Bisognerebbe chiederlo all'Unesco, che nell'Atlas of Endangered Languages
elenca il Lombard Language.
Forse � perch� le lingue possono avere delle varianti?
Forse � perch� la prima volta che ho visto "non ci resta che piangere", mi �
stato un po' difficile seguire gli "italiani" di Troisi e Benigni?
Chiss� ...
> Grazie per la segnalazione.
> Alcune considerazioni:
> - Quel professore dice (43' circa) che esiste una lingua lombarda:
> allora qualcuno mi spiega come mai alla tenera etᅵ di 4 anni mi accorsi
> che mia madre del Varesotto faceva molta fatica a capire mio nonno della
> Bassa Bergamasca finchᅵ parlava nell'idioma di quella zona?
Mi scuso con chi frequenta ICLI da molto tempo perchᅵ ripeterᅵ cose
che ho giᅵ detto in passato, ma devo rispondere alle obiezioni di "Una
voce dalla Germania.
Quello che dici sulle lingue regionali, cioᅵ che non hanno una kionᅵ,
eccetto il piemontese, ᅵ vero. Sono fasci di varianti che perᅵ, studiate
nel loro insieme, individuano parlate regionali (che non corrispondono
sempre ai confini di regione) ben distinte.
Se andiamo da Torino a Milano, vediamo che i "dialetti" variano
apparentemente senza soluzione di continuitᅵ, in realtᅵ esiste un punto
in cui possiamo dire: "fino qui ᅵ piemontese (sia pure con influenze
lombarde) da qui in avanti ᅵ lombardo. Le parlate che hai nominato tu:
varesotto, milanese, bergamasco ecc. sono diverse, ᅵ vero, ma fanno
parte dell'insieme lombardo, non di quello piemontese, veneto o calabrese.
Anche al tempo di Omero il "greco" era un insieme di parlate, come pure
il latino prima che la variante dell'elite di Roma prendesse il
sopravvento, ma questo non ha impedito a Omero, o a chi per lui, di
scrivere i suoi capolavori assoluti.
E se andiamo a vedere bene, tutte le lingue nazionali europee sono nate
in questo modo, anche in tempi relativamente recenti.
Quanto all'insegnamento nelle scuole, nessuno vuole imporre nulla: i piᅵ
di trecento corsi di lingua piemontese tenuti nelle scuole del Piemonte
sono tutti facoltativi.
Ma se si tengono in regioni dove non c'ᅵ una koinᅵ che cosa insegnare?
Dipenderᅵ dai maestri, ᅵ chiaro dovranno spiegare la situazione
linguistica della regione, poi se vorranno studiare il Porta
spiegheranno che cos'ᅵ il milanese, e se si trovano a Bergamo potranno
far vedere le differenze tra milanese e bergamasco.
Per evitare fraintendimenti, vorrei ricordare che le regole grammaticali
e sintattiche esistono, sono ben precise, e non sono poi tanto diverse
tra i vari dialetti di una regione. Lo stesso dicasi per le norme
grafiche, che non essendo uniformate possono avere piccole differenze,
ma che comunque non impediscono la lettura e la comprensione (basta
leggere qualche testo antico e si vede che sono tutti
comprensibilissimi). Non c'ᅵ niente di cosᅵ difficile per chi conosce
bene l'argomento.
Perᅵ ripeto, tale insegnamento sarebbe *facoltativo*, quindi cade la
domanda di quali materie dovrebbe in parte sostituire: nessuna. Non
l'italiano che oggi viene insegnato in modo pessimo, non certo
l'inglese, che ᅵ lingua franca, e che purtroppo ᅵ insegnato male
anch'esso, non la seconda lingua straniera (abbiamo diverse scuole medie
inf. con due lingue straniere).
Quanto alle lingue ancestrali ᅵ evidente che sono legate a un
territorio, a una comunitᅵ, se questo manca, come nel caso tuo e di una
turca, non saprei, ma ti posso dire che le comunitᅵ Italiani all'estero,
anche da piᅵ generazioni, sono molto interessate al "dialetto" di
origine e alla ricerca delle piᅵ o meno lontane radici.
