Lettera
Parole e musica di Francesco Guccini
1996
In giardino il ciliegio è fiorito
agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito
di neve di pioppi e di parole.
All'una in punto si sente il suono
acciottolante che fanno i piatti,
le TV sono un rombo di tuono
per l'indifferenza scostante dei gatti
come vedi tutto è normale
in questa inutile sarabanda
ma nell'intreccio di vita uguale
soffia il libeccio di una domanda
punge il rovaio di un dubbio eterno
un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l'inverno
per desiderare una nuova estate.
Son tornate a sbocciare le strade,
ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia,
sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria
grida di rondini e ragazzini
come vedi tutto è consueto
in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattrista, io sono lieto
di questa pista di voglia e sorte
di questa rete troppo smagliata,
di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata,
di chi starnazza e non vuol volare.
Appassiscono piano le rose,
spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull'erba verde
fantastico piano sul mio passato
ma l'età all'improvviso disperde
quel che credevo e non sono stato
come senti tutto va liscio
in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio,
di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco,
dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco
troppo vicine o troppo distanti.
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende ?
Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende
la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati,
la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati,
la fede cieca in poveri miti ?
Come vedi tutto è usuale,
solo che il tempo chiude la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale
l'affanno e l'ansimo dopo una corsa,
l'ansia volgare del giorno dopo,
la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo
di questa cosa che chiami vita.
*
Lettre
Paroles et musique: Francesco Guccini
1996
Version française de Riccardo Venturi
Dans le parc, un cerisier a fleuri
à l'éclat du nouveau soleil,
tout le quartier s'est rempli très vite
de neige de peupliers et de paroles,
à une heure pile on entend le bruit
des assiettes qui s'entrechoquent,
les télés sont comme une tonnerre
pour les chats à l'indifférence distante.
Comme tu vois, tout est normal
dans cette inutile confusion
mais sur la vie de tous le jours
souffle le mistral d'une question,
piquent les ronces d'un doute infini,
la fourmilière des choses passées
de ceux qui attendent toujours l'hiver
pour désirer encore l'été.
Et encore fleurissent les rues,
ces dentelles idéales du monde
et s'y promènent la fille et la mère
à la même gueule, aux mêmes fesses rondes,
aux mêmes idées et sans histoire;
mais, tout défiant et sans limites,
des cris d'enfants et d'hirondelles
brisent leur orgueil, leur arrogance.
Comme tu vois, c'est comme d'hab'
dans ce bouchon de vie, de mort;
ça me rend triste, mais je m' réjouis
de ce rail d'envie et de chance,
de ce filet aux mailles cassées,
de ces buts dont on rêve encore,
de cette soif jamais étanchée
d'un qui s'ébroue et ne veut voler.
Et les roses fânent lentement,
poussent à grapes les fruits du pommier
là-haut, des nuages passent en silence
par les trous d'un ciel bleu-cobalt;
et moi, j' m'allonge sur l'herbe verte
en rêvant doucement de mon passé,
mais mon âge disperse soudainement
ce qu' je croyais, ce que j' n'ai pas été.
Comme tu vois, tout marche bien
dans ce monde sans tourments,
dans cette vue à vol d'oiseau,
dans la rédaction bien correcte
de mes passions de courte durée,
de mes fatras de philosophie,
d'histoires tragiques commencées par jeu
trop proches ou parfois trop distantes.
Le temps, qui me rendra mon temps?
Qui me rendra ces saisons à moi
de verre et sable, qui va m' reprocher
ma rage, un geste, femmes et chansons?
Mes amis perdus, mes livres dévorés,
la joie ordinaire de mon appétit
la soif très saine des assoiffés,
la foi aveugle en des pauvres mythes?
Comme tu vois, rien n'a changé
sauf que le temps a fermé sa bourse
et je soupçonne qu' c'est banal
trop haleter après la course,
l'angoisse vulgaire du jour après,
la triste fin de cette partie,
l'écoulement lent et sans un but
de ce truc qu'on appelle vie.
Salut,
--
* Riccardo Venturi* |
* Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen so er an îr ufgestigen ist|
* Via F.Tozzi 3, 50135 Firenze | 055 61 39 68 - 34 02 32 89 34|
* venturik(*)ifrance.com | rventuri(*)spl.at
* http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
* http://paroledipace.altervista.org
* http://canzonicontrolaguerra.cjb.net
> "Lettera" (Lettre) est à mon avis une de ses plus belles chansons
Non l'ho mai sentita.
