Sperando di aver fatto cosa gradita, saluti.
>Ciao, sono nuovo.
>Seguo da un po' questo NG, che trovo molto interessante, o almeno
>consono ai miei gusti.
>Ho pensato di dare il mio contributo ricordando un autore
>sudamericano, guatemalteco per l'esattezza, che apprezzo molto, di
>cui pero' si parla poco.
>Miguel Angel Asturias vinse il nobel per la letteratura nel 1967, le
>sue opere sono difficili da trovare, ma con un po' di buona volonta'
>ci si riesce.
[...]
Di Asturias ho "Clarivigilia primaveral" (Lerici Editore)
E' la sua opera poetica più importante (oltre duemila versi).
A parte qualcosa che ho visto su IBS, introvabili tutte le sue opere
(bancarelle, Luca Conti, e librerie antiquarie escluse)
Non ho letto romanzi di Asturias, ma ti posso dire quali erano stati
pubblicati in Italia.
- Gli occhi che non si chiudono (Rizzoli, 1968)
- Il signor Presidente (Feltrinelli 1967)
- Il papa verde (Editori Riuniti, 1959)
- Il ladrone (Rizzoli, 1965)
- Vento forte (Rizzoli 1965)
maria strofa
http://digilander.iol.it/mariastrofa
>Io ho letto di lui Uomini di Mais,
e' l'unico che lessi tanto tempo fa, in un volume della collana I
nobel.
Ero ragazzino e rimasi affascinato da quel modo di raccontare e dalle
storie ch raccontava.
Solo molti anni dopo lessi Cento anni di solitudine di Marquez e, pur
amando il libro, non riuscii a spiegarmi come mai su di lui si
spendessero tanti elogi, mentre su Asturias c'era il silenzio.
>
>Di Asturias ho "Clarivigilia primaveral" (Lerici Editore)
>
>E' la sua opera poetica più importante (oltre duemila versi).
>
>A parte qualcosa che ho visto su IBS, introvabili tutte le sue opere
>(bancarelle, Luca Conti, e librerie antiquarie escluse)
>
[...]
Ti ringrazio vivamente, il tuo elenco è utile e interessante.
Clarivigilia primaveral non la conoscevo, come poco conosco tutte le
sue opere in poesia.
Anche per me trovare le opere di Asturias è risultato abbastanza
difficile, credo che questo autore non abbia avuto, in Italia, la
fortuna che meritava.
>
>maria strofa
>http://digilander.iol.it/mariastrofa
>
Ciao,
Francesco.
>>Io ho letto di lui Uomini di Mais,
>
>e' l'unico che lessi tanto tempo fa, in un volume della collana I
>nobel.
>Ero ragazzino e rimasi affascinato da quel modo di raccontare e dalle
>storie ch raccontava.
>Solo molti anni dopo lessi Cento anni di solitudine di Marquez e, pur
>amando il libro, non riuscii a spiegarmi come mai su di lui si
>spendessero tanti elogi, mentre su Asturias c'era il silenzio.
>
In effetti, ricordo che anche io ho fatto la stessa riflessione,
proprio su un confronto con Marquez. In un certo senso i due libri si
somigliano: una trama piuttosto complicata, una moltitudine di
personaggi, l'atmosfera latino-americana e, last but not least,
l'essere entrambi dei capolavori.
Chissà che cosa ha diviso il destino letterario, almeno in Italia, di
questi due grandi autori, si possono azzardare delle spiegazioni ma
restano solo ipotesi: Asturias appartiene alla generazione precedente
a quella di Marquez, forse questo ha avuto un suo peso, forse i tempi
non erano maturi per quel tipo di letteratura; o forse il maggior
impegno politico che caratterizza Asturias gli ha nociuto, ma non
credo, e' un tipo di politica non facilmente esportabile al di fuori
dei confini guatemaltechi.
Per me rimane un interrogativo irrisolto.
Mi ha fatto piacere trovare qualcuno che, come me, si è posto questa
domanda. Ciao.
