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Nuova edizione in 3 tomi dei Promessi sposi per i Meridiani

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Hamlet

unread,
Feb 10, 2002, 12:42:32 PM2/10/02
to
da il Corriere della sera di oggi, 10 Febbraio 2002

ANTEPRIMA Esce nei Meridiani una nuova edizione in tre volumi dell'opera:
dal «Fermo e Lucia» del 1823 ai «Promessi sposi» del 1840, in versione
anastatica

MANZONI Nel labirinto di un capolavoro


Tra i «grandi» della nostra letteratura Manzoni con I Promessi sposi è lo
scrittore che sa stabilire rapporti più cordiali. Di fronte a Dante è
giocoforza stare lontani: è lui a imporre distanze di rispetto. Manzoni no:
ammette confidenza, accetta persino irriverenze. Ciò accade perché il suo
romanzo è talmente accessibile da non richiedere intermediazioni, da
apparire semplice e banale. Le cose stanno così però solo all'apparenza.
Guido Piovene osserva che I Promessi sposi sono privi di «adescamenti». Non
ci sono cioè «grandi porte, che invitino il lettore, non predisposto
all'ammirazione, ad entrarvi». Ma questo libro che al di fuori propone «una
parete priva di appigli per le dita», al suo interno è invece un «labirinto,
la cui ricchezza e vastità» si vedono soltanto con il «girarvi» e il
«frugarvi». Leggere Manzoni significa questo: entrare dentro il labirinto
del romanzo e starci dentro, per gustarne soprattutto la scrittura. La nuova
edizione (Meridiani Mondadori, tre tomi) preparata da Nigro e Paccagnini
(per la Storia della colonna infame ), con l'apparato di note fitto fino
all'ambizione di documentare tutto, con la registrazione delle infinite
varianti, rende ancora più avventuroso il viaggio, perché ne propone
un'amplificazione utile, anche se non necessaria. È il viaggio dentro il
lento farsi del libro, dalla «prima minuta autografa» grossolana del Fermo e
Lucia , che nasce nell'aprile del 1821, alla pulizia raffinata della
redazione definitiva, che si conclude nel '40. L'edizione racconta con
puntiglio la metamorfosi di un romanzo da una sorta di «cooperativa di
storie e biografie» sul modello di Walter Scott, come scrive Nigro, a
un'organizzazione narrativa che si fa polifonica, dove le originarie storie,
prima solo assemblate, si compenetrano e armonizzano, si incastrano per
interferire e interagire. Non solo. Racconta la storia del perfezionismo di
Manzoni linguista, del suo accanimento a raggiungere una geometria di
struttura quasi maniacale, delle integrazioni discrete e soprattutto delle
grandi censure.
In un suo bel saggio, Giuseppe Pontiggia osserva che nei Promessi sposi
Manzoni sa raggiungere quell'«equilibrio misterioso, enigmatico», che è il
sogno d'ogni scrittore: l'equilibrio «tra il poco che si dice e l'immenso
che non si dice». C'è infatti sempre una contabilità discreta in ogni
artista, che porta a cancellare, ad assorbire nel silenzio pagine scritte o
immaginate. Ma solo un grande scrittore sa accettare, fino in fondo, la
regola della reticenza e dell'omissione. Il «pregio peculiare» di Manzoni è
quello d'essere un esploratore instancabile, quando scrive il suo romanzo.
In questa esplorazione avventurosa, dice Pontiggia, la scrittura non serve
però per comunicare l'esperienza raggiunta, ma per viverla: perché Manzoni,
«attraverso il linguaggio, non solo la racconta, ma la scopre». È questo un
movimento di partenza che non dovrebbe essere mai ignorato leggendo i
Promessi sposi : tenerne conto avrebbe potuto evitare tante brillanti e
acrobatiche (ma inutili) interpretazioni.


--
"Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto
nulla solo perchè poteva fare troppo poco"
Edmund Burke (1729-1797)


Hamlet

unread,
Feb 10, 2002, 12:52:04 PM2/10/02
to
"Hamlet" <pr_h...@yahoo.com> ha scritto

> da il Corriere della sera di oggi, 10 Febbraio 2002
>
> ANTEPRIMA Esce nei Meridiani una nuova edizione in tre volumi dell'opera:
> dal «Fermo e Lucia» del 1823 ai «Promessi sposi» del 1840, in versione
> anastatica

Aggiungo:

I Promessi sposi nei tre tomi dei Meridiani (ed. Mondadori, euro 147) hanno
una curiosa caratteristica. Di fatto propongono una definizione dei tre
testi del capolavoro manzoniano in direzione conservativa. Del Fermo e Lucia
viene rivisitato ex novo il manoscritto e ripristinata la sua lezione,
specie in quel sistema d'accenti e punteggiatura giudicato stravagante (e
quindi manipolato) da Chiari e Ghisalberti, che per primi proposero le tre
versioni del romanzo. Dell'edizione del '27 viene riprodotta la prima stampa
dell'editore Ferrario, con correzione dei refusi di stampa e la
cancellazione degli interventi filologici dell'edizione critica a tutt'oggi
riconosciuta. La stesura del '40, pubblicata in proprio da Manzoni, a
dispense e con i disegni di Gonin, è ripresentata tale e quale, in
anastatica, dopo la scelta tra una quantità di copie collazionate di quella
«meno compromessa da incidenti tipografici». Ottimo è l'ampio apparato del
commento (specie della Colonna infame ) che dà conto delle infinite
riscritture di Manzoni e delle sue fonti. Resta una perplessità sul testo
definitivo. Offrire oggi i Promessi sposi , come li lessero nell'Ottocento
(refusi compresi), nella convinzione che si tratti di un libro assolutamente
nuovo, di «una testualità grafico-visiva, di un discorso in parola, che è
tutt'uno con un discorso in figura», come sostiene Nigro, è certamente un'
iniziativa originale, ma discutibile. Chi ha letto l'epistolario sa bene
quanto incidesse per l'autore-imprenditore una considerazione commerciale.
Manzoni infatti ristampò il romanzo a dispense e illustrato per mettersi al
riparo da possibili contraffazioni di editori pirata, come era accaduto per
la ventisettana con suo grave danno.
g.d.r.


Lucangel

unread,
Feb 10, 2002, 2:54:05 PM2/10/02
to

"Hamlet" <pr_h...@yahoo.com> ha scritto

> ANTEPRIMA Esce nei Meridiani una nuova edizione in tre volumi dell'opera:
> dal «Fermo e Lucia» del 1823 ai «Promessi sposi» del 1840, in versione

E' bello, tornando dalla montagna la domenica sera, vedere che cos'hai
scovato di nuovo sul Corriere*-°

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