fig. 1
____________________________________________________________________________
________________
____________________________________________________________________________
________________
Qual è la forma dei due tratti orizzontali al centro della figura? Se provi
a rispondere sulla base di ciò che la tua "esperienza" ti dice, ti
accorgerai subito che la questione non è problematica: i due tratti in
questione sono descrivibili come linee parallele.
Ora osserva questa figura:
fig. 2
[purtroppo non riesco a riprodurre l'immagine, ma si tratta dell'illusione
ottica di Edwald Hering: due tratti di linea paralleli al centro di una
raggiera di linee convergenti: l'immagine crea un'illusione tale per cui le
linee sembrano incurvate]
Qual è la forma dei due tratti orizzontali al centro della figura? Anche
qui, se provi a rispondere sulla base di ciò che la tua "esperienza" ti
dice, dovrai convenire che si tratta di due segmenti di linea incurvati.
Se ora confronti le due risposte, dovrai concludere che, siccome "l'
esperienza" ti dice che i tratti orizzontali della fig. 1 appaiono diversi
dai tratti orizzontali della fig. 2, allora i tratti della fig. 1 sono
diversi dai tratti della fig. 2.
Se a questo punto prendi un righello e lo accosti dapprima ai segmenti della
fig. 1, poi a quelli della fig. 2, ti accorgerai che i segmenti della fig. 2
combaciano, punto per punto, con il bordo del righello; e che, a sua volta,
il bordo del righello combacia, punto per punto, con i segmenti della fig.
1.
Questo significa - per proprietà transitiva - che i segmenti della fig. 2
sono identici ai segmenti della fig. 1. Ma se sono identici non possono
essere diversi. Eppure "l'esperienza" ci dice che non sono identici. Come la
mettiamo allora?
Vorrei farti notare che questa contraddizione nasce proprio dal fatto di
assumere gentilianamente "l'esperienza" come «principio primo» e «fondamento
d'ogni esistenza».
Se invece si fosse detto che la realtà trascende l'esperienza e che le cose
possono essere diverse da come appaiono, la contraddizione si sarebbe
evitata. Che i tratti della fig. 2 siano, in realtà, segmenti di retta, non
è qualcosa di cui tu possa dire di avere alcuna esperienza. Anche dopo che l
'hai appurato per mezzo di una reductio ad absurdum, di fatto continui a
vedere dei tratti di curva.
Se pensi che un idealista possa uscire da questo problema senza ammettere l'
esistenza delle cose in sé, fammelo sapere. Per quanto mi riguarda, non
posso che augurarti buona fortuna!
> Se invece si fosse detto che la realtà trascende l'esperienza e che le
cose
> possono essere diverse da come appaiono, la contraddizione si sarebbe
> evitata.
Le cose possono certo essere diverse da come appaiono, ma in questa
diversità conserveranno il loro carattere fondamentale, l'essere cioè
contenuto in un modo o nell'altro dell'apparire, o se vuoi l'essere
esperite in senso lato. Una realtà che trascende l'esperienza non può per
definizione
essere esperita. Come si può avere esperienza di una realtà la cui essenza è
di essere oltre l'esperienza e l'apparenza?
Ma soprattutto, ancora prima di Gentile, aveva affermato Kant nella prima
Kritik: "I predicati dell'apparenza possono essere attribuiti all'oggetto
stesso in rapporto col nostro senso. Alla rosa, ad esempio può essere
attribuito il colore rosso oppure il profumo. L'illusione invece non può mai
essere attribuita come predicato all'oggetto, appunto per il fatto che essa
attribuisce all'oggetto p e r s è ciò che a questo spetta soltanto in
rapporto con i sensi, o in generale con il soggetto."
L'illusione è implicata nel realismo ingenuo e non nell'idealismo, nè
l'idealismo è illusionismo. Confondere idealismo e illusionismo o una
qualche sorta di onirismo, è possibile unicamente in ragione della mancata
distinzione fra realismo e oggettivismo. L'idealismo è oggettivo, laddove
intende affermare qualcosa su qualcosa in modo tale che essa valga per ogni
soggetto, ovunque e sempre; e non in modo tale che la soggettività venga
rimossa del tutto nel suo attingere alla realtà in sè. Se c'è un
illusionismo, è nel realismo ingenuo.
Praeterea. C'è una seconda confusione, quella che mescola idealismo e
solipsismo.
A tal proposito, Gentile: " Se il pensiero è nostro in quanto universale, se
gli altri o l'altro non sono se non in funzione di un'astrattezza, qual è il
pensiero nella sua astratta oggettività, il pensiero non esce dalla nostra
individualità: ma la nostra individualità, se è nostra perchè intima a noi,
o meglio perchè intima, presente a se stessa, è universale, anzi
l'universale concentrato e però fatto reale nell'Uno della coscienza. Il noi
soggetto del nostro pensiero non è Io che ha di contro a se stesso il non-Io
(altro) o altri Io (altri); e però non è l'Io empirico, quale apparisce
all'osservazione psicologica: uno tra i molti; ma l'Io assoluto, l'Uno come
Io. [...] Il vero idealismo non può essere dunque solipsista, perchè ha
superato la posizione del solipsismo (concetto del mondo chiuso dentro
l'ipse particolare)." (L'atto del pensare come atto puro).