Non ho ancora letto il testo in francese. Per quanto riguarda quello
originale, mi limiterò a dire che per il mio senso estetico la parola "TV"
stona non poco; come concetto, intendo, non necessariamente dal punto di
vista del suono.
In generale, noto un certo gusto nello sfoggiare, talvolta inutilmente,
parole insuete.
Ciao, FB (mi spieghi come sono i "chiasmi filosofanti"?)
>Non l'ho mai sentita.
Beh, se non la hai mai sentita si vede che non sei uno che ascolta
usualmente Guccini :-)
>Non ho ancora letto il testo in francese. Per quanto riguarda quello
>originale, mi limiterņ a dire che per il mio senso estetico la parola "TV"
>stona non poco; come concetto, intendo, non necessariamente dal punto di
>vista del suono.
Thomas Stearns Eliot raccontņ una volta dell'indignazione che alcuni
critici ebbero nel leggere, in una sua poesia "seria", di un oggetto
comune come un cucchiaino da caffč. Eliot rispose candidamente di
avere imparato questa cosa da un poeta italiano, tale Dante Alighieri.
(Naturalmente non voglio paragonare Guccini a Eliot o a Dante
Alighieri, ma a mio parere nessun oggetto "stona esteticamente" in una
poesia, o in una canzone).
>In generale, noto un certo gusto nello sfoggiare, talvolta inutilmente,
>parole insuete.
"Insueto" č una parola insueta. Io direi piņ comunemente "desueto".
In ogni caso, un po' qui ti do ragione, questa cosa rientra a volte
nei "canoni compositivi" di Guccini. Spero che la cosa non ti abbia
fatto comunque perdere di vista la canzone nel suo insieme.
>Ciao, FB (mi spieghi come sono i "chiasmi filosofanti"?)
Leggi la traduzione francese e ti sarą tutto pił chiaro.
Salut !
--
* Riccardo Venturi, VIR 4* |
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* http://canzonicontrolaguerra.cjb.net
==> http://www.iscf.info...e sai cosa clicchi!
> Beh, se non la hai mai sentita si vede che non sei uno che ascolta
> usualmente Guccini :-)
Me sa dde no...
> ma a mio parere nessun oggetto "stona esteticamente" in una
> poesia, o in una canzone).
Non so, mi pare che la tv in una canzone/poesia c'entri poco.
> "Insueto" è una parola insueta. Io direi piò comunemente "desueto".
Giaggià, ma io sono io.
> In ogni caso, un po' qui ti do ragione, questa cosa rientra a volte
> nei "canoni compositivi" di Guccini.
Mi sembra, appunto, che ricalchi lo stile delle poesie del professore.
> Spero che la cosa non ti abbia
> fatto comunque perdere di vista la canzone nel suo insieme.
No, questo no.
> Leggi la traduzione francese e ti sarà tutto più chiaro.
Miscuglio? In che modo "chiasmo" può voler dire "miscuglio"?
Ciao, FB
riccardo, posso permettermi qualche lieve correzione (magari, erano solo
refusi), non ti arrabbi? ma poi, sempre se ti va, si può discutere su alcune
scelte stilistiche nella traduzione? solo se ti va, però. la tua traduzione,
l'ho trovata ottima, naturalmente.
> les télés sont comme une tonnerre
un tonnerre
> mais sur la vie de tous le jours
les
> poussent à grapes les fruits du pommier
en grappes
> la foi aveugle en des pauvres mythes?
en de pauvres mythes
> l'angoisse vulgaire du jour après,
du lendemain (du jour d'après)
> la triste fin de cette partie,
> l'écoulement lent et sans un but
> de ce truc qu'on appelle vie.
ciao,
laura
>riccardo, posso permettermi qualche lieve correzione (magari, erano solo
>refusi), non ti arrabbi? ma poi, sempre se ti va, si può discutere su alcune
>scelte stilistiche nella traduzione? solo se ti va, però. la tua traduzione,
>l'ho trovata ottima, naturalmente.
Non solo non mi arrabbio, ma postando qualche volta delle traduzioni è
proprio ciò che desidero: correzioni, proposte, integrazioni ecc. (era
quello che di solito faceva qui dentro Catherine Mas, che purtroppo
non vedo più da un po' di tempo).
Quindi hai fatto benissimo :-)
>> les télés sont comme une tonnerre
>un tonnerre
Refuso. E pensare che, prima di postarla, ne avevo pure corretti degli
altri... :-(
>> mais sur la vie de tous le jours
>les
Idem.
>> poussent à grapes les fruits du pommier
>en grappes
Errore (mio, ovviamente).
