Sam ha scritto:
> Personalmente penso che il verbo sia da collegare al soggetto, ma in alcuni
> libri di grammatica italiana sono riportate entrambe le forme.
Provvedo a crosspostare su it.cultura.linguistica.italiano, dove troverai
risposte soddisfacenti.
>
> Qual'e' la piu' usata?
Ti ricordo, invece, che "qual è" si scrive senza apostrofo.
Paolo
pensate alla salute che č meglio
>Personalmente penso che il verbo sia da collegare al soggetto, ma in alcuni
>libri di grammatica italiana sono riportate entrambe le forme.
>Qual'e' la piu' usata? Aspetto una Vostra gentile risposta.
>Fabio da Kyoto
Sicuramente oggi la forma piu` usata e` quella con il participio
passato invariabile: non vi avevo visto. Che pero` a me piace poco.
Qualche osservazione in proposito:
http://www.mclink.it/personal/MG5960/discussioni/grammatica.html#concordanza
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mclink.it/personal/MG5960
mailto:pis...@mclink.it
strenua nos exercet inertia Hor.
>
>>Ti ricordo, invece, che "qual č" si scrive senza apostrofo.
>>Paolo
>>
>>> Aspetto una Vostra gentile risposta.
>>> Fabio da Kyoto
>>
>
>pensate alla salute che č meglio
Maleducato.
> Sam ha scritto:
> > Personalmente penso che il verbo sia da collegare al soggetto, ma in
> > alcuni libri di grammatica italiana sono riportate entrambe le forme.
>
> Provvedo a crosspostare su it.cultura.linguistica.italiano, dove troverai
> risposte soddisfacenti.
Entrambe le forme, "Non vi avevo visto" e "Non vi avevo visti", sono
accettate.
La prima rientra nella regola generale: il participio passato unito al verbo
avere resta invariato.
La seconda nell'eccezione che ammette, in presenza di verbi transitivi
coniugati con l'ausiliare avere, la concordanza del participio passato con
il complemento oggetto, soprattutto se questo è espresso da una particella
pronominale atona, come in questo caso "vi".
La concordanza è però obbligatoria se le particelle pronominali sono "la",
"lo", "le", "li".
Seb
Sam <cad7...@pop16.odn.ne.jp> wrote in message
7vuo54$sc2$1...@newsgw8.odn.ne.jp...
Personalmente penso che il verbo sia da collegare al soggetto, ma in alcuni
libri di grammatica italiana sono riportate entrambe le forme.
Qual'e' la piu' usata? Aspetto una Vostra gentile risposta.
Fabio da Kyoto
Pino - Roma
>Io penserei a qual è l'intenzione comunicativa del parlante: si vuole
>sottolineare che IO non avevo visto? allora "Io non vi avevo visto" = io non
>avevo visto voi ma anche loro o lei ....- sono un po' cieco/a- (io
>esprimerei il soggetto in questo caso perchè è un elemento importante della
>comunicazione. E' vero che, in italiano, può essere anche sottinteso, ma
>solo se è ininfluente).
>Si vuole comunicare che "PROPRIO VOI", e non altri, non siete stati visti?
>Allora io propenderei per "non vi avevo visti".
Mi sembra un'interpretazione un po' troppo sottile. Direi piu`
semplicemtente che, nell'evoluzione della lingua, la concordanza del
participio passato tende progressivamente a scomparire perche' non
aggiunge alla frase nulla che il parlante ritenga veramente
significativo.
>Ma ciò che il parlante ritiene significativo o no è scelta del parlante
>stesso all'interno di corpo di regole o no?
Appunto. Sceglie o inventa? Non siamo tutti d'Annunzio.
La scelta tra due forme in funzione di quello che vogliamo significare
puo` avvenire solo se quelle due forme hanno gia`, nel codice comune,
significato diverso. "Vi ho visti" e "vi ho visto" nella lingua
italiana corrente non mi sembra che rappresentino diverse sfumature di
significato; ne' ho mai trovato che qualcuno ce ne vedesse.
Ma io non sono l'Accademia della Crusca, e come c'e` scritto sul
camp... lasciamo stare.
"ne' ho mai trovato che qualcuno ce ne vedesse"??
Al limite del suo ragionamento vedo l'assunto che la variazioni di una
lingua sono determinate solo dal genio di un vate, l'unico che č in grado ed
ha la facoltŕ di elaborare nuove norme. E' cosě o le mutazioni linguistiche
sono frutto di un processo piů complesso e piů "condiviso"? E per ritornare
all'oggetto, non le pare sia significativo che esistano e resistano due
forme invece che una? Perché, in altre parole, si č sentito il bisogno di
elaborare una nuova espressione accanto alla vecchia? Per ignoranza o
bisogno comunicativo dei parlati?
emgipi
Maurizio Pistone <pis...@mclink.it> wrote in message
3824a75a...@news.mclink.it...