Quanto alla politica, ti posso assicurare che Gilardino ᅵ del tutto
estraneo alle nostre vicissitudini, quando ᅵ arrivato a Coumboscuro non
sapeva nemmeno dei contrasti (politici) tra i sostenitori del nome
"provenzale alpino" e quelli del nome "occitano"
(questa cosa mi ricorda certi personaggi di Gulliver :-))
Anche se ᅵ normale che chi ᅵ regionalista, autonomista (ancor di piᅵ se
indipendentista o separatista) senta molto la questione della lingua in
quanto espressione profonda dell'identitᅵ, tuttavia la difesa dei
"dialetti" non ᅵ appannaggio esclusivo della Lega.
Burlando, che ᅵ il presidente (PD) della Liguria, parla genovese e lo
difende, e il Comune di Genova (amministrazione di sinistra) regala a
ogni neonato un CD con ninne nanne in dialetto genovese, e tutti
conosciamo dei convinti e strenui difensori dei "dialetti" appartenenti
a ogni parte politica. Ricordo il povericlisto Riccardo Venturi,
espertissimo linguista che studiava, oltre alle lingue antiche, anche il
bretone e il cornico, e che aveva idee diametralmente opposte a quelle
della Lega.
Comunque, anche se le lingue regionali non dovessero essere insegnate a
scuola, io sarei giᅵ contenta se si smettesse di disprezzarle e di
deriderle, di contrapporle artificiosamente e capziosamente alla lingua
nazionale, e se non si sperperasse la grande ricchezza linguistica e
letteraria che rappresentano.
Un'ultima cosa, l'ormeasco ᅵ un dialetto di montagna (Alpi Liguri),
senza letteratura ma molto particolare perchᅵ ᅵ un miscuglio di ligure
medioevale, piemontese e brigasco, ebbene l'unico libro scritto su di
esso per quasi un secolo ᅵ stato quello di un filologo tedesco, Bernhad
Schᅵdel, venuto qui appositamente nel 1903 per studiarlo.
k
> A me piace l'idea che la scuola insegni le lingue ancestrali, insegni le
> lingue regionali, ecc. Ma non mi piacerebbe che le imponesse a forza.
> Credo perᅵ che nessuno abbia mai sostenuto un'idea del genere.
>
> Penso sarebbe bello se gli alunni potessero liberamente scegliere quali
> lingue imparare. Cosᅵ, ad esempio, l'alunno che desidera studiare la
> lingua milanese, la puᅵ studiare, ma parimenti l'alunno cinese che
> desidera tenere un legame con la sua lingua di origine puᅵ studiare il
> cinese (e spero che nessuno si allarmerᅵ per questo, temendo che ciᅵ
> contribuisca alla morte della lingua lombarda! ;)).
Se noi impedissimo a un bambino cinese di studiare il cinese ci
comporteremmo esattamente come hanno fatto tanti maestri post unitari
che, credendo erroneamente di fare bene all'italiano, hanno osteggiato i
dialetti fin quasi a cancellarli.
E' importantissimo che gli immigrati possano mantenere la loro lingua,
la loro identitᅵ, sarebbe un grave errore tagliare loro le radici, ma
questo non vuol dire, sia ben chiaro, che non debbano imparare
l'italiano e non osservare le nostre leggi.
k
C'� anche il veneto: "koin� veneta su base veneziana".
> Anche al tempo di Omero il "greco" era un insieme di parlate,
L'altro esempio � il sardo, riconosciuto dalla 482/99 come "lingua". Eppure
si distinguono campidanese, logodurese, gallurese, sassarese ...
Bepe
La questione mi sembra un po' piᅵ complicata.
Copio da http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_lombarda
dove sicuramente un sacco di appassionati ha discusso la
questione e probabilmente continua a farlo dietro le quinte:
Le due varianti principali del lombardo sono quella
orientale (o transabduano) e quella occidentale (denominata
anche nei secoli scorsi cisabduano[4] o insubre[5]), le
quali presentano differenze (principalmente fonologiche)
piuttosto marcate[6], al punto che potrebbero essere
considerate due lingue separate[7].
