Un rapido scambio di lettere tra la madre di Uto Drodemberg, Lidia, e
un'amica che vive oltreoceano, Marianne, dà l'avvio alla storia mettendoci a
conoscenza dell'antefatto, ossia che il patrigno di Uto si è ucciso, e di
questo suicidio il giovane, intelligente, dotato e sensibile, si sente
responsabile.
Così, Marianne (Marianne Foletti), che vive in una comunità spirituale
("questa bella donna instabile di trentanove anni" dirà Uto, quando la
conoscerà), invita Lidia a mandare Uto presso di loro: "Siamo sicuri che se
riuscirà a trovare l'equilibrio giusto potrà fare cose meravigliose!"
Si ha a che fare con un protagonista scontroso, pieno di sé che, quando
arriva nel Connecticut, nel mezzo di una foresta coperta di neve, ed è
accolto dalla famiglia Foletti, di entusiasmo e di riconoscenza ne ha poca
per non dire nulla. Ha diciannove anni, ed è vestito tutto in nero, di
pelle, pure gli scarponi sono quelli da motociclista, alti, pesanti.
Anche la famiglia Foletti è particolare, ha l'entusiasmo e il candore di chi
è convinto che le relazioni umane possano basarsi sulla reciprocità del
bene. Fanno parte di una comunità di quelle che si sono diffuse un po'
dappertutto, soprattutto negli Stati Uniti, importate dall'India. Si chiama
comunità di Peaceville, ed è lì che subito viene condotto il primo giorno,
dopo aver appena conosciuto i componenti della famiglia Foletti: Marianne,
che nella comunità si è data un nuovo nome, Kaliani; Vittorio, il marito, e
i figli: Giuseppe, che Uto ribattezza subito all'americana Jeff-Giuseppe,
quattordici anni, figlio di Marianne, e Nina, sedici anni, figlia di
Vittorio.
Composta la scena, ci si comincia a muovere. Siamo in un "granaio
spirituale", c'è molta gente, molti "devoti" radunati lì per ascoltare le
parole di un guru, lo "Swami", il capo di quella comunità, che però è
assente perché malato; in sua vece viene proiettato un nastro registrato nel
quale pronuncia parole di circostanza ritenute piuttosto banali da Uto. È la
notte del 31 dicembre e attendono l'inizio dell'anno nuovo. Poche sono le
parole che circolano tra loro, ma molti i sorrisi. Quando arriva mezzanotte
e si è fatto il brindisi la famiglia Foletti decide di tornarsene a casa, e
con loro Uto, ancora di più sardonico nei confronti di quella strana realtà
in cui si trova coinvolto.
Alla domanda che, più avanti, rivolgerà a Vittorio: "Quindi è il paradiso,
questo posto?" Vittorio risponderà: "No. È solo un posto molto sereno, dove
c'è gente che cerca di migliorarsi. Che cerca di non stare affondata nella
pura materia. Che cerca di riflettere. Di aprirsi. Di scoprire dei valori e
di proteggerli."
La scrittura è scorrevole, pulita, mancano per ora quelle accelerazioni che
si incontreranno nella prima parte del successivo Nel momento. Oserei
tuttavia parlare qui, approfittando del termine che s'incontra anche nel
libro, ma ad un altro proposito, di una scrittura orizzontale, ossia che
tende a dilatarsi, come se l'occhio dello scrittore, osservato un punto, si
allargasse a scoprire, con un movimento lentissimo, che cosa gli sta
intorno. Mentre i brani in corsivo, che cominciano tutti con "Uto
Drodemberg" (poi si insinueranno a poco a poco anche nel testo con i
caratteri normali), sono i momenti in cui l'occhio si verticalizza e diventa
quello di chi osserva: l'autore, ma anche lo stesso protagonista.
Uto è una specie di Narciso, ha bisogno di essere ammirato, di avere un
pubblico per esistere. Si guarda spesso allo specchio, si muove allo
specchio, e quando è tra la gente nel Tempio di quella comunità, desidera
che quegli sguardi curiosi sulla sua persona non s'interrompano, anzi si
accrescano, poiché solo così potrebbe accadere che egli leviti nell'aria per
guardare tutto ciò che sta sotto di lui: "L'attenzione c'è, anche se non da
farmi levitare fino in cima alla cupola."
È anche la storia della ricerca di un contatto tra chi lo vuole rifiutare e
chi non ne può fare a meno. Uto resta ammirato delle ingenuità e banalità di
cui si è riempita la vita di questa famiglia, dove ogni cosa e ogni emozione
sono tenute sotto un rigido controllo, ed egli per poco non ne ride, forte
di un superiorità che però è solo scontrosa e narcisistica, come si è detto.
Sono tentativi di contatto che provengono soprattutto dalla famiglia
Foletti, e ai quali sono dedicati appositi capitoli.
Ma nonostante il suo sarcasmo ostinato, è evidente che qualcosa di questa
volontà di comunicare della famiglia comincia a fare breccia.