>> la foi aveugle en des pauvres mythes?
>en de pauvres mythes
Errore (mio) sancito pure dal Grévisse. Certo che a volte il francese
fa veramente moccolare... :-))
>> l'angoisse vulgaire du jour après,
>du lendemain (du jour d'après)
Uhm, qui non so se il "jour après" sia poi così scorretto, ma mi
riprometto di controllare e attendo altri eventuali pareri.
Ciao a te, Laura, e grazie!
PS. La discussione sulle scelte stilistiche è aperta, ovviamente :-)
Ciao Riccardo,
>
> >> la foi aveugle en des pauvres mythes?
> >en de pauvres mythes
> Errore (mio) sancito pure dal Grévisse. Certo che a volte il francese
> fa veramente moccolare... :-))
Questo non è un errore mi sembra, ma solo una preferenza stilistica
(condivisibile) di Laura. Forse c'è anche una lieve differenza di senso.
Direi grosso modo: "en de pauvres mythes" = in dei poveri miti
"en des pauvres mythes" = in poveri miti.
Ma soprattutto, la forma con "de" è più letteraria.
>
> >> l'angoisse vulgaire du jour après,
> >du lendemain (du jour d'après)
> Uhm, qui non so se il "jour après" sia poi così scorretto, ma mi
> riprometto di controllare e attendo altri eventuali pareri.
A me sembra scorretto, "le jour d'après" o "le jour suivant" vanno bene,
ma "le lendemain" mi suona meglio.
Guillaume
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
>Questo non è un errore mi sembra, ma solo una preferenza stilistica
>(condivisibile) di Laura. Forse c'è anche una lieve differenza di senso.
>Direi grosso modo: "en de pauvres mythes" = in dei poveri miti
>"en des pauvres mythes" = in poveri miti.
Il testo originale dice "in poveri miti", quindi, a questo punto,
anche io voto per "en de pauvres mythes".
>Ma soprattutto, la forma con "de" è più letteraria.
Vista la natura del testo, credo che gli si confaccia di più. Ma
questo è un parere del tutto soggettivo, ovviamente.
>A me sembra scorretto, "le jour d'après" o "le jour suivant" vanno bene,
>ma "le lendemain" mi suona meglio.
Ok, ed allora ciò mi dà l'idea per una rimetta in più (che non
guasta):
Comme tu vois, rien n'a changé
sauf que le temps a fermé sa bourse
et je soupçonne qu' c'est banal
trop haleter après la course,
>l'angoisse vulgaire du lendemain
la triste fin de cette partie,
>l'écoulement lent et tout à fait vain
de ce truc qu'on appelle vie.
Merci et salut,
> Quindi hai fatto benissimo :-)
à charge de revanche, allora, perché io ho problemi con le doppie in
italiano :)
> PS. La discussione sulle scelte stilistiche è aperta, ovviamente :-)
sì, be', no, alla fin fine.
era solo la scelta di "fatras" per tradurre "chiasmi". "chiasme" esiste in
francese, ma è ancora meno usato di quanto non lo sia in italiano. "fatras",
poi, è parola deliziosa, quindi mi va benissimo che tu l'abbia usata.
più che altro, mi chiedevo che senso dare, nel contesto, a "chiasmi", non so
: paradossi? strabismi? "filosofanti", oggi, è spregiativo (e questo
giustificherebbe il "fatras", no?)
ciao,
laura
>à charge de revanche, allora, perché io ho problemi con le doppie in
>italiano :)
Non esiste nessun francese che non abbia problemi con le doppie in
italiano, esattamente come non esiste nessun italiano che non abbia
problemi con l'accentuazione, e, in generale, con l'ortografia
francese :-) Però, almeno a giudicare da come sono in generale scritti
i siti Internet francesi, la situazione ortografica in Francia mi
appare vicina al collasso...
(E questo potrebbe essere un altro bel thread: i "Problemi reciproci".