Ecco: io sono uno di quelli che le considera separate, a
prescindere dalla questione che dᅵ il titolo a questa serie
di messaggi. Non riesco a capire come si possa parlare di
una sola lingua quando due persone che hanno come
madrelingua quelle chiamate qui varianti del lombardo si
capiscono bene solo ricorrendo a un altro idioma
(l'italiano, perchᅵ era l'unico che avevano in comune, ma
avrebbe potuto essere il francese se mia madre l'avesse
imparato, dato che mio nonno lo parlava abbastanza bene dopo
avere lavorato una decina d'anni in Francia, e dovremmo
essere tutti d'accordo :-) che i vari idiomi parlati in
Lombardia non sono dialetti francesi).
Colgo l'occasione per avviare un'altra polemica col prof.
Gilardino quando afferma, se non ricordo male, che il
piemontese non avrebbe niente in comune col toscano. Forse
si ᅵ confuso con lo swahili o col birmano. :-) Per avere
qualcosa in comune non basta il fatto che hanno la stessa mamma?
> Anche al tempo di Omero il "greco" era un insieme di parlate, come pure
> il latino prima che la variante dell'elite di Roma prendesse il
> sopravvento, ma questo non ha impedito a Omero, o a chi per lui, di
> scrivere i suoi capolavori assoluti.
Cosa stai cercando di dire? Che l'esistenza di un capolavoro
letterario implica che ᅵ stato scritto per forza in una
lingua e non in un dialetto? Per me, semmai, ᅵ vero il
contrario, e cioᅵ che il dialetto usato da chi mise in forma
scritta i versi di Omero fu nobilitato da quei capolavori al
punto da imporsi come norma linguistica prevalente
nell'antica Grecia.
A proposito, e questa per me ᅵ la questione fondamentale per
decidere se l'idioma X ᅵ una lingua autonoma o un dialetto
della lingua Y: sul sito dell'UNESCO non sono riuscito a
trovare la sua definizione di lingua e come distinguere una
lingua da un dialetto. Se non erro, ᅵ il titolo di questa
serie di messaggi. Se qualcuno la trova e la riporta in
inglese, francese, tedesco o italiano, potrebbe anche
convincermi.
Fino a oggi, nonostante il mio vivo interesse, non ho ancora
trovato un modo scientifico di distinguere una lingua da un
dialetto. Dicendo scientifico intendo una distinzione basata
esclusivamente su criteri linguistici e non condizionata
p.es. dal numero di parlanti, dal fatto che sia una lingua
ufficiale in uno Stato o no, dall'esistenza o assenza di una
lingua scritta piᅵ o meno codificata e di opere letterarie.
Per intenderci, la distinzione che ᅵ facilissima nel caso
del basco rispetto ai confinanti spagnolo e francese, anche
se non ᅵ mai esistito uno Stato basco, e che non funziona
nel caso dell'olandese, anche se politicamente l'Olanda ᅵ da
secoli ben distinta dalle decine di entitᅵ territoriali che
nel 1871 si unirono a formare la Germania, dato che parlando
solo in dialetto (o idioma del villaggio, se preferisci, per
evitare malintesi e discriminazioni), passando da un
dialetto a quello confinante si puᅵ camminare da Amsterdam a
Vienna senza quella frattura che invece troviamo in meno di
30 chilometri da Airolo (canton Ticino) ad Andermatt
(cantone Uri).
> Perᅵ ripeto, tale insegnamento sarebbe *facoltativo*, quindi cade la
> domanda di quali materie dovrebbe in parte sostituire: nessuna. Non
> l'italiano che oggi viene insegnato in modo pessimo, non certo
> l'inglese, che ᅵ lingua franca, e che purtroppo ᅵ insegnato male
> anch'esso, non la seconda lingua straniera (abbiamo diverse scuole medie
> inf. con due lingue straniere).
