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Traduzione del viaggio di Celine

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Hanno

unread,
Aug 3, 2003, 4:38:27 PM8/3/03
to
Giungo in ritardo sui thread dedicati a Celine e al "Viaggio al
termine della notte", ma ho solo ora a disposizione il libro. Volevo
chiedere se la traduzione che ho a disposizione è valida oppure mi
converrebbe procurarmene un'altra: si tratta di Alex Alexis.

--
Hanno

OmegaX

unread,
Aug 3, 2003, 7:12:14 PM8/3/03
to
Hanno <dont...@to.me> wrote

La traduzione che hai in mano è superata. Mi chiedo come hai fatto a
procurartela. Si tratta della edizione Dell'Oglio vero? Fu il primo editore
italiano di Céline e la sua edizione del Voyage è ormai introvabile. Inoltre
è un lavoro con molte pecche, non rende bene la "piccola musica" céliniana,
così difficile da tradurre, e l'uso straordinario che egli fa dell'argot.
In questo senso si è posto rimedio con la nuova bellissima traduzione di
Ernesto Ferrero, edizioni Corbaccio, ti consiglio di procurartela.

Ciao

Gino

dbn

unread,
Aug 3, 2003, 8:20:54 PM8/3/03
to
"OmegaX" <ome...@libero.it> diceva:

>così difficile da tradurre, e l'uso straordinario che egli fa dell'argot.
>In questo senso si è posto rimedio con la nuova bellissima traduzione di
>Ernesto Ferrero, edizioni Corbaccio, ti consiglio di procurartela.

la traduzione di ferrero la pubblica anche TEA - e di questi
tempi a pochissimi euri, tipo cinque e novanta, o giù di lì.

paolo beneforti

unread,
Aug 5, 2003, 6:19:39 AM8/5/03
to

dbn ha scritto nel messaggio ...
>"OmegaX" <ome...@libero.it> diceva:

>la traduzione di ferrero la pubblica anche TEA - e di questi
>tempi a pochissimi euri, tipo cinque e novanta, o giù di lì.

digli anche di patchare OE.


Seb

unread,
Aug 5, 2003, 7:56:15 PM8/5/03
to
OmegaX ha scritto:

>Hanno <dont...@to.me> wrote
>> Giungo in ritardo sui thread dedicati a Celine e al "Viaggio al
>> termine della notte", ma ho solo ora a disposizione il libro. Volevo
>> chiedere se la traduzione che ho a disposizione è valida oppure mi
>> converrebbe procurarmene un'altra: si tratta di Alex Alexis.
>
>La traduzione che hai in mano è superata.

E' interessante il "personaggio" che l'ha fatta:
http://digilander.libero.it/biblioego/Alexis.htm

>Mi chiedo come hai fatto a procurartela.

Non sarà stato Babbo Natale... bisogna non scoraggiarsi davanti alle
doppie file e alle cataste disordinate, ma rovistare rovistare e
rovistare... 22 luglio 1991: 7000 lire, questo il prezzo segnato con
una matita poco sopra le "lire trentacinque nette" originali... ma il
vecchietto dietro il bancone non capiva nulla e mi ha fatto pure lo
sconto.

>Si tratta della edizione Dell'Oglio vero?

Non è detto sia l'edizione originale del 1933: so di ristampe,
ridotte, basate su quella traduzione.

>Fu il primo editore
>italiano di Céline e la sua edizione del Voyage è ormai introvabile. Inoltre
>è un lavoro con molte pecche, non rende bene la "piccola musica" céliniana,
>così difficile da tradurre, e l'uso straordinario che egli fa dell'argot.
>In questo senso si è posto rimedio con la nuova bellissima traduzione di
>Ernesto Ferrero, edizioni Corbaccio, ti consiglio di procurartela.

Onestamente una vale l'altra... traduzioni sono.
E ti dirò: a volte è più gustosa quella di Alexis

>Ciao
>
>Gino

Ah... patcha OE.

--
Seb

Hanno

unread,
Aug 6, 2003, 6:22:43 AM8/6/03
to

"OmegaX" <ome...@libero.it> ha scritto

> > [...]Alex Alexis.


>
> La traduzione che hai in mano è superata. Mi chiedo come hai fatto a
> procurartela. Si tratta della edizione Dell'Oglio vero?

Sì... trovata in biblioteca (era l'unica versione che avevano...!)

> Fu il primo editore
> italiano di Céline e la sua edizione del Voyage è ormai introvabile.

In copertina c'è un disegno di Georges Rouault. Nel copyright sono
indicate le date 1933 e 1962


> Inoltre
> è un lavoro con molte pecche, non rende bene la "piccola musica"
>céliniana,
> così difficile da tradurre, e l'uso straordinario che egli fa
> dell'argot.

Che cos'è esattamente l'argot?

> In questo senso si è posto rimedio con la nuova bellissima traduzione
> di Ernesto Ferrero, edizioni Corbaccio, ti consiglio di procurartela.

Ho smesso di leggere la versione di prima: farò ben presto una visita in
libreria.
A proposito, scusa se approfitto ma... mi tradurresti la canzone delle
Guardie Svizzere, perché il francese mi è estraneo e non l'ho capita che
parzialmente? :)

"Notre vie est un voyage
Dans l'Hiver et dans la Nuit,
Nous cherchons notre passage
Dans le Ciel où rien ne luit."

--
Hanno

OmegaX

unread,
Aug 6, 2003, 8:53:48 AM8/6/03
to
Hanno <dont...@to.me> wrote

> Che cos'è esattamente l'argot?

"Argot" significa "gergo".

Il linguaggio usato da Céline, per il Voyage, si avvale di espressioni
gergali, tratte dalla quotidianità e dagli ambienti popolari della Parigi
del suo tempo.
Céline innesta nel suo romanzo un uso assolutamente inedito e straordinario
del linguaggio parlato. Il risultato è il fascino, il dinamismo, la
spontaneità che comunica la sua scrittura, appunto la "piccola musica
céliniana".
Tutto questo si perde nella vecchia traduzione.

> Ho smesso di leggere la versione di prima: farò ben presto una visita in
> libreria.
> A proposito, scusa se approfitto ma... mi tradurresti la canzone delle
> Guardie Svizzere, perché il francese mi è estraneo e non l'ho capita che
> parzialmente? :)

> "Notre vie est un voyage
> Dans l'Hiver et dans la Nuit,
> Nous cherchons notre passage
> Dans le Ciel où rien ne luit."

La Nostra vita è un viaggio
Nell'inverno e nella notte
Cerchiamo il nostro varco
Nel cielo o nulla risplende

severino

unread,
Aug 6, 2003, 10:07:45 AM8/6/03
to
OmegaX:

>> "Notre vie est un voyage
>> Dans l'Hiver et dans la Nuit,
>> Nous cherchons notre passage

>> Dans le Ciel oů rien ne luit."
>
>La Nostra vita č un viaggio


>Nell'inverno e nella notte
>Cerchiamo il nostro varco
>Nel cielo o nulla risplende

'oů' con l'accento perň vuol dire 'dove'.

OmegaX

unread,
Aug 6, 2003, 2:21:01 PM8/6/03
to
severino <lapi...@yahoo.it> wrote

> "Notre vie est un voyage
> Dans l'Hiver et dans la Nuit,
> Nous cherchons notre passage
> Dans le Ciel oů rien ne luit."

La Nostra vita č un viaggio
Nell'inverno e nella notte
Cerchiamo il nostro varco

Nel cielo dove nulla risplende

Seb

unread,
Aug 6, 2003, 7:08:24 PM8/6/03
to
INCIPIT
*****
E' cominciato così. Io, io non avevo mai detto nulla. Nulla. E' Arturo
Ganate che m'ha fatto parlare. Arturo, uno studente, un bel tipo anche
lui, un compagno. Ci s'incontra dunque nella Place Clichy. S'era dopo
pranzo. Vuol parlarmi. L'ascolto. [Alexis, 1933]

E' cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente. E' Arthur
Ganate che mi ha fatto parlare. Arthur, uno studente, un fagiolo anche
lui, un compagno. Ci troviamo dunque a Place Clichy. Era dopo pranzo.
Vuol parlarmi. Lo ascolto. [Ferrero, 1992]


OmegaX ha scritto:

>Hanno <dont...@to.me> wrote
>> Che cos'è esattamente l'argot?
>
>"Argot" significa "gergo".
>
>Il linguaggio usato da Céline, per il Voyage, si avvale di espressioni
>gergali, tratte dalla quotidianità e dagli ambienti popolari della Parigi
>del suo tempo.

Ecco, "del suo tempo"... e in quel tempo Alexis c'era, conosceva
Céline, bazzicava quegli ambienti popolari, ne sentiva i suoni e le
puzze. Ferrero, no... Ferrero - tanto di cappello, comunque - ha
dovuto bazzicare tutt'al più le biblioteche - dove pure ci saranno
stati puzze e suoni, ma di questi tempi - per immaginarsi, attraverso
documenti libri e giornali, ora le atmosfere e il linguaggio di
allora.
E' indubbio che questo è un punto a favore di Alexis.

>Céline innesta nel suo romanzo un uso assolutamente inedito e straordinario
>del linguaggio parlato. Il risultato è il fascino, il dinamismo, la
>spontaneità che comunica la sua scrittura, appunto la "piccola musica
>céliniana".
>Tutto questo si perde nella vecchia traduzione.

Su quali basi fai tale affermazione? capiamola 'sta cosa,
sinceramente.
Io non sono in grado di apprezzare appieno - e quindi di valutarne la
traduzione - un testo francese del 1930, in più gergale e
sintatticamente sballato. Tu?

Mi affido ai due testi tradotti e, aperti entrambi a caso, non noto
sostanziali differenze.

Ma leggiamo cosa scrive Ferrero...
sulla traduzione di Alessio praticamente nulla e nessun commento
qualitativo: "Il /Voyage/ era stato inviato a dell'Oglio da Luigi
Alessio, un singolare personaggio di letterato italiano che in quegli
anni viveva a Parigi; e ad Alessio l'editore affidò la traduzione,
dandogli tempi strettissimi". Stop.

Invece sulla propria traduzione: "è stato scelto, per la parte
lessicale, un «parlato» basso d'area sostanzialmente padana [e
perché?, chiedo io], con qualche apporto centro-meridionale [e ancora
perché?] di parole entrate nel comune uso quotidiano e scherzoso, come
«sfizioso» o «cazziatone» [ma che genio di un Ferrero, uguale uguale
al lessico di Céline]". Embé? e Alexis che avrà fatto? era piemontese
e in più avrà usato parole sfiziose nel comune uso quotidiano, ma del
_suo_ tempo... e ciò rende la prima traduzione più "vicina"
all'originale, imho.

E ancora: "Un altro problema [...] era quello se accettare in italiano
lo scardinamento quasi sistematico della /consecutio temporum/ che
Céline adotta soprattutto con i congiuntivi [...]. E' stata scelta una
via di mezzo, caso per caso [ahi ahi, Ferrero], perché in alcune
occasioni un calco radicale avrebbe provocato un disagio sin troppo
esibito [ahi ahi, Ferrero... farti i cazzi tuoi, no eh?], cui non
avrebbe corrisposto sulla pagina un reale guadagno espressivo".
No dico, Céline vuole stridere in francese e Ferrero lubrifica in
italiano?

Ma la ciliegina sta alla nota 15: "L'originale porta /cézigue/, voce
dell'argot [...]"
attenzione adesso alla fedele presunzione di Ferrero, ROTFL
"... voce dell'argot (ma sarebbe stato più esatto scrivere
/mézigue/)".
Cioè? ho letto bene? Ferrero, il traduttore del 1990, conta i peli in
culo a Céline, l'Autore del Testo del 1930?
E come se un ipotetico traduttore di Gadda o Manganelli o Pinco, i
quali avessero scritto - chesso? - "minghia", si dovesse permette di
dire "era meglio minchia"... e 'sti gazzi? aggiungiamoli pure, va'.

Scusate, ma che affidabilità ha la traduzione di uno che provicchia a
sostituirsi all'Autore?
Il fatto che la traduzione di Ferrero sia migliore o più fedele a
quella di Alexis è, per me, solo una puttanata commerciale tesa a
creare interesse su un'edizione che diversamente non avrebbe ottenuto
una ristampa.

E la traduzione di Caproni di Morte a credito? è fedele
"all'intraducibile jazz celiniano"? non credo... ma Caproni non è
Alexis, direte... ecchissenefrega, dico io.

EXPLICIT
*******
Lontano, un rimorchiatore ha fischiato; il suo appello ha passato il
ponte, ancora un'arcata, un'altra, la chiusa, un altro ponte, lontano,
più lontano... Chiamava a sé, tutti i barconi del fiume, tutti, e la
città intera, e il cielo e le campagna, e noi e tutto trascinava,
anche la Senna, tutto, e che non se ne parli più. [Alexis, 1933]

Lontano, il rimorchiatore ha fischiato; il suo richiamo ha passato il
ponte, ancora un'arcata, un'altra, la chiusa, un altro ponte, lontano,
più lontano... Chiamava a sé tutte le chiatte del fiume tutte, e la
città intera, e il cielo e le campagna, e noi, tutto si portava via,
anche la Senna, tutto, che non se ne parli più. [Ferrero, 1992]
--
Seb

Laura

unread,
Aug 7, 2003, 11:56:33 AM8/7/03
to
> OmegaX ha scritto:

> > Céline innesta nel suo romanzo un uso assolutamente inedito e
> > straordinario del linguaggio parlato. Il risultato è il fascino, il
> > dinamismo, la spontaneità che comunica la sua scrittura, appunto
> > la "piccola musica céliniana".
> > Tutto questo si perde nella vecchia traduzione.

la piccola musica céliniana è espressione irritante. sembra verlaine o
mozart (che vanno benissimo, ovviamente, ma che, proprio, con céline non
c’entrano nulla).


