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Emanuele
Ciao Emanuele,
semplificando si puo' affermare che la fonetica studia i suoni che possono
essere prodotti dall'apparato fonatorio umano (appunto foni), mentre la
fonematica si occupa del significato che questi suoni assumono all'interno
della catena parlata.
Per esempio la trascrizione fonetica della parola "fianco" e' [ 'fjan,co]
dove per "n," intendo una consonante nasale e velare come la "n" di
"angolo", "ancora", eccetera. La trascrizione fonetica evidenzia esattamente
come vengono prodotti dal parlante. La trascrizione fonematica della parola
"fianco" deve invece tener conto di quanto i suoni utilizzati siano
distintivi all'interno del sistema linguistico in oggetto (in questo caso
l'italiano). Il suono approssimante "j" non e' altro che un allofono di "i",
dato che nel sistema linguistico italiano non esistono casi in cui la
sostituzione di "j" con "i" o viceversa, possa generare parole di
significato diverso. Lo stesso vale per "n," allofono di "n". Quindi la
trascrizione fonematica di "fianco" e' /'fIaNcO/, dove le lettere maiuscole
stanno a segnalare la presenza di un' "arcifonema" che comprende tutti i
relativi allofoni (in posizione non tonica "o" aperta e "o" chiusa sono
allofoni e vengono quindi rappresentati dall'arcifonema "O").
Per farti un altro esempio, se un bolognese come me pronuncia la parola
italiana "sasso", non e' in grado (almeno io non lo sono) di pronunciare una
"s" dentale come richiede la pronuncia "corretta" in italiano, ma tendera'
ad arretrare la lingua verso il palato centrale, producendo la tipica
sibilante emiliano-romagnola. La trascrizione fonetica sara' quindi
's,as,s,o ] dove nella "s," la virgola sta per una sorta di uncino "piatto"
(tipo una "L" con la gamba piu' corta a sinistra invece cha a destra). La
trascrizione fonematica sara' invece / 'SaSSO /.
Spero di essere stato chiaro.
Ciao, Luca Tassoni.
Emanuele wrote:
> La fonetica (o fonematica? - Non so esattamente la differenza, appunto...)
Fonetica: studio dei *foni* cioè dei suoni prodotti dall'apparato fonatorio umano.
Il termine "fono" non è però sinonimo di "suono" perché di solito vengono prese
delle articolazioni standard, delle posizioni medie e più frequenti per una
partcolare articolazione. In effetti /t/ occlusivo dentale non sonoro può essere a
punta alta o bassa, più o meno vicino al bordo dei denti ecc. Queste differenze
vengono trascurate perché (spesso) insignificanti e al fono [t] viene associata la
posizione standard che puoi vedere sul DiPI Zanichelli.
Fonemica (o fonematica): studio dei *fonemi*, cioè delle entità distintive di un
sistema linguistico. Queste entità distintive possono essere vocali, consonanti,
cronemi e tonemi.
Una vocale è un fonema realizzato *prevalentemente* con un vocoide (ma può avere in
determinate posizioni un'articolazione contoide).
Una consonante è un fonema realizzato *prevalentemente* con un contoide (ma può
avere in determinate posizioni un'articolazione vocoide).
Un cronema è una differenza fonemica (distintiva) di durata (latino, inglese,
tedesco...) generalmente vocalica.
Un tonema è una differenza fonemica (distintiva) di tono (giapponese, svedese...).
> mi
> ha sempre molto interessato, e gia` diversi anni fa (e ne ho 17...) ho iniziato
> ad imparare il significato di quei segni scritti tra // o tra [] (fonemi e
> foni, rispettivamente, giusto?)
Giusto!
> , innanzitutto per leggere la pronuncia delle
> parole inglesi sui dizionari, ma anche per pura curiosita`...
> Qcno mi spiega la differenza fra la fonetica e la fonematica? Per quello che
> ho sempre capito, la scrittura tra [] (fonetica, giusto?) e` piu` "precisa"...
> C'e` qcsa di vero, in questo?
Più precisa di sicuro, ma non sempre praticabile perché non contestualizzata. Per
esempio trascrivere "lana" come ['la:na] potrebbe far pensare che il vocoide [a] in
italiano standard (e in toscano) sia sempre lungo, mentre questo è vero solo in
tonia o per enfasi.
>
> "Vocoide" e "contoide" (parole che prima di circa una settimana fa non avevo
> mai visto) sono sinonimi di "fono vocalico" e "fono consonantico"?
Sì.
> Ed e` la
> fonetica o la fonematica (se non entrambe) quella in cui si distinguono le
> consonanti tramite la specificazione del luogo e del modo di articolazione?
La fonetica.
>
> Magari potete segnalarmi qche indirizzo internet sull'argomento, se ne
> conoscete.
> Grazie
Posso consigliarti due libri il MaPI e il DiPI Zanichelli.
Ciao,
Paolo
> Il suono approssimante "j" non e' altro che un allofono di "i",
> dato che nel sistema linguistico italiano non esistono casi in cui la
> sostituzione di "j" con "i" o viceversa, possa generare parole di
> significato diverso.
Non è vero: in qualche caso c'è differenza di significato /'pjano/ vs /pi'ano/
(di Pio).
> Lo stesso vale per "n," allofono di "n".
Questo è giusto.
> Quindi la
> trascrizione fonematica di "fianco" e' /'fIaNcO/, dove le lettere maiuscole
> stanno a segnalare la presenza di un' "arcifonema" che comprende tutti i
> relativi allofoni (in posizione non tonica "o" aperta e "o" chiusa sono
> allofoni e vengono quindi rappresentati dall'arcifonema "O").
