Così muore Ivan Il'ic nello splendido racconto di Tolstoj.
Questo spazio fra la consapevolezza e la morte viene dilatato all'infinito,
fino a essere quasi senza inizio e senza fine, nel racconto di Varlam
Salamov 'Cherry-brandy', scritto in ricordo della morte di Osip Mandel'stam,
avvenuta in un lager di transito, nel 1938.
'Il poeta stava morendo', è infatti l'incipit di queste sei pagine preziose.
'Stava morendo da così tanto tempo che aveva smesso di capire che stava
morendo': non c'è un inizio della morte, non c'è una causa scatenante, come
in Ivan Il'ic. Anzi, arrivando a questo racconto dopo la lettura di molti
altri episodi della Kolyma, ci si accorge di come questo 'stare morendo' sia
poi la condizione di tutti i prigionieri, non a caso chiamati 'dochodjaga',
morto che cammina.
Ci si stupisce, infatti, di come la vita, con una tenacia insensata e
spietata, abbia potuto resistere nei corpi dei prigionieri protagonisti dei
racconti di Salamov, corpi smagriti dalla denutrizione, distrutti dal freddo
siberiano, devastati dal lavoro massacrante di sedici ore al giorno, tutti i
giorni.
E i pensieri del poeta che muore, immobile in quella specie di cassetto di
legnaccio che è il suo letto, sono i pensieri quotidiani degli infelici
morituri del lager. Uno in particolare, terribile, lancinante e rabbioso:
gli hanno rubato il pane, la piccola razione giornaliera che teneva nascosta
sotto la testa; basta un po' di sfrontatezza e molta fame e si diventa
ladri, e al pensiero di non avere più la razione quotidiana di cibo viene
voglia di piangere come bambini, di urlare, ma non ci sono le forze per
farlo.
La vita si spinge in lui e si ritrae come un flusso di mare. E quando si
allontana giunge l'indifferenza, il pane rubato vale quanto la poesia,
quanto gli affetti e i desideri dimenticati. Ma poi l'onda ritorna, ed è un
irrompere della vita: tutto il mondo, tutte le cose, tutti i pensieri gli
vanno incontro, ed è un gioioso trattenere, è un affannato riconoscere ogni
cosa fra tutto l'affollamento di oggetti, persone e immagini che lo
avvolgono. Ogni cosa scalpita per essere riconosciuta e trattenuta, ogni
pensiero vuole diventare vita, parola. E così, passata la morte, in questo
spazio e tempo infinito, il poeta comprende che la vita è ispirazione, che
solo quello è il senso: trasformare ogni cosa in parola, e dunque in poesia.
Comprende come l'essenza primordiale del mondo sia la poesia, come la forza
vivificante sia, anche in questo momento, gioia creativa. Rime, suoni, ritmi
si manifestano confusi in quell'affastellarsi di cose e pensieri che
scalpitano per farsi prendere, e finalmente tutto si rimette in ordine nello
spazio creativo della poesia. Tutto trovava spazio e senso dentro i versi
che sembravano saper contenere all'infinito.
Il poeta sente di non avere mai composto con quella velocità, con
l'affannarsi leggero e gioioso dei versi che riescono, che risuonano lievi,
perfetti.
"Tutta la vita entrava con levità nei versi e vi si accomodava. E non poteva
che essere così, perchè la poesia è parola".
Era pura felicità creativa, questa era la vita.
Questi racconti sono di una bellezza terribile, se ne esce distrutti
emotivamente. Bisogna leggerli uno per volta, e fra uno e l'altro chiudere
il libro e lasciare passare del tempo, molto tempo, e vincere la paura di
riaprirlo.
