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Dino Campana: poeta e camminatore

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Simone Silvestri

unread,
Apr 15, 2002, 3:47:19 AM4/15/02
to
"(...) non si tratta di capire cos'è la follia, ma di capire come si
costituiscono certe "forme di soggettività", certi "modi di essere" che
sono ancora nostri; quali trame di potere vi si tessono attorno; capire
come si formano, nella storia e nel suo complicatissimo ordito, le
nostre idee, i nostri concetti, le nostre nozioni. Cosa vuol dire "sono
pazzo", "sono omosessuale", "sono...". E' questa, l'archeologia. Capire
la cultura esplorando i suoi margini"
(Michel Foucault - conversazione con Enrico Filippini, 1979)

Si dice che il poeta Dino Campana, nato nel paese di Marradi (FI) il
20/8/1885, avesse uno zio pazzo, e che questo zio si appostasse sulle
strade del paese ad attendere il passaggio delle donne. Quando gliene
capitava a tiro qualcuna, lo zio apriva il cappotto ed esclamava: "io
sono Campana e questo è il mio batacchio". Questo zio aveva piantato il
vessillo della pazzia nel territorio della famiglia, così che tutti
quanti si guardavano l'un l'altro spaventati, a scorgere nel parente più
prossimo il segno di un'ereditarietà.

Mica per niente, nel retrivo consorzio del suo paese a cavalcioni
dell'Appennino, Dino Campana era considerato uno svitato. Pur essendo
figlio di maestro elementare e proveniente da famiglia istruita ed
onorata (ma con zio pazzo), se ne andava solitario sui monti coi libri
sotto il braccio. Non si faceva vedere per giorni, stava lassù a leggere
e scribacchiare, poi tornava, poi andava. Era uno strambo per tutti,
tanto che, come spesso accade, i bambini lo ridevano e gli facevano ogni
sorta di scherzi, gli indirizzavano contro delle lievi sassaiole
(sassaiole di bambini, fortunatamente).

Sassaiola o non sassaiola, il poeta montanaro ha scritto un libro di
poesie e di piccole prose che si chiama "Canti orfici", e questo piccolo
libro è diventato a pieno titolo un classico del nostro novecento.
Campana il titolo orfico l'ha preso da un libro francese letto durante
una delle sue peregrinazioni attraverso il mondo. Gli piaceva l'idea,
probabilmente. Se non fosse che questo titolo assume per l'autore un
significato mesmerico, come di una calata dentro se stesso. Mi viene da
pensare che il poeta, da tutti qualificato come pazzo, produca la sua
materia come unica giustificazione di esistere.

"Le mie lettere sono fatte per essere bruciate", così s'intitola un
epistolario campaniano (a cura di Gabriel Cacho Millet - All'insegna del
pesce d'oro - Milano 1978). Ed è un curioso titolo, se si pensa alle
traversie dell'opera del Campana. Perché a lui, alle sue carte di
poesia, nessuno voleva dare ascolto, l’ascolto di cui aveva disperata
necessità. Nessun auto da fè, nessuna ordalìa....le carte di poesia del
poeta matto from the mountains ci pensava a bruciarle l'incomprensione
dei suoi contemporanei, e l'emarginazione (essendo a pieno titolo,
secondo la dizione corrente, "scemo del paese") inflittagli da
famigliari e compaesani.

Per dire......in Firenze a quei tempi, cioè poco prima della Grande
Guerra, si faceva la letteratura moderna. Si stampava "La Voce" di
Giuseppe Prezzolini e anche "Lacerba" organo locale del futurismo e del
nuovo in letteratura. Alla guida di "Lacerba" c'erano Giovanni Papini,
quello che nella famosa foto dei futuristi in stiffelius (con
Palazzeschi, Boccioni e Carrà) si distingue per i dentoni e i capelli
sparati in aria, e Ardengo Soffici, pittore/scrittore/avanguardista
nonché sottufficiale di fanteria durante la guerra.

Campana si presenta a Papini col manoscritto del suo libro. Papini, a
cui non frega niente di leggere il libro di quella specie di irsuto
montanaro, si porta il manoscritto a casa per poi restituirglielo il
giorno dopo senza averlo letto, dicendo che per lui va bene, ma che però
lo deve leggere anche il Soffici. Così dopo un po' Campana si presenta a
Soffici "privo di qualsiasi cappotto che lo riparasse dal freddo di
quella mattina". Inoltre con "in testa un cappelluccio che somigliava a
un pentolino, addosso una giubba di mezzalana color nocciuola, simile a
quelle fatte in casa che portavano i contadini e i pecorai di mezzo
secolo fa". Soffici un pezzente del genere se lo toglie di torno alla
svelta e, in pratica, perde il manoscritto in mezzo alle mille
scartoffie della redazione.

Questo manoscritto perduto diventerà una leggenda, una specie di Sacro
Graal letterario. Si favoleggiava chissà cosa, finché, nel 1971, non
viene ritrovato nella villa di Soffici, a Poggio a Caiano. Non
s'intitolava "Canti orfici", bensì "Il più lungo giorno". Io l'edizione
anastatica me la sono andata a vedere in biblioteca. E faceva tenerezza,
formicolante com'era di epigrafi nietzschiane, scritte a mano su "carta
da minestra", come disse Ottone Rosai. Ma, per farla breve, codesto
manoscritto era un'altra cosa, una specie di copia di lavorazione del
libro avvenire. Che il lettor sensibile tira un sospiro di sollievo al
pensiero che l'incazzatissimo poeta-pazzo quando torna tra i suoi monti
a rimettere insieme i pezzi dell'opera della vita, va a fare un lavoro
in meglio, che lo porterà all'edizione "che tutti conosciamo".

C'è un romanzo sulla pazzia, l'ha scritto in carcere un'estremista di
destra che si chiama Giuseppe Lo Presti. Il romanzo s'intitola "Il
cacciatore ricoperto di campanelli" (Oscar originals - pref. di Aldo
Busi). Non sto a dire del romanzo, uscito ormai undici anni fa. Mi
ricollego piuttosto alla metafora del cacciatore ricoperto di
campanelli. Perché Campana era così: voleva attraversare la vita come
qualsiasi altro, cioè seguendo i propri desideri, le proprie
inclinazioni, come il cacciatore che silenziosamente si muove nel bosco.
Invece no, non poteva, lui era un cacciatore ricoperto di campanelli,
che qualsiasi movimento facesse, produceva un suono forte da far
scappare qualsiasi selvaggina. E la selvaggina erano gli "altri", coloro
i quali non solo non credevano che egli potesse essere l'artista che
era, ma anche coloro convinti che egli non potesse essere nemmeno un
uomo normale. Campana, che perseguiva "il cielo infinito non deturpato
dall'ombra di Nessun Dio".

Campana: "Non c'è posto per me nel perfezionato congegno della società:
sono il pezzo difettoso che l'operaio scarta. Il polline che non
attecchisce e fa tappeto nei boschi".
"Sono solamente un po' primitivo. Ma torneremo di moda anche noi, ci ho
questa speranza".

"(...) l'inizio della mia opera poetica che dovrà spiegare al mondo il
tuo amore per me, desta l'ammirazione di tutti coloro ai quali la faccio
conoscere. Gesù! Potessi portarla a termine! Vorrei che il cielo mi
appagasse quest'unico desiderio; e poi faccia quello che vuole"
(Heinrich Von Kleist - lettera alla sorella Ulrike - 9 dicembre 1802)

In questo caso si parla del "Roberto il Guiscardo", l'opera incompiuta
(infatti, malgrado invocasse Gesù, Kleist non la portò mai a termine)
che Thomas Mann definì la più bella della prosa tedesca moderna. Campana
invece, portò a termine i Canti orfici utilizzando per il manoscritto
l'unica macchina per scrivere che esisteva a Marradi, quella del
municipio. Lui, scemo del paese, se ne arrivava torvo agli uffici
comunali, prendeva in consegna il dattilografo e gli imponeva di
scrivere. Quello, con ogni sorta di errori, redasse la copia
dattiloscritta dei canti.

A tal proposito Campana, alla maniera del Kleist, scriveva: "Ho bisogno
di essere stampato: per provarmi che esisto, per scrivere ancora ho
bisogno di essere stampato". E sia. Dal momento che svariati editori gli
avevano rispedito al mittente il dattiloscritto "comunale", Campana lo
stampò grazie a Bruno Ravagli, un tipografo di Marradi, che per
l'impresa chiese 650 lire, di cui duecento d'anticipo a copertura delle
spese. Dino, che all'inizio del 1914 se n'era andato in Svizzera da
bracciante per guadagnare i soldi necessari all'impresa ma era tornato
senza una lira, venne aiutato dal cavalier Bandini, che mise cento lire
di tasca propria e altre cento tramite una sottoscrizione presso la
Società operaia marradese.