Ancora, circa il solispismo, si confronti Fichte il realista (NON idealista,
perchè nega la cosa in sè soltanto in un rinvio infinito, ovvero mai,
avvertendo però tale negazione come una esigenza) e la necessità morale che
vi siano altri Io.
Oppure, in Hegel, la dialettica/lotta del reciproco riconoscimento fra le
coscienze/autocoscienze, la "figura" del "servo-padrone" etc. E soprattutto
l'ontologia del secolo scorso, in Heidegger e Sartre, dove il solispsismo è
trasceso in virtù di un radicale mutamento di prospettiva; per dirla con
Sartre, si abbandona il "primato della conoscenza" per focalizzare
l'attenzione sulla relazione d'essere fra "il per sè e l'in sè". Etc etc.
Un saluto.
Cosimo.
Scrivi: «Come si può avere esperienza di una realtà la cui essenza è di
essere oltre l'esperienza?»
Rispondo: infatti io non intendevo portarti al di là dell'esperienza, ma
mostrare come, partendo da un assunto solipsista (non esiste alcuna cosa in
sé al di là del pensiero), si pervenga a una contraddizione.
Scrivi: «Confondere idealismo e illusionismo o una qualche sorta di
onirismo, è possibile unicamente in ragione della mancata distinzione fra
realismo e oggettivismo».
Rispondo: infatti io non ho mai tirato in ballo né l'illusionismo né
l'onirismo. Io ho parlato del solipsismo, che è una forma di idealismo
(idealismo soggettivo). So benissimo che Gentile (e non solo lui)
distingueva tra l'Io empirico e l'Io assoluto (o atto del pensiero). Ma l'Io
assoluto è, per Gentile, un "soggetto" pensante. Forse non un "individuo"
pensante, ma pur sempre un soggetto.
> Assumiamo la tesi idealistica per cui non esiste alcuna "cosa in sé" al di
> là del pensiero
> (snip)
> Bene, ora per favore osserva questa figura e prova a fare l'idealista
> coerente:
>
> fig. 1
> ____________________________________________________________________________
>
> ____________________________________________________________________________
>
Sara' un limite mio, ma sinceramente non vedo alcuna confutazione del
"solipsismo", come lo chiami tu.
Tu assumi che guardare semplicemente la figura 2 sia un'esperienza,
mentre prendere un righello e confrontarlo ecc. ecc., NON sia un'esperienza!
Mi sfugge questo tuo passaggio.
IMHO entrambe sono esperienze, e tra le due esperienze la seconda e' piu'
significativa perche' piu' accurata. Quindi, in caso di contraddizione
o apparente contraddizione tra esperienze, e' ovvio che vale la piu'
accurata. E quindi la tua confutazione (sempre IMHO) non va a buon fine.
> (snip)
> Se pensi che un idealista possa uscire da questo problema senza ammettere
> l'esistenza delle cose in sé, fammelo sapere. Per quanto mi riguarda, non
> posso che augurarti buona fortuna!
Secondo me l'idealista e chiunque altro puo' uscire da questo problema
semplicemente perche' il problema (IMHO) non esiste.
D'altronde mi sembra che "l'esperienza inganna" lo dicevano gia' gli
illuministi, prendendo ad esempio il Sole che apparentemente ruota intorno
alla Terra, mentre invece in realta'... ecc. ecc.
A me sembra invece che l'esperienza non inganni affatto, esattamente
per la considerazione detta sopra. Ovviamente per superare possibili
contraddizioni come quelle riportate, occorre un'indagine accurata,
che inevitabilmente sara' sempre basata sull'esperienza (secondo me
sia i sensi che l'attivita' razionale devono essere considerati come
parti dell'esperienza, questo e' sottinteso).
Su che cos'altro, altrimenti?!
Saluti.
Fabrizio
--
Sei invitato a visitare il sito:
IPOTESI sulla REALTA'
Un'ipotesi affascinante sull'universo, sulla vita e sulla mente dell'uomo
http://www.ipotesi.net
Grazie per l'attenzione
Dario
> Assumiamo la tesi idealistica per cui non esiste alcuna "cosa in sé" al di
> là del pensiero. -cut-
Sapresti indicarmi il portavoce di un siffatto idealismo?
Saluti,
Marco.
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
Ogni idealista che si rispetti, ma la mia critica vale solo per il
solipsista. Per esempio Giovanni Gentile.
> > > Assumiamo la tesi idealistica per cui non esiste alcuna "cosa in sé" al
> di
> > > là del pensiero. -cut-
>
> Ogni idealista che si rispetti, ma la mia critica vale solo per il
> solipsista. Per esempio Giovanni Gentile.
Dunque, secondo te Giovanni Gentile afferma che "non esiste alcuna cosa in se'
al di la' del pensiero. Mi interessa molto. Dove lo scrive?
Grazie, Marco.
> Dunque, secondo te Giovanni Gentile afferma che "non esiste alcuna
cosa in se'
> al di la' del pensiero. Mi interessa molto. Dove lo scrive?
> Grazie, Marco.
Ma l'idealismo, nella sua forma più autentica, non pone proprio una
validità *in sé* del reale, che solo in tal senso è "ideale"? Non è mica
ideale perchè lo "ideo" io, ma l'ideale -che è vera realtà- preesiste a
me e anche io mi radico in esso e vi trovo il mio senso e le mie "idee".
