Viktor Borisovic Sklovskij (Pietroburgo 1893 - Mosca 1984)
è forse il più noto dei formalisti russi. E' sua la celebre
definizione dell'arte come "procedimento di straniamento",
apparsa per la prima volta in un saggio pubblicato nel 1917.
"Per restituire il senso della vita, per 'sentire' gli oggetti, per
far sì che la pietra sia pietra, esiste ciò che si chiama arte. Scopo
dell'arte è di trasmettere l'impressione dell'oggetto, come 'visione'
e non come 'riconoscimento', procedimento dell'arte è il procedimento
dello 'straniamento' degli oggetti".
(V.B.Sklovskij, L'arte come procedimento)
Dopo quarantacinque anni Sklovskij pubblicò una biografia di
Tolstoj costruita secondo quella teoria: parlò di Tolstoj come
se nessuno lo conoscesse e nessuno ne avesse mai parlato prima.
Operazione difficilissima, dato che l'oggetto in questione è uno dei
più biografati della storia della letteratura, oltre a essere uno dei
diaristi più prolifici dell'umanità.
Tutti sanno che Tolstoj nacque nel 1828 su un divano di pelle verde
a Jasnaja Poljana e che morì nel 1910 nel letto del capostazione di
Astapovo. Ciò che successe fra quel divano e quel letto è da gran
tempo di pubblico dominio.
A Sklovskij, però, non interessa il Tolstoj "ufficiale", quello che
tutti conoscono, perché su quel Tolstoj è già stato detto tutto, e
ogni discorso su di lui sarebbe inevitabilmente ripetitivo e banale. A
Sklovskij interessa il "procedimento". Non ciò che Tolstoj è stato o
ciò che ha scritto, ma quali strade ha percorso e come ha costruito
le proprie opere d'arte.
Nei romanzi di Tolstoj ogni personaggio vede le cose con i propri
occhi: lo stesso evento viene raccontato in tanti modi diversi quanti
sono coloro che ne parlano. Sklovskij parla di Tolstoj dal punto di
vista di Tolstoj, della moglie Sofija, del sodale Certkov, dell'amica
Aleksandra Andreevna Tolstaja, dei suoi corrispondenti, dei
colleghi", ecc. Sklovskij lascia parlare tutti con la massima libertà,
senza censure, e ognuno porta i propri particolari e le proprie
"verità". Ne risulta un ritratto "corale", estremamente complesso e
"policromo", che il lettore ha l'onere e il piacere di decifrare.
Naturalmente Sklovskij non è Tolstoj, e il suo libro è un saggio,
non un romanzo: non rinuncia a dire la sua sugli episodi che altri
raccontano, ma lo fa senza essere invadente. Si limita a tirare
qualche filo, a raccordare le numerose voci in un discorso ordinato
e sensato, ma rinuncia volentieri al ruolo di protagonista e lascia
che la vita di Tolstoj si riveli da sé al lettore, attraverso i
documenti e le testimonianze.
Sulle opere viene spesa una buona metà di questo saggio dalla mole
imponente. Trattandosi di Sklovskij ci si aspetterebbe un approccio
da critico letterario, ma chi cercasse qui il giudizio di Sklovskij
sulle opere di Tolstoj resterebbe deluso. Anche l'opera viene
considerata da un punto di vista biografico, quindi ancora una volta
come "procedimento" e non come "risultato".
Sklovskij "spia" Tolstoj mentre lavora alla composizione dei suoi
libri, raccontando cosa succedeva attorno a lui; quali erano gli
stati d'animo del momento e i suoi pensieri; quante strade diverse
prendeva un racconto o un romanzo; come veniva impostato, scritto,
cambiato, abbandonato, ripreso. Leggendo i capitoli dedicati alla
composizione delle opere si ha l'impressione di ficcare il naso dove
non si dovrebbe, di infrangere quella barriera salutare che divide il
lettore di un'opera letteraria dal suo autore, ma è per l'appunto solo
un'impressione, perché questa "intrusione" nello studio dell'autore
non sfocia in un giudizio critico sull'opera.
