> Mai, però, come in questi giorni (o forse sono io che ci sto facendo più
> caso) mi càpita di sentir pronunciare cognomi spagnoli e sudamericani
> non solo con accenti e pronunce fuori luogo (es. Almòdovar invece di
> Almodóvar o Casères invece di Cáceres) ma addirittura nomi come
> Casillas, Rosales, Acasuso o di squadre come Osasuna con le s sonore
> nostrane di rosa! Posso capire che lo faccia una persona comune, ma da
> un giornalista o commentatore tv è intollerabile.
Hai idea di come pronuncino le parole straniere qui in Spagna...? In
confronto noi Italiani facciamo un figurone...
--
73 is the Chuck Norris of numbers.
> Hai idea di come pronuncino le parole straniere qui in Spagna...? In
> confronto noi Italiani facciamo un figurone...
>
So che i cognomi italiani vengono storpiati in Francia come in
Inghilterra e altrove, ma gli errori altrui sono una misera scusante per
coprire i nostri.
Se i galli dicono Tottì, non è una buona ragione per ribattere àmper e
coùlomb :)
Sentito neanche mezz'ora fa: spiderman pronunciato così com'è scritto…
--
@NewsTap
Ma smettetela di sparare sulla Croce Rossa!!! :-)
Roger
> Ma smettetela di sparare sulla Croce Rossa!!! :-)
Ma no, bisogna essere "bipartisan" (pronunciato cos� com'� scritto) e sparare
anche sulla Mezzaluna Rossa!
Epimeteo
---
"... e 'a luna rossa mme parla 'e te,
io lle domando si aspiette a me,
e mme risponne: 'Si 'o vvu�' sap�,
cc� nun ce sta nisciuna...' "
http://www.youtube.com/watch?v=cjSI8QWIvaM
(cit. comunist�)
> Ma no, bisogna essere "bipartisan" (pronunciato cosě com'č scritto)
su questo, sono d'accordo, anche se tu l'hai detto in senso ironico.
Anzi, ai sensi ironici.
Comunque, a me andrebbe bene anche che i termini stranieri venissero
pronunciati esattamente come sono scritti.
Ad esempio, qui a napule c'č un negozio di cioccolata e dolci che si chiama
"Gay Odin".
Allora, andrebbe ancora bene pronunciarlo "gai odin" invece che 'ghei odčn'
(credo sia questa la giusta pronuncia).
Ma "gai odčn' proprio no!!!
Tanto piů se la stessa persona dieci secondi prima ha detto la solita frase
fatta sui 'diritti dei ghei'.
Ebbene (anzi, emmale), qui a napule su 100 persone 0 dicono 'ghei oden', 0
dicono 'gai odin' e 100 dicono, tutti tronfi, 'gai odčn'.
Delle stesse 100, 60 dicono 'piazza cŕvur' e 'albům'.
"Non avere un'idea e saperla esprimere. Questo fa di uno qualsiasi un
giornalista!"
Karl Kraus
(aveva già capito tutto) :-))
k
> Ma smettetela di sparare sulla Croce Rossa!!!
Non sto sparando sulla Croce Rossa, sto cercando di difendere l'onore
patrio. ;-) L'episodio che riferivo è avvenuto in Spagna, dove vivo. Qui
tutti (o quasi) dicono uì-fi invece di uai-fai, itùnes invece di ài tiuns,
e così via…
--
@NewsTap
[...]
> Ad esempio, qui a napule c'è un negozio di cioccolata e dolci che si chiama
> "Gay Odin".
Da un'intervista al proprietario.
<paste>
Già che ci siamo, Massimo, puoi dirci qual è l’esatta pronuncia di
Gay-Odin?
Ad essere sincero non esiste una regola di pronuncia. Quella di
lasciare al cliente la libertà di chiamarci come meglio crede è una
simpatica scelta comunicativa che dura da sempre. I più raffinati lo
dicono alla francese, altri invece con smaccato accento napoletano.
</paste>
http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=5981
Parlando in spagnolo o in inglese?
Prevedo che non sarai affatto d'accordo, ma se lo dicono
parlando in spagnolo, secondo me fanno benissimo, una volta
stabilito che la soluzione ideale di un termine spagnolo
alternativo non esiste o che non l'hanno ancora inventato.