Cordialités
Sinuhe
>
> Ma l'idealismo, nella sua forma più autentica, non pone proprio una
> validità *in sé* del reale, che solo in tal senso è "ideale"? Non è mica
> ideale perchè lo "ideo" io, ma l'ideale -che è vera realtà- preesiste a
> me e anche io mi radico in esso e vi trovo il mio senso e le mie "idee".
>
>
> Cordialités
>
> Sinuhe
Certo amico mio,
riguardo al tuo "ma" devo dire che stavo solo cercando di seguire il
ragionamento che mi veniva incontro. In realta' dubito fortemente, Gentile
compreso, che l'idealismo sia quella cosa che considera il pensiero come
l'unica cosa in se'. MA sai, tante volte...
Saluti di stima (c'e' qui stima che ti saluta)
> Certo amico mio,
> riguardo al tuo "ma" devo dire che stavo solo cercando di seguire il
> ragionamento che mi veniva incontro. In realta' dubito fortemente,
Gentile
> compreso, che l'idealismo sia quella cosa che considera il pensiero
come
> l'unica cosa in se'. MA sai, tante volte...
J'avais compris. In effetti il mio MA non era avversativo, con tutte le
avversità che ho ho finito con lo sviluppare... l'avversione per
l'avversità e l'avversatività :-)
Mi unisco ai tuoi dubbi e lancio un'ipotesi (retorica, in verità): non è
che è invalso ormai l'uso di spacciare i propri fraintendimenti di
questo o quel pensiero, o quel *che ci piacerebbe* fosse il suo
contenuto, di volta in volta per "ciò che ha detto" Kant, Gentile, etc.?
> Saluti di stima (c'e' qui stima che ti saluta)
> Marco.
Ricambio con saluti cordi e ali (sebbene a chi ha le ali non servano
corde)
Sinuhe
Quanto a Gentile, nel "Sistema di logica come teoria del conoscere", a
pagina 242-243, leggiamo: «Non v'è né oggetto di pensiero, né oggetto di
prassi che sia fuori dall'Io».
A pagina 142: «L'Io, questo essere realissimo, esso stesso, è [cioè esiste]
ponendo sé, l'altro [da sé] e il loro nesso».
A pagina 71: «Ormai è chiaro che: 1° una verità trascendente il soggetto non
è verità o realtà conoscibile; 2° né è verità una verità immanente al
soggetto, ma trascendente l'atto del soggetto conoscente; 3° né è verità una
verità immanante a soggetto stesso come conoscere, ma trascendente
l'attualità di questo conoscere in una concezione naturalistica del
pensiero».
A pag. 360: «Il pensiero che pensa chiude in sé un orizzonte infinito [!], e
vi spazia sicuro con fede che non falla nella propria verità non adombrata
da sospetto di sorta. E' un punto solo, un punto senza spazio, da cui
s'irradia tutto ciò che senso [!] o intelletto, esperienza [!] sistematica e
storica, o esperienza frammentaria ed astratta (cognizione o immaginazione)
possa proiettare innanzi a sé per rappresentarsi l'infinito mondo delle cose
che sono o possono immaginarsi. Non mondo, esso stesso [il pensiero], ma
creazione del mondo [!]. [...] La realtà stessa [!], ma non raffigurata in
quel suo astratto aspetto in cui pare già foggiata con una certa natura
[...]; ma la realtà attuale, liquida, per dir così, e calda nel processo
vivo della sua autoformazione. Non spettacolo, che sia in qualunque modo
rappresentabile esso stesso innanzi al pensiero, che ne ha coscienza (in
quanto autocoscienza) ma dramma in cui il pensiero non è il protagonista, ma
il monagonista [!!!]».
[Premessa: io sono attestato su posizioni di realismo classico].
L'idealismo pone la realtà come rappresentazione, ma non è per questo
sempre e solo solipsismo nel senso comune e deleterio del termine.
Innanzitutto perchè quell'io può non identificarsi tout court - o per
niente - nel soggetto empirico (in questo senso sarà bene osservare come
le tesi di Berkeley, ad es., trovino singolari concordanze con le
dottrine della scuola Yogacara orientale). Inoltre non bisogna
dimenticare che l'idealismo - come molte filosofie - nasce dal tentativo
di risolvere determinati problemi; rifiutandone le soluzioni - cioè in
sintesi rifiutando di porre in termini di rappresentazione il rapporto
tra la coscienza e le cose - si devono risolvere tali problemi in altro
modo. E nessun modo è esente da aporie e problemi più o meno gravi.
Ovvero, come ho sostenuto altrove, è questione di impostazione iniziale
dei problemi, ma c'è sempre un prezzo da pagare.
A questo proposito ci sarebbe ancora qualcosa da dire in merito ad un
sano relativismo, ma il tempo è tiranno.
Salutations
Sinuhe
Non ho mai sostenuto che l'idealismo fosse sempre e solo solipsismo, e non
ho mai caratterizzato negativamente il solipsismo, che è una scuola di
pensiero di tutto rispetto.
> Innanzitutto perchè quell'io può non identificarsi tout court - o per
> niente - nel soggetto empirico.