Varlam Salamov, 'I racconti di Kolyma' - Einaudi
>Questi racconti sono di una bellezza terribile, se ne esce
>distrutti emotivamente. Bisogna leggerli uno per volta, e
>fra uno e l'altro chiudere il libro e lasciare passare del
>tempo, molto tempo, e vincere la paura di riaprirlo.
l'eusebia l'è tal quale gli spiriti del manfred: 'apparite!
mostratevi!', e si mostra.
l'eusebia è la seconda oggi che ostende - implicitamente, lei
- l'amatodioso rilke alle nostre boccucce beanti di fanciulli.
all'eusebia avrei indicato - beffardo - la 'necropoli' di
chodasevic (adelphi) (che a me ha indicato la maria), come
sberleffo e atto di morte di tutti i simbolismi di costà -
senza discettare se sia o meno, il simbolismo, altro che un
atto o un'azione di morte; del che giudicare, non sum dignus.
invece, coda fra le gambe, vado a comprare salamov; e che
diamine; faccio il risotto ai funghi, e presto vado.
>all'eusebia avrei indicato - beffardo - la 'necropoli' di
>chodasevic (adelphi) (che a me ha indicato la maria)
Fu erostratos a indicarlo a me. E' un libro spaventosamente
bellol'ga 'Necropoli'.
maria
> l'eusebia l'è tal quale gli spiriti del manfred: 'apparite!
> mostratevi!', e si mostra.
o forse siete voi che sapete interpretare il volo degli uccelli e il fruscio
del vento, e intendete quando, di qua, sto per mandare un russo nuovo...
> all'eusebia avrei indicato - beffardo - la 'necropoli' di
> chodasevic (adelphi)
che io tutt'altro che beffarda e anzi seriosissima indicai a qualcuno qui
dentro quando ero una giovane niubba e voi, nubendi
> invece, coda fra le gambe, vado a comprare salamov; e che
> diamine; faccio il risotto ai funghi, e presto vado.
qui invece il risotto è ai carciofi, giusto stasera...
ciao
eusebia
>" 'Finita la morte,- disse a se stesso. - Non c'è più'. Trasse un respiro,
>si fermo' a meta', si distese e morì."
>
>Così muore Ivan Il'ic nello splendido racconto di Tolstoj.
Prima che ci pensasse Tolstoj, in letteratura, non era mai morto veramente nessuno.
Creare personaggi letterari è roba da Dio (dopo avere creato Natasa, Tolstoj
si sentì come Dio - GS), ma a farli morire come si deve ci riesce soltanto Tolstoj.
Gli altri si rialzano che sembrano cartoni animati. E' morto Achille? Ettore?
E' morto Don Chisciotte? Macché! E' sempre lì che cavalca.
Anche Onegin e il Karamazov padre son vivi. Muoiono per finta come Wile E. Coyote.
Fanno 'puff' e poi tornano in scena.
Con Tolstoj si scherza poco: quando ne fa morire uno è morto per sempre.
Lui li crea, come Dio, e li fa morire come Dio.
Quando muore un personaggio di Tolstoj è morto per sempre (Bolkonskij muore
in un modo che se non si è preparati si piange per tre giorni consecutivi).
[...]
Taglio il resto che è magnifico, come sempre. Due al prezzo di uno.
C'è sempre quel post di erostratos che rimane fondamentale.
>Varlam Salamov, 'I racconti di Kolyma' - Einaudi
'I libri della mia vita' di Salamov (edizione ibis). Domani dico che libri sono.
Avevo l'edizione adelphi, poi ho comprato quella intera negli economici einaudi
quando ho letto della 'cravatta'. Ovviamente.
maria
Gentile Eusebia,
Complimenti, bel post sulla poesia. Brava. Anche se, dalla tua presentazione del
libro, c'e' una venatura che offusca il quadro splendente di sole.
Quella correlazione tra poesia e lager fa intravvedere una variabile politica.
La letteratura, e la poesia, parlano di valori universali validi per tutti. Se
includiamo anche situazioni politiche, che, per essere interpretate, necessitano
di variabili storico-sociali, ci mettiamo in ambiti non universali.
E la venatura increspa il cielo.
E se posso, vorrei citare una poesia di un combattente in una rivoluzione. Morto
combattendo, per portare la liberta' e la giustizia, sul campo di battaglia.
Titolo: La poesia: parola e sentimento.
La parola scritta,
rimane in eterno,
per essere letta
nella riflessione
da tutti.
Per l'intero popolo e non per gli eletti.
Grazie per l'attenzione.