Ad esempio, io da italiano -pur conoscendo, parlando e scrivendo in
francese tutti i santi giorni [<== cherchez la femme] ed avendo
vissuto in Francia, ho degli errori fissi che devo controllare sempre;
ed anche ricontrollandoli mi sfuggono lo stesso. Essenzialmente
riguardano: 1) Nello scritto, mi sfuggono spesso le "s" del plurale;
2) Ho a volte problemi con l'esatta collocazione dei pronomi atoni;
3) Ovviamente mi sfuggono degli accenti, pur mettendoci usualmente una
discreta attenzione; lo stesso vale anche per l'ortografia in generale
[prima, ad esempio, mi è sfuggito un [étimologique]; 4) Nel parlato
tendo ad andare troppo veloce ed inoltre uso un francese che qualcuno
[<== la femme que vous devez chercher] definisce "da bassifondi"; 5)
Eccetera. (*)
Viceversa, osservando dei francesi che parlano e scrivono in italiano,
ho notato problemi eterni nelle seguenti cose: 1) Accordo degli
articoli con il genere dei sostantivi. Anche a Colette, in un post
precedente, è sfuggito "i loro traduzioni"; 2) Le doppie, ovvio; 3) I
plurali dei nomi. Quando insegnavo l'italiano a Valenciennes (o per
meglio dire, a Trith-St.Léger), i miei poveri allievi sono impazziti.
4) L'uso del congiuntivo imperfetto, che in francese oramai sta per
esalare l'ultimo respiro malgrado il defunto Mitterrand (che lo usava
nei suoi discorsi, se non erro). Sempre una volta coi miei allievi di
Valenciennes, mi sono divertito a far loro pronunciare e scrivere "che
noi assassinassimo". Perfido, eh...? :-)
Ma la cosa non è finita qui.)
(*) Però ho fra i miei "punti di forza" la conoscenza lessicale. Sfido
qualsiasi francese a una partitina di Scrabble (versione francese,
ovviamente) con me, non ci cavate le gambe.
Al resto rispondo più tardi, perché essendo il sottoscritto un
automobilista pentito (via macchina, benzene, assicurazioni, bolli e
viva i piedi e la bici), devo andare da una mia amica che mi fa la
pasta fresca.
Salut,
--
* Riccardo Venturi, VIR 4* |
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* http://paroledipace.altervista.org
* http://canzonicontrolaguerra.cjb.net
> Confermo ;-(
Una cosa che mi ha sempre incuriosito è che gli italiani che vivono da
lungo tempo in Francia, anche se hanno mantenuto l'uso e la pratica
dell'italiano dopo un po', nello scrivere, cominciano inesorabilmente
a "toppare" le doppie...
> L'ortografia francese è difficile! Anche per i "piccoli" francesi...
>;-(
Eh sì, è vero. Anche facendoci estremamente attenzione, è praticamente
impossibile non sbagliare qualcosa.
>>(...) 1) Nello scritto, mi sfuggono spesso le "s" del plurale;
> Pensi che sia utile un elenco dei "déterminants pluriel"?
Penso proprio di sì.
PS: In "déterminants pluriel" penso ti sia sfuggita la "s" di
"pluriels" :-) Ti avrò mica malignamente influenzata....?
>>2) Ho a volte problemi con l'esatta collocazione dei pronomi atoni;
> Puoi dare alcuni esempi, per favore?
Ad esempio, mi capita spesso di scrivere (e, ahimé, anche di dire) "te
pouvoir dire" al posto di "pouvoir te dire", o "je te peux dire" al
posto di "je peux te dire".
> Credo che sia lo stesso per i francesi imparando l'italiano!
Ma in italiano ci sono fortunatamente meno accenti :-)
> Mi pare importante accompagnare le "nuove" parole o espressioni con
>precisazioni sur leur niveau de langue, ma non ci pensiamo abbastanza.
Naturalmente. Il "niveau de langue" va sempre precisato. Però trovo
che una lingua deve essere presa nella sua interezza, e certi livelli
sono a mio parere ingiustamente messi da parte (anche perché, oramai,
fanno sempre più capolino nella lingua scritta; che so io, qualcuno
provi a leggersi nell'originale "Monsieur Malaussène" di Pennac, o a
cercare di capire qualcosa in una canzone di Renaud o di Mano Solo...)
> Forse avrai dimenticato l'uso dei pronomi composti! :-)
Intuisco che i pronomi composti devono essere un problema non
indifferente.
Prova ad esempio a dire: "ho un campo di ceci: vai e seminamiceli"...
:-)
[NB: inoltre, "séminamiceli" è accentata sulla sestultima sillaba].
>Sadiiiiique! ;o)
>M'sieur, m'sieur, è un verbo regolare, assassinare?
>Ehm..... avrei detto ""che noi assassina/ssimo" ma... :-/
Sì, sì, è un verbo del tutto regolare della 1a coniugazione.
Congiuntivo imperfetto: "che io assassinassi / che tu assassinassi /
che egli assassinasse / che noi assassinàssimo / che voi assassinaste
/ che essi assassinàssero."
> Nous nous entraînerons d'abord! :-P
La sfida è lanciata! :-)
Salut,
--
* Riccardo Venturi* |