Non ho mai detto che il solipsista identifica l'io con il soggetto empirico.
> Inoltre non bisogna
> dimenticare che l'idealismo - come molte filosofie - nasce dal tentativo
> di risolvere determinati problemi; rifiutandone le soluzioni - cioè in
> sintesi rifiutando di porre in termini di rappresentazione il rapporto
> tra la coscienza e le cose - si devono risolvere tali problemi in altro
> modo. E nessun modo è esente da aporie e problemi più o meno gravi.
Anche la democrazia nasce dal tentativo di risolvere determinati problemi.
Ma il fatto che io non sappia trovare un modello sociale migliore non
significa che non possa denunciarne i limiti.
> Anche la democrazia nasce dal tentativo di risolvere determinati
problemi.
> Ma il fatto che io non sappia trovare un modello sociale migliore non
> significa che non possa denunciarne i limiti.
Il fatto è che io non concepisco la filosofia come fine a se stessa, ma
esattamente come per la democrazia, finalizzata al miglioramento, al
tendere ad un bene maggiore. Dunque il momento costruttivo resta per me
essenziale, limitare tutto alla pars destruens e alle critiche, proprio
perchè scorge solo i limiti è un atteggiamento che ha i suoi grossi
limiti. Ma la filosofia moderna ne è impregnata, questo è certo...
Salutations
Sinuhe
>
> J'avais compris. In effetti il mio MA non era avversativo, con tutte le
> avversità che ho ho finito con lo sviluppare... l'avversione per
> l'avversità e l'avversatività :-)
Eh si'.
> Mi unisco ai tuoi dubbi e lancio un'ipotesi (retorica, in verità): non è
> che è invalso ormai l'uso di spacciare i propri fraintendimenti di
> questo o quel pensiero, o quel *che ci piacerebbe* fosse il suo
> contenuto, di volta in volta per "ciò che ha detto" Kant, Gentile, etc.?
>
Sicuro. Ci sono due modi per leggere un libro: o sancire quello che gia' si sa
-ed e' per questo che a scuola e all'universita' ci si annoia- o scoprire
quello che ancora non si sapeva. Laddove impera la prima disposizione d'animo,
si finisce con l'attribuire all'autore quello che gia' si sapeva, fino a
svuotare l'autore stesso del suo significato. Ma l'alternativa, cioe' non
sapere cosa aspettarsi da un libro, porta a un bivio: da una parte c'e' la
scienza, dall'altra la filosofia. E quanto facilmente prendiamo l'una per
l'altra!
"Disse del magnanimo quell'ombra" significa che Virgilio e' l'ombra -in quanto
autore- del suo personaggio, giacche' "magnanimus", nell'Eneide e' Enea.
>
> Ricambio con saluti cordi e ali (sebbene a chi ha le ali non servano
> corde)
>
> Sinuhe
Oppure parliamo di cuori alati, il che puo' essere.
A presto
Rispetto la tua opinione, ma continui ad attribuirmi cose che non ho mai
detto. Non ho mai detto di concepire la filosofia come un'attività fine a se
stessa, e non ho mai pensato di limitare tutto alla pars destruens.
Sottoscrivo. A condizione che si legga il libro, perň.
> Ma l'alternativa, cioe' non
> sapere cosa aspettarsi da un libro, porta a un bivio: da una parte c'e' la
> scienza, dall'altra la filosofia. E quanto facilmente prendiamo l'una per
> l'altra!
Questo passaggio non mi č affatto chiaro.
> Rispetto la tua opinione, ma continui ad attribuirmi cose che non ho
mai
> detto. Non ho mai detto di concepire la filosofia come un'attività
fine a se
> stessa, e non ho mai pensato di limitare tutto alla pars destruens.
In tal caso leggerò con interesse il modo in cui secondo te va posta la
questione, e con quale vantaggio rispetto al solipsismo, che resta
allora sullo sfondo come caput mortuum.
Salutations
Sinuhe
> Sicuro. Ci sono due modi per leggere un libro: o sancire quello che
gia' si sa
> -ed e' per questo che a scuola e all'universita' ci si annoia- o
scoprire
> quello che ancora non si sapeva. Laddove impera la prima disposizione
d'animo,
> si finisce con l'attribuire all'autore quello che gia' si sapeva, fino
a
> svuotare l'autore stesso del suo significato. Ma l'alternativa, cioe'
non
> sapere cosa aspettarsi da un libro, porta a un bivio: da una parte
c'e' la
> scienza, dall'altra la filosofia. E quanto facilmente prendiamo l'una
per
> l'altra!
Prendono... :-) io alla scienza sono proprio refrattario. Sono caduto
nell'arte da piccolo...
> "Disse del magnanimo quell'ombra" significa che Virgilio e'
l'ombra -in quanto
> autore- del suo personaggio, giacche' "magnanimus", nell'Eneide e'
Enea.
Bello...l'anima č tanto grande da fare ombra, come la palma del Cantico
dei Cantici. Ieri leggendo la Bibbia mi sono imbattuto in Isaia 38:10 ed
ho pensato a te.
> Oppure parliamo di cuori alati, il che puo' essere.
> A presto
> Marco.
Puň essere ed č bene che sia.
