Stefano
Commentata? Credo non restino che la versione curata da G.Paduano per
Einaudi (costosetta, ma molto bella) e l'edizione a cura di M.G.Ciani per
Marsilio (un poco piů abbordabile, ma non ce l'ho e non sono sicuro della
presenza commento: mi pare di sě...).
vZ
Lingua originale.
ciao
m.
> Marsilio (un poco piů abbordabile, ma non ce l'ho e non sono sicuro della
> presenza commento: mi pare di sě...).
Ho controllato, ce l'ha. Non enorme (come quello dell'Odissea Fondazione
Valla, per intenderci) ma ce l'ha. Mi sembra un'ottima scelta. 29 Euro.
vZ
Grazie mille,
lunedě corro in libreria...
Stefano
Impraticabile, non conosco il greco!
Stefano
Allora scordati l'Iliade. Sorry.
m.
PS Manco io :)
> Grazie mille,
> lunedě corro in libreria...
Dai un'occhiata prima. Ho letto sotto che non conosci il greco; le edizioni
che ti ho raccomandato hanno entrambe il testo a fronte. Senza testo (ma fa
davvero tristezza, e poi chi lo sa, magari un giorno lo impari...:-)) c'č un
volumetto appena uscito da Garzanti, oppure la versione economica della
Marsilio. Perň sono anche carenti per quanto riguarda l'apparato in generale
(commento e/o note compresi).
ciao
vZ
Allora ci scordiamo tutto quello che non possiamo leggere in lingua
originale ????
H.N.
> > Allora scordati l'Iliade. Sorry.
>
> Allora ci scordiamo tutto quello che non possiamo leggere in lingua
> originale ????
Infatti è una mezza sciocchezza. Come in tutti i casi in cui si vuole tutto
o niente, senza vie di mezzo e in ogni caso (è evidente che sarebbe ottimale
la lettura nel testo originale, anzi bisognerebbe aggiungere che oltre alla
buona competenza linguistica generale devo aggiungere i dialetti (da che mi
ricordo, scimunito che sono, l'Iliade non è precisamente scritta in koiné),
la metrica, la storia e la "civilizzazione" non solo letteraria di quel
periodo; è altrettanto evidente che possono farmi un'idea di un testo
fondamentale leggendolo in buona traduzione e e con un apparato ben fatto).
Forse il nostro amico ha studiato il russo per Tolstoj, il tedesco per
Goethe...via via, fino al sanscrito, all'ebraico antico (e qua son dolori,
perché tradurre dalle lingue semitiche è ancora peggio), all'arabo, al
cinese...
vZ
l'odissea della fondazione valla (ma come tutti i classici della medesima) č
di una bellezza mozzafiato
in tutti i sensi
elena
--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it
> Forse il nostro amico ha studiato il russo per Tolstoj, il tedesco per
> Goethe...via via, fino al sanscrito, all'ebraico antico (e qua son dolori,
> perché tradurre dalle lingue semitiche è ancora peggio), all'arabo, al
> cinese...
O forse stava solo trolleggiando :-)
Ti sei dimenticato il cuneiforme per leggere Gilgamesh.
Però in fondo in fondo ha ragione, la poesia perde il 90% della bellezza se
tradotta.
Mentre un testo narrativo lo si può benissimo gustare tradotto, la poesia
perde tutta la musicalità.
Perde molto anche se non si sa bene la pronuncia !
Si, non leggo poesie se non in italiano ed inglese.
H.N.
--
The desert sand is sodden red
red with the wreck of a square that broke
The gatling's jammed and the colonel dead
and the regiment blind with dust and smoke
(H.Newbolt - Vitai Lampada)
effettivamente alle volte mi chiedo come si possa gustare Dante in Inglese,
poi ci penso e mi dico che trovo Shakeaspeare, anche tradotto, favoloso. Ho
letto un paio di drammi in lingua originale e devo dire che non ci ho
trovato nessuna differenza di piacere con la versione Einaudi millenni che
posseggo.
Penso che tutto dipenda molto dal traduttore.
> effettivamente alle volte mi chiedo come si possa gustare Dante in
Inglese,
> poi ci penso e mi dico che trovo Shakeaspeare, anche tradotto, favoloso.
Ho
> letto un paio di drammi in lingua originale e devo dire che non ci ho
> trovato nessuna differenza di piacere con la versione Einaudi millenni che
> posseggo.
> Penso che tutto dipenda molto dal traduttore.
Però stai leggendo una "versione" di Shakespeare in italiano.
Certo che di fronte all'impossibilità di leggere in originale uno si adatta.
Se poi il traduttore è autore pure lui... il pericolo di contaminazioni è
ancora maggiore.
Si potrebbe creare un 3d su traduzioni e contaminazioni.
H.N.
>
> "Henry Newbolt" <henryn...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:ZGGc9.41218$ub2.6...@news1.tin.it...
>>
>> Però in fondo in fondo ha ragione, la poesia perde il 90% della
>> bellezza
> se
>> tradotta.