Mi chiedo da quale parte prendere l'argomento della poesia, dell'arte
che parte dall'irregolarità, dalla follia in questo caso. Perché, come
detto, Campana era stato messo ai margini per la sua supposta pazzia
(che poi matto lo diventò davvero, per colpa della sifilide però).
Proprio questa fama di matto ha dato lustro alla sua opera, quasi che
l'irregolarità fosse la patente dell'arte e non viceversa. In questo, il
fatto di dichiararsi artista non solo giustificava la supposta
irregolarità del poeta, ma per Campana era come se la cancellasse,
mettendolo nel mondo in un’operatività profonda, quella della fucina
d’Orfeo della poesia. Per questo Campana desiderava così strenuamente
d'essere pubblicato, per trovare una sua collocazione, ma una
collocazione che fosse in armonia con ciò che sentiva di essere, e che
fuori della sua certificazione come artista lo metteva inevitabilmente
fuori dal gioco. Un gioco durissimo per lui che, indifeso, denuncia il
mondo per essersi ricoperto del sangue del ragazzo (come recita la
chiusa del suo libro), che é il suo sangue, che è lui il ragazzo.

"Con una cura maniaca, 'una cura gelosa', predisposi la mia avventura
come si predispone un letto, una camera per l'amore: ho spasimato per il
delitto"
(Jean Genet - Il diario del ladro)

A proposito di quelli fuorivia..........
Un altro supposto irregolare, Genet, benché in tutt'altra maniera. Lui
mi sembra furbo infatti, a lui in qualche modo gli faceva gioco la fama
di ladro e marchetta per uomini. Professava nel suo libro la bellezza
del tubetto di vaselina che teneva nella tasca. E con la patente
d'irregolare, esplorando i margini della cultura, come dice sopra
Foucault, penetrava nell'istituzionalizzazione dell'arte. Con una
sofferenza relativa, diventava il cantore dei bassifondi, e
artisticamente manifestava se stesso ad un mondo che non voleva far
altro che ascoltarlo, ascoltare le sue calcolate sconcezze, i suoi
deliri controllati.

"Nel viola della notte odo canzoni bronzee. La cella è bianca, il
giaciglio è bianco. La cella è bianca, piena di un torrente di voci che
muoiono nelle angeliche cune, delle voci angeliche bronzee è piena la
cella bianca"
(Sogno di prigione)

Campana, poeta elettrico, si immolava invece. E quando leggo le righe
che stanno all'inizio del "Sogno di prigione", sento questa disperata
voce di contenzione, di cronicario. E qua veramente Campana sembra un
uomo che cadde sulla terra, come David Bowie nel film omonimo, uno che
canta una nostalgia dei cieli stellati privi dell'ombra di nessun dio.

--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG

Federico Platania

unread,
Apr 15, 2002, 7:13:29 AM4/15/02
to
Simone Silvestri ha scritto:
> E qua veramente Campana sembra un uomo che
cadde sulla terra, come David
> Bowie nel film omonimo


Visto che hai
citato Bowie mi sento in diritto di agganciare anche un altro riferimento
contemporaneo: le bellissime tavole a fumetti che il "neofuturista" Pablo
Echaurren dedicņ a Campana. Io le ho lette su un Corto Maltese di troppi
anni fa.


Federico
http://space.tin.it/clubnet/fedplata
------------------------------------
ognuno ha i gusti che si merita

--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it

paolo beneforti

unread,
Apr 15, 2002, 8:37:50 AM4/15/02
to
"Federico Platania"

> Visto che hai
> citato Bowie mi sento in diritto di agganciare anche un altro riferimento
> contemporaneo: le bellissime tavole a fumetti che il "neofuturista" Pablo
> Echaurren dedicņ a Campana.

edita poi dagli Editori del Grifo.

> Io le ho lette su un Corto Maltese di troppi
> anni fa.

presente, stanno tutti in soffitta.

Bartolomeo Di Monaco

unread,
Apr 15, 2002, 9:22:10 AM4/15/02
to
"Simone Silvestri" <nuot...@infinito.it> ha scritto nel messaggio
news:e98ee6e3a6f571b5f9c...@mygate.mailgate.org...

[cut]

Che devo dirti, Simone? Il tuo post me lo sono stampato e l'ho messo nella
edizione che posseggo della Vallecchi, anno 1966 (lire 800!), che ha la nota
biografica di Enrico Falqui e la nota critica di Silvio Ramat. Bravissimo
(scusami se mi lascio andare, ma questo tuo post è magnifico)
Campana è ancora oggi un poeta difficile dai bagliori intermittenti che ti
accecano. E' inimitabile, come tutti coloro che sono stati presi in qualche
modo da follia, che è essa stessa una musa che s'incontra solo in quel mondo
dai più inesplorato. In Lucchesia, lo sai bene, noi abbiamo avuto Enrico
Pea, scrittore efficace e singolare, popolarissimo ai suoi tempi, ed oggi
quasi dimenticato, se non fosse per il nipote Bellora Giovanni che con
pazienza certosina va riordinando le sue carte e cerca di farlo sopravvivere
all'oblio. Anche per lui, come per Lorenzo Viani, la scrittura è stata la
sua creazione più alta.
Concludo dicendoti che, proprio qualche giorno fa, parlavo di Campana (per
corrispondenza, ovviamente) con il prof. Giorgio Barberi Squarotti, e ho
appreso che ha terminato uno studio sul poeta di Marradi. Gli ho domandato
di farmi conoscere, a tempo debito, la pubblicazione che lo ospiterà. Sono
curioso di leggere le sue riflessioni.
E' stato un vero piacere leggerti. Ciao, Bartolomeo

--
Bartolomeo Di Monaco
http://bartolomeodimonaco.interfree.it
(per scaricare gratis i suoi libri)
e http://bartolomeodimonaco.interfree.it/Letture.htm
Inoltre: http://www.internetbookshop.it
bartolome...@tin.it


Simone Silvestri

unread,
Apr 15, 2002, 9:29:28 AM4/15/02
to
"Federico Platania"

> Visto che hai
> citato Bowie mi sento in diritto di agganciare anche un altro riferimento
> contemporaneo: le bellissime tavole a fumetti che il "neofuturista" Pablo
> Echaurren dedicņ a Campana. Io le ho lette su un Corto Maltese di troppi
> anni fa.

Me le ricordo anch'io quella tavole...colorate, guizzanti. Futuriste
nella stessa misura delle mille fiammelle che "si sono accese da sé"
dentro alla poesia che Dino dedica al Soffici.

E' molto bravo Echaurren.

Simone Silvestri

unread,
Apr 15, 2002, 9:45:45 AM4/15/02
to
"Bartolomeo Di Monaco"

> Che devo dirti, Simone? Il tuo post me lo sono stampato e l'ho messo nella
> edizione che posseggo della Vallecchi, anno 1966 (lire 800!), che ha la nota
> biografica di Enrico Falqui e la nota critica di Silvio Ramat. Bravissimo
> (scusami se mi lascio andare, ma questo tuo post è magnifico)

Grazie, veramente. Ti ringrazio molto.
Io posseggo un edizione più recente, una Garzanti economica con apparato
critico di Neuro Bonifazi. Inutile dire che è consunta dall'uso e dalle
riletture

> Campana è ancora oggi un poeta difficile dai bagliori intermittenti che ti
> accecano. E' inimitabile, come tutti coloro che sono stati presi in qualche
> modo da follia, che è essa stessa una musa che s'incontra solo in quel mondo
> dai più inesplorato.

Basta che apri il libro, e comincia "La notte". Credo che raramente sia
dato incontrare nella letteratura italiana un cominciamento così
potente. La città rossa, turrita, abnorme. Tu subito immagini di
trovarti su Orione, e invece Campana ride e ti dice che no, siamo a
Faenza.
E quel titolo così italiano, la "Passeggiata in tram in America e
ritorno". Mi viene in mente il De Amicis che scrive degli Appennini e
della Ande; mi viene in mente Pinocchio che se va con Lucignolo.
Piazza Sarzano...ogni volta che mi capita d'andare a Genova e ci
passo, penso al poeta ramingo nei vichi del centro storico di allora.
eccetera eccetera

> In Lucchesia, lo sai bene, noi abbiamo avuto Enrico
> Pea, scrittore efficace e singolare, popolarissimo ai suoi tempi, ed oggi
> quasi dimenticato, se non fosse per il nipote Bellora Giovanni che con
> pazienza certosina va riordinando le sue carte e cerca di farlo sopravvivere
> all'oblio.
> Anche per lui, come per Lorenzo Viani, la scrittura è stata la
> sua creazione più alta.

Lorenzo Viani, l'autore dei Vageri, bravo pittore anche. Pensa che di
Viani ho a casa un edizione della sua divertentissima (ma anche triste)
biografia di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, poeta e rodomonte delle
Alpi Apuane. Si parla di edizione Alpes 1925! (Alpes pubblicò i
primissimi Indifferenti di Moravia...)

