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Juan Ramón Jiménez

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Silvia Seveso

unread,
Oct 14, 2000, 3:00:00 AM10/14/00
to
Platero y yo
"Platero è piccolo, peloso, soave; tanto morbido di fuori che lo si direbbe
tutto di cotone, senza ossa. Solo gli specchi di giaietto dei suoi occhi
sono duri come due scarabei di cristallo nero.
Lo lascio sciolto e se ne va attraverso il prato, e accarezza timidamente
col suo muso sfiorandoli appena i fiori rosa, celesti e gialli...
Lo chiamo dolcemente: "Platero?", e viene a me con un trotterello allegro
che pare se la rida, in non so che tintinnio ideale...Mangia quanto gli do.
Gli piacciono le arance, i mandarini, l'uva moscatella tutta d'ambra, i
fichi scuri con la loro cristallina goccetta di miele.
E' tenero e affettuoso come un bambino (...) però forte e secco dentro, come
di pietra. (...)
Ha dell'acciaio. Acciaio e argento di luna, allo stesso tempo."
Platero è un asino, il protagonista di un elegia andalusa in prosa (edizione
definitiva: 1917) che il poeta Juan Ramón Jiménez ambienta a Moguer, in
provincia di Huelva, dove nacque nel 1881.
Non è un asino qualunque, ma una serie di asini, una sintesi di asini
Platero, nome comune di queste bestie (da plata - argento). Il poeta ne ebbe
parecchi da bambino e da ragazzo e attraverso l'asino astratto rivive i
ricordi della sua infanzia e della sua giovinezza.
L'asino è un compagno ideale, ermetico e schivo, paziente ed umile e, come
dice Jiménez stesso, un pretesto per esprimere le proprie emozioni.
L'opera definitiva è strutturata in 138 bozzetti di ambientazioone andalusa,
veloci ma perfetti in sé, alcuni riuscitissimi, altri un po' meno,comunque:
ci sono le strade bianche di Moguer, le verande, le finestre con le
inferriate, i cortili e i pozzi; lo scorrere delle stagioni coi loro colori
e i loro suoni, gli abitanti del villaggio, il curato, la gente del circo,i
pastori, i contadini, il vecchio dottor Darbón dalla mole enorme, con una
bocca sdentata fino alla nuca, la tisica, la incredibile storia di Anilla la
Manteca, , i bambini, tantissimi bambini, allegri, tonti, coperti di
stracci, malati (...e l'abitudine di dar loro brodo di cuccioli di cane per
farli guarire - e sempre che io abbia capito lo spagnolo), girovaghi, morti;
i colori, malva, granato, le trasparenze azzurre e rosa delle albe e dei
tramonti; il mare in lontananza, la vendemmia, le festività (Natale,
Carnevale, i Re Magi), la malinconia dei ricordi, il malessere di vivere,
gli animali (cani, cavalli, puledri, giumente, rondini, grilli); il profumo
del vino, l'allegro gorgogliare del ruscello, i pioppi, gli aranceti, le
distese di ulivi, i gigli e le rose, i pini ed i fichi maturi.
Il libro si conclude con la morte di Platero.
L'asino è stato un tema, se non abbondante, per lo meno non infrequente in
letteratura: da Apuleio ai favolisti che si accaniscono spesso con questo
animale, via via fino alle "Memoires d'un âne", della contessa di Ségur, a
Stevenson (Travels with a Donkey), a Francis Jammes ("Prière puor aller au
paradis avec les ânes"), passando attraverso la Bibbia, con l'iconografia
della Natività o l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Senza considerare gli
asini non protagonisti, come quello di Sancho Panza che trotterella dietro
Ronzinante.
Platero y yo è un testo che i n Spagna viene proposto ai bambini, ma a me
sembra solo apparentemente semplice.

"Platero, non so se con sua paura o con la mia, trotta, entra nel ruscello,
calpesta la lune e la fa a pezzi. E' come se un sciame di chiare rose di
cristallo si ingarbugliasse, cercando di trattenerlo, al suo trotto..."

"Una fresca dolcezza lo avvolge tutto (il crepuscolo). E in campagna, che
ormai va verso dicembre, la tenera umiltà dell'asino carico comincia, come
l'anno passato, a sembrare divina..."