Si arriva invece a comprendere quanto stretto sia, almeno nel caso
di Tolstoj, il legame fra vita e opere, come l'attività artistica sia
"inclusa" nella quotidianità e quanto ne sia condizionata. Gettando
uno sguardo al limite dell'indiscrezione sul procedimento creativo
dell'artista, Sklovskij "attualizza" la vexata quaestio del rapporto
vita-arte, ne dà un esempio pratico che dice più di mille formule
teoriche. Dopo aver letto questa biografia, frasi come "l'artista
parla sempre di sé stesso" o "tutta la letteratura è autobiografica"
acquistano un senso nuovo, più concreto, più "verificabile".
Sklovskij, in conclusione, ritrae Tolstoj dal vivo, rinunciando a
"spiegarlo". L'idea di rendere "l'impressione" dell'oggeto come
"visione", enunciata nel 1917 come scopo dell'arte, si realizza
in questa opera saggistica, anche attraverso veri e propri "inserti"
narrativi, come ad esempio la splendida descrizione della firma
del testamento, che racconta di un Tolstoj ottantaduenne, ormai
prossimo alla morte, ma ancora in grado di montare in sella senza
sforzo e di mettere parecchia strada fra sé e gli altri cavalieri,
tutti molto più giovani di lui.
Se mi si passa un parallelo al volo e un po' "impressionistico",
questa biografia mi ricorda molto il Rodin di Rilke sia per il tono
narrativo e "anti-accademico", sia per l'accento posto sul "fare"
artistico più che sul risultato estetico delle opere.
Una nota finale di rammarico: il Tolstoj di Sklovskij è uscito in
Russia nel 1963, è arrivato in Italia quindici anni dopo e, per
quanto ne so, non è mai stato ristampato.
Ciao
Luca
> [Viktor Sklovskij, Tolstoj, Il Saggiatore 1978]
>
> Viktor Borisovic Sklovskij (Pietroburgo 1893 - Mosca 1984)
> è forse il più noto dei formalisti russi. E' sua la celebre
> definizione dell'arte come "procedimento di straniamento",
> apparsa per la prima volta in un saggio pubblicato nel 1917.
>
> "Per restituire il senso della vita, per 'sentire' gli
> oggetti, per far sì che la pietra sia pietra, esiste ciò che
> si chiama arte. Scopo dell'arte è di trasmettere l'impressione
> dell'oggetto, come 'visione' e non come 'riconoscimento',
> procedimento dell'arte è il procedimento dello 'straniamento'
> degli oggetti".
> (V.B.Sklovskij, L'arte come procedimento)
>
> Dopo quarantacinque anni Sklovskij pubblicò una biografia di
> Tolstoj costruita secondo quella teoria: parlò di Tolstoj come
> se nessuno lo conoscesse e nessuno ne avesse mai parlato prima.
C'e' un saggio di Carlo Ginzburg [‘Straneamento – Preistoria di un
procedimento letterario’, in _Occhiacci di legno – Nove riflessioni sulla
distanza_, Feltrinelli 1998] che mostra come Tolstoj sia per Sklovskij
soprattutto fonte fondamentale per l'idea stessa di straniamento.
Gli esempi di straneamento di Sklovskij -in ‘La teoria della prosa’, 1917-
vengono principalmente da Tolstoj.
Ginzburg traccia una serie di connessioni che mostrano come Tolstoj
probabilmente costrui’ I suoi esempi a partire dai testi illuministici di
Montaigne e Voltaire sui ‘selvaggi’, e dalla lettura di Marco Aurelio.
Ginzburg si diffonde parecchio su queste connessioni –con riferimenti
precisi ai testi settecenteschi-.
Penso possa interessarti.
ciao,
kalle
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Inviato via http://usenet.libero.it
sto leggendo C'era una volta
Sklovskij č abbagliante
"vivevamo come banchi di sabbia in mezzo ad un mare non profondo. Le navi
con le notizie non vi arrivavano. Vivevamo come tra un'erba non troppo alta:
ci copriva appena la testa"
petulia
>"Luca Tassinari"
>> Dopo quarantacinque anni Sklovskij pubblicò una biografia di
>> Tolstoj costruita secondo quella teoria: parlò di Tolstoj come
>> se nessuno lo conoscesse e nessuno ne avesse mai parlato prima.
>
>C'e' un saggio di Carlo Ginzburg [‘Straneamento – Preistoria di un
>procedimento letterario’, in _Occhiacci di legno – Nove riflessioni sulla
>distanza_, Feltrinelli 1998] che mostra come Tolstoj sia per Sklovskij
>soprattutto fonte fondamentale per l'idea stessa di straniamento.