Francesco
>Chissà che cosa ha diviso il destino letterario, almeno in Italia, di
>questi due grandi autori, si possono azzardare delle spiegazioni ma
>restano solo ipotesi: Asturias appartiene alla generazione precedente
>a quella di Marquez, forse questo ha avuto un suo peso, forse i tempi
>non erano maturi per quel tipo di letteratura; o forse il maggior
>impegno politico che caratterizza Asturias gli ha nociuto
E' esattamente il contrario di quello che hai detto.
I tempi in cui scrisse erano più che maturi per quel tipo di letteratura
impegnata, considerata anzi la sola praticabile, e la fama gli arrise
proprio per quel motivo; così come il Nobel gli venne assegnato con
criteri meramente geopolitici (vedi certe conferenze di Artur Lundkvist,
autorevole membro dell'Accademia Svedese e premio Lenin), per la
ostinata opera di propaganda che molti ispanoamericanisti ultrasinistrorsi
fecero a suo tempo (per es. in Italia il potentissimo Giuseppe Bellini,
autore di diversi saggi su Asturias, ex docente alla Statale di Milano
e presidente della sezione umanistica del CNR, che lasciò la cattedra*
al suo pupillo e rifugiato politico - pure lui guatemalteco - Dante Liano).
L'oblio nel quale Asturias è scomparso da diversi anni a questa parte
è più che meritato.
*a proposito di livelli vergognosi di corruzione e nepotismo, parliamo
di università invece che della rai (oltretutto in questo caso è anche it).
>Chissà che cosa ha diviso il destino letterario, almeno in Italia, di
>questi due grandi autori, si possono azzardare delle spiegazioni ma
>restano solo ipotesi: Asturias appartiene alla generazione precedente
>a quella di Marquez,
beh si', spesso e' questione semplicemente di pubblicare al momento
giusto.
Che il realismo magico sia una caratteristica della letteratura
sudamericana e' un fatto.
Asturias, e Mistral e altri prima di lui, hanno aperto la strada.
>L'oblio nel quale Asturias č scomparso da diversi anni a questa parte
>č piů che meritato.
sei fuori o cosa?
Chi se ne fotte di chi votava Asturias?
Che significa?
[...]
>
>E' esattamente il contrario di quello che hai detto.
>I tempi in cui scrisse erano più che maturi per quel tipo di letteratura
>impegnata, considerata anzi la sola praticabile, e la fama gli arrise
>proprio per quel motivo; così come il Nobel gli venne assegnato con
>criteri meramente geopolitici (vedi certe conferenze di Artur Lundkvist,
>autorevole membro dell'Accademia Svedese e premio Lenin), per la
>ostinata opera di propaganda che molti ispanoamericanisti ultrasinistrorsi
>fecero a suo tempo (per es. in Italia il potentissimo Giuseppe Bellini,
>autore di diversi saggi su Asturias, ex docente alla Statale di Milano
>e presidente della sezione umanistica del CNR, che lasciò la cattedra*
>al suo pupillo e rifugiato politico - pure lui guatemalteco - Dante Liano).
>L'oblio nel quale Asturias è scomparso da diversi anni a questa parte
>è più che meritato.
Non discuto le affermazioni fatte (conosco poco di Asturias). Dico
soltanto che Gabriel G Marquez è stato pompato dalla sinistra in modo
inverecondo. Quando uscì Cent'anni di solitudine tutte le
Rinascita/Feltrinelli organizzarono interi bancali con quel libro.
Nell'immaginario popolare di sinistra sostituì il libretto di Mao,
anche se come libro di letteratura.
Ciò non toglie che Marquez sia da considerarsi un TITANO al quale
bisogna inchinarsi per la sapienza tecnica dimostrata, ad esempio, in
"Cronaca di una morte annunciata".
Tralasciamo poi "L'amore ai tempi del colera" che è pane per gli
angeli.
Sarà un caso ma a me, Alfiuccio, e Pasolini, Cent'anni di solitudine
non è piaciuto. Questione di gusti.
Mai autore è stato tanto pompato nel momento giusto dal movimento di
opinione dei giovani di sinistra. Ciò non toglie, come ripeto, che
Marquez è un Dio della scrittura.