Saluti umbratili
Sinuhe
Caro Sinuhe,
le mie idee al riguardo sono piuttosto antiquate. Penso che esista la
materia. Penso che la materia sia indipendente dal pensiero. Penso che il
pensiero sia un riflesso della materia. Non attribuisco al pensiero
attributi divini. Non credo nell'immortalità dell'anima. Penso che l'uomo
sia il risultato dell'evoluzione e non il risultato di un progetto di Dio.
Non credo in Dio, né agli angeli, né alla predestinazione. Credo che, quando
morirò, morirò sul serio, e non per gioco.
Insomma, sono un materialista vecchio stampo che non ha alcuna pretesa di
originalità.
> Caro Sinuhe,
> le mie idee al riguardo sono piuttosto antiquate. Penso che esista la
> materia. Penso che la materia sia indipendente dal pensiero. Penso che
il
> pensiero sia un riflesso della materia. Non attribuisco al pensiero
> attributi divini. Non credo nell'immortalità dell'anima. Penso che
l'uomo
> sia il risultato dell'evoluzione e non il risultato di un progetto di
Dio.
> Non credo in Dio, né agli angeli, né alla predestinazione. Credo che,
quando
> morirò, morirò sul serio, e non per gioco.
> Insomma, sono un materialista vecchio stampo che non ha alcuna pretesa
di
> originalità.
Mi dispiace un po' ma non fa niente, mi stai simpatico egualmente. Io
sono realista nel senso che non sono nominalista e avverso decisamente
questa tendenza, ho molta molta ammirazione per Platone, per le
filosofie sapienziali, le religioni, l'esoterismo, per l'arte. Quanto
alla morte, è una vecchia conoscenza che spero di rivedere il più tardi
possibile.
Ma queste sono connotazioni, impronte che ognuno di noi trova impresse
in sé e con le quali si trova a dover vivere. Non dicono nulla delle
qualità reali delle persone: bastasse dirsi spiritualisti per essere
spiritualmente elevati!!
Perciò il tuo materialismo di fatto può esser migliore di tante
chiacchiere alle quali non corrisponde granchè.
Un cordiale saluto
Sinuhe
> [...]fig. 1[...]
> [...]fig. 2[...]
Non leggo tutta la discussione e quindi
spero di non ripetere qualcosa...
Non ho proprio voglia di scrivere né di entrare
pure in questa faccenda, ma volevo solo
ricordare che, pure in assenza di illusioni
ottiche, non si può dire se i segmenti osservati
siano realmente rettilinei oppure curvilinei.
Esempio semplice : riuscendo a farli allungare
spontaneamente su distanze enormi, si
potrebbe scoprire che in realtà vanno a
formare delle circonferenze giganti.
Esempio meno semplice : potrebbero invece
curvare un po` di qua un po` di là, in modo
irregolare, ma in misure così piccole e per
distanze così brevi da non essere osservabili
-
E poi... esiste davvero, in natura, una autentica
e pura rappresentazione della linea, che è
un qualcosa di ideale del nostro pensiero?
-
Mah... ho pure sonno sempre di più
Ciao
Stefano
stefanobs11112k
chiocciolina
freedomland.it
stefano10386
chiocciolina
supereva.it
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
>Fig.2
La figura vista senza righello e quella vista
con il righello sono due figure differenti. Semplice. :-)
Scusa se mi intrometto, ma penso di essermi identificato, almeno
in passato, in un simile materialismo. Anzi, ancora ora, quando
ascolto quella vocina interna che decide per te, codesto e' il
modello che mi appare il piu' credibile.
Ma, a livello razionale invece, non riesco piu' ad accettarlo se
non per il valore di un modello mentale, di una teoria, e l'assolutezza
della convinzione, del credo, si sgretola nell'esame di altri modelli
mentali possibili, anche del solipsismo di cui stiamo parlando, per
ipotesi estrema.
Cosi' mi viene in mente un parallelo scientifico, la fisica newtoniana.
Questa descrive con relativa semplicita' e rigore i fenomeni della
fisica cosi' come si presentavano al tempo di Galileo. La fisica
newtoniana *funziono'* e funziona ancora, se ci fermiano ad
analizzare un certo insieme di fenomeni, ma non ci soddisfa piu'
se vogliamo abbracciare tutti quelli che si presentano a noi oggi.
Ecco, ho idea che il materialismo che tu hai enunciato *funzioni*
ancora in misura analoga, vada bene ancora per chi del materialismo
ha dei convincimenti profondi, ma cominci a mostrare il fiato corto
quando con quel materialismo vogliamo darci una ragione di
ogni cosa.
Allora ben venga il dubbio, ben venga la demolizione di qualcuno
dei paletti che avevamo piantato a riferimento del nostro modello,
ben venga un poeta, un artista, una musica a concimare il nostro
arido orticello.
Ma soprattutto, e qui torno razionale e positivo, mi auspico che
giunga a noi una qualche nuova filosofia *einsteniana*, che
questo materialismo comprenda, ma che riesca ad innalzarsi
quanto basta per comprendere tutti gli altri aspetti della vita.
.oOo.
L'altro giorno un amico mi ha chiesto se credevo nell'esistenza
dell'anima. Qualche tempo fa gli avrei risposto con un secco no.
Questa volta ho risposto: "Quale anima?"