> Concludo dicendoti che, proprio qualche giorno fa, parlavo di Campana (per
> corrispondenza, ovviamente) con il prof. Giorgio Barberi Squarotti, e ho
> appreso che ha terminato uno studio sul poeta di Marradi. Gli ho domandato
> di farmi conoscere, a tempo debito, la pubblicazione che lo ospiterà. Sono
> curioso di leggere le sue riflessioni.
> E' stato un vero piacere leggerti. Ciao, Bartolomeo

Fammi sapere quando uscirà questo scritto su Campana, lo leggerò anch'io
con interesse.

grazie ancora

Ipse

unread,
Apr 15, 2002, 10:34:56 AM4/15/02
to
"Simone Silvestri" <nuot...@infinito.it> wrote in message
news:e98ee6e3a6f571b5f9c...@mygate.mailgate.org...

> "(...) non si tratta di capire cos'è la follia, ma di capire come si
> costituiscono certe "forme di soggettività", certi "modi di essere" che

ebbi a che fare con dino campana molti anni fa, in occasione della
maturità: si portava una tesina a piacere ed io avevo preparato una
ricerca su campana ed i suoi canti orfici.

ricordo vagamente un accostamento al solipsismo del d'annunzio, forse
per stemperare il fatto che campana non era neanche nel programma
ufficiale
di terzo, vincendo in tal modo la diffidenza della commissione.

a posteriori direi che il solipsismo eroico del d'annunzio era quanto di
più lontano dall'isolamento da reietto di campana.

ricordo che il professore di lettere reagì al nome del poeta come la
commissione della maturità in ecce bombo ("dino chi?"). per mia fortuna
la prof esterna di scienze era appassionata di campana e, di
conseguenza,
si appassionò a me!!!

di campana ricordo anche una sua relazione con tale sibilla aleramo, che
mi stupì non poco vista, la forasticità del poeta.
ricordo nei suoi versi continui accostamenti di colori, un van gogh
delle
parole:

Io vidi dal ponte della nave
i colli di Spagna
svanire, nel verde
dentro il crepuscolo d'oro la bruna terra celando
come una melodia:


e ancora


Illanguidiva la sera celeste sul mare:
pure i dorati silenzi ad ora ad ora dell'ale
varcaron lentamente in un azzurreggiare:...
Lontani tinti dei varii colori
dai più lontani silenzii
ne la celeste sera varcaron gli uccelli d'oro:


povero dino, che vita infame che ha fatto!
chissà se valeva la pena per un pugno di versi.

Bartolomeo Di Monaco

unread,
Apr 15, 2002, 10:45:10 AM4/15/02
to

"Ipse" <da...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:786b2fa4d3fde857d67...@mygate.mailgate.org...
[cut]

> di campana ricordo anche una sua relazione con tale sibilla aleramo, che
> mi stupě non poco vista


"Campana - Aleramo LETTERE" Vallecchi 1958, con prefazione di Mario Luzi.

Ciao. Bartolomeo

Bartolomeo Di Monaco

unread,
Apr 15, 2002, 10:47:25 AM4/15/02
to

"Simone Silvestri" <nuot...@infinito.it> ha scritto nel messaggio
news:63b2332694937d9d1b2...@mygate.mailgate.org...
[cut]

> Fammi sapere quando uscirà questo scritto su Campana, lo leggerò anch'io
> con interesse.

Senz'altro, non mancherò di informarti. Ciao. Bartolomeo


Fiamma Giuliani

unread,
Apr 15, 2002, 10:22:32 AM4/15/02
to

"Bartolomeo Di Monaco" <bartolome...@tin.it> ha scritto nel messaggio

> "Campana - Aleramo LETTERE" Vallecchi 1958, con prefazione di Mario Luzi.
>
O anche
Sibilla Aleramo-Dino Campana "Un viaggio chiamato amore" (lettere
1916-1918)-Feltrinelli

Fiamma


P. Bianchi

unread,
Apr 15, 2002, 11:59:11 AM4/15/02
to
Ipse wrote:

> di campana ricordo anche una sua relazione con tale sibilla aleramo, che
> mi stupì non poco vista, la forasticità del poeta.

La faccenda e' stata lungamente approfondita da Vassalli che e'
pervenuto alle seguenti conclusioni

Campana era un torello di montagna, come lo zio.

Sul biglietto da visita della Aleramo c'era scritto: datur omnibus.

Aleramo quarantenne si fece amare da Campana ventenne, cavaliere assai
valente.

Come mai il torello Campana in piena prima guerra mondiale fu scartato
militare?

Perche' a un certo punto l'Aleramo scappo' in Piemonte per non farsi
piu' beccare dal C.?

Perche' Campana mori' pazzo?

Conclusione: sifilide, o morbo gallico

Pubblicato cio', Vassalli raccontava di come a Marradi gliel'avessero
giurata per "diffamazione collettiva".


Ciao
B.

gabriele

unread,
Apr 15, 2002, 1:13:38 PM4/15/02
to

"Bartolomeo Di Monaco"

> "Campana - Aleramo LETTERE" Vallecchi 1958, con prefazione di Mario Luzi.


Per leggersi diverse lettere tra Campana e la Aleramo vedi sito:

http://www.elbasun.com/L_angolo_della_lettura/lettere_d_amore_archivio_ieri.htm

Gabriele


gabriele

unread,
Apr 15, 2002, 1:34:48 PM4/15/02
to

"gabriele" <nient...@email.it> ha scritto nel messaggio news:a9f1m7$5v0$1...@pegasus.tiscalinet.it...

>
> "Bartolomeo Di Monaco"
> > "Campana - Aleramo LETTERE" Vallecchi 1958, con prefazione di Mario Luzi

Scusate, ma non posso tralasciare una nota personale.
Il poeta Campana è stato uno degli "amori" della mia gioventù. Sono stato a Castel Pulci, a vedere il
manicomio dove è morto. Lo vidi quando era ancora nel "fiore" della sua attività, prima della riforma legata
al benedetto Basaglia.
Una cosa veramente orribile, credo che sia la cosa più vicina ad un lager che io abbia visto nella mia vita.
Ho sempre provato una grande tristezza nell'immaginarmi Campana in quel luogo.
Quasi una icona delle sofferenze dei tanti disgraziati che hanno finito la loro esistenza in quella maniera
orribile.


Gabriele


Bartolomeo Di Monaco

unread,
Apr 15, 2002, 3:01:59 PM4/15/02
to

"Fiamma Giuliani" <leparoletr...@katamail.com> ha scritto nel
messaggio news:bRBu8.38950$m41.1...@twister2.libero.it...

Edizione anno...? Ciao. Bartolomeo

Fiamma Giuliani

unread,
Apr 15, 2002, 2:56:39 PM4/15/02
to

"Bartolomeo Di Monaco" <bartolome...@tin.it> ha scritto nel messaggio
>
> Edizione anno...? Ciao. Bartolomeo
>
Feltrinelli "Varia",prima edizione aprile 2000.
(forse ora c'è anche l'economica,ma non so:-)

Fiamma


Diego Cuoghi

unread,
Apr 15, 2002, 5:21:57 PM4/15/02
to
Simone Silvestri <nuot...@infinito.it> wrote:

> il poeta montanaro ha scritto un libro di
> poesie e di piccole prose che si chiama "Canti orfici", e questo piccolo
> libro è diventato a pieno titolo un classico del nostro novecento.

Risposta telegrafica a post chilometrico:
lo hai ascoltato interpretato da Carmelo Bene?
C'è un bel CD+libro edito da Bompiani....

--
D I E G O C U O G H I
www.diegocuoghi.it

erostratos

unread,
Apr 16, 2002, 10:16:30 AM4/16/02
to

Simone Silvestri ha scritto nel messaggio ...

>"(...) non si tratta di capire cos'è la follia, ma di capire come si
>costituiscono certe "forme di soggettività", certi "modi di essere" che
>sono ancora nostri
> [cut]

>E qua veramente Campana sembra un
>uomo che cadde sulla terra, come David Bowie nel film omonimo, uno che
>canta una nostalgia dei cieli stellati privi dell'ombra di nessun dio.