>> Mentre un testo narrativo lo si può benissimo gustare tradotto, la
>> poesia perde tutta la musicalità.
>> Perde molto anche se non si sa bene la pronuncia !
>> Si, non leggo poesie se non in italiano ed inglese.
>
> effettivamente alle volte mi chiedo come si possa gustare Dante in
> Inglese, poi ci penso e mi dico che trovo Shakeaspeare, anche
> tradotto, favoloso. Ho letto un paio di drammi in lingua originale e
> devo dire che non ci ho trovato nessuna differenza di piacere con la
> versione Einaudi millenni che posseggo.
> Penso che tutto dipenda molto dal traduttore.
>
Dante in inglese è improponibile, a prescindere dal traduttore. Una cosa è
il blank verse, un'altra gli endecasillabi a rima concatenata.
--
Giovanni
E di Longfellow cosa ne dici ?
H.N.
> > Allora ci scordiamo tutto quello che non possiamo leggere in lingua
> > originale ????
>
> Infatti è una mezza sciocchezza. Come in tutti i casi in cui si vuole
tutto
> o niente, senza vie di mezzo e in ogni caso (è evidente che sarebbe
ottimale
> la lettura nel testo originale, anzi bisognerebbe aggiungere che oltre
alla
> buona competenza linguistica generale devo aggiungere i dialetti (da che
mi
> ricordo, scimunito che sono, l'Iliade non è precisamente scritta in
koiné),
> la metrica, la storia e la "civilizzazione" non solo letteraria di quel
> periodo;
ma non solo
anche per leggerla in greco il commento è prezioso
elenapet
> "mskt" <sergiobald...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
> news:hdHc9.41381$ub2.6...@news1.tin.it...
>
>> effettivamente alle volte mi chiedo come si possa gustare Dante in
> Inglese,
>> poi ci penso e mi dico che trovo Shakeaspeare, anche tradotto,
>> favoloso.
> Ho
>> letto un paio di drammi in lingua originale e devo dire che non ci ho
>> trovato nessuna differenza di piacere con la versione Einaudi
>> millenni che posseggo.
>> Penso che tutto dipenda molto dal traduttore.
>
> Però stai leggendo una "versione" di Shakespeare in italiano.
Mmmmhhh... Però anche in inglese, siccome la lingua dai tempi del Bardo è
cambiata mica poco, è come se la versione fosse diversa da quella che
leggevano i suoi contemporanei, mentre una traduzione può svecchiare la
lingua (non a caso esistono traduzioni in inglese moderno delle opere di
Shakespeare).
> Si potrebbe creare un 3d su traduzioni e contaminazioni.
Si potrebbe. Un po' di tempo fa chiesi se fosse stato pubblicato in
italiano il saggio di Hofstadter sulle traduzioni. Qualcuno me lo sa dire?
In inglese si intitolava "Le Ton beau de Marot: in praise of the
music of language".
--
Giovanni
Touché ;-)
Ricordo vagamente di aver trovato bellissime le sue traduzioni dal
Paradiso, così come quelle che Pound fece di Cavalcanti. Però le considero
opere di Longfellow e Pound, non dei due italiani; più di quanto non
consideri opere di Quasimodo le sue traduzioni dei drammi di Shakespeare.
Certo che il confine tra traduzione e riscrittura, in poesia come in prosa,
è spesso assai esile.
Longfellow scrisse anche qualcosa sulla difficoltà del tradurre Dante, o
sbaglio?
--
Giovanni
> Però stai leggendo una "versione" di Shakespeare in italiano.
> Certo che di fronte all'impossibilità di leggere in originale uno si
adatta.
> Se poi il traduttore è autore pure lui... il pericolo di contaminazioni è
> ancora maggiore.
Io amo molto Pavese. Desiderando leggere il David Copperfield ho quindi
naturalmente acquistato la sua traduzione.
Devo dire con non l'ho trovata scorrevole, al contrario della edizione
originale, che si trova su internet.
Anche per il Moby Dick avevo trovato difficoltà nella sua traduzione, ma in
questo caso è Melville stesso che usa periodi estremamente lunghi.
Le poesie è vero, perdi molto nella traduzione, ma devi conoscere la lingua
molto bene per apprezzarle in lingua originale. A me piacciono i romantici
inglesi e li leggo in inglese con frontepagina in italiano.
Il greco antico non lo conosco, ma non ne sento la mancanza, penso di
apprezzare i classici comunque. Anche la Bibbia la leggo in italiano e non
in ebraico o greco o aramaico.
Il problema di leggere in lingua originale (solo l'inglese, nel mio caso, lo
conosco a sufficienza per poterlo leggerlo come l'italiano) e che compunque
il tempo di lettura è per lo meno il triplo. Nella lingua madre uno può non
leggere tutta una parola, dopo poche lettere il cervello capisce e si può
andare avanti, saltando congiunzioni, avverbi. La frase viene ricostruita
dal cervello e compresa. In una lingua non propria è necessario invece
leggere ogni cosa, come leggere ad alta voce ad un'altra persona.