Un conto è se voglio parlare inglese, e come interprete
simultaneista per quella lingua credo modestamente di
riuscirci in modo decente. Quando parlo in italiano, però,
preferirei che le parole usate in italiano rispettino
l'ortografia, la grammatica e le norme di pronuncia italiane
e sono convinto che l'assorbimento massiccio di anglicismi
senza il minimo adattamento sta imbastardendo la nostra
lingua. Sto aspettando già da diversi anni che qualcuno
scriva una tesi universitaria per dimostrare un netto calo
dei rapporti di parentela fra italiano e francese, in
particolare nel settore informatico, dovuto al fatto che i
francesi si sforzano di trovare delle soluzioni rispettose
della loro lingua e noi no. Logiciel (secondo me una
soluzione splendida per software), octet, téléchargement,
per citare i primi esempi che mi vengono in mente.
Passando al tedesco, visto che sono una voce dalla Germania,
quando qualcuno chiede se si debba dire gedownloadet o
downgeloadet rispondo sempre: heruntergeladen!
Buon Natale.
>> Da un'intervista al proprietario.
[...]
> e quindi?
E quindi... nulla. Ho riportato la peculiare opinione del proprietario.
> Resta pure il fatto che hai riportato solo unapiccolissima parte del mio
> intervento,
[...]
Quella cui ho replicato. Si chiama quoting.
> Perchè non impariamo ad utilizzare meglio,
[...]
Lodevole intenzione per l'anno nuovo! Oltre a utilizzare meglio lo
strumento, dovresti però anche imparare a non travisare quello che
scrivono gli altri. :D :P
> fatto che i francesi si sforzano di trovare delle soluzioni rispettose
> della loro lingua e noi no. Logiciel (secondo me una soluzione splendida
> per software), octet, téléchargement, per citare i primi esempi che mi
> vengono in mente.
Piuttosto che dire "telecaricamento" in italiano, preferisco l'esilio
nella Polinesia Francese. "Upload" tutta la vita.
Quanto a logiciel, vabbuò, in italiano diresti "componente logico" o...?
La soluzione che personalmente mi piacerebbe non è quella di
pronunciare alla cazzo le parole straniere; piuttosto adattare la
pronuncia originale all'italiano, anche per iscritto, come fa il
Pistone: àplod, daunlod, gigabait, àrduer. :)
Infatti, questa domanda è fondamentale, perché il contesto cambia
tutto.
Da quello che scrive Mad Prof, però, immagino che si riferisca a
spagnoli che usano prestiti inglesi parlando in spagnolo.
> Prevedo che non sarai affatto d'accordo, ma se lo dicono parlando in
> spagnolo, secondo me fanno benissimo,
[...]
Non so se Mad Prof non sarà d'accordo, ma io concordo su questo punto.
A patto che quelle siano le pronunce comuni in Spagna. Usare una
pronuncia diversa da quella consolidata, oltre a far fare la figura
dello snob, esporrebbe persino al rischio di non farsi capire.
Idem con patate in Italia. Se parlando in italiano pronunciassi il
titolo del film "Tumb Raider" secondo la pronuncia originaria
anglosossane, per esempio, qualcosa come \tumreid@(r)\, scommetto che
non mi capirebbero.
Avresti l'occasione di fare lo snob e il temperacapocchie spiegando che
la pronuncia corretta è la tua. Che vuoi di più?
Per esempio, si scrive Tomb Raider e anglosassone: vedi come tempero io? :)
In effetti...
Anche "scaricamento", al posto di "download", non è che mi esalti.
Peraltro, gusti personali a parte, bisogna fare i conti con le parole
che si sono già affermate nell'uso. Per esempio, come fa notare taluno,
<paste>
L’espressione “low-cost” è oggi di uso talmente frequente, quando si
parla di viaggi in aereo, da non richiedere la ricerca di un
equivalente italiano, che, anzi, se usato, potrebbe essere causa di
fraintendimenti (“una compagnia a basso costo sarà la stessa cosa di
una compagnia low-cost?”).
</paste>
http://accessibile.diodati.org/agc/cap07.html
> Quanto a logiciel, vabbuò, in italiano diresti "componente logico" o...?
