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Consiglio edizione Divina Commedia

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Achille Pièveloce

unread,
Sep 13, 2006, 9:15:04 AM9/13/06
to
Salve a tutti,
in questi anni ho letto tutte le sere prima di andare a nanna due pagine di
Bibbia. Siccome sto volgendo al termine, avevo pensato di buttarmi su
qualche altra lettura spirituale e siccome mi manca la Divina Commedia č...
la Divina Commedia, vorrei leggere questa (poi si puņ ragionare su quanto
sia opportuno considerarla una lettura spirituale :-P).

Volevo un'edizione abbastanza elegante, con note chiare ma precise, ma non
di dimensioni mastodontiche: quale mi consigliate?

Achille Pičveloce/nei prossimi giorni vorrei andare in qualche grande
libreria a dare un'occhiata


Lutrin

unread,
Sep 13, 2006, 9:39:23 AM9/13/06
to
il 13/09/2006 *Achille Pièveloce* in it.cultura.libri disse:

>Volevo un'edizione abbastanza elegante, con note chiare /e/ precise, ma

>non di dimensioni mastodontiche: quale mi consigliate?

[...]

Tenendo conto di più aspetti, Per parecchi versi, la migliore edizione che
si possa reperire in commercio, con una certa spesa di tempo e di fortuna
è questa:

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
Dante alighieri

La Divina Commedia

commentata da Eugenio Camerini

illustrata da Gustave Doré

Fratelli Melita Editori, La Spezia 1994
+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Il titolo attribuisce il commento a Eugenio Camerini che, più
precisamente, scelse i migliori commenti (L'Ottimo, il Buti, Japopo della
Lana, ecc...) e li mise assieme, con note sue.

I pregi di quest'edizione, sono una veste grafica molto bella, con
l'impaginazione del testo in due colonne e le note al di sotto, sempre su
due colonne. È un lavoro, tipograficamente parlando, notevole. L'opera mi
pare una ristampa anastatica (trasportata) dell'antica edizione che la
casa dei fratelli Melita ha ripubblicato in epoca moderna. Lo stesso libro
era uscito a fascicoli in grande formato negli anni '50/'60

Oltre a ciò, questo volume ha il pregio di seguire, nel testo, quello
stabilito da Giuseppe Vandelli e proposto da tanti altri buoni editori
prima di lui, il che evita di avvelenarsi il fegato con lo stravagante
testo di Petrocchi che sarebbe ora di seppellire nell'oblio, finita la
discutibile smania di novità che si respirava all'epoca del suo lavoro

riporto in proposito una parte del mio intervento nella discussione in
merito alla divina commedia su:

it.cultura.letteratura.italiana

(message -ID news:Xns982BE0E36C415di...@127.0.0.1)

Un esempio? presto fatto; nel primo canto, i versi riportati dalla
vulgata di Petrocchi (del quale basta leggere la sua vita di Dante per
farsene un'idea non molto lusinghiera) sono:

ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.
Questi parea che contra me *venisse*
con la test'alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse.

mentre il testo di Vandelli e di tanti altri buoni editori prima di
lui:

ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.
Questi parea che contra me *venesse*
con la test'alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse.

Nell'appendice all'enciclopedia dantesca, Roma, 1984, seconda
ristampa, p.835, opera meritoria per certi versi, ma viziata dalla
direzione di Petrocchi, si cerca di giustificare questo orrendo scempio
(guarda caso l'opera faceva capo a Petrocchi) col fatto che sarebbe una
imitazione, da parte di Dante della cosiddetta *rima siciliana* (il
dialetto siciliano, non aveva sette suoni come il toscano, ma solo 5 e per
questo motivo, parole che rimavano in siciliano, non lo facevano più una
volta che venivano tradotte e ci si trovava in casi come

usu
amorusu

che tradotte in toscano non rimavano più, diventando

uso
amoroso

a questo fenomeno, si diede il nome di *rima siciliana* ora, è vero che
Dante usò rime siciliane in altre sue opere (Dante sperimentò parecchi
metri e rime in gioventù) ma ti pare che una persona con un po' di
cervello potrebbe pensare che proprio nella sua opera maggiore, di punto
in bianco, Dante abbia deciso di interrompere la continuità delle rime
nella catena di terzine? E che l'abbia fatto proprio nella prima cantica?
E nel primo canto per giunta?