Deprecabili (secondo me) i suoi atteggiamenti di pieno sostegno a
Fidel: soprattutto quando si pensa alla fine che hanno fatto
intellettuali dissidenti come Reinaldo Arenas. Ma questo è un problema
di Marquez, non certo dei suoi lettori che, opinioni politiche a parte
e considerazioni sociali sul suo successo, hanno tutto il diritto di
inginocchiarsi di fronte a tanta sapienza. Oh, yes.
Voglio proprio leggere i romanzi di Asturias perché questa polemica mi
ha incuriosito.
maria strofa
http://digilander.iol.it/mariastrofa
>>L'oblio nel quale Asturias è scomparso da diversi anni
>>a questa parte è più che meritato.
>sei fuori o cosa?
mai stato più addentro di così parlando di letteratura.
>Chi se ne fotte di chi votava Asturias?
>Che significa?
Pensavo di essere stato abbastanza chiaro.
Francesco lamentava che "questo autore non abbia avuto,
in Italia, la fortuna che meritava", e, in un post successivo,
ponendolo a confronto con Marquez, spiegava le ragioni del
silenzio attuale sulla sua opera dicendo che "forse i tempi
non erano maturi per quel tipo di letteratura; o forse il maggior
impegno politico che caratterizza Asturias gli ha nociuto".
Al che ho replicato dicendo che, in realtà, le fortune letterarie
di Asturias negli anni 60, che gli valsero l'assegnazione del
Premio Nobel, furono invece il frutto di una massiccia opera
di propaganda di ispanoamericanisti alla "el pueblo, unido,
jamàs serà vencido" (per chi non lo sapesse molti rivoluzionari
di Sendero luminoso erano docenti di letteratura), e che mai
come in quel periodo storico, in cui per gli artisti la teoria dello
specchiamento (che postulava che le opere artistiche dovessero
rispecchiare i problemi sociali e politici dei loro paesi) era un
dogma, ci fu momento più propizio per proporre testi, per es.,
come _Il Signor Presidente_.
Per cui, a mio parere (condiviso peraltro da molti ispanoamericanisti
illustri come Roberto Paoli, docente alla facoltà di Magistero di Firenze),
i meriti artistici di Asturias andavano di molto ridimensionati, e l'oblio
di questi ultimi anni, dopo l'eccessivo clamore, era più che meritato.
Su riviste come "Rassegna Iberistica" o "Studi di letteratura
ispanoamericana" (edite da Cisalpino La Goliardica e finanziate
dal CNR), negli anni 80 su questo tema vi furono dibattiti molto accesi,
ma per riferimenti così specialistici occorrerebbero interlocutori un po'
più ferrati sull'argomento.
>
>
> *a proposito di livelli vergognosi di corruzione e nepotismo, parliamo
> di università invece che della rai (oltretutto in questo caso è anche it).
Come vedi accorro al tuo affettuoso grido, o, se preferisci, abbocco
prontamente al tuo amo.
Può darsi che io sia un'ingenua, sprovveduta Fata Turchina dell'Accademia, come
può darsi invece che ne abbia viste di crude, di cotte e anche di bruciate.
Se vuoi, apri pure il thread: esprimerò sinceramente le mie opinioni. Ma vorrei
leggere anche il parere di altri.
A risentirci,
Eleonora
--
Posted from ppp-175-180.26-151.libero.it [151.26.180.175]
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>> *a proposito di livelli vergognosi di corruzione e nepotismo, parliamo
>> di università invece che della rai (oltretutto in questo caso è anche
>Come vedi accorro al tuo affettuoso grido, o, se preferisci, abbocco
>prontamente al tuo amo.
>Può darsi che io sia un'ingenua, sprovveduta Fata Turchina dell'Accademia,
>come può darsi invece che ne abbia viste di crude, di cotte e anche di
>bruciate. Se vuoi, apri pure il thread:
apro e chiudo, perché sto per partire.
solo un aneddoto gustoso, che credo riassuma bene
la gestione privatistica nell'assegnazione di cattedre,
posti di ricercatore e fondi per pubblicazioni e ricerche
nelle università italiane.
alle mie rimostranze sull'ingiusto trattamento accademico
subito da un insigne studioso nei concorsi, dove invece
si privilegiavano figli, figliocci e pupilli del barone di turno,
un potentissimo professore ordinario mi rispose così:
"Ammettiamo che tuo figlio sia un debosciato senza nè
arte nè parte, e che il figlio del tuo vicino di casa sia il
modello di giovane che hai sempre desiderato: colto,
intelligente, preparato, studioso.