Seb ha scritto:

> Io non sono in grado di apprezzare appieno - e quindi di valutarne la
> traduzione - un testo francese del 1930, in più gergale e
> sintatticamente sballato. Tu?

Io, sì, un po', per dire. Ma mi sa che tu saresti più in grado di
valutarne la resa.

> Mi affido ai due testi tradotti e, aperti entrambi a caso, non noto
> sostanziali differenze.

Ah, ecco.

> Invece sulla propria traduzione: "è stato scelto, per la parte
> lessicale, un «parlato» basso d'area sostanzialmente padana [e
> perché?, chiedo io], con qualche apporto centro-meridionale [e ancora
> perché?] di parole entrate nel comune uso quotidiano e scherzoso, come
> «sfizioso» o «cazziatone» [ma che genio di un Ferrero, uguale uguale
> al lessico di Céline]".

posso capire da dove provenga la scelta. basti pensare a come vengono
tradotti i testi di gadda in francese. bonalumi, per esempio, per il
Pasticciaccio, ha dovuto rinunciare a tutti i dialetti/ismi (non che non
esistano in francia, ma il loro uso trasforma irrimediabilmente un testo
in una testimonianza etnologica regionale – e non vogliamo che gadda suoni
così, vero? come quando, per distribuire i film italiani con voci
napoletane o romagnole, sistematicamente i francesi doppiavano gli attori
con l’accento marsigliese – una cosa, a più titoli, penosa e umiliante).

viceversa, risulta che l’unica dimensione di traducibilità dell’argot, sia
l’uso del dialetto. sì, ma quale dialetto? caproni usa dialettismi
toscani. nell’ultima ripubblicazione dei titoli di Jean Genet, dal
saggiatore (con copertine da urlo, nel senso urlo d’orrore), la traduzione
di caproni è risultata strana, qua e là, proprio per questo motivo (e
anche per alcuni errori, diciamolo – anche se, su questo, sarei larga di
manica, in nome del divin principio della resa). siccome la stragrande
maggioranza delle redazioni delle case editrici italiane si trova a
milano, temo che la scelta dei lombardismi tenda a crescere... (perfino da
einaudi, per colmo dell’ironia).

> Embé? e Alexis che avrà fatto? era piemontese
> e in più avrà usato parole sfiziose nel comune uso quotidiano, ma del
> _suo_ tempo... e ciò rende la prima traduzione più "vicina"
> all'originale, imho.

sì, l’argot di céline è in parte antiquato. ma neanche tanto. mentre i
testi originali riescono a superare il tempo, le traduzioni.


> No dico, Céline vuole stridere in francese e Ferrero lubrifica in
> italiano?

hai perfettamente ragione.

> E la traduzione di Caproni di Morte a credito? è fedele
> "all'intraducibile jazz celiniano"? non credo... ma Caproni non è
> Alexis, direte... ecchissenefrega, dico io.

'nsomma.

Laura

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


OmegaX

unread,
Aug 7, 2003, 12:59:39 PM8/7/03
to
Seb <x...@xxx.it> wrote

[...]

"Segnalo intanto che a motivare la rilettura è stata la comparsa di una
nuova traduzione italiana, venuta dopo sei decenni a rimpiazzare quella,
quasi coeva dell'originale, sin qui in circolazione. A farsi carico della
grandiosa fatica è stato Ernesto Ferrero (già traduttore, tra l'altro, di
Casse-pipe per Einaudi), che mi sembra abbia saputo tenere in buon
equilibrio le esigenze della leggibilità con una costante allusione alle
peculiarità ritmiche e sintattico-lessicali della scrittura di Céline. E
quella della allusione (o se si vuole del riecheggiamento, della fedeltà a
distanza) è, penso, la sola strada ragionevolmente percorribile [...]"
Giovanni Raboni - Corriere della Sera 20-01-1993
(a proposito di una rilettura del Viaggio al termine della notte)


OmegaX

unread,
Aug 7, 2003, 1:12:30 PM8/7/03
to
Laura <zen...@libero.it> wrote

> la piccola musica céliniana è espressione irritante. sembra verlaine o
> mozart (che vanno benissimo, ovviamente, ma che, proprio, con céline non
> c'entrano nulla).

Questa espressione non è stata inventata da me, è una definizione ormai
ricorrente (petite musique), tra i critici, per definire la prosa di Céline.
Céline stesso paragonava la sua prosa a una sinfonia (parla di "sinfonia
letteraria", in un'intervista, a proposito del Viaggio). E la prosa di
Céline è quanto di più vicino esista, in letteratura, alla musica.
Effettivamente leggendolo è come se si ascoltasse una musica, che poi, non
significa altro, che un tono particolare, appartenente solo a Céline.
La tua è una considerazione personale, un'irritazione strettamente
personale.
Personalmente, sono d'accordo con i critici che hanno coniato tale
espressione. Quando leggevo Céline era come se fossi ammaliato da quel suo
tono particolare, da quello stile ritmato sulle emozioni, e leggendolo mi
veniva in mente una musica, un particolare tono di voce inconfondibile...
che può essere solo suo...

OmegaX

unread,
Aug 7, 2003, 1:21:03 PM8/7/03
to
Seb <x...@xxx.it> wrote

[...]


Intervista a E.Ferrero, Fiera Internazionele del Libro di Torino, edizione
2003

D. La Sua, ottima, traduzione di Viaggio al termine della notte induce una
riflessione sulla tecnica necessaria per trasporre la dimensione molto
attuale (quasi contemporanea) del parlato proposto da Céline nel suo
capolavoro.

R. Il lavoro di traduttore mi piace moltissimo. In particolare amo i testi
in cui la lingua ha un ruolo molto importante. Nel caso di Céline, poi, è
soprattutto il ritmo ad essere determinante. Infatti il problema di questo
autore non è tanto la lingua (Voyage è il meno difficile dei suoi romanzi),
quanto invece il ritmo. Pochi lo sanno, ma Céline è un "musicista", un
jazzista che fa del jazz percuotendo tutti gli oggetti del quotidiano che
trova a tiro. E siccome certi ritmi, alcuni modi e slogamenti sintattici non
trovano corrispondenza in italiano, ecco che la loro traduzione risulta
molto difficile, una sfida sempre aperta. Quel lavoro ha, ormai, dieci anni
e, forse, sarebbe ora di rimetterci mano, essendo la traduzione un work in
progress. È un cantiere sempre aperto, in quanto la lingua cambia, cambiamo
noi, cambiano i lettori.

OmegaX

unread,
Aug 7, 2003, 1:33:14 PM8/7/03
to
Un'altra considerazione sull'espressione "petite musicque":
fu Céline stesso a coniarla, rivendicando a sé l'invenzione di una "petite
musique", una piccola musica dello stile.


Laura

unread,
Aug 7, 2003, 1:49:57 PM8/7/03
to
OmegaX ha scritto:

> Questa espressione non è stata inventata da me, è una definizione ormai
> ricorrente (petite musique), tra i critici, per definire la prosa di
> Céline.

lo so. Anzi, ti dirò, "la petite musique", l'ha tirata fuori Céline
stesso. Quello che mi irrita è come venga ripresa, a iosa, generalmente in
un contesto critico che diluisce l'intollerabilità céliniana (il suo
principale pregio. A mio parere, naturalmente, e scusa se ogni tanto
ometto di segnalarlo).

> Céline stesso paragonava la sua prosa a una sinfonia (parla di "sinfonia
> letteraria", in un'intervista, a proposito del Viaggio).

sinfonia non è musichetta
è insieme di voci.

> E la prosa di
> Céline è quanto di più vicino esista, in letteratura, alla musica.

dipende quale.

> Effettivamente leggendolo è come se si ascoltasse una musica, che poi, non
> significa altro, che un tono particolare, appartenente solo a Céline.

non per me.

> La tua è una considerazione personale, un'irritazione strettamente
> personale.

be', sì.

> Quando leggevo Céline

hai smesso?

> era come se fossi ammaliato da quel suo
> tono particolare, da quello stile ritmato sulle emozioni,

lo stile, nemmeno quello libero, ha niente a che fare con le emozioni.
se parli poi delle emozioni come contenuto narrativo, ammetterai che
quelle céliniane sono generalmente sgradevoli (e infatti, umane
umanissime). Quindi, che musica senti?

OmegaX

unread,
Aug 7, 2003, 2:04:47 PM8/7/03
to
Laura <zen...@libero.it> wrote

> > Céline stesso paragonava la sua prosa a una sinfonia (parla di "sinfonia
> > letteraria", in un'intervista, a proposito del Viaggio).

> sinfonia non è musichetta
> è insieme di voci.

E chi ha parlato di musichetta? ho parlato di musica, e la "sinfonia" è
musica.

> > Effettivamente leggendolo è come se si ascoltasse una musica, che poi,
non
> > significa altro, che un tono particolare, appartenente solo a Céline.
>
> non per me.

Scusami, ma sei una delle poche persone che non sentono un "tono
particolare" nella prosa di Céline.

> > Quando leggevo Céline
>
> hai smesso?

Accidenti! I suoi sono tra i pochi libri presenti tra le mie riletture.
"Il Viaggio al termine della notte" di Céline è il libro che porto sempre
con me, dovunque vada, insieme ai "49 racconti" di Hemingway.

> lo stile, nemmeno quello libero, ha niente a che fare con le emozioni.
> se parli poi delle emozioni come contenuto narrativo, ammetterai che
> quelle céliniane sono generalmente sgradevoli (e infatti, umane
> umanissime). Quindi, che musica senti?

Se ti sentisse Céline!

Scrittura: emozione a ogni costo

"Io faccio del vissuto emotivo, faccio passare l'emozione nel linguaggio
scritto. Il modo in cui gli altri scrivono, francamente, non mi piace. Io ho
trovato un altro modo di stilizzare che mi soddisfa. Per sostenere le mie
cattive ragioni: i contemporanei, colleghi di talento, scrivono alla maniera
di Paul Bourget, di Anatole France, che a sua volta copiava Voltaire. Questo
buon modo di scrivere, ben appreso, è piacevolissimo quando è ben fatto. Per
rendere conto di una data situazione, di un dato modo di trattare i fatti,
sia giornalistici, sia mondani, va bene. Ma non è emotivo, è arido."

Louis Ferdinand Céline
Polemiche -Guanda- (interviste a Céline)

Qualcos'altro sulla "piccola musica" céliniana, che trovo molto
interessante:

"Intanto, in Francia, l'erede di Camus e di Sartre e, forse, al di là di
loro, dello stesso Proust, appare essere Louis-Ferdinand Céline. Céline è il
grande innovatore degli ultimi decenni, infatti, molto più degli stessi
Camus e Sartre. Ma Céline attende ancora l'irraggiamento che altri hanno
conosciuto prima di lui. Ma sarà molto difficile che questo avvenga. La
geniale "piccola musica" del suo linguaggio è straordinariamente originale,
non è esportabile e non è in grado di fare scuola."
Alberto Carrara

Laura

unread,
Aug 7, 2003, 5:31:36 PM8/7/03
to

OmegaX ha scritto:

> E chi ha parlato di musichetta? ho parlato di musica, e la "sinfonia" è
> musica.

"petite musique", come lo traduci?

> Scusami, ma sei una delle poche persone che non sentono un "tono
> particolare" nella prosa di Céline.

e che ci vuol ad avere un tono particolare? E' quello che suol dirsi di
qualunque primo romanzo neanche tanto promettente.

> Accidenti! I suoi sono tra i pochi libri presenti tra le mie riletture.
> "Il Viaggio al termine della notte" di Céline è il libro che porto sempre
> con me, dovunque vada, insieme ai "49 racconti" di Hemingway.

Io preferisco Mort à crédit. Ma che cosa mi dici dei romanzi del
dopoguerra? La senti ancora, la musichetta, lì?

> Se ti sentisse Céline!

Non gliene fregherebbe niente. A lui, le donne piacevano ballerine.

> Scrittura: emozione a ogni costo

> "Io faccio del vissuto emotivo, faccio passare l'emozione nel linguaggio
> scritto. Il modo in cui gli altri scrivono, francamente, non mi piace. Io
> ho trovato un altro modo di stilizzare che mi soddisfa. Per sostenere le
> mie cattive ragioni: i contemporanei, colleghi di talento, scrivono alla
> maniera di Paul Bourget, di Anatole France, che a sua volta copiava
> Voltaire. Questo buon modo di scrivere, ben appreso, è piacevolissimo
> quando è ben fatto. Per rendere conto di una data situazione, di un dato
> modo di trattare i fatti, sia giornalistici, sia mondani, va bene. Ma non
> è emotivo, è arido."

> Louis Ferdinand Céline
> Polemiche -Guanda- (interviste a Céline)

Ti potrei rispondere che non tutti gli scrittori sanno quello che fanno.

Ma l'importante qui sono i riferimenti letterari. Bourget, France,
Voltaire. Lui ce l'ha con la prosa pettinata, con l'ordine narrativo, con
il perbenismo letterario della fine ottocento (come Flaubert che dava per
idolo Voltaire al suo personaggio-urna di stupidità e ottusa malizia).