> O forse stava solo trolleggiando :-)
Chissà...ci sono più cose nell'animo umano...:-)
> Ti sei dimenticato il cuneiforme per leggere Gilgamesh.
Azz, giusto.
> Però in fondo in fondo ha ragione, la poesia perde il 90% della bellezza
se
> tradotta.
E' verissimo, ma piuttosto che non conoscere preferisco servirmi di una
buona traduzione (identificabile con l'aiuto degli specialisti). Nei casi in
cui non ignoro del tutto la lingua, mi servo di commenti e testo a fronte.
Meglio che niente. Certo, ci si diverte di meno.
> Mentre un testo narrativo lo si può benissimo gustare tradotto, la poesia
> perde tutta la musicalità.
Ecco, non sarei così drastico. A parte che c'è poesia narrativa
(l'identificazione poesia-genere lirico è tipicalmente italiana...lo dico
con simpatia, senza intenti polemici, anche perché viene inculcata,
quest'idea, già a scuola...e dire che anche il nostro Novecento ha ottimi
esempi di poeti che si sono sottratti alla lezione ermetica) resta il fatto
che la prosa ha una sua musicalità, e la lirica una componente diciamo
"contenutistica" (è il termine che, in fondo, usa anche Hjelmslev) da non
sottovalutare.
> Perde molto anche se non si sa bene la pronuncia !
Verissimo. Lo diceva anche Eliot.
> Si, non leggo poesie se non in italiano ed inglese.
Hai già di che scegliere...:-)
vZnZ
> Io amo molto Pavese. Desiderando leggere il David Copperfield ho quindi
> naturalmente acquistato la sua traduzione.
> Devo dire con non l'ho trovata scorrevole, al contrario della edizione
> originale, che si trova su internet.
A questo punto si potrebbe dire che č tanto di Dickens quanto di Pavese...
> Il problema di leggere in lingua originale (solo l'inglese, nel mio caso,
lo
> conosco a sufficienza per poterlo leggerlo come l'italiano) e che
compunque
> il tempo di lettura č per lo meno il triplo.
Ma č un ottimo esercizio :-)
H.N.
> Mmmmhhh... Però anche in inglese, siccome la lingua dai tempi del Bardo è
> cambiata mica poco, è come se la versione fosse diversa da quella che
> leggevano i suoi contemporanei, mentre una traduzione può svecchiare la
> lingua (non a caso esistono traduzioni in inglese moderno delle opere di
> Shakespeare).
Proponi anche di fare una versione in italiano attuale della Comedia ?
> In inglese si intitolava "Le Ton beau de Marot: in praise of the
> music of language".
Non so se esiste la traduzione, ma il titolo riassume tutto quello che
volevo dire "contro" le traduzioni.
H.N.
> E' verissimo, ma piuttosto che non conoscere preferisco servirmi di una
> buona traduzione (identificabile con l'aiuto degli specialisti). Nei casi
in
> cui non ignoro del tutto la lingua, mi servo di commenti e testo a fronte.
> Meglio che niente. Certo, ci si diverte di meno.
Faccio lo stesso ragionamento per la narrativa... ma quando prendo in mano
una poesia tradotta, mi sembra di leggere altro.
> Ecco, non sarei così drastico. A parte che c'è poesia narrativa
Shhhh, non farti sentire, Eliot ha detto che la poesia-narrativa non è vera
poesia :-)
> (l'identificazione poesia-genere lirico è tipicalmente italiana...
Evidentemente non solo italiana.
> Verissimo. Lo diceva anche Eliot.
Ancora Eliot... ma non si può sollevare una poesia che esce fuori lui ???
H.N.
> Touché ;-)
> Ricordo vagamente di aver trovato bellissime le sue traduzioni dal
> Paradiso, così come quelle che Pound fece di Cavalcanti. Però le considero
> opere di Longfellow e Pound, non dei due italiani; più di quanto non
> consideri opere di Quasimodo le sue traduzioni dei drammi di Shakespeare.
> Certo che il confine tra traduzione e riscrittura, in poesia come in
prosa,
> è spesso assai esile.
Esattamente il mio punto.
> Longfellow scrisse anche qualcosa sulla difficoltà del tradurre Dante, o
> sbaglio?
Non l'ho letto, forse nella prefazione alla traduzione della Comedia ?
H.N.
di una bellezza mozzafiato!?! cosa intendi, che ha una apparato di
annotazioni molto ricco?
E' molto costosa?
Stefano
> di una bellezza mozzafiato!?! cosa intendi, che ha una apparato di
> annotazioni molto ricco?
> E' molto costosa?
è costosa, sì, e suddivisa nei singoli libri
ma l'apparato critico è straordinario
> > E' molto costosa?
> è costosa, sì, e suddivisa nei singoli libri
> ma l'apparato critico è straordinario
Complessivamente sono cinque o sei volumi. E' disponibile anche in
cofanetto, e andiamo sui venticinque euro per volume. Almeno credo.