Chi nomineresti erede del tuo patrimonio?"
Questa è la mentalità feudale, dinastica, mafiosa che regna a
livello accademico. Le cattedre sono proprietà di chi le occupa,
trasmissibili ereditariamente a figli e figliocci, e senza padrini
e sponsor, tutti i titoli e la considerazione del mondo non ti
serviranno a niente ( come Roberto Longhi e Federico Zeri,
che non ebbero mai una cattedra di storia dell'arte ).
ciao
sergio
>E' esattamente il contrario di quello che hai detto.
>I tempi in cui scrisse erano più che maturi per quel tipo di letteratura
>impegnata, considerata anzi la sola praticabile, e la fama gli arrise
>proprio per quel motivo; così come il Nobel gli venne assegnato con
>criteri meramente geopolitici...
Non ero a conoscenza dei risvolti politici della vicenda Asturias,
tuttavia quando ho detto che la letteratura di Asturias era prematura,
non intendevo sotto il profilo politico ma sotto quello stilistico.
Credo che sia colpa mia, e mi scuso: mi sono espresso male ma avevo
fatto due ipotesi separate riguardo al confronto con Marquez: una
sulla differente generazione e l'altra sulla letteratura come
strumento politico.
Comunque è molto interessante quel che hai scritto e mi piacerebbe
approfondirlo. Se hai dei suggerimenti sono graditi.
>L'oblio nel quale Asturias è scomparso da diversi anni a questa parte
>è più che meritato.
Su questo non sono d'accordo. A mio avviso Asturias era e rimane un
grande, e l'oblio di un grande non può che essere un danno per tutti,
a prescindere dalle convenienze politiche.
Sono convinto che l'imposizione di un autore generi successivamente un
"rigetto", ma credo anche che anche tale rigetto, benchè fisiologico
sotto certi aspetti, sia da considerare negativamente, una
distorsione, come lo e' stata la precedente imposizione.
Saluti,
Francesco
>beh si', spesso e' questione semplicemente di pubblicare al momento
>giusto.
>Che il realismo magico sia una caratteristica della letteratura
>sudamericana e' un fatto.
>Asturias, e Mistral e altri prima di lui, hanno aperto la strada.
>
Hai usato una definizione molto calzante: realismo magico. Questo
ossimoro rende l'idea della letteratura sudamericana, o almeno rende
quell'idea che ne ho io.
Non ho mai letto niente di Mistral, hai qualche titolo da suggerirmi ?
Saluti,
Francesco
>
> apro e chiudo, perché sto per partire.
In tal caso, converrà riprendere il discorso dopo il tuo ritorno...sempre che
interessi anche agli altri (ma sospetto di sì);-).
> solo un aneddoto gustoso[cut]
> un potentissimo professore ordinario mi rispose così:
>
> "Ammettiamo che tuo figlio sia un debosciato senza nè
> arte nè parte, e che il figlio del tuo vicino di casa sia il
> modello di giovane che hai sempre desiderato: colto,
> intelligente, preparato, studioso.
> Chi nomineresti erede del tuo patrimonio?"
Non mi meraviglio che qualche "potentissimo" la pensi così: se però arriva a
dichiararlo, devo supporre che sia proprio un _untouchable_.
>
> Questa è la mentalità feudale, dinastica, mafiosa
Sono tre questioni distinte. Per ora rinuncio a troppo sottili precisazioni,
limitandomi ad osservare che un figlio (o un parente, o il figlio di un potente
collega) non è in una posizione identica a quella di un allievo (se è questo
che
intendi per 'pupillo').
> che regna a
> livello accademico. Le cattedre sono proprietà di chi le occupa,
> trasmissibili ereditariamente a figli e figliocci,
Appunto. Se i 'figliocci' sono gli allievi, scatta un meccanismo alquanto
diverso, di cui ha acutamente parlato U. Eco in una vecchia "Bustina di
Minerva".
e senza padrini
> e sponsor, tutti i titoli e la considerazione del mondo non ti
> serviranno a niente ( come Roberto Longhi e Federico Zeri,
> che non ebbero mai una cattedra di storia dell'arte ).
