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Verga - I Malavoglia - Domanda sulle ultime 14 parole!!!

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nemo

unread,
Oct 8, 2005, 6:23:58 PM10/8/05
to
Questa è una domanda per chi ha letto abbastanza recentemente o ha
sottomano "I Malavoglia" di Verga...
Proprio le ultime quattordici parole mi hanno lasciata estremamente
confusa, in quanto il significato mi pare ambiguo: 'Ntoni (il giovane),
dopo essere tornato a casa dal carcere per salutare i parenti, decide
di partire per farsi una vita altrove, dove non è segnato dalla
vergogna della prigionia. Prima, però, si ferma a guardare l'alba sul
paese natale. E nota Rocco Spatu ( il figlio della Cugina Anna, uno di
quelli che si occupava dei contrabbandi con lui e che passava il tempo
all'osteria...) "colle mani nelle tasche che tossiva e sputacchiava".
Osserva il mare, i pescatori che iniziano la "loro giornata", poi
esclama: "Ora è tempo d'andarsene, perché fra poco comincerà a
passar gente. Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato
Rocco Spatu." E così termina il romanzo.
Ora, è proprio quel "Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata
è stato Rocco Spatu" a confondermi!
Essendo posta proprio alla fine del romanzo, quella frase dovrà pur
significar qualcosa! Verga era uno scrittore, non uno stupido!
La mia opinione è che proprio nel finale, dove sembra che ormai le
sofferenze della famiglia Toscano siano finite, così come le varie
peripezie, per lasciare posto alla tranquillità che le precedeva,
Verga voglia "stroncare" il nostro sollievo: le disgrazie non sono
finite, 'Ntoni non è cambiato, è lo stesso di sempre, che considera
"iniziare la giornata" (inteso come "iniziare a lavorare") lo starsene
colle mani in mano di Rocco Spatu...
Ora, non avendo avuto altrove conferma della mia opinione, e non
avendone nemmeno lette altre, mi sono rivolta a voi... Cosa ne pensate?

Ringraziando in anticipo (spero non invano!!),
nemo

homais

unread,
Oct 9, 2005, 4:14:12 AM10/9/05
to
nemo ha scritto:

> Ora, è proprio quel "Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata
> è stato Rocco Spatu" a confondermi!
> Essendo posta proprio alla fine del romanzo, quella frase dovrà pur
> significar qualcosa! Verga era uno scrittore, non uno stupido!
> La mia opinione è che proprio nel finale, dove sembra che ormai le
> sofferenze della famiglia Toscano siano finite, così come le varie
> peripezie, per lasciare posto alla tranquillità che le precedeva,
> Verga voglia "stroncare" il nostro sollievo: le disgrazie non sono
> finite, 'Ntoni non è cambiato, è lo stesso di sempre, che considera
> "iniziare la giornata" (inteso come "iniziare a lavorare") lo starsene
> colle mani in mano di Rocco Spatu...
> Ora, non avendo avuto altrove conferma della mia opinione, e non
> avendone nemmeno lette altre, mi sono rivolta a voi... Cosa ne pensate?

Penso che nella poetica della tranche de vie cogliere un personaggio in
un atto spontaneo (ossia privo di risvolti "romanzeschi" o di particolare
significato più o meno latente dal punto di vista narrativo) sia
totalmente normale. Anxzi è il suo "poprio"...

Ciò consente di allargare i limiti della nostra riflessione domenicale
mattutina. "E' nel finale che tutti i romanzi diventano deboli", diceva
E.M. Forster in "Aspetti del romanzo", proprio per quella dinamnica messa
in moto dal romanzo-romanzo, come costrutto artificiale, dove post hoc
ergo propter hoc, dove insomma messe alcune condizioni iniziali (premesse)
n e c e s s a r i a m e n te ne debbano seguire delle altre. Questo è il
romanzo more geometrico demonstrato, insomma un costrutto a orologeria
dove la storia trascina lo stesso autore alle sue (della
storia)conclusioni. Non sarà vano notare a tal proposito che il grande
Céline non riesca a "chiudere" il suo romanzo che fino a quel punto si è
costruito come un anti-romanzo se non con le modalità del romanzo-romanzo
popolare, con il colpo di pistola addirittura, come in un noir di Duvivier
o un film di Marcel Carné...

Alcuni autori (Cechov, Flaubert, Verga) si sottraggono deliberatamente
alle insidie del costrutto romanzesco, ai servaggi della storia (del plot
direbbero i ben informati) assegnando alla narrazione il flusso normale
della vita di tutti i giorni, dove c'è qualcuno che prende il tram,
qualcun'altra che partorisce, qualcuno che dà fuori di matto. La vita
infatti non si organizza "come un romanzo", non fa la "punta" come la
piramide, ossia non raggiunge mai l'acme o il dénouement come dicono i
fransé... è un flusso di eventi senza ordine. Questa è la lezione
dell'ultimo naturalismo, passata paro paro nelle mani di Joyce... da qui
la giornata comune dell'eroe comune Leopold Bloom... (tra l'altro un
romanzo, l'Ulisse, che non ha né un inizio né una fine... ma che si
configura come un flusso ....) Eccoci da Rocco Spatu a Molly Bloom. C'è
un luogo, oltre la nostra testa, dove tutti i personaggi dei grandi
romanzi si incontrano...

--

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homais

unread,
Oct 9, 2005, 4:15:36 AM10/9/05
to
homais ha scritto:

Anxzi č il suo "poprio"...

rectius: anzi č il suo "proprio"...

Lem Novantotto

unread,
Oct 9, 2005, 7:39:45 AM10/9/05
to
nemo ha scritto:

> Essendo posta proprio alla fine del romanzo, quella frase dovrà pur
> significar qualcosa! Verga era uno scrittore, non uno stupido!

E' certamente vero che il particolare in sé sia insignificante, come scrive
Luigi Russo: "Paiono parole stupide e insignificanti, e invero lo stupore
impassibile del protagonista non può meglio effondersi, che fermandosi su
un particolare insignificante e assai secondario [...]", ma è doverosa,
come scrivi, un'analisi più approfondita.

> considera
> "iniziare la giornata" (inteso come "iniziare a lavorare") lo starsene
> colle mani in mano di Rocco Spatu...

Non direi che sia questo il senso.

Nota che l'espressione "cominciare la sua/loro giornata" ricorre ben tre
volte nelle ultime righe, ed il verbo "cominciare" addirittura sette volte
nell'ultimo capoverso. Non è un caso.

Nota anche che il tempo dei verbi usati nella descrizione del paese -
l'imperfetto - è il medesimo tempo usato per le azioni di Rocco Spatu
("tossiva e sputacchiava"), mentre il tempo dei verbi che indicano le
azioni di 'Ntoni è il passato remoto.

C'è un mondo che comincia a vivere, anzi ricomincia, quel giorno come ogni
altro. Tutti coloro che vi appartengono - *persino* l'ultimo degli ultimi,
Rocco Spatu - riprendono il loro ciclo di attività, che si ripete sempre
eguale e costituisce la trama della loro esistenza, per quanto misera.
'Ntoni ormai è fuori da quella trama, ne è solo uno spettatore: è
definitivamente un esule, non solo dal suo paese, ma dalla vita. Che se ne
conclude? Il meglio che si può avere è restare aggrappati alla trama: se la
si combatte, se ne è inesorabilmente vinti: e si perde ogni cosa, e sé
stessi.
--
Bye, Lem
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unread,
Oct 9, 2005, 11:48:45 AM10/9/05
to

Grande commento!
Perfettamente d'accordo... ciao!

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