> La soluzione che personalmente mi piacerebbe non è quella di pronunciare alla
> cazzo le parole straniere; piuttosto adattare la pronuncia originale
> all'italiano, anche per iscritto, come fa il Pistone: àplod, daunlod,
> gigabait, àrduer. :)
Italianizzare la pronuncia originale parlando in italiano, sicuramente.
Anche nella grafia? Beh, per gli esempi che hai fatto, direi: solo
scrivendo su un newsgroup o simili!
Però credo che l'adattamento anche della grafia tenda a verificarsi in
ogni caso con il tempo, come "bidet" adattato nella variante "bidè".
Probabilmente basterà aspettare un secolo o due. :-D
Per cominciare, dovrei cercare di scrivere le parole correttamente! :-(
> Per esempio, si scrive Tomb Raider e anglosassone:
Appunto! >:-(
> vedi come tempero io? :)
Le tue matite saranno perfette! :D
eh no, no.
Sbagli, e lo sai.
Perché? A Genova c'è una piazza, ex sede di un terminale ferroviario, che si
chiama piazza Caricamento.
k
appunto. Nulla.
il proprietario della lingua francese?
> Parlando in spagnolo o in inglese?
In Spagnolo.
> Prevedo che non sarai affatto d'accordo, ma se lo dicono
> parlando in spagnolo, secondo me fanno benissimo
Ma sì, figurati, la mia mica era una critica agli Spagnoli. Rispondevo
solo a Father che lanciava strali contro noi Italiani perché magari
mettiamo male l'accento quando pronunciamo un nome spagnolo.
> Quando parlo in italiano, però,
> preferirei che le parole usate in italiano rispettino
> l'ortografia, la grammatica e le norme di pronuncia italiane
> e sono convinto che l'assorbimento massiccio di anglicismi
> senza il minimo adattamento sta imbastardendo la nostra
> lingua.
Qui trovo una contraddizione. Facendo come dici tu l'imbastardimento
sarebbe ancora maggiore. Per lo meno adesso la parola straniera viene
percepita come tale. Seguendo la tua proposta, probabilmente in poco
tempo si perderebbe del tutto la nozione che si sta usando un termine
non italiano. Per esempio, prendendo sempre ad esempio la Spagna, qui
usano tantissime parole straniere scrivendole però "alla spagnola".
Molte di queste parole sono entrate talmente nell'uso che probabilmente
nessuno pensa più che in origine erano termini stranieri. Mi vengono in
mente tique per ticket (o tiquet), zum per zoom, champiñon (pronunciato
ciampignòn) per champignon, ferri per ferry e molte altre che ora non mi
sovvengono... Tornando all'Italia, se proprio dobbiamo usare ticket
invece di biglietto o cedola o quello che sia, preferisco appunto l'uso
dell'originale piuttosto che un improbabile tiche...
> Sto aspettando già da diversi anni che qualcuno
> scriva una tesi universitaria per dimostrare un netto calo
> dei rapporti di parentela fra italiano e francese, in
> particolare nel settore informatico, dovuto al fatto che i
> francesi si sforzano di trovare delle soluzioni rispettose
> della loro lingua e noi no. Logiciel (secondo me una
> soluzione splendida per software), octet, téléchargement,
> per citare i primi esempi che mi vengono in mente.
> Passando al tedesco, visto che sono una voce dalla Germania,
> quando qualcuno chiede se si debba dire gedownloadet o
> downgeloadet rispondo sempre: heruntergeladen!
Guarda, qui sfondi una porta aperta, ma mi pare che questa sia un'altra
questione. Una cosa è usare parole italiane al posto di termini
stranieri, altra cosa (ed era quella di cui si parlava) è usare parole
straniere pronunciandole all'italiana. Io personalmente preferisco il
nostro approccio, che è quello di cercare di avvicinarsi alla pronuncia
originale. Fermo restando che, come dici tu, di molte parole straniere
se ne potrebbe fare tranquillamente a meno.
> Per esempio, prendendo sempre ad esempio la Spagna, qui
> usano tantissime parole straniere scrivendole per� "alla spagnola".
> Molte di queste parole sono entrate talmente nell'uso che probabilmente
> nessuno pensa pi� che in origine erano termini stranieri. Mi vengono in
> mente tique per ticket (o tiquet), zum per zoom, champi�on (pronunciato
> ciampign�n) per champignon, ferri per ferry e molte altre che ora non mi
> sovvengono...
