Volevo un'edizione abbastanza elegante, con note chiare ma precise, ma non
di dimensioni mastodontiche: quale mi consigliate?
Achille Pičveloce/nei prossimi giorni vorrei andare in qualche grande
libreria a dare un'occhiata
>Volevo un'edizione abbastanza elegante, con note chiare /e/ precise, ma
>non di dimensioni mastodontiche: quale mi consigliate?
[...]
Tenendo conto di più aspetti, Per parecchi versi, la migliore edizione che
si possa reperire in commercio, con una certa spesa di tempo e di fortuna
è questa:
+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
Dante alighieri
La Divina Commedia
commentata da Eugenio Camerini
illustrata da Gustave Doré
Fratelli Melita Editori, La Spezia 1994
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Il titolo attribuisce il commento a Eugenio Camerini che, più
precisamente, scelse i migliori commenti (L'Ottimo, il Buti, Japopo della
Lana, ecc...) e li mise assieme, con note sue.
I pregi di quest'edizione, sono una veste grafica molto bella, con
l'impaginazione del testo in due colonne e le note al di sotto, sempre su
due colonne. È un lavoro, tipograficamente parlando, notevole. L'opera mi
pare una ristampa anastatica (trasportata) dell'antica edizione che la
casa dei fratelli Melita ha ripubblicato in epoca moderna. Lo stesso libro
era uscito a fascicoli in grande formato negli anni '50/'60
Oltre a ciò, questo volume ha il pregio di seguire, nel testo, quello
stabilito da Giuseppe Vandelli e proposto da tanti altri buoni editori
prima di lui, il che evita di avvelenarsi il fegato con lo stravagante
testo di Petrocchi che sarebbe ora di seppellire nell'oblio, finita la
discutibile smania di novità che si respirava all'epoca del suo lavoro
riporto in proposito una parte del mio intervento nella discussione in
merito alla divina commedia su:
it.cultura.letteratura.italiana
(message -ID news:Xns982BE0E36C415di...@127.0.0.1)
Un esempio? presto fatto; nel primo canto, i versi riportati dalla
vulgata di Petrocchi (del quale basta leggere la sua vita di Dante per
farsene un'idea non molto lusinghiera) sono:
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.
Questi parea che contra me *venisse*
con la test'alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse.
mentre il testo di Vandelli e di tanti altri buoni editori prima di
lui:
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.
Questi parea che contra me *venesse*
con la test'alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse.
Nell'appendice all'enciclopedia dantesca, Roma, 1984, seconda
ristampa, p.835, opera meritoria per certi versi, ma viziata dalla
direzione di Petrocchi, si cerca di giustificare questo orrendo scempio
(guarda caso l'opera faceva capo a Petrocchi) col fatto che sarebbe una
imitazione, da parte di Dante della cosiddetta *rima siciliana* (il
dialetto siciliano, non aveva sette suoni come il toscano, ma solo 5 e per
questo motivo, parole che rimavano in siciliano, non lo facevano più una
volta che venivano tradotte e ci si trovava in casi come
usu
amorusu
che tradotte in toscano non rimavano più, diventando
uso
amoroso
a questo fenomeno, si diede il nome di *rima siciliana* ora, è vero che
Dante usò rime siciliane in altre sue opere (Dante sperimentò parecchi
metri e rime in gioventù) ma ti pare che una persona con un po' di
cervello potrebbe pensare che proprio nella sua opera maggiore, di punto
in bianco, Dante abbia deciso di interrompere la continuità delle rime
nella catena di terzine? E che l'abbia fatto proprio nella prima cantica?
E nel primo canto per giunta?
l'alterazione di *venisse* in *venesse* (metaplasmo) è uno degli
espedienti metrici più comuni al tempo di Dante, per forzare a rimare
due parole che altrimenti non avrebbero potuto farlo. I letterati lo
sapevano e lo sapeva anche la gente colta che li leggeva e per una
sorta di tacito accordo, ci si comprendeva a meraviglia, e certo
nessuno si permetteva di dare dell'asino a Dante per il fatto che aveva
scritto *venesse* per *venisse*
Solo una persona sprovveduta ed a digiuno di tecnica poetica può
pensare quello che Petrocchi e altri hanno pensato e io sono sicuro che
se Dante tornasse in vita, rimarrebbe molto indispettito per la rima
che gli hanno tolto e direbbe, come nella famosa novella del
Sacchetti," *codesti arri non ci misi io* ". Questo è il motivo per cui
sconsiglio il suo testo (di Petrocchi) e raccomando di avere il testo di
Vandelli se si vuole una divina commedia il più vicino possibile
all'originale di Dante e conforme alla tecnica poetica
--
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*Lutrin* || curatore F.A.Q. ---> *it-alt.media.tv.quiz*
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Perfetto! Mi annoto il consiglio, ma ancor prima mi ricorderň:
"EVITARE PETROCCHI!" :-D
Achille Pičveloce/grazie ancora
> "Lutrin" <eli...@olympo.it> ha scritto nel messaggio
> news:xn0er6di...@news.fastwebnet.it...