Per di più, questa intervista data di un periodo quando ancora Céline
cerca di spiegarsi e di non urtare troppo giornalisti e dignitari
dell'establishment culturale e editoriale. Quindi, trova la musichetta,
trova l'emozione. Piace sempre. Ancora oggi.

Ancora qualche anno e cambia il tono (il famoso tono).

> Qualcos'altro sulla "piccola musica" céliniana, che trovo molto
> interessante:

> "Intanto, in Francia, l'erede di Camus e di Sartre e, forse, al di là di
> loro, dello stesso Proust, appare essere Louis-Ferdinand Céline. Céline è

> grande innovatore degli ultimi decenni, infatti, molto più degli stessi

> il Camus e Sartre. Ma Céline attende ancora l'irraggiamento che altri

> hanno conosciuto prima di lui. Ma sarà molto difficile che questo
> avvenga. La geniale "piccola musica" del suo linguaggio è

> straordinariamente originale,non è esportabile e non è in grado di fare
> scuola." Alberto Carrara

Mi dispiace per Alberto Carrara (non so chi sia, lo ammetto - aspetta che
cerco : sarà mica quello che fa le recensioni su "Letture"? Be', vabbe'),
ma Céline li odiava, Camus e Sartre. Scrive nel '48 un pamphlet contro
Sartre intitolato "A l'agité du bocal" (molto scorretto, il pamphlet; pura
invettiva).

No, guarda, inutile cercare di renderlo digeribile, Céline. Non lo è. Non
è un erede, non è un "continuatore". La sua unica scuola è quella dei
cadaveri. Non irradia, è un flagello.

Nel bene, è la sua grandezza. E e nel male...

OmegaX

unread,
Aug 7, 2003, 8:14:11 PM8/7/03
to
Laura <zen...@libero.it> wrote

> "petite musique", come lo traduci?

ti ho già spiegato tutto nei post precedenti. non mi va di ripetermi sempre.
cosa più importante ti ho riportato le parole dello stesso autore a
spiegazione di questa frase coniata da lui stesso.

> e che ci vuol ad avere un tono particolare? E' quello che suol dirsi di
> qualunque primo romanzo neanche tanto promettente.

tu dici: e che ci vuole ad avere un tono particolare in letteratura?
ti rispondo solo con un sorrisetto. potrei dirti ciò che penso sullo stile,
sulla letteratura, ciò che pensava céline, ma dopo una tale affermazione...
non mi va più di perdere tempo.

> Io preferisco Mort à crédit. Ma che cosa mi dici dei romanzi del
> dopoguerra? La senti ancora, la musichetta, lì?

la "musica dello stile" c'è sempre in céline, persino nelle frasi delle
interviste, persino quando parlava a voce (c'è un registrazione fatta, ed è
come sentire uno dei suoi romanzi).
nei romanzi del dopoguerra, poi, specialmente nella trilogia, céline
raggiunge delle vette stilistiche e narrative magistrali... sono dei
capolavori, definiti da raboni romanzi più belli persino del viaggio.

> > Se ti sentisse Céline!
>
> Non gliene fregherebbe niente. A lui, le donne piacevano ballerine.

questo poi è il delirio. che significa? mi rispondi con una frase sconnessa,
che non c'entra niente con il tema trattato e non entra nel merito. mi viene
veramente da ridere... hai 15 anni?

> > Scrittura: emozione a ogni costo
>
> > "Io faccio del vissuto emotivo, faccio passare l'emozione nel linguaggio
> > scritto. Il modo in cui gli altri scrivono, francamente, non mi piace.
Io
> > ho trovato un altro modo di stilizzare che mi soddisfa. Per sostenere le
> > mie cattive ragioni: i contemporanei, colleghi di talento, scrivono alla
> > maniera di Paul Bourget, di Anatole France, che a sua volta copiava
> > Voltaire. Questo buon modo di scrivere, ben appreso, è piacevolissimo
> > quando è ben fatto. Per rendere conto di una data situazione, di un dato
> > modo di trattare i fatti, sia giornalistici, sia mondani, va bene. Ma
non
> > è emotivo, è arido."
>
> > Louis Ferdinand Céline
> > Polemiche -Guanda- (interviste a Céline)
>
> Ti potrei rispondere che non tutti gli scrittori sanno quello che fanno.

questo è il "delirio puro". non ti arrampicare sugli specchi. ammetti di
aver preso delle cantonate... è più onesto... più dignitoso... e da persona
matura.

> Ma l'importante qui sono i riferimenti letterari. Bourget, France,
> Voltaire. Lui ce l'ha con la prosa pettinata, con l'ordine narrativo, con
> il perbenismo letterario della fine ottocento (come Flaubert che dava per
> idolo Voltaire al suo personaggio-urna di stupidità e ottusa malizia).

non c'è bisogno che lo ripeta tu lo abbiamo letto da noi, quello che non
ripeti è ciò che dice sullo stile, sull'emozione, ma già quello non ti va a
genio.

ah, per quanto riguarda voltaire non sai che dici, céline lo ammirava a
differenza di bourget e france.

> Per di più, questa intervista data di un periodo quando ancora Céline
> cerca di spiegarsi e di non urtare troppo giornalisti e dignitari
> dell'establishment culturale e editoriale. Quindi, trova la musichetta,
> trova l'emozione. Piace sempre. Ancora oggi.

no, ti potrei citare interviste del periodo immediatamente posteriore al
Viaggio...
ma penso che non ne valga la pena... niente è più faticoso di interloquire
con una persona che vuole avere ragione ad ogni costo.

> Ancora qualche anno e cambia il tono (il famoso tono).

quando cambia tono céline? quando? me lo dici? lo vogliono sapere anche gli
studiosi di letteratura e i lettori... è una notizia veramente inedita!
mi viene da ridere.
lo stile céliniano diventa con gli anni ancora più estremo, ancora più
radicale e coraggioso nel perseguire la "piccola musica" dello stile, nel
perseguire il "vissuto emotivo", nel far passare l'emozione nel linguaggio
scritto.

> No, guarda, inutile cercare di renderlo digeribile, Céline. Non lo è. Non


> è un erede, non è un "continuatore". La sua unica scuola è quella dei
> cadaveri. Non irradia, è un flagello.

(mi viene da ridere) se non lo digerisci tu non leggerlo, non ti pregherà
nessuno, non farai del male a nessuno solo a te stessa.
non rimpiangerà nessuno che non l'hai digerito, céline è, insieme a proust,
lo scrittore più importante del '900 francese e non, può sopportare il fatto
che tu non lo digerisci (mi sto sbellicando dalle risate).
céline non è un erede, non è un continuatore, è solo uno dei più grandi
scrittori del '900.

> Nel bene, è la sua grandezza. E e nel male...

qui inizi a delirare di nuovo...

bè... va bè... ciao

gonzpir

unread,
Aug 7, 2003, 10:59:44 PM8/7/03
to

"Laura" <zen...@libero.it> ha scritto

> sinfonia non è musichetta
> è insieme di voci.
>
niente : è che sta cosa qua m'ha fatto venire in mente un pezzo dal film
'tutte le mattine del mondo' quando il protagonista si rivolge ad un
musicista da strapazzo, rivolgendogli la più icastica delle stroncature :
"Voi non siete un musicista, voi fate musica".
Sono sicuro che il sign. Destouches avrebbe , del resto, odiato il libro di
Quignard da cui il film.
linnio.


p. benef.

unread,
Aug 8, 2003, 3:50:37 AM8/8/03
to

OmegaX

> ti ho già spiegato tutto nei post precedenti. non mi va di ripetermi
sempre.

anch'io eviterei volentieri di ripeterti di patchare quel cazzo di Outlook,
sì da permettere a tutti di seguire i 3d.


Hanno

unread,
Aug 8, 2003, 4:58:39 AM8/8/03
to

"Seb" <x...@xxx.it> ha scritto ...

> INCIPIT
> *****
> E' cominciato così. Io, io non avevo mai detto nulla. Nulla. E' Arturo

[cut]


> E' cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente. E' Arthur

[cut]

La nuova traduzione l'ho comprata stamattina (ediz. Tea in promozione,
grazie dbn :)... e il confronto fatto da te l'avevo già eseguito... sei
stato troppo severo a fermarti alle prime righe. Sempre nella prima
pagina ci sono notevoli differenze:

[alexis]
<< (...)E' così. Secolo della velocità, dicono. Dove? Grandi
cambiamenti, raccontano. In che modo? Ma no, non c'è nulla di cambiato.
Continuano ad ammirarsi, e basta. E non è nuovo nemmeno questo. Parole,
e tra le parole poche soltanto son cambiate! Due o tre qui o là, piccole
piccole... >> Fieri d'aver distillato queste utili verità, restiamo
seduti, soddisfatti, a contemplare le signore del caffè.

[Ferrero]
<< (...) E così! Il secolo della velocità! dicono loro. Dove mai? Grandi
cambiamenti! ti raccontano loro. Che roba è? E' cambiato niente, in
verità. Continuano a stupirsi e basta. E nemmeno questo è nuovo per
niente. Continuano a stupirsi e basta. Parole, e nemmeno tante, anche le
parole che son cambiate! Due o tre di qui, di là, di quelle piccole...>>
Tutti fieri allora di aver fatto risuonare queste utili verità, siamo
rimasti là seduti, incantati, a guardare le dame del caffè.

I due brani sono molto diversi. E poi ho pescato questo, quando scrive
di Lola:

[Alexis]
In letto, per esempio, era un piatto magnifico e ci si tornava e lei ci
dava molto piacere. Come tr..., l'era la vera. Occorre esserla
d'altronde per far ben godere. In quel genere di cucina, la canaglieria,
in fin dei conti, è come il pepe in una buona salsa, è indispensabile e
lega.

[Ferrero]
A letto per esempio era un affare superbo e ci tornavi e di gioia te ne
dava. Come troia era una di quelle vere. Ci vuol quello d'altronde per
far godere bene. In questa cucina, quella del didietro, la ribalderia,
dopo tutto, è come il pepe in una buona salsa, ci vuole e lega.

--
Hanno

OmegaX

unread,
Aug 8, 2003, 7:37:04 AM8/8/03
to
Hanno <dont...@to.me> wrote

> [alexis]
> << (...)E' così. Secolo della velocità, dicono. Dove? Grandi
> cambiamenti, raccontano. In che modo? Ma no, non c'è nulla di cambiato.
> Continuano ad ammirarsi, e basta. E non è nuovo nemmeno questo. Parole,
> e tra le parole poche soltanto son cambiate! Due o tre qui o là, piccole
> piccole... >> Fieri d'aver distillato queste utili verità, restiamo
> seduti, soddisfatti, a contemplare le signore del caffè.
>
> [Ferrero]
> << (...) E così! Il secolo della velocità! dicono loro. Dove mai? Grandi
> cambiamenti! ti raccontano loro. Che roba è? E' cambiato niente, in
> verità. Continuano a stupirsi e basta. E nemmeno questo è nuovo per
> niente. Continuano a stupirsi e basta. Parole, e nemmeno tante, anche le
> parole che son cambiate! Due o tre di qui, di là, di quelle piccole...>>
> Tutti fieri allora di aver fatto risuonare queste utili verità, siamo
> rimasti là seduti, incantati, a guardare le dame del caffè.

Sì, ci sono notevoli differenze, nel ritmo, nella costruzione della frase,
nell'uso dei vocaboli, nelle allitterazioni, nelle ellissi, nei modi e nei
slogamenti sintattici.

Non avevo mai fatto il confronto, non avendo sottomano la vecchia
traduzione.
Dai brani che riporti risultano chiaramente le pecche della versione di
Alexis: gli accomodamenti in senso classico, un uso di vocaboli moderati per
smorzare quelli aspri o volgari, l'incapacità di recepire e rendere la
rivoluzionarietà ritmica, dinamica della prosa, dello stile céliniano.

> [Alexis]
> In letto, per esempio, era un piatto magnifico e ci si tornava e lei ci
> dava molto piacere. Come tr..., l'era la vera. Occorre esserla
> d'altronde per far ben godere. In quel genere di cucina, la canaglieria,
> in fin dei conti, è come il pepe in una buona salsa, è indispensabile e
> lega.
>
> [Ferrero]
> A letto per esempio era un affare superbo e ci tornavi e di gioia te ne
> dava. Come troia era una di quelle vere. Ci vuol quello d'altronde per
> far godere bene. In questa cucina, quella del didietro, la ribalderia,
> dopo tutto, è come il pepe in una buona salsa, ci vuole e lega.
>

Qui risalta chiaramente la differenza di resa stilistica céliniana delle due
versioni.

Ciao.

Seb

unread,
Aug 8, 2003, 8:59:12 AM8/8/03
to
Laura ha scritto:

>> Io non sono in grado di apprezzare appieno - e quindi di valutarne la
>> traduzione - un testo francese del 1930, in più gergale e
>> sintatticamente sballato. Tu?
>
>Io, sì, un po', per dire.

Beata... e come mai? mi sono permesso di ravanare nelle tue mutandine,
nel senso di intimità dei tuoi header, e ho notato che posti da un
dominio francese: sei francese? capita sempre una francese su questo
newsgroup: sarete mica tutte... carine?

>Ma mi sa che tu saresti più in grado di valutarne la resa.

Non so, posso dirti solo che leggo secondo la mia testa e le sue
invenzioni: la lettura è creazione e arte quanto la scrittura... se
così non fosse non ci sarebbe letteratura, storia e storia della
letteratura.