"Straneamento": anche se fosse un lapsus sarebbe un bellissimo
termine, molto più adatto di "straniamento" a rendere l'idea
originale di Sklovskij. "Straniamento" mette l'accento sul soggetto;
"straniarsi" significa perdere contatto con la realtà, vedere le cose
in modo sfumato, distorto. Il concetto di "ostronenie" di Sklovskij,
al contrario, implica una visione "esattissima" dell'oggetto, anche
di quei particolari che sfuggono ad uno sguardo distratto dalla
consuetudine. "Straneamento" mette giustamente l'accento sull'oggetto
che viene guardato come se fosse "estraneo", con un attenzione
superiore a quelle che dedichiamo alle cose familiari.
>Gli esempi di straneamento di Sklovskij -in ‘La teoria della prosa’, 1917-
>vengono principalmente da Tolstoj.
Vero. Già nel saggio-manifesto del 1917, L'arte come procedimento,
Tolstoj è la "pietra di paragone" della teoria.
"Il procedimento dello straniamento in Tolstoj consiste nel fatto che
non chiama l'oggetto col suo nome, ma lo descrive come se lo vedesse
per la prima volta, e l'avvenimento come se accadesse per la prima
volta per cui adopera nella descrizione dell'oggetto non le
denominazioni abituali delle sue parti, bensì quelle delle parti
corrispondenti ad altri oggetti"
>Ginzburg traccia una serie di connessioni che mostrano come Tolstoj
>probabilmente costrui’ I suoi esempi a partire dai testi illuministici di
>Montaigne e Voltaire sui ‘selvaggi’, e dalla lettura di Marco Aurelio.
>Ginzburg si diffonde parecchio su queste connessioni –con riferimenti
>precisi ai testi settecenteschi-.
Carlo Ginzburg è una delle teste migliori dell'italica intellighenzia.
Ovviamente esiliato negli Stati Uniti, come da copione.
>Penso possa interessarti.
Altroché! Vado, compro, leggo.
Ciao
Luca
>sto leggendo C'era una volta
>Sklovskij č abbagliante
A proposito dello Sklovskij autobiografico, ti racconto un aneddoto
librario. Durante tutto l'inverno passato ho frequentato una splendida
libreria remainder bolognese, talmente piena di meraviglie da perderci
la testa (e il portafoglio): melangoli, studitesi, se-essi, archinti,
tutta robina che a lasciarla lě piangeva il cuore.
Fra tanto bendiddio spiccava il Viaggio sentimentale di Sklovskij, con
splendida copertina policroma tipica di SE. L'avrň guardato diecimila
volte, preso, rigirato un po' in mano, rimesso a posto, con la ferma
intenzione di portarlo prima o poi alla cassa. Sklovskij era diventato
una specie di ingiunzione inconsapevole a visitare spesso la libreria,
per accertarmi che il libro fosse ancora lě.
Passano i giorni, passano i mesi, l'estate mi porta lontano da casa.
Un paio di settimane fa parto in quarta alla volta della libreria, ben
deciso a non uscire di lŕ senza il mio bravo Sklovskij. Arrivo in
centro, parcheggio la moto, attraverso la strada e guardo incredulo
l'usata vetrina sulla quale campeggia la scritta *Internet Point*.
Niente piů libreria, niente piů Sklovskij. Panta rei, 'ttanamiseria.
Ciao
Luca
> A proposito dello Sklovskij autobiografico, ti racconto un aneddoto
> librario. Durante tutto l'inverno passato ho frequentato una splendida
> libreria remainder bolognese, talmente piena di meraviglie da perderci
> la testa (e il portafoglio): melangoli, studitesi, se-essi, archinti,
> tutta robina che a lasciarla lì piangeva il cuore.
I melangoli, studitesi e archinti sono proprio materia di remainding spinto.
In ogni spaccio che si rispetti li trovi. In tempi recenti sono arrivati
anche i Guida, i Costa e Nolan e i Vallecchi, con dentro Tozzi (due robe da
sottobosco primo novecento come il poema "Paolo" e il torso di romanzo
psichista "Adele" nello stesso volume e a metà prezzo!), Malaparte,
Prezzolini, Luti.