Che poi in passato anche noi abbiamo fatto qualcosa di simile: bistecca
per beef-steak, coccotello per cocktail etc. Pensa appunto a bistecca: �
un termine privo di significato (sembra la bi-zona di Oronzo Can�) che
per� usiamo tutti i giorni senza pensarci. Forse sarebbe stato meglio
continuare a usare l'originale beef-steak, che invece ha un significato
ben preciso, oppure sostituire semplicemente la parola con un'altra
italiana: costata forse?
Certo non "costoletta", né, tantomeno, "cotôlette"...
Epimethée
---
"... tu non avvicinarmi, non far finta di morirmi:
io sono carne viva, ahi, sono carne viva...
Sono la tua vitamina,
la tua penicillina,
il tuo pentimento,
il tuo cedimento..."
http://www.youtube.com/watch?v=K-i-BfN3Yn8
(cit. di bistecca al sangue)
>> quoting.
> quochè?
abbreviazione di quoziente d'intelligenza
> Perché? A Genova c'è una piazza, ex sede di un terminale ferroviario,
> che si chiama piazza Caricamento.
ma non tele. Dalle mie parti dire "telecarico" sarebbe recepito come
gravissima minaccia alla propria incolumità (te le carico)
> il proprietario della lingua francese?
monsieur Larousse?
è una supposizione? o una presumazione?
Appunto. E' quello che succede normalmente in ogni lingua. Prestiti
stranieri vengono gradualmente assimilati, entrano nell'uso, spesso
cambiano pronuncia e grafia, fino a essere percepiti come totalmente
propri.
> Appunto. E' quello che succede normalmente in ogni lingua.
Fino a un certo punto. Gli esempi che portavo sono due casi di una
decisione presa dell'alto (era l'epoca dell'autarchia), non si tratt� di
un fenomeno spontaneo. Tant'� che coccotello ebbe fortunatamente vita
breve, perch� era troppo ridicolo...
Paillard (dal nome di un celebre cuoco parigino che la preparava ai
clienti che non potevano permettersi cibi elaborati)
La cotoletta originale si chiama wienerschnitzel (vieni e schizza)
una riesumazione
Certo con gradualità, senza fretta.
> Gli esempi che portavo sono due casi di una
> decisione presa dell'alto (era l'epoca dell'autarchia), non si trattò di
> un fenomeno spontaneo. Tant'è che coccotello ebbe fortunatamente vita
> breve, perché era troppo ridicolo...
Beh, ma il processo di italianizzazione avviene comunque, alla lunga.
Semmai con maggior gradualità e discernimento. :)
Tra l'altro io conoscevo "bevanda arlecchino" come tentativo di
rimpiazzo autarchico per "cocktail", ma non "coccotello".
"Bistecca" invece credo sia precedente al Ventennio, perché ne trovo
esempi in autori anche di fine Ottocento.
<paste>
Èccotelo alla trattoría: si mette a sedere; picchia nel bicchiere; e al
cameriere, che venne subito: - Che ci avete di buono? - Eh, signor
professore, non potrò darle, se non una zuppa e una bistecca. - Bene:
porta súbito la zuppa e prepara la bistecca. - Súbito.
</paste>
(Pietro Fanfani, Novelle e ghiribizzi, 1879)
http://www.liberliber.it/biblioteca/f/fanfani/index.htm
> Seguendo la tua proposta, probabilmente in poco
> tempo si perderebbe del tutto la nozione che si sta usando un termine
> non italiano.
Che male ci sarebbe? A me invece bistecca (che rispetta
perfettamente le norme ortografiche e di pronuncia) piace
_in italiano_ mille volte di più di beefsteak.
Appunto, una volta sapevamo adattare i prestiti in modo
produttivo. P. es. ragù o burocrazia, ovvero governo del
burò, che un italiano non è obbligato a sapere cosa sia,
mentre bureaucratie è una parola molto chiara in francese,
lingua che usa bureau per dire ufficio e -cratie derivato
dal greco come il nostro -crazia.
Oggi mi sembra che abbiamo perso questa capacità e
personalmente la considero una grave perdita.
