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Giovanni Semerano

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Lupo de Lupis (il lupo tanto buonino)

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Apr 26, 2002, 6:56:07 PM4/26/02
to
Scavando nell'etimologia del greco, del latino e del sanscrito Giovanni
Semerano ha rintracciato, in quarant'anni di studi, la madre di tutte le
lingue: l'accadico-sumero. Questo volume mette in discussione le teorie
legate all'indo-europeo come origine delle lingue mediterranee ed europee.
In modo suggestivo ci viene data la possibilità di comprendere il senso
nascosto delle nostre parole, mandando in frantumi molti pregiudizi e
incomprensioni.
Un esempio: "L'uomo nasce dall'infinito e torna all'infinito", così è sempre
stata tradotta una delle riflessioni più famose del filosofo Anassimandro.
Semerano invece traduce àpeiron con il semitico apar e con l'accadico eperu:
parole che, in Mesopotamia, e più tardi nell'ebraico ("aphar"), stavano a
significare "polvere", "fango". Ovvero: "L'uomo è polvere e polvere
tornerà"...

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Il LIBRO :
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Giovanni Semerano

L' infinito: un equivoco millenario
Le antiche civiltà del Vicino Oriente e le origini del pensiero greco
Bruno Mondadori
pp. 298
? 18,08 Lire 35.000

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Alcuni giudizi:
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"I libri di Semerano sono una festa dell'intelligenza" (Emanuele Severino)

"Alle straordinarie ricerche di questo solitario devo moltissime indicazioni
per tutta la dimensione etimologica del mio libro Arcipelago" (Massimo
Cacciari)

"Il professore Aldo Neppi Mòdona, un'autorità nel campo dell'etruscologia,
sostiene che la pubblicazione degli scritti di Semerano offrirà una nuova
visione alla storia del linguaggio: 'Ne sono convinto' " (The Guardian)

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Un articolo di Umberto Galimeberti :
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Le peripezie di un libro "scomodo"
di Umberto Galimberti

Ho fatto il giro delle sette chiese nel tentativo di far pubblicare un libro
di un autore, non «sconosciuto», ma «misconosciuto», di cui Emanuele
Severino dice che «i suoi libri sono una festa dell'intelligenza», mentre
Massimo Cacciari riconosce che «alle straordinarie ricerche di questo
solitario devo moltissime indicazioni per tutta la dimensione etimologica
del mio libro Arcipelago». Gli editori Feltrinelli e Cortina mi hanno detto
che il libro non rientrava nelle loro linee editoriali. E in un certo senso
è vero. Ma che c'entra se si tratta di un libro che scava fino alle origini
della nostra cultura e smantella la tesi secondo cui l'indoeuropeo è
all'origine delle nostre lingue? Una tesi che poggia sostanzialmente sulla
pigrizia dei ricercatori e sulle posizioni di potere raggiunte e poi
solidificate da questa pigrizia. Mi rivolgo allora all'editore Einaudi, ma
qui Salvatore Settis che non approva una sola riga del nostro autore ne
sconsiglia la pubblicazione.
Solo Francesco Cataluccio, direttore editoriale della Bruno Mondadori, tenta
l'impresa, e in questi giorni in cui il libro è uscito mi scrive una lettera
dicendosi orgoglioso d'averlo pubblicato. Tutto questo per dire che anche la
cultura, che sembra la più innocua tra le vicende umane, fa fatica a imporsi
in questo tempo dove ciò che conta, per ragioni di mercato, è il basso gusto
a cui sono sensibili i palati delle folle. E questo vale tanto per le case
editrici quanto per le pagine dei giornali, entrambe più attente alle
curiosità elementari e un po' sudaticce della gente che alla promozione
delle idee.

L'autore di cui parlo è Giovanni Semerano che a novant'anni ha scritto:
L'infinito: un equivoco millenario. Le antiche civiltà del Vicino Oriente e
le origini del pensiero greco. (Bruno Mondadori, pagg. 298, lire 35.000).
Allievo di Giorgio Pasquali e del semiologo Giuseppe Forlani, di Giacomo
Devoto e Bruno Migliorini, Giovanni Semerano incomincia la sua carriera a
Firenze come professore di latino e greco al liceo, ma la sua vera passione
è l'etimologia delle parole, la cui ricerca viene delusa troppe volte
quando, consultando i dizionari etimologici che sposano la tesi dell'origine
indoeuropea delle nostre lingue, si trova di fronte alle espressioni:
etimologia «sconosciuta», «inconnue», «ignorée», «unbekannt», «unknown». Gli
viene allora il sospetto che, assumendo come quadro di riferimento la lingua
accadica parlata nel terzo millennio a.C. in Anatolia, Siria, Mesopotamia
dai mercanti e dai sovrani nei loro epistolari con i faraoni egiziani,
quelle etimologie «sconosciute» cedono il loro segreto e in particolar modo
le etimologie delle parole inglesi e tedesche che hanno sempre messo a dura
prova il quadro di riferimento indoeuropeo.