Dario
--
Ce message a ete poste via la plateforme Web club-Internet.fr
This message has been posted by the Web platform club-Internet.fr
>La letteratura, e la poesia, parlano di valori universali validi
>per tutti [...] E la venatura increspa il cielo.
sì, ma a parte giocare al piccolo don benedetto croce, il libro
l'hai letto oppure stai soltanto orecchiando?
>l'hai letto oppure stai soltanto orecchiando?
a scanso di equivoci - io l'ho comprato iersera, e ne ho
letto un trenta pagine. c'erano tutte le spine di carciofo
del risotto di eusebia, e questi risotti di eusebia sono
(sappiate) amari e salatissimi. però la prefazione promette
tutto quello che puoi cavare da un libro - lirismo algebra
passione denudamento - e le trenta pagine mantengono la
promessa, oh se mantengono.
> Così muore Ivan Il'ic nello splendido racconto di Tolstoj.
> Questo spazio fra la consapevolezza e la morte viene dilatato all'infinito,
> fino a essere quasi senza inizio e senza fine, nel racconto di Varlam
> Salamov 'Cherry-brandy', scritto in ricordo della morte di Osip Mandel'stam,
> avvenuta in un lager di transito, nel 1938.
“Cherry-brandy” è il titolo di una poesia di Mandel’stam, indice del
suo gusto per certi titoli incredibili. Indice anche del grido di
battaglia del poeta, come quando, nel Viaggio in Armenia, parte
all’attacco della terra russa cantando: “chaldy baldy, andiamo
nell’Azerbajan”. Inutile dilungarsi: Mandel’stam un genio, uno dei più
grandi poeti della modernità. L’ultima parte della sua opera, in
particolare, è abbacinante, parlo dei Quaderni di Voronez, poesie
scritte dal 1934 al 1937 (Mandel’stam morì nel campo di transito di
Vladivostok in un giorno del dicembre 1938). Quando leggi questi versi
di Voronez le budella ti fanno gnicco gnecco dal piacere che provi nel
leggerle. Mandel’stam era del Capricorno, nato il 15 gennaio.
Le poesie di Voronez vennero messe in salvo dalla moglie, che ne
imparò a memoria la gran parte. Il marito dedica alla moglie questi
versi (che sono solo una parte dell’intera poesia, ma non me la ricordo
tutta):
“Tocca ai tuoi teneri piedi andare scalzi sul vetro,
andare scalzi sul vetro e sabbia insanguinata
E a me tocca bruciare per te, nera candela,
bruciare, nera candela, e non osare pregare”
> Ci si stupisce, infatti, di come la vita, con una tenacia insensata e
> spietata, abbia potuto resistere nei corpi dei prigionieri protagonisti dei
> racconti di Salamov, corpi smagriti dalla denutrizione, distrutti dal freddo
> siberiano, devastati dal lavoro massacrante di sedici ore al giorno, tutti i
> giorni.
Ammetto la mia colpa, che è quella d’aver letto I racconti di Kolyma
nell’edizione – di ascendenza antologica – Adelphi. L’Einaudi è là, con
la sua costola azzurra per il momento non stinta.
Ripensando alla vicenda di Salamov vengono i brividi. Tralascio il
fatto di cosa posso significare trascorrere diciassette anni in un
gulag in Siberia (tralascio anche in relazione all’asciuttezza della
narrazione di Salamov, la sua totale assenza di pietismo), mi viene in
mente piuttosto un fatto finale. Salamov, finalmente libero, può
tornare a Mosca solo per un giorno; solo per un giorno riabbracciare
la moglie e la figlia. Dopo diciassette anni una cosa del genere. E
Salamov preciso, asciutto nel raccontare, che quasi tu sei lì ad
incazzarti/indignarti e lui a dirti: “non te la prendere… le cose
andavano così, non te la prendere”.
> Questi racconti sono di una bellezza terribile, se ne esce distrutti
> emotivamente. Bisogna leggerli uno per volta, e fra uno e l'altro chiudere
> il libro e lasciare passare del tempo, molto tempo, e vincere la paura di
> riaprirlo.