Apparato di primordine a cura di vari specialisti.
vZ
Si è vero ho esagerato :)
Però Citati in italiano com'è?... La sua prosa ha forza, sembra di essere in
campagna, e sentire il profumo dell'erba tagliata, con tutti gli
innumerevoli 'retrogusti', la brezza sulla pelle, il frinire delle
cicale.... e una miriade di altre cose che a parole non si possono
trasmettere.
La lingua è musica, la parola giusta al posto giusto, e la pagina acquista
profondità, spessore. Un bravo scrittore sa trasmettere, con le parole,
quello che con le parole non può essere trasmesso.
Un bravo traduttore fa una foto al paesaggio. Un traduttore mediocre ha la
fotocamera che sovraespone, e la foto è pure mossa.
Una traduzione dell'Iliade non è l'Iliade. Spiacevole, ma è così.
ciao
m.
Presumibilmente sei volumi dato che io ne posseggo due entrambi
racchiudenti quattro libri (all' epoca costavano 30.000 lirette).
Un saluto da Seth!
>> Longfellow scrisse anche qualcosa sulla difficoltà del tradurre
>> Dante, o sbaglio?
>
> Non l'ho letto, forse nella prefazione alla traduzione della Comedia ?
>
Non ricordo proprio dove lo scorsi, ma nel cercarlo ho scoperto quattro
sonetti dal titolo "On Translating the Divina Commedia". Carucci, se già
non li conoscevi puoi trovarli presso
http://www.theatlantic.com/unbound/aandc/dante/longfell.htm
Già che c'ero ho spizzicato qualcosina della sua famosa traduzione.
Magari i versi che passo a copincollare qualcuno li troverà pedestri e
orrendi, ma io una certa qual ammirazione per L. la conservo:
Midway upon the journey of our life
I found myself within a forest dark,
For the straightforward pathway had been lost.
Ah me! how hard a thing it is to say
What was this forest savage, rough, and stern,
Which in the very thought renews the fear.
So bitter is it, death is little more;
But of the good to treat, which there I found,
Speak will I of the other things I saw there.
--
Giovanni
>
> "Giovanni Tiso" <gtis...@nospam.hotmail.com> ha scritto nel
> messaggio news:uHHc9.7243$CD2.9...@news02.tsnz.net...
>
>> Mmmmhhh... Però anche in inglese, siccome la lingua dai tempi del
>> Bardo è cambiata mica poco, è come se la versione fosse diversa da
>> quella che leggevano i suoi contemporanei, mentre una traduzione può
>> svecchiare la lingua (non a caso esistono traduzioni in inglese
>> moderno delle opere di Shakespeare).
>
> Proponi anche di fare una versione in italiano attuale della Comedia ?
Della Commedia magari no, del Decameron invece - perché no?
--
Giovanni
Grazie !
>
> Già che c'ero ho spizzicato qualcosina della sua famosa traduzione.
> Magari i versi che passo a copincollare qualcuno li troverà pedestri e
> orrendi, ma io una certa qual ammirazione per L. la conservo:
E' una vera traduzione, L ha cercato di essere il piu possibile fedele e
secondo me ci è riuscito.
Non ho mai letto l'intera Comedia tradotta sia ben chiaro solo spizzichi.
Secondo me L ha una facilità a versificare che pochi altri hanno, guarda
anche come esempio "The Saga of King Olaf", è molto fedele all'originale ma
versificata in diversi stili.
H.N.
bene, aggiungerei
>la poesia
>perde tutta la musicalità.
Non è vero che la perde "tutta", come si fa a quantificare? Si fa il
grafico come nell'Attimo Fuggente? Dipende dall'autore, dalla poesia,
dal traduttore, dal suo talento per la poesia, ecc. ecc. La storia
della letteratura è una storia di traduzioni... e comunque ci sono
eminenti studiosi di traduttologia che ormai da cinquant'anni si
occupano in modo organico solo di quello, e "la poesia non si può
godere in traduzione" è solo un pregiudizio, in buona fede ma
pregiudizio.
No hard feelings,
--
Isa
Work like you don't need money,
Love like you've never been hurt,
And dance like no one's watching
E' cosě, certo. Solo che non c'č niente di male. L'autore
dell'originale non deve essere per forza visto come una vacca sacra,
malamente munta dall'indegno traduttore. Entrambi sono autori, di due
cose diverse, ma equivalenti se il traduttore ha talento, strumenti e
coscienza del proprio ruolo. Secondo Riccardo Duranti, principe di
traduzione dall'inglese, la traduzione č paradosso, cioč quell'atto
impossibile che si compie perň tutti i giorni :-)
Per quel che ne so io, ancora no, precisamente per il motivo che č
generalmente considerato "intraducibile". Poi esiste anche la scuola
di pensiero secondo la quale non esiste l'intrducibile, ma solo testi
per i quali il cammino della traduzione č piů lungo e difficile che
per altri, o per i quali la traduzione potrebbe essere rappresentata
solo da una riscrittura che abbandoni completamente la lettera per
essere fedele solo allo spirito.