On Sat, 6 Nov 1999 16:57:17 +0100, "emgipi" <emg...@tin.it> wrote:
>Ma ciň che il parlante ritiene significativo o no č scelta del parlante
>participio passato tende progressivamente a scomparire"??
Insisto: secondo me siete autolesionisti a fare 'sto discorso qui invece che
su i.c.linguistica.it, dove trovereste decine di interlocutori interessati e
preparati
paolo beneforti <paob...@tin.it> wrote in message
803n8q$jku$1...@nslave2.tin.it...
John ha scritto:
> Per grammatica italiana, ed io sono un africano che ha dovuto impararla dai
> libri piuttosto che dalla lingua parlata, il verbo avere non ammette la
> declinazione del participio. Correggetemi se sbaglio.
Mah, caro John, di solito la grammatica italiana è meglio conosciuta dagli
stranieri che dagli italiani, i quali, nella maggior parte dei casi, parla "ad
sensum" (vedi gli esempi: "vado a casa", "vado in ufficio"; "vado da mio zio",
"vado dal mio amico": nessun italiano o quasi sa perché si usano forme diverse
per concetti uguali). Però esistono frasi in cui il participio è coniugato:
"l'ho vista ieri": la medesima frase, girata, non prevede però la coniugazione:
"ho visto ella (lei) ieri".
Misteri della fede...
Paolo
>"ho visto ella (lei) ieri".
"Ho visto ella" direi proprio di no: ella e` solo soggetto.
Una lunghissima dissertazione sui pronomi personali di terza persona
si trova nel Dizionario dei Sinonimi del Tommaseo:
http://www.mclink.it/personal/MG5960/sinonimi/egli.html
Quando al participio passato, la regoletta (soggetta pero` a numerose
eccezioni) e` questa: con i verbi transitivi nei tempi composti, il
participio passato concorda con il pronome personale di forma debole
proclitico (cioč non accentato e messo prima); in tutti gli altri casi
rimane invariabile:
l'ho vistA - ho vistO lei.
vi ho vistI - ho vistO voi
Mi scuso se insisto con le autocitazioni, ma di tutto questo si e`
gia` parlato diffusamente qui:
http://www.mclink.it/personal/MG5960/discussioni/grammatica.html#concordanza
so perfettamente che la frase "qual č" č corretta senza l'apostrofo, mi
corresse in proposito una volta la professoressa di italiano al liceo e non
l'ho piů dimenticato, ma a quel tempo fu tale il colpo, poiché ero convinta
che si scrivesse con l'apostrofo, che non ho avuto il coraggio di chiederle
il motivo linguistico.
Ed allora lo chiedo a voi:
"qual č" non dovrebbe derivare da "quale č" e quindi elidendo la vocale non
si dovrebbe ottenere "qual'č"?
Grazie , ciao
Valeria
Ma un dubbio mi assale, un dubbio logico piů che linguistico (forse č
proprio qui il problema):
ma nell'abbinamento di un verbo modale con un verbo di movimento,
l'ausiliare non dovrebbe essere associato al verbo modale invece che a
quello di movimento?
Grazie per le risposta che arriveranno.
Saluti, Valeria.
>io ho sempre usato la prima espressione ("Sono voluto
>andare"), che è anche quella che più comunemente sento
>usare, piuttosto che la seconda ("Ho voluto andare").
Anch'io di solito uso la prima. Ma penso che userei la seconda, se
volessi sottolineare la volontà di andare. Come se fosse "volere" il
verbo principale.
Ciao.
Gian Carlo
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
> Personalmente penso che il verbo sia da collegare al
> soggetto, ma in alcuni libri di grammatica italiana
> sono riportate entrambe le forme.
> Qual'e' la piu' usata? Aspetto una Vostra gentile risposta.
Fabio, io tendo a usare la forma "non vi avevo visto", pero`
aggiungo due cose.
La prima e` che non si tratta di verbo collegato al soggetto, ma di
verbo-verbo, per cosi` dire, e non di verbo-aggettivo, sempre per cosi`
dire. Immagino che, se dici "io vi avevo visto", dirai anche "noi vi
avavamo visto", anche se qui il soggetto e` plurale.
La seconda e` che mi sembra che l'italiano sia piuttosto disomogeneo con
frasi di questo tipo.