>> Mi affido ai due testi tradotti e, aperti entrambi a caso, non noto
>> sostanziali differenze.
>
>Ah, ecco.

Nessuna sostanziale differenza per quanto riguarda l'ipotesi che la
traduzione di Ferrero possa essere più aderente al testo del Voyage
rispetto a quella di Alexis, poi ovvio che le due traduzioni sono
"diverse": e non tanto per la scelta di questo o quel termine - che
restano comunque arbitri o forzature rispetto all'originale, e quindi
né l'una né l'altra risulteranno soddisfacenti, come tutte le
traduzioni che non siano tecniche - quanto per la diversa "sonorità"
(visto che si parla di musica, la butto lì) della lingua dovuta a
momenti storici e culturali differenti.
Personalmente, se la traduzione non è del tutto sballata o carente,
preferisco quella dei contemporanei - o più vicini nel tempo -
all'autore del testo originale.

>> Invece sulla propria traduzione: "è stato scelto, per la parte
>> lessicale, un «parlato» basso d'area sostanzialmente padana [e
>> perché?, chiedo io], con qualche apporto centro-meridionale [e ancora
>> perché?] di parole entrate nel comune uso quotidiano e scherzoso, come
>> «sfizioso» o «cazziatone» [ma che genio di un Ferrero, uguale uguale
>> al lessico di Céline]".
>
>posso capire da dove provenga la scelta. basti pensare a come vengono
>tradotti i testi di gadda in francese. bonalumi, per esempio, per il
>Pasticciaccio, ha dovuto rinunciare a tutti i dialetti/ismi (non che non
>esistano in francia, ma il loro uso trasforma irrimediabilmente un testo
>in una testimonianza etnologica regionale – e non vogliamo che gadda suoni
>così, vero?

Certo che no, soprattutto perché si sentirebbero esclusi quelli di
Pastrufazio.

>come quando, per distribuire i film italiani con voci
>napoletane o romagnole, sistematicamente i francesi doppiavano gli attori
>con l’accento marsigliese – una cosa, a più titoli, penosa e umiliante).

Beh, si sa che i migliori doppiatori sono italiani.

>[...] siccome la stragrande


>maggioranza delle redazioni delle case editrici italiane si trova a
>milano, temo che la scelta dei lombardismi tenda a crescere... (perfino da
>einaudi, per colmo dell’ironia).

Anche se i lombardismi hanno molte contaminazioni dovute
all'immigrazione, o no?

>> Embé? e Alexis che avrà fatto? era piemontese
>> e in più avrà usato parole sfiziose nel comune uso quotidiano, ma del
>> _suo_ tempo... e ciò rende la prima traduzione più "vicina"
>> all'originale, imho.
>
>sì, l’argot di céline è in parte antiquato. ma neanche tanto. mentre i
>testi originali riescono a superare il tempo, le traduzioni.

Ecco... anche per questo dico che è preferibile un'accettabile
traduzione coeva.

>> E la traduzione di Caproni di Morte a credito? è fedele
>> "all'intraducibile jazz celiniano"? non credo... ma Caproni non è
>> Alexis, direte... ecchissenefrega, dico io.
>
>'nsomma.

;-) Sì, 'nsomma... però è evidente che si parla di un _altro_ testo
letterario, o per lo meno della sua suggestione: in questo caso il
problema dell'aderenza al testo originale diventa lo stesso della
carta stagnola intorno al cioccolatino: la si scarta e butta.

Comunque, che sia Caproni Ferrero o Alexis, la traduzione è sempre un
tradimento: se trasporto (trans duco) qualcosa devo pur consegnare
(tradere) questo qualcosa. ;-)

--
Seb

bea

unread,
Aug 8, 2003, 9:26:12 AM8/8/03
to
> Beata... e come mai? mi sono permesso di ravanare nelle tue mutandine,
> nel senso di intimità dei tuoi header, e ho notato che posti da un
> dominio francese: sei francese? capita sempre una francese su questo
> newsgroup: sarete mica tutte... carine?


Complimenti per la raffinatezza dell'approccio...

Bea


--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it

Seb

unread,
Aug 8, 2003, 9:37:02 AM8/8/03
to
Hanno ha scritto:

>La nuova traduzione l'ho comprata stamattina (ediz. Tea in promozione,
>grazie dbn :)...

Hai fatto bene: a 5,90 si puт comprare di tutto, se poi va male si
regala... pensa che io l'ho pagata circa 20,00 euro.

>e il confronto fatto da te l'avevo giа eseguito... sei


>stato troppo severo a fermarti alle prime righe.

Non era mia intenzione cercare le pulci all'uno e all'altro: non era
questo il problema...

>Sempre nella prima pagina ci sono notevoli differenze:

... il problema non riguardava le differenze ma la validitа in
generale.

>[alexis]
><< (...)E' cosм. Secolo della velocitа, dicono. Dove? Grandi
>cambiamenti, raccontano. In che modo? Ma no, non c'и nulla di cambiato.
>Continuano ad ammirarsi, e basta. E non и nuovo nemmeno questo. Parole,
>e tra le parole poche soltanto son cambiate! Due o tre qui o lа, piccole
>piccole... >> Fieri d'aver distillato queste utili veritа, restiamo
>seduti, soddisfatti, a contemplare le signore del caffи.
>
>[Ferrero]
><< (...) E cosм! Il secolo della velocitа! dicono loro. Dove mai? Grandi
>cambiamenti! ti raccontano loro. Che roba и? E' cambiato niente, in
>veritа. Continuano a stupirsi e basta. E nemmeno questo и nuovo per


>niente. Continuano a stupirsi e basta. Parole, e nemmeno tante, anche le

>parole che son cambiate! Due o tre di qui, di lа, di quelle piccole...>>
>Tutti fieri allora di aver fatto risuonare queste utili veritа, siamo
>rimasti lа seduti, incantati, a guardare le dame del caffи.


>
>I due brani sono molto diversi.

Trovi? "parole, e tra le parole poche soltanto son cambiate! Due o tre
qui o lа, piccole piccole"... e oltre alle parole cosa trovi sia
cambiato? se tu avessi letto solo Alexis e un tuo interlocutore solo
Ferrero, pensi che ora parlereste di opere diverse? o avreste emozioni
diverse? Traduzioni sono.

>E poi ho pescato questo, quando scrive di Lola:

>[Alexis]
>In letto, per esempio, era un piatto magnifico e ci si tornava e lei ci
>dava molto piacere. Come tr..., l'era la vera.
>

>[Ferrero]
>A letto per esempio era un affare superbo e ci tornavi e di gioia te ne
>dava. Come troia era una di quelle vere.

Embи? non c'и scritto "troia" per intero! hai forse bisogno di leggere
troia cazzo culo chiavare per intero? diversamente non capiresti?

Riflettiamo... oggi di cazzi & compagnia se ne legge fino alla nausea,
l'effetto provocatorio di quella gang di parole si и annacquato: tu
lettore di oggi nel leggere la traduzione di Ferrero passi sopra
quelle parole come passeggiando lungo la battigia... tu lettore di
oggi nel leggere la traduzione di Alexis, passeggiando lungo la
battigia, ti blocchi davanti a "tr..." come se i tuoi piedi avessero
sfiorato, a riva, una medusa morta: e allora, ecco che sм, pensi a
quanto poteva essere provocatorio in quel tempo scrivere "troia".
Capito la sottigliezza?

--
Seb

nadia

unread,
Aug 8, 2003, 9:50:16 AM8/8/03
to

Scusa, e tu perchè non lasci perdere Outlook e non tiri giù Netscape
punto 7, Mail and newsgroup, funziona benissimo e si legge che è un piacere?
prova!

(anzi, perchè non lasci perdere quel cazzo di Outlook e non tiri giù...)

Seb

unread,
Aug 8, 2003, 9:50:33 AM8/8/03
to
OmegaX ha scritto:

>"Segnalo intanto che a motivare la rilettura è stata la comparsa di una
>nuova traduzione italiana,

E capitato anche a me... e penso a molti altri. Curiosità.

>venuta dopo sei decenni a rimpiazzare quella,
>quasi coeva dell'originale, sin qui in circolazione.

E non mi pare abbia fatto commenti negativi su quella coeva.

>A farsi carico della
>grandiosa fatica è stato Ernesto Ferrero (già traduttore, tra l'altro, di
>Casse-pipe per Einaudi), che mi sembra

Ah, gli sembra...

>abbia saputo tenere in buon
>equilibrio le esigenze della leggibilità con una costante allusione alle
>peculiarità ritmiche e sintattico-lessicali della scrittura di Céline. E
>quella della allusione (o se si vuole del riecheggiamento, della fedeltà a
>distanza) è, penso, la sola strada ragionevolmente percorribile [...]"

"Rieccheggiamento della fedeltà a distanza", dice... e il
rieccheggiamento della fedeltà nei pressi?

>Giovanni Raboni - Corriere della Sera 20-01-1993
>(a proposito di una rilettura del Viaggio al termine della notte)

Raboni... e mo'? pensi che mi venga la cacarella? Raboni o Scottex, in
questo caso, son buoni a pulirsene.

--
Seb

Seb

unread,
Aug 8, 2003, 9:59:17 AM8/8/03
to
bea ha scritto:

>> Beata... e come mai? mi sono permesso di ravanare nelle tue mutandine,
>> nel senso di intimità dei tuoi header, e ho notato che posti da un
>> dominio francese: sei francese? capita sempre una francese su questo
>> newsgroup: sarete mica tutte... carine?
>
>Complimenti per la raffinatezza dell'approccio...
>
>Bea

Bea, beata pure tu... di francesi "carine" - di nome, non so di fatto
- su questo newsgroup è storia vecchia.

Ma dimmi un po'... tu non sei francese, vero? che fai di bello?
(non ho osato ravanare nelle intimità del tuo server). ;-)

--
Seb

paolo beneforti

unread,
Aug 8, 2003, 11:13:09 AM8/8/03
to

nadia

> Scusa, e tu perchè non lasci perdere Outlook

non c'entra UBM.
tra l'altro con OE il prefisso errato non dà problemi - ovviamente. i
problemi li hanno gli altri, chi usa agent etc.
f/up icsn


Seb

unread,
Aug 8, 2003, 11:12:00 AM8/8/03
to
OmegaX ha scritto:

>Intervista a E.Ferrero, Fiera Internazionele del Libro di Torino, edizione
>2003
>
>D. La Sua, ottima, traduzione di Viaggio al termine della notte induce una
>riflessione sulla tecnica necessaria per trasporre la dimensione molto
>attuale (quasi contemporanea) del parlato proposto da Céline nel suo
>capolavoro.

L'intervistatore sa - a differenza tua, evidentemente - leggere...
infatti sottilinea la dimensione "quasi contemporanea" del parlato
nella traduzione di Ferrero... un po' quello che vado sottolineando io
riguardo alla dimensione, ma coeva, nella traduzione di Alexis.

L'osservazione dell'intervistatore non spinge a riflettere sul fatto
che la traduzione di Ferrero - anche se buona, per altri versi - non
potrà mai e mai restituire la "piccola musica céliniana" che, a tuo
dire, "si perde nella vecchia traduzione"?
Praticamente è come se fosse, restando in ambito musicale, un
riarrangiamento rock di musica classica... sai, di quelli dove si
sentono le sincopi della batteria.
E' un'ipotesi, e infatti...

>R. Il lavoro di traduttore mi piace moltissimo. In particolare amo i testi
>in cui la lingua ha un ruolo molto importante. Nel caso di Céline, poi, è
>soprattutto il ritmo ad essere determinante. Infatti il problema di questo
>autore non è tanto la lingua (Voyage è il meno difficile dei suoi romanzi),

Ta dà... bingo!!!

>quanto invece il ritmo.

Zum zum zum.

>Pochi lo sanno, ma Céline è un "musicista", un
>jazzista che fa del jazz percuotendo tutti gli oggetti del quotidiano che
>trova a tiro. E siccome certi ritmi, alcuni modi e slogamenti sintattici non
>trovano corrispondenza in italiano, ecco che la loro traduzione risulta
>molto difficile, una sfida sempre aperta.

Quindi, per quest'ammissione di Ferrero, la tua affermazione - a
sproposito - riguardo il perdere e il restituire risulta essere una
fesseria.

>Quel lavoro ha, ormai, dieci anni
>e, forse, sarebbe ora di rimetterci mano,

Ancora?

>essendo la traduzione un work in progress.

Work in progress? vuoi vedere che alla prossima 'sto Ferrero ci mette
pure qualche inglesismo che di 'sti tempi fa figo?

>È un cantiere sempre aperto, in quanto la lingua cambia, cambiamo
>noi, cambiano i lettori.

... e infatti, si parlava dell'ipotesi di un riarrangiamento... con
questa affermazione di Ferrero è evidente che la sua non è stata
un'operazione di "restauro" ma di ammodernamento che, addirittura,
necessita di ulteriori adattamenti... eh beh, oggi tira il rap.

p.s. Mi sa che tu invece dei libri, leggi soprattutto le critiche.

--
Seb

Seb

unread,
Aug 8, 2003, 11:17:40 AM8/8/03
to
OmegaX ha scritto:

>Sě, ci sono notevoli differenze, nel ritmo, nella costruzione della frase,


>nell'uso dei vocaboli, nelle allitterazioni, nelle ellissi, nei modi e nei
>slogamenti sintattici.