l'alterazione di *venisse* in *venesse* (metaplasmo) è uno degli
espedienti metrici più comuni al tempo di Dante, per forzare a rimare
due parole che altrimenti non avrebbero potuto farlo. I letterati lo
sapevano e lo sapeva anche la gente colta che li leggeva e per una
sorta di tacito accordo, ci si comprendeva a meraviglia, e certo
nessuno si permetteva di dare dell'asino a Dante per il fatto che aveva
scritto *venesse* per *venisse*

Solo una persona sprovveduta ed a digiuno di tecnica poetica può
pensare quello che Petrocchi e altri hanno pensato e io sono sicuro che
se Dante tornasse in vita, rimarrebbe molto indispettito per la rima
che gli hanno tolto e direbbe, come nella famosa novella del
Sacchetti," *codesti arri non ci misi io* ". Questo è il motivo per cui
sconsiglio il suo testo (di Petrocchi) e raccomando di avere il testo di
Vandelli se si vuole una divina commedia il più vicino possibile
all'originale di Dante e conforme alla tecnica poetica

--
======================================================
*Lutrin* || curatore F.A.Q. ---> *it-alt.media.tv.quiz*
======================================================

Achille Pièveloce

unread,
Sep 13, 2006, 10:09:43 AM9/13/06
to

"Lutrin" <eli...@olympo.it> ha scritto nel messaggio
news:xn0er6di...@news.fastwebnet.it...
>
> Tenendo conto di piů aspetti, Per parecchi versi, la migliore edizione che
> si possa reperire in commercio, con una certa spesa di tempo e di fortuna
> č questa:

>
> +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
> Dante alighieri
> La Divina Commedia
> commentata da Eugenio Camerini
> illustrata da Gustave Doré
> Fratelli Melita Editori, La Spezia 1994

Perfetto! Mi annoto il consiglio, ma ancor prima mi ricorderň:

"EVITARE PETROCCHI!" :-D

Achille Pičveloce/grazie ancora

pippo13

unread,
Sep 13, 2006, 10:24:09 AM9/13/06
to

Achille Pièveloce ha scritto:

> "Lutrin" <eli...@olympo.it> ha scritto nel messaggio
> news:xn0er6di...@news.fastwebnet.it...
> >

> > Tenendo conto di più aspetti, Per parecchi versi, la migliore edizione che


> > si possa reperire in commercio, con una certa spesa di tempo e di fortuna

> > è questa:


> >
> > +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
> > Dante alighieri
> > La Divina Commedia
> > commentata da Eugenio Camerini
> > illustrata da Gustave Doré
> > Fratelli Melita Editori, La Spezia 1994
>

> Perfetto! Mi annoto il consiglio, ma ancor prima mi ricorderò:
>
> "EVITARE PETROCCHI!" :-D
>
> Achille Pièveloce/grazie ancora

ti stavo per consigliare la versione meridiani mondadori che ho visto
che è in offerta in edicola... ma il testo è quello stabilito dal
petrocchi... quindi lascia stare, come non detto!! però era elegante!
ciao

Achille Pièveloce

unread,
Sep 13, 2006, 11:03:30 AM9/13/06
to

"pippo13" <did...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:1158157449.2...@e63g2000cwd.googlegroups.com...

>
>ti stavo per consigliare la versione meridiani mondadori che ho visto
>che è in offerta in edicola... ma il testo è quello stabilito dal
>petrocchi... quindi lascia stare, come non detto!! però era elegante!

Peccato... la stavo giusto guardavo su internet... ufff...

Achille Pièveloce/suvvia, vado in libreria che è meglio


Lutrin

unread,
Sep 13, 2006, 11:47:06 AM9/13/06
to
il 13/09/2006 *pippo13* in it.cultura.libri disse:

>ti stavo per consigliare la versione meridiani mondadori che ho visto
>che è in offerta in edicola... ma il testo è quello stabilito dal
>petrocchi... quindi lascia stare, come non detto!! però era elegante!

