>Scopro tra le pagine di manuali di pedagogia dove per il momento vo
>errando il termine "validare" riferito ai risultati di un progetto.
[...]
>il prestito intralinguistico tra un gergo e l'altro ( è evidente che
>qui il pedagogese bussa alle porte del linguaggio economico) è sempre
>indispensabile?
A me sembra che bussi anche alle porte dell'informatichese, dove
validare ha gli stessi significati di convalidare, così come validazione
ha quelli di convalida (o convalidazione).
Secondo il Devoto-Oli, poi, "validare" deriverebbe dal francese
"valider". Beh, nell'economichese e nel pedagogese non so, ma
nell'informatichese io giurerei che invece derivi dall'inglese "to
validate", che a sua volta ha gli stessi significati dell'italiano
"convalidare".
>Si può evitare?
Direi proprio di sì.
Devoto-Oli
convalidare - 1. Rendere o confermare valido, spec. agli effetti legali:
c. una sentenza; c. un gol. 2. Rafforzare, confermare: c. un sospetto,
una supposizione.
validare - Verificare la validità, convalidare.
Merriam Webster
[to] validate - 1 a: to make legally valid b: to grant official
sanction to by marking c: to confirm the validity of (an election);
also: to declare (a person) elected 2: to support or corroborate on a
sound or authoritative basis <experiments designed to validate the
hypothesis>
Gian Carlo
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Before you buy.
>>Si può evitare?
>Direi proprio di sì.
>Devoto-Oli
>validare - Verificare la validità, convalidare.
>Merriam Webster
>[to] validate - 2: to support or corroborate on a
>sound or authoritative basis <experiments designed to validate the
>hypothesis>
Ho sentito spesso utilizzare in chimica clinica "validare" riferito
alla "validazione" di una tecnica o di un metodo analitico, o anche
alla "validazione" di un test statistico. "Validazione" corrisponde
all'inglese "validation" e sicuramente il termine sara' stato
importato nella lingua italiana quando i biochimici hanno cominciato a
interessarsi della qualita' dei dati analitici. Non credo che in
precedenza in questo campo fosse utilizzato il vocabolo
"convalidazione", che francamente mi pare piu' brutto anche perche' fa
venire in mente le cartacce degli azzeccagarbugli o i timbri dei
burocrati delle ASL.
Ce ne sono a iosa, purtroppo.
--
* Who wants to live forever, when love must die? *
Dario de Judicibus, Roma, Italia - ICQ: 25257587
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> "Validazione" corrisponde all'inglese "validation"
Beh, ma anche "convalida" ha gli stessi significati di "validation".
A me validare e validazione fanno venire in mente i programmi portabili,
quasi fossero leggeri o fuori moda, ma non troppo.
Anzi, "i" software, come si dice adesso: "Sul tuo computer quanti
software girano?"
Per associazione di idee mi viene in mente che qualche anno fa un mio
collega, dovendo tornare negli USA e forse "credendo essere là, non qui
dov'era", affisse alla porta dell'ufficio un foglio con l'elenco degli
oggetti che voleva vendere, fra i quali l'"hardware per la cucina".
E stupefatto per il grande numero di persone che si rivolgevano a lui
pensando a chissà quali avveniristiche macchine culinarie, pensò bene
di affiggere un secondo foglio e spiegare che si trattava delle
bacchette allungabili che sostenevano le tendine delle finestre della
sua cucina. Hardware, appunto.
Paolo
Mi sono trovato vicino all'insubordinazione... questa è una lettera
autentica che scrissi otto mesi fa e che pubblicai in questo NG.
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Subject:
Validazione vs Convalida
Date:
Wed, 30 Jun 1999 22:22:56 +0100
From:
GCPillan <gcpi...@email.com>
Organization:
-
Newsgroups:
it.cultura.linguistica.italiano
A volte lavoro e passatempo si intersecano in modo imprevedibile.
Quella che riporto è una letterina appena scritta a chi ha aperto
una discussione per il mio aver sostituito validazione con convalida
in un documento scritto da me su una base preesistente.
Avrei dovuto interpellare dei colleghi prima di osare tanto.
Purtroppo non tutte le ironie possono essere capite perché fanno
ovviamente riferimento a situazioni non divulgabili.
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......................................................................
Ho approfondito l'argomento visto che pare rivestire una certa
importanza.
Non ricordavo il motivo per cui avevo cambiato la parola, ma stamattina
si è evidenziato da sé: Word mi segnala errore. Per Office 97
"validazione" non è una parola italiana lecita. Un baco Microsoft?
Ricordo che allora (due mesi fa) consultai lo Zingarelli minore che
tengo in ufficio e non trovando la parola neppure lì interpellai
scherzosamente chi mi era a tiro: mi pare Massimo e Luigi. Non ricordo
se ci sia stata una qualche risposta "seria" perché si stava, appunto,
scherzando.
Comunque sia avvenne che "convalida" prese il posto di "validazione".
Si vede che alle lezioni sui sistemi informativi, programmazione e
compilatori si usava dire convalida e a me viene naturale dire così.
Oggi apro il dizionario Italiano-Inglese e trovo che "validation" si
traduce con convalida (e viceversa!) mentre validazione non c'è.
Non dovrebbero esserci quindi dubbi che la traduzione dell'originale
"software validation" è semplicemente "convalida del software".
Ma allora "validazione"? Occorre lo Zingarelli grosso!
Validazione deriva dal francese ed il suo significato è... convalida!
Insomma, non c'è nessuna differenza tra le due parole; convalida è
più usato mentre validazione è più raro.
Quale si usa? Con una piccola ricerca su web si scopre che nelle
università italiane quando si parla di software si usano entrambi i
termini con lo stesso significato e che prevale validazione.
Motivo? Siamo pieni di traduzioni spicce dall'inglese informatico.
Validation -> validazione
Scanner -> scannerizzare
Bundle -> bandlizzare
CD write -> masterizzare
Per quanto mi riguarda, la scelta della parola è di importanza nulla.
Nella Grande Azienda userò la parola che più piace al pubblico.
L'aspetto che mi colpisce è la valenza simbolica di questa storiella
che sarà aggiunta agli altri aneddoti sulla filosofia aziendale del
"S'è sempre fatto così!". Documenti ufficiali a volte piuttosto carenti
vengono passati di mano in mano, portandosi dietro ambiguità ed errori.
Pare che vada tutto bene finché non si "tradisce" l'abitudine e si
sostituisce una parola con un'altra che vuol poi dire la stessa cosa.
Altro che "pizzico di follia" o "finestre spalancate": piuttosto
tanto chewing gum per sigillare anche il più piccolo spiffero...
Qualche giorno fa nella ---- del --------- ho introdotto
(definendoli) i termini "pulsante" e "tasto" per rendere chiaro quando
mi riferisco a quelli sul monitor e quando a quelli sulla tastiera.
Non ho interpellato il "Servizio Metodologie": ho fatto di testa mia.
Mi auguro che nessuno si scandalizzi.
In inglese hanno key e button e io ho bisogno di due parole diverse.
Al "Servizio Metodologie" chiedo i metodi, non come scrivere in
italiano. Mi sentirei ridicolo a chiedere con serietà un servizio di
fornitura di "parole migliori".
Se non si fosse capito, scrivo da casa e questo per me è un gioco.
Con un innegabile piccolo filo di polemica, ma comunque un gioco.
Ciao.
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Giancarlo Pillan - Ivrea - Italy
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Neppure il correttore di Netscape 4.03 manda giù validazione.
Forse ------? O Lotus Smartsuite?
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Giancarlo Pillan - Ivrea - Italy
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