E delle fratture? parliamo delle fratture.

>Non avevo mai fatto il confronto, non avendo sottomano la vecchia
>traduzione.

Cazzo! e di cosa svanveravi, allora?
ma stai qui a farci perdere tempo? con OE non patchato, vieppiů?

>Qui risalta chiaramente la differenza di resa stilistica céliniana delle due
>versioni.

Ma vai a cagare.

--
Seb

Seb

unread,
Aug 8, 2003, 11:37:39 AM8/8/03
to
paolo beneforti ha scritto:

>tra l'altro con OE il prefisso errato non dà problemi - ovviamente. i
>problemi li hanno gli altri, chi usa agent etc.

Andare su "Opzioni", quindi "Preferenze generali" e scegliere
"Lista dei messaggi".
In "Prefissi di replica" inserire: Re,R.
Cliccare su Ok, ovviamente.

>f/up icsn

ri f/up icsn

--
Seb

Seb

unread,
Aug 8, 2003, 12:02:45 PM8/8/03
to
Laura ha scritto:

>No, guarda, inutile cercare di renderlo digeribile, Céline. Non lo è. Non
>è un erede, non è un "continuatore". La sua unica scuola è quella dei
>cadaveri. Non irradia, è un flagello.
>
>Nel bene, è la sua grandezza. E e nel male...

Vabbe'... ho già dato.

Senti un po', Laura... mi sembra che tu abbia bene le mani nella pasta
della letteratura francese, e dunque: ho da poco letto Un rude
inverno, di Raymond Queneau (leggero, delizioso, niente di svenevole,
eh... offre tuttavia spunti interessanti e già si intravede lo
zuzzurellone), preceduto da una rilettura di Il diavolo in corpo, di
Raymond Radiguet (grandi potenzialità il ragazzo, peccato sia morto
prematuramente - chissà cosa ne veniva fuori con la maturità
letteraria), ora sarei interessato a narrativa ambientata nello stesso
periodo dei succitati: Grande Guerra o giù di lì.
Non necessariamnete qualche altro Raymond ;-) e nemmeno i Monumenti
letterari - questi si sanno, più o meno - ma qualcosa di pari
consistenza... sto già spulciando tra le pagine della mia memoria, ma
un tuo - e quello di altri, ovvio - suggerimento sarebbe gradito.

--
Seb

Laura

unread,
Aug 8, 2003, 2:05:58 PM8/8/03
to
Seb ha scritto:

> ho da poco letto Un rude
> inverno, di Raymond Queneau (leggero, delizioso, niente di svenevole,
> eh... offre tuttavia spunti interessanti e già si intravede lo
> zuzzurellone),

sì sì Queneau. Da leggere tutto, in lungo e in largo, e soprattutto di
traverso.

> preceduto da una rilettura di Il diavolo in corpo, di
> Raymond Radiguet (grandi potenzialità il ragazzo, peccato sia morto
> prematuramente - chissà cosa ne veniva fuori con la maturità
> letteraria),

ma guarda un po' la coincidenza. Radiguet era di qui, dove sto io adesso.
Anche il suo protagonista.
Di Radiguet, ci sarebbe _Le bal du comte d'Orgel_, anche se.



> ora sarei interessato a narrativa ambientata nello stesso
> periodo dei succitati: Grande Guerra o giù di lì.
> Non necessariamnete qualche altro Raymond ;-)

ah, allora diventa arduo :)

> e nemmeno i Monumenti
> letterari - questi si sanno, più o meno - ma qualcosa di pari
> consistenza... sto già spulciando tra le pagine della mia memoria, ma
> un tuo - e quello di altri, ovvio - suggerimento sarebbe gradito.

Ti dico quel che mi viene in mente. Qualcosa sarà tradotto, qualcosa no.
Per i titoli che citi però, mi sposterei piuttosto verso gli anni Trenta.

Hai provato Aragon, _Les beaux quartiers_, _Les voyageurs de l'impériale_?
Oh, sono belli, eh. E' la moglie, Elsa Triolet, che ha fatto tradurre il
Voyage di Céline in unione sovietica (prima che si palesassero le
peculiarità ideologiche céliniane. Che malinteso, eh). Era la sorella di
Lili Brik, d'altronde (ma forse tutto ciò ti è già stranoto).

Poi, vediamo, ci sono tutti quelli che bazzicavano la lingua "popolare"
(alcuni, molto apprezzati da Céline) : Eugène Dabit, _Hôtel du Nord_; Mac
Orlan, _Quai des brumes_ (da questi due sono stati tratti film così noti
che hanno oscurato l'interesse letterario dei romanzi originali), Francis
Carco, _Jésus la Caille_ (una storia di travestiti e di malavita che
prefigura Genet), e soprattutto, nel genere (se così si può dire) di
_Morte a credito_, Henri Calet, _La belle lurette_.

Tutti, veramente di piacevolissima lettura.

Ciao,

Laura

unread,
Aug 8, 2003, 2:34:32 PM8/8/03
to
Seb ha scritto:

> Beata... e come mai? mi sono permesso di ravanare nelle tue mutandine,

> nel senso di intimitŕ dei tuoi header,

negli header, sě, sě, ok.

> e ho notato che posti da un
> dominio francese:

temporaneamente.

> sei francese?

sě. ogni tanto, mi rincresce.


> capita sempre una francese su questo
> newsgroup: sarete mica tutte... carine?

comunque, io non sono Carine.

> Non so, posso dirti solo che leggo secondo la mia testa e le sue

> invenzioni: la lettura č creazione e arte quanto la scrittura... se
> cosě non fosse non ci sarebbe letteratura, storia e storia della
> letteratura.

Concordo, anche se proprio "quanto la scrittura"... Certo, se l'esegeta
sceglie un testo mediocre, puň far scintille quanto e forse meglio
dell'autore. Non so, Freud con la Gradiva... (odděo, č l'unico esempio che
mi viene in testa, ma ce ne sono molti altri : Groddeck e lo
Struwwelpeter, Manganelli e Collodi - ma Pinocchio č tutt'altro che testo
mediocre -, ecc.)

[...]
> Personalmente, se la traduzione non č del tutto sballata o carente,
> preferisco quella dei contemporanei - o piů vicini nel tempo -


> all'autore del testo originale.

E' un criterio. Ma ammette un sacco di eccezioni. Non ti raccomando le
traduzioni francesi dei classici italiani del Cinquecento. Sono testi "in
their own right", ma come traduzioni, oggi, fanno raccapriccio.

> Laura:


> >e non vogliamo che gadda suoni

> >cosě, vero?

> Certo che no, soprattutto perché si sentirebbero esclusi quelli di
> Pastrufazio.

un vero peccato.

> >> E la traduzione di Caproni di Morte a credito? č fedele
> >> "all'intraducibile jazz celiniano"? non credo... ma Caproni non č


> >> Alexis, direte... ecchissenefrega, dico io.
> >
> >'nsomma.

> ;-) Sě, 'nsomma... perň č evidente che si parla di un _altro_ testo


> letterario, o per lo meno della sua suggestione:

sě, č vero.

> in questo caso il
> problema dell'aderenza al testo originale diventa lo stesso della
> carta stagnola intorno al cioccolatino: la si scarta e butta.

:)

> Comunque, che sia Caproni Ferrero o Alexis, la traduzione č sempre un


> tradimento: se trasporto (trans duco) qualcosa devo pur consegnare
> (tradere) questo qualcosa. ;-)

ci sono testi che non si prestano. altri, sě.

Laura

unread,
Aug 8, 2003, 2:55:51 PM8/8/03
to
OmegaX ha scritto:

> ti rispondo solo con un sorrisetto.

anch'io, sorrisetto.

> questo poi è il delirio. che significa? mi rispondi con una frase

> sconnessa,che non c'entra niente con il tema trattato e non entra nel

> merito. mi viene veramente da ridere... hai 15 anni?

Fa' tu. Per me, quindici vanno bene.

> > Ti potrei rispondere che non tutti gli scrittori sanno quello che fanno.

> questo è il "delirio puro". non ti arrampicare sugli specchi. ammetti di
> aver preso delle cantonate... è più onesto... più dignitoso... e da
> persona matura.

Eh, ma io ho quindici anni.

> > No, guarda, inutile cercare di renderlo digeribile, Céline. Non lo è.
> > Non è un erede, non è un "continuatore". La sua unica scuola è quella
> > dei cadaveri. Non irradia, è un flagello.

> (mi viene da ridere) se non lo digerisci tu non leggerlo, non ti pregherà
> nessuno, non farai del male a nessuno solo a te stessa.
> non rimpiangerà nessuno che non l'hai digerito, céline è, insieme a
> proust, lo scrittore più importante del '900 francese e non, può
> sopportare il fatto che tu non lo digerisci (mi sto sbellicando dalle
> risate). céline non è un erede, non è un continuatore, è solo uno dei più
> grandi scrittori del '900.

Céline e Proust. Abbiamo gli stessi gusti, ma non lo stesso stomaco (v.
_La littérature à l'estomac_, di Julien Gracq. Conosci?).
La digeribilità in letteratura è un inconveniente. A mio parere. Per
capirci.

Comunque, non so se in questo post o in un altro, io ti facevo una domanda
vera : tu, che musica senti, a quale musica associ Céline (titoli e nomi)?

Ciao,

paolo beneforti

unread,
Aug 8, 2003, 3:45:00 PM8/8/03
to

Laura

> sì sì Queneau. Da leggere tutto,

abbiam qui appunto una pila pencolante.

> Hai provato Aragon, _Les beaux quartiers_, _Les voyageurs de l'impériale_?
> Oh, sono belli, eh. E' la moglie, Elsa Triolet, che ha fatto tradurre il
> Voyage di Céline

ma anche l'aragon tardo che dedica versi a Elsa, voglio dire, leggiamolo,
deh.

e anche Giono, che non ti piace.


Laura

unread,
Aug 8, 2003, 4:09:50 PM8/8/03
to
paolo beneforti ha scritto:

> ma anche l'aragon tardo che dedica versi a Elsa, voglio dire, leggiamolo,
> deh.

e magari ascoltiamolo interpretato da Ferré :)
"Est-ce ainsi que les hommes vivent..." ecc.

laura

OmegaX

unread,
Aug 8, 2003, 4:13:11 PM8/8/03
to
Seb <x...@xxx.it> wrote

> L'intervistatore sa - a differenza tua, evidentemente - leggere...

quello che non sa leggere sei tu. leggi brani di due traduzioni diverse del
viaggio e ti ostini a dire che una vale l'altra per poi contraddirti e dire
che quella di alexis è migliore, perchè ti piace a te.

> E' un'ipotesi, e infatti...

è spassoso, ma anche penoso leggere queste arrampicate sugli specchi.
si fa di tutto per riuscire a far passare la propria opinione
discutibilissima...
anche dire delle cazzate ridicole.

> Ta dà... bingo!!!

che argomentazioni critiche. è come discutere con un bambino... per non dire
peggio, che ti dice le parolaccie e ti offende perchè gli hai fatto notare
che dice cazzate (tu e laura avete un'innata capacità di suscitare
l'ilarità, non è facile).

> Zum zum zum.

l'intelligenza critica prende ancora il sopravvento: il bambino non sa che
dire, si sente stupido perchè gli hai fatto notare che dice fesserie e
allora zum zum zum... e le pernacchie... le hai dimenticate?

> ... e infatti, si parlava dell'ipotesi di un riarrangiamento... con
> questa affermazione di Ferrero è evidente che la sua non è stata
> un'operazione di "restauro" ma di ammodernamento che, addirittura,
> necessita di ulteriori adattamenti... eh beh, oggi tira il rap.
>
> p.s. Mi sa che tu invece dei libri, leggi soprattutto le critiche.

mi sa che tu neanche li capisci i libri.

OmegaX

unread,
Aug 8, 2003, 4:11:18 PM8/8/03
to
Seb <x...@xxx.it> wrote

[...]

Si tratta di ritmo, costruzione della frase, uso dei vocaboli,
allitterazioni, ellissi, modi e slogamenti sintattici, che sono
completamente diversi tra le due versioni, quella di Ferrero è la più
aderente al testo, è la più vicina allo spirito di Céline.

Alexis opera un accomodamento in senso classico, omette le espressioni forti
od oscene che potevano urtare, ma è anche incapace di rendere il ritmo e il
dinamismo rivoluzionario della prosa di Céline.


Il resto sono pure banalità: ogni traduzione vale l'altra, perchè bisogna
specificare le parole oscene ecc ecc... e altre varie fesserie del genere...
sono appunto fesserie, che dimostrano la capacità critica di chi le dice.

OmegaX

unread,
Aug 8, 2003, 4:29:00 PM8/8/03
to
Seb <x...@xxx.it> wrote

> L'intervistatore sa - a differenza tua, evidentemente - leggere...

> Ta dà... bingo!!!

> Zum zum zum.

> p.s. Mi sa che tu invece dei libri, leggi soprattutto le critiche.

Sebe, un critico innovativo contro tutti!

Sebe ha letto il libro di Céline tradotto da Alexi.
Dopo generazioni d'ignoranza, Sebe scopre la cultura.

Frasi critiche d'inestimabile valore coniate da Sebe:

una traduzione vale l'altra; traduzioni sono; embè? non c'è scritto "troia"


per intero! hai forse bisogno di leggere troia cazzo culo chiavare per
intero? diversamente non capiresti?

Sebe ha fatto una scoperta grandissima, leggendo la versione del Viaggio di
Céline di Alexis e quella di Ferrero la "trama" non cambia.