> Fra tanto bendiddio spiccava il Viaggio sentimentale di Sklovskij, con
> splendida copertina policroma tipica di SE. L'avrò guardato diecimila
> volte, preso, rigirato un po' in mano, rimesso a posto, con la ferma
> intenzione di portarlo prima o poi alla cassa. Sklovskij era diventato
> una specie di ingiunzione inconsapevole a visitare spesso la libreria,
> per accertarmi che il libro fosse ancora lì.
Molto bella quella confezione, vero... con in copertina una sfavillante
messaggera della rivoluzione (da contraltare ai pupazzi narrativi delle
agenzie ROSTA di Majakovskij) che avrebbe fatto la gioia di Zamboni e
Ferretti ai tempi in cui i CCCP erano ancora fedeli alla linea e incidevano
per la Attack punk della futura regina transgender Helena Velena.
Ti dirò anche che il Viaggio sentimentale è un classico (un bel classico)
del circuito dei remainders. A Milano lo trovi in tanti posti, come pure
l'altro giorno a Torino l'ho visto in una di quelle librerie di corso po
zona university. Se vuoi, se non lo trovi te lo spedisco io da qui.
> Passano i giorni, passano i mesi, l'estate mi porta lontano da casa.
> Un paio di settimane fa parto in quarta alla volta della libreria, ben
> deciso a non uscire di là senza il mio bravo Sklovskij. Arrivo in
> centro, parcheggio la moto, attraverso la strada e guardo incredulo
> l'usata vetrina sulla quale campeggia la scritta *Internet Point*.
> Niente più libreria, niente più Sklovskij. Panta rei, 'ttanamiseria.
Oppure: mai temporeggiare o, come si diceva a Firenze ai tempi del divino
pedatorio Socrates, mai "traccheggiare".
>[...]
> Luca Tassinari:
>> Fra tanto bendiddio spiccava il Viaggio sentimentale di Sklovskij, con
>> splendida copertina policroma tipica di SE.
>[...]
>Molto bella quella confezione, vero... con in copertina una sfavillante
>messaggera della rivoluzione (da contraltare ai pupazzi narrativi delle
>agenzie ROSTA di Majakovskij) che avrebbe fatto la gioia di Zamboni e
>Ferretti ai tempi in cui i CCCP erano ancora fedeli alla linea e incidevano
>per la Attack punk della futura regina transgender Helena Velena.
Già. Quello stile grafico che non so come si chiama (espressionista?),
con l'immagine che "salta fuori dal foglio" e ti sbudella gli occhi a
colpi di prospettive, contorni taglienti e colori accesi.
>Ti dirò anche che il Viaggio sentimentale è un classico (un bel classico)
>del circuito dei remainders. A Milano lo trovi in tanti posti, come pure
>l'altro giorno a Torino l'ho visto in una di quelle librerie di corso po
>zona university. Se vuoi, se non lo trovi te lo spedisco io da qui.
Ti ringrazio fin d'ora e molto. Se le mie ricerche - che continuano a
dispetto delle librerie trasmutate in internet point - dovessero
fallire definitivamente, approfitterò certamente della tua cortesia.
>[...]
>> Niente più libreria, niente più Sklovskij. Panta rei, 'ttanamiseria.
>
>Oppure: mai temporeggiare o, come si diceva a Firenze ai tempi del divino
>pedatorio Socrates, mai "traccheggiare".
Spesso la sfiga non è altro che il contrappasso del tentennamento.
Comunque, come per tutti i remainderisti, la sfiga è solitamente
intercalata da indicibili botte di fortuna. Fra le mie, appunto, aver
beccato una copia *integra* del Tolstoj di Sklovskij a un euro
e mezzo.
Ciao
Luca
> Carlo Ginzburg e' una delle teste migliori dell'italica
> intellighenzia.
e non solo.
> Ovviamente esiliato negli Stati Uniti, come da copione.
be', penso che il caso di Ginzburg sia differente. Insegnava a Bologna
-credo fino al 1988- ma penso abbia ancora l'incarico (e come si potrebbe
perdere il ruolo, in Italia?? Forse sparando al rettore...).
L'universita' della California gli avra' proposto una barcata di soldi e la
cattedra, immagino a Bologna avranno escogitato qualcosa al consiglio di
facolta' (non so bene come funzionino queste cose). Cosi', se ho capito
bene, insegna sei mesi l'anno in California ma transita pure per Bologna.