Bel ricordo del grande Dino. Devo dire che anch'io ho un debole per questi
'viaggiatori incantati', l'erraticità elevata a statuto ontologico, che
Campana interpreta meravigliosamente per nostra edificazione.
Non fu quindi un errore da parte di quel certo suo parente, come lamentava
Campana, il consiglio di dedicarsi alla chimica, ma una sentenza oracolare.
Lirico elettrone delle forre e dei greppi di montagna, lui la chimica la
incarnava. Allotopia purissima e consustanziale. Occupare uno spazio
soltanto per congettura, essere sempre altrove, e in verità non poter vivere
in nessun posto. A quindici anni già lo sapeva.
"Sissignore, divenni pazzo completamente", acconsente, ma evita i compagni
di manicomio e non rivolge loro la parola: "camminava avanti e indietro con
passo elastico e lungo, raccolto nelle spalle e nel collo, un poco curvo il
capo, senza guardarsi intorno". Lo si vorrebbe poeta da cartolina
illustrata, intento giorno e notte alla scrittura nella sua cella di recluso
come Tasso all'ospedale di Sant'Anna (gli viene anche apparecchiata una
stanza), ma Campana non scrive, sfoglia giornali, divaga. E' almeno
straziato? "Frasi giornalistiche, cose da réclame", protesta arricciando il
baffo chimerico. Desidera uscire allora, uno come lui, libero finalmente,
via da quel "tragico asilo"? No, sta benissimo dov'è.
Appunto: dov'è? L'inafferrabile Campana non è mai dove lo si pretende, si
sottrae a qualunque radicamento, attraversa il mondo, evade perfino dalle
rappresentazioni sentimentali che noi ce ne facciamo, dai ritratti in cui
pensiamo di sorprendere la sua grinta da Far West, sempre altrove, sempre in
movimento: tenacemente persuaso di poter eludere infine anche lo stallo
della morte, accumulando un credito di vita inesauribile per forza di
suggestione, e "ringiovanire molti anni", e "vivere a volontà".
Gli crediamo.
Sulla parola, naturalmente. ;-)

ciao
erostratos

silvio

unread,
Apr 16, 2002, 1:31:33 PM4/16/02
to

"erostratos" <XXXero...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:2nWu8.26255$vF6.8...@news2.tin.it...

> Bel ricordo del grande Dino. Devo dire che anch'io ho un debole
per questi
> 'viaggiatori incantati', l'erraticità elevata a statuto
ontologico, che
> Campana interpreta meravigliosamente per nostra edificazione.
(...)

facendo contenti in una botta sola Arbasino e Conte (nel senso di
Giuseppe), spezzo una lancia in favore di Ceccardo Roccatagliata
Ceccardi - e, per fare buon peso a cattivo gioco, anche di
Francesco Pastonchi.
Saluti
silvio


diatermano

unread,
Apr 16, 2002, 2:32:51 PM4/16/02
to
"Simone Silvestri" <nuot...@infinito.it> wrote in message news:<e98ee6e3a6f571b5f9c...@mygate.mailgate.org>...


>

> Si dice che il poeta Dino Campana, nato nel paese di Marradi (FI) il
> 20/8/1885, avesse uno zio pazzo, e che questo zio si appostasse sulle
> strade del paese ad attendere il passaggio delle donne.


L'hai letta la storia di Campana disegnata da Pablo Echaurren? Ora e'
raccolta in un libro di "Vite di poeti", c'e' anche la storia di
Majakovskji e quella di Pound, sempre disegnate da Echaurren. Non
ricordo chi sia l'editore del libro. A suo tempo aveva disegnato anche
la vita di Marinetti, uscita a puntate su Linus, direi una ventina
d'anni fa.

diatermano

Eleonora Cavallini

unread,
Apr 16, 2002, 9:07:44 PM4/16/02
to
"gabriele" <nient...@email.it> wrote in message
news:a9f2ts$8fp$1...@pegasus.tiscalinet.it...

> Una cosa veramente orribile, credo che sia la cosa più vicina ad un lager che io abbia visto nella mia vita.
> Ho sempre provato una grande tristezza nell'immaginarmi Campana in quel luogo.
> Quasi una icona delle sofferenze dei tanti disgraziati che hanno finito la loro esistenza in quella maniera
> orribile.
>

Casco al sonno, ma non posso non risponderti subito.
Non ho visitato il luogo, ma mi riesce difficile capire come la
splendida mente di Campana potesse subire un simile destino.
Questo IMHO vale per tutti, non solo per le persone dotate di un tale
genio creativo. Certo però, se si pensa a ciò che è stato capace di
lasciarci Campana, la cosa è ancora più triste.
Il Tasso fu ricoverato al S. Anna di Ferrara, ma forse la sua situazione
era un po' meno crudele.
Riprenderò l'argomento dopo una bella (quanto meritata, penso) dormita.
A presto,
Eleonora

Simone Silvestri

unread,
Apr 17, 2002, 3:44:28 AM4/17/02
to
"Diego Cuoghi"

> Risposta telegrafica a post chilometrico:
> lo hai ascoltato interpretato da Carmelo Bene?
> C'è un bel CD+libro edito da Bompiani....

Lascia stare....é da un bel po' che mi dico che devo comprare il
Bene-Campana, ma la testa, bollita com'è, se lo dimentica sempre.

Grazie dell'info, comunque. Forse è la volta buona che non mi dimentico!


Simone Silvestri

unread,
Apr 17, 2002, 3:56:59 AM4/17/02
to
"erostratos"

/cut


> Lo si vorrebbe poeta da cartolina
> illustrata, intento giorno e notte alla scrittura nella sua cella di
recluso
> come Tasso all'ospedale di Sant'Anna (gli viene anche apparecchiata una
> stanza), ma Campana non scrive, sfoglia giornali, divaga. E' almeno
> straziato? "Frasi giornalistiche, cose da réclame", protesta arricciando
il
> baffo chimerico. Desidera uscire allora, uno come lui, libero finalmente,
> via da quel "tragico asilo"? No, sta benissimo dov'è.

Bello il tuo post. Anch'io avevo pensato a Torquato Tasso. Il Tasso però dà
in ismanie, scrive, vuole uscire. Campana invece dice ripetutamente al
Pariani che lo si lasci stare, che lui sta benissimo dov'è, lì a Castel
Pulci. In questo mi ricorda l'internato Robert Walser, intento ad
intrecciare docilmente corbelli in mezzo ai boschi della Svizzera.

Me lo vedo Campana che grida alla maniera di Alvaro De campos: "non
venitevene con la metafisica. Che ca....volo me ne faccio!"
A tale proposito dalla bisaccia ecco uscire proprio il De Campos di quella
subilime poesia che si chiama "Tabacaria"

"Che cosa so di quel che sarò, io che non so cosa sono?
Essere ciò che penso? Ma penso di essere tante cose!
E ci sono tanti che pensano di esser la stessa cosa che non ce ne possono
essere tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli di credono in sogno geni come me,
e la storia ne registrerà, chissà?, neppure uno,
e non resterà che letame di tante conquiste future.
No, non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi insensati con tante certezze!
Io, che non ho nessuna certezza, sono più certo o meno certo?"

> Appunto: dov'è? L'inafferrabile Campana non è mai dove lo si pretende, si
> sottrae a qualunque radicamento, attraversa il mondo, evade perfino dalle
> rappresentazioni sentimentali che noi ce ne facciamo, dai ritratti in cui
> pensiamo di sorprendere la sua grinta da Far West, sempre altrove, sempre
in
> movimento: tenacemente persuaso di poter eludere infine anche lo stallo
> della morte, accumulando un credito di vita inesauribile per forza di
> suggestione, e "ringiovanire molti anni", e "vivere a volontà".
> Gli crediamo.
> Sulla parola, naturalmente. ;-)

...ma incondizionatamente


Simone Silvestri

unread,
Apr 17, 2002, 4:00:19 AM4/17/02
to
"silvio"

> facendo contenti in una botta sola Arbasino e Conte (nel senso di
> Giuseppe), spezzo una lancia in favore di Ceccardo Roccatagliata
> Ceccardi - e, per fare buon peso a cattivo gioco, anche di
> Francesco Pastonchi.

Il giorno che ritorna di moda Ceccardo, mi ubriaco di granita :-) Magari
succedesse! Lui, che passerebbe sulle patrie lettere sventolando la
cravache, chiamanado a raccolta gli arditi di Apua (tra cui un giovanissimo
Ungaretti tornato di fresco da Alessandria d'Egitto)
Però prima ci deve stare Giovanni Boine, e dopo -incredibilissima cosa!-
Pierangelo Baratono

silvio

unread,
Apr 17, 2002, 6:37:44 AM4/17/02
to

"Simone Silvestri" <nuot...@infinito.it> ha scritto nel
messaggio news:a9ja1o$3ljos$1...@ID-120944.news.dfncis.de...

> Il giorno che ritorna di moda Ceccardo, mi ubriaco di granita
:-) Magari
> succedesse! Lui, che passerebbe sulle patrie lettere
sventolando la
> cravache, chiamanado a raccolta gli arditi di Apua (tra cui un
giovanissimo
> Ungaretti tornato di fresco da Alessandria d'Egitto)

ehm. Mi duole informarti che è già tornato di moda e, in realtà,
sta già ripassando nell'armadio della roba vecchia. Lui e gli
arditi di Apua, temo.

> Però prima ci deve stare Giovanni Boine, e
dopo -incredibilissima cosa!-
> Pierangelo Baratono

no. Ti concedo Boine, con ogni riserva, ti suggerisco magari
Grande e Barile, ma Baratono no. Baratononono.
Saluti
silvio


Simone Silvestri

unread,
Apr 17, 2002, 7:40:35 AM4/17/02
to
"silvio"

> ehm. Mi duole informarti che è già tornato di moda e, in realtà,
> sta già ripassando nell'armadio della roba vecchia. Lui e gli
> arditi di Apua, temo.

e ti pareva...mentre mi sollazzavo sotto i glicini della bocciofila,
Ceccardo Ceccardone tornò e passò di moda quasi nel medesimo istante.
Passato in giudicato il capintesta, venne, a seguire, tutto il manipolo. E
vabbe'.......