Per inseguire questa sua ipotesi Giovanni Semerano abbandona la cattedra di
liceo e si trasferisce come direttore prima alla Biblioteca Laurenziana di
Firenze e poi alla Biblioteca Nazionale dove rimane per trent'anni a
costruire il suo capolavoro che ha per titolo Le origini della cultura
europea, in quattro volumi pubblicati da Leo Olschki. I primi due (1984) con
l'etimologia dei nomi di città e di persona, gli altri due (1994) articolati
in un dizionario etimologico rispettivamente della lingua latina e della
lingua greca, con il loro prosieguo nelle lingue moderne: inglese, tedesco,
francese, italiano, spagnolo, portoghese. A Leo Olschki Giovanni Semerano
giunse grazie a un incontro che risale agli anni Settanta con Neppi Modona,
ordinario di etruscologia all'Università di Firenze, che aveva appena
pubblicato un libro su «Cortona etrusca». A Neppi Modona, Giovanni Semerano
raccontò, con il suo stile schivo e la sua voce sommessa, che, su basi
accadiche, «Cortona» voleva dire «terra», con riferimento all'etrusco
«kurtun», all'ebraico «keret», all'egizio «qart», alla città cretese
«Gortina», all'italiano «Crotone», al latino «Cartago» con quel finale «ago»
che significa «acqua» come si conveniva a Cartagine che era un porto sul
Mediterraneo. A proposito degli etruschi, dobbiamo sapere che l'allora
massima autorità in materia, il prof. Massimo Pallottino, sosteneva
l'indecifrabilità di quella scrittura in quanto quella cultura aveva in
Toscana la sua origine senza altre derivazioni, nonostante Erodoto avesse
scritto nelle sue Storie che gli etruschi provenivano dalla Lidia in
Anatolia. Giovanni Semerano, partendo dall'accadico, decifrò quella
scrittura, ma la sua scoperta, per l'autorità di Massimo Pallottino, non
ebbe alcun seguito e la scrittura etrusca rimase inutilmente avvolta nel suo
enigma.

Nel 1985, in occasione della celebrazione degli etruschi si tenne un
convegno internazionale a Firenze dove a Giovanni Semerano fu concesso un
intervento di soli tre minuti dove non era possibile dimostrare nulla. Verso
la fine degli anni Settanta Giovanni Spadolini, conosciuto Semerano, gli
commissionò una ricerca sull'etimologia della parola «Italia» che allora
veniva resa come «terra dei vitelli» da «vitulus» (vitello). Semerano
segnalò che la «i» di «vitulus» era breve, mentre la «i» di «Italia» era
lunga e perciò era presumibile che la parola venisse dall'accadico «Atalu»
che significa «terra del tramonto», a cui corrispondeva la parola etrusca
«Hinthial» che vuol dire «ombra». Fu allora che l'inviato in Italia del
giornale inglese The Guardian si incuriosì del personaggio e, grazie ai
buoni uffici di Neppi Modona, lo raggiunse a Firenze e lo intervistò uscendo
poi con un titolo a tutta pagina «An italian professor finds accadian roots
under the linguistic tree». (Un professore italiano scopre le radici
accadiche sotto l'albero delle lingue).