Vagli a dire che nella traduzione l'aderenza al testo, anche la mancata
omissione di un vocabolo per osceno che sia, e, come nel caso di Céline, le
allitterazioni, le ellissi... ecc ecc sono importantissimi...

Vagli a dire che anche un solo articolo in più introdotto, che non fosse
presente nel tessuto della prosa, nel caso di Céline significa non rendere
una "particolare musica".

Ma Sebe ha scoperto che la trama è la stessa, quindi una traduzione vale
l'altra, Bardamu va a New York nella versione Alexis come nella versione
Ferrero.

Sebe dice anche che non bisogna scrivere troia per intero, ma basta tro :
"tanto non capisci lo stesso?"

Siamo in attesa di altre perle critiche di Sebe, colui che apprezza la
versione Alexi.

Il sebismo, coadiuvato dal laurismo, un altro modo di intendere la
letteratura.


Hanno

unread,
Aug 8, 2003, 5:48:50 PM8/8/03
to

"Seb" <x...@xxx.it> ha scritto nel messaggio

> >[alexis]
> ><< (...)E' così. Secolo della velocità, dicono. Dove? Grandi
> >cambiamenti, raccontano. In che modo? Ma no, non c'è nulla di
> >cambiato.
> >Continuano ad ammirarsi, e basta. E non è nuovo nemmeno questo.
> >Parole,
> >e tra le parole poche soltanto son cambiate! Due o tre qui o là,
> >piccole


> >piccole... >> Fieri d'aver distillato queste utili verità, restiamo
> >seduti, soddisfatti, a contemplare le signore del caffè.
> >
> >
> >[Ferrero]

> ><< (...) E così! Il secolo della velocità! dicono loro. Dove mai?
> > Grandi


> >cambiamenti! ti raccontano loro. Che roba è? E' cambiato niente, in

> >verità. Continuano a stupirsi e basta. E nemmeno questo è nuovo per


> >niente. Continuano a stupirsi e basta. Parole, e nemmeno tante, anche

> > le parole che son cambiate! Due o tre di qui, di là, di quelle
> > piccole...>>
> >Tutti fieri allora di aver fatto risuonare queste utili verità, siamo
> >rimasti là seduti, incantati, a guardare le dame del caffè.


> >
> >I due brani sono molto diversi.
>
> Trovi? "parole, e tra le parole poche soltanto son cambiate! Due o tre

> qui o là, piccole piccole"... e oltre alle parole cosa trovi sia


> cambiato?
> se tu avessi letto solo Alexis e un tuo interlocutore solo
> Ferrero, pensi che ora parlereste di opere diverse? o avreste emozioni
> diverse? Traduzioni sono.

Se per te il contenuto in un'opera narrativa è tutto, perfetto. Per me
conta anche la forma, e le forme mi sembrano diverse. Ma veniamo al
contenuto: "continuano ad ammirarsi" ha lo stesso senso di "continuano a
stupirsi"? "Distillato" = "risuonare"? Un verbo presente=un verbo al
passato prossimo?
Io non sto sindacando su quale sia la migliore (non conoscendo
l'originale!), sto solo notando che esistono differenze anche
sostanziali sia nel contenuto che nella forma.


> >E poi ho pescato questo, quando scrive di Lola:
>
> >[Alexis]
> >In letto, per esempio, era un piatto magnifico e ci si tornava e lei
> >ci dava molto piacere. Come tr..., l'era la vera.
> >
> >[Ferrero]
> >A letto per esempio era un affare superbo e ci tornavi e di gioia te
> >ne dava. Come troia era una di quelle vere.
>

> Embè? non c'è scritto "troia" per intero! hai forse bisogno di leggere


> troia cazzo culo chiavare per intero? diversamente non capiresti?>
> Riflettiamo... oggi di cazzi & compagnia se ne legge fino alla nausea,

> l'effetto provocatorio di quella gang di parole si è annacquato: tu


> lettore di oggi nel leggere la traduzione di Ferrero passi sopra
> quelle parole come passeggiando lungo la battigia... tu lettore di
> oggi nel leggere la traduzione di Alexis, passeggiando lungo la
> battigia, ti blocchi davanti a "tr..." come se i tuoi piedi avessero

> sfiorato, a riva, una medusa morta: e allora, ecco che sì, pensi a


> quanto poteva essere provocatorio in quel tempo scrivere "troia".
> Capito la sottigliezza?

A parte che - come Alexis - m'hai tagliato la seconda parte dove c'era
un'altra bella censura (nella traduzione di Alexis si perde il
riferimento esplicito alla "cucina del didietro")... non sostengo che
sia incuria di Alexis, ma che sia imputabile alle regole che imperavano
(è il caso di dire) al tempo. Poi sarò anche a corto di comprendonio io,
ma "l'era la vera" non avevo capito che volesse dire. Probabilmente
negli anni 30 l'avrei capito.
Per quale motivo io mi devo leggere una versione tagliata del libro che
vorrei leggere? Se c'è solo quella traduzione, passi: ma poichè ve n'è
un'altra che non mi ricorda ogni due secondi che sto leggendo Celine
filtrato e tagliato da Alexis (o per meglio dire dalla morale del
tempo), perchè non ne dovrei usufruire?
Discorso delle parolacce: ho bisogno di leggerle se l'autore le ha
messe, perchè alla fine l'opera risulta diversa senza le parolacce (o
con parole e concetti edulcorati).
Vogliamo parlare delle bestemmie? Nella nuova versione ci sono pure le
bestemmie, regolarmente espunte dalla precedente. Ora, le bestemmie mi
fanno l'effetto che tu hai detto potesse fare la parolaccia per un
lettore dell'epoca... mi fan saltare sulla sedia. Se Celine ce l'ha
messa, voleva che il lettore lì saltasse (oppure che la leggesse e se ne
fregasse, se era uno a cui non dava fastidio): ora, perché invece dovrei
fidarmi della versione di Alexis che ritiene che non fosse importante e
la taglia (o è costretto a farlo)? Mi impedisce di subire l'effetto
della parolaccia o della bestemmia che Celine ha scritto in quel punto:
posso decidere con la mia testa se mi fa effetto oppure no?
Se poi ancora sostieni che è un desiderio da bambinetti quello di
leggere le parolacce e le bestemmie, al puro fine di ridacchiarci sopra,
allora non so proprio cosa farci.

--
Hanno

paolo beneforti

unread,
Aug 9, 2003, 5:37:01 AM8/9/03
to

Laura <

> > ma anche l'aragon tardo che dedica versi a Elsa, voglio dire,
leggiamolo,
> > deh.
> e magari ascoltiamolo interpretato da Ferré :)

del resto Aragon scrisse "la mise en chanson d'un poème est une forme
supérieure de critique littéraire."

(comunque io leggerei volentieri Barbara, "Il était un piano noir : Mémoires
interrompus")

Antonio Fanelli

unread,
Aug 9, 2003, 7:39:49 AM8/9/03
to
On Fri, 08 Aug 2003 18:02:45 +0200, Seb <x...@xxx.it> wrote:

>ora sarei interessato a narrativa ambientata nello stesso

>periodo dei succitati: Grande Guerra o giů di lě.

I tibault. di Roger Martin DuGard
Lo so che č scritto da un premio nobel, ma non se lo ricorda nessuno,
quindi dovrebbe andare bene.

--
Io devo insegnare alle mie aspirazioni a conformarsi ai fatti,
e non cercare di far armonizzare i fatti con le mie aspirazioni.
www.toto63.net
www.iaciners.org
www.nelbuio.net
www.the-brights.net/

Seb

unread,
Aug 9, 2003, 12:22:44 PM8/9/03
to
Hanno ha scritto:

>Se per te il contenuto in un'opera narrativa è tutto, perfetto. Per me
>conta anche la forma, e le forme mi sembrano diverse.

Altolà... non attribuirmi cose non ho detto.
Nelle opere letterarie di cui posso apprezzare la lingua originale
conta la forma e tutto il resto, e pure quello che non resta.

E poi la forma... la forma è del traduttore, sempre; e allora il
discorso sulla validità della traduzione non c'entra, perché staremmo
a giudicare due testi - e a preferirne uno - come se giudicassimo due
autori qualsiasi.

E invece il discorso è nato sulla traduzione e fedeltà al testo
originale, e converrai che l'originale rimarrà sempre un cornuto,
anche se fosse tradotto dal più grande scrittore; d'altronde già
Cicerone distingueva un tradurre ut interpres, fedele ai _significati_
dell'originale... e un tradurre ut orator, attento allo _stile_ della
lingua della traduzione: cioè un letto di Procuste.

>Ma veniamo al contenuto:

Provo a farlo solo adesso, poi basta perché non mi interessano i
singoli casi - che ognuno sbroglierà e valuterà per sé - ma un
discorso sulla traduzione in generale.

>"continuano ad ammirarsi" ha lo stesso senso di "continuano a
>stupirsi"?

Sì, nel linguaggio letterario sono sinonimi.

>"Distillato" = "risuonare"?

Manca il contesto.

>Un verbo presente=un verbo al passato prossimo?

Anche qui manca qualcosa: occorre leggere almeno due proposizioni.
Come sappiamo Céline sballa spesso di proposito la consecutio; ora,
probabilmente (tu hai del testo memoria più fresca della mia), Alexis
non ne ha tenuto conto e ha corretto tutto, mentre - come abbiamo
letto - Ferrero ha scelto caso per caso... e in ogni caso, in questo o
in un altro contesto, ci saranno discrepanze con l'originale in
entrambe le traduzioni: e non mi sembra utile valutare due traduzioni
come se fossimo arbitri in un gioco da sagra di paese, in cui vince
chi porta più cocomeri al traguardo.

>Io non sto sindacando su quale sia la migliore (non conoscendo
>l'originale!), sto solo notando che esistono differenze anche
>sostanziali sia nel contenuto che nella forma.

Nemmeno io ho sindacato su quale sia la migliore; ho contestato chi
affermava, senza conoscerne una - s'è visto, che l'altra "suonava"
addirittura come l'originale.
Ho solo espresso, motivando, una preferenza o, meglio, un criterio di
preferenza che non è detto debba essere universale e valido sempre.

Per quanto riguarda le differenze, e l'ho pure scritto, ovvio che ci
sono... ovvio che le noto, ma è sulla valutazione di quel
"sostanziali" che occorre trovare sostanza.

>> >[Alexis]
>> >In letto, per esempio, era un piatto magnifico e ci si tornava e lei
>> >ci dava molto piacere. Come tr..., l'era la vera.
>> >
>> >[Ferrero]
>> >A letto per esempio era un affare superbo e ci tornavi e di gioia te
>> >ne dava. Come troia era una di quelle vere.
>>
>> Embè? non c'è scritto "troia" per intero! hai forse bisogno di leggere
>> troia cazzo culo chiavare per intero? diversamente non capiresti?>
>> Riflettiamo... oggi di cazzi & compagnia se ne legge fino alla nausea,
>> l'effetto provocatorio di quella gang di parole si è annacquato: tu
>> lettore di oggi nel leggere la traduzione di Ferrero passi sopra
>> quelle parole come passeggiando lungo la battigia... tu lettore di
>> oggi nel leggere la traduzione di Alexis, passeggiando lungo la
>> battigia, ti blocchi davanti a "tr..." come se i tuoi piedi avessero
>> sfiorato, a riva, una medusa morta: e allora, ecco che sì, pensi a
>> quanto poteva essere provocatorio in quel tempo scrivere "troia".
>> Capito la sottigliezza?
>
>A parte che - come Alexis - m'hai tagliato la seconda parte dove c'era
>un'altra bella censura (nella traduzione di Alexis si perde il
>riferimento esplicito alla "cucina del didietro")...

Non ci ho fatto caso, pensavo ti riferissi solo a "tr..." e ho
isolato, per evidenziarlo, il periodo dal resto senza leggere.
Comunque... cosa aggiunge un'inculata alla conoscenza di Céline? ecco,
io penso che si sia fatto fare pure dei pompini, per dire, ma non
ricordo se l'ha scritto da qualche parte o no.

>non sostengo che
>sia incuria di Alexis, ma che sia imputabile alle regole che imperavano
>(è il caso di dire) al tempo. Poi sarò anche a corto di comprendonio io,
>ma "l'era la vera" non avevo capito che volesse dire. Probabilmente
>negli anni 30 l'avrei capito.

Questa è un'osservazione pretestuosa... che significa? che non sei in
grado di leggere tutta la narrativa _italiana_ di quegli anni?
dell'Ottocento? pure il Decamerone andrebbe riscritto?
La traduzione di Alexis è un _testo del 1930_ e va visto _anche_ sotto
questo aspetto: se sei refrattario, il tuo approccio è a monte: lo
rifiuti e basta, indipendentemente dalla validità o meno di una
traduzione.

>Per quale motivo io mi devo leggere una versione tagliata del libro che
>vorrei leggere? Se c'è solo quella traduzione, passi:

Attenzione, eh... in linea di principio sono d'accordo con te, ma nel
caso specifico non si tratta di una versione come quelle volutamente e
abbondantemente condensate che propinava Selezione, per esempio;
parlare della traduzione di Alexis come di "una versione tagliata" è
eccessivo e fuorviante: sega ogni discorso assennato che si volesse
fare in proposito.

>ma poichè ve n'è
>un'altra che non mi ricorda ogni due secondi che sto leggendo Celine
>filtrato e tagliato da Alexis (o per meglio dire dalla morale del
>tempo), perchè non ne dovrei usufruire?

