Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

Storia dei Paladini di Francia - Giusto Lodico.

172 views
Skip to first unread message

Bhisma

unread,
Jun 26, 2012, 9:56:18 AM6/26/12
to
Verso la metà dell'Ottocento un maestro elementare palermitano [1],
Giusto Lodico, ebbe l'idea di raccogliere ed intrecciare in una sola
narrazione i poemi epico-cavallereschi medievali ed il folclore
popolare siciliano, dando vita ad una monumentale "Storia dei Paladini
di Francia", che venne pubblicata a dispense e che ebbe immensa
fortuna di pubblico in Sicilia, tanto da divenire una sorta di "Bibbia
dei pupari", sulla quale vennero (e spesso vengono tuttora)
intrecciati i canovacci delle rappresentazione della famosa "Opera dei
Pupi".
Il monumentale testo (tredici volumi nella presente edizione) venne
ripubblicato negli anni '90 da una piccola casa editrice siciliana, e
a me è capitato di comprarne i primi quattro durante una fiera a
Catania.
Non intendo dire nulla sull'importanza sociale ed antropologica di
questo ciclo narrativo, se ne sono ampiamente occupati autori illustri
come il Pitrè, ma vorrei dire qualcosa sulla godibilità come lettura.
Quasi sempre si legge che si tratta di uno stile molto povero, spesso
dialettale al punto di essere quasi sgrammaticato, e che la narrazione
è confusa e farraginosa.
Verissimo, se si pensa di leggerlo di seguito come un romanzo
(confesso di non avere mai tentato l'impresa) ma se invece si prende
uno dei volumi e lo si apre a caso (la comprensibilità non ne risente,
la materia è stranota) e ci si sperde seguendo chessò, le vicende
della dama Muscetta che fugge trafelata e piangente dopo un litigio a
corte ed arriva in un grotta dove trova un vecchio mago non si sa se
buono o cattivo, mentre intanto Balizorante e Rodalpiano da bravi
cavalieri partono alla sua cerca per proclamarle il proprio amore e si
incontrano in una radura dove avrebbe ben presto luogo un decisivo
duello, se non arrivasse un nano che li rimprovera perché perdono
tempo a scontrarsi per una dama mentre intanto un drago devasta il
regno del buon re Clodomario, al che i due partono immantinente per
uccidere la malabestia mentre l'azione a quel punto si sposta sul
tremendo re Malinbrotte, moro e gigante, coperto di una pelle di leone
ed armato di una pesantissima mazza, che a cavallo di una giraffa (!)
conduce i suoi mori dall'Africa per dar manforte ai musulmani che
assediano Carlo a Parigi... ecco, se ci si sperde in questo paesaggio
assolutamente e semplicemente fiabesco, talvolta ingenuamente (e
proprio per questo ancor più seducentemente) surreale, dove tutto è
possibile e tutto accade, si possono secondo me passare un paio d'ore
assolutamente deliziose e per quanto leggere tutt'altro che futili,
vagando in una sorta di castello dei destini incrociati, in una
macchina narrativa e scenografica continuamente variabile e mutevole
per quanto basata su pochi temi di fondo, che proprio perché del tutto
naif e priva di sofisticazioni non sarebbe spiaciuta allo stesso
Calvino, o almeno così mi permetto di ritenere.

===========
[1] Secondo le biografie che trovo su Internet. Nella breve nota
introduttiva al libro che ho io, invece, si dice che fu un ancor più
modesto ripetitore privato che non era riuscito a prendere la licenza
di maestro elementare.

Saluti da Bhisma

--
...e il pensier libero, è la mia fé!

0 new messages