Uhm. Mia madre prese trenta e lode in storia dell'arte con Longhi. E a quanto
ne so, Longhi ebbe come allievo Francesco Arcangeli (il quale venne talmente
bistrattato dal Maestro da riportarne seri danni psicologici). Zeri, in
effetti, non ebbe mai la cattedra, ma questo probabilmente fu per sua scelta:
almeno così ebbe a dichiarare Zeri stesso allorché, poco prima della sua morte,
ricevette la laurea _ad honorem_ dall'Università di Bologna (ero presente). Fra
l'altro, in quell'occasione Zeri definì l'Università "una bellissima puttana
che tutti corteggiano", creando un certo imbarazzo nel solenne Corteo Rettorale
(di cui faceva parte anche il solito Eco).
E questa non è che una delle mille e una storiella che potrei raccontare.
Buon viaggio e divertiti,
Eleonora
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
>
> Hai usato una definizione molto calzante: realismo magico. Questo
> ossimoro rende l'idea della letteratura sudamericana, o almeno rende
> quell'idea che ne ho io.
"Realismo magico" è una vecchissima (quanto felice) espressione,
usata già da M. Bontempelli (nella rivista "900") con riferimento ad un'arte
che rivela il "senso
magico" insito nella vita quotidiana degli uomini e nelle cose che ad essa
appartengono.
Successivamente, la definizione è stata utilizzata a proposito della
letteratura
latino-americana degli ultimi decenni, e senza dubbio si attaglia molto bene a
quest'ultima e al suo carattere.
Non credo, comunque, che Antonio intendesse appropriarsi del fortunato
ossimoro.
Ciao,
>Non credo, comunque, che Antonio intendesse appropriarsi del fortunato
>ossimoro.
infatti.
L'ho sempre visto asociato alla letteratura sudamericana, pensavo
fosse una etichetta nota a tutti.
Tra l'altro venne anche usata dai recensori di Roberto Arlt per dire
che la letteratura sudamericana non era solo realismo magico.
>Non ho mai letto niente di Mistral, hai qualche titolo da suggerirmi ?
Ahime' no.
Lessi eoni fa un lungo poema di cui non riesco a ricordare il titolo
:(
>"Realismo magico" è una vecchissima (quanto felice) espressione,
>usata già da M. Bontempelli (nella rivista "900") con riferimento ad un'arte
>che rivela il "senso
>magico" insito nella vita quotidiana degli uomini e nelle cose che ad essa
>appartengono.
>Successivamente, la definizione è stata utilizzata a proposito della
>letteratura
>latino-americana degli ultimi decenni, e senza dubbio si attaglia molto bene a
>quest'ultima e al suo carattere.
>Non credo, comunque, che Antonio intendesse appropriarsi del fortunato
>ossimoro.
>Ciao,
>Eleonora
>
A quanto pare sono proprio ignorante, comunque sia mi e' stato utile
per imparare qualcosa in piu', di cui ti ringrazio.
Ciao,
Francesco
Scherzerai? Mi sono ricordata di aver letto quella frase altrove e ho
controllato, tutto qui.:-)
> comunque sia mi e' stato utile
> per imparare qualcosa in piu', di cui ti ringrazio.
Anch'io ho imparato cose utili da te. A presto!
>>Non ho mai letto niente di Mistral, hai qualche titolo da suggerirmi ?
>
>Ahime' no.
>Lessi eoni fa un lungo poema di cui non riesco a ricordare il titolo
>:(
>
Pazienza. Comunque grazie ugualmente.
Buon Anno.
Francesco.
Mi fa molto piacere. A presto!
Buon Anno.
Francesco
>On Sat, 29 Dec 2001 13:06:02 GMT, Antonio Fanelli
><antonio....@tin.it> wrote:
>
>
>>>Non ho mai letto niente di Mistral, hai qualche titolo da suggerirmi ?
>>
>>Ahime' no.
>>Lessi eoni fa un lungo poema di cui non riesco a ricordare il titolo
>>:(
aspetta forse confondo con Gabriela Mistral di cui lessi parecchie
poesie un bel po' di anni fa.