Però si è tradotto e si traduce (e si legge) da che esiste, in inglese
e in altre lingue, con risultati alterni ma consistenti. E perché non
si dovrebbe? Non si tratta di scrivere l'italiano di Dante in inglese,
si tratta di trovare l'inglese dell'italiano di Dante.
> Non č vero che la perde "tutta", come si fa a quantificare? Si fa il
> grafico come nell'Attimo Fuggente?
Si si :-)
>"la poesia non si puň
> godere in traduzione" č solo un pregiudizio, in buona fede ma
> pregiudizio.
Secondo me si puň godere la traduzione di una poesia, ma a questo punto č
diversa dall'originale, piu o meno a seconda del traduttore; come dicevi in
un altro post (o č bad quoting ?), non c'č niente di male che la traduzione
sia di Dickens quanto di Pavese, perň appunto non č piů solo Dickens.
> No hard feelings,
Absolutely no
H.N.
> On Mon, 02 Sep 2002 10:47:57 GMT, Giovanni Tiso
> <gtis...@nospam.hotmail.com> wrote:
> [...]
>>Dante in inglese è improponibile, a prescindere dal traduttore.
>
> Però si è tradotto e si traduce (e si legge) da che esiste, in inglese
> e in altre lingue, con risultati alterni ma consistenti. E perché non
> si dovrebbe? Non si tratta di scrivere l'italiano di Dante in inglese,
> si tratta di trovare l'inglese dell'italiano di Dante.
Dicevo improponibile nel senso di non avvicinabile all'esperienza della
lettura in lingua originale. Al limite le versioni in altre lingue possono
servire per attirare l'attenzione, ma chi se ne appassiona veramente
finisce con l'imparare l'italiano, foss'anche per quel solo scopo.
--
Giovanni
> On Mon, 02 Sep 2002 11:11:22 GMT, Giovanni Tiso
> <gtis...@nospam.hotmail.com> wrote:
> [...]
>>Si potrebbe. Un po' di tempo fa chiesi se fosse stato pubblicato in
>>italiano il saggio di Hofstadter sulle traduzioni. Qualcuno me lo sa
>>dire? In inglese si intitolava "Le Ton beau de Marot: in praise of the
>>music of language".
>
> Per quel che ne so io, ancora no, precisamente per il motivo che è
> generalmente considerato "intraducibile".
Lo scrive Hofstadter nel libro stesso, in effetti.
> Poi esiste anche la scuola
> di pensiero secondo la quale non esiste l'intrducibile, ma solo testi
> per i quali il cammino della traduzione è più lungo e difficile che
> per altri, o per i quali la traduzione potrebbe essere rappresentata
> solo da una riscrittura che abbandoni completamente la lettera per
> essere fedele solo allo spirito.
Una cosa tipo la traduzione italiana di Finnegans Wake, vuoi dire?
--
Giovanni
Beh, quella ormai è una barzelletta :-)
No, seriamente, anche cose più piccole, ma altrettanto "estreme". Se
mi ricordo stasera ti faccio qualche esempio (non ho qui i file).
>> Proponi anche di fare una versione in italiano attuale della
>> Comedia ?
> Della Commedia magari no, del Decameron invece - perché no?
perché c'è già e fa schifo, ecco perché.
non ditemi che boccaccio è difficile.
'bocca baciata non perde ventura'.
che c'è da arrovellarsi tanto?
> non ditemi che boccaccio è difficile.
Si vede che non l'hai letto per intero, oppure che non ti ricordi bene....
Non c'è solo la (bellissima) novella di Alatiel. E già andiamo bene, almeno
non hai citato Andreuccio. Prova ad aprire a caso la quarta giornata, oppure
l'ultima, e mi saprai dire.
vZ :-)
> perché c'è già e fa schifo, ecco perché.
> non ditemi che boccaccio è difficile.
PS; comunque hai ragione. Il lavoro fatto da Busi e Covito è
sconsigliabilissimo.
vZ
>Si vede che non l'hai letto per intero
>oppure che non ti ricordi bene....
ecco un meschino, piccino picciò.
Difatti c'è differenza tra Foto e Paesaggio, tra Originale e Traduzione. Pur
tuttavia un buon Fotografo, se Artista, sa nel meglio rendere ciò che
riproduce. Delle volte mette del suo, ritoccando, eliminando o aggiungendo.
La difficoltà di leggere un testo in lingua originale c'è, soprattutto per
chi non conosce la lingua.
Una botta al cerchio e uno alla botte: per chi studia opere collocate in un
famoso museo in una famosa città, ad esempio, e nell'immediato non vi si può
recare "si accontenta" dei cataloghi. Al momento opportuno, quando avrà
possibilità, vi si recherà e potrà "vedere".
Uno non conosce il greco? Lo studia? O tenta di comprenderlo tramite
"traduzione"?
Uno non conosce l'armeno? Lo studia? O tenta di comprenderlo tramite
"traduzione"?
Uno non conosce l'aramaico?... Potrei continuare all'infinito ...