Da queste pochissime righe si può già comprendere come quest'opera si
collochi nella fase modernisra di J.R.J., all'interno di quel modernismo
simbolista che si affermò in Spagna dopo l'irruzione sulla scena letteraria
spagnola del poeta nicaraguense Rubén Darío, assieme ad indubbie influenze
del simbolismo francese (soprattutto Verlaine), di Whitman e di Poe, del
preraffaellismo britannico e del decadentismo di D'Annunzio.
In Spagna la rivoluzione romantica giunse in ritardo e con accenti
estetizzanti; il modernismo ne raccoglie la sfiducia nel razionalismo
scientista, ponendo l' accento sul malessere e l'angoscia romantica, il
cosmopolitismo, il recupero dei miti ispanoamericani di fronte ai valori
culturali dell'imperialismo yankee, l'evasione dal mondo reale attraverso il
sogno, la dicotomia fra amore impossibile ed erotismo sfrenato, la ricerca
del piacere, la mitizzazione dell'infanzia come "luogo felice" , l'uso
prodigioso del linguaggio, le innovazioni metriche in poesia.
Per chiarire il simbolismo di Jiménez è sufficiente citare la breve
composizione poetica che apre Piedra y Cielo.
"El poema
¡No le toques ya más
que así es la rosa!"
Il titolo è una chiave ( poema). Non toccarlo più, non cambiarlo, ci dice
J.R., perchè già siamo giunti alla perfezione. E questo poema, perfetto
così, con il massimo di espressività ed il minimo di parole, viene chiamato
"rosa". Si è definito un simbolo.
Per Jiménez si è parlato anche di modernismo intimista, in comune con il
grande poeta Antonio Machado.
Un po' alla volta Jiménez si allontanò dal modernismo per affrontare la
ricerca di una poesia più concettuale e "difficile", per scoprire la purezza
originale delle cose. Alla fine del suo cammino di interiorizzazione, il
poeta si fa poesia,crea se stesso attraverso lo scrivere, è un dio perchè
crea ed un dio in funzione di ciò che ha creato. Tutto questo richiede un
linguaggio nuovo e l'approdo al verso libero, fluido.
L'influenza di J.R.J. fu palese sui poeti della "generazione del 27" (Lorca,
Alberti, Guillén...) che pure lo criticarono per il suo "elitismo estético",
svincolandosi verso gli anni '30 dalla sua tutela e dal suo magistero e
contrapponendo ad una poetica rivolta ad una bellezza assoluta la "poesia
senza purezza" preconizzata da Pablo Neruda.
J.R.J. è presente anche in alcune formulazioni dell'ermetismo italiano ed è
comunque uno dei maggiori poeti del '900. Vinse il Nobel, mentre era in
esilio a Portorico (aveva appoggiato la Repubblica), nel 1956. Due anni
dopo morì.

Saluti a tutti e scusate la lunghezza del post.
Silvia


carlo andrea

unread,
Oct 15, 2000, 2:50:37 AM10/15/00
to
silvia seveso:

> Platero y yo è un testo che in Spagna viene proposto ai bambini, ma a me
> sembra solo apparentemente semplice.

solo per aggiungere che il platero e' stato anche messo in musica, da mario
castelnuovo tedesco, para narrador y guitarra. senza grandi rivelazioni, ma
col debito garbo. i chitarristi lo snobbano, figuriamoci gli altri.

Silvia Seveso

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to

> solo per aggiungere che il platero e' stato anche messo in musica, da
mario
> castelnuovo tedesco, para narrador y guitarra. senza grandi rivelazioni,
ma
> col debito garbo. i chitarristi lo snobbano, figuriamoci gli altri.

Io non so neanche chi è mario castelnuovo tedesco, quindi non mi azzarderò a
dire che la sua musica forse è brutta (come tutta la musica garbata che non
ha nulla da esprimere, al contrario del Platanal de Bartolo... muchacha
vamos a gozar en el platanal de nuestro amigo Bartolo...quiero
borrachar...). La musicalità è già una caratteristica del mezzo espressivo
di Jiménez.
La ragione del mio lunghissimo post (forse troppo) è dovuta all'entusiasmo
dal quale spesso mi faccio prendere. Mi sembrava giusto ricordare un autore
che mi pare interessante (indipendentemente dal fatto che abbia vinto il
Nobel, naturalmente, ed in questo modo mi ricollego alla discussione nata
dal post di Federico, visto che anche in quel caso giocavano importanti
fattori di tipo politico), tanto che nella foga di scrivere ho seminato
numerosi errori di battitura, per i quali mi scuso.
In ogni modo, fra poco vi rifilerò un altro gran pacco su Juan Valera...vi
piacciono o no i libri?
Vi beccherete anche quello!!! :-))) (senza pietà)
Silvia
>

paolo beneforti

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to

carlo andrea scripsit

>solo per aggiungere che il platero e' stato anche messo in musica, da mario
>castelnuovo tedesco, para narrador y guitarra. senza grandi rivelazioni, ma
>col debito garbo. i chitarristi lo snobbano, figuriamoci gli altri.

i chitarristi sono giustificati: gli autori fatti e strafatti a scuola,
sotto la frusta e l'occhio esaminatore...! tu lo sai, come va.

paolo beneforti

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to

Silvia Seveso scripsit

>Io non so neanche chi è mario castelnuovo tedesco,

chitarrista, compositore, didatta.

(come tutta la musica garbata che non
>ha nulla da esprimere, al contrario del Platanal de Bartolo... muchacha
>vamos a gozar en el platanal de nuestro amigo Bartolo...quiero
>borrachar...)

come come come? che è, codesta roba?

>La ragione del mio lunghissimo post (forse troppo) è dovuta all'entusiasmo
>dal quale spesso mi faccio prendere.

bof! bel post, ma Jimenez è un poco obliato: il thread non avrà gran
seguito, forse, ma non per la lunghezza del tuo (yawn!) post.

>In ogni modo, fra poco vi rifilerò un altro gran pacco su Juan Valera...vi
>piacciono o no i libri?
>Vi beccherete anche quello!!! :-)))

avanti, vediamo se ne hai ilcoraggio.

>(senza pietà)

ma smettila!

Silvia Seveso

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to
Platanal de Bartolo... muchacha
> >vamos a gozar en el platanal de nuestro amigo Bartolo...quiero
> >borrachar...)
>
> come come come? che è, codesta roba?

E' un son - montuno di Electo Rosell cantato da Ibrahim Ferrer.

> bof! bel post, ma Jimenez è un poco obliato: il thread non avrà gran
> seguito,

ni me va ni me viene

forse, ma non per la lunghezza del tuo (yawn!) post.