> >
> > Tenendo conto di più aspetti, Per parecchi versi, la migliore edizione che
> > si possa reperire in commercio, con una certa spesa di tempo e di fortuna
> > è questa:
> >
> > +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
> > Dante alighieri
> > La Divina Commedia
> > commentata da Eugenio Camerini
> > illustrata da Gustave Doré
> > Fratelli Melita Editori, La Spezia 1994
>
> Perfetto! Mi annoto il consiglio, ma ancor prima mi ricorderò:
>
> "EVITARE PETROCCHI!" :-D
>
> Achille Pièveloce/grazie ancora
ti stavo per consigliare la versione meridiani mondadori che ho visto
che è in offerta in edicola... ma il testo è quello stabilito dal
petrocchi... quindi lascia stare, come non detto!! però era elegante!
ciao
Peccato... la stavo giusto guardavo su internet... ufff...
Achille Pièveloce/suvvia, vado in libreria che è meglio
>ti stavo per consigliare la versione meridiani mondadori che ho visto
>che è in offerta in edicola... ma il testo è quello stabilito dal
>petrocchi... quindi lascia stare, come non detto!! però era elegante!
[...]
Bisognerebbe sapere anche il nome del commentatore di questa edizione,
putroppo inficiata, come hai già detto, dall'adozione del testo di
Petrocchi. Immagina se un giorno un bambino in casa sfogliasse
quell'edizione con quel *venisse* al posto del corretto *venesse* (e altri
passi dubbi) si farebbe l'opinione che Dante aveva commesso una
sbadataggine non da poco e lo stimerebbe meno di quanto merita.
Senza contare che, suppongo l'edizione dei meridiani utilizzi come
carattere una variante del Garamond il cui corsivo è poco leggibile se
utilizzato per lunghi blocchi di testo, nelle note. L'edizione anastatica
dei fratelli Melita, utilizza invece un carattere tipografico
riconducibile alla famiglia del *calisto MT* leggermente slungato nelle
proporzioni,l'effetto complessivo è di grande ordine.
Ho poi dimenticato di dire che, all'atto dell'acquisto, o meglio dopo a
casa, è bene sfogliare il volume dell'edizione dei fratelli Melita e
leggere l'ultimo verso del poema, in quanto in alcune copie ho visto
esserci un errore:
All'alata fantasia qui mancò possa (che non è un endecasillabo)
invece che:
All'alta fantasia qui mancò possa
che rende mediamente preziosa l'edizione che riporta questo lieve
*difetto*, (non lasciarlo capire al libraio) come dicevano quei versi
sugli amatori delle edizioni rare con imperfezioni che le rendevano di
pregio presso i collezionisti
C'est elle, Dieu! Que je suis aise!
Oui, c'est la bonne editïon
voilà bien, pages neuf et seize
Les deux fautes d'impressïon
Qui ne sont pas dans la mauvaise
Quindi devo leggere il primo canto e l'ultimo verso.... eheh, ok, me ne
ricorderò!
:-D
Achille Pièveloce/quella di Fabbri editori che esce ora non mi ispira per
nulla!
> il 13/09/2006 *pippo13* in it.cultura.libri disse:
>
> >ti stavo per consigliare la versione meridiani mondadori che ho visto
> >che è in offerta in edicola... ma il testo è quello stabilito dal
> >petrocchi... quindi lascia stare, come non detto!! però era elegante!
> [...]
>
> Bisognerebbe sapere anche il nome del commentatore di questa edizione,
> putroppo inficiata, come hai già detto, dall'adozione del testo di
> Petrocchi. Immagina se un giorno un bambino in casa sfogliasse
> quell'edizione con quel *venisse* al posto del corretto *venesse* (e altri
> passi dubbi) si farebbe l'opinione che Dante aveva commesso una
> sbadataggine non da poco e lo stimerebbe meno di quanto merita.
>
commentatrice Anna Maria Chiavacci Leonardi, insigne studiosa di
filologia dantesca e di letteratura italiana medievale (così dice la
mondadori)
>Achille Pièveloce/quella di Fabbri editori che esce ora non mi ispira per
>nulla!
[...]
È un commento *scolastico* (di Natalino Sapegno come ci ha informato
ccmo...@gmail.com) inferiore, nel suo genere, a quelli, sempre
scolastici di Bosco-Reggio e Giacalone, tuttavia, penso che la prenderò
giusto per arricchire la collezione, visto che dovrebbe racchiudre tutte
le tre cantiche - e a me il Paradiso col commento di Sapegno mancava -) Lo
faccio giusto in quest'ottica
Forse... lo sai che? Perchè 9,90 euro posso comprare questa per ora, e
pensare a un'edizione prestigiosa più avanti...
Achille Pièveloce/sai quando esce in edicola?
> Achille Pièveloce/sai quando esce in edicola?
[...]
è già uscita, cercala in qualche edicola che ne abbia ancora una copia
> riporto in proposito una parte del mio intervento nella discussione in
> merito alla divina commedia su:
>
> it.cultura.letteratura.italiana
>
> (message -ID news:Xns982BE0E36C415di...@127.0.0.1)
>
Seguendo la discussione fatta su it.cultura letteratura.italiana parli del
"giusto modo" di leggere i versi danteschi.
Potresti spiegare meglio?
Saluti
Stefano
Difatti, anch'io avevo ricominciato al lettura della Commecia ( sul mio
Sapegno scolastico) e mi chiedevo se non fosse il caso di provare a
rileggerla se non ad alta, almeno a mezza voce.Per i segni, qualcosa ricordo
di aver segnato a matita io, a scuola.
Elisabetta