[...]

Bisognerebbe sapere anche il nome del commentatore di questa edizione,
putroppo inficiata, come hai già detto, dall'adozione del testo di
Petrocchi. Immagina se un giorno un bambino in casa sfogliasse
quell'edizione con quel *venisse* al posto del corretto *venesse* (e altri
passi dubbi) si farebbe l'opinione che Dante aveva commesso una
sbadataggine non da poco e lo stimerebbe meno di quanto merita.

Senza contare che, suppongo l'edizione dei meridiani utilizzi come
carattere una variante del Garamond il cui corsivo è poco leggibile se
utilizzato per lunghi blocchi di testo, nelle note. L'edizione anastatica
dei fratelli Melita, utilizza invece un carattere tipografico
riconducibile alla famiglia del *calisto MT* leggermente slungato nelle
proporzioni,l'effetto complessivo è di grande ordine.

Ho poi dimenticato di dire che, all'atto dell'acquisto, o meglio dopo a
casa, è bene sfogliare il volume dell'edizione dei fratelli Melita e
leggere l'ultimo verso del poema, in quanto in alcune copie ho visto
esserci un errore:

All'alata fantasia qui mancò possa (che non è un endecasillabo)

invece che:

All'alta fantasia qui mancò possa

che rende mediamente preziosa l'edizione che riporta questo lieve
*difetto*, (non lasciarlo capire al libraio) come dicevano quei versi
sugli amatori delle edizioni rare con imperfezioni che le rendevano di
pregio presso i collezionisti


C'est elle, Dieu! Que je suis aise!
Oui, c'est la bonne editïon
voilà bien, pages neuf et seize
Les deux fautes d'impressïon
Qui ne sont pas dans la mauvaise

Achille Pièveloce

unread,
Sep 14, 2006, 2:39:13 AM9/14/06
to

"Lutrin" <eli...@olympo.it> ha scritto nel messaggio
news:xn0er6gv...@news.fastwebnet.it...

>
> Ho poi dimenticato di dire che, all'atto dell'acquisto, o meglio dopo a
> casa, è bene sfogliare il volume dell'edizione dei fratelli Melita e
> leggere l'ultimo verso del poema...

Quindi devo leggere il primo canto e l'ultimo verso.... eheh, ok, me ne
ricorderò!
:-D

Achille Pièveloce/quella di Fabbri editori che esce ora non mi ispira per
nulla!


pippo13

unread,
Sep 14, 2006, 3:00:02 AM9/14/06
to

Lutrin ha scritto:

> il 13/09/2006 *pippo13* in it.cultura.libri disse:
>
> >ti stavo per consigliare la versione meridiani mondadori che ho visto
> >che è in offerta in edicola... ma il testo è quello stabilito dal
> >petrocchi... quindi lascia stare, come non detto!! però era elegante!
> [...]
>
> Bisognerebbe sapere anche il nome del commentatore di questa edizione,
> putroppo inficiata, come hai già detto, dall'adozione del testo di
> Petrocchi. Immagina se un giorno un bambino in casa sfogliasse
> quell'edizione con quel *venisse* al posto del corretto *venesse* (e altri
> passi dubbi) si farebbe l'opinione che Dante aveva commesso una
> sbadataggine non da poco e lo stimerebbe meno di quanto merita.
>

commentatrice Anna Maria Chiavacci Leonardi, insigne studiosa di
filologia dantesca e di letteratura italiana medievale (così dice la
mondadori)

Lutrin

unread,
Sep 14, 2006, 3:45:24 AM9/14/06
to
il 14/09/2006 *Achille Pièveloce* in it.cultura.libri disse:

>Achille Pièveloce/quella di Fabbri editori che esce ora non mi ispira per
>nulla!

[...]

È un commento *scolastico* (di Natalino Sapegno come ci ha informato
ccmo...@gmail.com) inferiore, nel suo genere, a quelli, sempre
scolastici di Bosco-Reggio e Giacalone, tuttavia, penso che la prenderò
giusto per arricchire la collezione, visto che dovrebbe racchiudre tutte
le tre cantiche - e a me il Paradiso col commento di Sapegno mancava -) Lo
faccio giusto in quest'ottica

Achille Pièveloce

unread,
Sep 14, 2006, 5:10:31 AM9/14/06
to

"Lutrin" <eli...@olympo.it> ha scritto nel messaggio
news:xn0er7ir...@news.fastwebnet.it...