Non è necessario ricorrere agli arcifonemi: è più che sufficiente /'fjanko/ che
è la trascrizione usata da tutti i linguisti. Se però dobbiamo confrontare
idiomi con sistemi fonologici diversi si può passare all'*interfonemico*:
italiano/'banNka/ inglese /'bæNk/ che mostra come il fono con cui si realizza il
fonema /N/ dell'inglese esiste anche in italiano (seppure come allofono di /n/).
Ciao,
Paolo
Scusa ma in quale caso vi e' la pronuncia /pi'ano/ ?
A quanto mi risulta l'unico caso di distinzione e' stato segnalato da Tullio
De Mauro e si riferisce a /'spjanti/ (seconda persona singolare presente del
verbo "spiantare") e /spi'anti/ (coloro che spiano). Tuttavia prove di
laboratorio hanno dimostrato che la quasi totalita' dei parlanti pronuncia
le due parole nello stesso modo e cioe' /'spjanti/. In italiano i le
semiconsonanti "j" e "w" si possono considerare allofoni rispettivamente di
"i" e "u".
Ciao, Luca Tassoni.
Luca Tassoni wrote:
> Paolo <pmo...@usa.net> wrote in message 39098977...@usa.net...
> >
> >
> > > Il suono approssimante "j" non e' altro che un allofono di "i",
> > > dato che nel sistema linguistico italiano non esistono casi in cui la
> > > sostituzione di "j" con "i" o viceversa, possa generare parole di
> > > significato diverso.
> >
> > Non č vero: in qualche caso c'č differenza di significato /'pjano/ vs
> /pi'ano/
> > (di Pio).
>
> Scusa ma in quale caso vi e' la pronuncia /pi'ano/ ?
Quando dico "il pontificato di Pio IX", "il pontificato piano", che posso
scrivere con la dieresi "pďano". Inoltre /j, w/ possono diventare /i, u/ in
poesia: "fďore" /fi'ore/ senza distinzione di significato.
>
> A quanto mi risulta l'unico caso di distinzione e' stato segnalato da Tullio
> De Mauro e si riferisce a /'spjanti/ (seconda persona singolare presente del
> verbo "spiantare") e /spi'anti/ (coloro che spiano). Tuttavia prove di
> laboratorio hanno dimostrato che la quasi totalita' dei parlanti pronuncia
> le due parole nello stesso modo e cioe' /'spjanti/.
Io sento bene la differenza (sono empolese). Tra l'altro /spi-'an-ti/ ha una
sillaba in piů di /spjan-ti/ quindi la coppia non č pertinente. Si potrebbe
infatti trascrivere /spi'an-ti/ vs /spi-an-ti/. Come vedi il considerare /j, w/
semplici tassofoni (o allofoni) di /i, u/ atoni davanti a vocale complica le
trascrizioni. Come fare a notare che /spi'an/ č un'unica sillaba? Dovremmo forse
scrivere /spi(an/ una i con un semicerchio per dire che č asillabica. Meglio
considerare /j, w/ fonemi a sé stanti.
Ciao,
Paolo
E che ne dite di "periodico" /pe-ri-'O-di-ko/ (ma, di fatto, /pe-'rjO-di-ko/)
vs "periodico" (termine chimico, da "iodio") /per-'jO-di-ko/? Quando mi
accorsi che si pronunciavano tanto diversamente, iniziai a pensare che la "i"
e la "u" semivocaliche precedute da suono consonantico non fossero davvero le
stesse "i" e "u" semivocaliche che si trovano in inizio di sillaba ("ieri",
"gaio", "uomo"...). O si tratta solo dello spostamento di una pausa
intersillabica?
Ciao.
(E grazie a tutti per le spiegazioni.)
--
Emanuele
Nil nimium studeo, Caesar, tibi velle placere,
nec scire utrum sis albus an ater homo.
-- Gaius Valerius Catullus
> E che ne dite di "periodico" /pe-ri-'O-di-ko/ (ma, di fatto, /pe-'rjO-di-ko/)
> vs "periodico" (termine chimico, da "iodio") /per-'jO-di-ko/? Quando mi
> accorsi che si pronunciavano tanto diversamente, iniziai a pensare che la "i"
> e la "u" semivocaliche precedute da suono consonantico non fossero davvero le
> stesse "i" e "u" semivocaliche che si trovano in inizio di sillaba ("ieri",
> "gaio", "uomo"...).
Ho avuto anch'io molti dubbi riguardo a /CjV/ cioč /j/ preceduto da consonante e
seguito da vocale. All'inizio credevo che fosse realizzato [i(] cioč con un
brevissimo [i], poi dopo numerose prove ho capito che c'č anche lě l'approssimante
palatale non-sonoro [j]. La posizione tradisce l'orecchio, ma č sempre lui!
Ciao,
Paolo
: Non è vero: in qualche caso c'è differenza di significato /'pjano/ vs /pi'ano/
: (di Pio).
La grammatica del Serianni dice che la questione e` dibattuta, ma
sembra incline a considerare /i/ e /j/ come fonemi distinti, visto che
porta degli esempi, come "spianti" (con /j/ voce di "spiantare", con /i/
di "spiare") o "alleviamo" (allevare/alleviare).
Lo stesso dicasi per /u/ e /w/ (gli esempi di Serianni sono "cui" e
"qui", e "lacuale" e "la quale").
Ciao,
Daniele
> Lo stesso dicasi per /u/ e /w/ (gli esempi di Serianni sono "cui" e
> "qui", e "lacuale" e "la quale").
Il primo esempio ("cui"/"qui") che c'entra?... Cambia anche l'accento...
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Emanuele
Vero, perche' non bisogna considerare l'etimologia ma la pronuncia effettiva
da parte dei parlanti.
Ciao, Luca Tassoni.