Un saluto
Artemisia
Non intendevo sostenere che fosse particolarmente difficile in senso
assoluto, personalmente non trovo che lo sia (anche perché quando ha lì
Vittore Branca pure le chiose e le spiegazioni diventano fonte di goduria),
però dipende dalle preferenze e dagli strumenti dei vari lettori. Le
versioni modernizzate del Boccaccio non mi risulta che siano molto lette,
ma quelle di Chaucer nei paesi anglosassoni lo sono eccome, e senza - credo
- detrimento per l'originale (cui anzi magari attirano nuovi lettori).
--
Giovanni
Da questo punto di vista sono d'accordo, se servono per invogliare lettori
pigri alla lettura ben vengano, magari con copertine fluorescenti e donnine
discinte ? :-)
H.N.
> ecco un meschino, piccino picciò.
Sì, può darsi: un accesso di gentilezza di fronte all'ignoranza sfrontata
("non venitemi a dire che Boccaccio è difficile", dove Boccaccio era scritto
con la minuscola e si parlava di lingua antica), come sempre cammuffata da
disinvolta superiorità, è un misfatto da pagare, indubbiamente.
vZ
>Si vede che non l'hai letto per intero,
>oppure che non ti ricordi bene...
no. si vede che il grado di alfabetizzazione dei
lettori del boccaccio non è omogeneo.
>Non c'è solo la (bellissima) novella di Alatiel.
ammetterai che come considerazione non vale molto.
>E già andiamo bene, almeno non hai citato Andreuccio.
trattalo bene, quel tuo neurone, e non fare di questi
salti, che poi chissà dove finisce.
>Prova ad aprire a caso la quarta giornata,
>oppure l'ultima, e mi saprai dire.
cos'è: il dòmino?
>vZ :-)
'zo ridi?
dbn.che.mondo
>Sì, può darsi: un accesso di gentilezza
>di fronte all'ignoranza sfrontata come
>sempre cammuffata da disinvolta superiorità,
>è un misfatto da pagare, indubbiamente.
mai dimenticarsi il talofen. riguàrdati.
dbn
>Sě, puň darsi: un accesso di gentilezza di fronte
>all'ignoranza sfrontata
chente mai sia la malpatita 'ngiuria
per che menate di sě gran broccate
e gavillate in sě fecciosa furia,
non mi riguarda: fate quel che fate.
> no. si vede che il grado di alfabetizzazione dei
> lettori del boccaccio non è omogeneo.
Tu e il tuo amico ne avete scritte di sciocchezze. Sta di fatto che
sostenere la tranquilla leggibilità, per un lettore contemporaneo, del
Decameron (voglio essere accomodante; di fatto, si parlava metonimicamente
di "Boccaccio" e quindi si includeva ben altro...apriamo a caso l'Amorosa
Visione o Il Corbaccio, e poi vedremo) sulla base della conclusione di una
novella su cento è abbastanza ridicolo di per sé, e denuncia, oltre a
superficialità, una bella insensibilità linguistica; che voi capiate o siate
convinti di capire non c'entra proprio nulla. Provate a leggere e, meglio, a
far leggere la Novella di Tancredi (IV, 1; meglio precisare), o l'Ottava
della Decima Giornata, anziché trolleggiare a sproposito; poi eventualmente
se ne riparla. Non è che il Decameron sia molto omogeneo, né
linguisticamente né stilisticamente; ma questo dovrebbe darsi per risaputo,
in uno spazio di discussione dedicato ai libri. Evidentemente non è così.
> ammetterai che come considerazione non vale molto.
Varrà il vostro citare a sproposito, dandovi delle gran arie. Sbaglio o tu
sei quella gran signora che sputava su Starobinski, salvo poi correre ai
ripari?
> trattalo bene, quel tuo neurone, e non fare di questi
> salti, che poi chissà dove finisce.
Maleducata.
> 'zo ridi?
Rido quanto 'azzo mi pare. Di fronte a fanfaroni sproloquianti, mi pare
legittimo.
vZ
> chente mai sia la malpatita 'ngiuria
> per che menate di sě gran broccate
> e gavillate in sě fecciosa furia,
> non mi riguarda: fate quel che fate.
Copiare a volte č un esercizio istruttivo.
vZ
> Non intendevo sostenere che fosse particolarmente difficile in senso
> assoluto, personalmente non trovo che lo sia (anche perché quando ha lě
> Vittore Branca pure le chiose e le spiegazioni diventano fonte di
goduria),
E' evidente che si parlava di lettura senza note; altrimenti anche la
Commedia diventa un gioco da ragazzi. Vero che l'edizione Branca alla fine č
pure divertente.
> perň dipende dalle preferenze e dagli strumenti dei vari lettori. Le
> versioni modernizzate del Boccaccio non mi risulta che siano molto lette,
Sono brutte. Non so se siano scartate per questo, ma sono brutte. L'ideale č
quello che fai tu, procurarsi una bella edizione commentata.