Ciao!!! ((^__^))
Livio
Ps: anch'io sono un grande ammiratore di Platone.
Capisco cosa intendi dire, ma dovresti essere un po' più specifico. Quali
sono le cose di cui non si può dar ragione partendo da un assunto
materialistico?
> Allora ben venga il dubbio, ben venga la demolizione di qualcuno
> dei paletti che avevamo piantato a riferimento del nostro modello,
> ben venga un poeta, un artista, una musica a concimare il nostro
> arido orticello.
Apprezzo l'arte, ma non credo che la si possa utilizzare per smontare dei
sistemi filosofici.
Ciao
Cioč, vuoi dire che la figura si trasforma a seconda che io avvicini o
allontani il righello?
Hai perfettamente ragione, ma anche così la mia confutazione sta in piedi. A
me non interessa che si stabilisca la reale natura rettilinea o curvilinea
delle figure 1 e 2. Mi basta che si riconosca che la figura 1 "differisce"
dalla figura 2. E non c'è uno, ma almeno due modi in cui le due figure
possono differire:
1) la fig. 1 è una coppia di rette parallele e la figura 2 è una coppia di
curve;
2) la fig. 1 è una coppia di curve e la figura 2 pure, ma le due coppie di
curve differiscono.
Ciao
Buttata lì: perchè il fatto che sia io a generare la realtà come mia
rappresentazione dovrebbe rendere tale rappresentazione esente da
regole?
Se io in quanto artista creo un'immagine, la creo comunque secondo delle
regole, alle quali poi sia io che l'immagine sottostiamo. Quando io
dipingo un oggetto variamente illuminato su uno sfondo mediamente scuro,
le parti chiare sembrano marcate, nello sfondo retrostante, da un
contorno più scuro; le parti scure sembrano contornate da un margine più
chiaro.
Nella pratica della pittura si utilizza spesso tale sistema per
rinforzare i contrasti. Ma in tal caso i contrasti non li leggo nella
realtà, ma li pongo io, anche se obbedendo a regole ben precise.
In altre parole, e per venire al tuo esempio, chi ci dice che il fatto
di percepire i segmenti come curvi non sia dovuto ad una legge interna
della rappresentazione, che stabilisce che in presenza di una raggiera i
segmenti appaiano diversamente?
In effetti, secondo l'idealismo, "o la realtà in sé non ha alcun
rapporto con la rappresentazione - non è rappresentata (e allora non ne
abbiamo alcuna conoscenza, e non perdiamo niente ignorandola); oppure
tale realtà in sé è in rapporto con le rappresentazioni - allora tale
rapporto vi è assegnato e, con esso, il suo termine, ovvero questa
pretesa realtà in sé, che è dunque la rappresentazione di un
rappresentante. Questo ragionamento è inattaccabile". (Largeault Jean -
voce "Idéalisme")
Salutations
Sinuhe
Nessuna! Se vuoi puoi anche spiegarti l'amore materno o la
poesia del Leopardi o la musica rock in chiave materialistica!
Pero' anche il solipsismo, anche una religione, anche un taoismo
lo possono fare nella loro chiave. E allora perche' il materialismo
si' e gli altri pensieri no? Perche' e' piu' semplice? Perche' ci fidiamo
dei nostri sensi, che eppure ci ingannano quando vediamo il sole
girarci attorno? O perche' geneticamente siamo programmati
per rispondere in un modo piuttosto che in un altro?
Il materialismo e' la soluzione finale o un forte limite per non
vedere al di la' dei proprii sensi?
Ultimamente mi vengono meglio le domande che le risposte. ((^__^))
Ciao!!!
Livio
> Ultimamente mi vengono meglio le domande che le risposte. ((^__^))
>
> Ciao!!!
> Livio
Questo post mi è proprio piaciuto. Bravo, se mi posso permettere.
Cordialmente
Sinuhe
> Scusa se mi intrometto, ma penso di essermi identificato, almeno
> in passato, in un simile materialismo. Anzi, ancora ora, quando
> ascolto quella vocina interna che decide per te, codesto e' il
> modello che mi appare il piu' credibile.
Io e' da tanto tempo che non sento piu vocine. Cattolico quando ero
ragazzino, ora sono incredulo.
Mi e' comodo pensare come Dario Berti. E la penso proprio come lui, nessuna
parte di me si ribella a questo.
Tu chiedi "Quale anima?"; io chederei "Cosa intendi per anima?". Cosi
facendo ho gia infranto il muro del solipsismo.
Non t'illudere troppo. Erano ciniche domande intellettuali. In fondo
in fondo penso che esista la materia. Penso che la materia sia
indipendente dal pensiero. Penso che il pensiero sia un riflesso
della materia. Non attribuisco al pensiero attributi divini...
Ho usato il copia/incolla da Dario... ((^__^))
Ciao!!!
Livio
> Tu chiedi "Quale anima?"; io chederei "Cosa intendi per anima?".
> Cosi facendo ho gia infranto il muro del solipsismo.
Che male c'e' ad interrogare i proprii sogni sulla natura dell'anima?
Ciao!!! ((^__^))
Livio
> Non t'illudere troppo. Erano ciniche domande intellettuali. In fondo
> in fondo penso che esista la materia. Penso che la materia sia
> indipendente dal pensiero. Penso che il pensiero sia un riflesso
> della materia. Non attribuisco al pensiero attributi divini...