Chi dice no? anch'io comprai la nuova traduzione; se non hai ancora
letto nessuna delle due leggi solo questa e bona lì.
Il fatto è che, a chi avesse letto prima quella di Alexis, quella di
Ferrero non aggiungeva o toglieva nulla: il pretesto, personale, per
la rilettura, attraverso Ferrero, fu la ristampa integrale, qualche
mese prima, di Morte a credito - che non avevo ancora letto... e
quindi una _rinfrescata_ prima della lettura del Céline di Caproni
(che nei brani reintrodotti non è Caproni).

>Discorso delle parolacce: [...]
>Vogliamo parlare delle bestemmie? [...]. Se Celine ce l'ha


>messa, voleva che il lettore lì saltasse (oppure che la leggesse e se ne
>fregasse, se era uno a cui non dava fastidio):

Non è detto... non è detto che per uno scrittore una parolaccia o una
bestemmia sia determinante alla filosofia del suo racconto o alla
reazione che si aspetta dal lettore; per esempio, proprio con Morte a
credito Céline prima rifiutò di purgare il libro, imponendo degli
spazi bianchi alle parti censurate, ma dopo alcuni anni accettò di
riscrivere una versione addolcita.
Ed erano cose di sesso: evidentemente, finiti i capricci, si rese
conto che non erano determinanti all'economia della narrazione e di
ciò che voleva realmente comunicare. Chi può dirlo?

Ma dai! cerchiamo di essere concreti: _non_ potendo leggere
l'originale, ti fai venire le paturnie per l'assenza di qualche culo
in una traduzione che complessivamente ha una sua validità per
introdurci in quello dell'autore? Bah!

>ora, perché invece dovrei
>fidarmi della versione di Alexis che ritiene che non fosse importante e
>la taglia (o è costretto a farlo)? Mi impedisce di subire l'effetto
>della parolaccia o della bestemmia che Celine ha scritto in quel punto:
>posso decidere con la mia testa se mi fa effetto oppure no?

Questo lo sai tu, è evidente... cioè: sai già, da prima, se in un
testo - uno qualsiasi - di uno scrittore come Céline (o di un altro
del suo peso), e quello che questo testo vorresti ti comunicasse, le
parolacce e le bestemmie sono strumentali al tuo godimento e alla tua
crescita di lettore.

Per fare un esempio, immaginiamo che venga scoperto un inedito di
Céline: l'attesa dei contenuti quale sarebbe? personalmente - ma credo
un po' tutti - sarei curioso di sapere se ci sono novità sulle cose,
gradevoli e sgradevoli, che ha già comunicato: e questo non sarebbe
difficile capirlo, anche se l'ipotetico editore avesse deciso, per suo
capriccio, di espungere gli eventuali cazzi culi o madonne.
Se invece fosse scoperto un inedito - chessò? - di Henry Miller
probabilmente mi aspetterei di trovare anche delle scopate in qualche
vespasiano di periferia, perché so che a lui piacevano e ci teneva; e
nel mentre scopava rifletteva pure su questo o quel fatto, di
letteratura perfino: e una censura, in questo caso, potrebbe darmi
fastidio.

Obietterai: "ma io che ne so, se non ho mai letto né Céline né
Miller?". Giusto... però, parlando di classici o comunque di scrittori
notevolmente noti, l'eco di critica di notizie di articoli di detto e
non detto di bric-à-brac su vita opere e omissioni di quello scrittore
giungerebbe anche te.
E quand'anche non ti dovesse arrivare nulla, male che va ti leggi un
Alexis d'annata... poi scopri un Ferrero e se ti è già piaciuto nei
contenuti il primo, batti le mani, e ti leggi pure il secondo...
diversamente passi ad altro, c'est facile.

>Se poi ancora sostieni che è un desiderio da bambinetti quello di
>leggere le parolacce e le bestemmie, al puro fine di ridacchiarci sopra,

Dove avrei scritto questa cosa, con ridacchiamento annesso?

--
Seb

Laura

unread,
Aug 9, 2003, 7:58:13 PM8/9/03
to

Uffa, omegax, allora qui bisogna fare sempre tutto da sé.

Io t’avevo fatto una domanda. E mi ero preparata, eh.

Allora io ti chiedevo :

> tu, che musica senti, a quale musica associ Céline (titoli e nomi)?

Allora tu dicevi, chessò l’adagio di albinoni o maurice chevalier e io ti
rispondevo : vedi sopra, di Frank Zappa (1979, ti consiglio i lyrics
integrali), oppure La vie en rose arrangiata da Glenn Gould in una
registrazione del ’55 (con muggiti dell’interprete inclusi) oppure una
nenia in pidgin canticchiata da un bambino mentre sta strappando la coda
di una lucertola, oppure...

Invece niente. Ma dicevo così.

Dai, la petite musique c’è. Contento ?

Ma, di che tipo? Dovrebbe far sganasciare dalle risa da una parte e
stridere i denti, togliere l’appetito, eventualmente vomitare dall’altra.

Inutile comporre, armonizzare, con céline è successo qualcosa, una
frattura, che non era solo sua.

Poi, sulla questione dei pamphlet.
L’aporia non è solo un vizio argomentativo, un’impasse passeggera del
ragionamento. Può essere il buco nero che inghiotte un uomo, la cifra di
un secolo. Se sono successi auschwitz e hiroshima e stalin (le solite cose
che si citano sempre, perfino nel sussidiario di mio figlio), ti chiedo un
po’ perché non potrebbe essere che uno dei maggiori scrittori francesi
fosse razzista e collaborazionista, e che la sua musichetta, la usasse en
passant per invitare allo sterminio.

Alcuni conti non si possono far tornare, se non sdolcinando l’autore o
offendendo (non riconoscendo le vittime e la natura dei contenuti e degli
insulti céliniani nei pamphlet).

(non dico che lo stai facendo, infatti non li hai letti. ma da quello che
hai scritto mi pare ti stessi preparando a farlo. non saresti né il primo
né l’unico, comunque.)

Seb

unread,
Aug 9, 2003, 10:06:16 PM8/9/03
to
Laura ha scritto:

>> ho da poco letto Un rude
>> inverno, di Raymond Queneau (leggero, delizioso, niente di svenevole,
>> eh... offre tuttavia spunti interessanti e già si intravede lo
>> zuzzurellone),
>
>sì sì Queneau. Da leggere tutto, in lungo e in largo, e soprattutto di
>traverso.

Non ci crederai ma l'ho letto (e noto ora che avevo pasticciato tra
titolo originale e tradotto, bah) proprio di traverso al letto, con
una gamba penzoloni.
Tutto, allora? andata.

>> preceduto da una rilettura di Il diavolo in corpo, di
>> Raymond Radiguet (grandi potenzialità il ragazzo, peccato sia morto
>> prematuramente - chissà cosa ne veniva fuori con la maturità
>> letteraria),
>
>ma guarda un po' la coincidenza. Radiguet era di qui, dove sto io adesso.

Ah, Saint-Maure des Fossé... ma che abisso c'è lì?

>Anche il suo protagonista.
>Di Radiguet, ci sarebbe _Le bal du comte d'Orgel_, anche se.

E' vero? l'ho solo pesato sul palmo della mano, ma questa si è chiusa
e l'ha rimesso a posto... evito, quindi?

>> e nemmeno i Monumenti
>> letterari - questi si sanno, più o meno - ma qualcosa di pari
>> consistenza... sto già spulciando tra le pagine della mia memoria, ma
>> un tuo - e quello di altri, ovvio - suggerimento sarebbe gradito.
>
>Ti dico quel che mi viene in mente. Qualcosa sarà tradotto, qualcosa no.
>Per i titoli che citi però, mi sposterei piuttosto verso gli anni Trenta.
>Hai provato Aragon, _Les beaux quartiers_, _Les voyageurs de l'impériale_?
>Oh, sono belli, eh.

Eh, il compagno Aragon... letture di qualche tempo fa: poesie,
articoli.
Ma quei quartieri lì sopra non fanno parte di un ciclo? comunque
segnati.

>E' la moglie, Elsa Triolet, che ha fatto tradurre il
>Voyage di Céline in unione sovietica (prima che si palesassero le
>peculiarità ideologiche céliniane. Che malinteso, eh). Era la sorella di
>Lili Brik, d'altronde (ma forse tutto ciò ti è già stranoto).

Se è per questo conoscevano pure Drieu La Rochelle. Eh, tanti
malintesi e tanti intesi male, in quel periodo.

>Poi, vediamo, ci sono tutti quelli che bazzicavano la lingua "popolare"
>(alcuni, molto apprezzati da Céline) :

Non è determinante quell'apprezzamento, anzi forse è meglio il
contrario, per quello che mi interessa: ecco, le atmosfere tipo quella
in /Un duro inverno/ vanno bene.

>Eugène Dabit, _Hôtel du Nord_;

Ho controllato: l'unico tradotto della tua lista... lo pubblica
Garzanti nei Narratori moderni, 2002.
[IBS: Davanti all'Hotel du Nord, nella Parigi tra le due guerre,
scorre il Canal Saint-Martin. Dentro l'albergo scorre invece
un'umanità dolente di giovani amanti, disperati habitué e gente di
passaggio, amori contrastati e fughe dalla realtà.]

Lo prendo di sicuro... sono curioso, mi ha fatto ricordare delle cose
mie a Roma.

>Mac Orlan, _Quai des brumes_ (da questi due sono stati tratti film così noti
>che hanno oscurato l'interesse letterario dei romanzi originali),

Cercando ho scoperto che la sceneggiatura di quest'ultimo film era di
Prévert... interessante. Come procurarselo? Visto il periodo pensavo
potesse essere stato messo in Rete - anche in francese: macché!

>Francis Carco, _Jésus la Caille_ (una storia di travestiti e di malavita che
>prefigura Genet),

Lo mettiamo in coda... poi, eventualmente... è che mi sono stufato di
sbandati.

>e soprattutto, nel genere (se così si può dire) di
>_Morte a credito_, Henri Calet, _La belle lurette_.

Ah, ma mi perseguiti con Céline. ;-)

>Tutti, veramente di piacevolissima lettura.

Sei stata gentile e utile... un'altra dritta: Emmanuel Bove?

--
Seb

Seb

unread,
Aug 9, 2003, 10:15:25 PM8/9/03
to
Antonio Fanelli ha scritto:

>I tibault. di Roger Martin DuGard
>Lo so che č scritto da un premio nobel, ma non se lo ricorda nessuno,
>quindi dovrebbe andare bene.

Forse sě, se fosse pubblicato da qualcuno... ma pare di no.

--
Seb

Seb

unread,
Aug 9, 2003, 10:16:22 PM8/9/03
to
OmegaX ha scritto:

>> Ta dà... bingo!!!
>
>> Zum zum zum.
>

>Sebe, un critico innovativo contro tutti!

Bidibodi bu... bidibodi bu.

>Il sebismo, coadiuvato dal laurismo, un altro modo di intendere la
>letteratura.

Bi bidibodi bu.

--
Seb

Seb

unread,
Aug 9, 2003, 10:43:18 PM8/9/03
to
Laura ha scritto:

>> Beata... e come mai? mi sono permesso di ravanare nelle tue mutandine,

>> nel senso di intimità dei tuoi header,
>
>negli header, sì, sì, ok.

Solo lì posso arrivare e... osare, presumo. ;-)

>> e ho notato che posti da un
>> dominio francese:
>
>temporaneamente.
>
>> sei francese?
>

>sì. ogni tanto, mi rincresce.

Ogni tanto sei francese oppure ogni tanto ti rincresce di esserlo?
Sai, la punteggiatura prima è chiara e poi ambigua.

>> capita sempre una francese su questo
>> newsgroup: sarete mica tutte... carine?
>
>comunque, io non sono Carine.

Vabbe'... se tu lo fossi stata, avrei potuto chiederti scusa.

>> Non so, posso dirti solo che leggo secondo la mia testa e le sue

>> invenzioni: la lettura è creazione e arte quanto la scrittura... se
>> così non fosse non ci sarebbe letteratura, storia e storia della


>> letteratura.
>
>Concordo, anche se proprio "quanto la scrittura"...

Certo, non proprio... ma a me piace amplificare. ;-)

>Manganelli e Collodi - ma Pinocchio è tutt'altro che testo
>mediocre -, ecc.)

Premesso che Manganelli mi piace, proprio in questi giorni andavo
riflettendo: Manganelli può essere definito un narratore di aria
fritta? in senso buono, eh.

Il proprietario di un alberghetto stretto stretto di Amsterdam, che
affacciava sul Singel - poco distante vi era la chiesa di san
Francesco Saverio (se ricordo bene il santo), era uguale uguale a
Manganelli... formato mignon, però.
Figurati che l'amico, un patito di Manganelli, che era con me si fece
lasciare un autografo.

>[...]
>> Personalmente, se la traduzione non è del tutto sballata o carente,
>> preferisco quella dei contemporanei - o più vicini nel tempo -


>> all'autore del testo originale.
>
>E' un criterio. Ma ammette un sacco di eccezioni.

Sicuramente... non sono scelte che si fanno a cuor leggero, ma è un
buon primo approccio.

>Non ti raccomando le
>traduzioni francesi dei classici italiani del Cinquecento. Sono testi "in
>their own right", ma come traduzioni, oggi, fanno raccapriccio.