> no. Ti concedo Boine, con ogni riserva, ti suggerisco magari
> Grande e Barile, ma Baratono no. Baratononono.

Rido, e ti riconosco l'assoluta mancanza di campanilismo: riserve sullo
scrittore d'Imperia/Porto Maurizio e via libera allo schivo e cattolico
poeta di Albisola (SV).

Baratono era una boutade, se recuperano lui, impiegato delle poste nonchè
pseudobohemien nonchè amico e sodale delle innocenti bisbocce genovesi di
Camillo Sbarbaro, allora devono recuperare tutti, nessuno ecluso...persino
un mio parente che ha scritto una storia del quartiere milanese di Greco,
con digressioni sul Naviglio della Martesana e la Cassina di Pomm.

Comunque Adelphi ripubblica in pompa magna "Il sistema di Bob" :-)))


silvio

unread,
Apr 17, 2002, 8:29:57 AM4/17/02
to

"Simone Silvestri" <nuot...@infinito.it> ha scritto nel
messaggio news:a9jmur$3pu1k$1...@ID-120944.news.dfncis.de...

> e ti pareva...mentre mi sollazzavo sotto i glicini della
bocciofila,
> Ceccardo Ceccardone tornò e passò di moda quasi nel medesimo
istante.
> Passato in giudicato il capintesta, venne, a seguire, tutto il
manipolo. E
> vabbe'.......

puoi giocare sul tempo, e anticipare questo e quello recuperando
il novenario dattilico pascoliano nel verso immortale di Mario e
Angiolo Silvio Novaro.

> Rido, e ti riconosco l'assoluta mancanza di campanilismo:
riserve sullo
> scrittore d'Imperia/Porto Maurizio e via libera allo schivo e
cattolico
> poeta di Albisola (SV).

non esiste patria, boulé o ecclesìa che non valga la pena di
essere tradita (Steiner, nel senso di George: e cito con molta
libertà). A parte il fatto che le tue deduzioni sono fondate su
premesse largamente imprecise.

> Baratono era una boutade, se recuperano lui, impiegato delle
poste nonchè
> pseudobohemien nonchè amico e sodale delle innocenti bisbocce
genovesi di
> Camillo Sbarbaro, allora devono recuperare tutti, nessuno
ecluso...persino
> un mio parente che ha scritto una storia del quartiere milanese
di Greco,
> con digressioni sul Naviglio della Martesana e la Cassina di
Pomm.

Greco mi manca, ma so moltissimo della storia di Piola - il
quartiere, e anche l'omonimo, leggendario centrattacco dei
mondiali del '38.
Nel tuo post, non hai citato Alessandro Varaldo. Che ti succede?
Saluti
silvio

erostratos

unread,
Apr 17, 2002, 8:51:30 AM4/17/02
to

silvio ha scritto nel messaggio ...

>
>spezzo una lancia in favore di Ceccardo Roccatagliata
>Ceccardi - e, per fare buon peso a cattivo gioco, anche di
>Francesco Pastonchi.

Bene il primo.
Il secondo, vediamo un po': Pastrocchi... Pastrocchi...
No, non mi risulta. Ma sei sicuro?

ciao
erostratos


Simone Silvestri

unread,
Apr 17, 2002, 9:04:27 AM4/17/02
to
"silvio"

> puoi giocare sul tempo, e anticipare questo e quello recuperando
> il novenario dattilico pascoliano nel verso immortale di Mario e
> Angiolo Silvio Novaro.

None...sono già allo stato di precursore, perchè autocertifico di aver
prodotto quaggiù, all'altezza del mese di gennaio, un post dedicato a
Boine, Novaro e la Riviera ligure (allegata all'Olio Sasso).
Attendo ancora la rimessa diretta dell'azienda di soggiorno di Oneglia.
Per cui chiedo in via eccezionale di poter dare corso ai Murmuri ed echi
e di essere esentato dalla Pioggerellina di Marzo.

> non esiste patria, boulé o ecclesìa che non valga la pena di
> essere tradita (Steiner, nel senso di George: e cito con molta
> libertà). A parte il fatto che le tue deduzioni sono fondate su
> premesse largamente imprecise.

Allora non mi addentro neanche in questo ginepraio imperiese/savonese.

> Greco mi manca, ma so moltissimo della storia di Piola - il
> quartiere, e anche l'omonimo, leggendario centrattacco dei
> mondiali del '38.

Infatti la milanese Piazza Piola è intitolata proprio a Piola Silvio,
mitico bomber della Pro Vercelli e della Lazio. No, scherzo. Però devo
dirti che Greco, come tutti i quartieri conurbati ad inizio secolo
(vedi Affori, Lambrate eccetera), ha una storia molto più interessante
e articolata, la quale giustifica certe cartografie e agiografie da
scrittore a tempo perso (come il parente in pensione)

> Nel tuo post, non hai citato Alessandro Varaldo. Che ti succede?

Che sono alla frutta, da aver spremuto buona parte della Liguria
contenuta nella mia crapa tosata. Varaldo...Varaldo, so che scriveva
gialli e null'altro ahimé! :-)

rossana

unread,
Apr 17, 2002, 12:55:41 PM4/17/02
to

"paolo beneforti" <dw2ttmm6...@sneakemail.com> ha scritto nel messaggio
news:a9eher$2etjv$1...@ID-52597.news.dfncis.de...

| > Io le ho lette su un Corto Maltese di troppi
| > anni fa.

Anche io.

rox

PS Silvestri è sempre più piacevole di tante "terze pagine" di quotidiano,
bravo !


rossana

unread,
Apr 17, 2002, 1:03:07 PM4/17/02
to

"P. Bianchi" <ppbianc...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:3CBAF8CF...@virgilio.it...

| Pubblicato cio', Vassalli raccontava di come a Marradi gliel'avessero
| giurata per "diffamazione collettiva".

Vassalli ha descritto bene le personalità coinvolte, ma , nel caso di
Campana,
la componente genetica non è da trascurare, non in senso forzatamente
e cmq "negativo". Mi spiego: la marcata sensibilità, abbinata alla tendenza
ad una vita solitaria, insolita...rendono "diversi". La "diversità"
incompresa
può indurre a depressione o ad eventuali psicosi, ben più serie per
l'equilibrio.

Senza nulla togliere a Campana, ovviamente.
A volte la follìa è lo scotto da pagare per l'estrema sensibilità
di individui "senza pelle".
Creativi per necessità.
Anime splendide che si autodistruggono del fuoco stesso che arde in loro.

rox


P.Bianchi

unread,
Apr 17, 2002, 1:24:42 PM4/17/02
to
"Simone Silvestri" <nuot...@infinito.it> ha scritto nel messaggio

> Varaldo...Varaldo, so che scriveva gialli e null'altro ahimé! :-)

Non c'era anche un Veraldi Attilio giallista da Napoli?

MouseTrap

unread,
Apr 17, 2002, 1:35:39 PM4/17/02
to
"rossana" ha scritto nel messaggio

> Vassalli ha descritto bene le personalità coinvolte, ma , nel caso di
> Campana,
> la componente genetica non è da trascurare, non in senso forzatamente
> e cmq "negativo". Mi spiego: la marcata sensibilità, abbinata alla
tendenza
> ad una vita solitaria, insolita...rendono "diversi".

diversi... componente genetica...tendenza...ma che stai a di'?
e che vuol dire 'sensibili'? sensibili dove? come?

> La "diversità"
> incompresa può indurre a depressione o ad eventuali psicosi, ben più serie
per
> l'equilibrio.
> Senza nulla togliere a Campana, ovviamente.

una gobba no? Il Recanatese era un "diverso"? psicotico?
E si'...sara' come dici tu...e forse avevano pure la diverticolite... :O)

> A volte la follìa è lo scotto da pagare per l'estrema sensibilità
> di individui "senza pelle".

serpenti in muta?

> Creativi per necessità.
> Anime splendide

senza dubbio.

> che si autodistruggono

gia': facevano la fila davanti ai manicomi e gridavano
"ricoveratemi!" e "elettroshock gratis per tutti"... :P

> del fuoco stesso che arde in loro.

amen. ;)

bye
Joe the Fool

EOM

MouseTrap

unread,
Apr 17, 2002, 1:54:08 PM4/17/02
to

"P. Bianchi" ha
[cut]

> Perche' Campana mori' pazzo?
>
> Conclusione: sifilide, o morbo gallico
>

> Pubblicato cio', Vassalli [...]