Sì sì, lo so... sono idealista, mica ingenuo :-)
Diciamo allora che mi è piaciuto in maniera cinica e intellettuale.
> Ho usato il copia/incolla da Dario... ((^__^))
He he... alla fine del gioco, ognuno a casa sua... ;-)
> Ciao!!!
> Livio
Ciao, saluti ad Antistene
Sinuhe
> Un mistico non si chiede cosa e' l'anima, altrimenti passa tutta la
vita a
> chiedersi cosa e' l'anima, e finisce per precipitare dai cieli
superiori
> nella materia corrotta.
Bravo. Il vero sapere è di chi fa, non di chi si chiede solo senza far
niente.
Sinuhe
Sono più daccordo con Livio su questo punto. Sia il materialista che il
solipsista sanno, la differenza è nell'impostazione iniziale. Ma per
tutti è lecito dubitare (anche per il mistico). Un'altra differenza
importante è nei limiti intrinseci di un dato sapere, che è la
differenza che sottolineavo io, e la distinzione tra sapere "teoretico"
e capacità e dunque sapere operativo.
Salutations
Sinuhe
Dario
Si! Per dire che la figura sia la stessa devi separare, da ciň che ora
vedi, la figura. Ma concretamente č impossibile separare dalla figura con
il righello, il righello. Facendolo modifichi ciň che vedi!
Lo puoi fare
solo a livello astratto ed in modo arbitrario.
Il problema è che per il solipsista non ha senso parlare di
rappresentazioni. Non esiste la mela e la rappresentazione mentale della
mela. Ciò che un materialista chiama "rappresentazione mentale della mela",
l'idealista chiama "mela in carne ed ossa".
> Il problema è che per il solipsista non ha senso parlare di
> rappresentazioni. Non esiste la mela e la rappresentazione mentale
della
> mela. Ciò che un materialista chiama "rappresentazione mentale della
mela",
> l'idealista chiama "mela in carne ed ossa".
Mbeh? Allora è legge mia, non è legge della rappresentazione, se le due
cose si identificano. Ovviamente la cosa non soddisferà il materialista,
ma funziona egualmente, mi spiace... :-)
Salutations
Sinuhe
Il problema č che, di fatto, tu non assisti ad alcuna trasformazione, cioč,
non vedi la figura trasformarsi. Piuttosto "assumi" (come ipotesi ad hoc)
che la figura si sia trasformata, per evitare la contraddizione.
Bisogna vedere se il solipsista, pur di non abbandonare la nave, è disposto
a negare il principio di non contraddizione. In questo caso, infatti, una
legge del pensiero per cui uno stesso oggetto, a un tempo, è e non è
rettilineo, è una legge contradditoria.
>> [...]se i segmenti osservati siano
>> realmente rettilinei oppure curvilinei.
> Hai perfettamente ragione, ma anche così[...]
> A me non interessa che si stabilisca la reale
> natura rettilinea o curvilinea delle figure 1 e 2.
E quella del righello?
> Mi basta che si riconosca che la
> figura 1 "differisce" dalla figura 2[...]
A parte il fatto che per me differirebbe comunque
pure la stessa figura osservata in momenti diversi,
non riesco a capire a quae risultato vorresti arrivare.
L`effetto dell`illusione ottica nessuno dovrebbe
avere difficoltà ad accettarlo, ma non vedo appunto
quale sconcertante risultato dovrebbe comportare.
D`altronde, pure un rilievo oggettivo di tipo scientifico
(righello..:-) consente di dimostrare la rettilineità dei
segmenti solo entro determinati limiti, entro un certo
dominio. Al di fuori di tale dominio, pure la rilevazione
oggettiva della realtà cambierebbe (Einstein avrebbe
detto che sarebbe cambiato il sistema di riferimento)
> Ciao
> Bisogna vedere se il solipsista, pur di non abbandonare la nave, è
disposto
> a negare il principio di non contraddizione. In questo caso, infatti,
una
> legge del pensiero per cui uno stesso oggetto, a un tempo, è e non è
> rettilineo, è una legge contradditoria.
Il problema è in quello "stesso". Si tratta di una suppositio alla
stoica, cioè di un'identità ipotizzata. In realtà i due contesti essendo
diversi non si tratta, a rigore, della "stessa" cosa (cfr. John Stuart
Mill, Sistema di Logica). Il pdnc è salvo... :-)
Salutations
Sinuhe
E allora come fai a sapere che si tratta della "stessa figura"?
> D`altronde, pure un rilievo oggettivo di tipo scientifico
> (righello..:-) consente di dimostrare la rettilineità dei
> segmenti solo entro determinati limiti, entro un certo
> dominio. Al di fuori di tale dominio, pure la rilevazione
> oggettiva della realtà cambierebbe (Einstein avrebbe
> detto che sarebbe cambiato il sistema di riferimento)
Il problema è che, anche così, all'interno di un determinato sistema di
riferimento ti ritrovi ad affermare che uno stesso oggetto, ad un tempo, è e
non è rettilineo.
Sono i nostri sensi ad ingannarci?
Una lucertola che si riscalda al sole e lo vede girare si sente ingannata?
