Spero che questa segnalazione non infastidisca i non interessati, con
i quali mi scuso.
Bye bye,
Analog Kid
Primo errore: il nome giusto e' Giovanni SemeraNo (in questa svista,
forse, la pubblicita' martellante ha delle responsabilita'... hehe).
>Su La Repubblica di oggi e anche al link:
>http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20010614/cultura/42unarana.html
Secondo errore: l'articolo alla pagina del link sopra e' stato
troncato, manca la parte piu' filosofica e interessante dello scritto.
Ecco il pezzo mancante:
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Nonostante cio' dovetti sudare sette camicie per far pubblicare
l'ultimo libro di Giovanni Semerano, quasi la sua tesi dovesse per
sempre tacere per non sconvolgere consolidati apparati culturali.
E in effetti i1 libro di Giovanni Semerano,* L'infinito: un equivoco
millenario* dimostra che la parola di Anassimandro: *apeiron* che e'
poi la prima parola della filosofia greca, e che come tutti sanno e'
nata in Asia Minore, non vuol dire *infinito* o *indeterminato* come
vogliono Platone e Aristotele e, dopo di loro l'intera storia della
filosofia, ma semplicemente *terra*, *polvere*, *fango*, dall'accadico
*eperu*, vicino al semitico *apar*, da cui l'ebraico *aphar*. Ma che
succede se questa parola, a cui Heidegger in Germania e Severino in
Italia hanno dedicato splendide pagine, ha un significato cosi'
modesto come modesto e' l'acqua di Talete e l'aria di Anassimene
pensate rispettivamente come principio di tutte le cose? E che
significa che gli enti, come dice Anassimandro *pagano gli uni agli
altri la giusta pena della loro iniquita' secondo l'ordine del tempo*
se non che tutti originano dalla terra e secondo l'ordine del tempo
nella terra ritornano? Non c'e' qui piu' affinita'con il motivo della
cultura semita, dove il Creatore plasma il primo uomo con l'*apar* con
la polvere della terra e, dopo la maledizione divina, lo condanna a
dissolversi nell'*apar*, nella polvere, di quanta non ce ne sia con la
traduzione filosofica che rende *apeiron* con *infinito*,
*indeterminato* e con tutte le implicazione filosofiche che ne
seguono?
Analogo fraintendimento pesa sulla parola *anima* nella sua versione
inglese *soul* e tedesca *Seele* che la tradizione indoeuropea accosta
alla base *sea*, *See* di cui dichiara di ignorare l'origine. In
effetti *soul* richiama il mondo degli inferi che in ebraico e'
*seol*, e *Seele* (anima) scopre l'interferenza della base di accadico
*sillu* (ombra). Lo stesso dicasi del tedesco *Leib* (corpo) e
dell'inglese *life* (vita) che non derivano come vorrebbe la
tradizione indoeuropea dal greco *lipos* (grasso), ma dall'accadico
*libbu* (corpo) con riferimento agli organi interni, sedi delle
emozioni, tra cui *lub* (cuore) che spiega anche perche' in tedesco
*amore* si dice *Liebe*, perche' lodare si dice *loben*, e perche' in
latino cio' che piace si dice *libet*. Che dire poi del percorso
tracciato da Heidegger a proposito della parola *verita'* che nel
pensiero aurorale significherebbe *non-nascondimento* (aletheia) e in
quello occidentale *custodia* (veritas), donde *bevahren* (custodire),
*verwabren* (preservare), *gewahren* (salvaguardare)? Questo percorso
di pensiero, secondo cui la verita' non sarebbe piu' *cio' che si
manifesta*, ma *cio' che si custodisce*, viene smontato da Giovanni
Semerano secondo il quale il latino *veritas* e il tedesco *Wahrheit*
derivano dal Paccadico *barum* che significa *vedere* e quindi lo
stesso di *latum* che significa *coprire*, *nascondere*, donde
*aletheia* come *non-nascondimento*. La verita' non e' mai stata
custodita, ma e' sempre stata in vista. Naturalmente bisogna avere
occhi per vederla.
Qui gli esempi potrebbero continuare, ma noi ci fermiamo per rivolgere
ad Heidegger e a tanti filosofi e filologi quello che Heidegger stesso
chiedeva ai suoi predecessori: *Ma in che lingua traduce
l'Occidente?*. Giovanni Semerano fa la sua proposta, perche'
cancellarla dalla storia della cultura? Perche' farla tacere? Quali
apparati culturali smuove? Ma soprattutto quali autorita' e quali
poteri consolidati da quegli apparati fa vacillare?
Dobbiamo cercare qui la ragione della grande disattenzione e del lungo
silenzio che hanno circondato finora le ricerche del novantenne
Giovanni Semerano?
Umberto Galimberti
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Scusate per le inesattezze,
un saluto,
Analog Kid
[...]
> Ecco il pezzo mancante:
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> Nonostante cio' dovetti sudare sette camicie per far pubblicare
> l'ultimo libro di Giovanni Semerano, quasi la sua tesi dovesse per
> sempre tacere per non sconvolgere consolidati apparati culturali.
> E in effetti i1 libro di Giovanni Semerano,* L'infinito: un equivoco
> millenario* dimostra che la parola di Anassimandro: *apeiron* che e'
> poi la prima parola della filosofia greca, e che come tutti sanno e'
> nata in Asia Minore, non vuol dire *infinito* o *indeterminato* come
> vogliono Platone e Aristotele e, dopo di loro l'intera storia della
> filosofia, ma semplicemente *terra*, *polvere*, *fango*, dall'accadico
> *eperu*, vicino al semitico *apar*, da cui l'ebraico *aphar*.
buuu.....tremate..'acche(HD = acca domus), tremate....buuu... :-))
porca vacca...
"peiron" deriva dalla copula(IONICA!!) *P et R* ovvero Egli / Elli...
PieteR / Pietro il PateR noster....il suo simbolo(*qp*.. vedi colonna
ionica..omphalos) discende dalla sequenza I in O > DD > Phi > Q...
etc....etc
a- peiron significa "senza origine", senza padre...ovvero "indefinito"
ovvero *innominato*...*senza nome*.... *Senza Tetto*...illimitato...
senza *perno*.
piermario