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Nino Salvaneschi: Sirénide

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requiemp...@yahoo.com

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Jan 4, 2017, 2:32:22 AM1/4/17
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- Permettete che io continui in italiano? - mormorò Ciana, dopo aver bevuto un sorso di the. - Mi pare la più armonica delle lingue che io conosca. E poi son italiana. Anzi, napoletana. Di più: caprese! Nata proprio qui, in questa stessa sala. Ancora una tazza di the. No? Ebbene, amici miei, ora che vi ho dato il benvenuto in Sirénide, è necessario che vi dica ancora qualcosa, poichè state per diventare miei sudditi e non siete degli ospiti comuni. Non è dunque un discorso di protocollo il mio, perchè non imparo i discorsi a memoria, come il Principe, ma sarò forse ancor più sincera. Dirò perciò a tutti due che in Sirénide noi lavoriamo tutti all'avvento d'un'epoca futura. Ciò vi sorprenderà un poco, forse. Da domani, voi sarete liberi d'andarvene rifiutando la missione che il Destino vi ha affidato o rimarrete con me, lavorando per la ricostruzione dell'armonia umana. Voi fate parte dell'intellettualità di Sirénide, ed è per questo, amici miei, che ho voluto vedervi in udienza privata e ho voluto anche parlarvi di cose delle quali non amo in generale discorrere che con ospiti di primo grado.
Tacque un momento. L'eco sottile della sua voce, si spargeva d'intorno come spezzata in tante piccole onde canore. Parve riflettere un istante. Poi disse lentamente, come volesse imprimere il suo pensiero nei nostri cervelli:
- Una volta, quando la società era meno complicata, e gli uomini meno civili, viveva nel mondo anche l'armonia. Forse sotto il suo influsso divino, per volere dell'Altissimo, che tutti ci comanda, nacque una razza umana fatta di armonie: quindi più vicina a Dio delle altre razze. Poi, l'umanità che procede nella sua faticosa ascesa a gradi, e per la quale la mia razza armonica costituiva certamente un salto troppo forte, credette le Sirene frutto di una divinità sfuggita dalla fantasia di un nume. Ma noi non eravamo che esempi di una razza più progredita e che aveva già raggiunta quell'altezza che l'umanità acquisterà solo faticosamente, in un domani lontano. Il regno dell'armonia, amici miei, è ancora ben distante dall'illuminare l'aurora del mondo. La terra passò dall'età delle pietre a quella del ferro. Ora è l'età dell'elettricità. Verrà l'epoca del cielo, coll'aviazione. Raggiungeremo l'era atmosferica. Si ascende sempre, faticosamente, a gradi, a larghe spirali. Ma prima che il mondo raggiunga la perfezione, prima che l'armonia regni sul mondo coll'amore e la fratellanza, quanti secoli passeranno? Il destino dei mondi, amici miei, è quello delle creature stesse. Non c'è che una linea sola nel creato: quella che ascende sempre, quella voluta da Dio, per le primavere che rinnovano la natura, per le crisalidi che diventano farfalle, per i soli che sbocciano nei laboratori dell'infinito.
L'unica grande legge che governa i mondi, amici miei, e verso la quale le moltitudini di stelle e di uomini si avviano a grandi cicli storici, a tappe secolari, è la legge dell'armonia. Come mai, gli uomini non l'hanno ancor conosciuta, essi che portano chiusa, un'istintiva armonia musicale? Non è infatti il cuore che dà 100 mila pulsazioni al giorno, e che può batter per uno, due o tre miliardi di volte prima di arrestarsi per sempre all'ultima elegia mortale, una magnifica sinfonia umana? Tutto è armonia nel mondo. Dentro e fuori di noi. E l'armonia delle maree, non è una pagina di ritmi del grande libro orchestrale della natura? E le stelle che dominano i cieli, non son rette da un'armonia ultraumana nella loro corsa per le azzurre praterie dell'infinito?
Quale eterna giostra danza dunque la terra alla velocità di 105.000 chilometri l'ora, intorno al sole, un milione di volte più piccolo di Canopus, a sua volta più piccolo di Sirio, la stella delle Sirene?
Ancora: tutto è armonia, persino nelle nostre passioni. In quelle che vi sfiorano e in quelle che vi bruciano. E ogni uomo rappresenta una tonalità propria nella scala dei valori umani: tonalità buona o cattiva, bassa o acuta, generosa o meschina, ma sua, intimamente personale. Ed è dalla fusione di tutte queste diverse tonalità, che balza viva, poi, la grande sinfonia umana così cara ai filosofi indù, che hanno letto la verità nei libri del Veda.
Quindi, amici miei, ogni nostra passione ha in sè qualcosa di musicale. La simpatia è un accordo di due tonalità che si cercano. L'antipatia ne è il disaccordo. L'amore è la fusione di due ritmi. L'odio è la ripulsione di due accordi. Così ogni creatura grande o piccola che sia, porta in sè nella vita, inconsciamente col battito del cuore, un invisibile granello delle sinfonie dell'infinito.
