Personalmente, fin dai primi capitoli, l'intreccio degli eventi e
l'approccio ad essi dei vari personaggi (di cui il protagonista
Cicikov è indubbiamente "il vuoto porta vessillo"), mi ha riportato a
un tema di cui oggigiorno non raramente si sente discutere: eh certo -
si sente dire - una volta la gente era più felice perché non aveva
tempo per pensare a tutte le cose complicate della vita, come invece
facciamo noi, lavoravano tutto il giorno e poi andavano a dormire,
troppo stanchi per pensare!
E' indubbio che una parte di queste persone, uno o due secoli fa, come
oggi del resto si limitassero a lavorare aspettando che arrivi il
giorno dopo, e tuttavia secondo me, si sopravvaluta sempre troppo
l'aspetto fondamentale della questione, ossia che quegli umili
lavoratori non ricorrevano al lavoro per evitare la domanda, bensì nel
lavoro trovavano l'autentica risposta.
Si può coltivare la ritualità (proprio nell'accezione religiosa del
termine) di un gesto, ritrovare la propria spiritualità in
un'officina, arando i campi o lavando i piatti, non meno di quanto si
possa fare in una chiesa o un tempio. Quello che fa la differenza non
è il gesto in sé quanto lo spirito con cui ci si adopera, la sincerità
con cui si cerca di realizzare qualcosa che sia bello per sé e per gli
altri (per Dio, nel caso dei personaggi più religiosi del romanzo) e
trovare così, o almeno poter accarezzare, l'autentica felicità.
Rimane il rammarico, così è spiegato nella nota introduttiva, che la
seconda parte sia parzialmente incompleta mentre la terza sia andata
completamente perduta.
Voto: 5/5
Ciao, MadLuke.
> In questo romanzo l'autore tratteggia con estrema delicatezza una
> Russia assai diversa da quella che viene rappresentata da Dostoevskij,
> che pure era suo contemporaneo. Come nella migliore tradizione
> letteraria russa, i personaggi sono caratterizzati con estrema dovizia
> di particolari, ma quello che li distingue dal grande maestro, � che
> non vi � un giudizio netto che classifichi i malvagi.
cut
Non commento la recensione in s� anche se io ho trovato nelle Anime morte
altre cose rispetto a quelle che hai trovato tu, mi limito solo a
dissentire
sull'uso del grande maestro riferito a Dostoevskij in opposizione a Gogol
(che quindi sarebbe una sorta di allievo?), nel senso che il rapporto �
casomai rovesciato, il grande maestro � Gogol e Dostoevskij nel suo
romanzo
pi� riuscito 'Il sosia' � un brillante allievo.
> Voto: 5/5
concordo
> Ciao, MadLuke.
Ciao e molti auguri a te e agli altri lettori.
--
Nicola Pasa
La distruzione � parte del processo creativo.
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questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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Perché non parlarne? Mi piacerebbe confrontarmi. :-)
> mi limito solo a
> dissentire
> sull'uso del grande maestro riferito a Dostoevskij in opposizione a Gogol
> (che quindi sarebbe una sorta di allievo?), nel senso che il rapporto è
> casomai rovesciato, il grande maestro è Gogol e Dostoevskij nel suo
> romanzo
> più riuscito 'Il sosia' è un brillante allievo.
Il "maestro" riferito a Dostoevskij lo intendevo in termini generali,
maestro della lettura russa, non rispetto specificatamente a
Gogol' (tanto più che quest'ultimo è nato una decina d'anni prima).
Devi però comunque ammettere che Dostoevskij comunemente gode di
maggiore fama rispetto a Gogol', anche solo di nome tra chi non è
appassionato di lettura.
Non ho letto "Il sosia" (ma me lo sono segnato), di Dostoevskij ho
letto "Umiliati e offesi" (tanto bistrattato dalla critica, invece per
me tanto denso di significato) e "L'idiota" che certo non ha bisogno
di altri commenti, ed entrambi li ho trovati superiori all'unico di
Gogol' che ho letto, "Le anime morte", appunto.
Ma qui siamo a discutere solo se è meglio la seta o il cachemire,
chiaramente. :-)
Ciao, grazie e auguri a te, MadLuke.