Lo sapevo che avresti sbadigliato, alla sera vai a letto troppo tardi, come
dice qualcuno.
>
> (omissis)

> avanti, vediamo se ne hai ilcoraggio.

Tutto dipende dal fatto che io riesca a terminare o no Pepita Jiménez (non è
una parente) in lingua originale.

>
> >(senza pietà)
>
> ma smettila!
>
>

carlo andrea

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to
silvia seveso:

> Io non so neanche chi è mario castelnuovo tedesco, quindi non mi azzarderò
> a dire che la sua musica forse è brutta

ne' io osero' pensare che tu forse, sotto sotto, lo pensi.

> come tutta la musica garbata che non ha nulla da esprimere [...]

forse, con o senza garbo, la musica non ha da esprimere altro che se'
medesima. la musica prestata a un testo ne offre una lettura, a volte
neanche troppo plausibile - vedi i lieder di schubert su heine, belli
da piangere, per altro. intesi, castelnuovo tedesco non e' schubert.

> La musicalità è già una caratteristica del mezzo espressivo di Jiménez.

lo credo bene. ma credo anche che il passo dalla musicalita' alla musica
sia lungo, tortuoso, arbitrario e irragionevole. mettiti sotto il naso i
sonetti del petrarca, e se ti riesce di cantare alcunche' di accettabile,
ti vengo a sentire fino a casa.

> La ragione del mio lunghissimo post (forse troppo) è dovuta all'entusiasmo
> dal quale spesso mi faccio prendere.

justify my love? dai, non e' necessario.

> Vi beccherete anche quello!!!

noi ti s'attende a pie' fermo, sai.


paolo beneforti

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to

Silvia Seveso scripsit

>> come come come? che è, codesta roba?
>E' un son - montuno di Electo Rosell cantato da Ibrahim Ferrer.

hai detto sòrbole! dàcci gli estremi del cd, magari. ('ste cose le avrò
sentite clandestinamente saran quindici anni...)

>> bof! bel post, ma Jimenez è un poco obliato: il thread non avrà gran
>> seguito,
>ni me va ni me viene

cmq:

"...Ahora, que tranquillo
recomenzar la senda con cimiento
firme, hacia todo,
...o, es lo mismo, hacie nada!"

così.

> forse, ma non per la lunghezza del tuo (yawn!) post.
>Lo sapevo che avresti sbadigliato, alla sera vai a letto troppo tardi, come
>dice qualcuno.

(yawn!) sì. forse. (yawn!) dicevi, scusa?


paolo beneforti

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to

carlo andrea scripsit

vedi i lieder di schubert su heine, belli
>da piangere, per altro. intesi, castelnuovo tedesco non e' schubert.

aha? (niente, m'era avanzata un po' dell'ironia di prima: l'ho mescolata ad
un'oncia di sarcasmo e ho infornato 'sta pagnottella da mortodifame...)

>lo credo bene. ma credo anche che il passo dalla musicalita' alla musica
>sia lungo, tortuoso, arbitrario e irragionevole.

parliamone. (sě, potevo cominciare io, ma ho un sonno che meglio che vada a
recuperare delle fonti)

mettiti sotto il naso i
>sonetti del petrarca, e se ti riesce di cantare alcunche' di accettabile,
>ti vengo a sentire fino a casa.

registrala, nel caso.


(Cose tristi, i poeti musicati: mai visto niente di piů triste?)

Silvia Seveso

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to

> (Cose tristi, i poeti musicati: mai visto niente di piů triste?)

( mamma mia, no! sono tremendi! perň non parlo di Heinrich Heine, e nemmeno
di Schubert.
Mi viene in mente anche che c'č qualcuno che traduce la Divina Commedia in
arabo o in dialetto romagnolo, non c'entra, ma č un orrore alla pari )

Centaine

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to

Silvia Seveso <silvia...@libero.it> wrote in message
cC3G5.14785$Nz.3...@news.infostrada.it...
> J.R.J. Vinse il Nobel, mentre era in


> esilio a Portorico (aveva appoggiato la Repubblica), nel 1956. Due anni
> dopo morì.

Allora non è il mio lettore di Spagnolo... omonimo?

Cen
>
>
>
--
========================
ll pleure dans mon coeur
Comme il pleut sur la ville
Quelle est cette langueur
Qui pénètre mon coeur?

[Paul Verlaine]

carlo andrea

unread,
Oct 15, 2000, 3:00:00 AM10/15/00
to
paolo:

> Cose tristi, i poeti musicati: mai visto niente di più triste?

o tu e m.me seveso (che ti tiene bordone) siete fuori di senno, o
non avete mai udito un madrigale. sui ceci, tutti e due, e fino al
prossimo giubileo. se movete un muscolo siete fritti, miscredenti.

paolo beneforti

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

Silvia Seveso scripsit

>Mi viene in mente anche che c'è qualcuno che traduce la Divina Commedia in
>arabo o in dialetto romagnolo, non c'entra, ma è un orrore alla pari )

in effetti.
però, chiaramente, la traduzione in altre lingue la si può anche capire;
quella dialettale, lasciamo sta'.

>

paolo beneforti

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

carlo andrea scripsit

>o tu e m.me seveso (che ti tiene bordone)

ecco, il canto con bordone, lo apprezzo, ehm.

siete fuori di senno, o
>non avete mai udito un madrigale.

ehm. ah gią.
ma non dicevo quello, suvvia!

sui ceci, tutti e due, e fino al
>prossimo giubileo. se movete un muscolo siete fritti,

semmai lessi

juekoe

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

carlo andrea <carlo...@tiscalinet.it> schrieb im Newsbeitrag:
39E9AAFB...@tiscalinet.it...