>
> È un commento *scolastico* (di Natalino Sapegno come ci ha informato
> ccmo...@gmail.com) inferiore, nel suo genere, a quelli, sempre
> scolastici di Bosco-Reggio e Giacalone, tuttavia, penso che la prenderò
> giusto per arricchire la collezione, visto che dovrebbe racchiudre tutte
> le tre cantiche - e a me il Paradiso col commento di Sapegno mancava -) Lo
> faccio giusto in quest'ottica

Forse... lo sai che? Perchè 9,90 euro posso comprare questa per ora, e
pensare a un'edizione prestigiosa più avanti...

Achille Pièveloce/sai quando esce in edicola?


Lutrin

unread,
Sep 14, 2006, 7:03:42 AM9/14/06
to
il 14/09/2006 *Achille Pièveloce* in it.cultura.libri disse:

> Achille Pièveloce/sai quando esce in edicola?
[...]

è già uscita, cercala in qualche edicola che ne abbia ancora una copia

Stefano

unread,
Sep 14, 2006, 2:05:50 PM9/14/06
to
Il Wed, 13 Sep 2006 15:39:23 +0200, Lutrin ha scritto:


> riporto in proposito una parte del mio intervento nella discussione in
> merito alla divina commedia su:
>
> it.cultura.letteratura.italiana
>
> (message -ID news:Xns982BE0E36C415di...@127.0.0.1)
>

Seguendo la discussione fatta su it.cultura letteratura.italiana parli del
"giusto modo" di leggere i versi danteschi.
Potresti spiegare meglio?
Saluti
Stefano

Message has been deleted

Elisabetta

unread,
Sep 15, 2006, 1:32:15 AM9/15/06
to

"Lutrin" <eli...@olympo.it> ha scritto nel messaggio
news:Xns983ED00BCF221di...@127.0.0.1...

> Il /14 set 2006/, *Stefano* in it.cultura.libri ha scritto:
>
> > Seguendo la discussione fatta su it.cultura letteratura.italiana
> > parli del "giusto modo" di leggere i versi danteschi.
> > Potresti spiegare meglio?
>
> puoi accodarti al thread originario in quel gruppo, visto che qui
> saremmo Off Topic. Mi riferivo alla lettura *metrica* e a /recto ritmo/
> dei versi di Dante e in generale degli endecasillabi. La qual cosa
> permette anche di segnare le dieresi, gli iati, e tutto il resto anche
> quando l'editore non si è curato di apporre questi segni diacritici
> tanto necessari in un'opera di poesia. Magari proponendo qualche
> terzina mostrando come (non) ti hanno insegnato a leggerle a scuola e
> come le leggeresti tu

Difatti, anch'io avevo ricominciato al lettura della Commecia ( sul mio
Sapegno scolastico) e mi chiedevo se non fosse il caso di provare a
rileggerla se non ad alta, almeno a mezza voce.Per i segni, qualcosa ricordo
di aver segnato a matita io, a scuola.
Elisabetta


