro per gli zebedei...
Non è che la lingua debba obbedire alle regole grammaticali ma sono le
regole grammaticali che devono obbedire alla lingua. Se la lingua e le
regole non concordano, bisogna correggere le regole.
> Perché non "punti cardini", "funzioni obiettivi", "le città campioni"?
Riformulo la domanda usando l'usuale terminologia grammaticale: in
italiano, l'apposizione concorda con il sostantivo che modifica?
Ricordo che l'apposizione è un *sostantivo* (eventualmente preceduto da
pereposizioni o altro) che modifica un altro sostantivo. Nell'espressione
"punto chiave", il sostantivo "chiave" è l'apposizione del sostantivo di
base, "punto".
Una cosa simile all'apposizione è l'attributo, che è però costituito da un
*aggettivo* anziché da un sostantivo. Nell'espressione "punto fermo",
l'aggettivo "fermo" è l'attributo del sostantivo di base "punto".
È indubbio che l'attributo debba concordare con il suo sostantivo di base
nel *genere* e nel *numero*: "puntO fermO", "puntI fermI", "macchinA
fermA", "macchinE fermE".
L'obbligo della concordanza grammaticale è appunto ciò che distingue i
nomi aggettivi dai nomi sostantivi: a causa di quest'obbligo, gli
aggettivi devono sempre declinabili in entrambi i numeri e i *generi*
(quindi hanno quattro forme, come "fermo/ferma/fermi/ferme", anche se in
alcuni aggettivi alcune queste forme possono coincidere, dando gli
aggettivi a due forme come "nodale/nodali", e quelli a una sola come
"blu").
È anche indubbio che non ci sia alcun obbligo a che l'apposizione concordi
nel *genere* con il suo sostantivo di base: nell'espressione "punto
chiave", "punto" è maschile ma l'apposizione "chiave" femminile;
nell'espressione "città capoluogo", "città" è femminile ma l'apposizione
"capoluogo" maschile"; "pomodoro da insalata", "pomodoro" è maschile ma
"insalata" femminile...
Il problema è se l'apposizione debba concordare o no nel *numero* e
secondo me, la grammatica lascia aperte tutte le possibilità, quindi la
risposta va cercata nella logica e/o nell'eufonia.
Io direi "studentI ospitI" e "signorI avvocatI". Dire "studentI ospitE",
perché "studentI ospitE" e "signorI avvocatO" mi suona male.
Però direi "i puntI chiavE" e "le donnE avvocatO", perché mi suonanano
male "i puntI chiavI" e "le donnE avvocatI", anche se non li definirei
sbagliatI.
Ma mi pare decisamente fuori luogo dire "le città campionI" o "le piazzE
RomE". Nel caso di "città campionI" mi pare si stravolga il senso: io
capisco "città la cui squadra ha vinto un campionato", non "città che sono
state prese come campionE/-I per un sondaggio". Nel caso di "piazzE RomE"
mi pare addirittura che si arrivi al controsenso: esistono moltissime
piazze che prendono nome dalla capitale, ma ciò non toglie che di Roma ce
ne sia una sola.
D'altra parte, se non vado errato, tutto ciò concorda anche con la
grammatica latina, nella quale l'apposizione deve concordare con il
sostantivo sono nel *caso*, e non nel genere o nel numero. Siccome nei
nomi italiani i casi sono scomparsi, è sparito anche quest'unico obbligo.
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Cingar
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> ciò non toglie che di Roma ce ne sia una sola.
Oggi sì, ma fino al 1453 ce n'erano due...
;-) edi'®
> Il problema è se l'apposizione debba concordare o no nel *numero* e
> secondo me, la grammatica lascia aperte tutte le possibilità, quindi la
> risposta va cercata nella logica e/o nell'eufonia.
L'eufonia sarebbe poi l'abitudine. :-))
>
> Io direi "studentI ospitI" e "signorI avvocatI". Dire "studentI ospitE",
> perché "studentI ospitE" e "signorI avvocatO" mi suona male.
