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l'effetto alka-seltzer

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sergio garufi

unread,
Oct 15, 2002, 12:52:07 PM10/15/02
to
In una conferenza del '74 di Enzensberger , intitolata "La letteratura
come istituzione, ovvero l'effetto Alka-Seltzer", l'autore illustrava la
condizione attuale della cultura con un' immagine folgorante.
La cultura sarebbe la pastiglia, e il mondo il bicchiere d'acqua.

Mentre in passato la cultura e la vita erano due entità separate e
distinte - da una parte gli artisti che osservano, commentano e
interpretano la realtà; e dall'altra il mondo, che sostanzialmente
li ignora, detesta o idolatra -, in questi ultimi decenni i due
elementi sarebbero venuti a contatto.
In sostanza la pillola, secondo Enzensberger, una volta immersa
nell'acqua si sarebbe disciolta e l'avrebbe resa frizzante.

Forse fu la condizione di stallo creativo, quella sensazione di
esaurimento (secondo la definizione di John Barth che sta alla
base delle teorie postmoderne) che l'arte e la letteratura stavano
attraversando nel dopoguerra, a rendere necessaria l'unione;
o forse fu la difficoltà di "digerire" un'arte sempre più ostica e
meno comunicativa, così come dettavano gli sperimentalismi
e le avanguardie postbellici.

Quali che siano le motivazioni o le condizioni che determinarono
questo fenomeno, le conseguenze dell'estetico diffuso furono tante
e non tutte positive.
L'idea di revitalizzare il fatto estetico riportandolo in strada, in mezzo
alla gente, ha tolto ogni aura alla cultura, l'ha democraticizzata, ma l'ha
anche resa un fatto di mode e di tendenze, da consumarsi in breve tempo.
E la caduta di ogni barriera fra i due elementi riflette pure l'osmosi dei
generi (racconti-saggio e saggi-racconto), la tendenza ai pastiche che
sfruttano la contaminazione fra cultura alta e bassa, e infine la
destituzione (o desacralizzazione) dei luoghi istituzionalmente
deputati in favore di una parcellizzazione dei mediatori tra chi fa
cultura e chi la fruisce.

Questo spiegherebbe perché l'arte non sta più solo nelle tele esposte
nei musei o nelle gallerie, ma pure nei murales dei graffitari (vedi gli
esordi di Basquiat e Haring), nei ruscelli e nei campi sui quali lascia
la propria impronta la land art di Goldsworth, sui monitor dei videoartisti
(come nei videoclip di Cunningham), negli abiti di Calder, nei tavoli di
Cassina segnati da Salvatore Falci e nel design infantile di Cibic.

E spiegherebbe pure perché il teatro tenda a scendere dal palcoscenico
(come per i Fura del Baus) e a mischiarsi agli spettatori, chiedendogli
di collaborare; o perché la letteratura non starebbe più solo sui libri
stampati, ma anche nel portale di Emilia.net che ospita i pensieri
estemporanei di Caliceti e dei suoi lettori; o perché la critica letteraria
non risieda più solo negli elzeviri di terza pagina, ma passi anche
(o purtroppo) dagli strali genniani di Clarence.com e dalle ossessioni
ombelicali di Mozzi sulla newsletter Vibrisse.

Quel poco della pastiglia che è rimasto sul fondo, che persiste
nonostante tutto e tutti, quella è l'idea alta di cultura così come
ce l'hanno insegnata, così come siamo sempre stati abituati a
pensarla e a immaginarla.
Esiste ancora quindi, ma è poca roba (forse in una percentuale
non dissimile da quella della nicchia di lettori forti in Italia).

tarzanr1

unread,
Oct 15, 2002, 3:12:11 PM10/15/02
to

"sergio garufi" <in...@spazipalladiani.it> ha scritto nel messaggio
news:XIXq9.35075$RO.8...@twister1.libero.it...