antonio....@gmail.com

unread,
Apr 14, 2014, 6:38:14 AM4/14/14
to
Il giorno mercoledì 13 settembre 2006 17:47:06 UTC+2, Lutrin ha scritto:
> il 13/09/2006 *pippo13* in it.cultura.libri disse:>ti stavo per consigliare la versione meridiani mondadori che ho visto >che è in offerta in edicola... ma il testo è quello stabilito dal >petrocchi... quindi lascia stare, come non detto!! però era elegante! [...]Bisognerebbe sapere anche il nome del commentatore di questa edizione, putroppo inficiata, come hai già detto, dall'adozione del testo di Petrocchi. Immagina se un giorno un bambino in casa sfogliasse quell'edizione con quel *venisse* al posto del corretto *venesse* (e altri passi dubbi) si farebbe l'opinione che Dante aveva commesso una sbadataggine non da poco e lo stimerebbe meno di quanto merita.Senza contare che, suppongo l'edizione dei meridiani utilizzi come carattere una variante del Garamond il cui corsivo è poco leggibile se utilizzato per lunghi blocchi di testo, nelle note. L'edizione anastatica dei fratelli Melita, utilizza invece un carattere tipografico riconducibile alla famiglia del *calisto MT* leggermente slungato nelle proporzioni,l'effetto complessivo è di grande ordine.Ho poi dimenticato di dire che, all'atto dell'acquisto, o meglio dopo a casa, è bene sfogliare il volume dell'edizione dei fratelli Melita e leggere l'ultimo verso del poema, in quanto in alcune copie ho visto esserci un errore:All'alata fantasia qui mancò possa (che non è un endecasillabo)invece che:All'alta fantasia qui mancò possache rende mediamente preziosa l'edizione che riporta questo lieve *difetto*, (non lasciarlo capire al libraio) come dicevano quei versi sugli amatori delle edizioni rare con imperfezioni che le rendevano di pregio presso i collezionistiC'est elle, Dieu! Que je suis aise! Oui, c'est la bonne editïonvoilà bien, pages neuf et seize Les deux fautes d'impressïonQui ne sont pas dans la mauvaise-- ====================================================== *Lutrin* || curatore F.A.Q. ---> *it-alt.media.tv.quiz* ======================================================

Io possiedo quell'edizione - del 1994 - con l'errore di cui sopra. Mi piacerebbe sapere se veramente ha un valore più alto e possibilmente quanto. Grazie a chi mi sa rispondere.

Gil-Galad

unread,
Apr 23, 2014, 2:28:09 PM4/23/14
to
On 14/04/14 antonio....@gmail.com wrote:
> Io possiedo quell'edizione - del 1994 - con l'errore di cui sopra. Mi
> piacerebbe sapere se veramente ha un valore pi� alto e possibilmente
> quanto. Grazie a chi mi sa rispondere.
[...]
Io pure l'ho, quella pubblicata dai benemeriti fratelli Melita altro non
� se non la ristampa *anastatica* = *riportata* dell'edizione Sonzogno
la cui prima porta la data del 1868. (altre ne seguirono)

Anche se l'errore fosse presente solo in una edizione posteriore e non
nella princeps, la qual cosa ora non mi � possibile appurare, e ammesso
e non concesso che delle varie edizioni sonzogno ne restino oramai
poche, in buona sostanza, dubito che la tiratura della ristampa
anastatica dei Fratelli melita sia stata talmente esigua da poterla
considerare una RARIT�, giacch� l'errore era gi� ovviamente presente nel
testo che � stato riportato tal quale era e non ricomposto
tipograficamente per l'edizione Melita che per una mera ristampa anastatica

ma se non possiede un valore monetario di rilievo, eh! Perbacco! il
valore culturale � enorme! E inoltre, ci avrai un testo che non reca
quell'obbrobrioso VENISSE per VENESSE che a quelli della mia generazione
che per dovere scolastico mandavano il Dante a mente (si diceva in
Firenze e dintorni), fa venire a dir poco l'orticaria, d'altra parte *ab
uno disce omnes* � un detto vero assai; piglia un qualunque libro del
Petrocchi, scorritene tre righi, e potrai fartene una non equivoca idea,
e decidere se prestar pi� fede a lui o alle schiere di dantisti che
furono, tra cui un certo Witte o un certo Scartazzini, per dirne due

Maurizio Pistone

unread,
Apr 24, 2014, 5:48:09 AM4/24/14
to
Gil-Galad <nico.howa...@yopmail.com> wrote:

> E inoltre, ci avrai un testo che non reca
> quell'obbrobrioso VENISSE per VENESSE che a quelli della mia generazione
> che per dovere scolastico mandavano il Dante a mente (si diceva in
> Firenze e dintorni), fa venire a dir poco l'orticaria

mi spiegate questa storia del venisse?