> lo credo bene. ma credo anche che il passo dalla musicalita' alla musica

> sia lungo, tortuoso, arbitrario e irragionevole. mettiti sotto il naso i


> sonetti del petrarca, e se ti riesce di cantare alcunche' di accettabile,
> ti vengo a sentire fino a casa.

non ho capito: che vuoi dire, hor ch'el ciel e la terra e 'l vento tace? Che
sia difficile mettere in musica Petrarca?

ciao
Jürgen

carlo andrea

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to
paolo:

>> un madrigale.
> ehm. ah già.


> ma non dicevo quello, suvvia!

il lied no, il madrigale manco. ma allora di che parliamo, quando
parliamo di poeti musicati?

>> siete fritti
> semmai lessi

fritti sottintende fermi e zitti. tu giannino stoppani, io calpurnio
bestia.


carlo andrea

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to
juekoe:

> Che sia difficile mettere in musica Petrarca?

non saprei, forse anche si', visto che nella letteratura madrigalesca
trovi piu' spesso il petrarchista del petrarca - ma c'e' anche una
questione cronologica, in questo.

dicevo, dilettantesco, donchisciottesco, che musicare un testo e' cosa
arbitraria e maleducata. tu proietti un corpo su un piano, e ne ottieni
un'ombra. mettere in musica e' il contrario: proietti una dimensione
lineare, il tempo della lettura, nel tempo della musica, che dimensioni
ne possiede parecchie: ne ottieni dei fantasmi. guarda con che sovrano
arbitrio un gesualdo dispone le tensioni melodiche, e le armoniche, e le
polifoniche *intorno* al testo. ogni soluzione possibile contiene per
intero la dimensione lineare della lettura: ma, appunto, dalla
musicalita' del testo alla musica del musicato, ci passa l'uzzolo e
l'ingegno e l'umore del musicante, e la sua capacita' di riempire il
tempo musicale con eventi non affatto impliciti nel testo, e obbedienti
a ragioni non testuali, benche' duttili e `cedevoli' al testo. questo,
soltanto, dicevo a silvia.


juekoe

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

carlo andrea <carlo...@tiscalinet.it> schrieb im Newsbeitrag:
39EACA37...@tiscalinet.it...

> non saprei, forse anche si', visto che nella letteratura madrigalesca
> trovi piu' spesso il petrarchista del petrarca - ma c'e' anche una
> questione cronologica, in questo.

non c'è quasi quasi la tradizione scritta della musica fino al quattrocento,
allora ci mancano le fonti. Ed i petrachismi vivono, non soltanto ai tempi
di Bembo o in Inghilterra nel ottocento.

> dicevo, dilettantesco, donchisciottesco, che musicare un testo e' cosa
> arbitraria e maleducata.

ahah, ma ne hanno guadagnato bene dal musicare i Sannazaro, Tasso, Gurarini,
Marino, ... Anche il famigerato Principe da Venosa aveva preso dei testi di
Tasso, sul primo libro.

> tu proietti un corpo su un piano, e ne ottieni
> un'ombra. mettere in musica e' il contrario: proietti una dimensione
> lineare, il tempo della lettura, nel tempo della musica, che dimensioni
> ne possiede parecchie: ne ottieni dei fantasmi.

o un'animazione del testo. Pensa un po' alla Gerusalemme liberata: Com'è
musicato la scena del combattimento di Tancredi e Clorinda, puoi pure
sentire il cavallo, il combattimento e la fine. Anche se non senti il testo.

> guarda con che sovrano
> arbitrio un gesualdo dispone le tensioni melodiche, e le armoniche, e le
> polifoniche *intorno* al testo.

intorno, ma sicuro: qui è realizzata fino al ultimo la pretesa di
Monteverdi, che il testo deve dominare la musica, non viceversa. Non
troverai altrove un testo come 'Moro, lasso' tradotto così perfetto in
musica, con armonie tanto distanti e un contrapunto da morire. Povera Maria
D'Avolos.

> ogni soluzione possibile contiene per
> intero la dimensione lineare della lettura: ma, appunto, dalla
> musicalita' del testo alla musica del musicato, ci passa l'uzzolo e
> l'ingegno e l'umore del musicante, e la sua capacita' di riempire il
> tempo musicale con eventi non affatto impliciti nel testo, e obbedienti
> a ragioni non testuali, benche' duttili e `cedevoli' al testo.

hai forse visto 'Morte a cinque voci' di Werner Herzog? Bel film sul
principe, ci mancava soltanto il Kinski come Gesualdo. Dunque c'hai la
trasformazione del testo in musica e la trasformazione di musica in un film.
Esperimento riuscito. Si dovrebbe scrivere un libro sul film.

> questo, soltanto, dicevo a silvia.

tanto in poche parole

ciao
Jürgen


Silvia Seveso

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

>
> o tu e m.me seveso (che ti tiene bordone) siete fuori di senno, o
> non avete mai udito un madrigale. sui ceci, tutti e due, e fino al
> prossimo giubileo. se movete un muscolo siete fritti, miscredenti.

Tutti fermi, tutti zitti, se arriva Muscolo siete tutti fritti. Giamburrasca
contro i madrigali.