> In una conferenza del '74 di Enzensberger , intitolata "La letteratura
> come istituzione, ovvero l'effetto Alka-Seltzer", l'autore illustrava la
> condizione attuale della cultura con un' immagine folgorante.
> La cultura sarebbe la pastiglia, e il mondo il bicchiere d'acqua.
>
> Mentre in passato la cultura e la vita erano due entità separate e
> distinte - da una parte gli artisti che osservano, commentano e
> interpretano la realtà; e dall'altra il mondo, che sostanzialmente
> li ignora, detesta o idolatra -, in questi ultimi decenni i due
> elementi sarebbero venuti a contatto.
> In sostanza la pillola, secondo Enzensberger, una volta immersa
> nell'acqua si sarebbe disciolta e l'avrebbe resa frizzante.
>
Kut!

Nello stesso periodo, dall'altra parte del mondo, Tom Wolfe pubblicava "Come
ottenere il successo in arte" che l'editrice Allemandi ancora presenta
scrivendo:
".. l'inventore del termine «radical chic» in questo pamphlet devastante e
spassoso mette a nudo i meccanismi con cui il mercato e la «chiesa
dell'arte» costruiscono il successo dei più celebrati artisti americani...."

In effetti c'è del vero nel tuo lungo lamento: oggi la pubblicità è
probabilmente l'unica Arte e viene prodotta fuori dalle accademie da
persone, che un tempo si sarebbe detto, "ignoranti".

Son proprio anni duri per quella visione ( direi Leninista) dell'arte come
avanguardia cui credo tu ti riferisca patendo per l'ormai esiguo numero di
tromboni che, tra di loro, se la menano)))))

Pop Sgoms

:::zan

PS please dimmi se ciò preso: sei per caso ingegnere?

Giuseppe Ierolli

unread,
Oct 15, 2002, 5:44:47 PM10/15/02
to
"sergio garufi" ha scritto:
/cut
> .... questo spiegherebbe perché l'arte non sta più solo nelle tele esposte

> nei musei o nelle gallerie, ma pure nei murales dei graffitari (vedi gli
> esordi di Basquiat e Haring), nei ruscelli e nei campi sui quali lascia
> la propria impronta la land art di Goldsworth, sui monitor dei
videoartisti
> (come nei videoclip di Cunningham), negli abiti di Calder, nei tavoli di
> Cassina segnati da Salvatore Falci e nel design infantile di Cibic.
/cut

Mmh. Mi sa tanto del solito: "era meglio prima". Forse potremmo dire che
dell'"arte" del passato a noi rimane quello che è sopravvissuto, per caso o,
più probabilmente, perché più degno di sopravvivere. Credo che anche nel
passato siano esistite forme d'arte che erano, per così dire, in mezzo alla
gente. Basti pensare alle migliaia di sculture e vetrate delle cattedrali
gotiche, veicolo pubblicitario (diremmo ora) per la religione e la storia
della chiesa in un mondo che non conosceva praticamente l'alfabetizzazione.
E non sono nemmeno da escludere i graffiti o l'arte cosiddetta "minore",
ormai per la gran parte scomparsa.
L'argomento è succoso e mi ha fatto venire in mente, seppure marginalmente,
una conferenza americana di Eco di qualche tempo fa: "From Internet to
Gutenberg" (se a qualcuno interessa, posso inviare il testo via e-mail).
Spero in un seguito.

Giuseppe Ierolli
www.incipitario.com

Luca Tassinari

unread,
Oct 16, 2002, 12:10:41 PM10/16/02
to
"sergio garufi"

> In una conferenza del '74 di Enzensberger , intitolata "La letteratura
> come istituzione, ovvero l'effetto Alka-Seltzer", l'autore illustrava la
> condizione attuale della cultura con un' immagine folgorante.
> La cultura sarebbe la pastiglia, e il mondo il bicchiere d'acqua.
>
> Mentre in passato la cultura e la vita erano due entità separate e
> distinte - da una parte gli artisti che osservano, commentano e
> interpretano la realtà; e dall'altra il mondo, che sostanzialmente
> li ignora, detesta o idolatra -, in questi ultimi decenni i due
> elementi sarebbero venuti a contatto.

E' una versione aggiornata, mi pare, delle
classiche perle ai porci.

Questo argomento tradisce spesso una
concezione elitaria della cultura, fondata sul
postulato che "in passato" (un passato generico,
storicamente indeterminato) la cultura stesse
"più in alto" di oggi. Sinceramente faccio un
po' fatica ad accettare per vera questa premessa.