Il gioco, che viene condotto con misurata lentezza dall'autore, si fa sempre
più scoperto e indirizzato, e già da ora ci si interroga su cosa potrà
accadere a questo protagonista che, dall'alto della sua superbia, in realtà
è il più debole. Sarà una pericolosa frantumazione del suo ego? O uno
scivolamento morbido verso il mondo sconosciuto e apparentemente fragile in
cui si muove la famiglia Foletti? O anche un'implosione della stessa
famiglia venuta a contatto con una resistenza imprevista e ben condotta?
Quello che intanto appare certo e che vi è un sadico intento di Uto di
scombinare l'ordine costituitosi in quella casa in cui era stato mandato per
ritrovare l'equilibrio perduto (così avevano ragionato in quella lontana
corrispondenza la madre Lidia e Marianne), e ove, al contrario, tutto si sta
sfaldando; la verità su ciascuno dei componenti della famiglia Foletti
emerge con tutto il furore di una rottura rimandata per troppo tempo, con
una rivolta liberatoria contro l'ordine innaturale che si era voluto
costruire nell'oasi spirituale di Peaceville.
Ma sarà qualcosa di straordinario che accade verso la conclusione del libro
a rivelare che "il bene continua il suo percorso e niente lo può fermare a
lungo."
Si vedrà, cioè, che le conseguenze di questa esplosione di verità non
lasceranno indenne nemmeno il protagonista.
Alla fine della lettura si ha tuttavia la sensazione di una storia fatta di
continue analisi, osservazioni, ma tutto sommato oziosa, il cui significato
resta in superficie; un po' faticosa a seguirsi, anche se la struttura è
molto nitida e lineare.
--
Per un più dettagliato viaggio nel libro, si può andare qui:
http://space.tin.it/clubnet/badimona/Lettureuno.htm#DeCarlo
bartolome...@tin.it
>Quello che intanto appare certo e che vi è un sadico intento di
Uto di
>scombinare l'ordine costituitosi in quella casa in cui era stato
mandato
>per
>ritrovare l'equilibrio perduto
Se ricordo bene infatti
lui, Uto, in attesa di diventare il santone del paese cerca di farsi la
ragazzina adolescente (in cucina se non sbaglio) e poi un'altra volta se ne
va in giro col papà macrobiotico che invece si scopre impazzire per il
sangue d'animale e fa piazza pulita in tutte le steak house del Canada
macchiando fin la camicia e la tappezzeria del fuoristrada.
"Un mio
libro poco capito" sussurrò De Carlo anni fa a una presentazione in
Lombardia, in piedi sul palco vestito attillato nero col microfono e uno
sguardo, uno sguardo che dovevate vederle le ragazze in prima fila sognanti
nella posizione del loto come se le friggeva lui con quello sguardo.
M
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Inviato via http://usenet.iol.it
> "Un mio
> libro poco capito" sussurrň De Carlo anni fa a una presentazione in
> Lombardia, in piedi sul palco vestito attillato nero col microfono e uno
> sguardo, uno sguardo che dovevate vederle le ragazze in prima fila
sognanti
> nella posizione del loto come se le friggeva lui con quello sguardo.
Bof....anch'io faccio lo stesso effetto alle inservienti della mensa (tutte
belle schierate col grembialino in stropiccio) quando passo col vassoio in
mano.
Rido.
Te lo vedresti Learco Ferrari frigger di sgaurdi le pischelle ad una
presentazione? (forse quando era Bogoncello....forse)
>Te lo vedresti Learco Ferrari frigger di sgaurdi le pischelle
ad una
>presentazione? (forse quando era Bogoncello....forse)
Massì
massì vedrai che se le frigge anche lui, con le sue armi magari differenti.
Che poi non è proprio stasera che il suo alter ego Nori spopolerà a Ravenna
nel festival di cui si occupa Eraldo Baldini?
Presenta Giorgio Pozzi di
Fernandel ho sentito dire.
CiaoM
"Bartolomeo Di Monaco" <bartolome...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:LWAS8.8437$Jj7.2...@news1.tin.it...
> Alla fine della lettura si ha tuttavia la sensazione di una storia fatta
di
> continue analisi, osservazioni, ma tutto sommato oziosa, il cui
significato
> resta in superficie; un po' faticosa a seguirsi, anche se la struttura č
> molto nitida e lineare.
>
Anche io ho avuto questa impressione.
"Due di Due" mi era rimasto nel cuore, e ho letto "Uto" sperando di
ritrovarci "quel" De Carlo, che ne era invece sensibilmente *latitante*...
Benedetta
> Per un piů dettagliato viaggio nel libro, si puň andare qui:
> http://space.tin.it/clubnet/badimona/Lettureuno.htm#DeCarlo
> bartolome...@tin.it
>
>
>
> Avete mai letto i retro dei libri di DeCarlo? Non sembrano tutti uguali?
che cos'e' il retro di un libro?
> "Bartolomeo Di Monaco" <bartolome...@tin.it> ha scritto nel messaggio
perche' quoti integralmente BDM?