Ricordo un racconto su tutti tra quelli della Kolyma. Il protagonista,
che forse in quel racconto si chiama Krist (come il bassista spilungone
dei Nirvana) rivede in una baracca il suo vecchio ufficiale di quand’era
sotto le armi. Lo ricorda come un uomo di gran carattere, coraggioso,
giusto, umano. Lì nella baracca va per parlargli, lo avvicina. Ma
subito dopo un capo di malavitosi (che nei gulag i ladri e gli
assassini godevano di privilegi che i prigionieri politici neanche se
li sognavano) chiama l’ex ufficiale, gli dice di correre lì a scaldargli
i piedi. E quello corre, servile e come dimentico del se stesso di
prima. orre là per stare vicino alla stufa e per un tozzo di pane.
(ricordato moltissimo a spanne)
“sono nato la notte tra il due e il tre
gennaio dell’infelice anno
novantuno e i secoli
mi circondano di fuoco”
(Osip Mandel’stam)
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
>Salamov preciso, asciutto nel raccontare, che quasi tu sei lì ad
>incazzarti/indignarti e lui a dirti: “non te la prendere… le cose
>andavano così, non te la prendere”.
"molti tornano disfatti, rovinati dalle malattie. le è capitato
anche di vedere gente che torna sana di corpo, ma che diventa,
di colpo, innaturalmente ortodossa: 'in base alla mia esperienza
personale, posso dire senz'altro che alcuni di noi - io, per
esempio - fummo arrestati a torto; ma in generale arrestavano
quelli che bisognava arrestare. in quegli anni era necessario
arrestare; era una dura necessità...'".
(viktor nekrasov, 'kira geòrgievna')
Gentile Carlo,
Scusami ma hai capito dove volevo arrivare con il mio post?.
Per evitare equivoci, se possibile, vorrei ridelineare il tutto.
Volevo indicare ad Eusebia che ha fatto bene a scrivere quelle parole (
"l'essenza primordiale del mondo sia la poesia", "Comprende come l'essenza
primordiale del mondo sia la poesia" ). Tutto cio' va bene se non si considera
il sub-strato da cui nasce la poesia. La poesia puo' nascere, in ogni momento ed
in ogni circostanza, e' invariante rispetto al tempo ed allo spazio.
Se, invece, tutto quel discoso sulla poesia, viene messo in relazione con
situazioni storiche ben precise ( lager o gulag ), come mi sembra, e' una mia
impressione, per questo ho detto che il cielo e' velato da nubi, abbia cercato
di indicare Eusebia, allora si vuole dire che la poesia varia a seconda del
tempo e dello spazio.
Ergo, volevo solo avere maggiori dettagli su quella connessione tra poesia ed
eventi storici ben definiti.
Sul libro. Come ho gia' scritto, personalmente, sono per una poesia come sintesi
di parole ed emozioni. Eusebia ha scritto "Tutta la vita entrava con levita' nei
versi e vi si accomodava. E non poteva che essere cosi', perche' la poesia e'
parola". Vorrei aggiungere: la poesia e' parola e sentimento. Senza sentimento
non c'e' poesia. Sono i due elementi con i quali cerco di capire il resto.
In conclusione, per non lasciare in sospeso anche la tua domanda su libro, ti
rispondo: dal momento che occorre fare una selezione, solo per questioni di
tempo e non di volonta' di esclusione, per le opere da leggere, perche' dovrei
leggere l'opera di Salamov?.
Al momento non ne vedo la necessita', se mi convinci del contrario.... sempre
disponibile a cambiare idea.
Grazie per l'attenzione ( sperando di aver chiarito le mie riflessioni ).
>Scusami ma hai capito dove volevo arrivare con il mio post?
avevo capito quanto basta perché tu non ripetessi il tutto,
allungando il brodo.
>La poesia puo' nascere, in ogni momento ed in ogni circostanza,
>e' invariante rispetto al tempo ed allo spazio.
cazzate coproidealistiche. leggi pindaro o giovenale o dante.
>perche' dovrei leggere l'opera di Salamov?
per nessun motivo al mondo! salamov e damiano e l'eusebia e
io stiamo benissimo da soli. saluti dal gulag.
come Martin Luter King