> Però direi "i puntI chiavE" e "le donnE avvocatO", perché mi suonanano
> male "i puntI chiavI" e "le donnE avvocatI", anche se non li definirei
> sbagliatI.
"Gli studenti che sono ospiti", i "signori che sono avvocati", ma "i
punti che fungono da chiave".
Nel caso di "donne avvocato", avvocato resta invariato perchè non
concorda con donne, se dicessimo "donna avvocata" diremmo "donne
avvocate", come "donne maestre", o "donne ostetriche".
k
"I signori che lavorano come avvocato"?
> Nel caso di "donne avvocato", avvocato resta invariato perchè non
> concorda con donne, se dicessimo "donna avvocata" diremmo "donne
> avvocate", come "donne maestre", o "donne ostetriche".
Ma perché mai dovremmo dire una cosa come "donne avvocate" o "donne
ostetriche"? Se dici "un'avvocata" o "un'ostetrica", al femminile, è
inutile specificare che si tratta di una donna.
I sostantivi femminili che possono riferirsi a esseri maschili sono
pochi e ben noti: "guardia", "sentinella", "checca", e pochi altri,
specialmente nomi di animali ("volpe", "tigre", ecc.).
Oltretutto, secondo me, mentre le espressioni "donna avvocata" =
"avvocata" = "avvocatessa" indicano una donna che di mestiere fa
l'avvocata, l'espressione "donna avvocata" (che letteralmente vorrebbe
dire "donna che perora, difende") è praticamente priva di senso, e
comunque non c'entra niente con la professione forense.
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Cingar
> Ma perché mai dovremmo dire una cosa come "donne avvocate" o "donne
> ostetriche"? Se dici "un'avvocata" o "un'ostetrica", al femminile, è
> inutile specificare che si tratta di una donna.
Va beeene, diciamo allora "signore avvocate" come il caso maschile da
cui siamo partiti!
Era solo un esempio di concordanze.
Quasi sempre il plurale di due sostantivi appaiati, che si faccia o no,
è giustificato dalla logica.
> Oltretutto, secondo me, mentre le espressioni "donna avvocata" =
> "avvocata" = "avvocatessa" indicano una donna che di mestiere fa
> l'avvocata, l'espressione "donna avvocata" (che letteralmente vorrebbe
> dire "donna che perora, difende") è praticamente priva di senso, e
> comunque non c'entra niente con la professione forense.
E c'entra come i cavoli a merenda con le concordanze di cui stavamo
parlando.
k
> Ma perché mai dovremmo dire una cosa come "donne avvocate"
> o "donne ostetriche"? Se dici "un'avvocata" o
> "un'ostetrica", al femminile, è inutile specificare che si
> tratta di una donna.
>
> I sostantivi femminili che possono riferirsi a esseri
> maschili sono pochi e ben noti: "guardia", "sentinella",
> "checca", e pochi altri, specialmente nomi di animali
> ("volpe", "tigre", ecc.).
>
> Oltretutto, secondo me, mentre le espressioni "donna
> avvocata" = "avvocata" = "avvocatessa" indicano una donna
> che di mestiere fa l'avvocata, l'espressione "donna
> avvocata" (che letteralmente vorrebbe dire "donna che
> perora, difende") è praticamente priva di senso, e
> comunque non c'entra niente con la professione forense.
Una volta l'ambasciatrice era la moglie dell'ambasciatore.
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pecunia non olet, sed scarseggiat semper
> Una volta l'ambasciatrice era la moglie dell'ambasciatore.
"Una volta"?
Perché? Hanno divorziato?
Roger
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FAQ di ICLIt:
http://www.mauriziopistone.it/linguaitaliana.html
"What's in a name? That which we call a rose
By any other name would smell as sweet."
E l'episcopěssa era la moglie del vescovo.