Se ᅵ un'offerta supplementare, come ai miei tempi i corsi di
francese e poi d'inglese al doposcuola, niente in contrario,
in teoria. In pratica, prendendo come esempio la situazione
del 1999 nella scuola elementare che frequentai ai miei
tempi, non saprei dove trovare e come pagare gli insegnanti
di milanese (forse), napoletano, siciliano, arabo egiziano,
arabo tunisino, cinese, ucraino e bielorusso (stima
approssimativa in base ai nomi e cognomi che mi ricordo di
quei 37 bambini).
Se l'italiano (e l'inglese, se le cose non sono cambiate
rispetto ai miei tempi) vengono insegnati in maniera
pessima, questo non dipende dal fatto che le lingue (o i
dialetti) locali vengano insegnate o no, ma dai programmi
d'insegnamento e dalle capacitᅵ delle insegnanti di italiano
e di inglese.
> Quanto alle lingue ancestrali ᅵ evidente che sono legate a un
> territorio, a una comunitᅵ, se questo manca, come nel caso tuo e di una
> turca, non saprei, ...
Allora spero che tu capisca perchᅵ sono piuttosto allergico
al concetto di lingua ancestrale. Limitandomi ai miei
conoscenti: olandese e malaisiana (non so se discendente di
malesi, cinesi, indiani o altro) sposatisi in Giappone,
italiano e bielorussa che vivono ad Amburgo, finlandese
(lui) e giapponese a Londra. E sarebbe potuto capitare anche
a me, se in Germania non mi fossi innamorato di una tedesca
(di lontane origini francesi, come rivela ancora oggi il suo
cognome, ma dopo oltre 400 anni ...).
Tornando alla mia classe di prima elementare: quali
sarebbero state le lingue ancestrali? Se non ho capito male,
siciliano, sardo, napoletano, friulano, ecc. ecc. Perᅵ, a me
lombardo, piᅵ che una lingua ancestrale serviva una lingua
per spiegare al figlio dei pugliesi che se mi rubava
un'altra volta la palla lo menavo (se credevo di farcela) o
andavo dalla maestra (se era uno di quelli 9-10 mesi piᅵ
grandi di me, che a 6 anni ᅵ una bella differenza).
> Anche se ᅵ normale che chi ᅵ regionalista, autonomista (ancor di piᅵ se
> indipendentista o separatista) senta molto la questione della lingua in
> quanto espressione profonda dell'identitᅵ, tuttavia la difesa dei
> "dialetti" non ᅵ appannaggio esclusivo della Lega.
Spero che tu consenta anche a un traduttore come me di
sentire molto la questione della lingua. :-)
Detto questo, a me pare che semmai dobbiamo stare attenti
che italiano e tedesco non divengano dei dialetti secondo la
definizione del prof. Gilardino: "Un dialetto ᅵ quello che
si usa con poche persone per parlare di poche cose."
Se non ricordo male, un astrofisico iclista ci ha raccontato
che nel suo settore ormai si scrive esclusivamente in
inglese e pertanto parecchi termini tipici della sua materia
non vengono mai tradotti.
> Comunque, anche se le lingue regionali non dovessero essere insegnate a
> scuola, io sarei giᅵ contenta se si smettesse di disprezzarle e di
> deriderle, di contrapporle artificiosamente e capziosamente alla lingua
> nazionale, e se non si sperperasse la grande ricchezza linguistica e
> letteraria che rappresentano.
Nessun disprezzo da parte mia, perᅵ non mi appassionano,
probabilmente perchᅵ ho sempre vissuto in grandi cittᅵ, fra
cui Milano ᅵ la piᅵ piccola.
Mah, il Biondelli, e come lui molti studiosi venuti dopo, raggruppa i
dialetti lombardi in due insiemi: quello occidentale e quello orientale,
ma non mette mai in discussione il fatto che si tratti di dialetti
lombardi, cioè a loro volta uniti in un gruppo più ampio, diverso
dall'emiliano, dal veneto, dal piemontese: il lombardo, appunto.
Francamente le differenze tra le due varianti rilevate dalla wiki, mi
sembrano poco significative rispetto alle somiglianze.
Anche noi abbiamo delle variazioni apparentemente rilevanti tra il
piemontese della koinè che non conosce, ad esempio, i suoni aspri /ts/ e
/dz/, ma solo la s sonora e sorda.