> ma quelle di Chaucer nei paesi anglosassoni lo sono eccome, e senza -
credo
> - detrimento per l'originale (cui anzi magari attirano nuovi lettori).
Non č proprio la stessa cosa; la lingua letteraria italiana č piů
conservativa, in paragone all'Inglese (e anche al Francese). Uno studente
liceale di quei paesi si trova davanti un testo da tradurre, quando legge
letteratura medioevale. Per l'Italiano la situazione č differente, ma
dipende anche dal livello stilistico del testo. Un brano composto in "stile
tragico" (il che significa sublime, per la retorica medioevale) puň
riservare i suoi bravi problemi. Anche se la lingua č la stessa;
circostanza, quest'ultima, che puň persino essere fonte di equivoci.
Celeberrimo il saggio di Contini in cui viene analizzato il piů celebre
sonetto di Dante nel quale sono proprio i lemmi -numerosi- condivisi
dall'Italiano moderno a comparire con un significato differente.
vZ
>Provate a leggere e, meglio, a far leggere la Novella di
>Tancredi (IV, 1; meglio precisare), o l'Ottava della Decima
>Giornata, anziché trolleggiare a sproposito; poi eventualmente
>se ne riparla.
ma č quel che ho fatto *prima* di risponderti, piů su; cercando
di figurarmi dov'č che ti inceppavi, 'scimunito che sei' (ti
sto citando testualmente).
>Copiare a volte è un esercizio istruttivo.
ecco, bravo. còpiati l'abbecedario, e vedrai che tutto
ti verrà più facile. anche il boccaccio.
>Sta di fatto che sostenere la tranquilla leggibilità,
>per un lettore contemporaneo, del Decameron
non so cosa sia la tranquilla leggibilità, e mi fa orrore.
un lettore - contemporaneo - che legga gadda e manganelli -
contemporanei - non incespica nella lingua del boccaccio. il decameron
lo danno da leggere integrale, per esempio, in certi istituti tecnici
per geometri a reggio emilia, dove non si può neanche muovere l'accusa
di spocchia letteraria, per dire.
>(voglio essere accomodante; di fatto, si parlava metonimicamente
>di "Boccaccio" e quindi si includeva ben altro...apriamo a caso l'Amorosa
>Visione o Il Corbaccio, e poi vedremo)
ma c o s a vedremo?
>sulla base della conclusione di una novella su cento è
>abbastanza ridicolo di per sé, e denuncia, oltre a
>superficialità, una bella insensibilità linguistica;
vitoz: credo che possiamo concludere qui con questi
interessanti scambi di vedute sulla sensibilità linguistica.
e leggi di più. i tuoi sforzi saranno premiati.
>che voi capiate o siate convinti di capire non c'entra
>proprio nulla.
interessante dubbio ermeneutico.
>Provate a leggere e, meglio, a far leggere la Novella di Tancredi
>(IV, 1; meglio precisare), o l'Ottava della Decima Giornata, anziché
>trolleggiare a sproposito; poi eventualmente se ne riparla.
uhm. questa è la battaglia navale.
>Non è che il Decameron sia molto omogeneo, né
>linguisticamente né stilisticamente; ma questo dovrebbe darsi
>per risaputo, in uno spazio di discussione dedicato ai libri.
chi parla del boccaccio per dire che si fa fatica a leggere il
decameron dovrebbe scansarsi, in uno spazio dedicato ai libri.
ma chi te lo fa fare, vitoz?
>Varrà il vostro citare a sproposito, dandovi delle gran arie. Sbaglio o tu
>sei quella gran signora che sputava su Starobinski, salvo poi correre ai
>ripari?
starobinski non è il mio genere. mi piacciono i formalisti russi,
dolezel, george steiner e auerbach. starobinski è una burla, a parer
mio.
>Maleducata.
idiota.
dbn
>Copiare a volte è un esercizio istruttivo.
hem. l'ha scritta lui, vitoz. e riguàrdati. idiòta.
dbn
>ecco, bravo.
se tutti poi siamo noi tre che non sappiamo dire altrimenti. aerare
aerare aerare. arioplano. metereologiche.
>
> Giovanni Tiso <gtis...@nospam.hotmail.com> wrote in message
> kYad9.7563$CD2.1...@news02.tsnz.net...
>
>> Non intendevo sostenere che fosse particolarmente difficile in senso
>> assoluto, personalmente non trovo che lo sia (anche perché quando ha
>> lì Vittore Branca pure le chiose e le spiegazioni diventano fonte di
> goduria),
>
> E' evidente che si parlava di lettura senza note; altrimenti anche la
> Commedia diventa un gioco da ragazzi. Vero che l'edizione Branca alla
> fine è pure divertente.
Non saprei se bastino le note a fare di Dante o Boccaccio autori
universalmente leggibili, credo dipenda anche dalle altre letture che si
sono fatte, e pure dalla collocazione geografica... Il toscano parte
avvantaggiato dal fatto che un bel po' di vocaboli sono rimasti impigliati
nel suo dialetto, mentre il sardo a parità di scuole e letture magari fa
già più fatica.