Isabella Z

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to
On Mon, 16 Oct 2000 12:36:28 GMT, "Silvia Seveso"
<silvia...@libero.it> wrote:

>> se movete un muscolo siete fritti, miscredenti.
>
>Tutti fermi, tutti zitti, se arriva Muscolo siete tutti fritti.

Ricordavo "che' se vi vede Muscolo"...
E il signor Tyrynnanzy?
Giannino Stoppani, piu' Bildungsroman di cosi' non ce n'e'
--
Isa
Work like you don't need money,
Love like you've never been hurt,
And dance like no one's watching

http://web.tiscalinet.it/alfabeto_auschwitz/

Silvia Seveso

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

. questo,
> soltanto, dicevo a silvia.

Touchée. Allora questa è per te, carlo andrea.

Tacciono i boschi e i fiumi,
e 'l mar senza onda giace
ne le spelonche i venti han tregua e pace,
e ne la notte bruna
alto silenzio fa la bianca luna:
e noi tegnamo ascose
le dolcezze amorose:
Amor non parli o spiri,
sien muti i baci e muti i miei sospiri.
>

Silvia Seveso

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

>
> >> se movete un muscolo siete fritti, miscredenti.
> >
> >Tutti fermi, tutti zitti, se arriva Muscolo siete tutti fritti.
>
> Ricordavo "che' se vi vede Muscolo"...

è probabile, l'ho letto trent'anni fa


paolo beneforti

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

carlo andrea scripsit

>>> un madrigale.
>> ehm. ah gią.

>> ma non dicevo quello, suvvia!
>il lied no, il madrigale manco. ma allora di che parliamo, quando
>parliamo di poeti musicati?

di baglioni che canta trilussa, of course. (no, va be': mi riferivo agli
esempi contemporanei di "accompagnamenti" alle letture.)


>fritti sottintende fermi e zitti. tu giannino stoppani, io calpurnio
>bestia.

perbacco! parole valigia in Giamburrasca? non lo sopettavo.

paolo beneforti

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

carlo andrea scripsit

>dicevo, dilettantesco, donchisciottesco, che musicare un testo e' cosa
>arbitraria e maleducata.

vedi che mi dai ragione?

Alex Blando

unread,
Oct 16, 2000, 3:00:00 AM10/16/00
to

Silvia Seveso <silvia...@libero.it>

bosch/ fiumi/mar/onda/spelonche/venti/notte/silenzio/bianca luna/

Come fai a essere cosě banale... o peggio, cosě bananale?

carlo andrea

unread,
Oct 16, 2000, 10:13:13 PM10/16/00
to
juekoe:

> [...] Anche il famigerato Principe da Venosa aveva preso dei testi di
> Tasso, sul primo libro.

uno che bàzzica spesso il petrarca è invece luca marenzio.

> o un'animazione del testo. Pensa un po' alla Gerusalemme liberata: Com'è
> musicato la scena del combattimento di Tancredi e Clorinda, puoi pure
> sentire il cavallo, il combattimento e la fine. Anche se non senti il testo.

sì, e con una economia di mezzi strumentali ch'è quasi fanciullesca, e come
nasce, è già quasi maniera. cioè: intorno alla musica si prendono misure di
sicurezza, ché non sopraffaccia il testo. nel volgere di quegli anni, galilei
père abbandona la disciplina dell'intavolatura strumentale e adotta lo stile
recitativo. le forme strumentali si avviano a maturità traendo le proprie
linfe dalla trascrizione d'opere vocali. dietro ad ogni sonata, giù fino a
brahms!, c'è come la perifrasi d'un testo assente, non pronunciato. vado
alla rinfusa, non me ne volere, è anche tardi.

> intorno, ma sicuro: qui è realizzata fino al ultimo la pretesa di
> Monteverdi, che il testo deve dominare la musica, non viceversa.

la parola domina il suono per non esserne inghiottita. un suono che non vuole
sottostare al testo lo trovi, mettiamo, nella sinfonia di berio. vedi, però,
che il grande movimento centrale ha ugualmente natura perifrastica - non si
organizza intorno alla parola, ma intorno ad altra musica, ch'è lo scherzo
della seconda di mahler.

> Non troverai altrove un testo come 'Moro, lasso' tradotto così perfetto in
> musica, con armonie tanto distanti e un contrapunto da morire.

sì: `non troverai altrove' compendia tutto gesualdo. e, del monteverdi,
metti a confronto i due lamenti d'arianna - il recitativo e il madrigale.
nel madrigale, come si suol dire, non c'è una nota di più o di meno del
necessario; ma senti quant'è implacabilmente accidentale, quella sostanza.

> Povera Maria D'Avalos.

ecco una martire che ha giovato alla causa.

> hai forse visto 'Morte a cinque voci' di Werner Herzog? [...]

no, e so che si deve. farò un'incursione al goethe institut, che possiede
una videoteca accreditata.


carlo andrea

unread,
Oct 16, 2000, 10:13:51 PM10/16/00
to
Isabella Z:

> Giannino Stoppani, piu' Bildungsroman di cosi' non ce n'e'

Silvia Seveso:

> [...] Giamburrasca contro i madrigali.

paolo:

> perbacco! parole valigia in Giamburrasca? non lo sospettavo.

suppongo che voi tre splendidi enfants terribles non aveste il
minimo patèma per le sorti del povero venanzio. oh, io, invece.


carlo andrea

unread,
Oct 16, 2000, 10:14:54 PM10/16/00
to
Silvia Seveso:

> Touchée. Allora questa è per te, carlo andrea.