Nel Sud, in Langa e Monferrato abbiamo anche la a scura å (francese),
assente in altre zone. Abbiamo pure le diversità citate per il lombardo:
leč, freǧ, fač in zone montane, contro il torinese lét, fréid, fàit, che
sono probabili italianizzazioni. E tante altre differenze.
Il Biondelli approfondisce molto la questione portando più esempi, ma
anche lui non ritiene per questo di dover individuare due lingue distinte.
Quanto al fatto della comprensibilità, ricordo che quando sono stata per
qualche tempo a Vercelli, se sentivo parlare velocemente il dialetto,
anch'io avevo qualche problema di comprensione, ma è stato solo
all'inizio, è bastato farci un po' l'orecchio e lo capivo benissimo, e
nessuno ha mai messo in dubbio che il vercellese o il biellese
appartenessero al piemontese.
k
Beh, prima che con l'Ellade commerciavano con i magnogreci a due
passi.
E gli Etruschi? boh.
--
Woman: "Do you believe in love at first sight?"
Mae West: "I don't know but it saves an awful lot of time.
-- from "Night After Night"
> Colgo l'occasione per ripetere la mia domanda. Sul sito
> dell'UNESCO non sono riuscito a trovare la sua definizione
> di lingua e di come distinguere una lingua da un dialetto:
> qualcuno sa dove trovarla? Dopo tutto, potrebbe anche
> convincermi.
Mi ricordo che di questa cosa ne parlammo gi� in passato.
Prova a cercare in archivio fra i vecchi messaggi di Cingar, un
attivo povericlista poi sparito nel mistero.
--
"Behind every successful man is a surprised woman."
-- Maryon Pearson (1901-1989)
L'UNESCO è un'organizzazione culturale.
Bepe
> Tuttavia, se guardo alla cosa dal punto di vista geopolitico, le
> lingue e i dialetti sono anche il pi� potente fattore di divisione tra
> i popoli. E' molto pi� facile sparare addosso al "nemico" che parla
> un'altra lingua, quindi resta fondamentalmente un'estraneo con cui non
> comunichi, non simpatizzi..., mentre � molto pi� doloroso ammazzare
> chi parla la tua stessa lingua, come nelle guerre civili. Se ci
> pensate, le frontiere nazionali coincidono quasi sempre con le
> divisioni linguistiche -l'Italia � *grosso modo* definibile come il
> Paese dove si parla l'italiano-, con poche eccezioni che si
> giustificano pi� che altro con rilevanti barriere naturali -le Alpi
> fra Svizzera italiana e Italia, l'oceano fra Gran Bretagna e Stati
> Uniti d'America- o con particolari vicende storiche. Sono invece rari
> i Paesi dove convivono pacificamente pi� lingue *principali* (e le
> relative etnie, culture, tradizioni, ecc.), anche se spesso si tratta
> dei Paesi pi� civili, dalla Svizzera al Canada.
Eh... mi sa che hai ragione. Noi non siamo abbastanza 'civilizzati' per
permetterci il lusso di avere tante lingue senza scannarci a vicenda! :)
> Una lingua unica invece � un formidabile fattore di unificazione.
> Siamo "fratelli d'Italia" perch� parliamo tutti l'Italiano. Parlassimo
> tutti l'"europeo" (l'inglese?, l'esparanto?, fate voi!), forse ci
> sentiremmo davvero europei, con tanto di guadagnato da molti punti di
> vista, anche se mi rendo conto del sacrificio in termini di perdita di
> "biodiversit�", per cos� dire, sotto il profilo linguistico e
> culturale.
Non � necessario per forza 'sacrificare' una lingua perch� un'altra
soppravviva.
Io non vedrei cos� necessaria l'interpretazione politica della questione
lingua-dialetti. Non possiamo parlare dei dialetti (o lingue) in
estinzione pi� o meno come fossero dei panda? :)
A me dispiace che i dialetti spariscano, ma i metodi sentiti finora per
impedire che ci� accada non mi convincono molto.