> [...]


> E la caduta di ogni barriera fra i due elementi riflette pure l'osmosi dei
> generi (racconti-saggio e saggi-racconto), la tendenza ai pastiche che
> sfruttano la contaminazione fra cultura alta e bassa,

Mi sembra che questa contaminazione non sia di oggi,
a meno di non voler considerare, che so, un Chaucer
come esponente della cultura bassa.

> e infine la
> destituzione (o desacralizzazione) dei luoghi istituzionalmente
> deputati in favore di una parcellizzazione dei mediatori tra chi fa
> cultura e chi la fruisce.

Tasto delicatissimo, quello della mediazione
fra autore e fruitore, quindi non lo tocco.

Però mi sorge spontanea una domanda cattiva:
tutto questo nobile rimpianto per la scomparsa
dell'aura dall'opera, non sarà per caso riducibile
ad un più prosaico lamento per la scomparsa
della medesima dalle accademie?

Ovvero: qual è l'oggetto del rimpianto? La corona
di alloro sul capo di Virgilio e di Dante, o il busto
di marmo dell'illustre critico posto all'ingresso di
un'aula magna?

> Questo spiegherebbe perché
> [...]


> la letteratura non starebbe più solo sui libri
> stampati, ma anche nel portale di Emilia.net che ospita i pensieri
> estemporanei di Caliceti e dei suoi lettori;

Ecco, mi verrebbe da chiedere quanto un pensiero
estemporaneo di chicchessia abbia a che fare con
la letteratura.

Baricco che chatta coi lettori è letteratura? Un
ghiribizzo di Caliceti su un portale è letteratura?

Io mantengo il prudente sospetto che la letteratura,
almeno fin qui, stia ancora tutta nei libri. (Che poi
"qui e ora" si diano alle stampe anche i ghiribizzi
internettiani di Caliceti è un fatto. Ma si rischia di
cambiar discorso.)

> o perché la critica letteraria
> non risieda più solo negli elzeviri di terza pagina, ma passi anche
> (o purtroppo) dagli strali genniani di Clarence.com e dalle ossessioni
> ombelicali di Mozzi sulla newsletter Vibrisse.

Quello che a noi oggi appare come manifestazione
di cultura alta e degna di rimpianto - gli elzeviri, le
terze pagine - fu duramente criticato in passato.
Hermann Hesse, ad esempio, ne parlava in termini
poco lusinghieri.

Solo per dire che è difficile stabilire un punto fermo
nella storia, tale che si possa dire "fin qui furono rose
e fiori; da qui in avanti va tutto a puttane".

Magari fra settant'anni un brillante laureando in
storia della letteratura scoprirà il filo che lega
Caliceti a Manzoni, o Mozzi a Pavese, e concluderà
rimpiangendo i bei tempi andati, in cui Mozzi e
Caliceti riversavano in Internet i loro pensieri.

> Quel poco della pastiglia che è rimasto sul fondo, che persiste
> nonostante tutto e tutti, quella è l'idea alta di cultura così come
> ce l'hanno insegnata, così come siamo sempre stati abituati a
> pensarla e a immaginarla.
> Esiste ancora quindi, ma è poca roba (forse in una percentuale
> non dissimile da quella della nicchia di lettori forti in Italia).

Concordo sul fatto che oggi - come forse succedeva
nell'antistorico, indeterminato "passato" - coesistono
una cultura alta e una bassa. Credo però che, nel tentare
di stabilire "quanta" di alta ce ne sia oggi, o "dove" se ne
stia rimpiattata, dovremmo mettere in conto gli effetti di
una specie di presbiopia dell'intelletto, che ci lascia vedere
bene solo a una certa distanza.

Ciao

Luca

carlo andrea

unread,
Oct 16, 2002, 1:39:09 PM10/16/02
to
Luca Tassinari:

>Questo argomento tradisce spesso una concezione elitaria

>della cultura [...]

sicurissimissimo, luca? per me, qui c'è soltanto una certa qual
benevola pigrizia. guarda il vecchio sillogismo 'barbara':

- tutte le opere d'arte sono elevate
- X è un'opera d'arte
- X è elevata.

quindi fa' entrare in scena Y: putativa forma d'arte non elevata.
si aprono le due vie canoniche: il sillogismo 'baroco'

- Y non è elevata
- tutte le opere d'arte sono elevate
- Y non è un'opera d'arte

e il sillogismo 'bocardo'

- Y non è elevata
- Y è una forma d'arte
- alcune forme d'arte non sono elevate.