La notizia sconvolse il mondo culturale anglosassone e lasciò indifferente
quello italiano, ad eccezione di Indro Montanelli che qualche anno dopo si
incuriosì della cosa e invitò Giovanni Semerano a scrivere alcuni articoli
sull'argomento sul suo giornale. Questo piccolo riconoscimento infastidì
Salvatore Settis che il 23 febbraio dell'85 screditò su Tuttolibri de La
Stampa Giovanni Semerano colpevole a suo dire di considerarsi il Galileo che
pretendeva una rivoluzione copernicana a proposito dell'origine delle
lingue. Ma proprio in quegli anni Vittorio Mathieu, capo della spedizione
italiana in Siria, rinveniva una statuetta acefala che riproduceva il figlio
di Ibbit Lim re di Ebla, e subito dopo ventimila tavolette della Biblioteca
di Ebla che l'assiriologo Giovanni Pettinato prese a tradurre e a divulgare
la scoperta nei suoi bei libri che confortavano l'ipotesi di Giovanni
Semerano. Fu allora, che in occasione di una mia conferenza a Firenze,
incontrai un mercante fiorentino di stoffe, Romano Romoli, che da trent'anni
seguiva e sosteneva le ricerche di Giovanni Semerano.

Laureato in storia economica, autore di libri e spesso invitato dalle varie
università europee e americane a tenere conferenze sulla storia del tessuto
a Firenze, grazie anche alla sua conoscenza di cinque lingue, alla mia
domanda come facesse a tenere insieme le due attività, il mercante di stoffa
mi disse che il suo amico Giovanni Semerano gli aveva spiegato che in
accadico la parola «texus» vuol dire ad un tempo «tessuto» e «libro, testo».
Conosciuto così, traverso Romano Romoli, Giovanni Semerano, gli recensì i
suoi dizionari etimologici pubblicati nel 1994 da Olschki sulle pagine
culturali de Il Sole24 ore. Nello stesso anno si accorsero di lui e si
interessarono alle sue ricerche Emanuele Severino e Massimo Cacciari di cui
si diceva all'inizio. Il resto è storia recente. Nel 1999, in occasione del
congresso internazionale tenutosi a Milano su «Le radici prime dell'Europa»
L'Espresso fece un ampio servizio sulla relazione di Giovanni Semerano, e
nell'aprile del 2000 Sergio Frau su Repubblica gli dedicò due intere pagine
della cultura con un bellissimo articolo: «Così la terra incominciò a
parlare». Oggi so che Gabriella Caramore, nella sua fortunata trasmissione
settimanale su Radio 3 dedicherà al nostro illustre filologo tre puntate.
(...)

(da "la Repubblica", del 14 giugno 2001)

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recensione allo SWIF
http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/semerano.htm
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Cosimo

unread,
Apr 26, 2002, 7:11:23 PM4/26/02
to
Follow up di "Cosimo" a "Lupo de Lupis (il lupo tanto buonino)"
<sons...@io.it> che aveva scritto:


> Un esempio: "L'uomo nasce dall'infinito e torna all'infinito", così è
> sempre stata tradotta una delle riflessioni più famose del filosofo
> Anassimandro. Semerano invece traduce àpeiron con il semitico apar e
> con l'accadico eperu: parole che, in Mesopotamia, e più tardi
> nell'ebraico ("aphar"), stavano a significare "polvere", "fango".
> Ovvero: "L'uomo è polvere e polvere tornerà"...

> [...]


Assumerebbero, allora, un rilievo che Severino connoterebbe
senza dubbio come nihilistico.
C'è comunque il problema di fondo del linguaggio che da Talete
in poi ha sì aperto una dimensione inaudita, entro la quale ancora
siamo, e che tuttavia lo ha fatto non reinventandosi radicalmente,
da cima a fondo; ma utilizzando le medesime strutture del Mytos, e
delle più arcaiche poiesis.
Cosa potevano dire i linguaggi più arcaici, qualcosa che potremmo forse
misurare utilizzando il metro del nostro attuale logos?


Grazie comunque, salvo il tutto. Si impara sempre qualcosa.
Ciao lupacchiotto.
Cosimo.


Cosimo

unread,
Apr 26, 2002, 7:32:32 PM4/26/02
to
Follow up di "Cosimo" a "Lupo de Lupis (il lupo tanto buonino)"
<sons...@io.it> che aveva scritto:

> Scavando nell'etimologia del greco, del latino e del sanscrito
> Giovanni Semerano ha rintracciato, in quarant'anni di studi, la madre
> di tutte le lingue: l'accadico-sumero.


Un film di Fassbinder s'intitolava "Attenzione alla puttana santa".
Aveva ragione:


"[...]
E che, talvolta, sia lě a rappresentare il sole trova una sua
giustificazione etimologica: viso in accadico si dice "appu"; e "allu",
"ellum" significano lucente, luminoso, sacro. E via, poi, con cento
altri: con Athena imparentata con l'accadico hatinu proteggere; con
Circe che č riuscita a nascondere finora le corrispondenze sumero-
accadiche del suo nome (tipo girga, kirku, karkittu, Kar-Kid ) che, poi,
sempre puttana voglion dire [...]"