> [...] sien muti i baci e muti i miei sospiri.

signora, voi mi lusingate - delle accademie, come
delle scapigliature.


carlo andrea

unread,
Oct 16, 2000, 10:16:01 PM10/16/00
to
paolo beneforti:

> vedi che mi dai ragione?

n'ai-je jamais rien fait d'autre qu'arriver?

paolo beneforti

unread,
Oct 17, 2000, 3:00:00 AM10/17/00
to

carlo andrea scripsit


>minimo patèma per le sorti del povero venanzio. oh, io, invece.

mah, sai, questi fondisti dalla carriera effimera... (ci sono pure le Ultime
lettere, tanto per stornare in topic.)

Silvia Seveso

unread,
Oct 17, 2000, 3:00:00 AM10/17/00
to

>
> bosch/ fiumi/mar/onda/spelonche/venti/notte/silenzio/bianca luna/
>
> Come fai a essere così banale... o peggio, così bananale?

Tutt'al più bananale sarà il Tasso...e fra tutti i vari epiteti che potevano
affibbiargli questo è il più cretino. E' un record olimpico anche questo:
lancio in rete dell'aggettivo più stolido. Spero non mutuato dal Platanal de
Bartolo, nel qual caso, chi è causa del suo mal...
>
>

Alex Blando

unread,
Oct 17, 2000, 3:00:00 AM10/17/00
to

Silvia Seveso <silvia...@libero.it> wrote in message
_SWG5.32382$Nz.9...@news.infostrada.it...

>
>
> >
> > bosch/ fiumi/mar/onda/spelonche/venti/notte/silenzio/bianca luna/
> >
> > Come fai a essere così banale... o peggio, così bananale?
>
> Tutt'al più bananale sarà il Tasso


Intendevo così bananale da citare un passo così ananassale? Probabilmente
sei tutta fragolale.

Tante angurie
Alex Blando


juekoe

unread,
Oct 17, 2000, 3:00:00 AM10/17/00
to

carlo andrea <carlo...@tiscalinet.it> schrieb im Newsbeitrag:
39EBAC59...@tiscalinet.it...

> uno che bàzzica spesso il petrarca è invece luca marenzio.

si, con una produzione ampia. E Cipriano de Rore, specializzato ai sonetti
di Petrarca. E tanti altri, però più tardi preferivano testi 'moderni'.

> nel volgere di quegli anni, galilei
> père abbandona la disciplina dell'intavolatura strumentale e adotta lo
stile
> recitativo. le forme strumentali si avviano a maturità traendo le proprie
> linfe dalla trascrizione d'opere vocali.

Galilei, Peri e gli altri di Firenze volevano arrivare allo stile greco
antico, Omero cantato. Bisognava dello stile recitativo per accellerare, per
portar avanti il testo. Monteverdi ritornava alla musica, usando lo stile
recitavo come mezzo intermedio. E naturalmente 'con tutti gli stromenti' che
aveva a disposizione, basso continuo ed ostinato compreso. Cominciava anche
a distribuire il testo dell'opera al pubblico che ognuno fosse capace di
sequire.

> dietro ad ogni sonata, giù fino a
> brahms!, c'è come la perifrasi d'un testo assente, non pronunciato. vado
> alla rinfusa, non me ne volere, è anche tardi.

...e siamo sempre più OT. Facciamo musica, non libri.

> vedi, però,
> che il grande movimento centrale ha ugualmente natura perifrastica - non
si
> organizza intorno alla parola, ma intorno ad altra musica, ch'è lo scherzo
> della seconda di mahler.

va bene, siamo già arrivati alla vittoria degli istrumenti sopra la voce,
incominciato da Corelli con i concerti grossi.

> sì: `non troverai altrove' compendia tutto gesualdo. e, del monteverdi,
> metti a confronto i due lamenti d'arianna - il recitativo e il madrigale.

C'hai le due forme, la vecchia e la nuova: il madrigale, polifonico, senza
melodia dominante, sempre a capella. E la canzone con b.c., qui nella forma
speciale del lamento, dopo imitato centinaie di volte: i greatest hits del
seicento.

> ecco una martire che ha giovato alla causa.

a Napoli come il sangue di San Gennaro...

ciao
Jürgen


paolo beneforti

unread,
Oct 17, 2000, 3:00:00 AM10/17/00
to

juekoe scripsit

>...e siamo sempre più OT. Facciamo musica, non libri.

avanti così, grazie

p. bianchi

unread,
Oct 17, 2000, 3:00:00 AM10/17/00
to
On Tue, 17 Oct 2000 09:38:53 +0200, "paolo beneforti"
<paob...@tin.it> wrote:

>>minimo patèma per le sorti del povero venanzio.

>mah, sai, questi fondisti dalla carriera effimera... (ci sono pure le Ultime


>lettere, tanto per stornare in topic.)

Ma si vergogni, lei, di qs. ignobili calembour :-)

Ma il fondista non era Gelindo?
Ma Venanzio non era il miniaturista finocchio?
Ma quello delle ultime lettere non era Lorenzo Alderani?

Ma bando ai laevia.

Ci sono due Ortis nei libri. Uno e' Jacopo e non interessa. Il secondo
e' Silvio, faceva l'alpino e fu fucilato nel 1916 con altri tre per
insubordinazione e codardia davanti al nemico dopo un processo
sommario. Aveva vent'anni e il capitano che lo porto' davanti alla
carte marziale fu trovato sparato alla schiena una settimana dopo. Il
prete che li benedisse e li seppelli' dopo quel giorno non fu piu'
lui.