'baroco' ammette la regola, e sacrifica il caso; 'bocardo'
ammette il caso, e sacrifica la regola. 'bocardo' è più
accogliente e meno spocchioso! il discorso di sergio garufi/
h.m.enzensberger è bocardo.

però bocardo è anche (a dar retta al caro pierce, che se ne
intende) "un'induzione così timida da perdere totalmente la
caratteristica ampliativa propria dell'induzione genuina".

>fondata sul postulato che "in passato" (un passato generico,
>storicamente indeterminato) la cultura stesse "più in alto"
>di oggi.

il sedimento dell'alka seltzer sta in fondo al bicchiere, però;
e nella fattispecie, dovrebbe contenere una subdola angoscia, non
una boria accademica. poi, però, i poeti son sempre così ambigui.

Bartolomeo Di Monaco

unread,
Oct 16, 2002, 4:56:14 PM10/16/02
to

"carlo andrea" <bak...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
news:df7rqustkpf6c0qj4...@4ax.com...

cut
Non te la prendere se mi viene spontanea una battuta (e mi aspetto di
rimando la tua, ovviamente. Sono pronto ad incassarla):
Ma tu riesci a capirti? :-)
A me, fai girare la testa, e poiché - mi pare di aver inteso - sei un fine
psicologo, prima o poi mi farai sbattere la testa contro il muro.
Penso di non aver sbagliato a chiamarti ne La rivolta dei leprotti: carlo
andrea Brunelleschi detto il sofista (sě, quello sei tu che me lo hai
ispirato!)

Ma tu, forse, il tuo intervento nella riunione del consiglio comunale
straordinario di Icl non l'avrai letto...

Un saluto, e mille scuse per non essere riuscito a trattenermi.

E complimenti a Luca Tassinari per il suo post. Non glieli faccio
direttamente se no si monta la testa :-)

Bart
--
Il mio nuovo romanzo č qui:
www.ibs.it
http://www.prospettivaeditrice.it/biblio.htm


carlo andrea

unread,
Oct 16, 2002, 5:29:04 PM10/16/02
to
Bartolomeo Di Monaco:

>Ma tu riesci a capirti? :-)

8-)

paolo beneforti

unread,
Oct 16, 2002, 5:53:40 PM10/16/02
to
carlo andrea wrote:

> e nella fattispecie, dovrebbe contenere una subdola angoscia, non
> una boria accademica. poi, però, i poeti son sempre così ambigui.

è uno dei sintomi della gastrite.

ma la differenza significativa è tra la gastrite ex ante, produttiva, e quella
ex post, sterile.

Luca Tassinari

unread,
Oct 16, 2002, 6:34:30 PM10/16/02
to
"carlo andrea"

> >Questo argomento tradisce spesso una concezione elitaria
> >della cultura [...]
>
> sicurissimissimo, luca?

[l'argomento sopracitato è
contatto cultura-mondo = perle ai porci o alka-seltzer]

E come si fa a essere sicurissimissimi? Ho inserito
uno "spesso" cautelativo, infatti, giusto per mettermi
al riparo dal sospetto di assertività.

> [...]


> e il sillogismo 'bocardo'
>
> - Y non è elevata
> - Y è una forma d'arte
> - alcune forme d'arte non sono elevate.

> [...]

Sì, ma non è questo che mi fa sorgere il dubbio di
"elitarismo". Che oggidì esista cultura alta e cultura
bassa mi sembra assodato, ma l'enunciato garufian/
enzensbergeriano non si concentra sull'arte in sé, ma
sul rapporto fra arte e vita (detta anche "mondo").

Che arte e vita si compenetrino oggi più di quanto
capitasse nei tempi antichi, mi pare ragionevole
affermarlo (a patto di datare meglio i benedetti tempi
antichi).

Quello che "contesto" è l'idea che questa coesistenza
e questa commistione siano nate oggi, a fronte di un
"passato" (non meglio definito) in cui l'arte era arte e
la vita era vita, e l'arte non era vita, e la vita non era
arte.