Comunque, certo, non dico che senza note la Commedia o il Decameron li
leggerei con assoluta disinvoltura.
>
>> però dipende dalle preferenze e dagli strumenti dei vari lettori. Le
>> versioni modernizzate del Boccaccio non mi risulta che siano molto
>> lette,
>
> Sono brutte. Non so se siano scartate per questo, ma sono brutte.
> L'ideale è quello che fai tu, procurarsi una bella edizione
> commentata.
Dico che forse non tutti sono in grado di leggere nemmeno quelle, ecco. Se
poi le modernizzazioni del Decameron sono brutte, tocca astenersi. O
guardarsi il film di Pasolini ;-)
>> ma quelle di Chaucer nei paesi anglosassoni lo sono eccome, e senza -
> credo
>> - detrimento per l'originale (cui anzi magari attirano nuovi
>> lettori).
>
> Non è proprio la stessa cosa; la lingua letteraria italiana è più
> conservativa, in paragone all'Inglese (e anche al Francese). Uno
> studente liceale di quei paesi si trova davanti un testo da tradurre,
> quando legge letteratura medioevale. Per l'Italiano la situazione è
> differente, ma dipende anche dal livello stilistico del testo.
Hai ragione da vendere, semplificavo il problema: però ciò non toglie che
esistano versioni aggiornate dei drammi di Shakespeare, il cui inglese
(ortografia a parte) è già decisamente moderno.
--
Giovanni
> hem. l'ha scritta lui, vitoz. e riguąrdati. idiņta.
L'ha scritta lui a prescindere da qualsiasi modello? Riguardati la voce
"copiare" sul dizionario semplificato, meschina.
vZ
> non so cosa sia la tranquilla leggibilità, e mi fa orrore.
Quello che il tuo amico invocava per il Decameron. Pardon, per Boccaccio.
Ti rinfresco la memoria, visto che fa cilecca pure quella: "Non ditemi che
Boccaccio è difficile...che c'è da arrovellarsi tanto?" A farti orrore è la
sicumera del suddetto, non imputabile a chi ti scrive.
> un lettore - contemporaneo - che legga gadda e manganelli -
> contemporanei - non incespica nella lingua
Ah, il buon vecchio cambiar le carte in tavola...quanti, fra i "lettori" del
giorno d'oggi, hanno una dimestichezza quotidiana con Gadda e Manganelli (a
proposito, sarà pedante ma l'uso della maiuscola in Italiano non è
facoltativo)? Quelli che non ce l'hanno sono non-lettori? Interessante.
Dando per scontata la dubbia veridicità di quanto affermi; è possibilissimo
riuscire a districarsi nell'inventiva lessicale (attenzione, non sto dicendo
che sia "solo" lessicale; con gli ingaglioffiti è sempre bene precisare) o
nell'auscultazione dialettale di Gadda e patire ugualmente certe dilatazioni
sintattiche delle Novelle di registro elevato. Infatti continuiamo a parlare
della lingua del Decameron (restringiamo pure il campo) da lontano, senza
mai entrare veramente in argomento.
> il decameron
> lo danno da leggere integrale, per esempio, in certi istituti tecnici
> per geometri a reggio emilia, dove non si può neanche muovere l'accusa
> di spocchia letteraria, per dire.
E cosa significa? Ancora menare il can per l'aia? Hai una vaga, generica
idea di cosa andiamo parlando (io almeno) o proprio non riesci a fartela?
> ma c o s a vedremo?
Che la lingua del Boccaccio per un lettore odierno può essere assai
impegnativa. E che c'è da arrovellarsi, eccome. Questo, tesoruccio.
> e leggi di più. i tuoi sforzi saranno premiati.
Certo, signora maestra. Necessitavo appunto della sua supponenza.
> uhm. questa è la battaglia navale.
No, è la sua ignoranza, signora maestra.
vZ
>L'ha scritta lui a prescindere da qualsiasi modello?
la forma chiusa non č un modello, idiňta.
>> non so cosa sia la tranquilla leggibilità, e mi fa orrore.
>Quello che il tuo amico invocava per il Decameron.
'tranquilla leggibilità'. ma va'.
carlo non parla così, non pensa così.
>Ah, il buon vecchio cambiar le carte in tavola...
ecco qui la briscola.
>quanti, fra i "lettori" del giorno d'oggi, hanno una dimestichezza
>quotidiana con Gadda e Manganelli
vitoz: non stare a piangere miseria. fai fatica a leggere il
boccaccio, d'accordo. ma non lamentarti così. non ti consoleremo.
dbn
In questo senso mi pare si possa citare la natura paradossale
della vita e dell'attività di Joseph Tusiani, che ha tradotto negli
Stati Uniti le maggiori opere della letteratura italiana, ed ha
scritto egli stesso poesie in Italiano, in Inglese e nel dialetto
del suo paese di origine, San Marco in Lamis, un piccolo
centro della provincia di Foggia.
Ciao
Enrico