La sua storia e' raccontata in "la morte dell'alpino Sivio Ortis",
uscito da poco, chiedere in libreria. Elegiaco.

B.


paolo beneforti

unread,
Oct 17, 2000, 3:00:00 AM10/17/00
to

p. bianchi scripsit

>Ma si vergogni, lei, di qs. ignobili calembour :-)

levami anche quelli e poi mi sparo.

>
>Ma il fondista non era Gelindo?

quello che ha scritto "gelito lindo" (canto con bordino)?


>Ma Venanzio non era il miniaturista finocchio?

si dice contronatura, tanto per chiarire il nome della cosa.

>Ma bando ai laevia.


allora ciao

>Ci sono due Ortis nei libri. Uno e' Jacopo e non interessa. Il secondo
>e' Silvio,

ah, be'! questo sě che interessa!

faceva l'alpino e fu fucilato nel 1916 con altri tre per
>insubordinazione e codardia davanti al nemico dopo un processo
>sommario. Aveva vent'anni e il capitano che lo porto' davanti alla
>carte marziale fu trovato sparato alla schiena una settimana dopo. Il
>prete che li benedisse e li seppelli' dopo quel giorno non fu piu'
>lui.

orpo! sembra una ballata del primo de andré.

>La sua storia e' raccontata in "la morte dell'alpino Sivio Ortis",
>uscito da poco, chiedere in libreria. Elegiaco.

sě, leggilo e raccontacelo, vai: siam qui buonini coi popcorn e la gazosa.

Silvia Seveso

unread,
Oct 18, 2000, 3:00:00 AM10/18/00
to

paolo beneforti <paob...@tin.it> wrote in message
8shlrf$kbels$1...@ID-52597.news.cis.dfn.de...

>
> juekoe scripsit
> >...e siamo sempre più OT. Facciamo musica, non libri.
>
> avanti così, grazie

Vedi? ecco cosa succede a buttare certi sassi ( Jiménez) nello stagno
icl). E tu che dicevi che tutti sarebbero morti di noia...Sono affascinata
da tutto ciò che scrivete! Mi interessa moltissimo e non lo trovo poi così
OT, ma si sa, io sono preda di facili entusiasmi...
Silvia
>
>

Silvia Seveso

unread,
Oct 18, 2000, 3:00:00 AM10/18/00
to

Alex Blando <al...@blando.it> wrote in message
nnYG5.32937$Nz.9...@news.infostrada.it...

>
> Silvia Seveso <silvia...@libero.it> wrote in message
> _SWG5.32382$Nz.9...@news.infostrada.it...
> >
> >
> > >
>
>
>
> Intendevo così bananale da citare un passo così ananassale? Probabilmente
> sei tutta fragolale.

Io?!?
>
> Tante angurie...
e tante ingiurie
> Alex Blando
Silvia Seveso
>
>

Alex Blando

unread,
Oct 18, 2000, 3:00:00 AM10/18/00
to

Silvia Seveso <silvia...@libero.it>

tante ingiurie

> Silvia Seveso

Villanella e fruttivendola!


paolo beneforti

unread,
Oct 19, 2000, 3:00:00 AM10/19/00
to

Silvia Seveso scripsit

>Vedi? ecco cosa succede a buttare certi sassi ( Jiménez) nello stagno
> icl). E tu che dicevi che tutti sarebbero morti di noia...

c'č stato un attento processo di riconversione - del quale non ho meriti,
per altro.

Sono affascinata
>da tutto ciň che scrivete! Mi interessa moltissimo e non lo trovo poi cosě


>OT, ma si sa, io sono preda di facili entusiasmi...

vuoi un po' d'acqua gelata?

carlo andrea

unread,
Oct 19, 2000, 3:00:00 AM10/19/00
to
chiedo scusa del blackout. aggiungo quisquilia.

juekoe:

> si, con una produzione ampia. E Cipriano de Rore, specializzato ai sonetti
> di Petrarca. E tanti altri, però più tardi preferivano testi 'moderni'.

bisognera' forse (ri)ascoltare le musiche di cipriano sopra le stanze del
petrarca in laude della madonna, e ritornare IT, perche' mentre il disco
(hilliard ensemble HMA 1901107, 1982, 1993) ronza, vien bene di leggerci
le dottissime chiose petrarchesche di giovanni pozzi, `alternatim', e cosi'
portarsi sull'orlo del cantabile parlare.


juekoe

unread,
Oct 19, 2000, 3:00:00 AM10/19/00
to

carlo andrea <carlo...@tiscalinet.it> schrieb im Newsbeitrag:
39EED08C...@tiscalinet.it...

> vien bene di leggerci
> le dottissime chiose petrarchesche di giovanni pozzi, `alternatim', e
cosi'
> portarsi sull'orlo del cantabile parlare.

sono saggi? raccontaci se si trovi qualcosa di cantabile dentro...

ciao
Jürgen


p. bianchi

unread,
Oct 19, 2000, 3:00:00 AM10/19/00
to
On Tue, 17 Oct 2000 22:14:59 +0200, "paolo beneforti"
<paob...@tin.it> wrote:

>>Ma si vergogni, lei, di qs. ignobili calembour :-)
>
>levami anche quelli e poi mi sparo.

Basta dirlo, Beretta o Flobert (Gustave -) ?

