Erba che il piede preme, o creatura
umile de la terra, tu che nasci
ovunque, in fili tenui ed in fasci,
e da la gleba e da la fenditura,
e sempre viva attendi la futura
primavera nei geli orridi, e pasci
l'armento innumerevole, e rinasci,
pur sempre viva dopo mietitura,
erba immortale, o tu che il piede preme,
io so d'un uomo che gitto nel mondo
un seme come il tuo dolce e tenace;
e nulla puo distruggere quel seme...
- Pensa l'Anima un carcere profondo
ove l'erba germoglia umile in pace.
D'Annunzio
maria
[...]
Titolo della poesia
*L'erba*
>D'Annunzio
>
>
>maria
>
>>
> Maria grazie: ce n'č una in particolare, dove si fa un chiaro riferimento
>ai covoni di grano, e alla figura del sole, nella sua accezione mitologica
>(mi sembra un riferimento al "Carro", a Elios...), c'era una vaga citazione
>nel finale... oddio non sopporto il mio pressapochismo, ma č davvero tutto
>ciň che ricordo.
>Ti viene in mente niente?
>Grazie
>Monica
La spica?
maria
maria strofa <maria....@katamail.com> wrote in message
u4ktdu49adichears...@4ax.com...
> On Sun, 12 May 2002 22:12:50 +0200, "Monica"
> <monicaauri...@libero.it> wrote:
> [...]
>
> >>
> > Maria grazie: ce n'è una in particolare, dove si fa un chiaro
riferimento
> >ai covoni di grano, e alla figura del sole, nella sua accezione
mitologica
> >(mi sembra un riferimento al "Carro", a Elios...), c'era una vaga
citazione
> >nel finale... oddio non sopporto il mio pressapochismo, ma è davvero
tutto
> >ciò che ricordo.
> >Ti viene in mente niente?
> >Grazie
> >Monica
>
> La spica?
No, niente Alcyone, purtroppo
è proprio un'impresa impossibile. Ricordo il riferimento alla fatica
dell'uomo, ai covoni di grano. mamma mia sto impazzendo...
> maria
sicurasicurasicura?
"Monica" <monicaauri...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:kPzD8.50646$5k4.1...@twister2.libero.it...
Ciao.
Nell'opera di d'Annunzio ci sono parecchi riferimenti al grano ed alla
mietitura...Se fossi in te cercherei in Alcyone o nella Figlia di Iorio.
--
lu.
*Azzurre son l'ombre sul mare
come sparti fiori d'acònito.
Il lor tremolío fa tremare
l'Infinito al mio sguardo attonito*
_Undulna_da Alcyone,4 novembre 1903
Gabriele D'Annunzio
http://www.gabrieledannunzio.net
http://www.vittoriale.it/intro.html
:-))
Monica
"Monica" <monicaauri...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:fgLD8.52310$5k4.1...@twister2.libero.it...
Diminutivi?
> "Monica" <monicaauri...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:fgLD8.52310$5k4.1...@twister2.libero.it...
> >
> > alfiuccio <alf...@libero.it> wrote in message
> > nqAD8.50974$5k4.1...@twister2.libero.it...
> > >
> > > "maria strofa" <maria....@katamail.com> ha scritto nel messaggio
> > > >
> > > > La spica?
> > > Se "covoni" fa rima con c....., la "spica" fa rima con f....? Monica
> > cogli
> > > l'attimino...
> > > http://lafrusta.homestead.com
> > alfiuccio, non so tu, ma io diminutivi non ne ho mai colti...
> Diminutivi?
ce l'ha piccolo?
Alcuni accenni dannunziani alla "spica" al "carro solare"
e ad altre tue rimembranze poetiche di tale autore ...che
mi vengono alla mente, sono questi:
LA SPICA
Laudata sia la spica nel meriggio!
Ella s'inclina al Sole che la cuoce,
verso la terra onde umida erba nacque;
s'inclina e più s'inclinerà domane
verso la terra ove sarà colcata
col gioglio ch'è il malvagio suo fratello,
con la vena selvaggia
col cíano cilestro
col papavero ardente
cui l'uom non seminò, in un mannello.
E' di tal purità che pare immune,
sol nata perché l'occhio uman la miri;
di sì bella ordinanza che par forte.