--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it

Gil-Galad

unread,
Apr 24, 2014, 3:46:01 AM4/24/14
to
On 24/04/14 Maurizio Pistone wrote:
> mi spiegate questa storia del venisse?
[...]
aprendo i buoni comenti col buon testo (diceva il mi' professore) non
quello stabilito (1960 e qualcosa credo), guarda caso, poco dopo che
quello della società dantesca (1921) era divenuto di pubblico dominio
(se un editore voleva pubblicare una divina commedia, nulla doveva per
il testo critico dopo 20 anni dalla pubblicazione), si trova, come vedo
ricordato nei messaggi di questa discussione su googlegroups, nel primo
canto dell'Inferno le seguente terzina:

l'ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sí che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.
Questi parea che contra me venesse
con la test'alta e con rabbiosa fame,
sí che parea che l'aere ne temesse.

mentre chissà per qual motivo questo Petrocchi cambiò, nell'edizione
critica (critica? se nel senso di criticabile allora lo è di certo) il
venesse col venisse (e scombinò tanti altri luoghi). Non contento ribadì
la curiosa scelta anche nell'enciclopedia dantesca e si appellò ad una
assai opinabile teoria sulle cosiddette "rime siciliane" che nel
dialetto di sicilia erano perfette, ma trasposte in Toscano divenivano
imperfette; teoria non balzana di per sé, essendo una realtà storica, ma
per la pretesa di voler attribuirne a Dante l'uso in special modo nel
canto primo dell'Inferno. Io ricordo che in effetti Dante in qualche
rima usò di queste rime siciliane, ma nelle rime usò pure la sestina di
Arnaut Daniel, forse che il Dante usò la sestina nella Commedia? Erano
sperimentazioni, si capisce, ma la Commedia è opera matura, mica di
sperimentazione di metri o rime!

ma quale migliore luogo cui attingere se non la RIVISTA DI STUDI DANTESCHI?

dice infatti Marco Grimaldi (pag. 27; 64 della rivista dopo più e più
citazioni)
http://www.academia.edu/2041657/_Per_accomodar_la_rima_._Note_sulle_siciliane_della_Commedia
http://tli.tl/5VwPY4 (url abbreviato)

"analizzando i dati si desume che non tutte le rime “siciliane” presenti
nelle moderne edizioni della Commedia hanno eguale legittimità di
essere conservate a testo. *scarsamente* probabili risultano *venisse* e
*agogna*: complessivamente piú coerenti sarebbero venesse e agugna."

c'è sempre una tara di fondo a ragionare (o sragionare) solo dal punto
di vista filologico (o presunto tale); si ignora l'arte poetica in tal
modo; io non potrei mai credere che il Dante, uomo fatto, letterato
sperimentato, ricco di cultura e divenuto grandemente abile nella
versificazione, ricorresse a simili puerilità nella sua Commedia, specie
quando egli aveva ben conosciuto i poeti di provenza e la loro maniacale
attenzione all'identità perfetta anche del timbro della vocale nelle
rime (quelle che per noi sono *rime per l'occhio* pei provenzali non
erano rime perfette); purtroppo il Petrocchi lo credette (o volle far
credere che vi credette?) e d'altronde, che motivo ci sarebbe stato di
una nuova edizione critica che fosse uguale alle precedenti? (mi pare un
po' la situazione di quel politico che intervistato dice che 2+2 fa 5
non perché ignori l'aritmetica elementare, ma perché sa che la cosa
verrà ripresa e stampata e ritrasmessa e passerà di bocca in mille guise
assieme AL SUO NOME naturalmente che rimbomberà nelle teste della gente
fino al momento di mettere la croce sul simboletto per le prossime
stipendiadi) Ma c'era poi proprio bisogno di questa nuova edizione?
Mistero della fede, senza contare che implicitamente Il Petrocchi in un
certo senso così leggendo, dava in pratica del fesso ai vari Baldassarre
Lombardi, Scartazzini già ricordato, Ippioflauto Tediscen, Federigo
Alizeri, al Filalete, al Witte, Al Blanc, al Torraca, al Federzoni, ad
Antonio Gualberto de Marzo, al Del Lungo, e lunga sarebbe davvero la
lista completa dei grandi commentatori e in molti casi diretti
responsabili dell'adozione del testo critico deiloro commenti