Da vicino consiglio il Flobert, sporca meno :-)

Ti scriveremo un bellissimo deprofundis: "del Beneforti non si sapeva
un cacchio". Tipo che vende un casino, no?

>>Ci sono due Ortis nei libri. Uno e' Jacopo e non interessa. Il secondo
>>e' Silvio,

>orpo! sembra una ballata del primo de andré.

Non riciclarmi le battute.

>>La sua storia e' raccontata in "la morte dell'alpino Sivio Ortis",
>>uscito da poco, chiedere in libreria. Elegiaco.

>sě, leggilo e raccontacelo, vai: siam qui buonini coi popcorn e la gazosa.

L'ho gia' letto e l'ho appena raccontato.

B.


paolo beneforti

unread,
Oct 20, 2000, 3:00:00 AM10/20/00
to

p. bianchi scripsit

>>levami anche quelli e poi mi sparo.
>Basta dirlo, Beretta o Flobert (Gustave -) ?

sta' calmo, giovine. non tibi est.

>Da vicino consiglio il Flobert, sporca meno :-)


lo vide carlotta che caldo era ancora/ si terse una stilla dal bell'occhio
azzurro?

>Ti scriveremo un bellissimo deprofundis: "del Beneforti non si sapeva
>un cacchio". Tipo che vende un casino, no?


non ti seguo

>>orpo! sembra una ballata del primo de andré.
>Non riciclarmi le battute.

ah. l'avi fatta tu pure? non ti ho inventariato, pardon


>>sě, leggilo e raccontacelo, vai: siam qui buonini coi popcorn e la gazosa.
>L'ho gia' letto e l'ho appena raccontato.

non pareva. sembrava te l'avesse raccontato l'edicolante della stazione.

p. bianchi

unread,
Oct 21, 2000, 3:00:00 AM10/21/00
to
On Fri, 20 Oct 2000 10:34:26 +0200, "paolo beneforti"
<paob...@tin.it> wrote:

>>Basta dirlo, Beretta o Flobert (Gustave -) ?
>

> non tibi est.

Utraque (n. pl), tua jella, mihi sunt. Ta- clack!

>>Da vicino ti consiglio il Flobert, sporca meno :-)

>lo vide carlotta che caldo era ancora

Lo vide Isabella e disse, ovvia, da vivo gli era piu' harino, si
muoveva di piu'.

>>Ti scriveremo un bellissimo deprofundis: "del Beneforti non si sapeva
>>un cacchio". Tipo che vende un casino, no?

>non ti seguo

Parodia in stile "MAD" (rivista satirica USA) di un noto libro di S.
Vinci. Quelle sulla vendita sono congetture.

>>>orpo! sembra una ballata del primo de andré.

>>Non riciclarmi le battute.

>ah. l'avi fatta tu pure?

Sine. Su una poesia di L. Somma. Che infatti (blush) mi piaceva.

Ciao

P.S: Sei un dannato offtoparo. Ma l'Angelini e' peggio, aizza lo
svacco, provoca e si risponde da solo, ecc.

Lo fa perche' vuole dichiaratamente scrivere un libro-saggio tipo:

Lucio Angelini
"reazioni di una comunita' telematica alla somministrazione
multifasica di provocazioni a nick multiplo"

Tutta gente che si butta sul fenomeno sociologico per ritagliarsi il
proprio quadratino di utile, e fia lo scriver corto / che l' antico
opportunismo ne gli italici cuor / non e' ancor morto.

B.


Lucio Angelini

unread,
Oct 21, 2000, 3:00:00 AM10/21/00
to

p. bianchi <pbia...@maxidata.it> wrote

> P.S: Sei un dannato offtoparo. Ma l'Angelini e' peggio, aizza lo
> svacco, provoca e si risponde da solo, ecc.
>
> Lo fa perche' vuole dichiaratamente scrivere un libro-saggio tipo:
>
> Lucio Angelini
> "reazioni di una comunita' telematica alla somministrazione
> multifasica di provocazioni a nick multiplo"

> Tutta gente che si butta sul fenomeno sociologico per ritagliarsi il
> proprio quadratino di utile

Sei simpatica, Serena

(dalla trasmissione televisiva di Guzzanti- Dandini)

paolo beneforti

unread,
Oct 21, 2000, 3:00:00 AM10/21/00
to

p. bianchi scripsit

>>>Basta dirlo, Beretta o Flobert (Gustave -) ?
>> non tibi est.
>Utraque (n. pl),

ho detto 'est', non 'sunt'

>tua jella, mihi sunt. Ta- clack!


non farlo! ripensaci!

>Lo vide Isabella e disse, ovvia,

(intendeva dire, il pbianchi: "Lo vide Isabella e disse, ovvìa...") (sennò
sembra che lei dica cose ovvie, e ciò NON è MAI vero.)

>da vivo gli era piu' harino, si
>muoveva di piu'.

rosica, rosica, perverso emailatore di fanciulle indifese

>>>Ti scriveremo un bellissimo deprofundis: "del Beneforti non si sapeva
>>>un cacchio". Tipo che vende un casino, no?
>>non ti seguo
>Parodia in stile "MAD" (rivista satirica USA) di un noto libro di S.
>Vinci.

ah. non l'avo pigliata. però se me lo scrivesse proprio lei, la simona, si
potrei stare a beccarmi la parodia.
(le Jong non te la leggi, almeno pijate "In tutti i sensi come l'amore":
sono certo che ti piacerà)

>P.S: Sei un dannato offtoparo.

non rompere.

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