Le sue granella sono ripartite
con la bella ordinanza che c'insegna
il velo della nostra madre Vesta.
Tre son per banda alterne;
minore è il granel medio;
ciascuno ha la sua pula;
d'una squammetta nasce la sua resta.
Matura anco non è. Verde è la resta
dove ha il suo nascimento dalla squamma,
però tutt'oro ha la pungente cima.
E verdi lembi ha la già secca spoglia
ove il granello a poco a poco indura
ed assume il color della focaia.
E verdeggia il fistuco
di pallido verdore
ma la stípula è bionda.
S'odon le bestie rassodare l'aia.
Dice il veglio: "Nè luoghi maremmani
già gli uomini cominciano segare.
E in alcuna contrada hanno abbicato.
Tu non comincerai, se tu non veda
tutto il popolo eguale della mèsse
egualmente risplender di rossore".
E la spica s'arrossa.
Brilla il fil della falce,
negreggia il rimanente,
di stoppia incenerita è il suo colore.
E prima la sudata mano e poi
il ferro sentirànel suo fistuco
la spica; e in lei saran le sue granella,
in lei saràla candida farina
che la pasta farà molto tegnente
e farà pane che molto ricresce.
Ma la vena selvaggia
ma il cíano cilestro
ma il papavero ardente
con lei cadranno, ahi, vani su le secce.
E la vena pilosa, or quasi bianca,
è tutta lume e levità di grazia;
e il cíano rassembra santamente
gli occhi cesii di Palla madre nostra;
e il papavero è come il giovenile
sangue che per ispada spiccia forte;
e tutti sono belli
belli sono e felici
e nel giorno innocenti;
e l'uom non si dorrà di loro sorte.
E saranno calpesti e della dolce
suora, che tanto amarono vicina,
che sonar per le reste quasi esigua
cítara al vento udirono, disgiunti;
e sparsi moriran senza compianto
perché non danno il pane che nutrica.
Ma la vena selvaggia
e il cíano cilestro
e il papavero ardente
laudati sien da noi come la spica!
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e poi c'è questa è bellissima ma è un po
lunghina e quindi la devo tagliare.
(altrimenti sai gli strilli telematici in sottofondo? ;o)
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DITIRAMBO I
ROMAE FRUGIFERAE DIC.
Ove sono i cavalli del Sole
criniti di furia e di fiamma?
le code prolisse
annodate con liste
di porpora, l'ugne
adorne di lampi
su l'aride ariste?
Ove l'aie come circhi
te trebbie come pugne,
come atleti la rustica prole?
Ove sono i cavalli del Sole
disgiunti dal carro celeste?
Ove le sferze sonanti,
le rèdine lunghe sbandite,
il tinnir dei metalli,
il brillar delle madide groppe?
Ove gli urli, ove i canti, ove i balli?
Ove la femmina bella
coperta di loppe e di reste
come d'ori e di gemme?
Ove gli scherni, le risse,
le nude coltella,
il sangue che fuma e che bolle,
il giovine ucciso che cade
nelle sue biade
asperse del suo ricco sange
e del vin suo vermiglio?
Ove il tuo nume, o Dioníso,
e il tuo riso e il tuo furore
e il tuo periglio?
Qui scarsa mèsse
per piccole vite,
aia angusta, fatica molle,
mani prudenti, fievoli gole.
O Maremme, o Maremme,
bellezza immite
nata dalla Febbre e dal Sole,
o regni diurni di Dite,
voi l'anima mia sogna!
O Roma, o Roma, la prima
davanti alla faccia del Sole,
incombustibile forza,
semenza di gloria,
unica nata dal solco
del violento
ardua spica opima,
te l'anima mia sogna ed agogna
in un mar di frumento,
dal Cimino solitario
ai vitiferi colli dei Volsci,
fino a Minturno ov'erra
nel limo l'ombra di Mario,
fino a Sinuessa
ebra di Massico forte,
fino alle auree porte
della Campania promessa,
in un mar di frumento
innumerevole
come le trionfate stirpi
dalla tua guerra!
Un caro saluto da Anastasio
>
Alcuni accenni dannunziani alla "spica" e ad altre tue
rimembranze poetiche di tale autore ...che mi vengono
alla mente sono questi:
ecco, monica, io dicevo questo qui.