P.S. A chi pensa che io voglia proporre "telecaricamento":
non so perché i francesi abbiano adottato téléchargement, ma
in italiano non vedo nessun motivo per non usare
semplicemente carico invece di upload e scarico invece di
download.
> burň, che un italiano non č obbligato a sapere cosa sia,
Quando ero piccolo e avevamo una pensione in Romagna, il " burň" era
quello che adesso si chiama la reception.
--
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> Che male ci sarebbe?
Non so, magari nessuno, ma eri tu che criticavi l'imbastardimento della
lingua...
Non so se abbiamo perso tale capacitᅵ. Sono fenomeni che maturano col
tempo, attraverso la selezione naturale dell'uso. Affrettate
italianizzazioni d'ufficio (stabilite da chi? da qualche commissione
ministeriale? o parlamentare? badino piuttosto a scrivere leggi e
decreti in italiano comprensibile) rischiano di produrre scelte
infelici e che in ogni caso non attecchiscono. L'Italia non ᅵ la
Francia, anche perchᅵ l'esperienza del Ventennio ci ha reso sospettosi
verso qualsiasi decisione dall'alto.
> P.S. A chi pensa che io voglia proporre "telecaricamento": non so perchᅵ i
> francesi abbiano adottato tᅵlᅵchargement, ma in italiano non vedo nessun
> motivo per non usare semplicemente carico invece di upload e scarico invece
> di download.
Per la cronaca, il mio telefonino usa "caricamento".
A questo punto è evidente che diamo due significati del
tutto diversi al termine "imbastardimento".
Per te, se ho capito bene, si verifica quando una lingua
ingloba alla sua maniera parole di un'altra perché non
riesce a crearne di proprie. Citandoti: le pronunce uì-fi e
itùnes di wi-fi e iTunes.
Per me si verifica invece quando una lingua assume
supinamente un sacco di parole con l'ortografia e la
pronuncia tipiche di un'altra. Con il contrasto fra le
pronunce ai tiuns o i-lerning e l'ortografia iTunes e
e-learning mi aspetto che prima o poi qualcuno scriva hi
leatto con la i come in iTunes e ea come in e-learning.
A scanso di equivoci, l'imbastardimento può anche dare
risultati splendidi, pensando per esempio all'inglese di
Shakespeare o già a quello di Chaucer, fondamentalmente un
misto di anglosassone e francese normannizzato. Però, nella
mia prospettiva limitata, non ho la pazienza di aspettare
300 o addirittura 500 anni per scoprire quali capolavori
linguistici verranno creati in itanglese.
> Per te, se ho capito bene, si verifica quando una lingua
> ingloba alla sua maniera parole di un'altra perch� non
> riesce a crearne di proprie. Citandoti: le pronunce u�-fi e
> it�nes di wi-fi e iTunes.
Pi� che altro quando si creano dei calchi come bistecca o c�cteles (in
spagnolo), che sono delle parole straniere camuffate da parole
autoctone. Ad esempio, a te piacerebbe se usassimo daunl�...?
> Per me si verifica invece quando una lingua assume
> supinamente un sacco di parole con l'ortografia e la
> pronuncia tipiche di un'altra.
Finch� rimane ben chiaro che sono parole straniere, pi� che di
imbastardimento, parlerei di apartheid... :-)
ovviamente. Io mi lamentavo soltanto di telecaricamento
>> vedi come tempero io? :)
>
> Le tue matite saranno perfette! :D
Da piccino sentivo dire "spicelàpis" per il temperamatite.
--
"Meglio stare zitti e sembrare cretini, che aprire bocca e
confermarlo."
La rescesciò?
--
"Value your freedom or you will lose it, teaches history. 'Don't
bother us with politics', respond those who don't want to
learn."
-- Richard Stallman
Boh. Caricare e scaricare sono termini semplici da pronunciare, chiari,
non esotici, abbastanza diffusi anche se forse non predominanti e sono
oltretutto traduzioni fedelissime di upload e download. Io li uso sempre.
> Caricare e scaricare [...] sono oltretutto traduzioni fedelissime di
> upload e download.
mica tanto fedeli. Per me "caricare" e' "load", e "scaricare" e'
"unload".
A me "scaricare" per download ha sempre dato fastidio, sembra implicare
una posizione subordinata. Mentre l'up e down in upload e download, ma
prima ancora in uplink e downlink (da vecchio telemetrista) si limitano
a indicare una posizione, figurata o fisica (spazio/terra).
