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Libri dell'antica Roma, come sono giunti fino a noi?

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Fabio

unread,
May 31, 2000, 3:00:00 AM5/31/00
to
Salve vorrei porvi un quesito particolare.
Data la grande mole della letteratura Latina vorrei sapere come hanno
fatto a giungere fino ai giorni nostri i testi di molteplici autori.
Immagino che l'opera degli Amanuensi sia stata decisiva, ma chi sa
precisamente quali sono stati tutti i canali per cui tali volumi sono
giunti fino ai giorni nostri?
Conoscete siti che se ne occupano?
È possibile secondo voi che ai giorni nostri si facciano nuove scoperte
di testi antichi?
Questa ultima domanda la faccio in particolare riferimento agli annali
di Tacito che sono arrivati fino ai giorni nostri mancanti di molte
parti.

Grazie

Fabio

Serena Sangiorgi

unread,
May 31, 2000, 3:00:00 AM5/31/00
to

Domande a cui sono dedicate intere vite di studio...

Fabio wrote:
>
> Salve vorrei porvi un quesito particolare.
> Data la grande mole della letteratura Latina vorrei sapere come hanno
> fatto a giungere fino ai giorni nostri i testi di molteplici autori.
> Immagino che l'opera degli Amanuensi sia stata decisiva, ma chi sa
> precisamente quali sono stati tutti i canali per cui tali volumi sono
> giunti fino ai giorni nostri?

Chi sa precisamente quali? nessuno.
L'opera degli amanuensi e' difatti sparpagliata su tanti secoli e tanti
luoghi e filoni che e' impossibile elencarli tutti. Certo un elenco
completo di tutte le abbazie, monasteri, conventi dal 5. secolo D.C.
sarebbe molto utile. Non so abbastanza di fonti per la storia medievale
ma non ricordo niente di simile dai miei anni universitari.

> Conoscete siti che se ne occupano?

Di libri antichi ad esempio
http://www.uniud.it/lettere/discipline/index.html
ma una cosa è il libro antico e una cosa è la tradizione filologica
classica.

> È possibile secondo voi che ai giorni nostri si facciano nuove scoperte
> di testi antichi?

Si', anche se piuttosto raro. Puo' capitare restaurando codici che
abbiano nella legatura parti di codici ancora piu' antichi. E' successo
di recente e ne hanno parlato al telegiornale ma non ricordo per quale
autore.

> Questa ultima domanda la faccio in particolare riferimento agli annali
> di Tacito che sono arrivati fino ai giorni nostri mancanti di molte
> parti.

Allora ti conviene partire nella tua ricerca dagli Annali e cercare di
ricostruire l'albero delle tradizioni manoscritte, sulle quali sono
state costruite le attuali edizioni critiche. Parlo al plurale perche'
sono un po' ignorante in materia e quindi non so se sia stato raggiunto
un accordo sull'esemplare teorico di riferimento.
Data la specificita' dell'argomento e' meglio se ti rivolgi ad una
biblioteca di universita', dipartimento filologia classica.

> Grazie
> Fabio

Prego, Serena

Hypatos

unread,
Jun 2, 2000, 3:00:00 AM6/2/00
to
Fabio <ilfi...@yahoo.it> wrote in message 3934DEF4...@yahoo.it...

> Salve vorrei porvi un quesito particolare.
> Data la grande mole della letteratura Latina vorrei sapere come hanno
> fatto a giungere fino ai giorni nostri i testi di molteplici autori.
> Immagino che l'opera degli Amanuensi sia stata decisiva, ma chi sa
> precisamente quali sono stati tutti i canali per cui tali volumi sono
> giunti fino ai giorni nostri?
> Conoscete siti che se ne occupano?

Su certi argomenti diffido un po' dei siti internet, che
talvolta spacciano per verità acclarate opinioni più
o meno vaghe.
Ci sono però ottimi libri piuttosto chiari e
(relativamente) semplici che cercano di dare un po'
di risposte a quesiti come quelli che poni tu.
Ma credo tu debba rinunciare alla completezza a
cui aspiri.
Un titolo su altri:
L.D.Reynolds-N.G.Wilson, _Copisti e filologi. La
tradizione dei classici dall'antichità ai tempi moderni_,
terza edizione, ed. Antenore, Padova 1987.

Un testo classico, ma assai arduo se non si è specialisti,
è: G.Pasquali, _Storia della tradizione e critica del
testo_, recentemente riedito dalla casa editrice Le Lettere
di Firenze.

> È possibile secondo voi che ai giorni nostri si facciano nuove scoperte
> di testi antichi?