E' il desiderio di dare risposte che ci porta all'errore.
Al materialismo non ci si arriva per ragionamento ma per simpatia.
Vuoi dire che, per esempio, il campanile di San Marco in una giornata di
sole è diverso dal campanile di San Marco in una giornata di pioggia? E'
questo che vuoi dire?
>> Per me differirebbe comunque pure la
>> stessa figura osservata in momenti diversi [...]
> E allora come fai a sapere che
> si tratta della "stessa figura"?
è un problema che non mi pongo. Sarebbe un
po` come se mi preoccupassi di chiedermi
se pure io sono lo stesso di un attimo prima
..e a me l`idea del ricambio non dispiace,
trovo che sia giusto e naturale così
>> [...]Al di fuori di tale dominio, pure la rilevazione
>> oggettiva della realtà cambierebbe (Einstein avrebbe
>> detto che sarebbe cambiato il sistema di riferimento)
> Il problema è che, anche così, all'interno
> di un determinato sistema di riferimento
> ti ritrovi ad affermare che uno stesso
> oggetto, ad un tempo, è e non è rettilineo.
Infatti. La verità è che non c`è un punto d`arrivo
definitivo, e d`altronde neppure la scienza e
la tecnica pretendono strumenti perfetti. E`
sufficiente quello che è sufficiente per poter
fare una data cosa, che senso ha volere
degli assoluti per un principio che poi alla
fine si rivela solo artificio, una forzatura,
una ennesima convenzione della mente?
Ma forse sto uscendo da quelle che erano
le tue intenzioni originarie, evidentemente
non era a uno come me che ti rivolgevi
Mah... (non ho le idee molto chiare,
sto andando un po` per tentativi)
> Vuoi dire che, per esempio, il campanile di San Marco in una giornata
di
> sole è diverso dal campanile di San Marco in una giornata di pioggia?
E'
> questo che vuoi dire?
Eraclito forse avrebbe detto di sì. Io dico che l'identità degli oggetti
esterni è sempre supposta (a partire dalle diverse proprietà che ne
predichiamo). Sull'uso di tale identità supposta non mi pronuncio... :-)
Scherzi a parte, nel tuo caso si tratta di due disegni diversi. Il
tutto, dicono, è più della somma delle parti, o delle parti considerate
astrattamente come avulse dal tutto. Non si possono a rigore considerare
quei segmenti come *a tutti gli effetti* gli stessi. Infatti contesti
diversi producono effetti diversi. In effetti tu vuoi provare una
identità sulla base di una differenza, ed è questo che non funziona.
Presenta sempre lo stesso disegno e ti faccio vedere che farà sempre lo
stesso effetto... :-)
Salutations
Sinuhe
> Sono i nostri sensi ad ingannarci?
> Una lucertola che si riscalda al sole e lo vede girare si sente
ingannata?
> E' il desiderio di dare risposte che ci porta all'errore.
> Al materialismo non ci si arriva per ragionamento ma per simpatia.
Per simpatia con la pigrizia delle lucertole :-)
Sinuhe
Mi introduco solo di sfuggita per suggerire una cosa: i qualia...
> Apprezzo l'arte, ma non credo che la si possa utilizzare per smontare dei
> sistemi filosofici.
Qui completo la mia azione di disturbo facendo rilevare come anche l'arte
nasca da intuizioni... Se queste sono valide probabilmente "precipiteranno"
in filosofia e poi in scienza... Mai porre dei limiti.
Ciao,
Stefano
--
In questo post c'e' sicuramente un errore.
Ma anche chi fa senza sapere finisce per sprecare...
Come al solito il meglio sta nel mezzo.
Ciao,
Stefano
P.S.: vi prego di notare come ho usato la parola "meglio", piuttosto che la
parola "bene".
> P.S.: vi prego di notare come ho usato la parola "meglio", piuttosto
che la
> parola "bene".
> --
> In questo post c'e' sicuramente un errore.
Ho notato, ho notato...
Salutations
Sinuhe
> Si, hai centrato: vedi altri esseri, tutto sommato non dissimili da
noi,
> loro cosa sono?
> materialisti? Per loro il sole e' il sole, non si preoccupano di farlo
> oggetto di una disputa galileiana.
> Non mi fraintendere, non auspico di arretrare intellettivamente al
rango di
> rettili, ma invidio la coerenza del loro sistema di vita.
"Natura", oltre ad indicare il complesso degli esseri e dei fenomeni
retti da determinate leggi, indica anche ciò che è più proprio a ciascun
essere, e che lo caratterizza in profondità. Così ad ognuno di seguire
la propria natura, alle lucertole la loro, a noi di porci quesiti sul
sole e sul resto.
La coerenza della lucertola le è già data, noi ce la dobbiamo trovare da
soli.
Il che non toglie che si possa apprezzare lo spaparanzarsi al sole di
tanto in tanto, quando ciò è possibile... (col sole che c'è qui, molto
raramente).
Salutations
Sinuhe
> Cosě ad ognuno di seguire la propria natura,
> alle lucertole la loro, a noi di porci...
> Sinuhe
Della serie: datemi una frase di un uomo e lo faro'
impiccare! ((^__^))
Ciao!!!
Livio Troll
Il guaio č che spesso č pure vero!! ^______^
Sinuhe le pendu