Guarda, anche se me le raccomandavi non avrei cavato nulla. ;-)

--
Seb

OmegaX

unread,
Aug 9, 2003, 11:15:00 PM8/9/03
to
Laura <zen...@libero.it> wrote

> Uffa, omegax, allora qui bisogna fare sempre tutto da sé.
>
> Io t'avevo fatto una domanda. E mi ero preparata, eh.
>
> Allora io ti chiedevo :
>
> > tu, che musica senti, a quale musica associ Céline (titoli e nomi)?


Mi dispiace Laura, non ho tempo, chiedilo a Seb... eh?

Non siamo sulla stessa lunghezza d'onda e non ho molta stima della tua
intelligenza.

Antonio Fanelli

unread,
Aug 10, 2003, 7:26:41 AM8/10/03
to
On Sun, 10 Aug 2003 04:15:25 +0200, Seb <x...@xxx.it> wrote:

>Forse sì, se fosse pubblicato da qualcuno... ma pare di no.

Vero, Ricordo UTET, Fabbri e Lerici, ma non credo siano ancora in
libreria.
Peccato.

severino

unread,
Aug 10, 2003, 8:33:49 AM8/10/03
to
Laura:

>Seb:
>> Io non sono in grado di apprezzare appieno - e quindi di
>> valutarne la traduzione - un testo francese del 1930, in
>> più gergale e sintatticamente sballato. Tu?

>Io, sì, un po', per dire. Ma mi sa che tu saresti più in
>grado di valutarne la resa.

apprezzamenti di céline sul passato, e sulla comprensione
di esso:

"mais plus tard, quand la vie vous a bien montré tout ce
qu'elle peut exiger de cautèle, de cruauté, de malice pour
être seulement entretenue tant bien que mal à 37°, on se
rend compte, on est fixé, bien placé, pour comprendre toutes
les saloperies que contient un passé. il suffit en tout et
pour tout de se contempler scrupuleusement soi-même et ce
qu'on est devenu en fait d'immondice. plus de mystère, plus
de niaiserie, on a bouffé toute sa poésie puisqu'on a vécu
jusque-là. des haricots, la vie". (voyage, da-qualche-parte-
un-po'-prima-che-a-metà, p.210 del folio gallimard 1997).

domanda all'aura:

ernesto ferrero volge "des haricots, la vie" con "è un cazzo
fritto, la vita". tu mi aiuteresti a capire i fagiuoli?

Seb

unread,
Aug 10, 2003, 9:34:10 AM8/10/03
to
severino ha scritto:

>apprezzamenti di céline sul passato, e sulla comprensione
>di esso:
>
>"mais plus tard, quand la vie vous a bien montré tout ce
>qu'elle peut exiger de cautèle, de cruauté, de malice pour
>être seulement entretenue tant bien que mal à 37°, on se
>rend compte, on est fixé, bien placé, pour comprendre toutes
>les saloperies que contient un passé. il suffit en tout et
>pour tout de se contempler scrupuleusement soi-même et ce
>qu'on est devenu en fait d'immondice. plus de mystère, plus
>de niaiserie, on a bouffé toute sa poésie puisqu'on a vécu
>jusque-là. des haricots, la vie". (voyage, da-qualche-parte-
>un-po'-prima-che-a-metà, p.210 del folio gallimard 1997).
>
>domanda all'aura:
>
>ernesto ferrero volge "des haricots, la vie" con "è un cazzo
>fritto, la vita". tu mi aiuteresti a capire i fagiuoli?

Il fagiuolo come membro virile è nel gergo... italiano, almeno; però
anche nel senso di "stupido, babbeo". (cfr. Lotti, Le parole della
gente, Mondadori 1992)
Che io sappia /haricot/ è anche uno spezzatino o qualcosa del genere:
sembra che Ferrero - con "cazzo fritto" - abbia fatto un combo dei due
significati.
Alexis traduce con "Fesserie, la vita".

***
[Alexis]
Ma più tardi, quando la vita vi ha ben mostrato tutto quello ch'essa
può esigere in fatto di cautela, di crudeltà, di malizia per essere
soltanto mantenuta bene o male a 37 gradi, ci si rende conto, si
capisce, s'è in buona posizione per comprendere tutte le porcherie che
un passato contiene. Basta in tutto e per tutto contemplare
scrupolosamente se stessi e ciò che s'è diventati in fatto di
porcherie. Più nessun mistero, più nessuna imbecillità, ci si è
sbafata tutta la propria poesia poiché s'è vissuti sin là. Fesserie,
la vita.

[Ferrero]
Ma più tardi, quando la vita vi ha mostrato per bene tutto quello che
può esigere in cautela, crudeltà, malizia soltanto per essere
mantenuta bene o male a 37°, ti rendi conto, sei informato, hai le
carte in regola per capire tutte le stronzate che contiene un passato.
Basta in tutto e per tutto contemplare scrupolosamente se stessi e
quel che si è diventati in fatto di schifezza. Niente più mistero,
niente più ingenuità, ti sei mangiato tutta la poesia visto che hai
vissuto fino a quel momento. E' un cazzo fritto, la vita.
***

Io continuo a preferire Alexis. Ferrero lo percepisco _troppo_
moderno: nella forma e nel lessico.
Di musica non so.

--
Seb

Laura

unread,
Aug 10, 2003, 12:39:31 PM8/10/03
to
severino ha scritto:

> ernesto ferrero volge "des haricots, la vie" con "è un cazzo
> fritto, la vita". tu mi aiuteresti a capire i fagiuoli?

"des haricots, la vie" i.e. "la vie, ça vaut des haricots". espressione
familiare, ma nulla di peggio, che si potrebbe tradurre, rimanendo nello
stesso ambito semantico, e tanto per usare un lombardismo : "la vita non
vale una sverza".

(Il Dizionario dell'argot di Alex Alexis, ce l'ho a casa - non per merito
mio, veramente -, ma qui non sono a casa.)

Difficile da rendere, invece, l'inversione. Proponi qualcosa?

Laura

unread,
Aug 10, 2003, 12:46:28 PM8/10/03
to
OmegaX ha scritto:

> Non siamo sulla stessa lunghezza d'onda e non ho molta stima della tua
> intelligenza.

Hai ragione.

"Sachez avoir tort. Le monde est rempli de gens qui ont raison. C'est pour
cela qu'il écoeure."
Céline, lettera a Arthur Miller

Laura

unread,
Aug 10, 2003, 5:47:00 PM8/10/03
to
Seb ha scritto:

[Queneau]


> Non ci crederai ma l'ho letto (e noto ora che avevo pasticciato tra
> titolo originale e tradotto, bah) proprio di traverso al letto, con
> una gamba penzoloni.

Posizione corretta :)

> Tutto, allora? andata.

Sì. Ivi compresi autobiografia in versi, diario e canzoni (sua : « Si tu
t’imagines fillette fillette Xa va xa va qu’ça va durer toujours Le temps
des za za Le temps des amours… »).

> Laura ha scritto:


> >ma guarda un po' la coincidenza. Radiguet era di qui, dove sto io adesso.

> Ah, Saint-Maure des Fossé...

Sì. La Varenne, per meglio dire.

> ma che abisso c'è lì?

Abisso? c’è un fiume in un’ansa. C’è una stazione (quella da dove parte il
narratore-senza-nome, all’inizio, per andare a Louis-le-Grand. Ma adesso è
della metropolitana : diciannove minuti alle Halles). In mezzo al fiume,
ci sono isole. Una, l’île d’amour, serve da location per una storia
inedita di Radiguet (ovvero pubblicata parecchio post-mortem), dove una
coppia afflitta da amore infelice va a suicidarsi.

[Le bal du comte d'Orgel]

> E' vero? l'ho solo pesato sul palmo della mano, ma questa si è chiusa
> e l'ha rimesso a posto... evito, quindi?

Non so. Ha voluto fare la sua princesse de Clèves...

> > Aragon, _Les beaux quartiers_, _Les voyageurs de l'impériale_?
> > Oh, sono belli, eh.

> Eh, il compagno Aragon... letture di qualche tempo fa: poesie,
> articoli.
> Ma quei quartieri lì sopra non fanno parte di un ciclo? comunque segnati.

Verissimo. Del ciclo sono belli soprattutto i primi volumi. Il suo saggio
sulla scrittura _Mes incipits, ou comment j’ai appris à écrire_ è
memorabile (per me).

> Non è determinante quell'apprezzamento, anzi forse è meglio il
> contrario, per quello che mi interessa: ecco, le atmosfere tipo quella
> in /Un duro inverno/ vanno bene.

> >Eugène Dabit, _Hôtel du Nord_;

> Ho controllato: l'unico tradotto della tua lista... lo pubblica
> Garzanti nei Narratori moderni, 2002.
> [IBS: Davanti all'Hotel du Nord, nella Parigi tra le due guerre,
> scorre il Canal Saint-Martin. Dentro l'albergo scorre invece
> un'umanità dolente di giovani amanti, disperati habitué e gente di
> passaggio, amori contrastati e fughe dalla realtà.]

Ahi. Detto così...

> Lo prendo di sicuro... sono curioso, mi ha fatto ricordare delle cose
> mie a Roma.

> >Mac Orlan, _Quai des brumes_ (da questi due sono stati tratti film così
> >noti che hanno oscurato l'interesse letterario dei romanzi originali),

> Cercando ho scoperto che la sceneggiatura di quest'ultimo film era di
> Prévert... interessante. Come procurarselo? Visto il periodo pensavo
> potesse essere stato messo in Rete - anche in francese: macché!

I film sono classici, da queste parti, soprattutto due battute da
tormentone : Arletty, nel primo : "Atmosphère, atmosphère, est-ce que j’ai
une gueule d’atmosphère ?" e, nel secondo, Jean Gabin a Michèle Morgan :
"Tu sais qu’t’as de beaux yeux ?". Roba che si tramanda di generazione in
generazione.

Sono romanzi che tentavano la via del populismo, con un’attenzione alla
lingua dunque, e all’atmosfera, per l’appunto.


> un'altra dritta: Emmanuel Bove?

Già, non ci avevo pensato. _I miei amici_, per esempio. Deprimentino,
però, un po’ da blank life.
Poi ci sarebbe anche_L’ultima notte_, tradotto da Giulio Mozzi. Per Bove
ovviamente, ma anche per la traduzione. Io non l’ho letta, ma
m’incuriosisce.

Hanno

unread,
Aug 11, 2003, 6:29:57 AM8/11/03
to

"Seb" <x...@xxx.it> ha scritto

(cuttotutto)

Senti, lasciamo stare che fa caldo :)
Riporto solo un dato di fatto del tutto soggettivo: che avevo letto un
centinaio di pagine della traduzione di Alexis prima di passare a quella
di Ferrero. In quest'ultima versione Celine mi sta piacendo molto di più
di quanto facesse prima.
Ciao

--
Hanno

gregorio...@gmail.com

unread,
Mar 27, 2014, 5:28:49 PM3/27/14
to
Buonasera,
Luciano Vincenzoni,grandissimo sceneggiatore(La grande Guerra,Sedotta e Abbandonata,Signore e Signori,Malena,Per qualche dollaro in più ecc.ecc.) ed un caro amico purtroppo scomparso,diversi anni fa mi consigliò di leggere "viaggio al termine della notte" perchè lo riteneva il più bel libro che sia mai stato scritto. Ebbe anche la fortuna di incontrare Celine e ne rimase affascinato. Mi disse di leggere la traduzione di Alex Alexis e non quella di Ferrero che riteneva orribile.In effetti anch'io ho avuto la stessa sensazione.Avevo trovato una copia degli anni 50 ma l'ho regalata ad una mia amica con la promessa di farmelo leggere,ma non lo trova più. A questo punto,viste le tesi discordanti, lo leggerò in francese anche se sarà piuttosto difficile.

Ginko

unread,
Mar 29, 2014, 3:31:02 PM3/29/14
to

<gregorio...@gmail.com> ha scritto nel messaggio

> Mi disse di leggere la traduzione di Alex Alexis e non quella di Ferrero
> che riteneva > orribile.In effetti anch'io ho avuto la stessa
> sensazione.Avevo trovato una copia degli > anni 50 ma l'ho regalata ad una
> mia amica con la promessa di farmelo leggere,ma >non lo trova più. A
> questo punto,viste le tesi discordanti, lo leggerò in francese
> anche se sarà piuttosto difficile.

Sbagliava. La traduzione di Ferrero è la migliore ed è la più aderente al
testo originale. Alexis ha edulcorato molto il linguaggio "scatologico" di
Céline e non rende neanche lo stile di questo "capolavoro". Tutt'altra cosa
la traduzione di Ferrero, attenta alla resa del ritmo tutto particolare
dell'originale, che è stata lodata da esperti céliniani come Giovanni Raboni
ecc. Dopo avere letto la traduzione di Ferrero rileggendo quella di Alexis
si capisce tutta la distanza tra le due versioni.

gregorio...@gmail.com

unread,
Jun 10, 2019, 1:47:26 PM6/10/19
to
Beato lei che ha la traduzione migliore. Ne parlavo anni fa con Luciano Vincenzoni un grande sceneggiatore (Signore e Signori, La Grande Guerra, Il buono,il brutto e il cattivo,Giù la Testa,Per qualche dollaro in più, Malena, Sedotta e abbandonata,Crimen ecc.)che mi diceva che la traduzione di Alex Alexis era stata approvata da Celine che ebbe la fortuna di incontrare. Mi parlò molto male di quella di Ferrero che giudicò orribile!
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