Tanto per farci gli affari di Ginzburg.
(per non essere totalmente inutile, segnalo che al sito Feltrinelli ci sono
dei file audio con Ginzburg che presenta alcuni dei suoi libri:
http://www.feltrinelli.it/SchedaAutore?id_autore=222947 )
ciao
>[...]
>L'universita' della California gli avra' proposto una barcata di soldi e la
>cattedra, immagino a Bologna avranno escogitato qualcosa al consiglio di
>facolta' (non so bene come funzionino queste cose). Cosi', se ho capito
>bene, insegna sei mesi l'anno in California ma transita pure per Bologna.
>Tanto per farci gli affari di Ginzburg.
Ma facciamoceli, su, per una volta! Io credevo che fosse emigrato
definitivamente. Sapere che bazzica ancora da queste parti mi fa
piacere.
>(per non essere totalmente inutile, segnalo che al sito Feltrinelli ci sono
>dei file audio con Ginzburg che presenta alcuni dei suoi libri:
>http://www.feltrinelli.it/SchedaAutore?id_autore=222947 )
Bčlo!
C'č un articolo intitolato "Le terribili astuzie della Mandragola",
dove dice (un anno fa) che sta lavorando su Machiavelli!
Doppio grazie, quindi.
Ciao
Luca
>Durante tutto l'inverno passato ho frequentato una splendida
> libreria remainder bolognese,
(cut)
> Fra tanto bendiddio spiccava il Viaggio sentimentale di Sklovskij, con
> splendida copertina policroma tipica di SE.
(cut)
> Niente piů libreria, niente piů Sklovskij. Panta rei, 'ttanamiseria.
Io l'ho visto alla Pickwick, vicino alla stazione, abbastanza di recente: il
n'y a pas?
Pecuchetta
--
Cominciare col sě, rincalzare col giŕ,
continuare col perň, soprassedere col ma,
finire col no.
Concludere col non si sa.
(C.E.Gadda)
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet
>[...]
>> Niente piů libreria, niente piů Sklovskij. Panta rei, 'ttanamiseria.
>
>Io l'ho visto alla Pickwick, vicino alla stazione, abbastanza di recente: il
>n'y a pas?
Possibilissimo. Dopo la scomparsa della Libreria del portico, quella
che č diventata internet point, Pickwick č diventato il miglior
ricettacolo felsineo di SE. Ci sono passato una settimana fa, e ho
naturalmente "lurkato" l'apposito espositore, ma niente Sklovskij.
Comunque il fatto che si sia materializzato lě č un segno positivo.
Grazie della segnalazione.
Ciao
Luca
> Dopo la scomparsa della Libreria del portico, quella
> che è diventata internet point, Pickwick è diventato il miglior
> ricettacolo felsineo di SE.
E non solo, direi. Anche di epistolari Archinto (ma li hanno mai venduti a
prezzo pieno da qualche parte?), di qualche polposo Adelphi (recente
acquisizione: "Il corsivo è mio" della Berberova) e fortunosi Supercoralli
altrimenti insolvibili.
>Ci sono passato una settimana fa, e ho
> naturalmente "lurkato" l'apposito espositore, ma niente Sklovskij.
> Comunque il fatto che si sia materializzato lì è un segno positivo.
E' importante credere ai segni.
> Grazie della segnalazione.
E alle segnalazioni.
> Ciao
Ciao
Pecuchetta
--
Cominciare col sì, rincalzare col già,
continuare col però, soprassedere col ma,
finire col no.
Concludere col non si sa.
(C.E.Gadda)
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Ma poi li leggi tutti, diletta?
> E' importante credere ai segni.
In che senso?
Bouvard,
...
C'è un tempo per ogni cosa.
> > E' importante credere ai segni.
> In che senso?
Per ora ségnatelo, poi ti spiego.
Pecuchetta
basta, che non si chatta mica, qui.
--
Cominciare col sì, rincalzare col già,
continuare col però, soprassedere col ma,
finire col no.
Concludere col non si sa.
(C.E.Gadda)
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Ok, ma di' a questo onorevole consesso quali epistolari hai sukl comodino,
su.
> basta, che non si chatta mica, qui.
E flirtare? E' concesso? No, vero?
Bouvard,
troppi post tutti insieme per un ex-lurker; rischio sbornia.