La vita non muore. E quello che noi chiamiamo morte non è che una pausa tra due vite. E tutto si rinnova e ascende a spirali successive verso la meta lontana di tutte le umanità: l'armonia di ogni creatura, divenuta, per la sua purezza più vicina all'Onnipossente.
La terra non è che una platea delle prime prove di accordi, dove noi, creature sfuggite miracolosamente al focolare divino con l'armonia prodigiosa che ci fu concessa per sola linea di primogenitura, siamo le piccole lucciole che guidano l'umanità per i bui sentieri dell'esistenza verso le praterie d'amore che conducono a Dio.
Ma dobbiamo ancor vivere nascoste, qui in Sirénide perchè il mondo è troppo lontano dal comprenderci. E ogni volta che è apparso in mezzo agli uomini uno di quegli esseri superiori, che fanno luce d'intorno, ecco, le varie folle di tutte le epoche l'hanno ucciso, inchiodandolo sulla pietra della vergogna o sul palo d'una croce.
Che ne sapete voi, delle forze imponderabili che reggono tutti gli infiniti? Siete ben sicuri di conoscer tutti i greggi umani usciti dal focolare divino or son mille anni, or son cento mila anni? Quante crisalidi son sparse per i mondi, chiuse nel ventre della terra, e che attendon di divenir farfalle? Pensate che c'è voluto il telescopio di Herschel, per accorgerci che la via lattea, un po' di latte sfuggito dalle mammelle di Giunone allattante Ercole... non era che una moltitudine di 20 milioni di stelle: un popolo di soli, sfilanti nell'azzurro; e che la sola stella Betelgeuze di Orione, è grande ventisette volte il nostro Sole! C'è voluto il microscopio di Ehremberg, per accorgersi che ogni goccia d'acqua è un mondo, dove vivono gli infusori di cui ce ne vogliono 500.000 per fare un grammo... Ma chi vi darà la macchina perfetta per vedere se gli abitanti del Cigno prendono il the come noi alle 17? Chi vi darà la spiegazione del perchè tutto il nostro sistema solare vola, per legge d'armonia e d'amore verso la costellazione d'Ercole? È ancora una volta, amici miei, una legge di attrazione, di simpatia, se volete, quindi di armonia quella che spinge sulla nostra terra, un uomo verso un altro uomo, e in cielo una stella verso un'altra stella. È così che l'Alfa del Cigno è attratta dalla terra, e la stella delle Sirene, Sirio, verso Kanopus. E se vi dicessi che ovunque vi è la vita, ovunque esseri che pensano, soffrono e muoiono, s'accendono e si spengono come le stelle in cielo, potreste rispondermi di no? Pensate, che solo verso il 1000 il monaco benedettino Guido d'Arezzo trovò le sette note fondamentali della musica, regina di Sirénide, e che solo Keplero, nei secoli dopo, intuì dall'armonia della musica, la più alta armonia delle stelle. E chi troverà, da qui secoli e secoli, dagli accordi faticosi delle vite umane, l'armonia che governa le leggi di tutti gli infiniti e della quale noi siamo le più umili schiave? (...) Ebbene, al di là delle frontiere del sapere umano, di cui gli uomini vanno così alteri, vi è tutto un mondo in fermento. Popoli che scompaiono. Aurore di razze che si annunciano. Esseri usciti dall'arco divino come frecce troppo ardite, e che per essersi creduti pari a Dio son ripiombati negli abissi, all'alba della terra per riprendere nel silenzio il loro faticoso cammino di secoli verso i sentieri del sole. E come mai questi esseri son legati a noi, essi i più bassi toni, noi i più alti, della grande scala musicale d'armonie umane che dovrà cantare domani le lodi dell'Eterno?
Tacque, così. Sorrise un po' stanca. E tutta la vasta sala fu piena del suo sorriso. Poi, con un movimento di ritmo perfetto, come un altorilievo fenicio che improvvisamente acquisti la vita, si avviò verso la porticina di fondo.
Le due giovani sorelle di Ciana, come ubbidendo ad un ordine preciso, si erano alzate contemporaneamente. Ripresero l'arpa e il liuto e la seguirono lentamente, con quel passo un po' felino così caratteristico.
Era ancora nell'aria il ritmo misterioso delle parole divine.
E sparirono così, prima Ciana, poi le due gemelle, come una visione che si dissolve lentamente.
E la porta di mosaico si rinchiuse.
E lo zampillo si riudì, lento, ricadere sull'acqua con un mormorio di litanie sommesse.
E tutto ciò che era avvenuto in quella luce bianca con quel profumo d'oriente lontano che svaporava dal braciere acceso, fu come un sogno intravisto appena, in una notte stellata di leggenda. Corbaccio, 1938, pp. 182-8
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