^___^

Una domanda mi sorge spontanea: ma gli appuli non saranno
un po' tutti figli di...

'notte.
Cosimo.


Sinuhe l'egiziano

unread,
Apr 27, 2002, 1:34:42 AM4/27/02
to
"Cosimo" <cosimosus...@libero.it> wrote in message
news:ckly8.97430$SR5.2...@twister1.libero.it...

> Una domanda mi sorge spontanea: ma gli appuli non saranno
> un po' tutti figli di...
>
> 'notte.
> Cosimo.

Mi viene in mente l'etimologia immaginaria di Minerva citata da Botero
(ma risalente a qualche buontempone più antico, come Isidoro di Siviglia
o simili): "minuit nerva", perchè chi studia si affatica i nervi,
soprattutto con tutte le puttanate che legge... ^_____^

Saluti carissimi ad ambedue

Sinuhe


Sinuhe l'egiziano

unread,
Apr 27, 2002, 1:43:55 AM4/27/02
to
"Lupo de Lupis (il lupo tanto buonino)" <sons...@io.it> wrote in
message news:QOky8.17276$W9.4...@twister2.libero.it...

Se ne è parlato tempo fa su ICC. Personalmente non mi convince molto,
anche se naturalmente è ingiusto e tristemente dimostrativo della
povertà dell'editoria che nuove ipotesi, basate su riflessioni
competenti e documentate, non trovino spazio.

Salutoni

Sinuhe


Marco

unread,
Apr 27, 2002, 2:13:58 PM4/27/02
to
On Sat, 27 Apr 2002 00:56:07 +0200, "Lupo de Lupis \(il lupo tanto
buonino\)" <sons...@io.it> wrote:

>Scavando nell'etimologia del greco, del latino e del sanscrito Giovanni
>Semerano ha rintracciato, in quarant'anni di studi, la madre di tutte le
>lingue: l'accadico-sumero. Questo volume mette in discussione le teorie
>legate all'indo-europeo come origine delle lingue mediterranee ed europee.
>In modo suggestivo ci viene data la possibilità di comprendere il senso
>nascosto delle nostre parole, mandando in frantumi molti pregiudizi e
>incomprensioni.
>Un esempio: "L'uomo nasce dall'infinito e torna all'infinito", così è sempre
>stata tradotta una delle riflessioni più famose del filosofo Anassimandro.
>Semerano invece traduce àpeiron con il semitico apar e con l'accadico eperu:
>parole che, in Mesopotamia, e più tardi nell'ebraico ("aphar"), stavano a
>significare "polvere", "fango". Ovvero: "L'uomo è polvere e polvere
>tornerà"...

In verità Anassimandro non dice questo a proposito dell'uomo, ma a
proposita di ta onta - degli enti, per i quali <<ciò da cui essi
provengono è il medesimo dentro il quale si compie secondo necessità
il loro perire>>. Questo *ciò* è appunto to apeiron.
L'ipotesi di Semerano non mette in discussione nulla ma proprio nulla
della filosofia. Essa infatti presuppone *che* la filosofia
occidentale abbia reso apeiron come in-definito. E questo è tutto.
A-peiron come in-definito appartiene alla lingua dell'Occidente e solo
ad essa. Anzi, l'ipotesi di Semerano rafforza la specificità
dell'Occidente rispetto alle culture di provenienza dei segni. Non ne
esce affatto il "brodo di culture" che qualcuno sogna e qualcun altro
paventa.
Magari quelli che lo sognano questo "brodo culturale" hanno spinto per
la pubblicazione del libro (multi-culturalizzare le prime parole
della filosofia sarebbe un bel colpo, avranno pensato). Quelli che lo
paventano l'hanno osteggiata. Questione di interpretazione e cioè di
potenza. L'Occidente non ha proprio nulla da temere dall'ipotesi di
Semerano, che è totalmente figlia sua. Al più è interessante notare
come le interpretazioni tendano all'indebolimento delle distanze tra
le culture. Ma tutto questo processo presuppone il massimamente
distante da ogni altra cultura - l'Occidente: è al suo interno che le
interpretazioni sono formulate.

Un saluto,
Marco

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