"Ma quando mai?", mi vien da chiedere.

E quand'anche fossero esistiti realmente quei tempi
di totale separatezza, perché si postula che quelli
erano tempi migliori del nostro?

> [...]


> >fondata sul postulato che "in passato" (un passato generico,
> >storicamente indeterminato) la cultura stesse "più in alto"
> >di oggi.
>
> il sedimento dell'alka seltzer sta in fondo al bicchiere, però;
> e nella fattispecie, dovrebbe contenere una subdola angoscia, non
> una boria accademica.

Esegesi per esegesi: si noti che trattasi di sedimento,
ovvero di residuo che ostinatamente rifiuta di cedere
alla malìa della commistione con il liquido elemento.
L'eroica cultura alta resiste alla contaminazione con
la vita/mondo. Lo fa forse sperando che la reazione
sia reversibile?

Ciao

Luca

carlo andrea

unread,
Oct 16, 2002, 6:35:43 PM10/16/02
to
paolo beneforti:

>ma la differenza significativa è tra la gastrite ex ante,
>produttiva, e quella ex post, sterile.

verissimo - però nel genere ex post si distingue una forma ex
adiuvantibus, unica variante ad alto tenore rivoluzionario;
mentre i gastritici ex ante, riammalati ex post, sviluppano
elettivamente un vigoroso manierismo (e bùttalo via, beninteso).

carlo andrea

unread,
Oct 16, 2002, 7:24:00 PM10/16/02
to
Luca Tassinari:

>Quello che "contesto" è l'idea che questa coesistenza
>e questa commistione siano nate oggi, a fronte di un
>"passato" (non meglio definito) in cui l'arte era arte e
>la vita era vita, e l'arte non era vita, e la vita non era
>arte.

è un ragionamento sciatto e irritante, siamo d'accordo;
ma non mi pareva tanto viziato da parzialità quanto da
impotenza, ecco tutto (e qui farei prudentemente il nome
di quel tale andrej belyj, il quale veniva a capo delle
spine ontologiche della questione con ben altre ragioni,
più dialettiche; però, ognun sa, i russi continuavano a
infiammarsi per i casi di coscienza quando noi si era già
passati ai casi di cronaca).

>Esegesi per esegesi: si noti che trattasi di sedimento,
>ovvero di residuo che ostinatamente rifiuta di cedere
>alla malìa della commistione con il liquido elemento.

alcuni residui si debbono però all'eccesso di soluti:
si aumenti la temperatura del mezzo, per aumentarne il
tenore.

Bartolomeo Di Monaco

unread,
Oct 17, 2002, 3:57:08 AM10/17/02
to

"carlo andrea" <bak...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
news:79mrqu8bfvn8hmh0j...@4ax.com...

> Bartolomeo Di Monaco:
>
> >Ma tu riesci a capirti? :-)
>
> 8-)

Stupenda risposta.

Mai fai conto di essere al buio, ma un buio che più pesto di così...

Bart


paolo beneforti

unread,
Oct 17, 2002, 5:11:00 AM10/17/02
to
carlo andrea wrote:
>> ma la differenza significativa è tra la gastrite ex ante,
>> produttiva, e quella ex post, sterile.
> verissimo - però nel genere ex post si distingue una forma ex
> adiuvantibus, unica variante ad alto tenore rivoluzionario;

ahperò! ma temo che nel caso in questione (disturbi gastrici da irritazione nel
vedere riconosciuta come arte/cultura roba che si reputava giammai indegna di
esserlo) le uniche attività rivoluzionarie per le quali v'è spazio siano
rivoluzioni reazionarie e/o apocalittiche - che possono anche essere
apprezzabili (es.: Pasolini), ma più spesso no.

> mentre i gastritici ex ante, riammalati ex post, sviluppano
> elettivamente un vigoroso manierismo (e bùttalo via, beninteso).

mah. voglia citarmi la lett. clinica, prego.
mi risulta che per fare del manierismo vigoroso ci voglia una quantità di salute
che sfiora l'ottusità (oppure un decorso positivo dall'ex ante, va da sé).