Anche
Proust, Maupassant, Nietsche, Baudelaire fra altri...
E allora: viva il trepanoma...ma non credo che basti :O)

ciao
Joe the Fool

EOM


silvio

unread,
Apr 17, 2002, 1:56:05 PM4/17/02
to

"Simone Silvestri" <nuot...@infinito.it> ha scritto nel
messaggio
news:5d75cad90ec1a9d250b...@mygate.mailgate.org..

.
> None...sono già allo stato di precursore, perchè autocertifico
di aver
> prodotto quaggiù, all'altezza del mese di gennaio, un post
dedicato a
> Boine, Novaro e la Riviera ligure (allegata all'Olio Sasso).

lo ricordo. Fu quel giorno lo confesso / bello e brutto al tempo
istesso.

> Attendo ancora la rimessa diretta dell'azienda di soggiorno di
Oneglia.
> Per cui chiedo in via eccezionale di poter dare corso ai
Murmuri ed echi
> e di essere esentato dalla Pioggerellina di Marzo.

attendi attendi, qualcosa resterà.
Murmuri ed echi non portano buonissimo, ma vabé.

> Infatti la milanese Piazza Piola è intitolata proprio a Piola
Silvio,
> mitico bomber della Pro Vercelli e della Lazio. No, scherzo.
Però devo
> dirti che Greco, come tutti i quartieri conurbati ad inizio
secolo
> (vedi Affori, Lambrate eccetera), ha una storia molto più
interessante
> e articolata, la quale giustifica certe cartografie e
agiografie da
> scrittore a tempo perso (come il parente in pensione)

ho molto rispetto per i parenti pensionati e grafomani. Oramai
siamo tutti curiosi: dettagli bibliografici?

> Che sono alla frutta, da aver spremuto buona parte della
Liguria
> contenuta nella mia crapa tosata. Varaldo...Varaldo, so che
scriveva
> gialli e null'altro ahimé! :-)

anche, ma non solo. Ti daremo sei e mezzo di stima, con obbligo
di ripasso dell'opera omnia di Guido Hess Seborga (ti abbuoniamo
soltanto "L'uomo di Camporosso").
Saluti
silvio

silvio

unread,
Apr 17, 2002, 1:57:04 PM4/17/02
to

"P.Bianchi" <ppbianc...@virgilio.it> ha scritto nel
messaggio news:udiv8.23887$b62.6...@news1.tin.it...

> Non c'era anche un Veraldi Attilio giallista da Napoli?

sě, e aggiungo un Faraldi, di cui dimentico il nome, che faceva
il liceo giusto una quindicina d'anni fa (ora lavora nel
lattificio di famiglia).
Saluti
silvio


silvio

unread,
Apr 17, 2002, 3:13:26 PM4/17/02
to

"erostratos" <XXXero...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:mdev8.23012$b62.6...@news1.tin.it...

> Bene il primo.
> Il secondo, vediamo un po': Pastrocchi... Pastrocchi...
> No, non mi risulta. Ma sei sicuro?

messere, vi esorto a maggior rispetto, o sarò costretto a
lanciare il pur vetusto guanto di sfida. Sono sicuro come di
certe altre nozioni, che qui taccio per carità di Patria. Ti
rimando tuttavia al sàpido E. Decleva, "Arnoldo Mondadori",
Torino, Utet, mid 90's - poi ristampato in Garzanti, ma con font
4,5, mi sembra.
Saluti
silvio


P.Bianchi

unread,
Apr 17, 2002, 5:11:46 PM4/17/02
to
"MouseTrap" <mad...@Halta2vistaO.it> ha scritto nel messaggio
news:4Fiv8.31556

> > Perche' Campana mori' pazzo? Sifilide, o morbo gallico.

> Anche
> Proust, Maupassant, Nietsche, Baudelaire fra altri...
> E allora: viva il trepanoma...ma non credo che basti :O)

Treponema. Il treponema non spiega la perizia poetica, ma spiega
ragionevolmente (se accettiamo l'ipotesi Vassalli) il finale manicomiale (lue
terziaria, tabe dorsale ecc.).

Altrimenti rimane appunto l'ipotesi-Roxim che la follia sia il risultato
terminale dell' eccesso sensitivo, che avrebbe in qualche modo "consumato" il
cervello; il finale patologico "spiega" retrospettivamente la poesia (incubava
la follia).

Ciao.


MouseTrap

unread,
Apr 17, 2002, 5:49:07 PM4/17/02
to
"P.Bianchi" ha scritto

> Treponema. Il treponema non spiega la perizia poetica, ma spiega
> ragionevolmente (se accettiamo l'ipotesi Vassalli) il finale manicomiale
(lue
> terziaria, tabe dorsale ecc.).

Poco so di poesia, ma non mi sembra che Campana sfoggiasse
particolari perizie...piuttosto un istintivo...un grande istintivo.
Quello che non capisco e' perche' un ente pensante debba scrivere
qualche migliaio di parole per 'spiegare' un fatto.
Campana e' morto in manicomio, perche' la' si trovava quando e' morto...
Msr de Lapalisse...forse Wilde e' morto di un otite purulenta e
non per il treponema...e allora?
Wilde e Campana scrissero cose difficilmente ripetibili, e questo
conta. Vassalli, che io non leggo in quanto contemporaneo e vivente,
a suo tempo, e se sara', avra' i suoi cerca pulci...

> Altrimenti rimane appunto l'ipotesi-Roxim che la follia sia il risultato
> terminale dell' eccesso sensitivo, che avrebbe in qualche modo "consumato"
il
> cervello; il finale patologico "spiega" retrospettivamente la poesia
(incubava
> la follia).

se definissi i termini che usi, forse capirei il senso di cio' che dici.
A me, cosi' come li usi nel post non dicono nulla:
'eccesso sensitivo': quantificare un esperienza soggettiva altrui mi
sembra piuttosto difficile, anzi assolutamente impossibile, anche se
al mondo girano parecchi imbecilli che ritengono la cosa possibile.
'follia': che dire? solo battute: "ristabiliremo la normalita' appena avremo
capito cosa sia il /normale/." :O)

Quanto al merito, intendo Dino Campana e la sua opera, le ultime parole
dei Canti Orfici, quelle in inglese, dicono che lui, nella tragicommedia che
fu la sua esistenza, era l'unico ad aver capito tutto.
Anche che quel tutto non si puo' dire, tranne che a coloro che gia' sanno.
Ma ci provo' lo stesso.

ciao
Joseph

EOM


erostratos

unread,
Apr 17, 2002, 9:08:08 PM4/17/02
to

silvio ha scritto nel messaggio ...
>
>messere, vi esorto a maggior rispetto, o sarò costretto a
>lanciare il pur vetusto guanto di sfida. Sono sicuro come di
>certe altre nozioni, che qui taccio per carità di Patria.

Messere, non dubito affatto che abbiate contezza del Pastonchi. Canzonavo
bensì il Pastonchi medesimo, la cui poesia il buon Bárberi Squarotti si
compiacque di definire "ormai infrequentabile", lui così frequentevole e
mondano! Il Pastonchi, dico.
Ecco, mi vellicò la metonimica perfidia (involontaria?) dell'aggettivo.

riverisco
erostratos

ps: Che è codesta smania di sguantarsi? E' primavera? ;-)


silvio

unread,
Apr 18, 2002, 12:45:20 AM4/18/02
to

"erostratos" <XXXero...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:Y%ov8.32934$vF6.1...@news2.tin.it...

> Messere, non dubito affatto che abbiate contezza del Pastonchi.
Canzonavo
> bensì il Pastonchi medesimo, la cui poesia il buon Bárberi
Squarotti

buono dove? Con la fidanzata, forse, o nelle generose prefazioni
scheiwilleriane per Adriano Zavanone. Non con l'universo
immemore, non come consuetudine, però.

>si compiacque di definire "ormai infrequentabile", lui così
frequentevole e
> mondano! Il Pastonchi, dico.

celebre aneddoto. Pastonchi, uso frequentare un'osteria
dubbiamente nota a 5 minuti da questo picì, svernava in Versilia.
Pretendeva costaggiù di non pagare pegni, dazi o soltanto conti
degli alberghi perché "ma come? Io sono il poeta Pastonchi!".
Celebri anche le sue lezioni universitarie a Torino, sulle quali
si sono soffermati Folco Portinari - in un raro momento di
equilibrio etilico, vecchio compagnone - e M. T. Spaziani.

> Ecco, mi vellicò la metonimica perfidia (involontaria?)
dell'aggettivo.

la perfidia non è mai involontaria, così come la dissimulazione
non è mai onesta.

> ps: Che è codesta smania di sguantarsi? E' primavera? ;-)

e s'agita nell'aria un che di nuovo, sì. Amore pigro, incredulo
amore, più per tedio che per gioco etc.
Saluti
silvio


Simone Silvestri

unread,
Apr 18, 2002, 4:26:34 AM4/18/02
to
"silvio"

> ho molto rispetto per i parenti pensionati e grafomani. Oramai
> siamo tutti curiosi: dettagli bibliografici?