Se la persona vista e` maschio o se le persone viste sono o tutti maschi
oppure maschi e femmine:
Io mi sono visto
Io ti ho visto
Io l'ho visto
Io ci... (beh, qui lasciamo perdere)
Io vi ho visto oppure io vi ho visti
Io li ho visti
Se la persona o le persone viste sono femmine:
Io mi sono vista
Io ti ho visto o io ti ho vista
Io l'ho vista
Io ci... (beh lasciamo perdere di nuovo)
Io vi ho visto oppure io vi ho viste
Io le ho viste
Quindi ci sono casi in cui sembra che il participio passato si possa
concordare con l'oggetto (cioe` sia anche una sorta di aggettivo, oltre
che di verbo) oppure no, altri in cui e` obbligatorio concordarlo con
l'oggetto.
La cosa mi incuriosice. E mi perplime: non ne vedo una spiegazione
logica.
E' un po' tardi per consolarti, ma alcuni dizionari indicano la versione con
l'apostrofo non come errore, ma come "forma meno usata", e comunque usata
anche da "buoni scrittori".
Fermi, boni, come Valeria so anch'io la regola standard ;))
Valeria Vicinanza <v.vic...@pride.it> wrote in message
8099gn$bq2$1...@news.flashnet.it...
Non vi spaventate per il quesito di bassa linguistica, io ho sempre usato la
prima espressione ("Sono voluto andare"), che č anche quella che piů
comunemente sento usare, piuttosto che la seconda ("Ho voluto andare").
Ma un dubbio mi assale, un dubbio logico piů che linguistico (forse č
>Non vi spaventate per il quesito di bassa linguistica, io ho sempre usato la
>prima espressione ("Sono voluto andare"), che č anche quella che piů
>comunemente sento usare, piuttosto che la seconda ("Ho voluto andare").
>
>Ma un dubbio mi assale, un dubbio logico piů che linguistico (forse č
>proprio qui il problema):
>ma nell'abbinamento di un verbo modale con un verbo di movimento,
>l'ausiliare non dovrebbe essere associato al verbo modale invece che a
>quello di movimento?
I verbi servili "dovere" "potere" "volere" dovrebbero avere lo stesso
ausiliare del verbo che segue: sono andato - sono dovuto andare, ho
parlato - ho potuto parlare.
Dovrebbero. Ma e` uno di quei casi in cui, nell'italiano corrente, il
condizionale presente del verbo "dovere" significa: non lo fa nessuno
- chi lo fa e` un fesso.
Le cinture di sicurezza? si *dovrebbero* mettere...
significa:
ma perche' metti la cintura? se non ti fidi di me,
puoi anche prendere il tram.
A volte viene aggiunto un rafforzativo negativo: "in teoria" che
significa: assolutamente no
*in teoria non si dovrebbe* posteggiare in seconda fila
significa:
ma insomma, ti decidi a posteggiare in seconda fila?
con tutte le cose che ho da fare, vuoi mica che stiamo qui
a cercare un parcheggio?.
> C'è, invece, secondo me. L'intezione comunicativa del parlante,
Dono d'accorodo. Ma cio` che non mi spiego e` che ci sono casi in cui al
questa logica e` libera di esprimersi, altri in cui non lo e`: non posso
dire "li ho visto", ma solo "li ho visti", mentre posso dire "vi ho
visto", oltre che "vi ho visti".
> Ciao a tutti,
Ciao a te ^_^.
>
> so perfettamente che la frase "qual è" è corretta senza l'apostrofo,
> [...]
> "qual è" non dovrebbe derivare da "quale è" e quindi elidendo la vocale non
> si dovrebbe ottenere "qual'è"?
Come ti hanno gia scritto altri, "qual è" non è il risultato di
un'elisione ma di un troncamento. Ti spiego brevemente:
*L'elisione richiede obbligatoriamente l'apostrofo
(anche se in molti casi non è obbligatorio elidere),
mentre il troncamento NON vuole l'apostrofo.
*La difficoltà maggiore sta proprio nello stabilire se c'è
elisione (e quindi sostituire con l'apostrofo la vocale caduta),
oppure se c'è troncamento, e in tal caso NON bisogna
apostrofare.
*Un modo sempliciotto ma efficace per risolvere tale (:enigma:)
potrebbe essere quello di provare a mettere la parola che ha
perduto la vocale finale, davanti ad un'altra che inizi per
consonante: "qual buon vento..."; se la parola che ha perduto la
vocale finale può stare anche davanti ad altra dello stesso
genere che inizi per consonante, allora si ha troncamento. E il
troncamento NON vuole l'apostrofo.