Maurizio Pistone

unread,
Apr 29, 2014, 3:35:46 AM4/29/14
to
Gil-Galad <nico.howa...@yopmail.com> wrote:

> io non potrei mai credere che il Dante, uomo fatto, letterato
> sperimentato, ricco di cultura e divenuto grandemente abile nella
> versificazione, ricorresse a simili puerilità nella sua Commedia, specie
> quando egli aveva ben conosciuto i poeti di provenza e la loro maniacale
> attenzione all'identità perfetta anche del timbro della vocale nelle
> rime (quelle che per noi sono *rime per l'occhio* pei provenzali non
> erano rime perfette)...

tutto questo discorso si basa sull'assunto che la rima siciliana sia
cosa "puerile", ma non riesco a capire perché.

Altra domanda: se Dante ha scritto "venesse", che cos'è questa forma? È
una forma regolare del congiuntivo imperfetto di "venire", oppure è una
"licenza poetica"?

> implicitamente Il Petrocchi in un
> certo senso così leggendo, dava in pratica del fesso ai vari Baldassarre
> Lombardi, Scartazzini già ricordato, Ippioflauto Tediscen, Federigo
> Alizeri, al Filalete, al Witte, Al Blanc, al Torraca, al Federzoni, ad
> Antonio Gualberto de Marzo, al Del Lungo

evidentemente Keplero, quando diceva che le orbite dei pianeti sono
ellittiche, dava del fesso a Galilei, Copernico, Tycho Brahe ecc. che
parlavano di orbite circolari.

Gil-Galad

unread,
Apr 29, 2014, 3:29:56 AM4/29/14
to
On 29/04/14 Maurizio Pistone wrote:
> se Dante ha scritto "venesse", che cos'è questa forma? È
> una forma regolare del congiuntivo imperfetto di "venire", oppure è
> una "licenza poetica"?
[...]
*venesse* ha piena legittimità, come notato dagli studiosi e dai
commentatori che non avevano piena la testa della TEORIA DELLA VULGATA
col supporre erroneamente che i codici collazionabili sino ad una certa
epoca fossero i più corretti (si hanno notizie storiche di gravi
corruzioni del testo già una ventina di anni dopo la morte del Dante)

cito per brevità qui il solo Vincenzo Nannucci (Intorno alle voci usate
da Dante secondo i commentatori in grazia della rima)

"I Commentatori: "venesse per venisse, antitesi in grazia della rima."
Si comincia bene! con uno sproposito madornale. Venesse non è per la
rima, ma un romanismo usato dagli antichi anche in prosa. Nella vita di
Cola di Renzo:

che ciascun omo senz'arma venesse a lo buono stato a lo suono della campana

Non avvertiron costoro che i nostri vecchi diedero sovente ai verbi
della terza conjugazione la piegatura di quelli della seconda, e dissero
venere, serpere, sentere, pentere, vestere, ferere ec. in luogo di
venire, servire ec. Brunetto Latini nel Tesoretto:

Siccome dèi savere,
Quando degnò venere
La maestà sovrana
A prender carne umana.

Pier delle Vigne:

Ma poi eh' Amore si face sentere. Federigo IL

Ed ho fidanza che lo meo servere, ec.

Gio. Villani: si ripentè, e rimiselo in dignità; ove ripentè è da
ripentere, chè da ripentire si ha ripentì. Ed ecco perchè nelle antiche
scritture s'incontrano così di frequente i participj pentuto, dormuto,
arriccuto, caputo, servuto, vestuto, traduto, patuto, storduto, feruto e
feruta, falluto, ed altri simili, non già per alcuna licenza, ne per la
rima, come si è creduto da alcuni grammatici, ma perchè originati da
pentere, dormere ec. Il venesse di Dante è dunque desinenza regolare;
imperocchè , come da temere , parere ec. si ha temesse, paresse ec. cosi
da venere discende naturalmente venesse. E dall' antiticipio venuto^ e
conceputo da concepere, sparuto da sparere ecco venere, non da venire,
che darebbe venito, deriva il nostro participio venuto e conceputo da
concepere, sparuto da sparere ec"