Assai improbabile, almeno in forma di manoscritti.
Serena Sangiorgi parlava dei frammenti pergamenacei
nascosti nelle legature: è però raro che si tratta di testi
di qualche valore (almeno dal punto di vista del contenuto)
dal momento che al momento in cui simili legature furono
create (per lo più dopo l'età umanistica) si aveva qualche
nozione del valore che una pagina di pergamena poteva
avere. Se si fosse trattato di un autore antico probabilmente
l'avrebbero salvaguardato.
Più probabili, invece, altri due canali. Il primo è quello
dei palinsesti, codici contenenti in origine autori antichi oggi
perduti che sono stati ad un certo punto della loro esistenza
cancellati e riscritti con un altro testo per noi di minor
valore. Con tecniche moderne (tipo la lampada di Wood)
è possibile leggere quello che un tempo era stato cancellato
e che non è visibile ad occhio nudo. Perciò, qualche codice
di infimo valore e poco studiato potrebbe contenere qualche
perla segreta. Ciò è però difficile, perché molti fondi
manoscritti delle principali biblioteche occidentali sono
stati attentamente scandagliati in questo senso.
L'altro canale, realmente promettente, è quello
delle traduzioni di opere classiche in lingue orientali.
Ciò a dire il vero riguarda più la letteratura greca che quella
latina. I fondi manoscritti di molte biblioteche orientali,
in lingua araba, siriaca, persiana o simili, potrebbero
contenere traduzioni in quelle lingue di testi originariamente
scritti in greco o in latino, oggi perduti. Avremmo una
traduzione, non l'originale, ma non è poco. Si tratta
però di testi che potevano interessare ai traduttori dell'epoca,
soprattutto trattati di filosofia, di medicina, di matematica
o di scienza in generale. Difficilmente si tratterà di storiografia,
di poesia o, meno che meno, teatro. Lo studio dei manoscritti
in lingue orientali, però, pone difficoltà davvero enormi.

> Questa ultima domanda la faccio in particolare riferimento agli annali
> di Tacito che sono arrivati fino ai giorni nostri mancanti di molte
> parti.

La letteratura latina, come quella greca, è un vero e
proprio colabrodo. Si può stimare che quello che ci è
pervenuto sia appena un decimo di quello che doveva
essere il totale.

Un saluto
Hypatos

Fabio Ciceroni

unread,
Jun 2, 2000, 3:00:00 AM6/2/00
to
Grazie mille di queste notizie, devo dire che da neofita in questo campo mi
si apre un mondo molto molto interessante.

Un caro saluto
Fabio

Hypatos ha scritto:

Hypatos

unread,
Jun 5, 2000, 3:00:00 AM6/5/00
to
Fabio Ciceroni <fabio_c...@yahoo.it> wrote in message
3937F50D...@yahoo.it...

> Grazie mille di queste notizie, devo dire che da neofita in questo campo
mi
> si apre un mondo molto molto interessante.
>
> Un caro saluto
> Fabio

In bocca al lupo e buon viaggio
in questo affascinante ed isolato mondo

Hypatos

Corydon

unread,
Jun 8, 2000, 3:00:00 AM6/8/00
to
Se Hypatos mi consente (intervengo per la prima volta in questo ng):
è ancora possibile scoprire qualche frammento inedito, a condizione di
cercare non già nelle grandi biblioteche o nei grandi archivi, ma, al
contrario, nelle piccole biblioteche e nei piccoli archivi, possibilmente
periferici rispetto ai capoluoghi. In Italia meridionale l'abbandono della
scrittura beneventana nel sec. XII (ma in Calabria e nel Salento la
beneventana non attecchì), poi l'uso della carta in sostituzione della
pergamena, quindi l'invenzione della stampa nel XV secolo inducono ad
abbandonare i codici dell'XI-XII secolo (e magari d'età precedente) ed a
sostituirli con volumi a stampa. I vecchi codici in scrittura beneventana
(confusa con la gotica o "littera longobarda") sono purtroppo smembrati ed i
loro fogli sono riutilizzati come copertina di manoscritti cartacei o
altrimenti come brandelli per risarcire codici, in particolare, musicali
(codici "notati"). Tale pratica è attestata sino alla prima metà
dell'Ottocento, che è quanto mi consta per esperienza diretta. Nel 1992,
segnalai al più vicino Istituto di Paleografia il reperimento di numerosi
frammenti così come di pagine intere di codici che precedono il XII secolo.
Inutile aggiungere che i docenti di quell'Istituto si appropriarono della
scoperta, che permise loro di presentare nel corso di un prestigioso
convegno il recuperato testo dell'Historia passionis sanctorum martyrum
Arethae et sociorum nella tradizione dal greco in latino del vescovo
Atanasio il giovane (IX secolo).
Se desiderasse ulteriori chiarimenti, mi scriva personalmente.
Corydon

Hypatos

unread,
Jun 9, 2000, 3:00:00 AM6/9/00
to
Corydon <dggm...@libero.it> wrote in message
WqU%4.145732$VM3.1...@news.infostrada.it...

> Se Hypatos mi consente (intervengo per la prima volta in questo ng):
> è ancora possibile scoprire qualche frammento inedito, a condizione di
> [megacut]

Ovviamente...
Io facevo solo riferimento alla probabilità che siffatte
scoperte potessero riguardare gli autori della classicità (latina)
ai quali colui che aveva inviato il messaggio originario
faceva riferimento. Naturalmente, il discorso è piuttosto
differente se invece parliamo di testi di ambito
cristiano o di età medievale, per i quali probabilmente
qualche scoperta interessante può ancora essere effettuata,
se si scava a fondo in biblioteche ed archivi.
A mio modesto avviso, ma spero che il tempo e lo zelo
dei paleografi mi diano torto.

Hypatos

Hypatos

unread,
Jun 9, 2000, 3:00:00 AM6/9/00
to

Hypatos

P.S. Sono molto incuriosito da questo nick: fa riferimento
allo splendido libro di Gide?

Corydon

unread,
Jun 10, 2000, 3:00:00 AM6/10/00
to
Concordo nel merito.
Quanto al nick, no, non pensavo a Gide ("Ah, Corydon, Corydon, quae te
dementia coepit").
Corydon

giorgi...@gmail.com

unread,
Mar 24, 2017, 1:33:06 PM3/24/17
to
Certo che questa discussione è vecchia: ero appena nato quando fu posta la domanda iniziale!
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