Stessa cosa avviene con "un": è troncamento, non elisione; infatti il
vocabolo intero "uno" può perdere l'ultima lettera davanti a parole
che inizino anche per consonante (un giorno, un amico, un tale, ecc).
Spero di esserti stata utile.
Ciao
Mariuccia
Il quesito mi ricorda che nel territorio di Bari č del tutto comune
l'inversione degli ausiliari, derivante dalla traduzione in italiano del
dialetto; una tipica frase barese suona: "Stamattina ho andato alla stazione
e sono preso il treno".
A questo proposito si racconta che un giorno, in una scuola elementare, il
maestro, vedendo un alunno con la testa fasciata, gli chiese: "Nicola, cosa
ti sei fatto?". Ed il bambino: "Ho caduto!"; il maestro correggendolo:
"*Sono* caduto!". E l'ineffabile Nicola: "Ho caduto o sono caduto, sempre
male mi ho fatto!".
Saluti a tutti.
Jok
In Sicilia:
"... sempre a terra sono finUto". Poesia sicula :-))
>
> Saluti a tutti.
a te
> Jok
Mariuccia
Un minimo di informazioni per spiegare il messagio: sono nata in provincia
di Varese, vivo in un altro posto e "ho andato" cosě come "mi ha imparato" o
"sono imparato" mi risultao estranei e non consoni al mio orecchio. Nata e
cresciuta in un posto sbagliato? Andata a vivere in luogo anche
peggiore?.....
emgipi
Jok <j...@jok.it> wrote in message 80eesd$53g$1...@fe1.cs.interbusiness.it...
Valeria Vicinanza ha scritto nel messaggio
<8099gn$bq2$1...@news.flashnet.it>...
>
>Non vi spaventate per il quesito di bassa linguistica, io ho sempre usato
la
>prima espressione ("Sono voluto andare"), che č anche quella che piů
>comunemente sento usare, piuttosto che la seconda ("Ho voluto andare").
>
>Ma un dubbio mi assale, un dubbio logico piů che linguistico (forse č
>proprio qui il problema):
>ma nell'abbinamento di un verbo modale con un verbo di movimento,
>l'ausiliare non dovrebbe essere associato al verbo modale invece che a
>quello di movimento?
Il quesito mi ricorda che nel territorio di Bari č del tutto comune
l'inversione degli ausiliari, derivante dalla traduzione in italiano del
dialetto; una tipica frase barese suona: "Stamattina ho andato alla stazione
e sono preso il treno".
A questo proposito si racconta che un giorno, in una scuola elementare, il
maestro, vedendo un alunno con la testa fasciata, gli chiese: "Nicola, cosa
ti sei fatto?". Ed il bambino: "Ho caduto!"; il maestro correggendolo:
"*Sono* caduto!". E l'ineffabile Nicola: "Ho caduto o sono caduto, sempre
male mi ho fatto!".
Saluti a tutti.
Jok
Dato che preferisci discuterne in quadro linguistico, alto o basso,
piuttosto che miseramente scolastico, ti stai gia' rispondendo a te stessa.
Non importa piu', cioe', quel che ne dice la maestra d'elementare, logica e
lingua non sono miscibili, e l'uso sembra dipendere principalmente della
regione d'origine del loquente. E' cioe' regionale l'uso della cosidetta
logica qui, a seconda dell'esatta sfumatura, dell'importanza che si vuol
dare a "volere" piuttosto che "andare". Nella mia parlata invece e'
invariabilmente "ho voluto andare".
> "Jok" <j...@jok.it> wrote:
>> [...]
>In Sicilia:
>"... sempre a terra sono finUto". Poesia sicula :-))
Come un buon aperitivo, la risposta di Mariuccia calma l'appetito ma stimola
la fame. :-)
Immagino che la poesia sicula rifletta l'impermeabilitą del bambino alla
grammatica, ma genera la curiositą di sapere se lo scambio *pugliese* degli
ausiliari sia comune anche in Sicilia o in altre regioni d'Italia; per la
mia (limitata) conoscenza dei dialetti, non ne trovo traccia altrove.
Mi *ho* sbagliato?
Saluti a tutti (in particolare a Mariuccia).
Jok
> >In Sicilia:
> >"... sempre a terra sono finUto". Poesia sicula :-))
Che erroraccio, il mio!
Veramente i siciliani dicono "... *HO* finuto".