Oggi recupero i dati. Trattasi di opera ponderosa e ironica nello stesso
tempo, e con molte foto d'epoca: uomini con baffi a manubrio e donne
con l'ombrellino. Tra l'altro, sommo tripudio, il parente è stato citato
in un'opera in più volumi sullo sviluppo urbanistico della città.
L'opera fu commissionata dal comune, con ingente spiegamento di mezzi
(che, a parer mio, avrebbero fatto miglior riuscita dispiegati altrove).
Ma trovo il titolo e scrivo (immagino la trepidazione :-)


> anche, ma non solo. Ti daremo sei e mezzo di stima, con obbligo
> di ripasso dell'opera omnia di Guido Hess Seborga (ti abbuoniamo
> soltanto "L'uomo di Camporosso").

be', tutto sommato mi è andata bene
....riguadagno quota

Simone Silvestri

unread,
Apr 18, 2002, 4:27:30 AM4/18/02
to
"rossana"

> PS Silvestri è sempre più piacevole di tante "terze pagine" di quotidiano,
> bravo !

grazie
.....inchino
grazie

Bartolomeo Di Monaco

unread,
Apr 18, 2002, 4:40:40 AM4/18/02
to

"silvio" <x...@dmw.it> ha scritto nel messaggio
news:Absv8.21$8D3...@news1.tin.it...

>
> "erostratos" <XXXero...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
> news:Y%ov8.32934$vF6.1...@news2.tin.it...
> > Messere, non dubito affatto che abbiate contezza del Pastonchi.
> Canzonavo
> > bensì il Pastonchi medesimo, la cui poesia il buon Bárberi
> Squarotti
>
> buono dove? Con la fidanzata, forse, o nelle generose prefazioni
> scheiwilleriane per Adriano Zavanone. Non con l'universo
> immemore, non come consuetudine, però.
>
> >si compiacque di definire "ormai infrequentabile", lui così
> frequentevole e
> > mondano! Il Pastonchi, dico.

Intanto congratulazioni a te e a erostratos per il simpatico duetto.
Intervengo per
dire che il mio incontro con Giorgio Bárberi Squarotti, prima epistolare poi
di persona qui a Lucca, mi ha fatto scoprire una persona buona e
disponibile. Quando mai un critico di fama come lui degna uno come me,
sconosciuto al massimo grado, di una lettera come questa? (la posto perché è
anche nel mio sito, ovviamente):
Torino, 24 maggio 2000

Caro Di Monaco,

il Suo libro è senza dubbio un'opera singolare: c'è, dentro, una
tragicità fatale e dolorosa, che di pagina in pagina si acuisce fino all'
orrore, nella scrittura lucida e amara. Il risultato è sempre egregio e
valoroso: colpisce e convince. La narrazione tende a fissare nel futuro le
vicende: ma le innalza poi all'allegoria di sempre, del passato come d'oggi.
Grazie, di cuore. Non mi immaginavo un'ambientazione come quella di
Lucca, dolcemente da me amata per rapporti famigliari. La saluto molto
caramente.

Giorgio Bárberi Squarotti

Non so come abbia avuto il mio "Mattia e Eleonora e altre storie", né
gliel'ho mai chiesto. Eppure mi giunse (era la prima volta che mi accadeva
una cosa del genere) quella sua lettera. Volle poi leggere gli altri miei
libri editi ed anche inediti, esprimendomi sempre il suo prezioso giudizio.
Mi sprona ancora oggi, che gli ho confidato di non volere scrivere più.
Venne a Lucca per conoscermi, ed agli organizzatori di un Convegno su
Montale fece il mio nome perché fossi a pranzo con lui. La corrispondenza
continua ancora oggi, ed io ne sono onorato, anche per le confidenze
personali e di studio che mi comunica. Come si può dire che non sia un uomo
buono e generoso? Io certamente non posso che lodarlo (mi ha donato anche
alcuni suoi libri di saggi e di poesie), e questa mia testimonianza (che
qualcuno forse troverà egocentrica) credo che possa provarlo. Ciao, Silvio e
ciao anche a erostratos. Bartolomeo
--
Bartolomeo Di Monaco
http://bartolomeodimonaco.interfree.it
(per scaricare gratis i suoi libri)
e http://bartolomeodimonaco.interfree.it/Letture.htm
Inoltre: http://www.internetbookshop.it
bartolome...@tin.it


rossana

unread,
Apr 19, 2002, 4:36:12 AM4/19/02
to

"P.Bianchi" <ppbianc...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:mylv8.24603$b62.6...@news1.tin.it...

| Treponema. Il treponema non spiega la perizia poetica, ma spiega
| ragionevolmente (se accettiamo l'ipotesi Vassalli) il finale manicomiale
(lue
| terziaria, tabe dorsale ecc.).

Spiega.
Ovviamente NON l'intelligenza e la sensibilità dell'individuo, ma la sua
involuzione
psicofisica.
Il guaio è che alcuni ancora danno della follìa un'interpretazione
"romantica",
la collegano ad una sorta di lente d'ingrandimento posta davanti all'anima,
nell'illusione che non sia una malattìa come le altre.
Allora iniziano a dissertare su ciò che è normale e che cosa non lo sia,
coi disastri basagliani di conseguenza.


|
| Altrimenti rimane appunto l'ipotesi-Roxim che la follia sia il risultato
| terminale dell' eccesso sensitivo, che avrebbe in qualche modo "consumato"
il
| cervello; il finale patologico "spiega" retrospettivamente la poesia
(incubava
| la follia).

Non direi "consunto cervello" in libera personalità, quanto cervello greve
di
sofferenza per uno stato di salute generale totalmente alterato.
Questo non fa di un pazzo uno scrittore o un poeta...
E' casuale.
Campana sarebbe stato ( ed è stato ) tale, un grande, in ogni condizione di
salute possibile,
con modalità espressive differenti.