Maurizio Pistone

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Apr 29, 2014, 10:16:33 AM4/29/14
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Gil-Galad <nico.howa...@yopmail.com> wrote:

> Venesse non � per la
> rima, ma un romanismo usato dagli antichi anche in prosa. Nella vita di
> Cola di Renzo

interessante

conoscevo dei settentrionalismi in Dante (ancoi, piota), ma � la prima
volta che trovo un romanismo

> Brunetto Latini nel Tesoretto:
>
> Siccome d�i savere,
> Quando degn� venere
> La maest� sovrana
> A prender carne umana.

serviva la rima con savere; e in Brunetto ci pu� anche stare una
"licenza poetica"

> Pier delle Vigne:
>
> Ma poi eh' Amore si face sentere. Federigo IL
>
> Ed ho fidanza che lo meo servere, ec.

per i noti motivi, i testi dei siciliani sono da prendere con le pinze

in Stefano, Pir meu cori alligrari, abbiamo la rima displaciri -
adiviniri, che d� la rima "siciliana" dispiacere / addivenire; ma forse
tu preferisci dispiacere / addiven�re

> Gio. Villani: si ripent�, e rimiselo in dignit�; ove ripent� � da
> ripentere, ch� da ripentire si ha ripent�.

qui la questione � al contrario: paenit�re lat. (non mi viene il segno
della lunga) � della II, e dovrebbe passare alla II italiana;
(ri)pentere e (ri)pent� sono quindi, etimologicamente, pi� regolari di
pentire pent�

nel caso di venesse dobbiamo invece supporre il passaggio dalla IV lat.
alla II it., che � un po' pi� duro

insomma, non posso giurare (nessuno pu� farlo) su quale fosse
l'intenzione di Dante, ma gli argomenti in favore della regolarit� di
venesse mi sembrano debolini

Gil-Galad

unread,
Apr 29, 2014, 4:49:25 AM4/29/14
to
On 29/04/14 Maurizio Pistone wrote:
> serviva la rima con savere; e in Brunetto ci pu� anche stare una
> "licenza poetica"
[...]
eh s�, l'esempio non � il massimo, qui agisce prepotentemente
l'alterazione in grazia della rima, ma questo esempio pu� anche servire
a dimostrare come se non bastasse l'usus scribendi prima di altri poeti
che di Dante poi, con quanta facilit� si alterassero le parole per la
rima e come il Dante, avendo sott'occhio e sott'orecchio tanti esempi,
tra cui quelli del suo maestro, avrebbe fatto cosa assai strana
scrivendo *venisse* per *venesse*, specie perch� in altri luoghi della
commedia si � fatto ben pochi scrupoli nell'alterare assai pi�
pesantemente le parole per la rima, che in fondo dovrebbe essere,
accanto a ragioni statistiche, il motivo per cui in quell'articolo sulla
rivista di studi danteschi, di Marco Grimaldi, si d� assai poco credito
a forme come venisse rispetto a venesse

Nessuno c'era all'epoca, naturalmente, e non abbiamo il manoscritto di
mano del Dante, ma ecco a mio parere uno di quei casi in cui la lectio
difficilior non � potior. Ma sar� poi davvero facilior VENESSE? n� ci si
pu� basare sui codici pi� antichi, non essendo purtroppo esenti da
errori neppure quelli pi� remoti, sicuramente per il gran numero di
copie che se ne fecero in diverse regioni (dell'Inferno almeno) vivente
l'autore (cosa che il Petroni pare ignorare bellamente quando si fa
forte dell'autorit� dei codici pi� antichi, che proprio per essere pi�
vicini all'epoca post-dantesca maggiormente possono essere vittime di
interpolazioni da parte di un copista che parli una lingua non troppo
dissimile da quello parlata all'epoca del Dante)

in mancanza di una risposta certa per tramite filologico, la critica
testuale pu� adoperare il criterio dell'usus scribendi e stampare
VENESSE come pi� plausibile visto lo stile generale della Commedia in
fatto di metaplasmi nelle parole in rima; poi di pi� non so e lascio la
questione in mano a ben maggiori studiosi
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