Oltre a essere pienamente d'accordo con Francesco, posso
ammettere che chi scarica dipende da chi ha caricato, ma non
ci trovo niente di male.
Se nessuno caricasse o comunque mettesse a disposizione
qualcosa in Internet, non potremmo scaricare niente, non ti
pare?
Non stiamo facendo la traduzione dall'italiano all'inglese :)
>A me "scaricare" per download ha sempre dato fastidio, sembra implicare
>una posizione subordinata.
Lo è, non è un caso. Pensa a un camion: per caricare devi salire, per
scaricare devi scendere. L'origine dei termini si riferisce alla
macchina periferica (piccola) che scambia dati con quella centrale
(grande). Tu sei in quella piccola, che idealmente sta in basso.
e il contrario, dalla periferica alla centrale, sarà upload.
Ma non sarebbe meglio tradurre trasmettere/ricevere invece di
caricare/scaricare?
k
Sì, tu sei la macchina piccola, che idealmente sta in basso, e per
mandarla alla macchina centrale, quella grossa che idealmente sta in
alto, devi caricare.
>Ma non sarebbe meglio tradurre trasmettere/ricevere invece di
>caricare/scaricare?
Quando la tua trasmette e la centrale riceve si parla di caricamento, e
al contrario di scaricamento.
beh ma l'inglese lo sappiamo ! e l'italiano anche !
A me "scaricare" fa venire in mente lo scaricamento di un camion o
una nave (che in inglese e' unload), mentre upload/download fanno venire
in mente ... uplink/downlink !
>> > A me "scaricare" per download ha sempre dato fastidio, sembra implicare
>> > una posizione subordinata.
>> Lo è, non è un caso. Pensa a un camion: per caricare devi salire,
>> per scaricare devi scendere.
non c'e' necessaria subordinazione (up/down spazio/terra
centro/periferia non la presuppongono) ... anche una lavatrice si puo'
caricare ... dall'alto. E' che scaricare a me fa venire in mente proprio
il camion o, con rispetto parlando, il cesso ... e questi non mi tornano
con la metafora di upload/download !
> e il contrario, dalla periferica alla centrale, sarà upload. Ma non
> sarebbe meglio tradurre trasmettere/ricevere invece di
> caricare/scaricare?
Proprio no perche' sono entrambe trasmissioni ... quello che conta e'
chi inizia la trasmissione.
Nel caso di uplink la trasmissione la inizia la stazione di terra, nel
caso di downlink il satellite !
Non è proprio lo stesso, anche se ci sono forti somiglianze. Upload è
un'azione, uplink è una connessione. Nel primo caso l'essere in alto o
in basso è figurato: il client sta in basso, il server in alto, nel
secondo caso è fisico: la stazione sta a terra, il satellite in alto.
>>> > A me "scaricare" per download ha sempre dato fastidio, sembra implicare
>>> > una posizione subordinata.
>
>>> Lo è, non è un caso. Pensa a un camion: per caricare devi salire,
>>> per scaricare devi scendere.
>
>non c'e' necessaria subordinazione (up/down spazio/terra
>centro/periferia non la presuppongono)
Non è "necessario", ma è l'astrazione da cui deriva il termine.
>E' che scaricare a me fa venire in mente proprio il camion
È una buona analogia.
> Non è proprio lo stesso, anche se ci sono forti somiglianze. Upload è
> un'azione, uplink è una connessione.
Uplink puo' anche essere una azione. Da qualche parte dovrebbero ancora
avere un nastro con registrata questa conversazione:
[D] Exosat SpaCon Exosat DSci Exosat Loop !
[S] here Exosat Spacon : please go
[D] here Exosat DSci : Exosat SpaCon, please load command 801.1
[S] here Exosat Spacon : command loaded
[D] here Exosat DSci : Exosat SpaCon, please uplink command 801.1
[S] here Exosat Spacon : command uplinked
[D] here Exosat DSci : command execution verified
"load" si riferisce al caricare il comando nello stack di terra,
"uplink" a trasmetterlo al satellite.
È un uso molto gergale. Ho lavorato in quel campo, non mi meraviglia e
lo capisco, ma non l'ho mai sentito prima.