--
[sito aggior. al 6.10.2002] spazioinwind.libero.it/paolo_beneforti/
[sito di icl] spazioinwind.libero.it/paolo_beneforti/icl/
[sito Perec] spazioinwind.libero.it/paolo_beneforti/perec/perec.htm
http://welcome.to/netiquette


carlo andrea

unread,
Oct 17, 2002, 9:47:17 AM10/17/02
to
paolo beneforti:

>[...]le uniche attività rivoluzionarie per le quali v'è spazio

>siano rivoluzioni reazionarie e/o apocalittiche - che possono
>anche essere apprezzabili (es.: Pasolini), ma più spesso no.

apprezzabili esteticamente, certo che no (del resto, anche il suo
pasolini, io ci trovo pochino da apprezzare, sa); però ci hanno
il suo bravo perché.

>mah. voglia citarmi la lett. clinica, prego.

ehm. posso cavarmela col solito gadda?

...qui, poi, surrettiziamente richiamerei la tua attenzione su un
curioso racconto di un certo carlo berselli, 'quadri di notte'
(sulla rivista 'il racconto', VI, nov. 1993); dove si notomizzano
le gastriti ipotetiche dell'opera d'arte che rimugina (prosopopea
hardcore!) le reazioni del suo fruitore; con tanto di intermezzo
erotico e finale, appunto, apocalittico-in-trentaduesimo. proprio
una cosina niente male.

paolo beneforti

unread,
Oct 17, 2002, 11:17:12 AM10/17/02
to
carlo andrea wrote:
>> [...]le uniche attività rivoluzionarie per le quali v'è spazio
>> siano rivoluzioni reazionarie e/o apocalittiche - che possono
>> anche essere apprezzabili (es.: Pasolini), ma più spesso no.
> apprezzabili esteticamente, certo che no (del resto, anche il suo
> pasolini, io ci trovo pochino da apprezzare, sa);

so, so. che ce possiamo fare?
mi permetto di insinuare un pregiudizio, come dire, ideologico, da parte tua:
pasolini dice poche cose, sempre quelle: se a monte le si trova poco
interessanti hai voglia a rigirarle!

però ci hanno
> il suo bravo perché.

non vale, quello ce l'hanno tutti, sia gli strashivendoli che i
superconservatori che, sprezzanti, si rivolgono ai posteri con lettere di fuoco
dal loro eremo d'avorio. metti uno Juenger, Trattato del Ribelle.

>> mah. voglia citarmi la lett. clinica, prego.
> ehm. posso cavarmela col solito gadda?

ok. facciamo la casistica con un caso solo, facciamola.

> ...qui, poi, surrettiziamente richiamerei la tua attenzione su un
> curioso racconto di un certo carlo berselli,

dove l'ho già sentito? ;|

'quadri di notte'
> (sulla rivista 'il racconto', VI, nov. 1993); dove si notomizzano
> le gastriti ipotetiche dell'opera d'arte che rimugina (prosopopea
> hardcore!) le reazioni del suo fruitore; con tanto di intermezzo
> erotico e finale, appunto, apocalittico-in-trentaduesimo. proprio
> una cosina niente male.

idea graziosa, molto barocca.
personalmente mi fa un po' senso, ma sono fisime.


s. g.

unread,
Oct 17, 2002, 12:10:55 PM10/17/02
to

Luca Tassinari ha scritto

>E quand'anche fossero esistiti realmente quei tempi
>di totale separatezza, perché si postula che quelli
>erano tempi migliori del nostro?

Questo thread sembra la sagra del misunderstanding.
Per prima cosa vorrei precisare che il discorso di H.M.
Enzensberger non esprime alcun rimpianto reazionario
per il passato; anzi, a ben vedere vi sono diversi motivi
per crederlo entusiasta di quella che considerava una
autentica rivoluzione artistica (non a caso adopera la
metafora di una pillola che, sciogliendosi, rende
frizzante l'acqua).

A questo punto è possibile che l'equivoco sia stato
alimentato dal mio resoconto di quella conferenza; ma
anche qui, rileggendo il post, non vedo particolari spunti
che autorizzino interpretazioni negative di quella presunta
rivoluzione artistica; a tal punto che, tra gli effetti del nuovo
approccio estetico, ho citato alcuni artisti contemporanei
come Falci che stimo molto (e google mi è testimone).