Piu' in generale, se la gente avesse uno strumento software che
correttamente posiziona il reply SOTTO il testo quotato, non gli
verrebbe spontaneo quotare meglio, senza sottoporre ogni niubbo a un
doloroso apprendistato e tutte le menate connesse?
Nella deliberata cazzutaggine degli strumento microsoft c'e' piu' dolo
calcolato o c'e' piu' sciatteria scorreggiona?
ciao
B.
> Nella deliberata cazzutaggine degli strumento microsoft c'e' piu' dolo
> calcolato o c'e' piu' sciatteria scorreggiona?
Sembri mio marito... ihihhihhih! :-)
Ciao.
--
Giosi
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"La differenza tra un genio e uno stupido č che il genio ha dei limiti"
> [...]
> cazzutaggine
> [...]
> microsoft
> [...]
> scorreggiona
Ma perché usi stilemi così bassi?
Ciao
Luca
>>Andrea De Carlo: "Uto".
Lo sai che Uto Ughi (da Busto Arsizio) si chiama in realta' Bruto?
Siccome e' belloccio e raffinato, giustamente non tollera di onomarsi
bruto. Un altro lombardo Bruto famoso fu il Castelfranchi fondatore
della catena di negozi GBC (Gian Bruto Castelfranchi).
Purtroppo non risulta che ne' Ughi ne' il Castelfranchi abbiano
pubblicato libri, mi ritengo pertanto offtopic.
Scusa e ciao
Stai Uniti, Connecticut.
Ricordi abbastanza bene. La prima è ok, la seconda va aggiustata così:
abbuffata di carne in un primo ristorante e di birra; poi in bar
trangugiamento di whisky e bidone delle tre ragazze, poi gran scazzottata
con dei ragazzotti fuori del bar.
Ciao. Bart
--
http://space.tin.it/clubnet/badimona/Lettureuno.htm (dalla A alla L)
http://space.tin.it/clubnet/badimona/Letture.htm (dalla M alla Z)
http://space.tin.it/clubnet/badimona/Opinioni.htm
bartolome...@tin.it
[...]
Latitante la letteratura in De Carlo:
però ha dei begli occhioni e tanti riccetti.
rox
>Lo sai che Uto Ughi (da Busto Arsizio) si chiama in realta' Bruto?
>Siccome e' belloccio e raffinato, giustamente non tollera di onomarsi
>bruto.
Sicuro? Io avevo sentito dire che non gli dava fastidio il nome
'Bruto'.
Non gli piaceva Bruto Brughi, piuttosto. E allora ha tirato via il
'br' e ha fatto pari e patta. Uto Ughi.
maria
> Nella deliberata cazzutaggine degli strumento microsoft c'e' piu' dolo
> calcolato o c'e' piu' sciatteria scorreggiona?
propenderei per la seconda che hai detto. Tuttavia talvolta i "censori" ti
frantumano talmente i testimoni dell' atto sessuale ( V.Pisani; G Bonfante /
anche nel francese témoin) che ogni tanto ti vien voglia di infrangere.
( Infrangere si può usare anche da solo; dal volgare infragnere.).
Scusa le citazioni, ma servono per essere IT; sai quanto ci tengo.
Quanto al gossip su Ughi, confermo la sua avversione per il Bruto. Il
musicista ha molte manie. Anni fa riuscì a tacere di un suo matrimonio,
preferendo sempre mostrarsi come giovanotto solitario e romanticamente in
sofferenza.
next
raffaele mangano
http://www.dyschronicles.com/raffaele/index.htm
"subito che nasce la virtù, quella partorisce contra sè l' invidia; e
prima sarà il corpo senza l' ombra che la virtù senza l' invidia".
(leonardo)
in piedi sul palco vestito attillato nero col microfono e uno
> sguardo, uno sguardo che dovevate vederle le ragazze in prima fila
sognanti
> nella posizione del loto come se le friggeva lui con quello sguardo.
Lo sguardo all' olio di semi di arichidi lo so fare anch'io, e nei secoli mi
è riuscita qualche frittura; ma il vestito nero attillato! Con il mio
baricentro abbassato e il posteriore sicilian style farei la figura di una
melanzana ripiena.
Azz che rabbia! E tu Michelino non puoi evitare di far venire complessi ai
non dotati?
ciauz
raffaele
http://www.dyschronicles.com/raffaele/index.htm
"subito che nasce la virtù, quella partorisce contra sè l' invidia; e
prima sarà il corpo senza l' ombra che la virtù senza l' invidia".
(leonardo)
> M
ma
sentitelo!!!!!!!!!!!!!
captatio benevelonetiae (lo lascio, troppo carino)
si sa, voi (tu e decarlo) uomini della ripa
e comunque, a parte gli
occhi, non č che de carlo sia bello... bassino, poco armonico, con indosso
gli stivali anche d'estate, timidissssssssssssssimo... fotogenico, questo
sě
elena
> Lo sguardo all' olio di semi di arichidi lo so fare anch'io, e nei secoli mi
> è riuscita qualche frittura
Ehi occhi di bragia, guarda che ti assumono alla friggitoria di piazza
XXIV maggio!
:-)))
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