rox


Dino Campana

unread,
Aug 9, 2023, 2:18:19 PM8/9/23
to
Il giorno lunedì 15 aprile 2002 alle 09:47:19 UTC+2 Simone Silvestri ha scritto:
> "(...) non si tratta di capire cos'è la follia, ma di capire come si
> costituiscono certe "forme di soggettività", certi "modi di essere" che
> sono ancora nostri; quali trame di potere vi si tessono attorno; capire
> come si formano, nella storia e nel suo complicatissimo ordito, le
> nostre idee, i nostri concetti, le nostre nozioni. Cosa vuol dire "sono
> pazzo", "sono omosessuale", "sono...". E' questa, l'archeologia. Capire
> la cultura esplorando i suoi margini"
> (Michel Foucault - conversazione con Enrico Filippini, 1979)
> Si dice che il poeta Dino Campana, nato nel paese di Marradi (FI) il
> 20/8/1885, avesse uno zio pazzo, e che questo zio si appostasse sulle
> strade del paese ad attendere il passaggio delle donne. Quando gliene
> capitava a tiro qualcuna, lo zio apriva il cappotto ed esclamava: "io
> sono Campana e questo è il mio batacchio". Questo zio aveva piantato il
> vessillo della pazzia nel territorio della famiglia, così che tutti
> quanti si guardavano l'un l'altro spaventati, a scorgere nel parente più
> prossimo il segno di un'ereditarietà.
> Mica per niente, nel retrivo consorzio del suo paese a cavalcioni
> dell'Appennino, Dino Campana era considerato uno svitato. Pur essendo
> figlio di maestro elementare e proveniente da famiglia istruita ed
> onorata (ma con zio pazzo), se ne andava solitario sui monti coi libri
> sotto il braccio. Non si faceva vedere per giorni, stava lassù a leggere
> e scribacchiare, poi tornava, poi andava. Era uno strambo per tutti,
> tanto che, come spesso accade, i bambini lo ridevano e gli facevano ogni
> sorta di scherzi, gli indirizzavano contro delle lievi sassaiole
> (sassaiole di bambini, fortunatamente).
> Sassaiola o non sassaiola, il poeta montanaro ha scritto un libro di
> poesie e di piccole prose che si chiama "Canti orfici", e questo piccolo
> libro è diventato a pieno titolo un classico del nostro novecento.
> Campana il titolo orfico l'ha preso da un libro francese letto durante
> una delle sue peregrinazioni attraverso il mondo. Gli piaceva l'idea,
> probabilmente. Se non fosse che questo titolo assume per l'autore un
> significato mesmerico, come di una calata dentro se stesso. Mi viene da
> pensare che il poeta, da tutti qualificato come pazzo, produca la sua
> materia come unica giustificazione di esistere.
> "Le mie lettere sono fatte per essere bruciate", così s'intitola un
> epistolario campaniano (a cura di Gabriel Cacho Millet - All'insegna del
> pesce d'oro - Milano 1978). Ed è un curioso titolo, se si pensa alle
> traversie dell'opera del Campana. Perché a lui, alle sue carte di
> poesia, nessuno voleva dare ascolto, l’ascolto di cui aveva disperata
> necessità. Nessun auto da fè, nessuna ordalìa....le carte di poesia del
> poeta matto from the mountains ci pensava a bruciarle l'incomprensione
> dei suoi contemporanei, e l'emarginazione (essendo a pieno titolo,
> secondo la dizione corrente, "scemo del paese") inflittagli da
> famigliari e compaesani.
> Per dire......in Firenze a quei tempi, cioè poco prima della Grande
> Guerra, si faceva la letteratura moderna. Si stampava "La Voce" di
> Giuseppe Prezzolini e anche "Lacerba" organo locale del futurismo e del
> nuovo in letteratura. Alla guida di "Lacerba" c'erano Giovanni Papini,
> quello che nella famosa foto dei futuristi in stiffelius (con
> Palazzeschi, Boccioni e Carrà) si distingue per i dentoni e i capelli
> sparati in aria, e Ardengo Soffici, pittore/scrittore/avanguardista
> nonché sottufficiale di fanteria durante la guerra.
> Campana si presenta a Papini col manoscritto del suo libro. Papini, a
> cui non frega niente di leggere il libro di quella specie di irsuto
> montanaro, si porta il manoscritto a casa per poi restituirglielo il
> giorno dopo senza averlo letto, dicendo che per lui va bene, ma che però
> lo deve leggere anche il Soffici. Così dopo un po' Campana si presenta a
> Soffici "privo di qualsiasi cappotto che lo riparasse dal freddo di
> quella mattina". Inoltre con "in testa un cappelluccio che somigliava a
> un pentolino, addosso una giubba di mezzalana color nocciuola, simile a
> quelle fatte in casa che portavano i contadini e i pecorai di mezzo
> secolo fa". Soffici un pezzente del genere se lo toglie di torno alla
> svelta e, in pratica, perde il manoscritto in mezzo alle mille
> scartoffie della redazione.
> Questo manoscritto perduto diventerà una leggenda, una specie di Sacro
> Graal letterario. Si favoleggiava chissà cosa, finché, nel 1971, non
> viene ritrovato nella villa di Soffici, a Poggio a Caiano. Non
> s'intitolava "Canti orfici", bensì "Il più lungo giorno". Io l'edizione
> anastatica me la sono andata a vedere in biblioteca. E faceva tenerezza,
> formicolante com'era di epigrafi nietzschiane, scritte a mano su "carta
> da minestra", come disse Ottone Rosai. Ma, per farla breve, codesto
> manoscritto era un'altra cosa, una specie di copia di lavorazione del
> libro avvenire. Che il lettor sensibile tira un sospiro di sollievo al
> pensiero che l'incazzatissimo poeta-pazzo quando torna tra i suoi monti
> a rimettere insieme i pezzi dell'opera della vita, va a fare un lavoro
> in meglio, che lo porterà all'edizione "che tutti conosciamo".
> C'è un romanzo sulla pazzia, l'ha scritto in carcere un'estremista di
> destra che si chiama Giuseppe Lo Presti. Il romanzo s'intitola "Il
> cacciatore ricoperto di campanelli" (Oscar originals - pref. di Aldo
> Busi). Non sto a dire del romanzo, uscito ormai undici anni fa. Mi
> ricollego piuttosto alla metafora del cacciatore ricoperto di
> campanelli. Perché Campana era così: voleva attraversare la vita come
> qualsiasi altro, cioè seguendo i propri desideri, le proprie
> inclinazioni, come il cacciatore che silenziosamente si muove nel bosco.
> Invece no, non poteva, lui era un cacciatore ricoperto di campanelli,
> che qualsiasi movimento facesse, produceva un suono forte da far
> scappare qualsiasi selvaggina. E la selvaggina erano gli "altri", coloro
> i quali non solo non credevano che egli potesse essere l'artista che
> era, ma anche coloro convinti che egli non potesse essere nemmeno un
> uomo normale. Campana, che perseguiva "il cielo infinito non deturpato
> dall'ombra di Nessun Dio".
> Campana: "Non c'è posto per me nel perfezionato congegno della società:
> sono il pezzo difettoso che l'operaio scarta. Il polline che non
> attecchisce e fa tappeto nei boschi".
> "Sono solamente un po' primitivo. Ma torneremo di moda anche noi, ci ho
> questa speranza".
> "(...) l'inizio della mia opera poetica che dovrà spiegare al mondo il
> tuo amore per me, desta l'ammirazione di tutti coloro ai quali la faccio
> conoscere. Gesù! Potessi portarla a termine! Vorrei che il cielo mi
> appagasse quest'unico desiderio; e poi faccia quello che vuole"
> (Heinrich Von Kleist - lettera alla sorella Ulrike - 9 dicembre 1802)
> In questo caso si parla del "Roberto il Guiscardo", l'opera incompiuta
> (infatti, malgrado invocasse Gesù, Kleist non la portò mai a termine)
> che Thomas Mann definì la più bella della prosa tedesca moderna. Campana
> invece, portò a termine i Canti orfici utilizzando per il manoscritto
> l'unica macchina per scrivere che esisteva a Marradi, quella del
> municipio. Lui, scemo del paese, se ne arrivava torvo agli uffici
> comunali, prendeva in consegna il dattilografo e gli imponeva di
> scrivere. Quello, con ogni sorta di errori, redasse la copia
> dattiloscritta dei canti.
> A tal proposito Campana, alla maniera del Kleist, scriveva: "Ho bisogno
> di essere stampato: per provarmi che esisto, per scrivere ancora ho
> bisogno di essere stampato". E sia. Dal momento che svariati editori gli
> avevano rispedito al mittente il dattiloscritto "comunale", Campana lo
> stampò grazie a Bruno Ravagli, un tipografo di Marradi, che per
> l'impresa chiese 650 lire, di cui duecento d'anticipo a copertura delle
> spese. Dino, che all'inizio del 1914 se n'era andato in Svizzera da
> bracciante per guadagnare i soldi necessari all'impresa ma era tornato
> senza una lira, venne aiutato dal cavalier Bandini, che mise cento lire
> di tasca propria e altre cento tramite una sottoscrizione presso la
> Società operaia marradese.
> Mi chiedo da quale parte prendere l'argomento della poesia, dell'arte
> che parte dall'irregolarità, dalla follia in questo caso. Perché, come
> detto, Campana era stato messo ai margini per la sua supposta pazzia
> (che poi matto lo diventò davvero, per colpa della sifilide però).
> Proprio questa fama di matto ha dato lustro alla sua opera, quasi che
> l'irregolarità fosse la patente dell'arte e non viceversa. In questo, il
> fatto di dichiararsi artista non solo giustificava la supposta
> irregolarità del poeta, ma per Campana era come se la cancellasse,
> mettendolo nel mondo in un’operatività profonda, quella della fucina
> d’Orfeo della poesia. Per questo Campana desiderava così strenuamente
> d'essere pubblicato, per trovare una sua collocazione, ma una
> collocazione che fosse in armonia con ciò che sentiva di essere, e che
> fuori della sua certificazione come artista lo metteva inevitabilmente
> fuori dal gioco. Un gioco durissimo per lui che, indifeso, denuncia il
> mondo per essersi ricoperto del sangue del ragazzo (come recita la
> chiusa del suo libro), che é il suo sangue, che è lui il ragazzo.
> "Con una cura maniaca, 'una cura gelosa', predisposi la mia avventura
> come si predispone un letto, una camera per l'amore: ho spasimato per il
> delitto"
> (Jean Genet - Il diario del ladro)
> A proposito di quelli fuorivia..........
> Un altro supposto irregolare, Genet, benché in tutt'altra maniera. Lui
> mi sembra furbo infatti, a lui in qualche modo gli faceva gioco la fama
> di ladro e marchetta per uomini. Professava nel suo libro la bellezza
> del tubetto di vaselina che teneva nella tasca. E con la patente
> d'irregolare, esplorando i margini della cultura, come dice sopra
> Foucault, penetrava nell'istituzionalizzazione dell'arte. Con una
> sofferenza relativa, diventava il cantore dei bassifondi, e
> artisticamente manifestava se stesso ad un mondo che non voleva far
> altro che ascoltarlo, ascoltare le sue calcolate sconcezze, i suoi
> deliri controllati.
> "Nel viola della notte odo canzoni bronzee. La cella è bianca, il
> giaciglio è bianco. La cella è bianca, piena di un torrente di voci che
> muoiono nelle angeliche cune, delle voci angeliche bronzee è piena la
> cella bianca"
> (Sogno di prigione)
> Campana, poeta elettrico, si immolava invece. E quando leggo le righe
> che stanno all'inizio del "Sogno di prigione", sento questa disperata
> voce di contenzione, di cronicario. E qua veramente Campana sembra un
> uomo che cadde sulla terra, come David Bowie nel film omonimo, uno che
> canta una nostalgia dei cieli stellati privi dell'ombra di nessun dio.
> --
> Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
Sono passati vent'anni, ma l'amore per Campana rimane vivo.
Grazie.
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