Che vi sia stata effettivamente questa rivoluzione artistica,
è assunto tutt'altro che dimostrato e che mi guardavo bene
dall'avallare; non per niente ho usato spesso e volentieri il
condizionale per esprimere i miei dubbi in proposito.
Perplessità che nascono dal fatto che quella tesi spiega
bene il fenomeno di alcune nuove tendenze artistiche, ma
al tempo stesso ne trascura molte altre di significative.
Su questo chiedevo un confronto e un parere.

carlo andrea

unread,
Oct 17, 2002, 1:30:15 PM10/17/02
to
paolo beneforti:

>mi permetto di insinuare un pregiudizio, come dire,
>ideologico, da parte tua

'osi, osi pure', diceva una tale in un film.

>metti uno Juenger, Trattato del Ribelle.

e nel bugio pusillo che esita al di lui corpaccione,
io ci ficco il mio chamfort, prima che chi-so-io mi
ci inchiappetti il suo cioran. tie'.

>dove l'ho già sentito? ;|

la elipse de un grito,
va de monte
a monte.

desde los olivos,
será un arco iris negro
sobre la noche azul.

¡ay!

carlo andrea

unread,
Oct 17, 2002, 1:33:35 PM10/17/02
to
paolo beneforti:

>ok. facciamo la casistica con un caso solo, facciamola.

ptrmm mttrc nch mngnll (ma a denti stretti).

Luca Tassinari

unread,
Oct 17, 2002, 1:44:34 PM10/17/02
to
"s. g."

> [...]


> A questo punto è possibile che l'equivoco sia stato
> alimentato dal mio resoconto di quella conferenza; ma
> anche qui, rileggendo il post, non vedo particolari spunti
> che autorizzino interpretazioni negative di quella presunta
> rivoluzione artistica;

Per parte mia, se può servire a chiarirsi meglio,
non ho parlato di interpretazioni negative della
presunta rivoluzione artistica.

Mi limitavo a rilevare l'impostazione antistorica
del discorso.

Un'analisi del presente che inizia con le parole
"In passato", senza ulteriori specificazioni di tempo
e/o di luogo, peraltro, ha in sé un'intonazione
nostalgica (nella mia umilissima opinione,
naturalmente).

Quanto ai contenuti, credo si evinca dalla mia prima
risposta che, sempre secondo me, quella presunta
rivoluzione artistica è per l'appunto presunta.

Se può interessare alla platea, il bistrattatissimo
(spesso a ragione) Hermann Hesse, da me già
citato in questo thread, affronta l'annosa questione
del rapporto fra arte e mondo ne Il giuoco delle
perle di vetro (il cui finale, peraltro, richiama molto
da vicino la metafora enzensbergeriana).

Ciao

Luca

paolo beneforti

unread,
Oct 17, 2002, 1:51:27 PM10/17/02
to
carlo andrea wrote:
>> ok. facciamo la casistica con un caso solo, facciamola.
>
> ptrmm mttrc nch mngnll (ma a denti stretti).

oh, ecco. magari "Tutti gli errori", che sto leggendo e le cui vite fondate
sulla Vergogna indicano probabilmente sintomatologie affini a quelle da cui
siamo partiti co' 'sto discorso il cui filo mi pare si sia oramai... insomma,
ecco.

paolo beneforti

unread,
Oct 17, 2002, 1:55:07 PM10/17/02
to
carlo andrea wrote:
>> mi permetto di insinuare un pregiudizio, come dire,
>> ideologico, da parte tua
> 'osi, osi pure', diceva una tale in un film.

stava meglio senza occhiali.

>> metti uno Juenger, Trattato del Ribelle.
> e nel bugio pusillo che esita al di lui corpaccione,
> io ci ficco il mio chamfort, prima che chi-so-io mi
> ci inchiappetti il suo cioran. tie'.

chamfort, passo. rilancio zumthor, e forse pure un po' di steiner, che però se è
amareggiato dai bruciori lo nasconde bene con piglio sanissimo (non fosse per
quello, sarebbe un buon esempio del disagio ex-post che dà frutti, lo steiner).

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