> Come un buon aperitivo, la risposta di Mariuccia calma l'appetito ma stimola
> la fame. :-)
> Immagino che la poesia sicula
Anche qui mi sono espressa impropriamente: in realtà non ho mai letto
alcuna poesia con un verso simile; dicendo 'poesia' volevo solo
esprimere un paradosso: vena poetica, che induce a cercare la rima
anche per le sgrammaticature: "... caduto ... finuto".
> rifletta l'impermeabilità del bambino alla
> grammatica, ma genera la curiosità di sapere se lo scambio *pugliese* degli
> ausiliari sia comune anche in Sicilia o in altre regioni d'Italia; per la
> mia (limitata) conoscenza dei dialetti, non ne trovo traccia altrove.
Credo sia comune ai dialetti meridionali; piacerebbe anche a me
risalirne alle origini, continerò a indagare :-))
>
> Mi *ho* sbagliato?
Ti *hai* spiegato bene,
MA ... Non *sono* capito :-))
Questa la sento spesso dai pugliesi,
che in Venezuela vengono definiti tutti 'baresi' :-)).
>
> Saluti a tutti (in particolare a Mariuccia).
Graditissimi, in particolare da Mariuccia ^_^.
Ciao e buona giornata
Mariuccia
> la curiosità di sapere se lo scambio *pugliese* degli
>ausiliari sia comune anche in Sicilia o in altre regioni d'Italia; per la
>mia (limitata) conoscenza dei dialetti, non ne trovo traccia altrove.
Nei dialetti dei Castelli Romani viene adoperato l'ausiliare "essere"
anche per i verbi transitivi. Ad es., invece di dire "ho bevuto", "ho
comprato" si dice "so' beuto", "so' comprato". Queste osservazioni
sono state fatte anche da Massimo d'Azeglio che in gioventu` ha
vissuto a lungo in quei luoghi. Ti trascrivo la descrizione del pranzo
nella famiglia di Marino in cui era ospitato:
"La lepidezza di tavola era dar la tortura dell'acqua alla
disgraziata zi' Anna. "Bevi, zi' Anna!" e facendo le viste di metter
mano al boccale del vino, prendeva invece l'acqua, e gliene empieva
il bicchiere. La povera vecchia, che n'avrebbe tanto gradito uno di
vin pretto, ripeteva: "So' beto (ho bevuto), so' beto mo'
propio!..." (M. d'Azeglio, "I miei ricordi", vecchia BUR n. 951-955,
1956, p. 315).
Ciao
Ferdinando
* Sent from RemarQ http://www.remarq.com The Internet's Discussion Network *
The fastest and easiest way to search and participate in Usenet - Free!
> MA ... Non *sono* capito :-))
> Questa la sento spesso dai pugliesi,
> che in Venezuela vengono definiti tutti 'baresi' :-)).
Un tempo si diceva le Puglie.
In Capitanata il dialetto di molti comuni è influenzato da quello
napoletano: nel capoluogo, per esempio, la tua frase ha l'ausiliare avere -
agghje (napoletano: aggio).
Seb
Beh, scusa se mi sono perso qualcosa, ma chiamandoti Valeria non
diresti "sono volutA andare"? O questo e` un altro esempio del fatto
che anche una donna possa dire "mi ha visto" invece che "mi ha vista"?
>> >In Sicilia:
>> >"... sempre a terra sono finUto". Poesia sicula :-))
>
>Che erroraccio, il mio!
>Veramente i siciliani dicono "... *HO* finuto".
Che vergogna... fai *anche* errori in siciliano !!!...
:-)))))))))))))))))))))))))))
Comunque, riguardo al passato prossimo, c'è da dire che in dialetto
siciliano NON ESISTE, tranne che nella parlata "colta" moderna.
Pur nelle diverse varianti locali (finivi, finii, ecc.), il siciliano preferisce
utilizzare il passato remoto; il passato prossimo è una forzatura "colta".
Per non dire dei casi (azione che non ha ripercussioni nel presente)
in cui è più corretto utilizzare proprio il passato remoto *piuttosto*
che il passato prossimo.
Forse è anche per questa ragione che i figli di famiglie meno colte
hanno questa difficoltà nell'attribuire il giusto ausiliare nella formazione
del passato prossimo.
--
Er Roscio.
> Pur nelle diverse varianti locali (finivi, finii, ecc.), il siciliano
> preferisce utilizzare il passato remoto; il passato prossimo č una
> forzatura "colta".
Nel lombardo invece e' il passato remoto a essere una forzatura colta
--
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Myskin
Principe Myskin wrote:
> Giovanni Drogo de Il Deserto dei Tartari ?
>
> Myskin
Il Principe Myskin de "L'Idiota?"
Paolo